Congo Attualità n. 478

IL MOVIMENTO DEL 23 MARZO (M23) ANNUNCIA DI RITIRARSI, MA CONSOLIDA LE SUE POSIZIONI CON L’APPOGGIO DEL RUANDA

INDICE

1. UN RAPPORTO DEGLI ESPERTI ONU DENUNCIA L’APPOGGIO DEL RUANDA ALL’M23
2. PER METTERE FINE ALL’APPOGGIO DEL RUANDA ALL’M23: SE NON SONO SUFFICIENTI GLI APPELLI, È NECESSARIO RICORRERE ALLE SANZIONI
3. IL MOVIMENTO DEL 23 MARZO (M23)
a. Cos’é successo a Kishishe?
b. L’M23 continua ad occupare ancora gran parte del territorio di Rutchuru
c. Violazioni dei diritti umani e crimini contro l’umanità
d. L’M23 annuncia il suo ritiro da Kibumba (Nyiragongo), ma non se n’è ancora andato
4. L’UNIONE EUROPEA A DUE VELOCITÀ
a. L’UE stanzia 20 milioni di € a favore del Ruanda per il mantenimento delle sue truppe in Mozambico, senza dapprima chiedergli di ritirare il suo appoggio all’M23
b. L’UE aggiunge 8 persone sulla lista delle sanzioni, senza includervi alcun membro rappresentativo di quegli Stati che appoggiano dei gruppi armati nella RDCongo

1. UN RAPPORTO DEGLI ESPERTI ONU DENUNCIA L’APPOGGIO DEL RUANDA ALL’M23

Il 10 dicembre, nel suo discorso sulla situazione della nazione pronunciato davanti alle due camere del parlamento congolese riunite in congresso, il presidente congolese Félix Tshisekedi ha denunciato le “tendenze espansionistiche del Ruanda”, nuovamente accusato di appoggiare il Movimento del 23 marzo (M23). «Nel 2022 abbiamo assistito alla rinascita delle tendenze espansionistiche del Ruanda sotto la copertura dell’M23», ha egli dichiarato, aggiungendo che «la Repubblica Democratica del Congo (RDC) è vittima di un’aggressione inequivocabile da parte del Ruanda».
Il 16 dicembre, a Washington (Stati Uniti), in occasione del vertice Stati Uniti – Africa, il presidente ruandese Paul Kagame ha dichiarato che il conflitto nell’est della RDC non dovrebbe essere imputato al suo Paese perché, secondo lui, il conflitto tra l’M23 e l’esercito congolese è piuttosto il risultato dell’incapacità di Kinshasa di risolvere i suoi annosi problemi interni riguardanti i Congolesi di origine ruandese. Egli ha aggiunto che l’M23 è nato dall’incapacità del governo congolese di risolvere i problemi dei congolesi di lingua kinyaruanda. In questo contesto, ha respinto ogni suo legame con le azioni dell’M23: «Non posso essere ritenuto responsabile delle azioni compiute da Congolesi di origine ruandese a cui vengono negati i loro diritti».[1]

Secondo un rapporto di esperti delle Nazioni Unite, non ancora pubblicato ma già consultato da diverse agenzie di stampa, l’esercito ruandese ha effettuato operazioni militari nell’est della Repubblica Democratica del Congo e ha fornito “armi, munizioni e uniformi” al Movimento del 23 marzo (M23). In tale documento, già trasmesso al Consiglio di Sicurezza, gli esperti affermano di aver raccolto “prove sostanziali” che dimostrano “l’intervento diretto, tra novembre 2021 e ottobre 2022, dell’esercito ruandese sul territorio congolese”.
Secondo il gruppo di esperti, l’esercito ruandese avrebbe effettuato queste operazioni militari per “rafforzare l’M23” e “combattere contro le Forze Democratiche per la Liberazione del Rwanda (FDLR)”, un gruppo armato a maggioranza hutu, composto anche da alcuni responsabili del genocidio del 1994 in Ruanda.
L’esistenza di questa milizia, presentata da Kigali come una minaccia permanente, è sempre stato il pretesto dei passati interventi militari ruandesi in territorio congolese. Secondo quest’ultimo rapporto e come già accennato in un rapporto confidenziale del mese di luglio scorso, l’esercito ruandese ha  “fornito rinforzi di truppe all’M23, per operazioni specifiche, in particolare quando queste miravano all’occupazione di città e zone strategiche”.
Gli esperti dell’ONU sottolineano anche il ruolo, non solo del Ruanda, ma anche dell’Uganda nei confronti dell’M23. Secondo loro, Kampala ha permesso che l’M23 attraversasse liberamente la frontiera ugandese con la RDC. Secondo il rapporto delle Nazioni Unite, nel mese di giugno 2022, per conquistare la città tran frontaliera di Bunagana, i miliziani dell’M23 sono passati “senza  incontrare ostacoli”, attraverso il territorio ugandese.
Il rapporto descrive inoltre dettagliatamente come, dal mese di maggio 2022, i gruppi armati del Nord Kivu, tra cui le FDLR, abbiano collaborato con l’esercito congolese, avendone ricevuto un appoggio materiale. Alcuni capi di gruppi armati, combattenti ed ex combattenti hanno confermato agli esperti delle Nazioni Unite di aver combattuto, da soli o insieme alle FARDC, contro le truppe dell’M23 appoggiate dall’esercito ruandese e di aver ricevuto, in diverse occasioni, armi e munizioni da membri dell’esercito congolese. Questa collaborazione tra l’esercito congolese i gruppi armati locali e le FDLR è da mesi denunciata da Kigali e dall’M23 ed è usata dallo stesso M23 come giustificazione della sua presenza nel Nord Kivu.[2]

2. PER METTERE FINE ALL’APPOGGIO DEL RUANDA ALL’M23: SE NON SONO SUFFICIENTI GLI APPELLI, È NECESSARIO RICORRERE ALLE SANZIONI

