Congo Attualità n.284

INDICE

EDITORIALE: MASSACRI DI BENI – VERSO L’IDENTIFICAZIONE DEI VERI RESPONSABILI

  1. I MASSACRI DI BENI (NORD KIVU)

  2. La Società Civile del Nord Kivu contro i massacri di Beni

  3. Il messaggio dell’Assemblea Episcopale Provinciale di Bukavu (ASSEPB)

  4. Le rivelazioni dell’ultimo rapporto del Gruppo degli esperti dell’Onu per la RDCongo

  5. Strani movimenti di popolazioni ruandofone verso l’Ituri

  6. L’operazione “Usalama” contro le ADF

  7. LE FORZE DEMOCRATICHE PER LA LIBERAZIONE DEL RUANDA (FDLR)

  8. Le FDLR uccidono e saccheggiano

  9. Tensione a Buleusa

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1. I MASSACRI DI BENI (NORD KIVU)

a. La Società Civile del Nord Kivu contro i massacri di Beni

Il 14 maggio, le coordinazioni della società civile di Beni, Butembo e Lubero del Nord Kivu hanno pubblicato una lettera aperta al Capo dello Stato, Joseph Kabila, a proposito dei massacri di civili perpetrati in questa provincia. Nella lettera, la società civile ha elencato una serie di dati che dimostrano la drammaticità della situazione:

– Più di 1.116 persone brutalmente uccise tra ottobre 2014 e maggio 2016, una media di 60 al mese e di 2 al giorno;

– Più di 1.470 persone sequestrate e dichiarate disperse;

– Più di 1.750 case incendiate, a volte con persone dentro;

– Almeno 13 centri sanitari incendiati, a volte con pazienti e personale infermieristico dentro;

– Più di 27 scuole distrutte, altre abbandonate, altre ancora occupate da degli sfollati, da familiari di militari o da gruppi armati;

– Diversi villaggi interamente occupati da gruppi armati;

– Molte donne e bambini violentati;

– Più di 34.297 famiglie costrette a fuggire dai loro villaggi;

– Molti bambini impossibilitati di frequentare le scuole;

– Incursioni di gruppi armati che, provenienti dall’estero, entrano in territorio congolese attraverso la zona di Bashu e i settori di Rwenzori e di Beni-Mbau per il territorio di BENI e attraverso la zona dei Batangi, per il territorio di Lubero;

– Saccheggio sistematico delle risorse naturali e dei beni di proprietà della popolazione;

– Spostamenti collettivi e sospetti di popolazioni mono-etniche e monolingue, di origine indeterminata e con un piano di occupazione delle terre e di balcanizzazione del territorio;

– Collusione tra alcuni comandanti e militari delle FARDC con certe forze negative e con alcuni disertori contro cui dovrebbero invece combattere.

La Società civile teme che la popolazione di Beni e di Lubero sia destinata all’estinzione e che questa parte del Paese venga occupata da certe popolazioni di origine sconosciuta, aprendo la porta all’effettiva balcanizzazione del Paese. Pertanto, essa raccomanda

* Al Presidente della Repubblica di:

  1. spostare lo Stato Maggiore Generale delle Forze Armate della RDC (FARDC) da Kinshasa nel Nord Kivu, per potere monitorare la situazione più da vicino;
  2. vietare ai militari la pratica del commercio e dello sfruttamento delle risorse naturali;
  3. esigere che l’amministrazione cessi di accusare la popolazione locale e si assumi le sue responsabilità, identificando e perseguendo i veri autori delle violenze.

* Al Governo Centrale di:

  1. sostituire tutte le unità militari composte da membri dell’ex-CNDP, dell’ex-M23 e di altri movimenti politico-militari ancora attivi nel Nord Kivu a partire dal 1998 e che, attualmente, partecipano alle operazioni militari Sokola 1 e Usalama;
  2. accelerare l’operazione di rimpatrio, in Ruanda, dei membri delle FDLR e dei loro familiari;
  3. assicurare il monitoraggio dei membri dell’ex-M23 fuggiti in Uganda e in Ruanda;
  4. cessare di usare un linguaggio ambiguo che fa regolarmente riferimento a “presunti membri delle ADF / NALU” e pronunciarsi chiaramente sulla vera identità degli autori dei massacri.

* Al Governatore e al Governo provinciale del Nord Kivu di:

  1. spiegare alla popolazione locale l’origine e le cause degli spostamenti collettivi di popolazioni ruandofone, tanto più che i massacri avvengono proprio quando esse arrivano nelle zone colpite.

