Congo Attualità n. 348

INDICE

EDITORIALE: REP. DEM. DEL CONGO → IL NUOVO VOLTO DELLA PROTESTA POPOLARE

  1. DOPO LA MARCIA DEI CATTOLICI IL 31 DICEMBRE 2017
    1. Le dichiarazioni della Comunità Internazionale
    2. Le relazioni tra il Governo e la Chiesa cattolica
    3. Una messa in suffragio delle vittime della repressione del 31 dicembre
    4. Anche la Chiesa protestante e la Comunità islamica alzano il tono contro il potere

 

 

EDITORIALE : REP. DEM. DEL CONGO → IL NUOVO VOLTO DELLA PROTESTA POPOLARE

 

 

 

 

1. DOPO LA MARCIA DEI CATTOLICI IL 31 DICEMBRE 2017

 

a. Le dichiarazioni della Comunità Internazionale

 

Il 3 gennaio, in un comunicato, l’Unione Europea (UE) ha deplorato le violenze commesse dalle forze di sicurezza in occasione della marcia dei cattolici, il 31 dicembre 2017, «violenze che hanno provocato diversi morti e molti feriti tra i manifestanti». Secondo il comunicato, l’UE ha affermato che «l’uso della violenza da parte delle autorità congolesi, incluso per interrompere alcuni servizi religiosi in corso, al fine di reprimere ogni tentativo di protesta pacifica, è contrario alla Costituzione congolese che garantisce il diritto alla libertà di espressione, di riunione e di manifestazione … Anche l’interruzione dei mezzi di comunicazione e dei social network è una grave violazione al diritto della libertà di espressione». Sempre secondo il comunicato, «le autorità congolesi hanno il dovere di proteggere i loro cittadini e non il diritto di reprimerli. Devono raddoppiare i loro sforzi per applicare appieno le misure di rasserenamento del clima politico previste nell’Accordo di San Silvestro 2016, misure che permetterebbero di organizzare, nell’anno 2018 già in corso, elezioni veramente credibili».[1]

 

Il 3 gennaio, in un comunicato stampa, il presidente della Commissione dell’Unione africana (UA), Moussa Faki Mahamat, ha «deplorato la perdita di vite umane in occasione della marcia del 31 dicembre» e ha chiesto alle autorità congolesi di fare luce su tutti gli eccessi commessi dalle forze dell’ordine nell’esercizio delle loro funzioni durante la manifestazione organizzata dai laici cattolici. Ha esortato gli attori politici congolesi a far prova di moderazione e ad astenersi da azioni e discorsi che possano aggravare la situazione. Li ha esortati a lavorare insieme per l’organizzazione delle elezioni previste dalla Commissione elettorale per il mese di dicembre 2018.
A questo proposito, il presidente della Commissione dell’UA ha chiesto che siano adottate misure di rasserenamento del clima politico, conformemente alla lettera e allo spirito dell’accordo politico di San Silvestro 2016, al fine di promuovere un ambiente favorevole al buon svolgimento delle elezioni.[2]

 

Il 3 gennaio, in un altro comunicato, un portavoce del Ministero francese degli Affari Esteri ha affermato che «la Francia è preoccupata per le violenze» del 31 dicembre. «Il diritto a manifestare pacificamente è una componente essenziale della democrazia», ha affermato il Quai d’Orsay, che ha ribadito il suo «appello al dialogo e al rifiuto di ogni ricorso alla violenza».

Parigi «chiede l’effettivo svolgimento delle elezioni in conformità con il calendario elettorale pubblicato il 5 novembre 2017» e che prevede l’organizzazione delle elezioni presidenziali, legislative nazionali e legislative provinciali il 23 dicembre 2018.[3]

 

Il 5 gennaio, nel corso di una conferenza stampa a Ginevra, Liz Throssel, portavoce dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (HCDH), si è detta “allarmata” per la repressione delle manifestazioni dei Cristiani cattolici il 31 dicembre e ha affermato che, «secondo le ultime informazioni raccolte, almeno 5 persone sono state uccise e 92 ferite. Inoltre, sono state arrestate circa 180 persone, molte delle quali sono state rilasciate. Secondo quanto riferito, le forze di sicurezza hanno sparato munizioni vere, proiettili di gomma e gas lacrimogeni, in alcuni casi a distanza ravvicinata. Tuttavia, riteniamo che il numero delle vittime delle proteste del 31 dicembre potrebbe essere più alto. Ai nostri colleghi sul campo è stato negato l’accesso a obitori, ospedali e centri di detenzione. Sono stati espulsi da questi siti dalle forze di difesa e di sicurezza e non hanno quindi potuto svolgere il loro lavoro di monitoraggio delle violazioni dei diritti umani».

L’HCDH ha chiesto alle autorità congolesi di dialogare in modo costruttivo con l’opposizione: «Ancora una volta esortiamo le autorità a impegnarsi in un dialogo costruttivo con l’opposizione e a garantire il rispetto del diritto di tutti i Congolesi a partecipare alla vita politica del loro paese».

