Congo Attualità n. 388

GLI SCONTRI TRA GRUPPI ARMATI SUGLI ALTIPIANI DI ITOMBWE-MINEMBWE         (SUD KIVU)

INDICE

1. IL CONTESTO GENERALE
2. LE CAUSE DI FONDO
3. LE CAUSE IMMEDIATE
a. La creazione del “comune rurale” di Minembwe
b. L’assassinio del capo tradizionale dei Banyindu, Kawaza Nyakwana
4. MISSIONI DI MEDIAZIONE E DICHIARAZIONI
5. ALCUNE RACCOMANDAZIONI FINALI

1. IL CONTESTO GENERALE

Dallo scorso mese di marzo, sugli altipiani del Sud Kivu, gli scontri avvenuti tra i diversi gruppi armati hanno causato decine di morti, centinaia di case incendiate, migliaia di mucche rubate e decine di migliaia di sfollati.

I vari gruppi armati affermano di agire per difendere le loro rispettive comunità: Bafuliro, Babembe e Banyindu da un lato e Banyamulenge dall’altro. Le prime si proclamano originarie del posto e autoctone, l’ultima viene tacciata di “ruandandofona”, “non originaria del posto” e invadente.
– Quali sono le forze implicate?
Da un lato, ci sono le milizie Mai-Mai, tra cui Yakutumba, Ebwela, Aichi, Mulumba e Biloze Bishambuke, che fanno riferimento alle comunità Bafuliro, Babembe e Banyindu. Dall’altro lato, c’è la milizia Gumino / Twirwaneho, che fa riferimento alla comunità dei Banyamulenge.
Entrambe le parti sono appoggiate da altri gruppi armati stranieri, provenienti principalmente dal Ruanda e dal Burundi.
Da una parte, i Mai-Mai Yakutumba e i loro alleati sono in coalizione con gruppi ribelli burundesi: le Forze di Liberazione Nazionale del Burundi (FNL), la Resistenza per uno Stato di Diritto in Burundi (Red Tabara) e le Forze Repubblicane dal Burundi (Forebu). È con l’appoggio di questi gruppi armati stranieri che i gruppi armati locali sono riusciti ad occupare i villaggi dei Banyamulenge.
D’altra parte, i Gumino / Twirwaneho sono appoggiati da ex miliziani del Movimento del 23 Marzo (M23) e da un altro gruppo, il Congresso Nazionale Ruandese (RNC), creato dal generale ruandese Kayumba Nyamwasa, dissidente di Paul Kagame. Gli abitanti di Minembwe menzionano anche la presenza delle Forze Democraytiche per la Liberazione del Ruanda (FDLR), ribelli hutu ruandesi, ma si tratterrebbe piuttosto di uno dei loro gruppi dissidenti, il CNRD, che si troverebbe a 45 km da Minembwe.
Il Ruanda e il Burundi stanno usando i vari gruppi armati, sostenendo l’uno o l’altro gruppo, secondo le diverse appartenenze etniche e i vari interessi economici e politici.
Numerose sono le iniziative che si stanno intraprendendo per porre fine a queste violenze, poiché l’attivismo dei vari gruppi armati, congolesi e stranieri, sta alimentando forti tensioni anche tra le diverse comunità etniche.[1]

Tra le principali cause del conflitto attualmente in corso se può citare quella relativa all’origine ruandese dei Banyamulenge.
Secondo i Banyamulenge, essi si considerano discendenti di immigrati ruandesi arrivati sugli altipiani di Itombwe verso la fine del 18° secolo. Fino agli anni 1960 / 1970 erano denominati Banyaruanda, cioè “quelli provenienti dal Ruanda”. In seguito, essi stessi iniziarono a denominarsi Banyamulenge, cioè “quelli di Mulenge”, un villaggio degli altipiani dell’Itombwe, per differenziarsi dai rifugiati Tutsi provenienti anch’essi dal Ruanda a causa dei disordini provocati dalla ribellione hutu del 1959.
Secondo gli autoctoni, invece, i “Banyamulenge” si sono stabiliti sugli altipiani dell’Itombwe solo in seguito alle agitazioni interetniche sopraggiunte in Rwanda alla vigilia e all’indomani dell’indipendenza del loro paese, quando gli Hutu presero il potere nel 1962. Sempre secondo gli autoctoni, Mulenge è una località del raggruppamento di Kigoma, parte della collettività dei Bafuliro, in territorio di Uvira.[2]

