Congo Attualità n. 312

INDICE

  1. DOPO OLTRE UN MESE DAL DECESSO DI ÉTIENNE TSHISEKEDI
    1. Funerali non ancora previsti
    2. Il contenuto della lettera di Etienne Tshisekedi al Presidente Kabila rimane ancora un mistero
    3. L’apparizione di un’«altra» prima e ultima lettera di Etienne Tshisekedi al Presidente Joseph Kabila
    4. Nel contesto del dibattito sulle modalità di designazione del nuovo Primo Ministro
    5. La questione della successione alla presidenza dell’UDPS
  2. LA COMMISSIONE ELETTORALE E L’OPERAZIONE DI REGISTRAZIONE DEGLI ELETTORI

 

1. DOPO OLTRE UN MESE DAL DECESSO DI ÉTIENNE TSHISEKEDI

 

a. Funerali non ancora previsti

 

In una lettera indirizzata al governatore di Kinshasa, la famiglia Mahamba si è opposta alla proposta del segretario generale dell’UDPS relativa ad un’eventuale sepoltura di Etienne Tshisekedi presso Pont Cabi. Mahamba Kasiwa, che si presenta come figlio di Alexander Mahamaba, uno dei martiri della Pentecoste, evoca un probabile coinvolgimento di Etienne Tshisekedi in quel massacro, il che giustificherebbe il suo rifiuto. Secondo la lettera, «… il 2 giugno 1966, i 4 martiri di Pentecoste: Evariste Kimba, Jerôme Anani, Emmanuel Bamba e Alexander Mahamba sono stati giustiziati in Piazza Pont Cabi, vittime di una congiura di cui erano totalmente innocenti e in cui Etienne Tshisekedi Wa Mulumba ha svolto un ruolo importante».

Secondo la famiglia di Alexandre Mahamba, questa proposta dell’UDPS è una forma di disprezzo nei confronti della memoria dei 4 martiri assassinati nel 1966. Sempre secondo la lettera, «siamo in possesso di prove che lasciano intravvedere senza alcun’ombra di dubbio che Etienne Tshisekedi ha fatto parte del gruppo che ha messo fine alla vita di questi quattro degni figli del nostro Paese. Ecco perché consideriamo che la richiesta del segretario generale dell’UDPS sia un atto di disprezzo nei confronti della memoria di queste quattro vittime e un tentativo deliberato di falsificare e di cancellare la storia del nostro Paese».[1]

 

Il 24 febbraio, il governatore di Kinshasa, André Kimbuta, ha annunciato di aver raggiunto, con la famiglia biologica di Etienne Tshisekedi, un accordo sul luogo della tumulazione della salma. Si tratta di una superficie di 500 mq, situata tra l’entrata principale e un’altra laterale del cimitero di Gombe, nel centro di Kinshasa. È in tale area che verrà costruita un mausoleo per la tomba. Secondo il portavoce dell’UDPS, Augustin Kabuya, il partito non ne è stato ufficialmente “informato” da parte del Governatore Andre Kimbuta; ha comunque affermato di “prendere atto” della decisione, ma ha ribadito che non accetta che sia l’attuale governo Badibanga ad organizzare i funerali di Etienne Tshisekedi.[2]

 

Il 28 febbraio, in un comunicato stampa, il vescovo Mons. Gerard Mulumba e Marthe Kasalu, rispettivamente fratello minore e moglie del defunto Etienne Tshisekedi, hanno annunciato che i resti di Etienne Tshisekedi arriveranno a Kinshasa il sabato 11 marzo.

«Dopo consultazione tra la famiglia e l’Unione per la Democrazia e il Progresso Sociale (UDPS), abbiamo preso la decisione di informare l’opinione nazionale e internazionale su ciò che segue: accettiamo che i resti del presidente Etienne Tshisekedi siano inizialmente sepolti a Gombe e, in seguito, nel luogo che in futuro sarà designato per costruirvi un mausoleo. Abbiamo dunque pensato opportuno di fare arrivare il corpo del presidente Etienne Tshisekedi a Kinshasa il sabato 11 marzo 2017», si legge nel comunicato, secondo il quale «il resto del programma dei funerali sarà prossimamente annunciato». La famiglia di Etienne Tshisekedi sollecita «l’implicazione della MONUSCO a fianco dei combattenti dell’UDPS e della polizia nazionale per garantire la sicurezza delle persone e dei loro beni in occasione dell’arrivo della salma a Kinshasa».

