Congo Attualità n. 515

INDICE

1. I NEGOZIATI TRA IL GOVERNO CONGOLESE E L’AFC/M23 A DOHA (QATAR)
Si è ancora nella fase preliminare delle modalità di attuazione delle disposizioni di rafforzamento della fiducia reciproca
2. L’ACCORDO DI PACE TRA LA RDC E IL RUANDA FIRMATO A WASHINGTON
Due mesi dopo la sua firma, il basso livello di attuazione delle sue disposizioni rischia di comprometterne l’esito sperato: la pace nell’est della RDC

1. I NEGOZIATI TRA IL GOVERNO CONGOLESE E L’AFC/M23 A DOHA (QATAR)

Si è ancora nella fase preliminare delle modalità di attuazione delle disposizioni di rafforzamento della fiducia reciproca.

I delegati del governo congolese e dell’Alleanza Fiume Congo / Movimento del 23 Marzo (AFC/M23 sono a Doha dal 20 agosto, per proseguire il processo di pace. Ma i progressi fatti sono ancora molto pochi e limitati. Ciascuna delle due parti rimane sulle proprie posizioni, creando una situazione di stallo, soprattutto per quanto riguarda le cosiddette misure di rafforzamento della fiducia reciproca, tra cui la delicata questione della liberazione dei prigionieri.
Il primo problema è di natura tecnica. Da parte sua, l’AFC/M23 parla di almeno 700 persone (membri del movimento, combattenti e simpatizzanti) arrestate da Kinshasa e detenute in carcere. È quindi necessario comporre, verificare e certificare le liste, in modo tale che ottengano il consenso e l’approvazione di entrambe le parti. Per facilitare questo lavoro, le due parti hanno concordato di ricorrere al Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) come intermediario neutrale.
Un altro problema in discussione è quello del rilascio dei prigionieri della parte governativa che sono nelle mani dell’AFC/M23,tra cui un buon numero di militari. Quelli che erano stati accolti presso la sede centrale della MONUSCO sono stati evacuati da Goma verso Kinshasa in aprile con la collaborazione del CICR. Ma secondo fonti governative, in gennaio e febbraio, l’AFC/M23 aveva reclutato circa 1.500 militari dell’esercito nazionale e li aveva inviati al campo militare di Rumangabo, vicino a Goma, per una sessione di”aggiornamento” e aveva catturato più di 300 membri della Guardia Repubblicana. Si tratta di due esempi su cui le due parti devono raggiungere un accordo, per poi potere iniziare i negoziati veri e propri.[1]