2. LE CAUSE DI FONDO

Il punto di partenza di questo ciclo di violenza fa parte di una lunga storia. I Banyamulenge sono una comunità di allevatori originari del Ruanda e arrivati con le loro mandrie di mucche sugli altopiani del Sud Kivu nel diciannovesimo secolo. Tuttavia, i colonizzatori belgi non hanno mai creato un’entità amministrativa (chefferie) per questo gruppo semi nomade, ciò che invece fecero per le comunità di agricoltori Babembe, Bafuliru e Banyindu.
Dopo l’indipendenza, i rapporti tra i Banyamulenge e queste tribù locali sono stati spesso di tipo conflittuale. I Banyamulenge sono stati oggetto di odio etnico e di discriminazione. Ma anche loro hanno spesso compiuto atti di violenza, anche se in nome dell’autodifesa.
Il rifiuto nei loro confronti si era accentuato durante la prima e la seconda guerra del Congo, quando alcuni dei suoi membri occuparono importanti ruoli militari e civili nelle ribellioni dell’AFDL (1996-1997) e dell’RCD (1998- 2003). Dopo la fine della guerra, la maggior parte dei ribelli Banyamulenge sono stati integrati nell’esercito congolese, ma la popolazione civile e alcuni piccoli gruppi armati sono rimasti sugli altipiani, in particolare le Forze Repubblicane Federaliste (FRF).[3]

Secondo la tradizione, ogni etnia e tribù si caratterizzano per la loro presenza su un determinato territorio: non c’è tribù senza territorio, cioè senza terre da coltivare. È per questo che, arrivati in Congo da un paese terzo, i Banyamulenge hanno sentito il bisogno di disporre di un loro proprio territorio. Nonostante che il villaggio di Mulenge e i suoi dintorni, in cui la maggior parte dei Banyamulenge si sono stabiliti prendendone anche il nome, risulti essere una località della collettività dei Bafuliro, una tribù autoctona, i Banyamulenge iniziano una serie di procedure per ottenere l’amministrazione di un loro territorio. Essi si sono appoggiati sulla tesi secondo la quale sarebbero arrivati sugli altipiani di Itombwe / Minembwe non solo durante il periodo della colonia, ma addirittura prima e, conseguentemente, hanno rivendicato il diritto ad essere considerati membri di una tribù autoctona, al pari delle altre.

Mediante il decreto dipartimentale n. 001 / MJ / DAT / MB / ROUTE / 1999 emesso dal Raggruppamento Congolese per la Democrazia (RCD), il capo del dipartimento di amministrazione del territorio Joseph Mudumbi ha eretto, nel Sud Kivu e a titolo provvisorio, un’entità amministrativa denominata Territorio di Minembwe, suddiviso in cinque comunità: Mulenge, Bijombo, Itombwe, Minembwe e Kamombo.

Secondo il decreto n. 13/029 del 13 giugno 2013 sul conferimento dello statuto di comuni ad alcune
entità territoriali della provincia del sud Kivu,
– visto il parere conforme dell’Assemblea provinciale del Sud Kivu relativo alla proposta del governatore della provincia espressa il 9 giugno 2009 sull’erezione di alcune entità territoriali della provincia a comuni contenuta nella delibera n. 09/200 / PLENIERE / ASPRO / SK del 07 ottobre 2009;
– su proposta del ministro dell’Interno, della sicurezza e del decentramento, Richard Muyej;
– ascoltato il Consiglio dei ministri;
– il primo ministro Matata Ponyo Mapon ha decretato il conferimento dello statuto di Comune a quindici entità territoriali della Provincia del Sud Kivu, tra cui Minembwe, che è diventato Comune di Minembwe (articolo 8).[4]