L’UDPS, partito di cui Etienne Tshisekedi era presidente, ha preso atto di questa decisione della famiglia. Il suo portavoce, Augustin Kabuya, ha affermato che, «secondo il comunicato stampa emesso oggi dalla famiglia, la salma sarà rimpatriata l’11 marzo. Da parte nostra, non possiamo impegnarci in una discussione. Accetteremo sempre la posizione adottata dalla famiglia del Presidente Tshisekedi».[3]

 

Il 6 marzo, Mons. Gerard Mulumba, fratello minore del defunto Etienne Tshisekedi, ha rivelato che i resti mortali di Etienne Tshisekedi non saranno rimpatriati a Kinshasa l’11 marzo, come era stato annunciato dalla stessa famiglia il 28 febbraio scorso. Secondo Mons. Gerard Mulumba, la famiglia biologica non è più d’accordo di tumulare la salma di Étienne Tshisekedi nel cimitero di Gombe, come proposto dalle autorità provinciali di Kinshasa. «Abbiamo preso questa decisione, perché l’insieme del partito [UDPS] si è detto contrario a questo posto. Ci allineiamo a questo punto di vista e negozieremo [con le autorità] per un altro luogo», ha spiegato Mons. Gerard Mulumba che, tra l’altro, ha chiesto alle autorità di Kinshasa di sospendere i lavori intrapresi in vista della tumulazione di Etienne Tshisekedi nel cimitero della Gombe, a Kinshasa. Il rimpatrio dei resti mortali di Etienne Tshisekedi è quindi rinviato a tempo indeterminato.

Un esponente dell’UDPS che ha chiesto l’anonimato, ha dichiarato che «il motivo è semplice: mercoledì 1° marzo, dopo una certa confusione che si era creata presso la sede dell’UDPS in seguito a una protesta dei “combattenti” del partito contro la sepoltura di Étienne Tshisekedi nel cimitero della Gombe, la base dell’UDPS si è detta contraria al compromesso raggiunto tra le autorità provinciali di Kinshasa e la famiglia biologica di Étienne Tshisekedi circa la sua sepoltura nel cimitero della Gombe». Gli attivisti dell’UDPS hanno chiesto che il presidente del loro partito sia sepolto in un mausoleo da costruire presso la sede del loro partito, o davanti al Palazzo del Tribunale di Gombe o davanti al Palazzo del popolo, sede del Parlamento, o presso la piazza di Pont Gabi, nel comune di Kasavubu. Esigono inoltre che i funerali d’Etienne Tshisekedi abbiano luogo dopo la formazione del nuovo governo conformemente all’accordo del 31 dicembre. Secondo fonti interne all’UDPS, l’ultima tendenza sarebbe quella di una tumulazione presso la sede del partito a Limete. In questo senso, il figlio Felix Tshisekedi ha dichiarato che «si dovrà trovare un modus vivendi. Si tratta semplicemente di ottenere il permesso di tumulare la salma presso la sede del partito, in attesa che sia possibile erigere un mausoleo degno di lui e della sua carriera politica».[4]

 

Il 6 marzo, il governo provinciale di Kinshasa ha ordinato la cessazione dei lavori in corso sul sito finora riservato alla sepoltura di Etienne Tshisekedi nel cimitero della Gombe. In un comunicato, Emmanuel Akwety, ministro provinciale per la popolazione, la sicurezza e la decentralizzazione, ha affermato che il governo provinciale ha preso tale decisione per adeguarsi alla richiesta inoltrata dalla famiglia, pur ricordando i sacrifici materiali e finanziari intrapresi per la costruzione di una nuova tomba, secondo «il consenso esplicito che la famigli aveva precedentemente manifestato».