Fino all’inizio di questo mese di dicembre 2022, gli Stati Uniti sono stati l’unico governo a denunciare pubblicamente l’appoggio ruandese al Movimento del 23 marzo (M23) mentre, nel mese di agosto 2022, il gruppo degli esperti delle Nazioni Unite avevano già trasmesso al Consiglio di Sicurezza un rapporto riservato che conferma tale appoggio.
Altri governi hanno esitato a farlo sebbene, in privato, la maggior parte dei diplomatici ne fossero al corrente. Ciò è in parte dovuto ad interessi bilaterali. Il Regno Unito ha firmato un accordo con il governo ruandese in cui si è impegnato a sbloccare 155 milioni di dollari a favore del governo ruandese per ospitare i suoi richiedenti asilo. Da parte sua, anche la Francia ha incrementato i suoi rapporti di collaborazione con il Ruanda, grazie al dispiegamento di truppe ruandesi in Mozambico, per proteggere le strutture della principale compagnia petrolifera francese, la TotalEnergies, in quel paese africano.
Di conseguenza, invece di condannare l’appoggio del Ruanda all’M23, il Regno Unito ha ospitato un importante vertice del Commonwealth, organizzato a Kigali nel mese di giugno 2022 e la Francia ha fatto pressioni, affinché l’Unione Europea contribuisse a finanziare la missione militare ruandese in Mozambico. Allo stesso modo, e per vari motivi, nessun governo africano ha preso una posizione pubblica per condannare il regime ruandese. Tutto è cambiato all’inizio del mese di dicembre. Come mai ?
La pressione sui vari governi si stava ultimamente intensificando. Il dottor Denis Mukwege, premio Nobel per la pace nel 2018, e vari parlamentari europei hanno vigorosamente denunciato l’appoggio ruandese all’M23. Probabilmente, l’elemento più importante è l’ultimo rapporto del gruppo di esperti delle Nazioni Unite, a disposizione del Consiglio di sicurezza alla fine di novembre e trapelato sulla stampa il 22 dicembre. Quest’ultimo rapporto indica che gli esperti delle Nazioni Unite hanno prove significative che dimostrano “l’intervento diretto delle forze di difesa ruandesi (RDF) nel territorio della RDC”, almeno tra novembre 2021 e ottobre 2022. Di fronte a tale rapporto, era logico che si iniziasse a prendere l’iniziativa, per denunciare il regime ruandese.
È così che il 9 dicembre 2022, il governo belga ha chiesto al Ruanda di ritirare il suo appoggio all’M23; dieci giorni dopo, il governo francese ha fatto la stessa cosa. I governi africani sapranno condannare il regime ruandese come hanno fatto i paesi occidentali? E i principali partner di Kigali sapranno fare qualche cosa di più, invece che limitarsi a deplorare / condannare condannare questo appoggio di Kigali all’M23? Per esempio, non sarebbe possibile prendere la decisione di sanzionare il regime ruandese per questo suo ormai comprovato appoggio all’M23?
Questo provvedimento potrebbe rivelarsi più che mai necessario e urgente, soprattutto perché la situazione nell’est della RDCongo continua a deteriorarsi sempre più. Infatti, nonostante avesse annunciato il suo ritiro dai territori da lui occupati, come richiesto negli incontri di Luanda (Angola) e di Nairobi (Kenia), l’M23 ha esitato molto prima di lasciare Kibumba, nel territorio di Nyiragongo, in seguito a un incontro con i responsabili della forza militare regionale della Comunità dell’Africa dell’Est (CAE), pur mantenendo tutte le sue posizioni nel territorio di Rutchuru. Inoltre, alcuni comandanti dell’esercito congolese sembrano continuare a collaborare con le milizie, la maggior parte delle quali organizzate etnicamente, contro l’M23, con il rischio di fomentare ulteriori violenze contro le popolazioni civili.[3]

3. IL MOVIMENTO DEL 23 MARZO (M23)

a. Cos’é successo a Kishishe?

Il gruppo armato del Movimento del 23 marzo (M23) – che ora controlla parte del territorio di Rutshuru – è accusato di massacri, saccheggi e stupri dal governo congolese e dall’Onu. A Kishishe, sono state uccise almeno 131 persone secondo la Monusco, 272 secondo il governo, 8 secondo l’M23.
Secondo un autorità locale del villaggio di Kishishe, per capire cos’è successo il 29 novembre, occorre ritornare indietro di una settimana: «Il 23 novembre, l’M23 aveva preso il controllo sul villaggio. I soldati dell’esercito congolese erano fuggiti dopo aver combattuto per alcuni minuti. Verso le 10:00, la situazione era abbastanza calma. Sono uscito per controllare cosa fosse successo nel villaggio e in quel momento ho visto un uomo e i suoi tre figli feriti da schegge di bombe. Il giorno successivo, 24 novembre, dei miliziani dell’M23 hanno organizzato un comizio per presentarsi alla popolazione. Dopo il loro meeting, sono partiti da Kishishe in direzione di Mozambico, quartier generale delle Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda (FDLR), un gruppo di ribelli hutu di origine ruandese arrivati nell’est della RDC dopo il genocidio perpetrato in Ruanda contro i tutsi nel 1994. Per diversi giorni, l’M23 ha attaccato queste FDLR presenti nella zona. Il 27 novembre, alcuni miliziani FDLR sono venuti a Kishishe, poi se ne sono andati. Ma dopo la loro partenza, è arrivato un gruppo di miliziani Mai-Mai. Abbiamo chiesto loro di andarsene e di nascondersi nella boscaglia perché. Con le poche armi di cui disponevano, non avrebbero potuto far fronte all’M23. Ma sfortunatamente non ci hanno ascoltato e sono rimasti.
Il 29 novembre, l’M23 è ritornato a Kishishe».[4]