* Alla comunità internazionale di:

  1. avviare un’inchiesta internazionale e indipendente, per identificare e processare gli autori dei massacri;
    2. dichiarare come crimini di genocidio i massacri perpetrati nei territori di Beni e di Lubero;
  2. fare una valutazione delle azioni intraprese dalla Monusco e dalla Brigata di intervento e pubblicare il rapporto di valutazione;
  3. avviare un’operazione militare internazionale, tipo Artemis, per porre fine a questi massacri;
  4. esigere che il Ruanda e l’Uganda cessino ogni forma di sostegno ai genocidari attivi nei territori di Beni e di Lubero.

Il 18 maggio, la società civile del Nord Kivu ha indetto tre giorni di “città morte” nei territori di Beni, Butembo e Lubero. Secondo il suo comunicato stampa del 16 maggio, è un modo, per la popolazione di questa provincia, di onorare la memoria delle oltre mille vittime dei massacri commessi negli ultimi due anni. Inoltre, la società civile del Nord Kivu ha chiesto alle popolazioni dei territori di Beni e di Lubero di non pagare tasse e imposte, “finché non sia ristabilita la pace”. La Società civile vuole, in questo modo, fare pressione sul governo, affinché ristabilisca l’autorità dello Stato e assicuri la sicurezza in questi territori.[1]

L’1 e il 2 giugno, Floribert Anzuluni e Paul Nsapu, membri del coordinamento della piattaforma Fronte cittadino 2016, accompagnati da Carrie Comer, rappresentante permanente della Federazione Internazionale per i Diritti Umani (FIDH), si sono recati all’Aia, per un incontro con Fatou Bensouda, procuratore presso la Corte Penale Internazionale (CPI) e la sua equipe di collaboratori. Obiettivo: sensibilizzarli sui massacri di Beni, nel nord-est della RDCongo.

Per il Fronte cittadino 2016, «è ormai chiaro che vi è una parte dell’alto comando militare dell’esercito congolese che sarebbe implicata nei massacri di Beni». «È ciò che spiega il silenzio delle istituzioni giudiziarie e politiche congolesi», ha precisato Floribert Anzuluni, chiedendo alla CPI di aprire un’inchiesta, conformemente con lo Statuto di Roma.

D’altra parte, il coordinatore del Fronte cittadino 2016 sottolinea che «il generale Mundos, ex comandante della zona operativa di Beni, citato sia nel rapporto del Gruppo di Studi sul Congo (GEC) di Jason Stearns sia nei rapporti del gruppo degli esperti dell’Onu, non è mai stato perseguito dalla giustizia congolese».[2]

Il 6 giugno, nel corso di una conferenza stampa a Kinshasa, Corneille Mulumba, coordinatore del Raggruppamento dei Pionieri dell’UDPS, ha affermato che «ciò che sta accado a Beni fa parte di un piano minuziosamente preparato. Tutto sembra programmato per separare l’est dal nostro paese. Per capirne il motivo, basta pensare a ciò che si trova nel sottosuolo di questa parte del territorio nazionale (petrolio, gas, coltan e altri minerali rari), le cui riserve ammontano a diversi miliardi di dollari. Questo spiega l’accanimento delle multinazionali, delle grandi potenze e dei loro subappaltatori che sono il Ruanda e l’Uganda. Il sovraffollamento della regione è solo un pretesto e gli spostamenti di popolazioni sono il modo per portare a termine il progetto. L’obiettivo è far fuggire le popolazioni locali per insediarne altre provenienti dal Ruanda e dall’Uganda».

Secondo i Pionieri dell’UDPS, «il piano dei mandatari dei massacri può essere così riassunto:

  1. dichiarare il Grande Nord come “zona neutra”, al fine di “proteggere” i cosiddetti “rifugiati reinsediati”, cioè quelle popolazioni di cui il governo congolese non riesce ad assicurare la sicurezza;
    2. proclamare la “autonomia” di quella zona, come è avvenuto per il Kosovo;
  2. proclamarne infine l’indipendenza.

Per contrastare questo piano malvagio, il governo congolese dovrebbe prendere urgentemente alcune misure straordinarie:

  1. dichiarare lo stato di emergenza su tutto il territorio del Grande Nord;
  2. dispiegare un numero sufficiente di soldati ben equipaggiati in ogni villaggio del Grande Nord e questo fino a dopo le elezioni».[3]

b. Il messaggio dell’Assemblea Episcopale Provinciale di Bukavu (ASSEPB)

Il 29 maggio, in un messaggio pubblicato da Kindu, i Vescovi della Provincia Ecclesiastica di Bukavu hanno ribadito ciò che avevano scritto l’anno scorso: «Ogni giorno gli assassini inventano e attuano pratiche sempre più crudeli. I numerosi gruppi armati si danno al saccheggio e continuano a comportarsi come pericolosi nemici di un popolo abbandonato a se stesso. Come in una giungla, i criminali incendiano i villaggi senza essere perseguiti dalla giustizia, provocando la fuga della popolazione verso le città, dove sono destinati a morire di fame e di miseria. I criminali uccidono brutalmente con machete, coltelli e asce; alcune delle loro vittime sono state ritrovate con la gola tagliata, molti bambini sono stati ricuperati con le braccia mutilate, delle donne incinte sono state sventrate e famiglie intere sono state decimate. Si tratta di veri e propri atti di genocidio, di crimini di guerra e di crimini contro l’umanità».