Dopo aver preso il controllo sulle città di Goma e Bukavu e mentre i negoziati di Doha e Washington sono in situazione di stallo, l’AFC/M23 sta erigendo le proprie istituzioni sia nel Nord che nel Sud Kivu. Si tratta di un problema importante analizzato da Josaphat Musamba, ricercatore presso il GEC-SH/CERUKi ISP di Bukavu, in un’intervista rilasciata ad Afrikarabia e in cui egli sottolinea anche la mancanza di inclusività che caratterizza le attuali iniziative di pace, con  particolare riferimento all’esclusione degli altri gruppi armati.
Afrikarabia: Le discussioni a Doha tra il governo congolese e i ribelli dell’AFC/M23 sono in situazione di stallo nonostante la firma, il 19 luglio, di una dichiarazione di principi. Le rivendicazioni delle due parti sembrano inconciliabili: Kinshasa chiede il ritorno dell’autorità dello Stato sui territori controllati dai ribelli e l’AFC/M23 chiede una gestione congiunta della sicurezza e dell’amministrazione del Nord e del Sud Kivu. Riusciranno a trovare un terreno comune?
Josaphat Musamba: A proposito della restaurazione dell’autorità dello Stato, ci sono effettivamente molte divergenze. L’M23 continua a consolidare il suo controllo sul territorio attraverso la creazione di una sua propria amministrazione  e si rifiuta di aderire ad un processo di disarmo e reinserimento (DDR) benché, sul tavolo delle trattative, ci sia anche la possibilità che alcuni suoi membri possano essere integrati, caso per caso, nell’esercito nazionale. Per il governo congolese, restaurare l’autorità dello Stato significa ristabilire le amministrazioni di Kinshasa nelle zone controllate dall’M23. Ma dopo la caduta di Goma e Bukavu, l’M23 ha nominato i propri agenti all’interno della burocrazia locale e provinciale, e ne ha approfittato per riorganizzare le istituzioni amministrative delle due province. Per il momento, non è assolutamente chiaro in che momento Kinshasa e l’M23 potrebbero raggiungere un accordo.
Afrikarabia: Con il passare del tempo, l’M23 non è andato oltre ciò che pensava quando aveva ripreso le armi all’inizio del 2022, prendendo il controllo di territori così vasti? Non sarà difficile per lui far marcia indietro?
Josaphat Musamba: L’M23 sta istituendo amministrazioni provinciali e locali proprie, tra cui le corti di giustizia e i tribunali. Nominando l’M23 i propri agenti a capo delle amministrazioni locali, sarà molto difficile sostituirli se Kinshasa riprenderà il controllo sui territori occupati dall’M23. Gli agenti statali messi da parte dall’M23 hanno i loro numeri di matricola e si dovrà trovare un certo compromesso che tenga conto sia di loro che dei nuovi funzionari reclutati dall’M23, ciò che sarà fonte di futuri conflitti. Un’altra causa di preoccupazione è il futuro dei combattenti dell’M23. Ci sarà un’amnistia? Saranno integrati nell’esercito? Che farà Kinshasa con le figure di spicco della ribellione, come Sultani Makenga, il capo militare dell’M23? Offrirà loro degli incarichi amministrativi a Kinshasa? Sono molte le domande senza risposta.
Afrikarabia: Nella prospettiva di un ritorno della pace nell’Est della RDC, c’è anche l’accordo firmato tra la RDC e il Ruanda a Washington il 27 giugno. La sua attuazione sembra molto difficile e anche qui si parla di lentezze e ritardi.
Josaphat Musamba: In effetti, affinché Kigali ritiri le sue truppe dal territorio congolese, il suo appoggio all’M23, i suoi sistemi di disturbo dello spazio aereo nelle zone di confine e il dispiegamento del sistema SHORAD nelle zone di conflitto (come dimostrato dai rapporti degli esperti delle Nazioni Unite del 2024 e del 2025), ciò che il Ruanda definisce le sue “misure difensive”, la RDC deve dapprima iniziare le sue operazioni militari per la neutralizzazione delle FDLR. Si discute se le operazioni di neutralizzazione delle FDLR debba essere simultaneo al ritiro, da parte del Ruanda, delle sue  truppe dal territorio congolese e delle sue misure difensive poste in atto o se tale ritiro avverrà solo dopo la neutralizzazione delle FDLR. Ognuno ha la propria interpretazione, il che crea una certa confusione sull’attuazione dell’accordo di Washington.