Secondo le tribù autoctone, la rivendicazione di un proprio territorio da parte dei Banyamulenge, un gruppo etnico proveniente dall’estero, è una provocazione.
Secondo la ricercatrice Judith Verweijen, dell’Università di Sheffield, il recente ciclo di violenza è il culmine di un processo iniziato almeno quattro anni prima: «È iniziato nella zona di Bijombo con delle polemiche sull’autorità tradizionale e con l’ascesa del gruppo armato Banyamulenge denominato Ngumino (“restiamo qui”, in Kinyamulenge) che aveva cominciato ad imporre ingenti tasse sulla popolazione locale, ciò che ha accelerato il reclutamento di gruppi di autodifesa e provocato una prima ondata di scontri nel 2015 – 2016».
In questo contesto già molto teso, sono subentrate anche alcune tensioni regionali.
Dopo la contestata candidatura del presidente burundese Pierre Nkurunziza a un terzo mandato, nel 2015, ai ribelli burundesi già presenti in Congo si sono aggiunti altri nuovi combattenti, tra cui le Forze Nazionali di Liberazione (FNL) e la Resistenza per uno stato di diritto in Burundi (Red – Tabara). Questi ultimi sono appoggiati dal Ruanda sin dal 2015, soprattutto per il reclutamento di nuove leve e la loro formazione.
Ma ben presto questa zona è diventata la base di un’altra ribellione, questa volta ostile al Ruanda: il Congresso Nazionale Ruandese (RNC) del dissidente Kayumba Nyamwasa, esiliato in Sudafrica. Secondo un rapporto del gruppo di esperti delle Nazioni Unite sulla Repubblica Democratica del Congo, l’RNC si è insediato nella foresta di Bijabo, a nord di Minembwe, e ha stretto un’alleanza con i combattenti Banyamulenge Ngumino. Il Burundi serve da territorio di transito.
In questo contesto di gruppi armati nazionali e stranieri, nel mese di marzo si è formata una coalizione di milizie Mai-Mai locali in contrapposizione al gruppo armato Ngumino dei Banyamulenge. Questa nuova coalizione è appoggiata dalle ribellioni burundesi FNL e Red-Tabara. Secondo due fonti locali (una della società civile e l’altra della polizia), questa coalizione sarebbe appoggiata da membri delle forze speciali ruandesi, in particolare attraverso i loro alleati burundesi della RED-Tabara. Per Kigali, da molti anni in conflitto con alcuni leader Banyamulenge, la partecipazione a questa operazione avrebbe anche il vantaggio di privare l’RNC del suo campo base in territorio congolese. Il gruppo Ngumino sembra oggi molto indebolito. Il maggior gruppi armato Banyamulenge ancora attivo è Twiganeho (“difendiamoci” in Kinyamulenge), una milizia di “autodifesa”.[5]

3. LE CAUSE IMMEDIATE

a. La creazione del “comune rurale” di Minembwe

Secondo l’onorevole Pardonne Kaliba Mulanga, uno degli undici deputati nazionali proclamati eletti dalla Commissione elettorale in seguito alle elezioni legislative nazionali del 30 dicembre 2018, ma invalidato sei mesi dopo dalla Corte costituzionale, il comune rurale di Minembwe è stato creato con Decreto del Primo Ministro n. 25 / CAB / VPM / MINISTERSEC / HMS / 075/2018 del 28 novembre 2018, seguito dalla lettera del governo provinciale del Sud Kivu n. 090 / CAB / GOUPRO-SK / 2019 del 20 febbraio 2019, relativa alla nomina di Mukiza Nzabinesha Gadi come primo sindaco di Minembwe e di Isumbeco Sadiki Charles, come vice sindaco. Secondo Pardonne Kaliba, il comune di Minembwe è stato creato nonostante il fatto che, nel 2013, la maggioranza dei deputati provinciali del Sud Kivu vi si fosse opposta, perché questa nuova entità amministrativa includeva enormi parti di territorio di altre tre entità limitrofi, Fizi, Mwenga e Uvira.[6]

Il 21 febbraio 2019, Gady Mukiza, un munyamulenge, viene designato primo sindaco di Minembwe, nuovo comune rurale recentemente creato. L’identità del ministro della decentralizzazione che ha favorito la nascita di questa nuova entità amministrativa, Azarias Ruberwa, anch’egli Munyamulenge, ha contribuito ad aumentare la sfiducia tra i membri delle comunità vicine. Per i rappresentanti di queste comunità, che spesso non riconoscono la nazionalità congolese dei Banyamulenge, né il loro diritto all’esercizio dell’autorità tradizionale locale, si tratta di una provocazione che viene rapidamente aggravata da un’ondata di violenze commesse dalla milizia Ngumino.[7]

La recente creazione del “comune rurale” di Minemwe (Sud Kivu) ha contribuito ad alimentare controversie di vecchia data e relative all’esercizio dell’autorità tradizionale locale e al controllo sul territorio, controversie già esistenti tra i Banyamulenge e gli altri gruppi etnici che sostengono che il nuovo comune di Minembwe occupa molte delle loro terre ancestrali.[8]

