Congo Attualità n. 282

SOMMARIO

EDITORIALE: IL DIALOGO POLITICO A UNA SVOLTA DECISIVA?

  1. IL DIALOGO POLITICO NAZIONALE
    1. La posizione dell’UDPS
    2. La creazione d’un gruppo di lavoro
    3. Verso un cambiamento di strategia?
  2. LA COMMISSIONE ELETTORALE
  3. IL MESSAGGIO DEI VESCOVI DELLA PROVINCIA ECCLESIASTICA DI BUKAVU
  4. LA COMUNITÀ INTERNAZIONALE

EDITORIALE: IL DIALOGO POLITICO – UNA SVOLTA DECISIVA?

 

1. IL DIALOGO POLITICO NAZIONALE

a. La posizione dell’UDPS

Il 19 maggio, il segretario generale e portavoce dell’Unione per la Democrazia e il Progresso Sociale (UDPS), Bruno Tshibala, ha ribadito l’impegno di Etienne Tshisekedi per l’organizzazione del dialogo e per la creazione del comitato preparatorio, come unica alternativa possibile per risolvere la crisi di legittimità ai vertici dello Stato e per riavviare il processo elettorale attualmente interrotto. Per quanto riguarda la lista dei delegati dell’opposizione al Comitato preparatorio e la cui redazione è stata affidata all’UDPS, Bruno Tshibala ha insistito sul fatto che essa è già pronta, ma che non sarà comunicata al facilitatore Edem Kodjo, finché il partito non ottenga le sufficienti garanzie di trasparenza, d’indipendenza e d’efficienza per il buon esito del dialogo stesso. Secondo Bruno Tshibala, Tshisekedi non intende partecipare ad un incontro senza futuro e le cui risoluzioni rischiassero di essere gettate nel cestino, subito dopo la sua conclusione.

Inoltre, Etienne Tshisekedi insiste sul fatto che Edem Kodjo dovrebbe essere coadiuvato da una equipe di delegati delle Nazioni Unite, dell’Unione Europea, dell’Unione Africana, dell’Organizzazione Internazionale della Francofonia e degli Stati Uniti d’America. Il presidente dell’UDPS ritiene che la loro presenza possa costituire una garanzia contro eventuali sbandamenti del dialogo. Bruno Tshibala ha anche fatto sapere che, prima di aderire definitivamente al comitato preparatorio o al dialogo, il presidente dell’UDPS vorrebbe assicurarsi che vi sia una concordanza tra la visione di Edem Kodjo sul dialogo e la “road maps” dell’UDPS che, resa pubblica nel mese di febbraio 2015, prevede, tra l’altro, lo svolgimento delle elezioni presidenziali secondo le indicazioni dell’articolo 73 della Costituzione del 18 febbraio 2006 e il passaggio democratico del potere nel mese di dicembre 2016.

Bruno Tshibala ha sottolineato che l’UDPS attende una risposta a tutti questi aspetti collegati alla creazione del comitato preparatorio e all’organizzazione del dialogo, prima di comunicare la lista dei delegati che dovrebbero parteciparvi per conto dell’opposizione. Non vi è quindi alcun dubbio, Secondo Etienne Tshisekedi, la lista dei delegati dell’opposizione non sarà trasmessa alla facilitazione, finché non ci sia chiarezza sull’organizzazione e sui contenuti del dialogo.[1]

Il 20 maggio, in una conferenza stampa a Kinshasa, il facilitatore del dialogo nazionale, Edem Kodjo, ha dichiarato che «tutto può iniziare, in attesa della lista dell’opposizione che dovrebbe essere presentata dall’UDPS. Ma tutto può ancora bloccarsi, se l’opposizione non parteciperà a questo forum. Non ci sarà alcun dialogo politico senza l’UDPS». Il facilitatore Kodjo ha detto di avere l’impressione che l’UDPS stia prendendo in ostaggio il dialogo. Ma ha precisato che il dialogo senza questo partito sarebbe inutile: «Che senso avrebbe questo dialogo se lasciasse da parte un partito di opposizione così importante come l’UDPS?». Egli ha detto di continuare a contare su questo partito, per la composizione della delegazione dell’opposizione politica al comitato preparatorio. «Continuo ad aspettare la lista dei delegati dell’opposizione che l’UDPS mi ha promesso sin dal 26 marzo», ha dichiarato Edem Kodjo.[2]