L’HCDH ha esortato il governo ad assicurare la libertà di tutti i cittadini, soprattutto in una situazione di tensione come l’attuale: «Il governo dovrebbe garantire che tutti, membri dell’opposizione politica, giornalisti e rappresentanti della società civile, possano esercitare pienamente il loro diritto alla libertà di associazione, di riunione, di opinione e di espressione». Infine, l’HCDH ha chiesto la «apertura di indagini credibili e indipendenti sul presunto uso di una forza eccessiva, affinché i responsabili delle violazioni dei diritti umani rendano conto dei loro atti davanti alla giustizia».[4]

 

Il 9 gennaio, durante un’importante riunione del Consiglio di Sicurezza, il responsabile delle operazioni di mantenimento della pace delle Nazioni Unite, Jean-Pierre Lacroix, ha condannato la violenta repressione delle manifestazioni del 31 dicembre e ha chiesto l’apertura di un’inchiesta: «È essenziale che le autorità nazionali competenti aprano delle indagini per stabilire le responsabilità e assicurare alla giustizia i presunti responsabili delle violazioni dei diritti umani».
Egli ha accusato le forze di sicurezza congolesi di impedire alle equipe della Missione dell’ONU nella RD Congo (MONUSCO) di effettuare delle pattuglie durante la marcia dei cristiani cattolici svoltasi il 31 dicembre: «Deploriamo gli ostacoli di cui le squadre mobili della MONUSCO, di pattuglia il 31 dicembre, sono state oggetto da parte delle forze di sicurezza nazionali. Le attività legate al monitoraggio delle attività politiche, della sicurezza e dei diritti umani fanno parte del mandato della MONUSCO e dovrebbero ricevere il pieno sostegno delle autorità nazionali e locali».

Tra i motivi della marcia dei cristiani, Lacroix ha ricordato, in particolare, la crisi di legittimità delle Istituzioni della Repubblica e ha invitato le autorità ad evitare situazioni di confronto: «Il ritardo accumulato nel processo elettorale, la crisi di legittimità delle Istituzioni della Repubblica e la mancanza di progressi verso l’applicazione delle misure di rasserenamento del clima politico hanno generato frustrazioni, impazienza e tensioni e hanno, quindi, aperto la strada alle manifestazioni e alle violenze del 31 dicembre scorso. Data la posta in gioco, è essenziale che tutti i settori della classe politica congolese rinuncino a qualsiasi atto che possa portare allo scontro e alla violenza».

Jean-Pierre Lacroix ha anche invitato i leader politici a rispettare la Costituzione, l’Accordo del 31 dicembre 2016 e il calendario elettorale pubblicato dalla Commissione elettorale il 5 novembre 2017, al fine di ottenere elezioni credibili e un’alternanza pacifica ai vertici della Stato: «È essenziale che tutti gli attori politici, ossia il governo, la maggioranza, l’opposizione e la società civile, svolgano un ruolo costruttivo nell’attuazione del calendario elettorale. Anche la Commissione elettorale deve organizzarsi per assicurare lo svolgimento delle elezioni entro il tempo stabilito».[5]

 

Il 9 gennaio, in occasione della riunione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU sulla RD Congo, l’ambasciatrice degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite, Nikki Haley, ha condannato le violenze commesse durante la marcia pacifica organizzata dai laici cattolici il 31 dicembre per esigere la piena attuazione dell’accordo politico di San Silvestro 2016. Nella stessa occasione, elle ha chiesto ancora una volta al Presidente Kabila di non candidarsi alle prossime elezioni presidenziali: «Seguire le segnalazioni di tali brutalità e crudeltà perpetrate contro persone civili e bambini innocenti, anche all’interno dei luoghi più sacri, è davvero terrificante. Il presidente Kabila deve rendere le forze di sicurezza del paese più responsabili e capaci di rispettare i diritti umani e, nello stesso tempo, egli stesso deve rispettare il suo impegno a non candidarsi, in conformità con la costituzione della RD Congo, alle prossime elezioni previste per il mese di dicembre 2018».[6]

 

Il 9 gennaio, nel suo rapporto al Consiglio di Sicurezza, il Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha affermato che, circa l’attuazione delle misure adottate per il rasserenamento del clima politico, in conformità con l’Accordo del 31 dicembre 2016, non sono stati compiuti “veri” progressi: «Ancora una volta, invito il governo a prendere l’iniziativa per tutto ciò che riguarda l’attuazione delle misure volte a rafforzare la fiducia e previste dall’accordo del 31 dicembre 2016. Sono preoccupato del fatto che non ci siano ancora stati progressi concreti in questo settore, poiché 107 prigionieri politici sono ancora in detenzione e varie personalità della vita politica e della società civile continuano ad essere oggetto di angherie. In tale clima di angherie e di repressione, non è possibile alcun processo elettorale credibile».