I Vescovi hanno deplorato «l’indifferenza delle autorità pubbliche e il disinteressamento del governo, di fronte al problema dell’alienazione delle terre comunitarie, sia attraverso l’occupazione anarchica, sia attraverso oscuri contratti firmati da rappresentanti dello Stato con grandi società agro-alimentari, sia attraverso la creazione di aree protette decise unilateralmente, privando le popolazioni locali di uno spazio vitale e senza offrire loro alcun indennizzo».

Inoltre, secondo i Vescovi, «di fronte alle incursioni di popolazioni armate che distruggono intere comunità congolesi, per occupare le loro terre, lo Stato non fa nulla. Le più alte autorità nazionali  rimangono in silenzio di fronte agli innumerevoli massacri, mentre in altre nazioni degne di questo nome, l’attentato alla vita anche di un solo loro cittadino sconvolge la vita dell’intera nazione e mobilita tutte le autorità politiche. Anche gli organismi internazionali, rappresentati dalla Monusco, mantengono il più assoluto silenzio. Le popolazioni che vivono in questa situazione di totale insicurezza si chiedono se il loro calvario non sia la conseguenza di una logica e di un’ideologia di spopolamento e ripopolamento messe in atto nell’ambito di una subdola dinamica di balcanizzazione del Paese».

Infine, i Vescovi chiedono alla comunità internazionale di «agire realmente per la stabilità del paese. Sarebbe ora che i politici delle grandi nazioni del mondo riconoscano a tutti i popoli il diritto di vivere in pace e in libertà. La Comunità internazionale deve cessare di inventare e alimentare, per mezzo di gruppi armati locali, certe funeste manovre di smembramento e di ricomposizione di intere regioni, secondo i suoi particolari interessi, a costo di inauditi sacrifici umani. I loro cittadini possono dormire in pace, mentre tante comunità di intere regioni sono decimate o condannate all’esilio, come nella regione dei Grandi Laghi d’Africa. Che la riforma delle Nazioni Unite non si limiti alle dispute sul diritto di veto, ma si concentri soprattutto sulle questioni dei diritti fondamentali dei popoli di disporre di pari opportunità».

c. Le rivelazioni dell’ultimo rapporto del Gruppo degli esperti dell’Onu per la RDCongo

Il gruppo di esperti delle Nazioni Unite per la Repubblica Democratica del Congo ha presentato al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite un suo ultimo rapporto ancora non pubblicato.

– Secondo gli esperti delle Nazioni Unite, diversi gruppi sarebbero implicati nella perpetrazione dei massacri commessi a Beni, nel Nord Kivu, tra cui “un gruppo di lingua Kinyarwanda arrivato dall’Uganda e dal territorio [congolese] di Rutshuru”.

Soprattutto, il gruppo degli esperti ha messo in causa dei membri delle Forze Armate della Repubblica Democratica del Congo (FARDC) per la loro presunta implicazione nei massacri di Beni, attraverso il loro appoggio ai responsabili di questi crimini. Secondo il gruppo degli esperti, «alcuni ufficiali delle FARDC sarebbero implicati nel reclutamento e nell’armamento di gruppi armati coinvolti nei massacri di civili».

Secondo il rapporto, il generale Muhindo Akili Mundos ha reclutato, finanziato e armato dei membri delle ADF quando, tra agosto 2014 e giugno 2015, era al comando dell’operazione Sukola (“pulizia” in Lingala) condotta contro le stesse ADF.

«Il gruppo è a conoscenza di otto persone che, nel 2014, sono state contattate dal generale Mundos, proponendo loro di partecipare alla realizzazione di uccisioni», scrivono gli esperti delle Nazioni Unite nel loro rapporto.

Tre membri delle ADF-Mwalika, un gruppo dissidente delle ADF, hanno dichiarato agli esperti che, ancor prima dell’inizio dei massacri, Mundos aveva già convinto alcuni del gruppo ad integrare nuove reclute. Il rapporto sottolinea che, «secondo loro, il generale Mundos ha finanziato questo gruppo e gli ha fornito armi, munizioni e uniformi delle FARDC… Anche se non è chiaro se essi conoscessero l’obiettivo iniziale, questi tre membri delle ADF-Mwalika hanno tuttavia ricevuto l’ordine di uccidere».