Il 21 maggio, il presidente della Nuova Classe politica e sociale, Steve Mbikayi, ha chiesto le dimissioni del facilitatore del dialogo Edem Kodjo che egli ha accusato di “parzialità”, per “focalizzarsi” troppo sul partito UDPS di Etienne Tshisekedi. «Un facilitatore non può fare un discorso in cui vanti i meriti di una sola parte che partecipa al dialogo. Non è più neutro. È per questo l’opposizione pro dialogo lo ricusa per parzialità e per mancanza di saggezza», ha affermato Steve Mbikayi, aggiungendo che «In nessun paese si è mai visto che si dia a un partito politico il ruolo di gestire altri partiti politici».[3]

Il 24 maggio, additato come quello che blocca la creazione del comitato preparatorio del dialogo politico, Etienne Tshisekedi ha risposto a Edem Kodjo, accusandolo di non avere ancora dato una risposta alle condizioni da lui poste. Secondo Etienne Tshisekedi, il blocco del dialogo è imputabile al facilitatore che non ha ancora risposto alle condizioni poste dall’UDPS. In una sua dichiarazione, Etienne Tshisekedi ha affermato che egli e il suo partito vogliono dapprima «assicurarsi che ci sia concordanza di vedute tra la percezione del dialogo politico da parte del facilitatore e la risoluzione 2277 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite» che mette in evidenza, tra altre cose, la necessità di organizzare le elezioni nei tempi previsti dalla Costituzione. Etienne Tshisekedi attende da Edem Kodjo anche una risposta chiara sulla sua richiesta relativa alla “implicazione degli altri membri della comunità internazionale“, tra cui l’Organizzazione internazionale della Francofonia (OIF). In particolare, l’UDPS chiede la creazione di un gruppo di facilitatori, essendo stato Edem Kodjo “designato senza previa consultazione delle diverse parti congolesi“. Un’altra questione: Etienne Tshisekedi ha affermato di non avere ancora ottenuto garanzie sufficienti relative alla “inclusività del dialogo” e alla “liberazione dei prigionieri politici“.[4]

Il 27 maggio, in una conferenza stampa a Bruxelles, Bruno Tshibala, segretario generale e vice portavoce dell’UDPS e Félix Tshisekedi, Segretario Nazionale del partito per gli Affari Esteri, hanno affermato che «l’UDPS continua a credere che il dialogo politico sia la via migliore per sbloccare l’attuale situazione ed evitare il caos che si sta profilano all’orizzonte. Tuttavia, l’UDPS esprime alcune sue preoccupazioni a riguardo della convergenza o meno tra la concezione di dialogo che può avere il facilitatore Edem Kodjo e quella espressa sia nella tabella di marcia dell’UDPS pubblicata il 15 febbraio 2015 che nella risoluzione 2277 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Inoltre, l’UDPS ricorda il fatto che il facilitatore dovrebbe essere coadiuvato da un’equipe composta da delegati delle quattro organizzazioni internazionali, vale a dire le Nazioni Unite, l’Unione Europea, l’OIF e gli Stati Uniti d’America, per garantire l’effettiva attuazione delle risoluzioni e delle raccomandazioni formulate a conclusione del dialogo. Appena soddisfatte tali preoccupazioni, il presidente Etienne Tshisekedi, autorità politica e capo delle forze per il cambiamento, potrà trasmettere al facilitatore la lista dei delegati dell’opposizione al comitato preparatorio del dialogo».[5]

b. La creazione d’un gruppo di lavoro

Il 18 maggio, in un’intervista a Radio Okapi, il facilitatore del dialogo, Edem Kodjo, ha riconosciuto di dovere far fronte ad “alcune difficoltà da superare“.

Mentre nella sua prima conferenza stampa, egli l’aveva annunciato come imminente, il comitato preparatorio al dialogo non è ancora stato creato. «Comunque, speriamo ancora di trovare una soluzione. Non è escluso che si possa affidare la preparazione del dialogo a una specie di gruppo di lavoro», ha egli dichiarato, aggiungendo: «Ci sono delle difficoltà, perché dei partiti politici, tra cui quelli dell’opposizione, non riescono a comunicarci la lista dei loro rappresentanti per il dialogo. La società civile ci ha fornito delle indicazioni che ci hanno permesso di comporre la lista della società civile. La maggioranza presidenziale ha inviato la sua lista. Manca solo la lista dei partiti di opposizione che deve essere comunicata dall’UDPS, secondo le discussioni che abbiamo avuto con questo partito e gli accordi che sono stati con lui conclusi».[6]