Tutti i testimoni interrogati, che hanno voluto mantenere l’anonimato, parlano di una caccia all’uomo. Uno di loro racconta come si sia nascosto per diversi giorni per sfuggire all’M23. Quest’uomo, di una trentina d’anni, aveva paura di essere preso come un combattente Mai-Mai o FDLR perché, poco prima del loro arrivo a Kishishe, i miliziani dell’M23 si erano scontrati con le milizie di autodifesa locali, tra cui i Nyatura, i Mai-Mai e le FDLR, un gruppo armato quest’ultimo di origine ruandese, ma attivo nella zona: «Ho notato che, al suo arrivo, l’M23 cercava principalmente i giovani e gli uomini, perché li considerava come miliziani Mai-Mai, Nyatura o FDLR. Questo è ciò che mi ha spaventato e quindi mi sono nascosto». Questo testimone è finalmente riuscito a fuggire il giorno prima della tragedia di Kishishe. A differenza di Richard, un altro sopravvissuto, che ha assistito ai fatti del 29 novembre. Per vendetta o rappresaglia, i miliziani dell’M23 se la sono presa con i civili, assicura: «Non sono venuti nella casa in cui ero nascosto. Ma hanno sfondato le porte delle case per vedere se dentro si nascondesse qualcuno. Cercavano soprattutto gli uomini. Quando sono uscito dal mio nascondiglio, ho visto degli amici che erano stati uccisi. Ad esempio, l’infermiere del centro sanitario: gli avevano sparato tre colpi».
Il numero esatto dei morti, sia tra i combattenti che tra i civili. non è ancora noto, perché finora nessun investigatore indipendente o giornalista ha potuto recarsi sul luogo.[5]

Il 21 dicembre, in un comunicato, il governo ruandese ha affermato che «l’incidente di Kishishe è avvenuto dopo uno scontro armato tra l’M23 e gruppi armati illegali ma alleati dell’esercito congolese. Continuare ad accusare il Ruanda di appoggiare il gruppo armato congolese M23 impedisce di affrontare le vere cause della perpetuazione del conflitto nell’est della RDCongo e il suo impatto sulla sicurezza degli Stati vicini, tra cui il Ruanda».[6]

b. L’M23 continua ad occupare ancora gran parte del territorio di Rutchuru

Il 16 dicembre, dopo una decina di giorni di relativa calma, sono ripresi i combattimenti tra, da un lato, l’M23 e l’esercito e, dall’altro, tra l’M23 e altri gruppi armati. I combattimenti tra i miliziani dell’M23 e l’esercito regolare si sono svolti nei pressi dei villaggi di Bishusha e Tongo (distretto di Bwito, territorio di Rutshuru). Altri scontri hanno contrapposto l’M23 a combattenti dell’Alleanza dei Patrioti per un Congo Libero e Sovrano (APCLS), un gruppo armato hunde, e dei Nyatura, un altro gruppo armato hutu, nel raggruppamento di Binza (territorio di Rutshuru).[7]

Il 16 dicembre, in una videocomunicazione, il portavoce delle Forze Armate della Repubblica Democratica del Congo (FARDC), il Generale-Maggiore Sylvain Ekenge, ha affermato che dei militari dell’esercito ruandese si sono infiltrati anche nei territori di Masisi e di Nyiragongo (Nord Kivu), per perpetrare dei massacri contro le popolazioni civili e poi attribuirli all’esercito congolese: «Informazioni precise ottenute dai nostri servizi di intelligence segnalano la presenza di un corpo di spedizione di soldati membri delle Rwanda Defence Forces (RDF), la cui missione sarebbe di perpetrare dei massacri contro le popolazioni tutsi congolesi, al fine di attribuire questi atti spregevoli alle FARDC e trovare, quindi, un alibi, per giustificare l’aggressione davanti all’opinione pubblica internazionale».[8]

Il 21 dicembre, l’M23 ha insediato alcune autorità amministrative territoriali nella località di Rubare, del raggruppamento di Kisigari, nel territorio di Rutshuru (Nord Kivu).
Secondo la società civile di Rumangabo, a Rubare l’M23 ha insediato un capo località, un suo vice, un segretario e un responsabile dei servizi igienico-sanitari. Tra queste persone ci sono degli insegnanti, dei responsabili religiosi e altre personalità locali. L’M23 ha inoltre requisito un ufficio dell’amministrazione locale come suo nuovo ufficio. Allo stesso tempo, ha annunciato alla popolazione che ogni abitante dovrà pagare 2000 franchi congolesi (1 USD) al mese e 500 franchi (0,25 USD) per le ricorrenze festive. Inoltre, in ogni villaggio occupato, l’M23 ha nominato una persona incaricata della riscossione delle tasse e di viveri a suo favore. Nei grandi centri abitativi come Kiwanja, l’M23 ha istituito dei comitati locali per la pace e lo sviluppo. Questi comitati funzionano anche come tribunali locali e sono incaricati della risoluzione delle controversie sociali, mentre le questioni relative alla sicurezza sono gestite dall’ufficio di intelligence dello stesso M23.[9]

Il 22 dicembre, dopo alcuni giorni di calma, nella zona di Rutshuru si sono registrati nuovi scontri tra l’M23 e l’APCLS (Alleanza dei Patrioti per un Congo Libero e Sovrano), una milizia di autodifesa hunde. Scontri simili si erano verificati già il ​​16 dicembre. Si era trattato di scontri tra l’M23 e altri due gruppi armati: la milizia hutu Nyatura e la milizia hunde  APCLS.[10]

c. Violazioni dei diritti umani e crimini contro l’umanità

Il 12 dicembre, in un comunicato stampa, la società civile di Rumangabo, del raggruppamento di Kisigari (Nord Kivu), zona occupata dall’M23, ha denunciato i molteplici casi di violazione dei diritti umani commessi dai miliziani dell’M23 in diverse località. Il caso più eclatante è quello di  Biruma, dove l’M23 ha brutalmente costretto tutti gli ammalati e le infermiere del centro sanitario ad abbandonare la struttura, per poi impedirvi l’accesso. Una donna incinta ha perso la vita per mancanza di assistenza medica, poiché il centro sanitario di Katale non era più operativo.
La società civile ha segnalato che, a partire dal 9 dicembre, l’M23 ha obbligato la popolazione civile di quattro località a lasciare le loro case. La maggior parte si è rifugiata nel villaggio di Buvunga, a 3 km da Katale, senza alcuna misura di protezione. Alcuni sfollati trascorrono la notte sotto le stelle e altri alloggiano presso famiglie ospitanti. Nel frattempo le case abbandonate dalla popolazione civile sono attualmente occupate dai miliziani dell’M23.[11]