A Kinshasa, i rappresentanti della comunità Bembe hanno dichiarato il loro disaccordo sulla creazione del comune rurale di Minembwe e ne hanno chiesto lo scioglimento, come condizione per porre fine alla guerra sugli altopiani del Sud Kivu. Secondo loro, i Banyamulenge sono degli  immigrati troppo recenti per rivendicare un loro comune. I rappresentanti Babembe ricordano che, nel 1999, il Raggruppamento Congolese per la Democrazia (RCD) – ribellione sostenuta dal Ruanda e la cui figura principale era Azarias Ruberwa, munyamulenge e attuale ministro del decentramento, aveva già creato il territorio di Minembwe, che fu poi soppresso.
Secondo i rappresentanti della comunità Banyamulenge, la creazione del comune rurale di Minembwe è semplicemente un pretesto, perché fondata su un decreto ministeriale del 2013 e entrata ufficialmente in vigore poco prima delle ultime elezioni, come decine di altri casi.[9]

b. L’assassinio del capo tradizionale dei Banyindu, Kawaza Nyakwana

Due eventi documentati dal KST contribuiscono ad alimentare il ciclo di violenze in atto. Il 4 maggio 2019, il gruppo armato Ngumino uccide il capo tradizionale dei Banyindu, Kawaza Nyakwana, ciò che provoca un’esplosione di violenze, tra cui gli incendi di villaggi interi. In seguito, il 7 settembre, il capo del gruppo Ngumino, Semahurungure, viene assassinato nel villaggio di Tulambo, a diversi chilometri dalla linea del fronte.
Secondo le fonti locali citate in precedenza e altre due fonti militari congolese e ruandese, questa operazione è stata organizzata con l’appoggio di Kigali, almeno dei suoi servizi di intelligence. Una fonte dell’intelligence della Monusco, la Missione Onu in RD Congo, non è stata in grado di confermare queste informazioni, ma si è detta stupita da questo assassinio “molto lontano dalle normali procedure operative del gruppo Mai-Mai”.[10]