Interrogato, Muhindo Akili Mundos ha respinto le accuse portate contro di lui e ha dichiarato che i massacri sono continuati anche dopo la sua partenza, nel mese di giugno 2015, dalla direzione delle operazioni. Il nome dello stesso generale era già stato citato anche tra i sospettati dell’assassinio del defunto Colonnello Mamadou Ndala Moustapha, un ufficiale delle FARDC che, dopo aver combattuto contro il M23 / RDF, era stato ucciso in un agguato, proprio a Beni, all’inizio di una sua nuova missione contro le ADF.

Il rapporto delle Nazioni Unite ha evidenziato anche dei legami esistenti tra altri ufficiali dell’esercito congolese e le ADF. Ad esempio, anche il colonnello Katachandjo Hangi è accusato d’aver fornito alle ADF «munizioni, uniformi, razioni alimentari e informazioni sulle posizioni delle FARDC». Secondo alcuni ex-ADF, degli ufficiali delle FARDC fanno pressione per fare liberare i combattenti ADF arrestati.[4]

d. Strani movimenti di popolazioni ruandofone verso l’Ituri

Per quanto riguarda la situazione di insicurezza a Beni, la Nuova iniziativa per il Congo, una piattaforma dell’opposizione guidata dal senatore Florentin Mokonda Bonza, ha dichiarato di non credere all’ipotesi terrorista avanzata dal governo. Egli ha invece chiesto la mobilitazione di tutti i Congolesi per far fronte alla “minaccia di occupazione delle terre“. «Il vero problema del Kivu è che c’è chi vuol incutere la paura tra la popolazione […], affinché abbandoni [le sue terre] e altri vengano ad occuparle. In Ituri, oggi arrivano delle popolazioni che non si sa da dove provengono», ha affermato Forentin Mokonda Bonza, evocando «degli spostamenti di popolazioni che, partendo dai paesi vicini, arrivano nel nostro paese». «Vogliono occupare il Kivu, per motivi che non sono ufficialmente noti. Ma il problema è serio. Non bisogna minimizzarlo. Non lo si può far passare come semplice terrorismo. Il popolo congolese deve svegliarsi e una volta per tutte. In caso contrario, perdiamo questa parte del nostro Paese», ha concluso Mokonda Bonza, senza fornire ulteriori dettagli.[5]

Il 27 maggio, in seguito a una mozione del deputato provinciale Jaribu Muliwavyo, la plenaria dell’Assemblea Provinciale del Nord Kivu ha raccomandato al governatore Julien Paluku Kahongya di sospendere gli spostamenti di persone provenienti da certe zone della provincia del Nord Kivu e dirette verso il territorio di Beni. Il deputato di Beni ha proposto l’identificazione di quelle popolazioni “sconosciute” che si trasferiscono nella provincia di Ituri passando attraverso il territorio di Beni, dove si stanno commettendo dei massacri attribuiti ai ribelli ugandesi ADF-Nalu. Secondo diverse fonti, queste popolazioni proverrebbero soprattutto dai territori di Masisi e di Walikale, situati nella zona occidentale della provincia del Nord Kivu. Il deputato Jaribu Muliwavyo ha addirittura parlato di certe popolazioni che proverrebbero dal Ruanda e dall’Uganda.[6]

Il 28 maggio, il governatore del Nord Kivu, Julien Paluku Kahongya, ha deciso di sospendere tutti gli spostamenti di popolazioni considerati sospetti nel Nord Kivu. «Vista la risoluzione del comitato provinciale di sicurezza, vi chiedo di prendere immediatamente tutte le misure necessarie, per sospendere i movimenti sospetti di persone nelle vostre rispettive entità», ha indicato l’autorità provinciale in una nota circolare indirizzata ai sindaci, amministratori territoriali, borgomastri e capi di settore.[7]

e. L’operazione “Usalama” contro le ADF

Il 14 maggio, le Forze Armate della RDCongo hanno lanciato una nuova operazione militare denominata “Usalama” [Sicurezza in francese] contro i miliziani delle ADF, in territorio di Beni, nel Nord Kivu. Secondo il tenente Mak Hazukay, portavoce militare del settore operativo del gran Nord e dell’operazioni Sokola 1, questa operazione militare è appoggiata dalla Monusco.
Il suo obiettivo è di sradicare completamente le ADF e garantire la sicurezza della popolazione del territorio Beni. Essa è un’operazione puntuale e completa l’operazione “Sokola 1” (far pulizia, in francese), lanciata nel mese di gennaio 2014 per combattere le ADF.[8]

Il 18 maggio, il portavoce ad interim della Monusco, Charles Bambara, ha dichiarato che «le truppe della Monusco affiancano i soldati congolesi per appoggiarli nell’azione di riconquista delle postazioni ADF in questa parte del Grande Nord» . Charles Bambara ha aggiunto che le forze della Monusco stanno bombardando le posizioni delle ADF, a Beni nel Nord Kivu, con elicotteri d’attacco, in appoggio all’artiglieria delle FARDC.[9]