Da parte sua, anche il governo centrale ha preso atto della «volontà della famiglia di rinviare il rimpatrio dei resti mortali di Etienne Tshisekedi e di ritirare la sua iniziale accettazione di uno spazio contiguo al cimitero della Gombe come luogo di sepoltura». In un comunicato, il portavoce del governo, Lambert Mende, ha ricordato che «il Governo aveva deciso di farsi carico di tutte le spese relative ai funerali dell’ex primo ministro. Ha ricordato che l’esecutivo «mantiene tuttavia la sua disponibilità a permettere la sepoltura di Étienne Tshisekedi in qualsiasi luogo del territorio della Repubblica Democratica del Congo che sia in conformità con le leggi e le normative vigenti».[5]

 

b. Il contenuto della lettera di Etienne Tshisekedi al Presidente Kabila rimane ancora un mistero

 

Il 1° marzo, in un’intervista, il Vice Presidente della CENCO, Mons. Fridolin Ambongo, ha rivelato che né il Presidente della Repubblica, né la CENCO conoscono il contenuto della lettera lasciata da Etienne Tshisekedi e indirizzata al Presidente Kabila. A proposito di questa lettera, Mons. Fridolin Ambongo ha affermato: «A livello di segreteria, abbiamo ricevuto una lettera per il Presidente della CENCO. Il presidente l’ha conservata secondo le indicazioni dei mittenti. Si trattava di conservare la lettera e di consegnarla, in forma personale e nel momento giusto, al Presidente della Repubblica, secondo le raccomandazioni dei mittenti. In effetti, non sarebbe stato possibile dare il nome del futuro Primo Ministro prima della fine delle discussioni sulle disposizioni relative all’applicazione dell’accordo del 31 dicembre. La CENCO aveva chiesto un appuntamento con il Capo dello Stato già un mese prima che il Presidente ci ricevesse. Quando ci siamo incontrati, il ​​Presidente Kabila ha semplicemente detto che non avrebbe conservato la lettera. Ma per rispetto verso di noi, egli ha preso la lettera e ce l’ha restituita. La conserviamo e la consegneremo al nuovo presidente del Comitato dei Saggi del Raggruppamento dell’Opposizione. La lettera è ancora chiusa. Attendiamo che il Raggruppamento si dia un nuovo responsabile per consegnargliela». Per quanto riguarda il contenuto della lettera in questione, Fridolin Ambongo ha risposto: «I mittenti della lettera ci sono e sono loro che conoscono il contenuto della lettera. Non so se il presidente della Cenco lo sappia. Rivolgete a lui la domanda. Per quanto riguarda il presidente Kabila, egli non ha aperto la lettera e non posso dire se egli possa essere a conoscenza del contenuto della lettera o meno. Ma so che chi ha portato la lettera è stato Pierre Lumbi, accompagnato dal P. Théo e da Christophe Lutundula. Se volete conoscere il contenuto della lettera, porgere la domanda a loro».[6]

 

La lettera postuma e i suoi misteri

L’esistenza di una lettera di Etienne Tshisekedi al presidente Joseph Kabila è stata menzionata quasi subito dopo la sua morte. Secondo alcuni, essa contiene il nome del futuro primo ministro, un posto che spetta al Raggruppamento dell’opposizione, secondo i termini dell’accordo del 31 dicembre. Per questa funzione, Etienne Tshisekedi avrebbe scelto suo figlio Felix.

Tuttavia, alla fine di febbraio, la stampa congolese ha riferito dell’esistenza di un’«altra» lettera di Etienne Tshisekedi a Kabila, il cui contenuto sarebbe molto diverso da quello della prima lettera citata da Pierre Lumbi. Naturalmente, in un comunicato stampa, l’UDPS l’ha immediatamente qualificata come falso documento adducendo come argomento che Tshisekedi non avrebbe potuto utilizzare l’emblema dell’UDPS in una corrispondenza scritta a nome del Raggruppamento. Ma c’è di più. La lettera è scritta in un linguaggio educato, cortese e addirittura affettuoso nei confronti del presidente Joseph Kabila, ciò che potrebbe far intendere che le due personalità non si odiassero affatto e che, anzi, intrattenessero dei rapporti assai cordiali. Naturalmente, in questa «seconda» lettera non si fa alcuna menzione del figlio Felix. Fin qui, niente di straordinario (nell’ambito di un’operazione di propaganda, si intende).

