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Gen 19 2012

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IN DIALOGO PER UNA SOLUZIONE CONDIVISA

Congo Attualità n. 138 Editoriale a cura della Rete Pace per il Congo

Molte sono le irregolarità e numerosi sono i brogli constatati durante le elezioni e, addirittura, nella compilazione finale dei risultati.

L’hanno ripetutamente denunciato gli osservatori elettorali, sia nazionali che internazionali, i rappresentanti dei partiti politici e, ultimamente, anche la chiesa cattolica. Tutti gli osservatori hanno affermato che, in generale, i risultati pubblicati dalla commissione elettorale non sono credibili, perché non veri.

Anche il presidente della commissione elettorale e il presidente della Repubblica hanno riconosciuto limiti ed errori. Ma nulla è stato fatto per correggere tali errori.

I risultati delle presidenziali, per esempio, sono rimasti invariati, nonostante… gli errori ammessi! Ci si è giustificati dicendo che “tutto sommato, le irregolarità non sono state tali da modificare l’ordine di arrivo dei candidati”.

Che aberrazione! Che disonestà! In democrazia ogni voto conta e ogni persona ha il diritto inalienabile di vedere il proprio voto rispettato.

I vescovi cattolici hanno chiesto alla commissione elettorale “il coraggio di mettersi in questione, di correggere imperativamente i gravi errori denunciati e, nel caso contrario, di rassegnare le dimissioni”. A quanto sembra, non sono stati ascoltati. Anzi, sembra che gli esperti in materia elettorale arrivati in Congo dagli Stati Uniti, per aiutare la commissione elettorale a portare un po’ di trasparenza nella compilazione dei risultati delle legislative, abbiano interrotto la loro missione, per non avere avuto la possibilità di accedere a tutti i dati loro necessari.

Se finora si poteva sperare che fosse ancora possibile avvicinarsi un po’ di più alla verità delle urne, ora sembra quasi impossibile. A causa di errori tecnici, irregolarità e brogli, attualmente è quasi impossibile sapere quanti voti ciascun candidato, sia alle presidenziali che alle legislative, abbia realmente ottenuto.

Tale situazione pone la grave questione della legittimità: com’è possibile essere eletti “rappresentanti del popolo” sulla base di risultati erronei che non corrispondono alla realtà? In nome di chi parleranno e prenderanno decisioni in Parlamento e al Governo? In tali condizioni, saranno capaci di presentare, approvare e promulgare leggi a favore del popolo? La democrazia, cioè “il potere del popolo, per il popolo ed esercitato dal popolo stesso” è in pericolo e il popolo stesso è minacciato, disprezzato e privato della sua dignità.

Molti si chiedono se è ancora possibile fare qualcosa. Molte sono le proposte che potranno essere prese in considerazione.

C’è chi esige il riconteggio dei voti per fare emergere la verità delle urne, c’è chi chiede l’annullamento puro e semplice di ambedue le elezioni (presidenziali e legislative), in vista di nuove elezioni, altri propongono le dimissioni della commissione elettorale, altri ancora propongono un governo di coalizione.

È evidente che non sarà possibile legiferare e governare senza un chiaro consenso del popolo. È in questo senso che i vescovi congolesi ricordano che “non si può costruire uno Stato di diritto in una cultura dell’imbroglio, della menzogna, del terrore, del ricorso alla forza militare e della flagrante violazione della libertà di espressione”. Per questo, forse sarebbe necessario, prima di tutto, fermare il treno prima che si schianti contro la montagna. Sarebbe quindi auspicabile che la classe politica congolese (in mancanza di risultati affidabili, ormai è difficile parlare di opposizione e maggioranza), insieme alle forze vive della società civile, potesse accordarsi per un periodo di “moratoria” e di riflessione, in cui, in un atteggiamento di responsabilità verso la Nazione e di onestà nei confronti dei cittadini, sia possibile iniziare un dialogo che permetta una soluzione condivisa all’attuale crisi politica post elettorale.