Il 19 maggio, il tenente Mak Hazukay, portavoce dell’operazione Sokola 1, ha affermato che, «dopo sette giorni di combattimenti, le FARDC sono riuscite a neutralizzare 15 membri delle ADF e a catturarne due, tra cui un bambino di cinque anni». Sottolineando che «i combattimenti si svolgono in foresta» e lontano dalle zone urbane per non mettere in pericolo la popolazione civile, egli ha aggiunto che le FARDC hanno sequestrato cinque armi AK-47, due lanciarazzi, delle munizioni e distrutto un centinaio di case dei ribelli. Il tenente Mak Hazukay ha fatto notare che anche 9 soldati dell’esercito congolese sono rimasti uccisi e altri 10 feriti.[10]

Il 30 maggio, verso le 13h30, dei membri delle ADF hanno teso un’imboscata a tre insegnanti dell’Istituto Lughendo di Eringeti, mentre ritornavano da Oïcha (capoluogo del territorio di Beni), dove si erano recati per ritirare il loro salario dalla Banca (TMB). I tre insegnanti viaggiavano a bordo di una moto. Nell’imboscata, due insegnanti sono rimasti uccisi e uno gravemente ferito.

Quest’ultimo è stato ricoverato presso l’ospedale generale di Oïcha. Alcuni militari dell’esercito sono intervenuti e gli scontri con le ADF sono continuati fino a sera. Durante questi scontri, le ADF hanno ucciso una donna, membro della famiglia di un militare dell’esercito. Questo agguato è avvenuto due giorni dopo gli attacchi delle ADF contro posizioni dell’esercito a Kokola, Opira e Tungudu, attacchi respinti dalle forze dell’esercito regolare congolese.[11]

Il 13 giugno, le FARDC si sono scontrate con presunti ribelli ugandesi delle ADF a sud di Erengeti nel settore Beni Mbau, a nord di Beni. È verso le 6h00 del mattino che, tra Kokola e Parking, una pattuglia dell’esercito si è trovata di fronte a dei ribelli identificati come appartenenti alle ADF. Durante i combattimenti, sei combattenti ADF sono stati uccisi e altri due catturati. Sono state ricuperate cinque armi AK 47 armi e delle munizioni. Dal lato delle FARDC, è rimasto ucciso un soldato e altri due sono rimasti feriti gravemente. Secondo il portavoce dell’operazione Sokola 2, il tenente Mak Azukay, le FARDC stanno attualmente consolidando le loro posizioni nella zona sud di Erengeti.[12]

2. LE FORZE DEMOCRATICHE PER LA LIBERAZIONE DEL RUANDA (FDLR)

a. Le FDLR uccidono e saccheggiano

Il 16 maggio, il Centro Studi per la Promozione della Pace, della Democrazia e dei Diritti Umani (CEPADHO) ha affermato che, nei raggruppamenti di Mutanda e Kihondo, nel Nord Kivu, le FDLR continuano ad uccidere persone e a saccheggiare i beni degli abitanti locali.
Secondo il Cepadho, le FDLR sarebbero gli autori di diversi casi di saccheggi e di furti avvenuti nelle località di Kikuku e Bwalanda. Nella notte del 10 maggio, un uomo è stato ucciso dai ribelli, alla presenza della sua famiglia. In questa situazione di insicurezza, alcuni abitanti non possono più andare a lavorare nei loro campi.[13]

Il 28 maggio, durante la notte, cinque persone sono state uccise e un altra ferita in un attacco delle FDLR contro una postazione dell’esercito a Katwa, nel territorio di Nyirongongo (Nord Kivu). L’attacco è avvenuto verso le 22h00. Gli scontri sono durati quasi un’ora. Due militari e tre loro familiari sono rimasti uccisi. Un giovane che vive vicino al campo militare è rimasto gravemente ferito. Dopo l’attacco, i ribelli ruandesi avrebbero portato via 10 capre e le cose saccheggiate in cinque case.[14]

Il 30 maggio, i miliziani della coalizione Nyatura-APCLS si sono stabiliti a Kahira, nel raggruppamento di Bashali-Mokoto, dopo che le FARDC si siano ritirate da questa località, situata a più di 100 km a nord-ovest di Goma (Nord Kivu). Molti abitanti della zona sono fuggiti, verso villaggi relativamente più sicuri.[15]

Secondo la società civile locale, quando i militari dell’esercito attaccano i gruppi armati, li costringono ad allontanarsi dalle zone occupate, ma poi non restano sul posto per consolidare la loro presenza. Il che permette alle milizie e agli altri gruppi armati di ritornare e di rioccupare quella zona da cui erano stati allontanati, ha affermato il presidente della società civile di Bashali-Mokoto, Laurent Kamundu.[16]