Antonio Guterres ha parlato anche del rischio reale che le elezioni non si svolgano il 23 dicembre 2018: «Nell’attuale clima di polarizzazione della vita politica, c’è il rischio reale che lo svolgimento di queste tanto attese elezioni sia di nuovo compromesso. Questo rischio aumenterà di giorno in giorno se le parti interessate non si impegneranno a collaborare per elezioni libere, eque e credibili. Esorto tutti gli attori a collaborare per l’applicazione concreta e totale dell’accordo del 31 dicembre 2016, che rimane l’unica via percorribile per uscire dall’attuale situazione di stallo politico. Il coinvolgimento costruttivo di tutti le principali parti implicate è più che mai necessario per salvare tale accordo». Infine, Antonio Guterres ha chiesto al governo congolese di impegnarsi a finanziare le elezioni: «Esorto il governo a garantire che la Commissione elettorale riceva le risorse finanziarie promesse e a svolgere un ruolo motore nell’elaborazione e nell’attuazione di un piano di sicurezza elettorale».[7]

 

b. Le relazioni tra il Governo e la Chiesa cattolica

 

– Il Governo

 

Il 2 gennaio, il cardinale Laurent Monsengwo Pasinya aveva condannato la violenta repressione, da parte di “cosiddetti uomini valorosi in uniforme”, della marcia promossa dai cristiani cattolici. Questa manifestazione pacifica era stata indetta dal Comitato Laico di Coordinamento (CLC) per esigere la “reale applicazione” dell’accordo del 31 dicembre 2016.

Il cardinale Laurent Monsengwo ha condannato e stigmatizzato il comportamento di questi “cosiddetti valorosi uomini in uniforme”, comportamento che, purtroppo, è degenerato in barbarie: «l’aver impedito ai fedeli cristiani di entrare nelle chiese per partecipare alla celebrazione Eucaristica in varie parrocchie di Kinshasa, il furto di denaro e telefonini, l’inseguimento, la perquisizione sistematica delle persone nelle chiese e per le strade, l’ingresso di militari nelle canoniche di alcune parrocchie con il pretesto di cercare presunti uomini armati, le uccisioni, gli spari su cristiani inermi e muniti solo di Bibbie, rosari, crocifissi e statue della Vergine Maria».

L’arcivescovo di Kinshasa si è chiesto: «Come possiamo ancora fidarci di dirigenti incapaci di proteggere il popolo, di garantire la pace, la giustizia e l’amore per il popolo? Come potremo fidarci di dirigenti che non sanno rispettare la libertà religiosa del popolo?».

Con tono deciso, egli ha anche affermato che «la strumentalizzazione della libertà religiosa per mascherare interessi nascosti, come l’accaparramento di risorse, l’accumulo di ricchezza e il mantenimento del potere con metodi incostituzionali, può provocare, e provoca, enormi danni alla società congolese».

Infine, egli ha chiaramente affermato che «l’accordo politico globale e inclusivo del 31 dicembre 2016 è violato volontariamente» e che «è arrivato il tempo in cui i dirigenti mediocri devono assolutamente dimettersi, per permettere la salvaguardia della pace e della giustizia».[8]

 

Il 3 gennaio, in una conferenza stampa, il portavoce del Governo congolese, Lambert Mende Omalanga, ha qualificato di “eccessiva” la dichiarazione del martedì 2 gennaio, in cui il cardinale Laurent Monsengwo Pasinya aveva denunciato la violenta repressione, da parte della polizia e delle forze di sicurezza, della marcia che i cristiani cattolici avevano organizzato il 31 dicembre e in cui egli stesso aveva “consigliato ai leader mediocri di dimettersi, affinché nella Repubblica Democratica del Congo ci potesse essere pace e giustizia”: «Il paradosso del comunicato del dell’Arcivescovo di Kinshasa suscita grande preoccupazione, ma chiarisce la posizione di un gruppo di sacerdoti che sembrano aver scelto di sostenere alcuni politici ben precisi, nel loro sogno di prendere il potere politico con mezzi non democratici e con modalità diverse da quelle delle urne».

Mende accusa Monsengwo di aver insultato le autorità “democraticamente elette” e le stesse forze dell’ordine: «Nello stesso tempo che rivendica, giustamente, un Congo dei valori e non degli antivalori, chiedendo agli uni e agli altri di far prova di saggezza e di moderazione, l’Arcivescovo di Kinshasa comincia improvvisamente a proferire insulti contro alcuni suoi compatrioti, in particolare contro le autorità democraticamente elette di questo paese. Si permette di trattare come bugiarde, incapaci e assassine le nostre forze dell’ordine».

Lambert Mende ha inoltre aggiunto che, nel suo intervento, il cardinale arcivescovo di Kinshasa non contribuisce alla pacificazione degli spiriti e che, al contrario, egli invoca una pace duratura per la RD Congo adottando un atteggiamento di disprezzo e di rifiuto: «Incoraggia i Congolesi all’odio e allo scontro, seminando discordia tra loro con un discorso bellicista e combattente, indossando lo statuto di un crociato e assumendo il vocabolario dei rivoluzionari delle primavere arabe: “che i mediocri (sic!) si dimettano”, espressione che rivela l’implicita intenzione di consegnare, in tal modo, alcuni autorità alla vendetta popolare». Inoltre, egli ricorda che «lo stato di diritto, cui si riferisce il prelato cattolico nella sua dichiarazione, promuove certamente i diritti e le libertà, ma non esonera gli uni e gli altri dalle loro responsabilità».