Il 20 maggio, in attesa della creazione del comitato preparatorio, Edem Kodjo ha deciso di avviare i lavori preparatori con un gruppo di lavoro composto di dieci rappresentanti della società civile, tra cui cinque prossimi alla Maggioranza Presidenziale (MP) e altri cinque prossimi all’opposizione.Si tratta di: Abbé Donatien Nshole della CENCO, Rev. Pastore François-David Ekofo, Marie-Madeleine Kalala (CNC), Jonas Tshombela (CNC), Jérôme Bonso (RECIC e AETA), Maguy Kyala (Forze Vive), Albert Yuma (FEPC), Dirk Shaka (LUCHA), Jean-Pierre Alumba (diaspora) e Juliette Mughole.[7]

Il 21 maggio, il deputato Steve Mbikayi si è detto contrario alla costituzione del gruppo di lavoro annunciato da Edem Kodjo. «Abbiamo constatato che Kodjo è sopraffatto dalla situazione. Sta violando tutti i testi di convocazione di questo dialogo, a partire dalla risoluzione 2098 che ha parlato di inclusività del dialogo. Ora viola la risoluzione 2277 e il decreto presidenziale di convocazione del dialogo che non prevedono alcun gruppo di lavoro, ma un comitato preparatorio», ha affermato Steve Mbikayi.

Anche altri due gruppi della società civile, il “Consiglio Nazionale per la Cultura” e la “Dinamica della società civile per azioni concertate”, disapprovavano la creazione del gruppo di lavoro. Ntantu Mey, Presidente del Comitato dei saggi della società civile, ha affermato che alcuni membri del gruppo di lavoro non sono stati proposti dalla società civile e ha deplorato il fatto che «alcuni membri di questo gruppo di lavoro non siano stati designati dalla società civile» e che, quindi, non la rappresentino. Egli ha dichiarato di sperare che il comitato preparatorio del dialogo che sarà istituito tenga conto della “rappresentatività dello spazio nazionale della società civile“.[8]

Il 22 maggio, il segretariato generale della Conferenza Episcopale Nazionale del Congo (CENCO) ha voluto fare notare in modo chiaro che «la Chiesa cattolica, rappresentata dal primo vice segretario generale della Cenco, non fa parte di alcun schieramento, né della maggioranza presidenziale, né dell’opposizione. Al contrario, è e vuole rimanere “al centro del villaggio”». A questo proposito, il vice segretario generale della Cenco, Don Donatien Nshole, ha chiesto di rettificare l’informazione divulgata e di non collocare la Chiesa cattolica in un raggruppamento politico determinato.[9]

Il 22 maggio, Roger Mwamba, membro della “Società civile in tutta la sua diversità”, ha denunciato la presenza di esponenti politici nel gruppo di lavoro annunciato dal facilitatore del dialogo, Edem Kodjo. Roger Mwamba non ha citato i nomi delle personalità politiche inserite sulla lista, ma ha deplorato il fatto che degli esponenti politici siano stati inseriti nella lista come difensori dei diritti umani. Ha poi accusato Edem Kodjo di voler escludere dei leader della società civile dalla fase di preparazione del dialogo politico.[10]

Anche la portavoce della “Società civile in tutta la sua diversità”, Kathy Kalanga, ha denunciato la presenza, nella lista della società civile, di una deputata nazionale del MSR / MP, Juliette Mughole, eletta per il territorio di Lubero. I responsabili del MSR / MP hanno confermato l’appartenenza di Juliette Mughole al loro partito, ma hanno affermato che la persona interessata è stata inserita nella lista come membro dell’ONG che dirige. Sempre a proposito della lista di Kodjo, Kathy Kalanga ha fatto notare anche l’inserimento, a sua insaputa, di un membro della Lucha, Dirk Shaka. In effetti, quest’ultimo avrebbe rifiutato di far parte del gruppo di lavoro, per non essere stato previamente consultato dal facilitatore. In seguito a tutto ciò, Kathy Kalanga ha chiesto a Edem Kodjo di rivedere la lista dei membri del gruppo di lavoro, perché viziata da varie irregolarità. Infine, Kathy Kalanga non ha escluso la possibilità di chiedere alla Presidente dell’Unione Africana di designare un altro facilitatore.[11]

Il 24 maggio, mediante un suo comunicato, il movimento Lotta per il Cambiamento (Lucha) ha posto alcune condizioni per potere partecipare al dialogo politico. Trésor Akili, uno dei membri di Lucha, ha spiegato che un’eventuale sua partecipazione o meno al dialogo si baserebbe su due presupposti: «In primo luogo, la Lucha esige la previa liberazione di tutti i prigionieri politici e di opinione. In secondo luogo, la Lucha chiede che il potere garantisca di sbloccare il processo elettorale e assicuri il rispetto delle scadenze elettorali previste dalla Costituzione». La Lucha ha anche precisato che, per il momento, i suoi delegati non stavano partecipando ai lavori preparatori del dialogo politico. Il movimento ha tuttavia riconosciuto di essere stato invitato dal facilitatore per un incontro cui i suoi delegati hanno partecipato.[12]