Il vice amministratore del territorio di Masisi (Nord Kivu), Sukisa Ndayambaje, ha chiesto il ritorno dei militari delle FARDC in certe località del raggruppamento di Bashali-Mokoto che una coalizione di miliziani Nyatura, APCLS e FDLR hanno rioccupato in assenza dei soldati dell’esercito regolare. Si tratta delle località di Kirumbu, Mpati Kibarizo, Kivuye. Secondo il vice amministratore del territorio di Masisi, molti abitanti hanno abbandonato la zona. Quelli che hanno avuto il coraggio di rimanere, sono vittime degli abusi di questi combattenti. Devono pagare una tassa di 1000 franchi congolesi (1 $) per famiglia e non possono più andare a lavorare nei loro campi.
Da parte sua, il portavoce dell’operazione Sokola 2, il capitano William Djike Kaiko, ha affermato che non c’è stato alcun ritiro delle FARDC. Egli ha sottolineato che parte dei militari dispiegati nel raggruppamento di Bashali-Mokoto sono stati mandati a rafforzare un’altra posizione delle FARDC a Mwesso e a Bukombo. Il capitano Djike Kaiko ha assicurato che questi militari stanno già  ritornando nelle loro precedenti postazioni.[17]

Il 9 giugno, verso le 16h00, a Kyasenda, a 5 km da Kibirizi, nel territorio di Rutshuru, i Mai-Mai Mazembe hanno ucciso un Hutu, mentre stava lavorando nel suo campo, scambiandolo per un membro delle FDLR.

Il 10 giugno, nella stessa zona, 3 Nande e 1 Hunde sono stati uccisi dalle FDLR mentre stavano lavorando nei loro campi. Ciò è avvenuto verso le 9h00 del mattino quando i ribelli ruandesi stavano effettuando una missione di pattugliamento della zona.

Infatti, nel corso della settimana precedente, nella zona di Bwito (territorio di Rutshuru) le FDLR si erano scontrate con i Mai-Mai dell’Unione dei Patrioti per la Difesa degli Innocenti (UPDI), denominati anche Mai-Mai Mazembe, provenienti dal Sud -Lubero. I Mai-Mai Mazembe affermano di essere venuti per difendere i membri delle comunità Nande e Hunde dagli attacchi effettuati contro di loro dalle FDLR, nel raggruppamento di Mutanda. Provenienti da Tama e da Itala, nel sud Lubero, questi Mai-Mai si sono installati a Kyasenda, nel raggruppamento di Mutanda, zona di Bwito, del territorio di Rutshuru. Il che provoca degli scontri con le FDLR che considerano questa zona come loro. Quello che preoccupa è il fatto che ogni gruppo armato considera come nemici i civili che parlano la lingua del gruppo avversario. Se i Mai-Mai considerano i civili hutu come dei membri delle FDLR, da parte loro le FDLR considerano i Nande e gli Hunde come dei miliziani Mai-Mai.[18]

Il 18 giugno, il capo della località di Katwe, nel raggruppamento di Mutanda, del territorio di Rutshuru, è stato ucciso verso le 19h00, nella sua casa di Village Kyaghala, presumibilmente da membri dei Nyatura, una milizia hutu alleata delle FDLR. Essendo il capo di questa località un Hunde, il suo assassinio rischia di esacerbare la tensione tra le comunità Hutu e Hunde in questa entità.[19]

Il 19 giugno, sei civili sono stati sequestrati nel territorio di Rutshuru. Essi erano a bordo di un camion, marca FUSO proveniente da Kibirizi e diretto verso Butembo. Si tratta del proprietario del veicolo, dei due autisti e di 3 passeggeri a bordo. Il loro veicolo è stato intercettato dai sequestratori sul tratto stradale tra Kibirizi e Rwindi, nel raggruppamento di Mutanda, nella zona di Bwito. Gli autori del sequestro sarebbero dei ribelli ruandesi delle FDLR che starebbero scappando da Kyasenda per raggiungere la loro base di Kahumiro. Per quanto riguarda i sequestrati, sono tutti membri della comunità Nande che le FDLR considerano come miliziani Mai-Mai.[20]

b. Tensione a Buleusa

Nel Nord Kivu, dall’inizio dell’anno, sono stati chiusi sette campi di accoglienza per gli sfollati e, per almeno sei di essi, il motivo è sempre stato lo stesso. Le popolazioni locali accusano gli sfollati hutu di essere complici delle FDLR, ribelli hutu ruandesi. Secondo uno dei leader della comunità hutu congolese del Nord Kivu, questa assimilazione Hutu – FDLR è pericolosa e infondata. «In questi campi di accoglienza sono state ritrovate delle armi ed è indiscutibile», sostengono le autorità locali, assicurando che alcuni di questi sfollati hutu congolesi sarebbero dei familiari di miliziani delle FDLR e, quindi, degli Hutu ruandesi, non congolesi.[21]