Infine, Lambert Mende conclude: «Peccato che il cardinale sia sceso così in basso trattando i suoi avversari politici come dei dirigenti mediocri. Da lui, ci saremmo aspettati epiteti più raffinati. Il popolo congolese ha bisogno di pompieri e non di piromani».[9]

 

Il 4 gennaio, la Maggioranza Presidenziale (MP) ha condannato le dichiarazioni contenute nel comunicato del 2 gennaio, in cui il Cardinale Monsengwo denunciava la repressione della marcia organizzata dal Comitato Laico di Coordinamento (CLC).

In una dichiarazione letta dal suo portavoce André-Alain Atundu, alla fine di una riunione del suo comitato politico presieduto da Aubin Minaku, la MP ha denunciato il discorso “ingiusto, violento e offensivo” del Cardinale nei confronti dei dirigenti del paese. Secondo la MP, il cardinale ha usato, nel suo comunicato, un accento che ricorda le sue precedenti prerogative di presidente della Conferenza Nazionale Sovrana (CNS) e dell’ex Alto Consiglio della Repubblica – Parlamento di Transizione (HCR-PT).

«Il comitato  politico della maggioranza presidenziale denuncia, nella maniera più forte, le qualifiche ingiuste, offensive e dannose utilizzate dal cardinale Monsengwo con un tono da Presidente della Conferenza Nazionale Sovrana e dell’Alto Consiglio della Repubblica – Parlamento di Transizione nei confronti delle Autorità democraticamente elette e contro le Forze della difesa, il cui patriottismo è ben noto», ha dichiarato André-Alain Atundu.

«In ogni caso, il Comitato politico della MP desidera informare l’opinione pubblica nazionale e internazionale che, tra i suoi membri, c’è un gran numero di cattolici praticanti e impegnati che non si riconoscono né in questa iniziativa altamente politica, né nelle parole di alcuni vescovi», ha egli aggiunto.

La MP ha infine invitato tutte le confessioni religiose e gli attori politici ad impegnarsi per lo svolgimento delle elezioni nella data indicata dalla Commissione elettorale, il 23 dicembre 2018:
«Il Comitato politico della maggioranza presidenziale invita tutte le chiese e le religioni, tutti gli uomini di buona volontà e tutti gli attori politici, senza distinzioni, a lavorare insieme per l’organizzazione, nel mese di dicembre 2018, di elezioni pacifiche, in conformità con calendario elettorale pubblicato dalla Commissione elettorale in seguito all’accordo politico e inclusivo del 31 dicembre 2016».[10]

 

Il 4 gennaio, in un comunicato stampa, i partiti e coalizioni politiche di opposizione membri del governo Tshibala hanno deplorato la perdita di vite umane e l’uso della violenza, da qualsiasi parte essa sia stata perpetrata, durante la marcia di Cristiani cattolici il 31 dicembre. Essi «condannano qualsiasi manipolazione del popolo che porti alla disobbedienza civile, al disordine, agli atti di vandalismo e ad una contestazione infondata che rischierebbero di ritardare ancor di più l’organizzazione delle elezioni, in un momento in cui il processo elettorale è entrato nella sua fase di irreversibilità». Questi partiti e coalizioni politiche membri del Governo hanno affermato che l’unico obiettivo deve essere quello di portare a termine l’attuale processo elettorale e che si impegnano a rendere ciò possibile. Secondo loro, la promulgazione della nuova legge elettorale, l’adozione del budget elettorale da parte del governo e la pubblicazione del calendario da parte della Commissione elettorale sono elementi che assicurano l’effettivo svolgimento delle elezioni il 23 dicembre 2018. A questo comunicato hanno aderito, tra altri, José Makila, Lisanga Bonganga, Azarias Ruberwa, Steve Mbikayi, Ingele Ifoto, Lumeya Dhu Malegi, Emery Okundji, Michel Bongongo, Marie-Ange Mushobekwa, chiedendo al popolo congolese di rimanere tranquillo e ai leader delle confessioni religiose di essere neutrali e di rinunciare all’estremismo.[11]

 

Il 5 gennaio, il Governo ha messo in guardia il Comitato Laico di Coordinazione (CLC) contro ogni recidiva e ha chiesto alla giustizia di aprire un fascicolo sulla marcia del 31 dicembre.

Nel verbale del Consiglio dei Ministri, il Governo ha affermato che, «per arrestare il ciclo di violenze che si tanno profilando per quest’anno 2018 e per impedire agli organizzatori della marcia del 31 dicembre di recidivare, chiede alla giustizia di aprire un’inchiesta e stabilire le responsabilità. Il rispetto della legge ha la priorità sulle considerazioni di convenienza». Il 1° gennaio, il CLC aveva espresso la sua intenzione di continuare le azioni nei giorni successivi alla marcia del 31 dicembre brutalmente repressa dalle forze di sicurezza.[12]

 