Il 25 maggio, a Kinshasa, nove dei dieci membri del gruppo di lavoro istituito dal facilitatore del dialogo politico, Edem Kodjo, si sono incontrati per la prima volta in seduta plenaria. Jonas Tshiombela, membro della Nuova Società Civile Congolese, ha affermato che il gruppo di lavoro non sostituirà il comitato preparatorio.[13]

Il 27 maggio, a proposito del gruppo di lavoro istituito dal facilitatore Edem Kodjo, in una conferenza stampa tenuta a Bruxelles, Bruno Tshibala, vice segretario generale e portavoce dell’UDPS e Félix Tshisekedi, segretario nazionale del partito per le relazioni esterne, hanno affermato che, secondo l’UDPS, «i problemi del paese sono politici e necessitano soluzioni politiche da parte della classe politica. La società civile, movimento associativo apolitico, è invitata al dialogo come testimone, nel contesto di una democrazia partecipativa sostenuta dal patto repubblicano. Il gruppo di lavoro istituito è una cellula informale al servizio del facilitatore, ma solo il Comitato preparatorio sarà l’organo competente per la preparazione del dialogo».[14]

Il 30 maggio, il facilitatore del dialogo, Edem Kodjo, è partito per Addis Abeba, sede dell’Unione Africana. Steve Mbikayi, membro della piattaforma “Nuova Classe Politica e Sociale”, ha auspicato che la partenza di Edem Kodjo per l’Etiopia sia una partenza definitiva. Infatti l’accusa di parzialità nel suo modo di trattare l’opposizione. Inoltre, Mbikayi ha accolto con favore l’iniziativa di Etienne Tshisekedi per organizzare, a Bruxelles, un incontro tra delegati dell’opposizione. «Ha cominciato a consultare le persone, ne siamo felici e lo incoraggiamo», ha sottolineato Steve Mbikayi che, finora, rimproverava a Tshisekedi di volere fissare da solo i nomi degli oppositori che dovrebbero partecipare al comitato preparatorio del dialogo.[15]

c. Verso un cambiamento di strategia?

Da Bruxelles, dove si trova in convalescenza, Etienne Tshisekedi, presidente dell’UDPS, ha invitato tutti i leader dei partiti e dei gruppi politici dell’opposizione ad un incontro tra tutte le forze dell’opposizione favorevoli al cambiamento. Questo incontro dell’opposizione nella capitale belga potrebbe aver luogo l’8 e il 9 giugno. Molti si chiedono cosa voglia esattamente Etienne Tshisekedi. Alcuni ritengono che stia cercando di riunire tutta l’opposizione per una sola ed unica battaglia, quella dell’alternanza democratica nel 2016. Di fronte alla possibilità del dialogo, l’opposizione ha finora emesso dei pareri discordanti che l’hanno infine indebolita. L’UDPS ne è ben consapevole. Etienne Tshisekedi è convinto che, divisa com’è attualmente, l’opposizione non può ottenere una vittoria sulla maggioranza presidenziale. A Bruxelles, è dunque l’unità dell’opposizione che sarebbe all’ordine del giorno.[16]

Secondo alcune indiscrezioni, l’obiettivo della riunione di Bruxelles sarebbe quello di investire Etienne Tshisekedi come l’unica personalità che potrebbe guidare un eventuale periodo di transizione dopo il termine del secondo e ultimo mandato costituzionale del presidente Joseph Kabila alla fine di quest’anno 2016. Lo stesso Félix Tshisekedi aveva già dichiarato a gran voce che, “se ci sarà transizione, sarà Etienne Tshisekedi a guidare il paese”.

Nel contesto attuale, gli osservatori più attenti ritengono che la Commissione elettorale non abbia più il tempo materiale sufficiente per organizzare effettivamente le elezioni entro i tempi previsti dalla Costituzione. Ciò considerato, appare necessario un periodo di transizione. Questa questione sarà quindi all’ordine del giorno della riunione di Bruxelles. Etienne Tshisekedi sarebbe pronto a portare sul tavolo delle discussioni un tema finora considerato come tabù, cioè la possibilità di istituire una breve transizione che abbia come priorità quella di organizzare le elezioni, per assicurare il passaggio del potere ai vertici dello Stato, in conformità con la Costituzione.