Afrikarabia: Come può essere condotta questa operazione di neutralizzazione delle FDLR?
Josaphat Musamba: L’AFC/M23 non controlla ancora completamente i territori occupati, sia nel Nord che nel Sud Kivu. Nelle città, l’M23 non riesce a  far fronte ai molti problemi di insicurezza e di banditismo urbano. Nelle altre zone da esso controllate, ci sono ancora scontri quotidiani tra l’M23 e altri gruppi armati, tra cui le FDLR. Sarà molto difficile che Kinshasa riesca, almeno per il momento, a sconfiggere tutti questi gruppi armati, FDLR comprese. Infatti, come può l’esercito congolese iniziare le sue operazioni contro le FDLR quando, soprattutto nel Nord Kivu, esse sono installate in zone controllate principalmente dall’M23 e dove l’esercito nazionale non può mettere piede? Questo dato rivela che Kinshasa non ha né la possibilità, né la capacità di neutralizzare completamente e definitivamente le FDLR, il che permetterà al Ruanda di continuare ad affermare che le FDLR sono ancora presenti nell’Est della RDC e di mantenere le sue truppe e “misure difensive” sul territorio congolese.
Afrikarabia: C’è un elemento completamente assente dai processi di pace in corso: la situazione dei Wazalendo (patrioti della resistenza), la galassia dei gruppi armati che Kinshasa usa come ausiliari contro l’AFC/M23, fornendo loro armi e munizioni.
Josaphat Musamba: C’è un vero problema su questa questione. Credo che l’M23 non abbia affatto voluto che i Wazalendo fossero integrati nel processo di pace di Doha e che abbia imposto a Kinshasa la loro esclusione da Doha. La loro presenza avrebbe cambiato la natura dei negoziati, ciò che la ribellione voleva evitare. Per il governo congolese l’approccio è diverso, poiché la maggior parte dei Wazalendo è stata integrata nella forza della “Riserva Armata della Difesa” (RAD). Per Kinshasa, non sono più dei gruppi armati da debellare, ma una “riserva militare” per dare una mano all’esercito congolese. Ma ciò solleva molti interrogativi, in particolare per quanto riguarda il livello di autonomia di questi gruppi wazalendo, che manifestano una certa indipendenza nei confronti di Kinshasa. Questi gruppi sono stati esclusi dal processo di Doha, anche se alcuni di essi, tra cui i capi politici dei movimenti Volontari per la Difesa della Patria (VDP)/Wazalendo del Nord Kivu, avevano scritto al presidente Félix Tshisekedi per chiedere di essere integrati nei negoziati, sottolineando che essi si trovavano in prima linea nella lotta contro l’M23 e che ne stavano pagando un prezzo molto alto. I Wazalendo non sono stati esclusi solo da Doha, ma anche dal dialogo nazionale proposto dalle confessioni religiose. Padre Nshole (CENCO) ed Eric Senga (ECC) si sono incontrati con l’AFC/M23 a Goma, ma non con gli altri gruppi armati,. Nemmeno hanno consultato i capi tradizionali locali. Non si tratta quindi di un processo di pace inclusivo. I Wazalendo sono in prima linea. Se li si esclude dai negoziati di Doha e dal dialogo nazionale proposto dalla CENCO e dall’ECC, cosa ci si può aspettare che facciano domani? I Wazalendo sono una componente importante da integrare nel processo di Doha e nel futuro dialogo nazionale intercongolese.
Afrikarabia: Il Qatar è mediatore del processo di pace in corso a Doha. Può comprendere appieno la complessità di questo conflitto trentennale?
Josaphat Musamba: Per ridurre la complessità di questo conflitto e trovare una via d’uscita dalla crisi, si devono coinvolgere tutte le parti implicate, soprattutto quelle locali. Doha può risolvere la situazione a breve termine, ma domani i problemi ricominceranno. Per raggiungere questo obiettivo, è necessario aprire lo spazio negoziale agli attori locali senza restrizioni. Sono proprio questi gruppi armati locali che possono, sul campo, bloccare o far fallire queste iniziative di pace. Anch’essi hanno le loro rivendicazioni che devono essere ascoltate.[2]

