Congo Attualità n. 359

INDICE

EDITORIALE: DOPO IL SECONDO MANDATO PRESIDENZIALE → SENATORE A VITA

  1. LA CONVOCAZIONE DELL’ELETTORATO
  2. LA PRESENTAZIONE DELLE CANDIDATURE ALLE ELEZIONI PROVINCIALI
  3. IL MESSAGGIO DELLA CENCO: “SALVIAMO IL PROCESSO ELETTORALE”
  4. L’OPPOSIZIONE: NO ALLA MACCHINA PER VOTARE E AL REGISTRO ELETTORALE ATTUALE
  5. LA MAGGIORANZA PRESIDENZIALE: EVENTUALE RICANDIDATURA DI JOSEPH KABILA ALLA PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA

 

 

EDITORIALE: DOPO IL SECONDO MANDATO PRESIDENZIALE → SENATORE A VITA

 

1. LA CONVOCAZIONE DELL’ELETTORATO

 

Il 20 giugno, la Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI) ha annunciato il rimborso delle cauzioni versate per la presentazione delle candidature elle elezioni legislative provinciali del 2015. L’annuncio è stato dato al termine di un incontro tra la CENI e il ministro dell’Interno, Henri Mova Sakanyi. La decisione è stata presa in conformità con la nuova legge elettorale che fissa una cauzione di 1 milione di franchi congolesi (circa 610 $) per candidato, invece di 500.000 franchi congolesi per lista. Nel 2015, la CENI aveva registrato 24.194 candidati per le sole elezioni legislative provinciali. Secondo la CENI, il Ministero delle Finanze rimborserà integralmente l’importo pagato nel 2015 attraverso la Direzione Generale delle Entrate Amministrative e Demaniali (DGRAD).[1]

 

Il 21 giugno, in una riunione straordinaria del comitato di collegamento, il presidente della CENI, Corneille Nangaa, ha incontrato i rappresentanti dei partiti e delle coalizioni politiche. All’ordine del giorno c’erano tre temi:

– la convocazione dell’elettorato e l’apertura degli uffici di accettazione e di elaborazione dei dossier delle candidature (BRTC),

– la lista definitiva dei partiti e coalizioni politiche registrate presso il Ministero degli Interni e
– la cauzione versata nel 2015 e quella fissata per il 2018.

Per quanto riguarda la convocazione dell’elettorato e l’apertura dei BRTC, previste rispettivamente il 23 e il 24 giugno, Corneille Nangaa ha dichiarato che si apriranno 171 BRTC per le candidature delle elezioni legislative provinciali, 169 per le candidature delle elezioni legislative nazionali e 1 per le candidature delle elezioni presidenziali.

Conformemente al calendario elettorale, i BRTC rimarranno aperti 15 giorni per la presentazione delle candidature delle elezioni legislative provinciale (dal 24 giugno all’8 luglio) e per la presentazione delle candidature delle elezioni presidenziali e legislative nazionali (dal 25 luglio all’8 agosto).

Per quanto riguarda la lista definitiva dei partiti e coalizioni politiche, il presidente della CENI ha affermato che essa è stata aggiornata dal Ministero dell’Interno in collaborazione con il CNSA e che, se ci sono ancora dei problemi aperti, essi dovranno essere risolti dal Ministero sopramenzionato.
Per quanto riguarda la cauzione elettorale, il presidente della CENI ha dichiarato che quelli che l’hanno pagata nel 2015 saranno rimborsati dal governo.

Infine, egli ha indicato che, fino ad oggi, sono solo 320 i partiti e 56 le coalizioni politiche che hanno trasmesso i loro loghi e ha invitato gli altri a farlo il prima possibile.[2]

 

Il 23 giugno, la Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI) ha ufficialmente convocato l’elettorato. Il presidente della CENI, Corneille Nangaa, ha affermato che, «per chi ha ancora dei dubbi, questo giorno rappresenta una pietra miliare che segna ancor di più la via che conduce inevitabilmente verso lo svolgimento delle elezioni previste il 23 dicembre 2018». Egli ha esortato i potenziali candidati ad evitare una “prematura” campagna elettorale che violerebbe la legge elettorale: «Non si può confondere l’operazione di presentazione delle candidature con la campagna elettorale, che è ben regolamentata dalla legge e che si svolgerà nel prossimo mese di novembre, secondo le disposizioni del calendario elettorale … La CENI ricorda che, secondo la legge, le sue strutture sono inviolabili e che, quindi, non tollererà la presenza di attivisti di partito nelle immediate vicinanze dei BRTC. A questo riguardo, essa ha fissato un raggio di distanza di almeno 200 m».