È prendendo in considerazione questa possibilità che Tshisekedi ha preso l’iniziativa di convocare l’opposizione, con l’obiettivo di unirla in vista di un’eventuale transizione. Sarà, questo, uno dei temi principali della riunione di Bruxelles. Secondo il parere dell’UDPS, la transizione dovrebbe essere la più breve possibile – 120 giorni al massimo – con un solo ed unico obiettivo, quello dell’organizzazione delle elezioni più importanti, cioè delle presidenziali e delle legislative nazionali. Secondo Tshisekedi, essendo Kabila bloccato dalla Costituzione, perché arrivato alla fine del suo secondo e ultimo mandato presidenziale, l’opposizione dovrebbe riuscire a far prevalere il suo diritto a gestire questo breve periodo di transizione. Secondo l’UDPS, la sentenza della Corte Costituzionale, che si è limitata a interpretare l’articolo 70 della Costituzione, non legittimerebbe l’implicazione del Capo dello Stato nell’implementazione di tale sistema. La difficoltà maggiore potrebbe sorgere nel momento in cui si dovrà scegliere il principale animatore di questa breve transizione. L’UDPS l’avrebbe già prevista. Conoscendo bene le abitudini dell’opposizione, si sa già che non sarà facile gestire la riunione di Bruxelles. Ogni parte dovrà accettare di fare delle concessioni. Se vuole che la riunione di Bruxelles abbia un buon esito, quando sarà il momento di dividersi i compiti, l’UDPS, che ha sempre adottato una linea dura, dovrà saper ridimensionare le sue pretese. Tutto sommato, il successo dei prossimi negoziati di Bruxelles dipenderà dall’atteggiamento dell’UDPS. Se Tshisekedi manterrà una posizione trionfalistica, come spesso ha fatto, metterà a repentaglio questa grande opportunità di unire l’opposizione e di salvare il paese da un incerto vicolo cieco. In conclusione, a Bruxelles si potrà ottenere qualcosa di sostanziale solo se Tshisekedi e l’UDPS accetteranno di fare il gioco della conciliazione e, perché no?, di assumere un atteggiamento di umiltà nei confronti degli altri partiti e piattaforme dell’opposizione, tra cui il G7, la Dinamica dell’opposizione, il Fronte cittadino, l’Alternanza per la Repubblica e molti altri.[17]

2. LA COMMISSIONE ELETTORALE

Il 20 maggio, la Commissione elettorale ha dichiarato di essere ancora in attesa che il Parlamento proceda alla revisione della legge elettorale e della legge sulla registrazione degli elettori. Si tratta di due testi indispensabili che permetterebbero alla Commissione elettorale di avviare l’operazione di revisione delle liste degli elettori. «Così com’è oggi, la [legge sulla identificazione e registrazione degli elettori] non consente ai nostri connazionali che si trovano all’estero (diaspora) di essere identificati e, tanto meno, iscritti sulle liste degli elettori», ha spiegato Corneille Nangaa. Nel suo discorso in Parlamento, il Vice Primo Ministro e Ministro degli Interni, Evariste Boshab, ha sottolineato l’importanza di rivedere immediatamente la legge sulla registrazione degli elettori. Nello stesso tempo, però, ha chiesto la sospensione della revisione della legge elettorale, in attesa delle grandi opzioni che scaturiranno dal dialogo politico in preparazione.

Il vice presidente della Commissione elettorale, Norbert Basengezi, il 13 aprile aveva annunciato che l’operazione di revisione delle liste degli elettori sarebbe iniziata a luglio. Tale operazione implicherà l’emissione di un nuovo modello di certificato elettorale destinato agli elettori.[18]

Il 21 maggio, il Movimento Nazionale Congolese / Lumumba, partito politico membro della maggioranza presidenziale, ha chiesto ai parlamentari di discutere, in occasione della prossima sessione ordinaria, sull’invalidazione dei mandati dei parlamentari che detengono la doppia nazionalità. Egli ha anche invitato la Commissione elettorale di non accettare le candidature di Congolesi che dispongano di più nazionalità. La questione della nazionalità plurima ha sollevato molte polemiche nella RDC. Nel 2007, i deputati con doppia nazionalità avevano rischiato l’invalidazione del loro mandato, ma avevano ottenuto un periodo di proroga per regolarizzare la loro situazione. Tale moratoria non è mai stata sospesa. La Costituzione congolese sancisce l’esclusività della nazionalità congolese. Secondo l’articolo 10 della Costituzione, “la nazionalità congolese è una ed esclusiva. Essa non può essere detenuta in concomitanza con un’altra“.[19]