Il 13 dicembre, ospite di Radio Okapi, il deputato nazionale Bonaventure Shirimpuhe ha denunciato le deplorevoli condizioni che il Movimento del 23 marzo (M23) sta imponendo alla popolazione di Rutshuru e nelle altre zone sotto sua occupazione. Il deputato eletto a Rutshuru ha citato le violenze inflitte dall’M23 a chi si è rifiutato di partecipare alla cosiddetta marcia pacifica del 12 dicembre, organizzata a Bunagana e in altri villaggi in appoggio dello stesso M23. Ha parlato dell’ingresso improvviso e terrificante di miliziani dell’M23 in scuole e chiese, per fotografare, non si sa per quale motivo, le persone presenti. Inoltre, egli ha denunciato anche un sistematico saccheggio di case e negozi. Gli abitanti dei villaggi di Mulimbi e Rusekera, nel territorio di Nyirangongo (Nord Kivu), hanno a loro volta accusato l’M23 di saccheggiare i prodotti dei loro campi.[12]

Il 13 dicembre, due abitanti di Bunagana, in territorio di Rutshuru (Nord Kivu), sono morti dopo essere stati picchiati a sangue da miliziani dell’M23. Queste due persone erano state arrestate con una quarantina di altre persone, tutte accusate di aver boicottato la manifestazione del 12 dicembre, organizzata in appoggio dell’M23 stesso. A questo proposito, il deputato provinciale Emmanuel Ngaruye Muhozi, originario di Jomba, ha dichiarato: «Gli omicidi sono sempre più numerosi. Solo qui a Bunagana, da domenica fino ad oggi, mercoledì, abbiamo registrato due decessi in soli tre giorni. Lunedì scorso l’M23 aveva arrestato 42 persone. Due di loro sono morte: si tratta di Jonas Bazungu e di Marc Buzige, tutti e due sposati. Le restanti quaranta (40) sono tuttora detenute a Tchanzu, in una prigione sotterranea, in cui vengono torturate. Se non si fa nulla per loro, tutte queste 40 persone moriranno». Egli ha denunciato anche diverse forme di abusi inflitti alla popolazione civile residente nelle zone occupate: «Sono stati registrati diversi casi di stupro, tra cui quello di domenica 11 dicembre, quando un ufficiale dell’M23 ha violentato una studentessa dell’8° anno dell’istituto Mapendo».[13]

Il 19 dicembre, in un comunicato congiunto, le coordinazioni territoriali della società civile di Nyiragongo e Rutshuru hanno chiesto alla forza militare della Comunità dell’Africa del’Est (CAE) di utilizzare i mezzi adeguati per costringere l’M23 ad aderire alle risoluzioni prese dai Capi di Stato della regione in occasione del mini-vertice del 23 novembre a Luanda (Angola).
Secondo Jean-Claude Mbabaze, presidente della società civile di Rutshuru, «poiché l’M23 rifiuta di ritirarsi e persino di deporre le armi, è ora che le autorità della CAE ordinino al contingente keniota della forza militare regionale di iniziare le operazioni militari necessarie per sconfiggerlo definitivamente».[14]

d. L’M23 annuncia il suo ritiro da Kibumba (Nyiragongo), ma non se n’è ancora andato

Il 6 dicembre, in un comunicato stampa pubblicato in inglese e firmato dal suo portavoce politico Lawrence Kanyuka, il Movimento del 23 marzo (M23) si è detto “pronto a iniziare un suo ritiro” da certe zone da esso occupate, come richiesto dal vertice di Luanda del 23 novembre, in cui era stato deciso un cessate il fuoco a partire dalle 18:00 del 25 novembre e il ritiro, due giorni dopo, dell’M23 dalle zone occupate. In caso contrario, interverrebbe la forza militare regionale della Comunità dell’Africa dell’Est (CAE), attualmente in corso di dispiegamento nel Nord Kivu.
Appoggiato dal Ruanda, secondo la diplomazia americana e gli esperti Onu, nel suo comunicato stampa, l’M23 ha chiesto anche un incontro con il comandante della forza militare regionale della CAE e con i responsabili del “meccanismo di verifica ad hoc” previsto dal vertice di Luanda, per discutere le modalità del suo ritiro. L’M23 ha inoltre ribadito la sua richiesta di un “dialogo diretto” con il governo congolese. Tuttavia, Kinshasa rifiuta di discutere con l’M23, considerato come gruppo “terrorista”, finché non si ritiri dalle posizioni occupate.[15]

Il 12 dicembre, degli ufficiali della forza militare regionale della Comunità dell’Africa dell’Est (CAE), del Meccanismo Congiunto di Verifica Esteso (MCVE), del Meccanismo di verifica ad hoc, della Missione dell’ONU in RDCongo (MONUSCO), delle Forze Armate della Repubblica Democratica del Congo (FARDC) e del Movimento del 23 marzo (M 23) si sono incontrati a Kibumba, una cittadina situata a una ventina di chilometri dalla città di Goma, nel territorio di Nyiragongo (Nord Kivu). Questo incontro era stato richiesto dall’M23 ed è stato presieduto dal generale Jeff Nyagah, comandante della Forza militare regionale e dal colonnello Nzenze Imani, dell’M23. I partecipanti all’incontro hanno assicurato all’M23 che le sue truppe non saranno attaccato dall’esercito congolese durante le varie fasi del loro ritiro, secondo le disposizioni di Luanda (Angola) e di Nairobi (Kenya), dalle zone attualmente occupate.[16]