L’operazione di registrazione dei candidati si svolgerà dal 24 giugno all’8 luglio  per le elezioni legislative provinciali e dal 25 luglio all’8 agosto 2018 per le elezioni presidenziali e legislative nazionali. Sarà concesso un periodo di cinque giorni per eventuali aggiunte, ritiri o sostituzioni di candidature. Tale periodo intercorrerà dal 9 al 13 luglio per i candidati alle elezioni legislative provinciali e dal 9 agosto al 13 agosto per i candidati alle elezioni presidenziali e legislative nazionali.[3]

 

 

2. LA PRESENTAZIONE DELLE CANDIDATURE ALLE ELEZIONI PROVINCIALI

 

Il 24 giugno, la Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI) ha aperto gli uffici di accettazione e di elaborazione delle candidature (BRTC). Essa ha raccomandato ai potenziali candidati alle elezioni di non aspettare l’ultimo giorno per ritirare e riconsegnare i moduli necessari. Le attività dei BRTC includeranno:

– il ritiro dei moduli, la loro compilazione e trasmissione, la loro accettazione e registrazione della candidatura;
– eventuali aggiunte, ritiri e sostituzioni delle candidature (5 giorni);

– la pubblicazione delle liste provvisorie dei candidati da parte della presidenza della CENI;

– la soluzione di eventuali contenziosi da parte dei tribunali competenti e
– la pubblicazione, da parte della presidenza della CENI, delle liste finali dei candidati.

Oltre alla cauzione di 1 milione di franchi congolesi, il dossier di ogni candidato deve contenere una fotocopia del certificato elettorale, 4 foto formato passaporto, il logo del partito, il certificato di nascita e una fotocopia del titolo di studio.[4]

 

Il 7 luglio, Maggioranza Presidenziale, Opposizione e Commissione elettorale si sono incontrati per discutere sulle difficoltà inerenti all’operazione di presentazione delle candidature alle elezioni provinciali. A 24 ore dalla chiusura dei 173 uffici di accettazione e di elaborazione delle candidature (BRTC), la Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI) ha rilevato che, finora, sono stati ritirati più o meno 7.000 moduli e che solo 367 partiti politici, sui 600 ufficialmente riconosciuti dal Ministero degli Interni, hanno inviato i loro loghi.

Tra le difficoltà incontrate nella trasmissione della documentazione richiesta secondo la legge elettorale, si è notato il numero eccessivamente elevato (migliaia) di documenti che devono essere firmati dai presidenti dei partiti politici o delle coalizioni e l’assenza, in varie zone, di banche presso cui pagare la cauzione elettorale. Alla fine dell’incontro, è stato concordato che:

– l’ultimo giorno idoneo per la presentazione delle candidature, la domenica 8 luglio, i presidenti degli uffici di accettazione e di elaborazione delle candidature (BRTC) distribuiranno dei ticket ai candidati, o ai loro rappresentanti, che si trovino ancora in coda, in modo che possano essere ricevuti entro 48 ore, cioè entro e non oltre il martedì 10 luglio 2018, a mezzanotte;

– gli sportelli della Banca Centrale del Congo e della DGRAD rimarranno aperti sabato 07 luglio e domenica 08 luglio 2018, fino a tarda serata;

– i partiti politici e i candidati indipendenti possono scannerizzare determinati moduli e ricevute di pagamento della cauzione e inviarli elettronicamente ai loro rappresentanti presso i loro collegi elettorali, al fine di permettere la consegna dei dossier, in attesa di inviare ai BRTC gli originali di questi documenti scannerizzati, entro e non oltre il venerdì 13 luglio 2018.[5]

 

L’8 luglio, i 171 uffici di accettazione e di esame delle candidature (BRTC) hanno teoricamente chiuso l’operazione di trasmissione dei dossier relativi alle candidature delle elezioni legislative provinciali.
Alle 23:00 (ora di Kinshasa), la Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI) aveva ricevuto solo 449 candidature, di cui 152 provenienti da partiti politici, 281 da coalizioni politiche e 16 indipendenti. Tra i 449 dossier ricevuti, solo 382 erano dotati da  ricevute di pagamento della cauzione, di cui 125 di partiti politici, 245 di coalizioni politiche e 12 di indipendenti.

In totale, sono stati ritirati 5.593 moduli di presentazione delle candidature, di cui 2.435 da partiti politici, 2.587 da coalizioni politiche e 571 da indipendenti. Secondo altre fonti, i moduli ritirati sono stati 5.984.

Come concordato con i partiti politici, alla chiusura ufficiale dell’operazione di accettazione delle candidature, i presidenti dei BRTC hanno proceduto alla distribuzione dei ticket per i candidati o i loro rappresentanti ancora in coda, affinché possano ricevuti entro le 48 ore, cioè entro e non oltre il martedì 10 luglio 2018, a mezzanotte. In totale, sono stati distribuiti 4.534 ticket. Gli sportelli della Banca Centrale del Congo e della DGRAD sono rimasti aperti  anche durante il fine settimana, fino a tarda serata.

Per accelerare le procedure, i partiti, le coalizioni e i candidati indipendenti hanno potuto effettuare la scansione di alcuni documenti, tra cui le ricevute del pagamento della cauzione elettorale, e inviarli elettronicamente ai loro rappresentanti presso le diverse circoscrizioni elettorali, in attesa di trasmettere ai BRTC gli originali di tali documenti digitalizzati entro il Venerdì 13 luglio 2018.