Il 15 gennaio, durante il 6° consiglio straordinario dei Ministri, il Vice Primo Ministro incaricato dell’Interno e della Sicurezza, Emmanuel Ramazani Shadary, ha accusato il Cardinale Laurent Monsengwo di “tentativi sovversivi”. Nella sua comunicazione ai membri del governo sulla situazione della sicurezza, il ministro ha dichiarato: «Per quanto riguarda la sicurezza, la situazione è relativamente calma su tutto il territorio nazionale, malgrado alcuni tentativi sovversivi intrapresi, in particolare, da un membro della gerarchia della Chiesa cattolica della città di Kinshasa». Il Ministro dell’Interno ha affermato che «questi tentativi sovversivi (marcia dei Laici Cattolici – ndr), che i membri della CENCO hanno poi tentato di razionalizzare in una loro dichiarazione posteriore, facevano parte di uno schema anticostituzionale di violenza, di disordine e di interruzione del processo elettorale, che avrebbe seriamente compromesso gli interessi nazionali».[13]

 

– La Chiesa cattolica

 

Il 4 gennaio, in un’intervista a Radio Vaticana, il cardinale Laurent Monsengwo ha commentato la sua recente dichiarazione sulla marcia dei fedeli cattolici repressa il 31 dicembre 2017 dalle forze dell’ordine e della sicurezza.

L’arcivescovo di Kinshasa ha, fin dall’inizio, qualificato la repressione della marcia come “una cosa mai vista finora”: «Non era mai successo finora. Sono entrati nelle nostre parrocchie, incluso nella cattedrale, e hanno lanciato gas lacrimogeni. In alcune chiese, hanno impedito di celebrare la messa, è inaudito. Ecco perché ho dovuto parlare e fare la dichiarazione pubblicata, perché eravamo arrivati al limite del tollerabile».

Secondo il prelato cattolico, le autorità hanno confuso la marcia pacifica dei laici con un tentativo di conquistare il potere politico. «Volevano solo chiedere l’applicazione integrale dell’Accordo di San Silvestro 2016 e niente altro. Certamente, alcuni hanno pensato che si volesse cacciarli dal potere, ma il potere politico non ci interessa affatto. L’abbiamo già detto molte volte», ha egli affermato.

Secondo Monsengwo, questa situazione non ispira alcuna “fiducia” e denota la “mediocrità” che  esiste nella “governance” del Paese: «Non possiamo mettere la nostra fiducia in persone che sono incapaci di proteggere la popolazione. Abbiamo citato molti fatti: l’impedire alle persone di entrare in chiesa e di partecipare alla messa, l’inseguire le persone per rubare soldi e cellulari dalle loro tasche, il perquisire indistintamente le persone in chiesa, tutto questo non è normale e dobbiamo necessariamente reagire. Ed è per questo che ho dovuto fare questo intervento, per dire loro che i mediocri devono andarsene a casa, per permettere che altre persone capaci di governare possano governare il paese».

Secondo il Cardinale, il potere politico non dovrebbe “infrangere” la libertà religiosa, perché essa è alla base di altre libertà: «La libertà religiosa è essenziale in uno Stato di Diritto. Se tocchiamo la libertà religiosa, tutte le libertà cadono e non possiamo vivere nella pace. La chiesa insegna la dottrina sociale e la chiesa ha il diritto di insegnare questa dottrina sociale, perché permette ai cristiani di organizzare la vita politica in modo che la società vada meglio».[14]

 

Il 5 gennaio, in una lettera indirizzata ai Vescovi del Paese, il nunzio apostolico Luis Mariano Montemayor ha affermato che «il Comitato Laico di Coordinamento (CLC), un gruppo di intellettuali cattolici, aveva chiesto al Cardinale Arcivescovo di Kinshasa il necessario riconoscimento dei suoi statuti, per poter costituirsi canonicamente come Associazione privata. Questo riconoscimento gli è stato concesso in via provvisoria e, di conseguenza, il CLC ha personalità giuridica e può organizzare iniziative su tutto il territorio dell’Arcidiocesi». Egli ha fatto notare che «la manifestazione del 31 dicembre organizzata a Kinshasa dal CLC ha avuto l’appoggio della maggior parte delle parrocchie dell’Arcidiocesi. Anche diversi partiti politici e organizzazioni della società civile hanno aderito a questa iniziativa. Sfortunatamente, la reazione sproporzionata delle forze di sicurezza congolesi non ha rispettato la natura pacifica di questa manifestazione». Infine, egli ha annunciato che, «tenendo conto della popolarità della marcia del 31 dicembre 2017, è probabile che altre iniziative siano organizzate nel corso dei prossimi mesi. Occorre quindi prepararsi a rispondere ad eventuali adesioni anche in altre Circoscrizioni ecclesiastiche».[15]

 

L’11 gennaio, in un comunicato stampa pubblicato a Kinshasa, la Conferenza Episcopale Nazionale del Congo (CENCO) ha denunciato i recenti attacchi contro la Chiesa cattolica e la sua gerarchia. I vescovi si rammaricano che anche le più alte autorità del paese siano coinvolte in questa campagna di intossicazione e di disinformazione.