Purtroppo, il falso autore ha introdotto una formulazione che l’ha decisamente tradito: «Le invierò per nomina, al momento opportuno e attraverso lo stesso canale, il nome della persona che avrò scelto, in conformità con la pertinente disposizione dell’accordo del 31 dicembre 2016, nel suo punto III.3.3». Pertanto, se questa lettera fosse vera e se Étienne Tshisekedi e Joseph Kabila, nemici in pubblico fossero amici in privato, ne risulterebbe che essi sarebbero stati d’accordo sull’interpretazione del punto III.3.3 dell’accordo del 31 dicembre 2016 relativo alla presentazione di chi sarebbe stato nominato Primo Ministro: una sola persona designata dal Raggruppamento, non tre.[7]

 

c. L’apparizione di un’«altra» prima e ultima lettera di Etienne Tshisekedi al Presidente Joseph Kabila

 

Il 28 febbraio, il sito on-line Le Maximum.cd ha pubblicato un documento dal titolo “La prima e ultima lettera di Etienne Tshisekedi al Presidente Joseph Kabila“.

Secondo questo sito, il caso dell’ormai famosa “lettera-testamento di Etienne Tshisekedi” che designerebbe il figlio, Felix Antoine Tshilombo Tshisekedi, come unico candidato alla nomina, da parte del Presidente della Repubblica, a Primo Ministro del prossimo governo di unità nazionale a nome del Raggruppamento dell’Opposizione (RASSOP), aveva già suscitato un grande dibattito. Raphael Soriano Katoto Katebe, coetaneo e compagno politico di Etienne Tshisekedi, aveva già dichiarato che Etienne Tshisekedi non solo non aveva mai avuto intenzione di designare suo figlio, ma aveva addirittura incoraggiato la candidatura del suo “vecchio amico” come Primo Ministro.

Fonti interne all’Unione per la Democrazia e il Progresso Sociale (UDPS) hanno comunicato alla redazione di Le Maximum l’esistenza di almeno due messaggi di un importante esponente di questo partito rivolti a un vescovo della Conferenza Episcopale Nazionale del Congo (CENCO). Essi rivelano una verità che tutti tentano di nascondere: Etienne Tshisekedi wa Mulumba che, nonostante la sua irascibilità, aveva un grande senso dello Stato, non ha mai voluto il figlio Felix Tshilombo come primo ministro del governo di unità nazionale. Un motivo tra altri: la mancanza di esperienza di suo figlio in materia di gestione di responsabilità pubbliche. Al suo posto, Etienne Tshisekedi preferiva altre personalità, tra cui Valentin Mubake Nombi Kamwanya, ingegnere civile di formazione, che l’ha sempre accompagnato come un’ombra nella sua lotta politica posteriore alla Conferenza Nazionale Sovrana (CNS) sotto il maresciallo Mobutu, o l’avvocato Bruno Tshibala, un altro fedele tra i suoi fedeli, che recentemente era stato arrestato per essersi implicato nell’organizzazione delle manifestazione di settembre scorso e liberato grazie a delle misure di rasserenamento del clima politico insistentemente richieste dall’opposizione nel contesto dei recenti negoziati politici.

Ma, sempre secondo Le Maximum, queste ultime volontà del vecchio Etienne Tshisekedi si sono infrante contro un doppio muro costituitosi all’interno della sua cerchia più ristretta: da una parte, sua moglie e madre di Félix Tshisekedi e, dall’altra l’ottantenne Mons. Gerard Mulumba, suo fratello minore e vescovo della diocesi di Mweka, ora dimissionario per motivi di età e il P. Tshilumba, suo segretario privato. Le due parti hanno in comune il loro impegno per l’ascesa, rapida e incondizionata, di Felix Tshilombo Tshisekedi, unico modo per garantire alla famiglia biologica del defunto i vantaggi e gli utili della “lunga lotta politica” guidata da Etienne Tshisekedi.