La legge elettorale attualmente in vigore ha introdotto il principio del pagamento della cauzione elettorale per ogni singolo candidato  o seggio parlamentare e ha aumentato l’importo da versare per la cauzione elettorale, fissando una quota non rimborsabile di un milione di franchi congolesi (1.000.000 CF) per candidato o seggio parlamentare.[6]

 

Fino al 10 luglio, sull’insieme del territorio nazionale, la CENI ha ricevuto più di 882 dossier, senza contare quelli non ancora completamente in regola con i vari documenti richiesti. Degli 882 dossier consegnati, 25 sono stati trasmessi da candidati indipendenti, 561 da coalizioni politiche e 294 da partiti politici.[7]

 

Il 10 luglio, in seguito a un secondo incontro con i partiti politici, Corneille Nangaa ha annunciato che la Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI) ha concesso altri due giorni supplementari, fino al 12 luglio, ai partiti politici, per permettere loro di trasmetterle le liste dei loro candidati per le elezioni legislative provinciali. Come motivazione, egli ha menzionato le difficoltà di ordine logistico (tra cui la mancanza di strade e di internet, …) avanzate dagli stessi candidati.

Tuttavia, Corneille Nangaa ha ricordato che gli originali delle ricevute di pagamento della cauzione elettorale devono essere trasmesse ai BRTC della CENI entro il venerdì 13 luglio, data che coincide con la fine del periodo legale delle operazioni di aggiunta, ritiro e sostituzione delle candidature.

La CENI pubblicherà le liste provvisorie dei candidati alle elezioni legislative provinciali il martedì 17 luglio. Per quanto riguarda le elezioni presidenziali e legislative nazionali, i candidati potranno presentare i loro dossier ai BRTC a partire dal 25 luglio.[8]

 

Il 13 luglio, la Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI) ha chiuso l’operazione di presentazione delle candidature alle elezioni legislative provinciali. I partiti politici hanno avuto bisogno di quattro giorni supplementari, a causa delle difficoltà logistiche incontrate nella trasmissione dei dossier delle candidature, in un paese caratterizzato, tra l’altro, dalla scarsezza dei mezzi di comunicazione, delle telecomunicazioni e dell’energia elettrica. Secondo le informazioni ottenute dalla CENI, sono state presentate circa 13.000 candidature per 715 seggi vacanti. Secondo le prime statistiche, il partito che ha presentato più candidature è il Movimento di Libérazione del Congo (MLC), del leader dell’opposizione Jean-Pierre Bemba, presentandosi in 128 circoscrizioni su 201. È seguito dalla formazione politica di Patrick Bolonya, l’Avveniredel Congo (ACO), alleato con la maggioranza presidenziale. In terza posizione, arriva il PPRD, il partito presidenziale.[9]

 

 

3. IL MESSAGGIO DELLA CENCO: “SALVIAMO IL PROCESSO ELETTORALE”

 

Il 29 giugno, al termine della loro 55ª Assemblea Generale tenutasi a Kinshasa, i vescovi membri della Conferenza Episcopale Nazionale Congolese (CENCO) hanno pubblicato un messaggio rivolto alla nazione congolese:

«Siamo molto preoccupati per le incertezze che circolano. A sei mesi prima delle elezioni presidenziali, legislative nazionali e legislative provinciali, il clima socio-politico rimane teso, la sicurezza turbata, la situazione umanitaria precaria e i diritti umani violati.

Siamo convinti che l’uscita pacifica dalla crisi implichi necessariamente l’organizzazione di buone elezioni. Dobbiamo salvare il processo elettorale.

Avendo pagato con il suo sangue per un’alternanza democratica, il popolo congolese attende, in piedi e con impazienza, lo svolgimento delle elezioni il 23 dicembre 2018 e non oltre.

  1. UNO SGUARDO SUL PROCESSO ELETTORALE

Circa il calendario elettorale, riconosciamo i progressi compiuti per quanto riguarda il processo elettorale, in particolare l’esistenza di un registro elettorale, la parziale attuazione delle misure di rasserenamento del clima politico e un timido rispetto della libertà di organizzare manifestazioni pubbliche.
Tuttavia, anche all’indomani della convocazione dell’elettorato,  questi progressi non sono sufficientemente rassicuranti per quanto riguarda:

Il clima politico

Il fatto che le misure di rasserenamento del clima politico previste nell’Accordo del 31 dicembre 2016 non siano state applicate in modo completo è inspiegabile e inaccettabile. Mantenere in carcere o in esilio delle persone, tra cui alcune emblematiche, per le loro opinioni politiche, non favorirà certo quelle elezioni inclusive e pacifiche che tutti noi vogliamo.

Il registro elettorale

Il registro elettorale è fonte di divisione tra le varie parti implicate nel processo elettorale. A questo proposito, il controllo esterno condotto dall’Organizzazione Internazionale della Francofonia (OIF) ha riscontrato alcune irregolarità, tra cui la mancanza di impronte digitali per il 16,6% degli elettori iscritti (6,7 milioni di persone).

La macchina per votare

Non esiste ancora un consenso sull’utilizzazione o meno della macchina per votare. Alcuni partiti minacciano addirittura di boicottare le elezioni, senza tuttavia valutarne le conseguenze.
L’insicurezza
La persistente e crescente insicurezza è aggravata dalla molteplicità dei gruppi armati.

Paradossalmente, questa situazione contrasta con l’impressionante militarizzazione del paese, soprattutto nel Nord Kivu. Presumibilmente mantenuta volontariamente, questa insicurezza, potrebbe servire come pretesto per non organizzare le elezioni entro le scadenze fissate.