2. L’ACCORDO DI PACE TRA LA RDC E IL RUANDA FIRMATO A WASHINGTON

Due mesi dopo la sua firma, il basso livello di attuazione delle sue disposizioni rischia di comprometterne l’esito sperato: la pace nell’est della RDC

L’accordo di pace tra la RDC e il Ruanda, firmato a Washington il 27 giugno con la mediazione degli Stati Uniti, comprende due componenti principali: la sicurezza e l’economia. Prevede in particolare il rispetto dell’integrità territoriale di entrambi i Paesi, la cessazione delle ostilità tra i rispettivi eserciti e l’impegno reciproco a non sostenere più gruppi armati come le FDLR o l’M23/AFC. Include inoltre l’istituzione di un meccanismo congiunto di coordinamento della sicurezza basato sul concetto di operazioni adottato a Luanda in ottobre 2024. Sul fronte economico, l’accordo mira a rafforzare la cooperazione bilaterale attorno a progetti comuni, in particolare nei settori dell’energia idroelettrica, della gestione dei parchi nazionali e della tracciabilità mineraria. Si basa sulle organizzazioni regionali già esistenti – CIRGL, COMESA ed EAC – per promuovere l’integrazione economica e contrastare il contrabbando e il commercio minerario illegale. Gli Stati Uniti avranno un ruolo più incisivo come investitori in settori strategici. Due mesi dopo la firma dell’accordo, l’Africa Peace Agreements Barometer ha pubblicato un rapporto di valutazione che rivela un livello complessivamente basso di attuazione delle disposizioni contenute nell’accordo. Se alcuni provvedimenti hanno registrato qualche moderato progresso, la maggior parte degli impegni più importanti sono finora rimasti lettera morta.
Sulle 30 disposizioni previste nell’Accordo di Pace di Washington, solo 14 (il 46,6%) hanno conosciuto un inizio di implementazione (a livello iniziale, minimo o intermedio).
Se si prende in considerazione l’insieme delle 30 disposizioni, il loro punteggio di attuazione cumulativa raggiunge 57,5 ​​punti su 300 (punteggio massimo se tutte le 30 disposizioni fossero state completamente attuate), con un tasso di attuazione complessiva del 19,16%.
Se si prendono in considerazione solo le 14 disposizioni parzialmente attuate, il loro punteggio di attuazione cumulativa corrisponde a 57,5 ​​punti su 140, ciò che rapprsenta un tasso di attuazione del 41%. Nonostante le persistenti tensioni tra la RDC e il Ruanda, l’Africa Peace Agreements Barometer evidenzia alcuni notevoli progressi, soprattutto sul piano istituzionale e della cooperazione:
– Una diminuzione della retorica belligerante tra le autorità dei due Stati, nonostante le ricorrenti reciproche accuse pubbliche di appoggio ai gruppi armati;
– Un impegno formale per la cessazione delle ostilità, come dimostrato dalla pubblicazione, il 17 agosto 2025, da parte del governo congolese e dell’AFC-M23, di due comunicati separati, in cui le due parti riaffermano il loro impegno a promuovere la pace. Tutto ciò, nonostante la temporanea ripresa dei combattimenti tra l’AFC-M23 appoggiato dal Ruanda e i Wazalendo, appoggiati dall’esercito congolese.
– L’istituzione del Meccanismo Congiunto di Coordinamento per la Sicurezza (JSCM) tra la RDC e il Ruanda. La sua riunione inaugurale si è tenuta il 7 e l’8 agosto 2025. In essa è stato approvato il mandato di orientarne il lavoro futuro e di rafforzare la trasparenza delle sue operazioni;
– L’istituzione del Comitato Congiunto di Supervisione, di cui sono membri la RDC, il Ruanda, l’Unione Africana, il Qatar e gli Stati Uniti. La sua prima riunione si è tenuta il 31 luglio 2025, Si tratta di un meccanismo di monitoraggio e supporto.
– La firma, da parte della RDC e del Ruanda, della Dichiarazione di Principi relativi all’integrazione economica regionale. Ciò apre la strada alla cooperazione bilaterale nei settori della gestione dei parchi nazionali, dell’estrazione durevole delle risorse del Lago Kivu, dell’energia idroelettrica, dell’attività mineraria e della riduzione dei rischi inerenti alle filiere di approvvigionamento minerario.[3]

Secondo il rapporto dell’Africa Peace Agreements Barometer, le disposizioni più delicate e urgenti previste dall’Accordo di Washington, tra cui la localizzazione, identificazione e neutralizzazione delle FDLR e il ritiro delle truppe ruandesi dal territorio congolese / revoca delle misure difensive del Ruanda non hanno ancora registrato alcun inizio di attuazione.
Secondo il rapporto, i ritardi osservati nell’esecuzione delle suddette disposizioni possono essere spiegati, in parte, dai seguenti fattori:
– Il Meccanismo Congiunto di Coordinazione della Sicurezza, responsabile della guida e della supervisione dell’attuazione dei piani armonizzati relativi alla neutralizzazione delle FDLR e al ritiro delle truppe / revoca delle misure difensive ruandesi dal territorio congolese, ha tenuto la sua prima riunione il 7 e l’8 agosto 2025, ma  non ha affrontato queste due questioni chiave. Esse potrebbero essere incluse nell’ordine del giorno della prossima riunione prevista per inizio del mese di settembre. Questo rinvio solleva il dubbio sulla pertinenza di una scadenza mensile delle riunioni del Meccanismo stesso. Data l’urgenza e la complessità delle questioni, una scadenza più frequente delle riunioni sembrerebbe essere più appropriata, per accelerarne l’esame e il processo decisionale.
– Divergenza di interpretazione delle due disposizioni: il Ruanda ritiene che il ritiro delle sue truppe debba avvenire solo dopo l’effettiva neutralizzazione delle FDLR da parte della RDC. Tuttavia, la RDC ritiene che queste due operazioni debbano essere eseguite simultaneamente, in conformità con lo spirito dell’Accordo. Questa divergenza di interpretazione costituisce un ostacolo per una rapida attuazione delle due disposizioni in questione,
– Cambiamento del contesto della situazione di insicurezza sul campo: i precedenti piani di neutralizzazione delle FDLR non sembrano più consoni con l’attuale realtà sul campo. Tra l’adozione del CONOPS (in ottobre 2024) e la firma dell’Accordo di pace di Washington (in giugno 2025), la situazione di insicurezza è notevolmente cambiata. Diverse zone scelte nel passato per le operazioni di neutralizzazione delle FDLR sono ora passate sotto il controllo dell’AFC-M23, appoggiato dal Ruanda. Questa nuova configurazione del controllo territoriale può limitare in modo significativo la capacità del governo congolese di condurre le operazioni che gli sono state affidate dall’Accordo stesso.
Inoltre, secondo il rapporto di valutazione, alcuni percepiscono erroneamente il processo di pace di Doha (tra il governo congolese e l’AFC-M23) come separato dal processo di pace di Washington (tra la RDC e il Ruanda). In realtà, il processo di pace di Doha è una continuazione del processo di pace di Washington. Pertanto, qualsiasi blocco o ritardo nei negoziati di Doha che, secondo le prime previsioni, avrebbe dovuto concludersi con un accordo di pace definitivo il 17 agosto 2025, potrebbe avere un impatto negativo diretto sull’attuazione di alcune disposizioni dell’Accordo di Washington, come la neutralizzazione delle FDLR e il ritiro delle truppe ruandesi dal territorio congolese.[4]