Il 16 dicembre, secondo fonti locali, l’M23 continua a mantenere ancora le sue posizioni nelle zone occupate nei territori di Rutshuru e di Nyiragongo (Nord Kivu). Fonti locali smentiscono le informazioni che, dal 15 dicembre, circolano sui social network, secondo le quali l’M23 avrebbe ritirato, da alcune zone sotto suo controllo, alcuni suoi combattenti, tra cui i feriti di guerra che si trovavano all’ospedale di Rutshuru. Le fonti di questa struttura ospedaliera parlano piuttosto di un trasferimento di alcuni combattenti feriti, per cure ambulatoriali. Altre fonti confermano, invece, un rafforzamento delle posizioni in prossimità della linea del fronte, soprattutto a Kibumba, nel territorio di Nyiragongo e a Bwito e Binza, nel territorio di Rutshuru.[17]

Il 23 dicembre, il Movimento del 23 marzo (M23) ha ufficialmente annunciato di cedere il controllo di Kibumba alla forza militare regionale della Comunità dell’Africa dell’Est (CAE) e di ritirare quindi le sue truppe da questo comune rurale situato nel territorio di Nyiragongo, a una ventina di chilometri a nord di Goma. La cerimonia si è svolta alla presenza del generale keniota Jeff Nyangah, comandante della forza militare regionale.
Nel suo breve discorso, l’autoproclamato colonnello Nzenze Amani, dell’M23, ha sottolineato di aver consegnato questo spazio esclusivamente alla forza militare della CAE. Secondo un comunicato stampa dell’M23, «questo gesto di buona volontà compiuto in nome della pace è una risposta alle raccomandazioni emerse dal Mini Summit dei Capi di Stato tenutosi a Luanda, in Angola, il 23 novembre 2022. Auspichiamo che il Governo di Kinshasa sappia cogliere questa opportunità, per poter ristabilire la pace nel nostro Paese», L’M23 ha dichiarato che questa sua decisione è la conseguenza delle conclusioni dei due incontri tenutisi a Kibumba il 12 e il 22 dicembre 2022, tra l’M23, la forza militare regionale, il comando dell’esercito congolese e il Meccanismo di verifica ad hoc.
Interrogato dai giornalisti, il colonnello John Amani Nzenze ha affermato: «Stiamo consegnando lo spazio nelle mani della forza militare regionale dell CAE. Se altri gruppi, compreso l’esercito congolese, vi entrano, troveremo un rimedio … Inoltre, se l’esercito continua ad attaccare le nostre posizioni, non rimarremo a braccia conserte e risponderemo».
Dopo il ritiro dell’M23, la forza militare della CAE ha iniziato il dispiegamento delle sue truppe a Kibumba, nel territorio di Nyirangongo. Secondo il comandante di questa forza regionale, il maggiore generale Jeff Nyangah, questa giornata segna l’inizio del dispiegamento delle truppe della CAE nei territori occupati dall’M23, come deciso dai diversi comandanti militari. Inoltre, egli ha chiesto alla popolazione di Kibumba di ritornare nelle proprie case: «Chiediamo alla popolazione locale di ritornare a Kibumba, poiché già vi stiamo installando la nostra base logistica. Inoltre, informeremo sui prossimi pass che saranno fatti».
Occorre infatti notare che le città più grandi del territorio di Rutshuru, come Kiwanja, Bunagana e Rutshuru – centro rimangono ancora sotto occupazione dell’M23 con l’appoggio delle forze militari ruandesi.[18]

Il 24 dicembre, in un comunicato stampa, il portavoce dell’esercito congolese, il generale Sylvain Ekenge, ha affermato che, «annunciato in pompa magna, il ritiro dell’M23, sostenuto dalle Forze di Difesa Ruandesi (RDF), è una semplice campagna pubblicitaria, organizzata per distrarre il popolo congolese e la comunità internazionale. Tutte le truppe dell’M23 che si sono ritirate da Kibumba, invece di ritornare alle loro posizioni iniziali di Sabinyo, secondo le decisioni del mini-vertice del 23 novembre 2022 svoltosi a Luanda (Angola), prendono un’altra direzione, per andare a rafforzare le loro posizioni di Tongo, Kishishe e Bambu, con la manifesta intenzione di occupare Nyanzale, Kibirizi e Kichanga, nel Masisi». Secondo lui, «gli scontri avvenuti il ​​giorno precedente, il 23 dicembre, tra l’esercito congolese e l’M23, nel Parco Nazionale dei Virunga, tra Tongo e Saké, dietro i vulcani di Nyamulagira, dimostrano chiaramente l’intenzione dell’M23/RDF di aggirare le posizioni dell’esercito regolare, in vista di una loro occupazione della cittadina di Saké, situata a una trentina di chilometri a ovest della città di Goma». Infine, sempre secondo il comunicato, «l’esercito congolese chiede alla forza militare regionale della CAE di essere prudente di fronte all’astuzia dell’M23/RDF, sempre pronto a calpestare tutti gli accordi firmati».[19]

Il 26 dicembre, tre giorni dopo la cerimonia ufficiale del ritiro dell’M23 da Kibumba e la cessione di queste sue posizioni alla forza militare della Comunità degli Stati dell’Africa dell’Est (EAC), diversi miliziani dell’M23 erano ancora presenti in questa cittadina. Secondo le testimonianze di alcuni sfollati che stavano cercando di rientrare a Kibumba e nei villaggi circostanti, i miliziani dell’M23 mantengono ancora le loro postazioni. Alcuni civili che hanno tentato di rientrare nelle proprie abitazioni affermano di essere stati picchiati e rimandati indietro da uomini identificati come miliziani dell’M23 che si trovavano, tra l’altro, nei pressi del mercato ortofrutticolo e verso l’ex sede dell’amministrazione del territorio di Nyiragongo.[20]

4. L’UNIONE EUROPEA A DUE VELOCITÀ

a. L’UE stanzia 20 milioni di € a favore del Ruanda per il mantenimento delle sue truppe in Mozambico, senza dapprima chiedergli di ritirare il suo appoggio all’M23