Gli altipiani di Itombwe-Minembwe sono diventati l’epicentro di nuovi scontri tra gruppi armati che detengono il controllo non solo sul territorio, ma anche sull’autorità tradizionale e sulla stessa popolazione civile. Dopo decenni di violenza, gli ultimi scontri sono iniziati nella località di Matanganika nella prima settimana di marzo 2019.
– A Matanganika e dintorni, il gruppo armato denominato “Twirwaneho” fu formato per proteggere gli allevatori Banyiamulenge dalle angherie dei Mai-Mai che, avendo preso il sopravvento sul ruolo dei Capi tradizionali, riscuotevano a proprio vantaggio lq tassa comunemente chiamata “Ituro / Itulo”, aumentandola a dismisura. Gli allevatori Banyamulenge pagano questa tassa perché, per i pascoli, sfruttano le terre di altri. Alcuni allevatori, per motivi di etnia, possono essere esentati da questo tipo di pagamento. Per giustificare la loro esistenza, i Mai-Mai affermano che gli allevatori stanno devastando i loro campi e che li si possono fermare solo con le armi. Twirwaneho è quindi sorto per proteggere i pastori Banyamulenge da queste molestie dei Mai-Mai locali.
Questa è l’origine immediata degli scontri avvenuti a Matanganika il 6 marzo 2019. Molte persone sono state massacrate, decine di villaggi incendiati e migliaia di mucche rubate. per acquistare armi e munizioni. In assenza di uno stato forte e imparziale, gli scontri continueranno fino a quando una parte diventerà più forte dell’altra e dominerà su di essa.
– Le violenze si sono intensificate a partire dal mese di maggio, in seguito all’omicidio di un capo villaggio.
Il 4 maggio 2019, il capo località di Kanihura, Kawaza Nyakwana, un membro della tribù Banyindu, è stato brutalmente arrestato dagli uomini del comandante Semahurungure, appartenenti al gruppo armato Gumino, un’altra milizia di obbedienza Banyamulenge. Semahurungure è l’uomo più conosciuto e temuto sugli altopiani di Itombwe-Uvira-Fizi. Per almeno 6 anni è stato vice comandante di Nyamusaraba, capo del gruppo.
Kawaza Nyakwana è stata arrestato al mercato di Mikaratai, aperto ogni sabato. Questo mercatoConosciuto con l’appellativo “da Ntayoberwa”, questo mercato è controllato dal gruppo Gumino, che impone tasse illegali su quasi tutte le merci. Kawaza è capo località, ma è accusato da alcuni suoi avversari di avere rapporti con le milizie Mai-Mai dell’obbedienza di Banyindu-Bafuliro.
Alcuni anni fa, in un conflitto interno tra i Banyindu di Kanihura, Kawaza si era scontrato con Nyerere. Quest’ultimo fu addirittura ferito in una mano. La causa del conflitto tra Nyerere e Kawaza fu che ciascuno di loro voleva diventare capo della località di Kanihura. Alla fine, fu Kawaza a divenire capo località, ma lo scontro con Nyerere non poteva rimanere senza conseguenze.
Negli ultimi mesi del 2018, una guardia del corpo di Semahurungure scomparve e si rimase più di 6 mesi senza sue notizie. Scomparve mentre attraversava un zona nei pressi di Kanihura, di cui Kawaza era il capo tradizionale.
Nyerere approfittò dell’occasione per eliminare il suo avversario una volta per tutte e avrebbe organizzato un complotto contro Kawaza, accusandolo presso Semahurungure, che lo fece arrestare in pieno giorno di mercato per complicità nella scomparsa della sua guardia del corpo e con l’accusa di essere il vero mandante di quell’omicidio.
La morte di Kawaza ha umiliato tutta la comunità Nyindu. I Mai-Mai di Lulenge, Kipupu e dintorni si sono immediatamente mobilitati e, in gran numero, si sono recati a Kanihura per vendicare la morte del loro capo tradizionale. Il gruppo Gumino / Twirwaneho, dei Banyamulenge, ha reagito alla mobilitazione dei Mai-Mai. In realtà, tutti stavano aspettando una qualsiasi occasione per attaccare l’avversario e la morte di Kawaza è stata un’opportunità per far parlare le armi.
– Questi scontri tra una coalizione Mai-Mai che raggruppa in sé dei membri Banyindu, Bafuliro e Babembe e il gruppo Gumino / Twirwaneho che coinvolge membri Banyamulenge dovrebbero interpellare le autorità competenti, poiché fanno parte di una controversia in cui alcuni sono ritenuti “autoctoni” e altri “nuovi arrivati”.
La mobilitazione osservata in seguito alla creazione del comune di Minembwe, la dice lunga, come la polemica diffusasi sui social network di Matanganika, Fizi, Bukavu, Goma, Kinshasa, Johannesburg e Bruxelles a proposito della nascita di quella nuova entità decentralizzata.
Questi regolamenti di conti possono incendiare tutta la regione, perché non fanno più parte della legittima richiesta di giustizia per la morte di un capo tradizionale. Certo, l’assassinio di Kawaza è deplorevole e Semahurungure dovrà rispondere di quel suo barbaro atto. Ma l’osservatore attento può ben capire che un singolo episodio di morte non avrebbe potuto mobilitare migliaia di miliziani ben decisi ad incendiare villaggi e a massacrare civili innocenti.
Lo stato congolese deve immediatamente trovare soluzioni adeguate e durature. La presenza delle forze di sicurezza è fondamentale, ma l’esercito nazionale deve svolgere il suo ruolo in modo neutrale e imparziale, per garantire la sicurezza di tutti. Anche le questioni di base e le cause prime devono trovare una soluzione. Lo stato deve rafforzare la sua presenza, al fine di rispondere anche a quelle questioni su cui non ci si esprime apertamente, quando invece esse sono il motore principale della mobilitazione.[11]

L’8 settembre, l’autoproclamato colonnello Semahurungure, leader del gruppo armato Gumino, è deceduto in seguito alle ferite riportate nel corso di violenti combattimenti tra il suo gruppo e i Mai-Mai Ebwela, avvenuti nel villaggio di Tulambo, del raggruppamento Basimukindji 1, settore di Itombwe, nel territorio. di Mwenga (Sud Kivu). Semahurungure è deceduto mentre veniva trasportato all’ospedale di Minembwe. Secondo fonti locali, la sua presenza era stata segnalata a Tulambo la notte del 7 settembre. Durante i combattimenti, altre sei persone sono rimaste uccise: due civili (un uomo e suo figlio), due combattenti Mai-Mai e due membri della guardia del corpo di Semahurungure. Tra i sei feriti, ci sono una donna e cinque bambini. Sette villaggi sono stati completamente incendiati e completamente abbandonati dai loro abitanti. Si tratta dei villaggi di Tulambo, Marunde, Kivogorwe, Bukunji, Katenga, Kibundi e Kigazura. Questi attacchi rivendicati da diverse fazioni Mayi-Mayi sono conseguenti a un tentativo di assassinio, il 3 settembre, del capo località di Kitavi, Nabigiri Moninga, membro della comunità Banyindu. Fonti locali affermano che la moglie di Kitavi era stata ferita quando fuggiva con il marito, in occasione di un’incursione di miliziani Gumino.[12]