Dallo scorso mese di aprile, decine di famiglie arrivano ogni giorno a Buleusa, località situata tra il territorio di Walikale e il sud Lubero (Nord Kivu). Secondo le autorità tradizionali locali, questi sfollati provengono dal territorio di Rutshuru e dalle località di Mwesso, Kashuga, Kitshanga e Kalembe del territorio di Masisi. Ma il vice amministratore di Walikale indica che, secondo informazioni in suo possesso, queste persone provengono dai vari campi di accoglienza del Nord Kivu, recentemente smantellati per decisione dell’autorità provinciale.

Questa ondata di arrivi preoccupa gli abitanti di Buleusa e sta già causando forti tensioni tra la popolazione locale e gli sfollati, poiché questi ultimi rubano i prodotti agricoli dei campi degli agricoltori locali. Gli abitanti di Buleusa dicono di temere che questi movimenti di popolazioni favoriscano l’infiltrazione delle FDLR nella regione, benché ne fossero stati cacciati dalle milizie Mai-Mai, nel mese di novembre 2015.[22]

Nella notte tra il 12 e il 13 giugno, un grande panico si è diffuso tra gli abitanti di Buleusa, una località del raggruppamento di Ikobo e situata tra i territori di Lubero e di Walikale. Un gruppo di presunti ribelli FDLR armati sono stati avvistati nei pressi del villaggio. In preda al panico, la maggior parte degli abitanti sono fuggiti verso la foresta, altri verso Lubero, Kanyabayonga e Miriki. Secondo varie fonti, questo panico è la conseguenza di diversi incidenti di insicurezza provocati da dei ribelli delle FDLR che si nasconderebbero nel campo degli sfollati di Buleusa e che commetterebbero gravi vessazioni e numerosi soprusi, tra cui uccisioni e saccheggi, contro le popolazioni locali.[23]

Il 13 giugno, sei persone sono state uccise e tre ferite a Buleusa, località situata a circa 140 km a nord di Goma. Di etnia Nande, il capo del villaggio, Joseph Kamuha, ha precisato che alcuni uomini della sua comunità, insieme a degli Hunde, avevano attaccato degli Hutu sospettati di avere sequestrato uno della loro comunità. Un campo degli sfollati, che ospitava circa 1.000 persone, è stato incendiato e tutte le persone che vi abitavano si sono rifugiate presso l’accampamento delle FARDC. Dall’inizio dell’anno, decine di persone sono state uccise in questa zona, nel corso dei frequenti scontri tra Nande e Hutu. Secondo fonti locali, i capi Nande della regione si oppongono al ritorno degli sfollati congolesi hutu, accusati di essere complici dei ribelli hutu ruandesi delle Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda (FDLR). A Buleusa, i Nande e gli Hunde si reputano come popolazioni autoctone e considerano gli Hutu, ruandofoni, come degli “stranieri”, dei “ruandesi”.[24]

Il 14 giugno, l’Assemblea Nazionale ha chiesto al Governo di neutralizzare, il prima possibile, tutti i gruppi armati, tra cui le ADF, le FDLR e i Mayi-Mayi, ancora attivi nell’est del paese. Dopo diverse sessioni a porte chiuse, i deputati hanno formulato alcune raccomandazioni per risolvere la questione dell’insicurezza. Essi hanno chiesto un’inchiesta nazionale e internazionale, per identificare gli autori dei massacri commessi nel territorio di Beni, nel Nord Kivu, hanno proposto l’applicazione di un sistema tracciabilità nella catena di produzione e di commercializzazione delle risorse naturali, fonti della maggior parte dei conflitti nell’est del Paese e hanno raccomandato di identificare i rifugiati presenti nei campi di accoglienza, di precisare la loro provenienza e di favorire il loro ritorno nei loro territori di origine.[25]

Il 15 giugno, dei rappresentanti del governo, dell’Assemblea Provinciale del Nord Kivu e della Monusco si sono recati a Buleusa. In questi ultimi giorni, questa località è teatro di tensioni comunitarie conseguenti a un conflitto tra le popolazioni autoctone e gli sfollati recentemente arrivati. Tra i due gruppi c’è una grande tensione, provocata da un continuo afflusso di popolazioni sfollate provenienti dai diversi campi smantellati del Nord Kivu. Gli abitanti di Buleusa temono che questi spostamenti di popolazione favoriscano l’infiltrazione dei ribelli delle FDLR nella loro zona.[26]

Il 16 giugno, a Buleusa, sono scoppiati degli scontri tra una milizia denominata Nduma Defense of Congo-Rinnovato (NDC-R) da un lato e l’esercito congolese e la brigata d’intervento della Monusco dall’altro. Il bilancio degli scontri è di almeno sette miliziani uccisi e di decine di feriti.
I miliziani NDC-R avrebbe aperto il fuoco contro i soldati congolesi e i caschi blu sudafricani, per impedire una distribuzione di cibo agli sfollati. Gli stessi miliziani erano già stati accusati di aver incendiato, all’inizio della settimana, uno dei campi di accoglienza degli sfollati, da loro considerati come dei complici dei ribelli hutu ruandesi delle FDLR.