Secondo il comunicato, «stiamo assistendo a una campagna di intossicazione, di disinformazione e persino di diffamazione, orchestrata contro la Chiesa cattolica e la sua gerarchia, anche da membri altolocati delle istituzioni della Repubblica. Il popolo congolese ne è testimone. È inaccettabile! Questa campagna di disprezzo è rivolta in particolare contro il Cardinale Laurent Monsengwo, erroneamente considerato come l’istigatore di azioni volte a destabilizzare le attuali Istituzioni e a prendere il potere. Chiediamo le prove di queste gravi accuse contro di lui. La CENCO disapprova la demonizzazione volontariamente distillata nei confronti del Cardinale, Arcivescovo di Kinshasa e gli ribadisce il suo pieno appoggio e vicinanza».

Sempre secondo il comunicato, «la CENCO denuncia ogni tentativo di dividere l’episcopato congolese finalizzato a scopi politici. L’episcopato congolese non può dividersi o essere sdoppiato, come sta succedendo con i partiti politici. Condividendo le gioie e le sofferenze della loro gente, i Vescovi membri della CENCO rimangono solidali gli uni con gli altri, in una comunione effettiva e affettiva».
La CENCO chiede il rispetto del diritto di poter organizzare manifestazioni pacifiche e del diritto alla libertà di culto, garantiti dalla Costituzione della Repubblica (cfr. Articolo 26).
Infine, «i Vescovi della CENCO chiedono al popolo congolese di rimanere in piedi e vigili, di prendere il proprio destino nelle sue mani e di bloccare, in modo pacifico, la via a qualsiasi tentativo di confisca o di presa del potere con mezzi non democratici e incostituzionali».[16]

 

c. Una messa in suffragio delle vittime della repressione del 31 dicembre

 

Il 6 gennaio, in un comunicato stampa, il Comitato Laico di Coordinamento (CLC) ha annunciato che il cardinale Laurent Monsengwo celebrerà una messa in memoria delle vittime del 31 dicembre 2017: «In memoria dei nostri fratelli e sorelle vittime di una selvaggia repressione, il Cardinale Laurent Monsengwo Pasinya celebrerà una messa di suffragio il venerdì 12 gennaio 2018, alle ore 10:00, alla Cattedrale di Notre Dame del Congo».[17]

 

Il 12 gennaio, poco prima di mezzogiorno, l’arcivescovo di Kinshasa, il cardinale Laurent Monsengwo Pasinya, ha celebrato una messa in memoria delle vittime della marcia organizzata dai laici cattolici il 31 dicembre, per chiedere l’applicazione rigorosa dell’Accordo di San Silvestro 2016.
L’iniziativa di questa messa, come della marcia del 31 dicembre, è stata presa dal Comitato Laico di coordinamento, un gruppo di intellettuali cristiani della Chiesa cattolica, ma i suoi membri non erano presenti, eccetto il professor Thierry Nlandu Mayamba, che è uscito un po’ prima della fine della celebrazione, un segno che conferma che le minacce di azioni legali avviate dal governo sono state prese sul serio.

Discrezione anche da parte del cardinale Laurent Monsengwo, nel mirino del potere dopo le sue ultime prese di posizione. Egli ha presieduto la Messa, ma ha incaricato uno dei suoi ausiliari per pronunciare l’omelia.

Nella sua omelia, il vescovo ausiliare di Kinshasa, monsignor Donatien Bafwidinsoni ha affermato che, per la Chiesa cattolica congolese, «il 31 dicembre 2017 passerà alla storia della Repubblica democratica del Congo come il giorno dei martiri dell’’Accordo di San Silvestro 2016». Il predicatore ha esortato i cristiani congolesi a non perdere la speranza, convinti che il sangue versato il ​​31 dicembre darà senza dubbio i suoi frutti con l’emergere della democrazia nella RD Congo. Ha poi accusato le autorità di “mentire” sul vero bilancio della marcia del 31 dicembre: 6 morti, i cui nomi sono stati scanditi per ben tre volte durante la messa. Nel suo intervento, Mons. Bafwidinsoni ha ricordato che «c’è chi vorrebbe nascondere la verità su queste morti, ma non ci riuscirà. Siamo abituati alle menzogne sistematiche. E se abbiamo perso un fratello, una sorella, abbiamo però ritrovato degli eroi, perché essi hanno mescolato il loro sangue con quello di tutti coloro che sono morti per l’alternanza al potere, garanzia di democrazia», ​​scatenando applausi e fischi contro il potere.

Da parte sua, P. Donatien Nshole, segretario generale della Conferenza Episcopale Nazionale del Congo (Cenco), ha preso la parola per difendere la legittimità dell’impegno della chiesa nell’apportare il suo contributo per una soluzione positiva della crisi in corso. In questo senso, egli ha affermato che «il carattere laico dello stato congolese non può impedire alla Chiesa cattolica di adempiere alla sua missione» e ha esortato i fedeli a «bloccare in modo pacifico qualsiasi tentativo di mantenersi o di accedere al potere con mezzi antidemocratici o incostituzionali». Ne sono seguite altre reazioni entusiastiche.