4. MISSIONI DI MEDIAZIONE E DICHIARAZIONI

Il 20 maggio, il Gen. Akili Muhindo detto Mundos, comandante della 33ª Regione militare, si è recato a Minembwe per incontrare i leader, i deputati e le autorità locali di Fizi. Egli ha rilevato le 5 principali cause che, secondo lui, sono all’origine delle violenze constatate a Minembwe: «Alcune delle vere cause che destabilizzano Minembwe sono: il tribalismo, il possesso illegale di armi (quasi tutti hanno un’arma e questo provoca la proliferazione dei gruppi armati), l’assenza dell’autorità dello stato, l’impunità dei crimini commessi, la gestione dell’amministrazione statale da parte di un solo gruppo etnico e il problema della leadership». Altri membri della delegazione inviata a Minembwe hanno aggiunto che «la popolazione di Minembwe in quanto tale non ha alcun problema di convivenza tra membri di tribù diverse … Quelli che tirano le fila degli attuali scontri sono alcuni politici e leader delle singole comunità».[13]

Il 6 luglio, anche il tenente generale Gabriel Amisi Kumba, vice capo di stato maggiore generale dell’esercito nazionale e responsabile delle operazioni militari e dei servizi di intelligence, si è recato a Minembwe nel territorio di Fizi (Sud Kivu), per incontrare i rappresentanti delle quattro comunità locali: Banyamulenge, Banyindu, Bafulero e Babembe. Secondo il responsabile delle comunicazioni del governo, Jerigol Panzuna, dopo aver preso conoscenza della situazione di Minembwe, il vice capo dello stato maggiore dell’esercito ha fatto un’amara constatazione: «Ogni comunità ha una sua propria milizia denominata forza di autodifesa che, a sua volta, è alleata con dei gruppi armati stranieri presenti sullo stesso territorio». In seguito a questa constatazione, il generale Gabriel Amisi ha deciso di sospendere il comandante locale dell’esercito dalle sue funzioni e di sostituirlo immediatamente con un altro. Ha inoltre ordinato di permutare il più presto possibile altri ufficiali militari da tempo stanziati in questa parte del Sud Kivu.[14]

Il 19 ottobre, il deputato Norbert Basengizi Katintima, che ha svolto il ruolo di moderatore nelle ultime settimane, ha presentato il suo rapporto al primo ministro Sylvestre Ilunga. Si tratta di un documento di quattro pagine, in cui ha presentato un’analisi della situazione e formulato diverse raccomandazioni. L’ex vicepresidente della Commissione elettorale si dice portavoce di tredici comunità del Sud Kivu di cui è originario. Le sue proposte mirano a porre fine alle violenze che stanno sconvolgendo sei di queste comunità:  Banyamulenge, Bafuliru, Banyindu, Bavira e Barundi.
Ciascuna di esse ha un suo o più gruppi armati che occorre convincere a deporre le armi e ciò richiede la creazione di un comitato di monitoraggio per le operazioni di disarmo e reinserimento. Se questi gruppi accettassero, Norbert Basengizi propone un nuovo dialogo che non si svolgerebbe solo tra le varie comunità, ma sotto l’egida del governo. Occorrerebbe anche iniziare dei contatti diplomatici con i paesi limitrofi, tra cui Ruanda e Burundi, sospettati di farsi la guerra servendosi dei vari gruppi armati congolesi e stranieri presenti nel Kivu. Questi contatti diplomatici potrebbero facilitare le operazioni di disarmo e il ritorno di gruppi armati stranieri nel loro paese di origine.
Altri suggerimenti: il ritorno degli sfollati nei villaggi di origine, assicurando loro un’assistenza adeguata e la realizzazione di alcuni progetti di sviluppo identificati dalle comunità stesse.
Occorrerebbe chiarire anche la questione relativa al comune rurale di Minembwe, la cui creazione ha creato una grande tensione tra le comunità.
Va notato che diversi membri della società civile del Sud Kivu hanno criticato la scelta di Norbert Basengizi Katintima come moderatore del dialogo tra le comunità, a causa della sua passata appartenenza alla ribellione dell’RCD, accusata di aver commesso molti, troppi massacri.[15]

