Ago 29

Congo Attualità n. 332

INDICE

EDITORIALE: PRIORITÀ ASSOLUTA ALLE ELEZIONI PRESIDENZIALI

  1. UN POPOLO DECISO A MANTENERE LA PRESSIONE SUL POTERE
    1. Le manifestazioni del 31 luglio
    2. Le due giornate “città morte” dell’8 e 9 agosto
    3. Le iniziative di “sensibilizzazione politica” del 20 agosto
  2. LE CONTESTATE NOMINE DI DUE VICE-PRESIDENTI DEL CNSA
  3. IL PROCESSO ELETTORALE
    1. La Commissione elettorale e la questione della pubblicazione del calendario elettorale
    2. La Commissione elettorale sospettata di gestione finanziaria opaca
  4. FELIX TSHISEKEDI, PROSSIMO PRIMO MINISTRO?

 

EDITORIALE: PRIORITÀ ASSOLUTA ALLE ELEZIONI PRESIDENZIALI

 

 

 

1. UN POPOLO DECISO A MANTENERE LA PRESSIONE SUL POTERE

 

a. Le manifestazioni del 31 luglio

 

Il 31 luglio, le associazioni della Società civile e dei movimenti cittadini, tra cui Lotta per il Cambiamento (LUCHA), riunite nel Collettivo d’Azioni della Società Civile (CASC), hanno organizzato delle manifestazioni pacifiche in diverse grandi città, tra cui Kinshasa, Goma, Bukavu, Lubumbashi, Kisangani, Bunia, Beni e Butembo, per esigere l’organizzazione delle elezioni entro la fine di quest’anno.

In quasi tutte le città, sono previsti dei cortei aventi come punto d’arrivo la sede della Commissione elettorale e come scopo quello di consegnare un memorandum.

La data del 31 luglio corrisponde alla data che il presidente della Commissione elettorale aveva annunciato come data prevista per la conclusione dell’operazione di registrazione degli elettori su tutto il territorio nazionale.

Obiettivo della manifestazione: esigere la pubblicazione immediata del calendario elettorale da parte della Commissione elettorale e lo svolgimento delle elezioni prima del 31 dicembre 2017, come previsto nell’accordo del 31 dicembre 2016.

Questa manifestazione è appoggiata da alcuni gruppi politici e personalità dell’opposizione, tra cui il Raggruppamento dell’Opposizione guidato da Felix Tshisekedi e Pierre Lumbi, il Fronte per il Rispetto della Costituzione coordinato da Eve Bazaiba, Vital Kamerhe dell’UNC e Moïse Katumbi.[1]

 

Già il giorno prima, in diverse città le autorità locali hanno vietato la marcia, spiegando che la situazione di insicurezza non ne permette uno svolgimento pacifico. In effetti, fin dalle prime ore del mattino, la polizia e l’esercito hanno preso posizione in tutti i punti strategici e le principali arterie delle diverse città, per evitare qualsiasi raggruppamento di persone. I manifestanti che hanno cercato di iniziare il corteo sono stati rapidamente dispersi con manganelli e gas lacrimogeni. Il portavoce della polizia, Pierrot Mwanamputu, ha dichiarato che le manifestazioni in luoghi pubblici sono un diritto tutelato dalla Costituzione della Repubblica, ma ha precisato che, secondo il Decreto Legge n. 199 del mese di gennaio 1999 relativo alla normativa delle manifestazioni, gli organizzatori devono concertarsi con le autorità politiche e amministrative, per concordare il percorso da seguire, affinché la polizia possa accompagnare la manifestazione fino al punto d’arrivo. Secondo lui, ciò non è avvenuto e per questo la polizia ha arrestato alcuni manifestanti “sospetti”. Egli ha riconosciuto che vi sono stati 17 arresti a Kinshasa, 11 a Butembo e 40 a Goma.[2]

 

Amnesty International, che ha fornito un bilancio di più di un centinaio di persone arrestate e altre quattro ferite, ha deplorato il fatto che la Polizia Nazionale Congolese (PNC ) abbia fatto un uso eccessivo della forza, ricorrendo a volte all’uso di proiettili veri. Secondo le informazioni raccolte da Amnesty International, le forze di sicurezza congolesi hanno usato gas lacrimogeni e sparato proiettili da arma da fuoco contro dei manifestanti pacifici in sei delle undici città in cui si sono svolte delle manifestazioni.