  1. LE ELEZIONI CHE IL POPOLO VUOLE

Per essere credibili, le elezioni dovranno essere conformi alla Costituzione e all’Accordo del 31 dicembre 2016 e capaci  di garantire l’alternanza politica ai vertici della Stato. A questo proposito, vale la pena ricordare che l’Accordo del 31 dicembre 2016, in conformità con la Costituzione (Articolo 70) afferma: “Il Presidente della Repubblica è eletto a suffragio universale diretto per un mandato di cinque anni rinnovabile una sola volta Ne consegue che ogni presidente che ha esaurito il suo secondo mandato presidenziale non può più candidarsi per un terzo mandato” (III.2.1). È il caso dell’attuale Presidente della Repubblica.

È importante sottolineare che, nello spirito dell’accordo, le elezioni credibili e pacifiche sono elezioni inclusive in cui tutte le parti interessate godono di pari opportunità e i cui risultati sono effettivamente espressione della volontà del popolo. Diciamo NO a delle elezioni truccate.

III. RACCOMANDAZIONI

– Al Presidente della Repubblica:

chiediamo di assumere le sue responsabilità dinanzi alla Nazione e di ascoltare le aspirazioni del popolo congolese, garantendo il rispetto della Costituzione e dell’Accordo del 31 dicembre 2016.
– Al popolo congolese:

chiediamo di continuare a esigere elezioni credibili, nel rispetto del calendario elettorale, di non cedere né alla paura, né alla rassegnazione, ancor meno alla violenza, e di resistere ad ogni forma di corruzione delle coscienze e di manipolazioni politiche.

– Ai giovani:

chiediamo di non lasciarsi manipolare da quelli che li incitano alla violenza o ad arruolarsi in gruppi armati o milizie. Il futuro del Paese dipende da loro. È necessario che si preparino ad assumere le proprie responsabilità, per costruire un Congo più bello di prima.

– Ai deputati e senatori:

raccomandiamo di assecondare le aspirazioni del popolo in vista del cambiamento desiderato e di non approvare leggi che non soddisfano il bene comune del popolo congolese.

– Al Governo centrale:

raccomandiamo di fare ogni sforzo possibile per completare l’attuazione delle misure di rasserenamento del clima politico, soprattutto per quanto riguarda la sorte di persone emblematiche, tra cui dei prigionieri e degli esiliati politici, per garantire inclusività e pari opportunità per tutti. È tempo di abrogare quelle disposizioni che, decretate da governatori e sindaci, ostacolano la libertà di poter organizzare delle manifestazioni pubbliche. A lui chiediamo di garantire l’erogazione dei fondi necessari all’attività della Commissione elettorale, al fine di rispettare le scadenze fissate nel calendario elettorale. Spetta a lui proteggere in modo efficace la popolazione e il territorio nazionale, in particolare le frontiere, al fine di avere elezioni pacifiche in tutto il paese.

– Alla Commissione elettorale:

chiediamo di pubblicare quanto prima le liste provvisorie degli elettori, per rassicurare che i sei milioni e settecentomila (6,7 milioni) iscritti senza impronte digitali non siano degli elettori fittizi e di chiarire la questione relativa alla gestione di 1,2 milioni di certificati elettorali eccedenti e inutilizzati. Le chiediamo di accettare la richiesta di un controllo esterno, a livello nazionale e internazionale, della macchina per votare, perché le conclusioni di una tale esperienza indipendente potrebbero aiutare a trovare un consenso. Le ricordiamo che, senza consenso al riguardo, sarebbe prudente attenersi a quanto previsto nel calendario elettorale, cioè l’utilizzazione di schede elettorali e di verbali in formato cartaceo. (vedi nn. 38, 39 e 40).

– Ai politici:

raccomandiamo di impegnarsi in buona fede nel processo elettorale e di evitare qualsiasi estremismo che rischi di far precipitare il paese in una crisi più profonda; di concentrarsi sulla formazione dei membri dei loro partiti; di proporre programmi politici e progetti sociali pertinenti, dando priorità a dibattiti sulle idee proposte; di preparare i loro testimoni presenti nei seggi elettorali e di evitare di manipolare i giovani o di incitarli alla violenza a scopi elettorali.

– Ai membri delle organizzazioni della società civile:

Spetta a loro rimanere vigili e accompagnare la popolazione attraverso attività di educazione civica e elettorale, per aiutarla a discernere e fare una buona scelta.

– Ai membri della comunità internazionale:

chiediamo di continuare a sostenere il processo elettorale e di porre gli interessi superiori del popolo congolese al centro dei negoziati diplomatici».[10]

 

Il 7 luglio, in una sua dichiarazione, il Comitato Laico dei Cattolici (CLC) ha richiamato l’attenzione sulle carenze registrate nell’attuale processo democratico:

– la non applicazione delle misure di rasserenamento del clima politico (liberazione dei prigionieri politici e di opinione, ritorno degli esiliati politici, …) previste nell’Accordo di San Silvestro 2016;

– l’imposizione, da parte della Commissione  elettorale, dell’utilizzazione della macchina per votare, anche senza alcun consenso da parte della classe politica e malgrado non sia prevista né dalla legge elettorale, né dal calendario elettorale;

– un registro elettorale inaffidabile, con oltre sei milioni di persone registrate senza impronte digitali e alcune migliaia di certificati elettorali non utilizzati ma ancora in circolazione, senza essere stati restituiti alla sede centrale;

– una lista contestata dei partiti politici ammessi alla competizione elettorale;

– la strumentalizzazione del sistema giudiziario, della polizia e dei servizi di sicurezza a scopi partigiani;
– l’esclusione dei cittadini congolesi residenti all’estero dalle elezioni presidenziali.