Il 19 ottobre, il deputato Moïse Nyarugabo, in una dichiarazione alla stampa, ha affermato che «la comunità Banyamulenge denuncia vigorosamente una pianificazione di massacri sistematici di civili, di attacchi e di incendi dei villaggi abitati da Banyamulenge e di furto di bestiame. Questa barbarie è opera di vari gruppi armati locali, tra cui i Mai-Mai Yakutumba, Ebwela, Aichi, Mulumba e Bilozebishambuke che hanno formato una coalizione con altri gruppi armati stranieri, tra cui le Forze Nazionali di Liberazione del Burundi (FNL), la Resistenza per uno stato di diritto in Burundi (Red Tabara), le Forze Repubblicane del Burundi (Forebu), ecc.». Presentando la comunità Banyamulenge come vittima, Moïse Nyarugabo ha fatto il punto della situazione cominciando dall’inizio delle violenze nel 2017: «centinaia di persone uccise, oltre 160 villaggi incendiati e completamente distrutti (case, scuole, chiese, centri sanitari) e 35.000 mucche rubate». Egli ha infine annunciato che «la comunità Banyamulenge non prenderà più parte a nessun altro dialogo fino a quando questi atti di genocidio non saranno fermati».[16]

Il 23 ottobre, riuniti in un comitato intercomunitario per la pace e lo sviluppo sugli altopiani di Itombwe, Fizi e Uvira, i rappresentanti delle comunità Banyamulenge, Babembe, Banyindu, Bafulero e Bavira si sono incontrati per riflettere sulla situazione di insicurezza in cui si trova la popolazione di Minembwe, nel territorio di Fizi. Essi hanno denunciato ciò che descrivono come losca implicazione di politici nei conflitti che sconvolgono gran parte del loro territorio. Hanno affermato di avere numerose prove che dimostrano che «questa insicurezza è mantenuta da politici e autorità che cercano posti di potere e tentano di affermarsi appoggiandosi su gruppi armati di loro obbedienza». Essi hanno infine raccomandato ai giovani di opporsi a qualsiasi tipo di manipolazione politica e di dissociarsi da tutti i gruppi armati, nazionali e stranieri.[17]

Il 28 ottobre, in una conferenza stampa tenutasi a Goma (Nord Kivu), anche il presidente nazionale della Nuova Dinamica della Società Civile (NDSCI), Jean-Chrysostome Kijana, ha accusato alcuni politici della provincia del Sud- Kivu di essere alla base dei conflitti registrati sugli altopiani di Minembwe – Fizi, strumentalizzando dei leader della comunità, mettendoli l’uno contro l’altro, quando invece non ci sarebbe alcun conflitto tra le loro comunità. Senza citare nomi, Chrysostome Kijana ha affermato che ci sarebbero delle personalità politiche del Sud Kivu che otterrebbero dei benefici da questi conflitti di Minembwe: «Non c’è alcun conflitto tra le comunità del Sud Kivu. Ci sono piuttosto dei conflitti tra alcuni membri di determinate comunità che sono manipolati da leader politici. Dietro questi conflitti ci sono dei politici che ne tirano le file e sono proprio questi politici che manipolano i nostri giovani». Secondo Kijana, molti incontri e dialoghi non sono riusciti, perché «gli individui che alimentano i conflitti sono gli stessi che poi vengono designati come mediatori ed esperti e che, alla fine, non dicono la verità».[18]