A questa messa hanno partecipato diverse personalità politiche dell’opposizione, tra cui Felix Tshisekedi, Vital Kamerhe e Martin Fayulu. Erano presenti anche diversi delegati delle rappresentanze diplomatiche accreditate nella RD Congo (tra cui gli ambasciatori dell’Unione Europea, degli Stati Uniti, del Canada, della Francia, del Belgio, della Gran Bretagna, …) e i delegati di vari movimenti cittadini, come Filimbi o Impegno Cittadino per il Cambiamento (Eccha).

Alla fine della celebrazione, la Polizia Nazionale Congolese (PNC) ha disperso, con gas lacrimogeni, una marcia spontanea e improvvisata di un gruppo di persone che avevano partecipato alla messa. Tutto ciò è successo sull’ex Viale 24 novembre, tra la cattedrale di Notre Dame e la casa comunale di Lingwala. Nel gruppo c’erano anche Felix Tshisekedi (a bordo della sua jeep), Vital Kamerhe e Jean-Claude Vuemba. Almeno due i feriti registrati.[18]

 

d. Anche la Chiesa protestante e la Comunità islamica alzano il tono contro il potere

 

Il 16 gennaio, a Kinshasa, presso la Cattedrale del Centenario della Chiesa di Cristo in Congo (ECC), è stato organizzato un culto per commemorare il 17° anniversario della morte di Laurent Kabila, assassinato il 16 gennaio 2001.

Nella sua omelia, il pastore Francis David Ekofo, dopo aver ricordato il motto di Laurent Kabila: “Mai tradire il Congo”, ha dedicato gran parte della sua predicazione alla situazione disastrosa in cui si trova attualmente la RD Congo, «un paese cui Dio ha dato tutto, ma la cui popolazione è così povera che il Creatore stesso non capisce perché il polo congolese sia così povero».

In un lungo intervento, il pastore congolese ha invitato le autorità del paese a “restaurare l’autorità dello Stato” su tutto il territorio del Paese, esortandole ad assumere un atteggiamento di “vero nazionalismo” e a impegnarsi concretamente per lasciare in eredità alle future generazioni un paese in cui lo Stato esista veramente: «Mi piace l’atletica e, soprattutto, le gare podistiche. Mi piace soprattutto la corsa a staffetta, in cui una persona trasmette il testimone a una seconda persona, a una terza e a una quarta. La storia di ogni paese è simile a una corsa a staffetta. Dobbiamo lasciare ai nostri figli un paese in cui lo Stato esista veramente. Dico davvero. Perché ho l’impressione che nel nostro paese lo stato non esista realmente. È necessario rafforzare l’autorità dello Stato. Dobbiamo lasciare in eredità ai nostri figli un paese in cui lo stato sia reale e responsabile, in cui tutti sono uguali davanti alla legge».

Il pastore Ekofo ha invitato le autorità a lavorare per il bene di tutti, assicurando il buon funzionamento della giustizia e promovendo lo stato di diritto: «Dobbiamo lasciare in eredità ai nostri figli uno Stato di diritto, in cui tutti gli uomini sono uguali davanti alla giustizia, indipendentemente dalla loro situazione sociale e politica, che siano ministri, parlamentari, comandanti militari o semplici cittadini. Quando qualcuno infrange le leggi della Repubblica, lo si arresta, lo si processa e lo si condanna senza fare nessuna distinzione tra cittadini».
Il pastore François-David Ekofo ha anche chiesto ai dirigenti del Paese di lasciare in eredità alle generazioni future un paese ricco, dove gli abitanti potranno mangiare a sazietà: «Il Congo appartiene a noi, Dio ha dato la gestione del paese ai Congolesi, non agli stranieri e è davanti a Dio che i Congolesi dovranno rendere conto. Fratelli e sorelle, non dobbiamo rinunciare ad alcun millimetro del nostro Paese. Ciò che abbiamo ricevuto dai nostri padri, dobbiamo trasmetterlo ai nostri figli. Abbiamo ricevuto un paese unito, dobbiamo lasciare ai nostri figli un paese unito. Dio ci ha dato molte ricchezze, ci giudicherà sulla base di ciò che ci ha dato. Dobbiamo lasciare in eredità ai nostri figli un paese ricco, un paese che possa usufruire dell’autosufficienza alimentare. Riconosco che possiamo importare la tecnologia. Ma spendere i pochi soldi che abbiamo per importare cibo è inaccettabile per una Repubblica Democratica del Congo che è ricca di molte risorse naturali».

Per consentire al Congo di prosperare di più, il pastore predicatore ha invitato tutti i paesi confinanti della RD Congo ad occuparsi dello sviluppo del proprio territorio, senza pensare di rubare un minimo millimetro quadrato di territorio alla RD Congo: «Dico ai nostri vicini: Dio vi ha dato la vostra terra. Non invidiate la nostra. Lavorate a casa vostra invece di orchestrare strategie per approfittare della nostra ricchezza. Non impossessatevi di alcun minimo centimetro di terra della RD Congo, perché il Congo non sarà sempre debole come lo è ora. Verrà un giorno in cui si sveglierà».
Il pastore Ekofo ha infine auspicato lo sviluppo delle infrastrutture della RD Congo, come avviene in altri paesi del mondo: «Quando si percorre l’Africa, si vedono strade che permettono alle persone di viaggiare liberamente, ma è solo arrivando alla frontiera congolese che si nota che non ci sono più strade. Da nord a sud, dall’est ad ovest è la stessa cosa. Tuttavia, la libera circolazione delle persone e delle merci permetterebbe ai Congolesi di conoscersi meglio e di imparare a vivere insieme. La libera circolazione aiuta a consolidare l’unità nazionale».