Le Maximum è venuto a sapere che l’ordine ufficiale di Etienne Tshisekedi di designare formalmente Valentin Mubake come capo della delegazione del RASSOP nei negoziati facilitati dalla CENCO è stato addirittura disatteso per opera del P. Tshilumba, con la complicità interessata dei delegati del Gruppo dei 7 partiti politici transfughi dalla maggioranza presidenziale (G7) e dell’Alternanza per la Repubblica (AR), che hanno preferito il giovane Felix, più malleabile secondo il loro punto di vista. Valentin Mubake, tshisekedista puro sangue, avrebbe potuto essere un ostacolo alle ambizioni presidenziali di Moïse Katumbi, candidato di queste due piattaforme (G7 e AR), per le prossime elezioni presidenziali. Secondo vari esponenti dell’UDPS, “l’obiettivo Felix Primo Ministro” sarebbe di “mettere già la bistecca in bocca di Felix Tshisekedi per impedire, a certe personalità di spicco dell’UDPS, di aspirare a quel posto già ambito da Moïse Katumbi“.

Le Maximum afferma che uno degli esponenti dell’UDPS aveva avvertito i Vescovi della Cenco sulla spinosa questione della natura esatta della famosa lettera-testamento che Etienne Tshisekedi avrebbe indirizzato al Presidente della Repubblica Joseph Kabila. Più precisamente, egli aveva evocato la mancanza di chiarezza per quanto riguarda la sua redazione, il suo contenuto, la modalità della sua consegna e, quindi, la sua autenticità e credibilità. Anche nell’ambito dell’UDPS, vari membri credono che non vi sia alcuna certezza che la lettera in cui si designerebbe Felix Tshisekedi come unico candidato Primo Ministro testamentario sia la vera lettera scritta da Etienne Tshisekedi.

Infatti, in una lettera datata il 16 gennaio 2017 e indirizzata al presidente Kabila, pur mantenendo la sua posizione di non presentare che un solo nome (invece di tre, come proposto dalla maggioranza presidenziale), Etienne Tshisekedi prende in considerazione, da buon giurista, il dato del «proseguimento dei negoziati in corso», per poi promettere al presidente Joseph Kabila, cui molto civilmente si dirige chiamandolo «Eccellenza Signor Presidente della Repubblica, Caro figlio», di «inviarle, per nomina, al giusto momento e attraverso lo stesso canale (i Vescovi della Cenco), il nome della persona che avrò scelto, conformemente alla disposizione contenuta nell’accordo del 31 dicembre 2016, al paragrafo III. 3.3», aggiungendo: «Sia certo che la mia scelta dovrà sicuramente prendere in considerazione la competenza e l’esperienza della persona che avrà la responsabilità di guidare la nazione, in un clima di fraternità e di unità come in qualsiasi Stato di diritto».

Naturalmente, il documento intitolato “La prima e ultima lettera di Etienne Tshisekedi a Joseph Kabila”, ampiamente diffuso sui net-work sociali sin dalla sera del lunedì 27 febbraio, è stato immediatamente contestato e smentito dalla segreteria del partito.[8]

 

d. Nel contesto del dibattito sulle modalità di designazione del nuovo Primo Ministro

 

Il 27 febbraio, Adolphe Lumanu, membro della maggioranza presidenziale, ha affermato che il Raggruppamento dell’Opposizione (RASSOP) dovrebbe capire che, secondo l’accordo del 31 dicembre, la modalità della nomina del Primo Ministro deve essere decisa nel corso di successive discussioni relative alle disposizioni particolari per l’applicazione dell’accordo stesso e che la lista di tre nomi candidati al posto di Primo ministro è un segno di rispetto nei confronti dell’autorità del Presidente della Repubblica che conserva la prerogativa di nominare il Primo Ministro.

Secondo Adolphe Lumanu, «la lista dei tre nomi, che inizialmente ne prevedeva 10, poi 7, poi 5, è l’unica garanzia di rispetto nei confronti dell’autorità che nomina il Primo Ministro. Il Presidente ha la facoltà di nominare il Primo Ministro, non di confermarlo. Gli articoli III.3.3 e III.3.4 dell’accordo il 31 dicembre stipulano che l’applicazione dei principi enunciati, tra cui la nomina del Primo Ministro e l’inclusività del Governo, deve essere successivamente specificata tra le disposizioni concrete relative all’attuazione dell’accordo stesso. A cosa servirebbero le modalità pratiche se il Primo Ministro fosse già stato nominato?».[9]

 