Il 23 maggio, la plenaria dell’Assemblea Nazionale presieduta da Aubin Minaku ha dichiarato ammissibile il disegno di legge che modifica e completa la legge n. 04/028 del 24 dicembre 2004, relativa all’identificazione e alla registrazione degli elettori. Questo disegno di legge è stato trasmesso alla Commissione politica, amministrativa e giudiziaria (PAJ) per un ulteriore esame.[20]

Il 25 maggio, durante la 5ª riunione mensile del Comitato di partenariato tenutasi a Kinshasa, il presidente della Commissione elettorale, Corneille Nangaa, ha affermato che la Commissione elettorale non attende che un’opzione consensuale da parte della classe politica congolese, per potere pubblicare il calendario elettorale: «Dovremmo pubblicare il calendario elettorale tenendo conto di un consenso. Approfittiamo di questa occasione per chiedere agli uni e agli altri di accordarsi su tali opzioni politiche il più presto possibile e noi pubblicheremo il calendario elettorale». Corneille Nangaa ha anche indicato che, secondo la Commissione elettorale, i problemi relativi al finanziamento e all’appoggio logistico stanno per essere risolti e che, quindi, non costituiscono più un motivo di blocco del processo elettorale: «La pubblicazione del calendario elettorale dipende anche da indicazioni chiare sull’appoggio logistico. Attraverso il Rappresentante Residente del PNUD, oggi la Monusco ha affermato, più o meno chiaramente, che non dovremmo più preoccuparci di tutti questi problemi», ha detto Naanga. A proposito della questione relativa al finanziamento del processo elettorale, il presidente della Commissione elettorale ha precisato che gli elementi tecnici oggi disponibili permettono di dire che anche questa questione è stata risolta.[21]

Il 31 maggio, nel corso di una sessione plenaria dell’Assemblea Nazionale, il presidente della Commissione elettorale, Corneille Nangaa, ha affermato che «la Commissione elettorale è in grado di farsi carico della questione del reclutamento dei Congolesi residenti all’estero». Pur riconoscendo che tale questione solleverà un ulteriore dibattito sulla doppia nazionalità, Corneille Nangaa ha annunciato che la Commissione elettorale procederebbe sulla base della legge elettorale, secondo cui «può essere iscritto sulla lista degli elettori solo chi detiene un passaporto o un certificato consolare». I Congolesi residenti all’estero oscillano tra i 7 e gli 8 milioni di persone.[22]

Il 3 giugno, l’Assemblea Nazionale ha esaminato e approvato il progetto di legge sulla identificazione e la registrazione degli elettori. Prima dell’adozione di questo testo, i deputati erano divisi tra loro sulla questione della registrazione dei Congolesi residenti all’estero.

In una sua mozione, il deputato Henri Thomas Lokondo aveva sostenuto che la questione relativa alla registrazione dei Congolesi residenti all’estero sulle liste degli elettori dovesse essere soppressa dalla legge, per evitare di aggiungere altri problemi tecnici e di sicurezza. Secondo lui, si trattava di essere realisti. «Oggi, l’iscrizione sulle liste degli elettori dei Congolesi residenti nei nove paesi confinanti, faciliterebbe la concessione della nazionalità congolese anche a degli stranieri», ha dichiarato Henri Thomas Lokondo, secondo cui la RDCongo sta già affrontando gravi problemi finanziari, tecnici e di sicurezza che non possono facilitare una simile operazione.

Da parte sua, il presidente del gruppo parlamentare del PPRD, Emmanuel Ramazani Shadari, ha ritenuto che non si possa privare la diaspora congolese di un suo legittimo diritto per problemi tecnici o motivi di sicurezza. Sulla questione di come evitare l’iscrizione di persone di nazionalità multipla, il deputato Ramazani ha risposto: «Ci saranno delle procedure specifiche volte ad individuare quelli che detengono due o più nazionalità». Egli ha assicurato che questa questione sarà risolta in seno alla Commissione elettorale che definirà le condizioni di applicazione di questa legge. Dopo dibattito in aula, la plenaria ha bocciato la mozione di Henry Thomas Lokondo e ha optato per l’iscrizione dei Congolesi residenti all’estero sulle liste degli elettori.[23]