Il CLC prosegue dicendo che, «dato il suo silenzio sulle dichiarazioni di alcuni suoi sostenitori, il presidente Kabila sembra si stia preparando per presentare la sua candidatura per un terzo o quarto mandato presidenziale» e avverte che, «in tal caso, il presidente Kabila avrà violato e tradito pubblicamente il suo giuramento costituzionale».

Il CLC aggiunge che, a partire dal giorno in cui il presidente Kabila osasse presentare la sua candidatura alle prossime elezioni presidenziali, si sentirà costretto ad invitare il popolo congolese a «non riconoscerlo più come Capo legittimo dello Stato» e la comunità internazionale a «non consideralo più come rappresentante legale della Repubblica Democratica del Congo». Inoltre, il CLC si sentirà obbligato a «decretare il mese di agosto come mese di azioni congiunte, tra cui marce pacifiche, sit-in, giornate città morte, scioperi generali e azioni di disobbedienza civile, in tutto il paese , al fine di ottenere le dimissioni del presidente Kabila e del suo governo, diventati veri e propri ostacoli a elezioni credibili, trasparenti e pacifiche».

Il CLC ritiene che «è ancora possibile salvare ciò che può ancora esserlo. E ciò attraverso  l’astensione del presidente Joseph Kabila dal presentare la sua candidatura per un nuovo mandato; la rinuncia immediata e definitiva all’utilizzazione della macchina per votare; l’attuazione delle raccomandazioni dell’OIF relative al registro elettorale; la fine della strumentalizzazione della magistratura, della polizia e dei servizi di sicurezza e la rigorosa applicazione delle misure di rasserenamento del clima politico sancite dall’Accordo di San Silvestro 2016».

«Dato che l’attuale situazione è molto grave e che la pace e la stabilità del paese sono più che mai minacciate, il 9 agosto 2018, il CLC lancia un appello alla partecipazione attiva di tutte le forze vive della nazione alle sue prime grandi azioni che si terranno il 12, il 13 e il 14 agosto 2018, su tutto il territorio della Repubblica, per salvare la democrazia da ogni pericolo e rischio», conclude il CLC.[11]

 

 

4. L’OPPOSIZIONE: NO ALLA MACCHINA PER VOTARE E AL REGISTRO ELETTORALE ATTUALE

 

Il 21 giugno, pochi giorni prima dell’inizio dell’operazione di presentazione delle candidature, il Comitato Nazionale di Supervisione dell’Accordo del 31 dicembre 2016 (CNSA) ha rilasciato una dichiarazione chiaramente deludente sull’applicazione concreta di tale accordo. Riuniti in assemblea plenaria, i membri di questo comitato hanno chiesto al loro presidente di incontrare il Capo dello Stato, per trovare una soluzione adeguata.

Secondo il portavoce del CNSA, Valentin Vangi, «il CNSA constata la mancata organizzazione degli incontri trilaterali tra Governo, Commissione elettorale e CNSA, la mancanza di un consenso politico sull’utilizzazione della macchina per votare, l’esistenza di un 16 % di potenziali elettori registrati senza impronte digitali, la non correzione degli errori constatati sulla lista dei partiti e coalizioni politiche fornite alla Commissione elettorale dal Ministero degli Interni,  la non liberazione di alcuni prigionieri politici amnistiati, l’unilateralità della soluzione apportata alla questione della cauzione pagata per le elezioni legislative provinciali del 2015». Tuttavia, secondo Valentin Vangi, il CNSA spera ancora in delle elezioni credibili e ha incaricato il suo presidente di «incontrare il Capo dello Stato, garante del buon funzionamento delle istituzioni, per trovare una soluzione a tutte queste problematiche».[12]

 

Il 22 giugno, in un’intervista, il segretario generale dell’Unione per la Democrazia e il Progresso Sociale (UDPS), Jean Marc Kabund, ha dichiarato che il suo partito non parteciperà alle elezioni nel caso in cui esse siano organizzate con l’attuale registro elettorale e la macchina per votare, due elementi ritenuti come fonti di proteste post-elettorali. L’UDPS ha perciò chiesto una nuova operazione di controllo esterno del registro elettorale, per poter eliminare il 16% degli elettori registrati senza impronte digitali e ha già dichiarato di non poter accettare i risultati delle prossime elezioni, qualora esse siano organizzate mediante la macchina per votare.[13]

 

Il 23 giugno, “Insieme per il cambiamento” ha organizzato un suo comizio a Lubumbashi (Haut-Katanga). Gabriel Kyungu, coordinatore di questa coalizione elettorale nel Grande Katanga, ha dichiarato che questa manifestazione si è svolta senza incidenti e ha ribadito che “Insieme per il cambiamento” non parteciperà alle elezioni senza il suo candidato alla presidenza, Moïse Katumbi: «Il popolo congolese in generale e i Katanghesi in particolare esigono il ritorno di Moïse Katumbi. Si sa che il potere ha paura di Katumbi, ma Katumbi rimane in ogni caso il nostro piano A e B. Siamo per l’unità dell’opposizione, ma non possiamo partecipare alle elezioni senza Katumbi». Gabriel Kyungu ha aggiunto che “Insieme per il cambiamento” continua a opporsi all’utilizzazione della macchina per votare. Questo comizio di Lubumbashi è il secondo, dopo quello del 9 giugno, organizzato a Kinshasa, in piazza Sainte-Thérèse (Comune di N’djili).[14]