Il 1° marzo, sulla questione di quanti nomi (uno solo o più) presentare al Presidente della Repubblica per la nomina del prossimo Primo Ministro, il Vice Presidente della CENCO, Mons. Fridolin Ambongo, ha affermato che «la questione principale non è quella di indicare uno, due o tre nomi, ma di aprire un dialogo tra l’istituzione Presidente della Repubblica e la direzione del Raggruppamento dell’opposizione, perché spetta a loro discutere sul candidato primo ministro, fino a mettersi d’accordo su un nome. In ogni caso, se si tratta di un candidato proveniente dal Raggruppamento dell’opposizione, egli deve avere la garanzia di essere approvato dall’Assemblea Nazionale, la cui maggioranza parlamentare è detenuta dalla maggioranza presidenziale. Se si presenta un candidato non condiviso dalla maggioranza presidenziale, non passerà. Da qui la necessità di un dialogo».[10]

 

La corsa per il posto di Primo Ministro

La morte di Etienne Tshisekedi è avvenuta proprio quando si assiste ad un “braccio di ferro” sulla questione della nomina del prossimo Primo Ministro.

Il presidente Joseph Kabila non sembra disponibile a cedere sulla modalità di designazione del Primo Ministro e tutto sembra indicare che si sia completamente allineato alla posizione assunta dalla sua famiglia politica nelle trattative in corso presso il Centro Interdiocesano, smarcandosi dall’orientamento indicato nell’accordo del 31 dicembre. Egli ha chiaramente indicato la sua posizione quando ha riferito alla CENCO che accetterà solo una lista di candidati al posto di primo ministro e non la presentazione di un unico candidato, come voluto dal Raggruppamento dell’Opposizione. Ma la posta in gioco di questo dibattito sulla designazione e nomina del primo ministro, non è tanto il posto di primo ministro in sé. O almeno, non solo. È principalmente un dibattito sulla Presidenza di “transizione”. Joseph Kabila vuole usare la sua facoltà di “discrezione” – un attributo della Presidenza di pieno diritto – di poter scegliere un Primo Ministro su una lista di 7 candidati, scesi a 5 e poi a 3. Per lui, l’essenziale è di poter esercitare tale possibilità di scelta, per quanto minima possa essere, per dimostrare che egli è ancora il Presidente, nel senso forte del termine. Il posto di primo ministro sarà probabilmente l’unico posto con poteri reali che l’opposizione potrà ottenere. Ma è probabile che si assista ad una corsa ai vari posti ministeriali e al tentativo di limitare il più possibile il potere del Primo Ministro. Non bisogna infatti accordare troppa importanza alla Presidenza del Consiglio Nazionale di Supervisione dell’Accordo del 31 dicembre (CNSA) che non avrà alcun potere reale se non quello di protestare. È stato ideato solo per accontentare Etienne Tshisekedi, come semplice sonaglio appariscente per far rendere felice la vita di una persona già molto anziana. La questione del Primo Ministro è dunque cruciale.[11]

 

e. La questione della successione alla presidenza dell’UDPS

 

Etienne Tshisekedi non aveva preso alcuna disposizione per regolamentare la sua successione all’interno dell’UDPS. Con la sua morte, il partito non solo è senza capo, ma non dispone nemmeno di alcuna tabella di marcia. Gli statuti del partito, rivisti nel 2013, non prevedono alcuna modalità credibile per la successione all’ufficio della presidenza: essi prevedono le elezioni di un nuovo presidente in un tempo troppo breve (trenta giorni), dopo un interim guidato da un triumvirato oggi incompleto. Il figlio Felix è, dopo tutto, nella posizione migliore per succedere al padre. Va detto che il partito non dispone di molti membri che possono esercitare una certa influenza. Negli ultimi anni, molti suoi esponenti (Bruno Mavungu, Albert Moleka …) sono stati espulsi, anche se ne rimangono alcuni rimangono (Valentin Mubake, Bruno Tshibala, quest’ultimo almeno fino a pochi giorni fa …). Di conseguenza, il partito si è centrato sulla famiglia del capo. Appoggiato da sua madre, Felix è ora la figura di spicco del partito.

Certo, a volte i critici contrappongono “l’UDPS familiare” all’”UDPS dei militanti”. Si deve riconoscere che queste critiche sono a volte – anche spesso – ben fondate. Ma non possono essere rivolte solo all’UDPS. I partiti congolesi si basano essenzialmente su una persona e la sua famiglia. Se questo è un difetto, non è un difetto solo dell’UDPS, è un difetto congolese.