5. ALCUNE RACCOMANDAZIONI FINALI

– Liberare la politica e l’amministrazione statale da ogni influenza tribale, perché esse sono al servizio di tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro appartenenza etnica.
– Definire il più chiaramente possibile i ruoli rispettivi dell’amministrazione statale locale e dell’autorità tradizionale, al fine di evitare eventuali interferenze.
– Promuovere degli accordi diplomatici con i Paesi limitrofi, al fine di facilitare il rimpatrio del membri dei gruppi armati stranieri ancora presenti sul suolo congolese.
– Identificare le personalità politiche, militari e amministrative che stanno fomentando divisioni e conflitti e iniziare contro di loro le procedure disciplinari e giudiziarie necessarie.
– Sostituire le truppe dell’esercito (comandanti e militari) presenti sul territorio già da molti anni con altre provenienti da altre zone militari, al fine di evitare eventuali loro complicità con i gruppi armati, nazionali e stranieri, presenti sul territorio.
– Orientare le operazioni militari verso obiettivi specifici, come la cattura dei capi dei vari gruppi armati responsabili di molte violazioni dei diritti umani.
– Intensificare il finanziamento e la logistica del programma di disarmo e di reinserimento sociale dei combattenti membri dei gruppi armati.
– Designare delle personalità indipendenti, cioè non appartenenti ad alcuna tribù colpita dal conflitto, come membri di missioni di mediazione tra i rappresentanti delle varie tribù locali.
– Organizzare quanto prima le elezioni locali, affinché l’amministrazione locale sia affidata a persone elette direttamente dal popolo e non nominate dal potere spesso arbitrariamente.
– Fomentare progetti di sviluppo che possano unire popolazioni di diversa appartenenza etnica e offrire ai giovani un futuro migliore che permetta loro di abbandonare la via dei gruppi armati.

[1] Cf RFI, 25.10.’19; Thierry Mfundu – Politico.cd, 24.10.’19
[2] Cf Congo Attualità n. 40, 14.10.2004: Il dibattito intorno al progetto di legge sulla nazionalità congolese e il caso dei Banyamulenge –  http://www.paceperilcongo.it/download/congo-attualita-anno-2004/
[3] Cf Kivusecurity.org/fr, 25.10.’19  https://blog.kivusecurity.org/fr/exactions-populations-assiegees-tensions-regionales-que-se-passe-t-il-a-minembwe/
[4] Cf Journal Officiel de la République Démocratique du Congo, 20 juin 2013:
http://www.google.fr/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=60&cad=rja&uact=8&ved=2ahUKEwjHqZS-ps7lAhUC66QKHXsqDno4KBAWMBN6BAgWEAI&url=http%3A%2F%2Fwww.leganet.cd%2FLegislation%2FJO%2F2013%2FJOS.20.06.2013.pdf&usg=AOvVaw3PkLXahYumNhNTy_R2RhEQ
[5] Cf Kivusecurity.org/fr, 25.10.’19  https://blog.kivusecurity.org/fr/exactions-populations-assiegees-tensions-regionales-que-se-passe-t-il-a-minembwe/
[6] Cf https://www.thepetitionsite.com/it-it/takeaction/957/456/819/
[7] Cf Kivusecurity.org/fr, 25.10.’19  https://blog.kivusecurity.org/fr/exactions-populations-assiegees-tensions-regionales-que-se-passe-t-il-a-minembwe/
[8] Cf Rift Valley Institute – Les rebelles et la ville – septembre 2019
http://www.google.fr/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=41&cad=rja&uact=8&ved=2ahUKEwjHqZS-ps7lAhUC66QKHXsqDno4KBAWMAB6BAgDEAI&url=http%3A%2F%2Friftvalley.net%2Fdownload%2Ffile%2Ffid%2F5265&usg=AOvVaw3SEBK82Ba53Ff6V85pR-20
[9] Cf RFI, 25.10.’19; Thierry Mfundu – Politico.cd, 24.10.’19
[10] Cf Kivusecurity.org/fr, 25.10.’19  https://blog.kivusecurity.org/fr/exactions-populations-assiegees-tensions-regionales-que-se-passe-t-il-a-minembwe/
[11] Cf Ntanyoma R. Delphin – Easterncongotribune.com, 10.05.’19
https://easterncongotribune.com/2019/05/10/affrontements-dans-les-hauts-plateaux-ditombwe-minembwe-quand-tout-le-monde-a-raison/
[12] Cf Radio Okapi, 09.09.’19; Radio Okapi, 10.09.’19
[13] Cf Justin Mwamba – Actualité.cd, 20.05.’19
[14] Cf Actualité.cd, 06.07.’19; RFI, 07.07.’19
[15] Cf RFI, 20.10.’19
[16] Cf Berith Yakitenge – Actualité.cd, 20.10.’19
[17] Cf Badibanga poivre D’Arvor – Cas-info.ca, 24.10,’19
[18] Cf Glody Murhabazi – 7sur7.cd, 28.10.’19