 

Il 23 giugno, la segretaria generale del Movimento di Liberazione del Congo (MLC), la senatrice Eve Bazaiba, ha affermato che il suo partito è pronto a prendere parte alle prossime elezioni, ma chiede di essere maggiormente informato sulla questione della cauzione che i suoi candidati avevano già versato nel 2015, in occasione delle elezioni provinciali che non furono poi organizzate. Assicurando che il suo partito ha già preparato le liste dei suoi candidati, Eve Bazaiba ha dichiarato: «Chiediamo di essere maggiormente informati sulla questione della cauzione, una specie di tassa da versare, perché, nel 2015, l’avevamo pagata per le liste. Oggi, secondo la nuova legge elettorale, dovrebbe essere pagata per ogni singolo candidato e non per la lista di candidati».[15]

 

Il 23 giugno, in un’intervista, Paul Tshilumbu, portavoce dell’Unione per la Democrazia e il Progresso Sociale (UDPS), ha dichiarato che «l’UDPS / Tshisekedi è pronto a presentare agli Uffici di Accettazione e Analisi delle Candidature (BRTC)  le liste dei suoi candidati e a pagare la loro cauzione», in vista della loro partecipazione alle elezioni provinciali. Secondo Paul Tshilumbu, l’UDPS / Tshisekedi ha già proceduto alla selezione dei suoi candidati, sia a livello delle sezioni che delle federazioni provinciali, grazie a una commissione elettorale permanente del partito, creata da Felix Tshisekedi e presieduta da Jacquemin Shabani.[16]

 

Il 24 giugno, il segretario generale dell’Unione per la Democrazia e il Progresso Sociale (UDPS), Jean-Marc Kabund, ha dichiarato che il suo partito non si sentirà direttamente implicato nell’operazione di presentazione delle candidature finché le sue condizioni non siano state  soddisfatte: «Le nostre liste sono già pronte, ma abbiamo posto delle condizioni a monte. La CENI deve chiarire la questione della macchina per votare, nota anche come macchina per imbrogliare, cui ci opponiamo con tutte le nostre forze, e la questione delle irregolarità del registro elettorale, che devono essere assolutamente corrette e risolte». Secondo Jean Marc Kabund, non è possibile partecipare alle elezioni senza dapprima dare una soluzione a questi problemi: «Non parteciperemo alle elezioni se percepiamo dei rischi di brogli elettorali. Joseph Kabila vuole organizzare delle elezioni in cui la sua famiglia politica sia già sicura di vincerle ancor prima che siano organizzate. Da parte nostra, non possiamo accettarlo».[17]

 

Il 25 giugno, in una dichiarazione rilasciata a Kinshasa dal suo presidente Felix Tshisekedi, l’Unione per la Democrazia e il Progresso Sociale (UDPS) ha richiamato l’attenzione del popolo congolese e della comunità internazionale sui “gravi rischi che incombono sul processo elettorale in corso”. Perciò questo partito ha posto sei condizioni prima di partecipare alle elezioni:

  1. la sostituzione immediata del suo delegato alla CENI;
  2. la rinuncia all’utilizzazione della macchina per votare;
  3. l’eliminazione di tutti gli elettori fittizi iscritti nel registro elettorale;
  4. la creazione di una commissione di inchiesta indipendente, per effettuare un controllo sulla gestione dei fondi messi a disposizione della CENI;
  5. il rispetto, da parte della CENI, delle regole e procedure per l’aggiudicazione degli appalti pubblici e la gestione dei fondi pubblici;
  6. L’organizzazione di un controllo esterno (audit), da parte della Corte dei conti, sulla gestione dei fondi destinati alle operazioni elettorali.[18]

 

Il 25 giugno, in un’intervista, il presidente di Impegno per la Cittadinanza e lo Sviluppo (Ecidé), Martin Fayulu, ha accolto con favore la convocazione dell’elettorato da parte della CENI.

Tuttavia, egli ha chiesto l’abbandono dell’utilizzazione della macchina per votare e l’eliminazione degli elettori iscritti nel registro elettorale senza impronte digitali. Secondo Martin Fayulu, l’uso della macchina per votare e il mantenimento del 16,6% degli elettori registrati senza le impronte digitali potrebbero servire per falsificare i risultati elettorali: «Non è possibile andare alle elezioni finché non siano soddisfatte le condizioni di trasparenza. Con i nominativi di elettori fittizi nel registro elettorale e con l’utilizzazione della macchina per votare, non vedo quanto potrebbe essere conveniente partecipare a delle elezioni perse già in partenza».[19]

 

Il 26 giugno, tramite il suo account Twitter, Martin Fayulu, coordinatore della Dinamica dell’Opposizione, ha dichiarato che il suo gruppo politico è pronto a presentare le liste dei suoi candidati alle elezioni legislative provinciali, ma ha posto due condizioni:

  1. L’eliminazione di 9,6 milioni di elettori fittizi dal registro elettorale,
  2. La rinuncia all’utilizzazione della macchina per votare, qualificata come macchina per imbrogliare.
    Ma nel suo twitt, Martin Fayulu non dice nulla su ciò che la sua piattaforma intenda fare nel caso in cui i suoi prerequisiti non siano risolti.[20]

 

Il 7 luglio, in un comunicato stampa, il raggruppamento politico “Unione per il Cambiamento – Dapprima il Popolo (UCPA), guidato da Valentin Mubake, ex collaboratore del compianto Étienne Tshisekedi, ha annunciato di non aver intenzione di partecipare al processo elettorale in corso e di aver deciso di boicottarlo. Motivi: la mancanza di consenso sull’uso della macchina per votare e il 16,6% degli elettori registrati senza impronte digitali. Secondo Valentin Mubake, «l’UCPA constata l’evidente volontà di imporre al popolo congolese la scelta tra un’alternanza truccata e nessuna alternanza. Le due eventualità sono totalmente inaccettabili».[21]

 

Il 9 luglio, Jean-Marc Kabund, segretario generale dell’Unione per la Democrazia e il Progresso Sociale (UDPS), ha proposto un incontro tra le varie forze politiche di opposizione per discutere sulle questioni elettorali del momento: «Con tutti i problemi inerenti al processo elettorale, come quelli relativi al registro elettorale e alla macchina per votare, nulla riesce a rassicura sulla credibilità delle elezioni. Propongo quindi un grande incontro con tutte le forze dell’opposizione, tra cui l’UDPS, il MLC, L’UNC, Insieme per il Cambiamento, la Dinamica dell’Opposizione, … per dire pubblicamente che noi dell’opposizione non possiamo presentare le nostre candidature finché persistono questi problemi». Come alternativa, Kabund insiste su una transizione senza Joseph Kabila.[22]

 

L’11 luglio, il presidente della Commissione elettorale nazionale indipendente (CENI), Corneille Nangaa, ha affermato che il 16,6% degli elettori registrati senza impronte digitali non possono essere eliminati dal registro elettorale. Secondo lui, questi elettori sono stati regolarmente identificati sulla base dei loro documenti di identità e delle loro fotografie, materiale tutto registrato nel database elettorale. Corneille Nangaa ritiene che la questione del 16,6% degli elettori iscritti senza impronte digitali rappresenti una strumentalizzazione politica da parte dell’opposizione. Secondo lui, la possibilità di registrare gli elettori senza le impronte digitali è stata introdotta nelle misure di applicazione della legge di identificazione e di registrazione degli elettori, per permettere agli elettori senza mani, con dita amputate o ferite o con impronte digitali illeggibili, di iscriversi nel registro elettorale.

A proposito della macchina per votare, Corneille Nangaa ha dichiarato che «la Commissione elettorale ha deciso di utilizzare un dispositivo tecnico che consenta la stampa istantanea della scheda elettorale da parte dell’elettore stesso all’interno del seggio elettorale, per rispondere alla sfida dell’organizzazione simultanea, in un solo giorno, di tre elezioni a suffragio universale diretto». Il presidente della Ceni ha sottolineato che «è in conformità con la legislazione congolese sul voto cartaceo che si utilizzerà questo dispositivo tecnico, per sostituire le schede elettorali
prestampate con altre con dimensioni infinitamente più ridotte e facili da maneggiare
». Secondo lui, «questo dispositivo tecnico contribuisce alla semplificazione delle operazioni di voto e di conteggio, senza mettere in discussione la procedura tradizionale del voto mediante scheda elettorale cartacea». Corneille Nangaa ha aggiunto che, «rispetto alle grandissime schede elettorali cartacee utilizzate finora, la macchina per votare consente l’alleggerimento della logistica e un notevole risparmio di tempo nell’attuazione delle varie operazioni di voto».

Infine, Corneille Nangaa ha messo la classe politica di fronte a un dilemma: se si accetta la macchina per votare, le elezioni potranno aver luogo entro la data fissata, cioè il 23 dicembre 2018; o se si rinuncia alla sua utilizzazione, le elezioni dovranno essere rinviate a tempo indeterminato.[23]

 

Il 13 luglio, al termine del Terzo Congresso del Movimento di Liberazione del Congo (MLC), il senatore Jean-Pierre Bemba è stato proclamato candidato per le prossime elezioni presidenziali per conto di questo partito di opposizione. I partecipanti al congresso hanno deciso di rinnovare Jean Pierre Bemba alla presidenza del partito, per un altro mandato di cinque anni. Hanno anche chiesto al partito di proporre agli altri partiti di opposizione il ​​nome di Bemba come unico candidato dell’opposizione. Il Comitato politico del MLC ha anche convalidato 715 candidature per le elezioni legislative provinciali e altre 500 per le legislative nazionali.