3. IL MESSAGGIO DEI VESCOVI DELLA PROVINCIA ECCLESIASTICA DI BUKAVU

Il 29 maggio, in un messaggio pubblicato da Kindu, i Vescovi della Provincia Ecclesiastica di Bukavu hanno affermato che «l’impasse in cui si trova attualmente il processo elettorale è una delle sfide più grandi del nostro tempo. Il processo elettorale è bloccato, il che lascia intravvedere la serie di violenze elettorali come quelle che stanno portando alla deriva interi paesi del continente. L’incertezza e la confusione circa le date e le priorità di queste elezioni hanno già scatenato numerosi atti di violenza gravi violazioni dei diritti umani. Le popolazioni sono confrontate a una dura lotta contro l’intimidazione e la paura che rischiano di paralizzare e di imbavagliare le libertà civili e la partecipazione, dando libero corso alle manovre degli intimidatori. In questa situazione confusa, i giovani sono il gruppo più colpito. Essi sono facili prede del fanatismo politico e del reclutamento da parte delle diverse e già troppe milizie». Secondo i Vescovi, «il progetto dialogo nazionale contribuisce in modo considerevole alla confusione generale. In effetti, si nota una grande ambiguità sul senso da dare al dialogo nazionale. Sembra che lo Stato rinunci alle sue responsabilità istituzionali, per scaricarle sulla coscienza dei semplici cittadini. Si resta dunque perplessi per quanto riguarda la portata di questo dialogo, di cui non conosciamo l’ordine del giorno e che, tuttavia, causa tanta diffidenza tra gli attori politici».

I Vescovi denunciano anche «una dilagante corruzione che si è eretta in sistema. Ogni funzionario statale vuole approfittare della sua situazione personale per servirsene il più possibile, prima che sia tardi. In queste circostanze, è lo stesso senso del bene comune che è a rischio. Questo insieme di incuria costituisce un preludio all’anarchia».

Infine, i vescovi hanno formulato una serie di esortazioni.

Al popolo congolese rivolgono «un pressante appello alla vigilanza, all’ordine e alla solidarietà. Le nostre comunità nazionali devono essere ordinate, democratiche e solidarie o non potranno continuare ad esistere».

Ai leader politici, i vescovi chiedono di:

«– impegnarsi a sradicare la corruzione e a costruire una società giusta, equa e stabile. – rinunciare alla cultura della menzogna, per far comprendere al popolo le reali sfide del dialogo nazionale e delle prossime elezioni.

– assicurare una giusta ed equa retribuzione dei funzionari e degli impiegati, per non dare pretesto ai dipendenti di sfruttare i loro compatrioti.

– far sì che lo Stato sia effettivamente al servizio del popolo e che i suoi rappresentanti non si servano del popolo per interessi personali.

– fare in modo che lo Stato formi i suoi agenti al senso di cittadinanza e di patriottismo, affinché ministri, parlamentari e autorità locali siano sempre più fedeli alla nazione congolese e non a personalità politiche».

Al Capo dello Stato, i vescovi hanno rivolto un rispettoso invito ad «assumere chiaramente e pienamente le sue responsabilità di garante della Nazione; assicurare al popolo congolese la dignità dovuta ad ogni nazione e dargli tutte le orientazioni che gli garantiscano la pace, la sicurezza e la stabilità; esprimere chiaramente la sua posizione sulle molteplici violenze che affliggono la popolazione e sulla situazione di stallo in cui si trova attualmente il processo elettorale».

4. LA COMUNITÀ INTERNAZIONALE

Il 23 maggio, l’Unione Europea (UE) ha pubblicato una dichiarazione sulle conclusioni formulate dal Consiglio dei Ministri degli Affari Esteri al termine di una loro riunione sulla situazione congolese.

«1. Pochi mesi prima delle elezioni, la Repubblica Democratica del Congo si trova a un punto di svolta e le molteplici sfide che deve affrontare destano una profonda preoccupazione dell’Unione Europea (UE). La risoluzione 2277 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (CSNU), adottata all’unanimità il 30 marzo scorso, sottolinea la responsabilità primaria delle autorità congolesi nella preparazione e nell’organizzazione delle elezioni, nel rispetto delle disposizioni costituzionali. L’UE invita il governo e tutte le altre parti implicate, in particolare la Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI), a creare con urgenza le condizioni necessarie per lo svolgimento di elezioni libere, trasparenti, inclusive e pacifiche, tra cui soprattutto le elezioni presidenziali e legislative. L’UE ritiene che solo un esecutivo costituzionalmente legittimo e democraticamente eletto contribuisca alla stabilità del Paese.

Pur prendendo atto della sentenza della Corte Costituzionale dell’11 maggio 2016, l’UE sottolinea che un governo democratico fonda la propria legittimazione su elezioni regolari e organizzate entro i tempi stabiliti dalla Costituzione e fa notare che la responsabilità dell’organizzazione delle elezioni compete al governo e che la mancanza di chiarezza a questo proposito è attualmente un grande fattore di instabilità per il Paese.