Per ora, l’esperienza politica di Félix Tshisekedi è molto limitata. Egli ha sicuramente osservato suo padre Etienne nelle sue manovre dietro le quinte. Ma il suo curriculum è povero: qualche lavoro in Belgio, alle Poste e in imprese di trasporto (i suoi critici si affrettano a chiamarlo “l’autista delle consegne”). La sua esperienza politica è ancora più tenue. Félix Tshisekedi non è mai stato ministro. Era stato eletto deputato nel 2011, ma non ha mai partecipato ai lavori parlamentari, perché suo padre Etienne lo aveva proibito.[12]

 

 

2. LA COMMISSIONE ELETTORALE E L’OPERAZIONE DI REGISTRAZIONE DEGLI ELETTORI

 

Il 21 febbraio, il presidente della Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI), Corneille Nangaa, ha annunciato che il calendario elettorale sarà pubblicato dopo la creazione del Consiglio Nazionale di Sorveglianza dell’Accordo del 31 dicembre e di monitoraggio del processo elettorale (CNSA) e la formazione del nuovo governo di unità nazionale. Egli ha aggiunto che l’attuazione del piano presentato (16 mesi + 1 giorno) sta procedendo come previsto. «L’obiettivo è quello di presentare i dati del registro elettorale entro la fine di luglio 2017. Queste statistiche serviranno per la ripartizione dei seggi», ha dichiarato Nangaa. «Sui 45 milioni di elettori previsti, 15 milioni sono già stati iscritti», ha egli affermato, annunciando l’inizio delle operazioni di registrazione degli elettori anche in altre dodici nuove province.

Corneille Naanga ha dichiarato che il costo complessivo delle elezioni (ciclo completo: dalle elezioni presidenziali alle locali, comunali e urbane, passando attraverso le legislative nazionali e provinciali) ammonta a 1 miliardo e 330 milioni di dollari e non a 1,8 miliardi di dollari, come è apparso sulla stampa da qualche tempo. Il presidente della Ceni ha anche detto che questo bilancio è triennale (si estende su 3 anni) e che la sua esecuzione è già iniziata nel 2016, con l’operazione di revisione del registro elettorale. Secondo le sue dichiarazioni, il preventivo per l’organizzazione delle elezioni è così suddiviso:

1) 400 milioni di $ per l’operazione di revisione del registro elettorale.

2) 526 milioni di $ per le elezioni presidenziali, legislative nazionali e provinciali.

3) 385 milioni di $ per le elezioni comunali, urbane e locali.[13]

 

Il 21 febbraio, l’amministratore del territorio di Lubero, Bokele Joy, ha rivelato che, da qualche giorno, la milizia Mai-Mai NDC-Rinnovato esige che gli abitanti del Sud-Lubero che si sono già fatti registrare nel loro territorio si facciano registrare una seconda volta a Walikale, dove la milizia ha portato i materiali elettorali rubati agli agenti elettorali nel Sud-Lubero nel mese di gennaio. L’amministratore del territorio di Lubero ha condannato l’atteggiamento di questi miliziani che arrestano ogni persona che non si è fatta registrare da loro. Essi impongono una multa di 125 dollari a chi non sia in possesso di un certificato elettorale emesso a Walikale. Da parte sua, il segretario esecutivo provinciale della CENI nel Nord Kivu conferma questa situazione che, secondo lui, è dovuta alla mancanza di chiarezza esistente nella questione dei confini tra i due territori contigui di Lubero e di Walikale. Secondo lui, la soluzione a questo problema non dipende dalla Ceni, ma dalle autorità politiche e amministrative locali.[14]

 