Iniziato il 12 luglio, il congresso del MLC si è svolto in assenza del presidente Jean-Pierre Bemba che attualmente risiede a Bruxelles, dopo essere stato assolto dalla Corte Penale Internazionale. Era stato accusato di crimini contro l’umanità e crimini di guerra commessi dalle sue milizie nel 2002 e 2003, nella Repubblica Centrafricana. Attualmente si trova in libertà provvisoria, in attesa della sentenza definitiva di un altro processo cui è sottoposto per manomissione di testimoni. Solo dopo tale sentenza, si potrà sapere se potrà presentare la sua candidatura per le elezioni presidenziali di dicembre prossimo.[24]

 

 

5. LA MAGGIORANZA PRESIDENZIALE: EVENTUALE RICANDIDATURA DI JOSEPH KABILA ALLA PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA

 

Il 7 luglio, in un suo articolo, Ferdinand Kambere Kalumbi, vice segretario permanente del Partito Popolare per la Ricostruzione e lo Sviluppo (PPRD), ha affermato che il presidente Joseph Kabila potrebbe ricandidarsi alle elezioni presidenziali del 23 dicembre, perché la revisione costituzionale del mese di gennaio 2011 avrebbe dato origine a un nuovo regime costituzionale. Pertanto, la sua seconda elezione alla Presidenza della Repubblica, in novembre dello stesso anno, avrebbe dato inizio a un suo primo mandato presidenziale sotto il nuovo regime costituzionale.
Ferdinand Kambere sostiene che, nel 2011, l’articolo 71 della Costituzione è stato modificato per far passare il suffragio universale dalla maggioranza assoluta dei voti espressi a una maggioranza relativa, benché tale articolo fosse sottomesso al principio della immutabilità costituzionale sancito nell’articolo 220.

Secondo lui, «la modifica della costituzione effettuata nel 2011 ha, infatti, influenzato il principio vincolato dall’articolo 220, soprattutto quella dell’articolo 71 della Costituzione, che è una modalità di applicazione, non del numero di turni degli scrutini, come sostengono alcuni, ma della percentuale dei voti espressi sufficienti per coprire “il principio del suffragio universale”».
Ferdinand Kambere precisa che «quando, attraverso un emendamento costituzionale, si tocca una materia che si trova dentro la sfera dell’immutabilità costituzionale (vincolata), si dà origine a una nuova Costituzione».

La sua conclusione è che, «di fronte a questa nuova costituzione, che è entrata in vigore a partire dal 2011, il Presidente della Repubblica Joseph Kabila, in questo caso, ha ancora il diritto, come “candidato indipendente”, di ricandidarsi per un secondo mandato presidenziale, autorizzato dal nuovo regime costituzionale delle elezioni presidenziali, instaurato da questa revisione costituzionale».[25]

 

L’8 luglio, Joseph Kokonyangi, membro della maggioranza presidenziale, ha affermato di non escludere l’eventualità della candidatura di Joseph Kabila alle elezioni presidenziali del 2018: «Joseph Kabila è l’autorità morale del Fronte Comune per il Congo (FCC). Spetta a lui designare il candidato Presidente della Repubblica e noi lo sosterremo al 100%. Se il candidato sarà lui stesso, noi tutti lo appoggeremo». Secondo Christian Mwando, membro della piattaforma “Insieme per il cambiamento”, «è inammissibile parlare ancora della candidatura di Kabila, perché costituirebbe una violazione della Costituzione».[26]

[1] Cf Fonseca Mansianga – Actualité.cd, 21.06.’18

[2] Cf 7sur7.cd, 22.06.’18

[3] Cf Radio Okapi, 23.06.’18; Patrick Maki – Actualité.cd, 23.06.’18; RFI, 24.06.’18

[4] Cf Actualité.cd, 24.06.’18

[5] Cf Jephté Kitsita – 7sur7.cd, 07.07.’18; Actualité.cd, 08.07.’18; RFI, 08.07.’18

[6] Cf Actualité.cd, 09.07.’18

[7] Cf Jephté Kitsita  – 7sur7.cd, 10.07.’18

[8] Cf Jephté Kitsita – 7sur7.cd, 10.07.’18; Radio Okapi, 11.07.’18

[9] Cf RFI, 15.07.’18

[10] Cf http://cenco.org/message-de-la-55emeassemblee-pleniere-de-la-conference-episcopale-nationale-du-congo-cenco/

[11] Cf La Libre / Afrique, 07.07.’18  https://afrique.lalibre.be/21331/rdc-le-clc-lance-un-ultimatum-pour-le-9-aout-a-kabila/

[12] Cf RFI, 22.06.’18

[13] Cf Stanys Bujakera Tshiamala – Actualité.cd, 22.06.’18

[14] Cf Stanys Bujakera Tshiamala – Actualité.cd, 23.06.’18

[15] Cf Radio Okapi, 24.06.’18

[16] Cf Radio Okapi, 24.06.’18

[17] Cf Jephté Kitsita – 7sur7.cd, 24.06.’18

[18] Cf Jeff Kaleb Hobiang – 7sur7.cd, 25.06.’18

[19] Cf Will Cleas Nlemvo – Actualité.cd, 25.06.’18

[20] Cf 7sur7.cd, 26.06.’18

[21] Cf Jephté Kitsita – 7sur7.cd, 10.07.’18

[22] Cf Stanys Bujakera Tshiamala – Actualité.cd, 09.07.’18

[23] Cf Radio Okapi, 11.07.’18; Jephté Kitsita – 7sur7.cd, 12.07.’18; Eric Wemba – Le Phare – Kinshasa, 12.07.’18

[24] Cf Radio Okapi, 13.07.’18

[25] Cf Forum des As – Kinshasa, 11.07.’18   http://www.forumdesas.org/spip.php?article16314

[26] Cf Mediacongo.net, 09.07.’18