Il 1° dicembre, il Consiglio dell’Unione Europea ha annunciato di aver approvato cinque progetti  di finanziamento nell’ambito del Fondo Europeo per la Pace (FEP). I beneficiari di questi fondi sono la Bosnia-Erzegovina, la Georgia, il Libano, la Mauritania e il Ruanda.
Il FEP è un fondo che, a disposizione dell’Unione europea per prevenire i conflitti, consolidare la pace e rafforzare la sicurezza internazionale, permette il finanziamento di operazioni relative alla Politica Estera e alla Sicurezza Comune ( PESC), tra cui eventuali operazioni militari o di difesa.
Il Ruanda beneficerà di un totale di 20 milioni di euro, per proseguire l’invio di alcune sue truppe nella provincia di Cabo Delgado (Mozambico). Questa operazione è iniziata in luglio 2021, su richiesta delle autorità mozambicane, nell’ambito di un’operazione anti terrorismo tuttora in corso. Secondo il Consiglio dell’Unione Europea, «questi ultimi 20 milioni di Euro, destinati alle truppe ruandesi in Mozambico, si aggiungono agli 89 milioni di euro, già stanziati in precedenza, per un contributo dell’Unione Europea alle forze armate del Mozambico, nell’ambito della missione di addestramento dell’UE (EUTM) in Mozambico e ai 15 milioni di euro, anch’essi già stanziati per la Missione della Comunità di Sviluppo dell’Africa Meridionale (SADC) in Mozambico (SAMIM)». Il Consiglio UE precisa che questo finanziamento permetterà l’acquisto di equipaggiamenti collettivi e personali e il pagamento delle spese relative al trasporto aereo delle truppe ruandesi verso Cabo Delgado.
Per contestualizzare la decisione del Consiglio europeo, è utile ricordare che, due anni fa, i jihadisti legati al gruppo dello Stato islamico avevano occupato la città portuale di Mocimboa da Praia, nella provincia di Cabo Delgado, povera ma ricca di risorse minerarie e petrolifere, facendone il loro quartier generale de facto e interrompendone tutte le attività commerciali. Secondo l’ONG Acled, durante gli attacchi dei gruppi jihadisti a  Cabo Delgado sono rimaste uccise almeno 4.422 persone. Le violenze hanno inoltre provocato la fuga di circa un milione di persone.[21]

Il 3 dicembre, dopo che il Consiglio dell’Unione Europea abbia deciso di apportare un contributo finanziario alla missione dell’esercito ruandese in Mozambico, l’eurodeputata belga Maria Arena ha espresso il suo totale disappunto nei confronti di tale decisione, poiché, mentre sta effettuando una missione militare in Mozambico, «lo stesso esercito ruandese è accusato di operare a fianco del Movimento del 23 marzo (M23) nell’est della Repubblica Democratica del Congo (RDC). La decisione di sbloccare 20 milioni di euro, per finanziare la missione dell’esercito ruandese in Mozambico, senza dapprima chiedergli di ritirare il suo appoggio all’M23 in RDCongo è inaccettabile». Secondo lei, nulla può giustificare questo aiuto dell’Unione Europea all’esercito ruandese, in un momento in cui, nell’est della RDCongo, l’insicurezza e la crisi umanitaria si stanno aggravando sempre più e Kigali viene addirittura additato come responsabile di gravi violazioni dei diritti umani, massacri e reclutamento forzato di bambini soldato.
Infine, l’eurodeputata Maria Arena ha chiesto all’Unione Europea di utilizzare i 20 milioni di Euro, per il finanziamento di procedure giudiziarie da intraprendere nei confronti dei responsabili delle molte, troppe atrocità perpetrate nell’est della RDCongo: «Non è accettabile che l’UE sia indirettamente responsabile delle violenze commesse nella RDCongo. I finanziamenti dovrebbero servire per avviare procedure giudiziarie, nazionali e internazionali, contro i responsabili degli orrendi crimini commessi nell’est della RDCongo».[22]

Sempre all’Europarlamento, durante il dibattito in assemblea plenaria sull’incremento delle violenze nell’est della Repubblica Democratica del Congo, l’eurodeputato belga Marc Botenga ha sottolineato che «è ormai dimostrato, anche dalle Nazioni Unite, che il governo ruandese appoggia il Movimento del 23 marzo (M23) nell’est della RDCongo, dove il conflitto ha già causato milioni di vittime. La piena responsabilità del governo ruandese nella tragedia congolese è ormai riconosciuta da tutti». L’eurodeputato si è particolarmente interrogato sull’atteggiamento e il comportamento dell’UE: «Ben essendo a conoscenza di tutto questo, cosa fa l’Unione Europea? Ci si aspetterebbe che decretasse delle sanzioni contro il regime ruandese. È ciò che l’Unione europea decide, quando un paese minaccia la sicurezza di un altro. Ma no. Il Consiglio europeo ha invece deciso di rafforzare la sua cooperazione militare con il Ruanda. Questa politica della Comunità Europea è inaccettabile perché, a parole, si dice di voler rispettare la sovranità congolese ma, in realtà. la si ostacola e la si impedisce. Dobbiamo mettere immediatamente fine a questo tipo di politica, perché oggi i Congolesi hanno un bisogno urgente di pace».[23]