A questo culto di requiem, hanno preso parte diverse personalità politiche, tra cui il presidente dell’Assemblea nazionale, in rappresentanza del Capo dello Stato, il Primo Ministro, la moglie del Presidente Kabila e i suoi figli, vari familiari di Mzee Kabila e diversi dirigenti del PPRD (il partito politico di Joseph Kabila).[19]

 

Il 19 gennaio, il rappresentante legale della comunità islamica nella Repubblica Democratica del Congo, lo sceicco Ali Mwinyi M’Kuu, ha espresso la sua posizione nei confronti dell’attuale situazione politica del paese. In un’intervista, egli ha presentato un quadro oscuro della realtà, in seguito al mancato rispetto, da parte di certi politici congolesi, degli impegni assunti: «Il Congo è malato, abbiamo bisogno di una terapia d’urto. Dobbiamo comportarci come medici. Dobbiamo prima di tutto rispettare i nostri impegni. Se hai preso un impegno davanti a Dio e davanti al popolo, devi saperlo rispettare. Dobbiamo anche cambiare di mentalità e, soprattutto, non dobbiamo nasconderci la verità, dobbiamo dirla anche se provoca ferite».

Mentre ci sono voci sempre più insistenti a favore del rispetto dell’accordo del 31 dicembre 2016, firmato sotto l’egida dei Vescovi Cattolici della CENCO, anche lo sceicco Ali Mwinyi M’Kuu chiede con insistenza alla classe politica di rispettare questo impegno, come deve rispettare la costituzione della Repubblica: «La costituzione è un impegno, anche l’accordo di San Silvestro 2016 è un impegno».

Il rappresentante legale della comunità islamica nella RD Congo, ha ammesso che c’è ancora “molto da fare” per l’attuazione dell’accordo firmato il 31 dicembre 2016: «appoggiamo totalmente l’accordo di San Silvestro 2016. Rimane ancora molto da fare per applicare questo accordo dal quale dipende la pace elettorale». Parallelamente alla Chiesa cattolica, ai movimenti cittadini e all’opposizione, egli ha insistito sulla liberazione dei prigionieri politici, sul ritorno degli esiliati politici e sulla riapertura dei mezzi di comunicazione (radio, televisioni e giornali) privati ​​chiusi in seguito a decisioni molto discutibili da parte delle autorità.[20]

 

[1] Cf Politico.cd, 03.01.’17; Radio Okapi, 03.01.’18

[2] Cf Radio Okapi, 03.01.’18

[3] Cf Politico.cd, 03.01.’18

[4] Cf Patrick Maki – Actualité.cd, 06.01.’18; Radio Okapi, 07.01.’18

[5] Cf Actualité.cd, 09.01.’18; Radio Okapi, 10.01.’18

[6] Cf Actualité.cd, 10.01.’18

[7] Cf Actualité.cd, 10.01.’18

[8] Cf Radio Okapi, 02.01.’18

[9] Cf Actualité.cd, 03.01.’18; Alain Diasso – Agence d’Information d’Afrique Centrale, 03.01.’18

[10] Cf Rachel Kitsita – Actualité.cd, 05.01.’18

[11] Cf Radio Okapi, 04.01.’17; Zabulon Kafubu – 7sur7.cd, 06.01.’18

[12] Cf Actualité.cd, 06.01.’18

[13] Cf 7sur7.cd, 15.01.’18 ; Will Cleas Nlemvo – Actualité.cd, 16.01.’18

[14] Cf Patrick Maki – Actualité.cd, 04.01.’18  https://actualite.cd/2018/01/04/monsengwo-explique-ont-voulu-uniquement-quon-applique-laccord-de-saint-sylvestre-rien-de-plus/

[15] Cf Diacenco.com, 06.12.’18  http://www.diacenco.com/la-nonciature-apporte-son-soutien-au-comite-laic-de-coordination/

[16] Cf 7sur7.cd, 11.01.’18  https://7sur7.cd/new/2018/01/repression-marche-du-31-les-eveques-invitent-les-congolais-a-maintenir-la-pression-contre-le-regime-kabila-communique/ ; Radio Okapi, 11.01.’18

[17] Cf Actualité.cd, 06.’01.’18

[18] Cf Radio Okapi, 12.01.’18; RFI, 13.01.’18; AFP – Africatime, 13.01.’18; Christine Tshibuyi – Actualité.cd, 12.01.’18

[19] Cf Christine Tshibuyi – Actualité.cd, 16.01.’18; Politico.cd, 17.01.’18; Radio Okapi, 16.01.’18

[20] Cf Rachel Kitsita – Actualité.cd, 19.01.’18