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Nov 26 2012

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LETTERA APERTA: per aprire un cammino di pace nella R.D.Congo, sanzioniamo il Rwanda

Cari amici, care amiche,

                                          La guerra nell’Est della Repubblica Democratica del Congo (RDCongo) non finisce mai. Nel Nord Kivu, da sette mesi la popolazione è di nuovo in fuga, in condizioni di estrema povertà ed esposta ogni giorno alla morte.

Senza ignorare le responsabilità della classe dirigente congolese e di certi operatori economici locali in questa crisi, è indispensabile trarre le conseguenze del rapporto finale del gruppo di esperti delle Nazioni Unite, che ha confermato la diretta implicazione del Ruanda e dell’Uganda nella guerra riaccesa dal movimento ribelle del 23 Marzo (M23), il cui braccio militare è ora denominato Esercito Rivoluzionario del Congo (ARC).

I segnali dissuasivi inviati dalla comunità internazionale nei confronti del regime ruandese sono stati finora timidi e incerti e non hanno in alcun modo scoraggiato la sua politica di aggressione contro la RDCongo avviata dal 1996. È tempo che l’Unione Europea nel suo insieme e gli Stati membri prendano decisioni comuni capaci di esercitare la sufficiente pressione sul regime ruandese per costringerlo a cessare immediatamente e senza condizioni i suoi attacchi omicidi alla RDCongo.

Inoltre, è più che mai giunto il momento che l’Unione Europea e i suoi Stati membri sanzionino severamente le potenze economiche internazionali che alimentano questa guerra di aggressione al fine di maggiormente saccheggiare le risorse naturali della RDCongo.

In nome della giustizia e della pace, vi chiediamo di firmare la lettera aperta alla signora Catherine Ashton, Alto Rappresentante dell’UE per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, che trovate di seguito.

 Collectif des Femmes Congolaises pour la Paix et la Justice,

Groupe Epiphanie,

    Rete Pace per il Congo,

  Dynamique de la Diaspora Congolaise en Emilia-Romagna.

 

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Sig.ra CATHERINE MARGARET ASHTON

Alto Rappresentante dell’UE per gli Affari esteri

e la politica di sicurezza

BRUXELLES

Gentilissima Signora,

                                      Partito a piedi il 29 luglio da Reggio Emilia (Italia) e arrivato a Bruxelles il 22 settembre 2012, John Mpaliza ha camminato per la pace e la giustizia nella Repubblica Democratica del Congo (RDCongo). La marcia ha incontrato l’adesione della diaspora congolese ed è stata un’occasione per sensibilizzare l’opinione pubblica e i politici europei. È giunto il momento, tuttavia, di prendere delle decisioni concrete. Dal mese di aprile 2012, la guerra si è riaccesa nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo per opera del movimento del 23 Marzo (M23) – il cui braccio militare è ora denominato Esercito Rivoluzionario del Congo (ARC) – che occupa militarmente e amministrativamente gran parte del Nord Kivu, seminando desolazione, miseria, morte e centinaia che di migliaia di sfollati. Il rapporto finale del gruppo degli esperti delle Nazioni Unite, che sarà pubblicato il prossimo mese di novembre, conferma l’appoggio militare e logistico del Ruanda all’M23 e aggiunge anche l’Uganda.

Secondo la sentenza del processo di Norimberga, la guerra di aggressione è “il crimine internazionale supremo” e la recidiva è una circostanza aggravante. Ma è dal 1996 che il regime ruandese, direttamente o indirettamente mediante l’interposizione di ribellioni, è all’origine di continue guerre di aggressione contro la RDCongo. Sono ormai almeno sei milioni i morti e indescrivibili sono la violenza e l’umiliazione subite dalla popolazione. La constatazione e la denuncia di questi attacchi non hanno tuttavia dissuaso i paesi aggressori che ancora si ostinano a non riconoscere l’evidenza dei fatti.

È ora che l’Unione Europea prenda, ad una sola voce, quelle decisioni che possano davvero aprire una via di pace e di giustizia nell’Est della RDCongo. Non c’è veramente bisogno di organizzare una nuova operazione militare, ma è piuttosto necessario “chiarire e rafforzare” maggiormente, secondo le parole del presidente Hollande al Vertice della Francofonia a Kinshasa, la missione della MONUSCO, rendendola capace di imporre la pace, proteggere la popolazione civile e salvaguardare l’integrità territoriale del paese, mettendola nelle condizioni di poter svolgere effettivamente questo compito.

Le chiediamo pertanto di potere sostenere, in sede europea, un radicale cambiamento di atteggiamento nei confronti del regime ruandese, mediante una netta condanna e l’imposizione di un embargo su:

– L’importazione di armi e la cooperazione militare;

– L’esportazione dei minerali saccheggiati in Congo ed etichettati in Ruanda;

– Gli aiuti bilaterali, essendo il Ruanda dipendente per il 52% dagli aiuti stranieri.

Consapevoli del fatto che dietro la guerra nella RDCongo si nascondono le grandi potenze che si servono degli stati limitrofi, le chiediamo di potere usare la sua autorità per esercitare un reale controllo sulle relazioni economiche dei paesi europei con la RDCongo e i paesi limitrofi.

La preghiamo di gradire i nostri più rispettosi saluti.

Fatto a Bruxelles e a Parma, 29.10.2012

Collectif des Femmes Congolaises pour la Paix et la Justice,

Groupe Epiphanie,

Rete Pace per il Congo,

Dynamique de la Diaspora Congolaise en Emilia-Romagna.

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