Il premio Nobel per la pace, il dottor Denis Mukwege, si è detto indignato per il fatto che l’UE abbia stanziato 20 milioni di euro a favore dell’esercito ruandese (Rwanda Defence Force /RDF), benché quest’ultimo stia appoggiando, in personale militare e armi, un gruppo armato attivo nell’est della RDCongo, il Movimento del 23 marzo (M23), rendendosi in tal modo complice di gravi violazioni dei diritti umani e di una crisi umanitaria senza precedenti.
Il dottor Denis Mukwege chiede quindi che la comunità internazionale decida di  cessare ogni tipo di appoggio finanziario all’esercito ruandese per il suo ormai evidente appoggio all’M23 che, da un anno, sta conducendo un’offensiva che gli ha permesso la conquista di vaste zone dei territori di Rutshuru e Nyiragongo. Secondo lui, «non si può da un lato ammettere che il Ruanda abbia attaccato la Repubblica Democratica del Congo, in violazione del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite e, dall’altro, continuare ad appoggiarlo finanziariamente (…) Il fatto che il Ruanda continui a ricevere aiuti finanziari dell’Unione Europea per il suo esercito, mentre quest’ultimo sta collaborando con l’M23 nell’est della RDC, è un’enorme incoerenza».
Inoltre, dopo aver ricevuto la notizia degli avvenimenti di Kishishe dove, il 29 e 30 novembre, quasi trecento persone sono state barbaramente massacrate in un’operazione di rappresaglia perpetrata dall’M23, Denis Mukwege ha affermato che, «dopo questi crimini, occorre che la comunità nazionale sanzioni tempestivamente le forze di occupazione M23/RDF e che la giustizia nazionale e internazionale avvii procedure giudiziarie nei confronti dei loro responsabili». Già quattro giorni prima, Denis Mukwege si era rivolto alla comunità internazionale nel modo seguente: «È necessario sanzionare tutti quegli Stati che forniscono armi ai gruppi armati attivi nella RDCongo e sottoposti all’embargo sulle armi. Inoltre, se si vuol creare le condizioni favorevoli alla pace, occorre cessare ogni tipo di cooperazione militare con gli Stati che continuano a fornire armi ai gruppi armati attivi in territorio congolese (…) Bisogna assolutamente prendere provvedimenti, comprese le sanzioni contro il Rwanda che sta attaccando il Congo. Ma quello che vediamo oggi è esattamente l’opposto: l’Unione Europea sta finanziando le azioni dell’esercito ruandese. È una totale incoerenza». Egli ha quindi nuovamente chiesto che l’ONU sanzioni il Ruanda, precisando: «Esiste già la risoluzione 2641 che prevede sanzioni per qualsiasi Stato che appoggia i gruppi armati dell’est della Repubblica Democratica del Congo. Chiediamo che questa risoluzione venga semplicemente attuata. Non è possibile che le disposizioni legali vigenti siano utilizzate a geometria variabile, cioè in determinate circostanze e non in altre».
In sintonia con le parole di Denis Mukwege, Jean-Mobert Senga, membro di Amnesty International, ha dichiarato: «Finanziando l’esercito ruandese, l’UE (come gli Stati Uniti e altri paesi) avvalla e alimenta, anche se indirettamente, il conflitto armato nell’est della RDC, con conseguenze assolutamente drammatiche sia sul piano umanitario che dei diritti umani. Tutto ciò è scandaloso, immorale e senza senso».[24]

In una dichiarazione, sette ONG europee hanno inviato una lettera all’Unione Europea chiedendole di condannare pubblicamente l’appoggio del Ruanda al Movimento del 23 marzo (M23) e di abrogare la decisione di assegnare 20 milioni di euro all’esercito ruandese.
Queste ONG si dicono molto preoccupate per l’escalation della violenza e il deterioramento della situazione umanitaria nell’est della Repubblica Democratica del Congo (RDC), caratterizzata dall’appoggio dell’esercito ruandese all’M23 che ormai controlla vari villaggi nei territori di Rutchuru e Nyiragongo, saccheggiando e massacrando i pacifici cittadini.
Pertanto, queste sette piattaforme della società civile europea, tra cui FIACAT, FIDH, PAX, MISEREOR, TLP, SOLSOC, Open Society Faundation-Europe e Central Asia, ritengono che l’UE e i suoi Stati membri debbano:
– Condannare pubblicamente e fermamente qualsiasi tipo di collusione o di cooperazione con i gruppi armati attivi nell’est della RDC e, in particolare, l’appoggio del Ruanda all’M23.
– Sospendere immediatamente gli aiuti militari all’esercito ruandese. forniti nell’ambito del Fondo europeo per la pace, e condizionare il suo contributo a un previo impegno a ritirare l’appoggio dell’esercito ruandese all’M23.
– Imporre nuove sanzioni contro gli autori di violazioni dei diritti umani presenti nell’est della RDC e i loro sostenitori (politici e finanziari) residenti all’estero.
– Nominare un inviato(a) speciale dell’UE nella regione, per facilitare i processi di dialogo tra le parti interessate, dimostrando in tal modo la volontà dell’UE di impegnarsi attivamente per la pace nella regione.
– Aumentare i finanziamenti per gli aiuti allo sviluppo e gli aiuti umanitari per la Repubblica Democratica del Congo.[25]

b. L’UE aggiunge 8 persone sulla lista delle sanzioni, senza includervi alcun membro rappresentativo di quegli Stati che appoggiano dei gruppi armati nella RDCongo