  1. L’UE invita le autorità congolesi a riavviare al più presto il processo elettorale, attraverso tappe concrete. In conformità con la risoluzione 2277 del Consiglio di Sicurezza, l’UE invita la Commissione elettorale ad aggiornare le liste degli elettori e a comunicare, nel più breve tempo possibile, un calendario elettorale aggiornato e delle opzioni che permettano ai diversi attori politici di pronunciarsi sulla situazione. L’UE chiede al governo congolese di elaborare rapidamente un piano di erogazione dei fondi necessari per l’organizzazione delle elezioni. Solo un impegno chiaro da parte del governo, sia sul piano politico che finanziario, consentirà all’UE di apportare il suo appoggio al processo elettorale.
  2. Data l’attuale situazione di stallo e le crescenti tensioni, l’UE sottolinea la necessità e l’urgenza di un dialogo politico, breve e preciso, tra tutti i principali attori politici, al fine di raggiungere, rapidamente, un consenso su una chiara tabella di marcia, sulla base di un calendario elettorale e di un preventivo finanziario credibili che la Commissione elettorale dovrebbe presentare, nel rispetto della Costituzione, in particolare per quanto riguarda le elezioni presidenziali».[24]

Il 25 maggio, in occasione della celebrazione della cooperazione tedesco-congolese, l’Ambasciatore della Repubblica Federale di Germania nella RDC, Wolfgang Manig, ha raccomandato: «Proteggere e rispettate la vostra Costituzione, per rafforzare la vostra democrazia».

Il diplomatico tedesco ha commentato anche l’ultima sentenza della Corte costituzionale sulla fine del mandato presidenziale. Wolfgang Manig ha affermato che, nella sua sentenza, la Corte costituzionale non si è pronunciata che su uno dei due paragrafi dell’articolo 70 della Costituzione che regola l’insediamento del nuovo presidente eletto. «L’articolo 70 della Costituzione si compone di due paragrafi. La Corte costituzionale non si è riferita che a un solo paragrafo che regola l’insediamento del nuovo presidente eletto. La Corte presuppone in tal modo che l’altro paragrafo, quello che regola la durata del mandato presidenziale di cinque anni, rinnovabile una sola volta, cioè due volte cinque anni e non dieci anni più X, non è probabilmente messo in discussione», ha affermato l’ambasciatore tedesco. L’articolo 70 della Costituzione congolese afferma: “Il Presidente della Repubblica è eletto a suffragio universale diretto per un mandato di 5 anni, rinnovabile una sola volta. Alla fine del suo mandato, il Presidente resta in carica fino all’effettiva installazione del nuovo presidente eletto“. L’aiuto annuale tedesco alla RDCongo, nel quadro della cooperazione bilaterale, dell’Unione Europea e delle Nazioni Unite, è di 250 milioni di dollari.[25]

[1] Cf Kimp – Le Phare – Kinshasa, 20.05.’16

[2] Cf Radio Okapi, 21.05.’16

[3] Cf Radio Okapi, 22.05.’16

[4] Cf Trésor Kibangula – Jeune Afrique, 25.05.’16

[5] Cf Didier Kebongo – Forum des As – Kinshasa, 30.05.’16 http://www.forumdesas.org/spip.php?article7697

[6] Cf Radio Okapi, 18.05.’16

[7] Cf Radio Okapi, 21.05.’16

[8] Cf Radio Okapi, 22.05.’16

[9] Cf La Prospérité – via www.congosynthese.com, 25.05.’16

[10] Cf Radio Okapi, 23.05.’16

[11] Cf Eric Wemba – Le Phare – Kinshasa, 23.05.’16

[12] Cf Radio Okapi, 25.05.’16

[13] Cf Radio Okapi, 26.05.’16

[14] Cf Didier Kebongo – Forum des As – Kinshasa, 30.05.’16 http://www.forumdesas.org/spip.php?article7697

[15] Cf Radio Okapi, 01.06.’16

[16] Cf Le Potentiel – Kinshasa, 02.06.’16

[17] Cf Le Potentiel – Kinshasa, 03.06.’16

[18] Cf Radio Okapi, 20.05.’16

[19] Cf Radio Okapi, 22.05.’16

[20] Cf Forum des As – Kinshasa, 24.05.’16

[21] Cf Radio Okapi, 25.05.’16

[22] Cf Radio Okapi, 01.06.’16

[23] Cf Radio Okapi, 04.06.’16

[24] Cf Le Potentiel – Kinshasa, 24.05.’16

http://www.lepotentielonline.com/index.php?option=com_content&view=article&id=14537:kinshasa-dans-le-collimateur-de-l-union-europeenne&catid=85&Itemid=472

[25] Cf Radio Okapi, 27.05.’16