Il 21 febbraio, l’Ufficio provinciale della CENI dell’Haut-Katanga ha revocato i responsabili di quindici centri di registrazione degli elettori a Lubumbashi. Secondo la segretaria provinciale della CENI, Mymy Fabienne Mukulumoya, essi sarebbero colpevoli di “atti di corruzione”, per aver condizionato a previo pagamento il diritto di accesso e di iscrizione nei centri di cui erano responsabili. Questa decisione è stata presa in seguito a un’inchiesta che la CENI ha condotto dopo essere stata informata da diversi abitanti che si lamentavano delle angherie cui erano stati sottoposti prima di accedere ai centri di registrazione. I querelanti accusavano degli agenti dei centri di registrazione e dei membri della polizia preposti alla sicurezza di esigere dalle persone che si presentavano per ottenere il loro certificato elettorale delle somme comprese tra i 1.000 (0,7 dollari) e i 5.000 franchi congolesi (3,5 dollari). La segreteria provinciale della CENI nell’Haut-Katanga ha affermato che una decina di altri capi di centri di registrazione, su cui pesano dei sospetti di corruzione, sono già stati messi in guardia. Inoltre, la CENI ha dichiarato di aver chiesto alle autorità provinciali della polizia di destituire dalle loro funzioni gli ufficiali di polizia accusati di corruzione nei centri di registrazione cui erano stati assegnati.[15]

 

Il 22 febbraio, il presidente della CENI, Corneille Nangaa, ha dichiarato che 15.276.033 elettori sono già stati registrati in 13 province della Repubblica. «Stiamo avanzando bene, nonostante i problemi riscontrati in alcuni posti. Ci sono dei gruppi armati, dei conflitti tra gruppi etnici, dei problemi di ordine tecnico e logistico, delle complicazioni amministrative come, ad esempio, la mancanza di chiarezza dei confini tra certi territori e villaggi», ha affermato il presidente della Ceni. Tenendo conto che gli elettori previsti sono 20.794.929, gli elettori già registrati costituiscono già il 73% dei risultati attesi. Le province oggetto di questa valutazione a medio termine sono: Nord-Ubangi, Haut-Katanga, Lualaba, Tanganyika, Sud Kivu, Nord Kivu, Equateur, Haut Lomami, Tshuapa, Sud-Ubangi, Maniema, Ituri e Mongala. Inoltre, Corneille Nangaa ha annunciato la preparazione delle operazioni di registrazione degli elettori nelle restanti 13 province: Haut-Uele, Bas-Uele, Tshopo, Lomani, Sankuru, Kasai Orientale, Kasai, Kasai centrale, Kwango, Kwilu, Mai-Ndombe, Kongo centrale e Kinshasa.[16]

[1] Cf Franck Ngonga – Actualité.cd, 22.02.’17

[2] Cf Politico.cd, 25.02.’17

[3] Cf Radio Okapi, 28.02.’17

[4] Cf Stanys Bujakera et Franck Ngonga – Actualité.cd, 06.03.’17; AFP – Africatime, 06.03.’17

[5] Cf Radio Okapi, 07.03.’17

[6] Cf Rachel Kitsita – Actualité.cd, 01.03.’17 https://actualite.cd/2017/03/01/msgr-ambongo-question-leadership-sein-rassemblement-apparait-point-essentiel-de-blocage/

[7] Cf Dialogue n. 10/2017 – congoforum.be, 06.03.’17

testo completo: http://www.congoforum.be/upldocs/2017%2010%20%20-%20RDC%20Lettre%20baobab.pdf

[8] Cf Le Maximum.cd, 28.02.’17   http://lemaximum.cd/etienne-tshisekedi-sa-derniere-lettre-a-joseph-kabila/

[9] Cf Rachel Kitsita – Actualité.cd, 27.02.’17

[10] Cf Rachel Kitsita – Actualité.cd, 01.03.’17 https://actualite.cd/2017/03/01/msgr-ambongo-question-leadership-sein-rassemblement-apparait-point-essentiel-de-blocage/

[11] Cf Dialogue n. 10/2017 – congoforum.be, 06.03.’17

testo completo: http://www.congoforum.be/upldocs/2017%2010%20%20-%20RDC%20Lettre%20baobab.pdf

[12] Cf Dialogue n. 10/2017 – congoforum.be, 06.03.’17

testo completo: http://www.congoforum.be/upldocs/2017%2010%20%20-%20RDC%20Lettre%20baobab.pdf

[13] Cf Jacques Kini – Actualité.cd, 21.02.’17; Israël Mutala – 7sur7.cd, 21.02.’17

[14] Cf Radio Okapi, 23.02.’17

[15] Cf Radio Okapi, 23.02.’17

[16] Cf Radio Okapi, 23.02.’17