L’8 dicembre, l’Unione Europea ha reso pubblico la lista aggiornata delle personalità congolesi e straniere sottoposte a misure restrittive, perché accusate, a seconda dei casi, di appartenenza a gruppi armati, xenofobia, incitamento all’odio e alla violenza, gravi violazioni di diritti umani, finanziamento di gruppi armati e commercio illecito di minerali.
Le misure restrittive decretate in precedenza sono state prorogate per un periodo di un anno. In tal modo, salgono a 17 le persone ora soggette alle misure restrittive dell’UE, in vigore fino al 12 dicembre 2023. Esse consistono nel divieto di ingresso sul territorio europeo  e nel congelamento dei beni delle persone implicate. Inoltre, ai cittadini e alle imprese dell’UE è vietato effettuare operazioni commerciali e finanziarie con le persone iscritte sulla lista.
Tra le nuove otto persone colpite dalle sanzioni dell’UE, ci sono cinque membri di gruppi armati (M23, ADF, Codeco, FDLR e Mai-Mai Yakutumba), un ufficiale dell’esercito congolese, un politico congolese e un uomo d’affari belga. Si tratta di:
– Willy Ngoma, portavoce del Movimento 23 marzo/Esercito Rivoluzionario Congolese (M23/ARC), gruppo armato che, sconfitto nel 2013, ha ripreso le ostilità nel mese di novembre 2021, con l’appoggio dell’esercito ruandese.
– Meddie Nkalubo, di nazionalità ugandese, è uno dei capi delle Forze Democratiche Alleate (ADF), assumendone diverse funzioni: comunicazione, propaganda, reclutamento, fabbricazione di armi artigianali e contatti con l’ISIS (Daesh). È quindi responsabile del mantenimento del conflitto armato, dell’instabilità e dell’insicurezza nel Nord Kivu e nell’Ituri.
– Ruvugayimikore Protogène, di nazionalità ruandese, è uno dei capi delle Forze Democratiche per la Liberazione del Rwanda (FDLR) e dirigente del gruppo Maccabé delle stesse FDLR. In virtù delle sue funzioni, è responsabile dei crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi dalle FDLR nell’est della RDCongo.
– William Yakutumba, capo della milizia armata denominata Mai-Mai Yakutumba e il segretario generale della Coalizione Nazionale del Popolo per la Sovranità del Congo (CNPSC). I Mai-Mai Yakutumba controllano varie miniere d’oro nel Sud Kivu, in collaborazione con il CNSPC. Usano i profitti derivanti dall’estrazione e del commercio illegali dell’oro per finanziare le loro attività criminali.
– Désiré Londroma Ndjukpa, responsabile della difesa e corresponsabile del ramo politico della Cooperativa per lo Sviluppo del Congo – Unione dei Rivoluzionari per la Difesa del Popolo Congolese (Codeco-URDPC), gruppo armato responsabile, tra l’altro, di attacchi commessi tra metà novembre 2021 e febbraio 2022 contro i campi di accoglienza degli sfollati interni appartenenti alla comunità Hema dell’Ituri.
– Il colonnello Joseph Nganzo, vice comandante della 12ª brigata di rapida reazione a Minembwe (Sud Kivu) ed ex comandante del 312° battaglione della 31ª brigata di difesa principale delle Forze Armate della Repubblica Democratica del Congo (FARDC). Le truppe del 312° battaglione sotto il suo comando e la sua responsabilità hanno effettuato attacchi contro popolazioni civili e commesso gravi violazioni dei diritti umani, in particolare tra giugno e dicembre 2021.
– Justin Bitakwira, ex capo di una milizia Mai-Mai durante la seconda guerra (1998-2003), ex deputato nazionale, ex ministro dello Sviluppo rurale, ex dirigente dell’Unione per la nazione congolese (UNC) e attualmente capo del partito politico di Alleanza per la Repubblica e la Coscienza Nazionale. È sanzionato per discorsi xenofobi e istigazione pubblica all’odio nei confronti della comunità Banyamulenge del Sud Kivu.
– Alain François Wivine Goetz, di nazionalità belga e uomo d’affari. È un ex direttore di una raffineria d’oro (African Gold Refinery) registrata in Uganda. Dal 2016 questa società riceve, acquista, raffina e commercializza oro illecito proveniente da miniere congolesi controllate da gruppi armati, tra cui i Mai-Mai Yakutumba e i Raia Mutomboki.[26]

Il 9 dicembre, interrogato su cosa pensa il governo congolese sulle nuove sanzioni dell’Unione Europea inflitte ad alcune personalità congolesi e straniere, per le violenze da esse perpetrate nell’est della RDCongo, il ministro delle Comunicazioni e dei Media, Patrick Muyaya, ha risposto che «le sanzioni sono sempre ben accettate quando possono aiutare a risolvere i problemi e prevenire il ripetersi del male», ma ha precisato di sperare che l’Unione Europea sanzioni anche il regime ruandese, perché essa «è a conoscenza di ciò che il Ruanda sta facendo nell’est della RDCongo e, quindi, avrebbe potuto ritirare o congelare l’assistenza militare decisa a favore del suo esercito il 1° dicembre scorso. Speriamo che, in futuro, l’Unione Europea tragga tutte le conseguenze che si impongono».[27]

[1] Cf Rtbf.be, 10.12.’22; africannewsagency.com/agence-de-presse-africaine, 17.12.’22
[2] Cf AFP – Actualité.cd, 22.12.’22; RFI, 22.12.’22
[3] Cf Jason Stearns, directeur du Groupe d’étude sur le Congo (GEC) – 23.12.’22 https://www.congoresearchgroup.org/fr/2022/12/23/m23-rwanda-comprendre-les-dernieres-victoires-diplomatiques-de-la-rdc/
[4] Cf Coralie Pierret – RFI, 19.12.’22
[5] Cf Coralie Pierret – RFI, 19.12.’22
[6] Cf David Mukendi – Politico.cd, 22.12.’22
[7] Cf Radio Okapi, 17.12.’22; AFP – Actualité.cd, 16.12.’22
[8] Cf Glody Murhabazi – 7sur7.cd, 16.12.’22; Actualité.cd, 17.12.’22
[9] Cf Radio Okapi, 22.12.’22
[10] Cf AFP – Actualité.cd, 22.12.’22
[11] Cf Radio Okapi, 13.12.’22
[12] Cf Radio Okapi, 13.12.’22
[13] Cf Radio Okapi, 14.12.’22
[14] Cf Radio Okapi, 22.12.’22
[15] Cf AFP – Actualité.cd, 07.12.’22
[16] Cf Radio Okapi, 14.12.’22
[17] Cf Radio Okapi, 16.12.’22
[18] Cf Yvonne Kapinga – Actualité.cd, 23.12.’22; Radio Okapi, 23.12.’22
[19] Cf Glody Murhabazi – 7sur7.cd, 24.12.’22; Radio Okapi, 25.12.’22; Serge Sindani – Politico.cd, 25.12.’22
[20] Cf Radio Okapi, 26.12.’22
[21] Cf Actualité.cd, 02.12.’22
[22] Cf Monge Junior Diama – Politico.cd, 03.12.’22
[23] Cf Actualité.cd, 06.12.’22
[24] Cf Actualité.cd, 02.12.’22; Sonia Rolley et Patrick Maki – Actualité.cd, 16.12.’22
[25] Cf Serge Sindani – Politico.cd, 20.12.’22
[26] Cf Lephareonline.net, 09.12.’22; Radio Okapi, 08.12.’22;   https://eur-lex.europa.eu/legal-content/FR/TXT/?uri=uriserv%3AOJ.LI.2022.316.01.0007.01.FRA&toc=OJ%3AL%3A2022%3A316I%3ATOC
[27] Cf Clément Muamba – Actualité.cd, 11.12.’22