Il 2 settembre, KoBold Metal, una società americana finanziata da importanti investitori come Jeff Bezos e Bill Gates, ha ottenuto dei permessi di esplorazione del suolo congolese. Un totale di sette permessi di esplorazione sono stati assegnati a KoBold Exploration DRC SA, una filiale creata dalla società americana per le sue attività nella RDC. Le pratiche erano state inoltrate verso la fine di luglio e sono state ufficialmente convalidate a fine agosto. Con questi sette permessi, KoBold svolgerà le sue ricerche, sia in superficie che in profondità, per verificare la presenza di indizi di giacimenti minerari. Le aree in questione si trovano nel territorio di Malemba-Nkulu, nella provincia di Haut-Lomami, e nel territorio di Manono, nella provincia di Tanganica, cioè nel cuore delle ricche regioni minerarie del Katanga. Sono almeno dieci le sostanze minerarie prese di mira. Tra queste, diverse sono già presenti nella lista americana dei cosiddetti minerali critici: il berillio, essenziale per l’industria aerospaziale; il niobio, utilizzato nel settore della difesa, e il litio, essenziale per le batterie elettriche. Altri minerali oggetto di ricerca sono il coltan e le terre rare. I sette permessi, validi per un periodo di cinque anni, dovrebbero permettere di determinare l’esistenza di giacimenti economicamente vantaggiosi e di valutarne il potenziale tecnico e commerciale. KoBold ha confermato il suo interesse per il sito minerario di Manono, considerato come uno dei più grandi giacimenti di litio nel mondo intero. Tuttavia, questo sito rimane al centro di un litigio legale tra Kinshasa e la società australiana AVZ Minerals, esclusa dal progetto dopo che le autorità le hanno rifiutato il permesso di estrazione.
Secondo il Ministro congolese delle Miniere, l’obiettivo è promuovere un’attività mineraria responsabile, innovativa e creatrice di ricchezza, basata su una buona governante e al servizio della Repubblica Democratica del Congo e del suo popolo. Da parte sua, Benjamin Katabuka, Amministratore Delegato di Kobold Metals nella RDC, ha sottolineato l’azienda vuole contribuire direttamente allo sviluppo socioeconomico del Paese, mediante un investimento di diverse decine di milioni di dollari. In termini di benefici socioeconomici, egli ha menzionato un maggior coinvolgimento della mano d’opera congolese, favorendo la sua formazione e una sua retribuzione più equa, oltre alla costruzione di infrastrutture progettate per migliorare il livello di vita delle popolazioni locali. Oltre alle attività di esplorazione, in particolare attraverso l’uso dell’intelligenza artificiale, Kobold Metals si impegna anche a investire nella digitalizzazione dei dati geologici nazionali, in collaborazione con il Servizio Geologico Nazionale e il Catasto Minerario.[5]

[1] Cf RFI.fr, 04.09.’25
[2] Cf Christophe Rigaud – Afrikarabia,com, 31.08.’25   http://afrikarabia.com/wordpress/rdc-il-faut-ouvrir-lespace-des-negociations-aux-acteurs-locaux/
[3] Cf Clément Muamba – Actualité.cd, 29.08.’25
[4] Cf Clément Muamba – Actualité.cd, 29.08.’25
[5] Cf RFI.fr, 04.09.’25; Bienvenu Ipan – Actuaité.cd, 03.09.’25