Secondo la Missione delle Nazioni Unite nella RDC (Monusco), il NDC- R è guidato da un certo Guidon, è composto di circa 300 – 500 membri e ha la sua sede principale a Irameso, nel territorio di Walikale. Il NDC-R è nato nel luglio 2014. In precedenza, Guidon era il vice di un altro capo ribelle influente, Sheka, ma ha deciso di creare il suo proprio gruppo. In una nota di quel tempo, che gli esperti delle Nazioni Unite hanno potuto ottenere, Guidon accusava Sheka di essersi sbagliato di nemico, combattendo contro l’esercito congolese (FARDC) e non contro i ribelli delle Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda (FDLR). Egli ha quindi voluto fare della lotta contro i ribelli hutu ruandesi una priorità, con l’obiettivo finale di essere poi integrato nell’esercito congolese. Secondo varie testimonianze raccolte dagli esperti dell’Onu, Guidon e i suoi uomini “collaborerebbero con alcuni ufficiali delle FARDC, per combattere contro i ribelli hutu ruandesi delle FDLR”. Alcuni soldati congolesi avrebbero loro “fornito delle munizioni”.[27]

Il governo provinciale del Nord Kivu ha annunciato una serie di misure per far fronte alla situazione d’insicurezza e alla conseguente crisi umanitaria in atto nella località di Buleusa.

Il vice governatore della provincia, Feller Lutahichirwa, ha annunciato il trasferimento dei ritornati e degli sfollati verso un nuovo sito, in vista della loro identificazione e registrazione.

Queste famiglie che si trovano attualmente a Buleusa saranno trasferite in un sito più viabile, ma non ancora individuato. Esse saranno a carico del governo durante tutto il processo di identificazione.
Il governo provinciale ha anche deciso che uno dei vice amministratori del territorio di Walikale risieda temporaneamente a Buleusa, per monitorare la situazione in loco.

Inoltre, saranno istituite due commissioni. La prima, per identificare tutti i presunti autori delle uccisioni in corso e, la seconda, per affrontare le questioni relative alla riconciliazione, alla convivenza e alla stabilizzazione. Inoltre, il vice governatore ha chiesto ai partner del governo un’assistenza umanitaria a favore della popolazione di Buleusa.

Il responsabile del campo di accoglienza degli sfollati di Buleusa ha fatto notare che, dei cinquemila rimpatriati e sfollati registrati, sei sono morti nei soli ultimi sei giorni.[28]

[1] Cf Radio Okapi, 18 e 19.05.’16

[2] Cf Trésor Kibangula – Jeune Afrique, 03.06.’16

[3] Cf Peter Tshibangu – La Prospérité – Kinshasa, 06.06.’16

[4] Cf Pierre Boisselet – Jeune Afrique, 17.05.’16; Le Congolais, 14.05.’16

[5] Cf Radio Okapi, 22.05.’16

[6] Cf Politico.cd, 27.05.’16

[7] Cf Politico.cd, 29.05.’16

[8] Cf Radio Okapi, 15.05.’16

[9] Cf Radio Okapi, 18.05.’16

[10] Cf Habibou Bangré – Jeune Afrique, 20.05.’16

[11] Cf Bulletin d’Information-CEPADHO du 31 Mai 2016

[12] Cf Radio Okapi, 13.06.’16

[13] Cf Radio Okapi, 17.05.’16

[14] Cf Radio Okapi, 29.05.’16

[15] Cf Radio Okapi, 31.05.’16

[16] Cf Radio Okapi, 23.05.’16

[17] Cf Radio Okapi, 31.05.’16

[18] Cf Bulletin d’Information-CEPADHO du 12 Juin 2016

[19] Cf Bulletin d’Information-CEPADHO 19 Juin 2016

[20] Cf Bulletin d’Information-CEPADHO 19 Juin 2016

[21] Cf RFI, 16.06.’16

[22] Cf Radio Okapi, 08.06.’16

[23] Cf Radio Okapi, 14.06.’16

[24] Cf AFP – Africatime, 14.06.’16; RFI, 16.06.’16

[25] Cf Radio Okapi, 15.06.’16

[26] Cf Radio Okapi, 16.06.’16

[27] Cf RFI, 17 e 18.06.’16

[28] Cf Radio Okapi, 21.06.’16