Il ricercatore di Amnesty International sulla Repubblica Democratica del Congo, Jean-Mobert Senga, ha chiesto la liberazione immediata e senza condizioni di tutte le persone arrestate, compresi i giornalisti, aggiungendo che, trovandosi la RDCongo in un processo politico ed elettorale cruciale per il suo futuro, le autorità congolesi devono adottare urgenti misure, al fine di bloccare questa implacabile repressione contro ogni forma di dissenso.[3]

 

Il 1° agosto, nel pomeriggio, sono stati liberati i 53 membri del movimento cittadino “Lotta per il Cambiamento” (LUCHA) arrestati il giorno precedente in occasione della manifestazione a Goma (Nord Kivu). Nelle celle del Commissariato della polizia di “Kahembe”, dov’erano stati incarcerati, rimangono ancora altri cinque militanti, ha affermato Gislain Muhiwa, di LUCHA, che ha chiesto la loro liberazione immediata e senza condizioni.[4]

 

Il 2 agosto, sono stati liberati anche gli otto attivisti di Lucha arrestati dalla polizia il 31 luglio a Beni (Nord Kivu). Erano stati accusati Il colonnello Safari Kazingufu, comandante della polizia della città di Beni, li aveva accusati di “disturbo dell’ordine pubblico e oltraggio nei confronti delle autorità”.[5]

 

b. Le due giornate “città morte” dell’8 e 9 agosto

 

L’8 e il 9 agosto, il Raggruppamento dell’Opposizione ha indetto due giornate “città morte” su tutto il territorio nazionale, per chiedere alla Commissione elettorale la pubblicazione del calendario elettorale e l’organizzazione delle elezioni entro il 31 dicembre 2017, come previsto dall’accordo del 31 dicembre 2016. L’iniziativa è stata seguita abbastanza bene il primo giorno, soprattutto fino a mezzogiorno, meno il secondo giorno. Non sono stati segnalati incidenti di rilievo. L’opposizione ha qualificato questa iniziativa di “totale successo“, mentre la maggioranza pro-Kabila ha parlato di un “duro colpo inferto ad un’economia già fragile“.[6]

 

L’8 agosto, a Kinshasa, si è assistito à una giornata “città morta” a mezze tinte. Verso le 09h00, le attività erano ridotte al minimo e vari mercati, negozi, uffici di telecomunicazioni, distributori e bar non erano ancora operativi. I mezzi di trasporto erano scarsi, il traffico limitato e le strade quasi vuote. Tuttavia, venditori di pane, meccanici, taxi-moto e cambiavalute operavano normalmente.

Alcuni abitanti di Kinshasa non esitano ad esprimere i loro dubbi su certe azioni politiche di cui essi sono spesso vittime, subendone dei danni collaterali. E quest’ultima iniziativa di “città morta” non sembra essere stata ben accolta da vari di loro che hanno deciso di vincere la paura, pur di recarsi al lavoro. Sono le 8h00 e anche se al parcheggio Moulart, situato tra Bandalungwa e Ngiri-Ngiri, i taxi sono rari, si vedono però molte persone che aspettano un possibile taxi che possa portarli in centro. La strada è quasi deserta. Solo dei moto-taxi sono presenti e, per la scarsità di altri mezzi di trasporto, fanno dei prezzi esorbitanti. Di solito, una corsa costa 1.000 Fc., ma oggi costa il ​​doppio. «Non ci sono taxi, ma non posso permettermi di non andare al lavoro», diceva un uomo in una conversazione telefonica. Come molti, egli si trovava alla fermata dell’autobus di Moulart, comune di Bandalungwa, sperando di trovare un taxi per arrivare al posto di lavoro.

Alcuni dicono di vivere grazie all’intraprendenza privata. Dicono di avere l’impressione che questa giornata “città morta” non sia altro che una nuova spina per loro. La situazione economica del Paese è caotica e la loro sopravvivenza dipende dal loro lavoro di ogni giorno. «Nessun politico ci dà il pane gratis. Viviamo alla giornata. Non possono impedirci di sbrogliarcela come possiamo», diceva una donna alla fermata dell’autobus.

I taxi sono rari. Quando ne arriva uno, la gente vi si precipita attorno. Tutti cercano di raggiungere il centro città per lavorare. Ma la battaglia per ottenere un posto in un taxi è dura e la si combatte a base di gomitate. Infine, i più fortunati riescono a partire, mentre gli altri devono aspettare ancora.[7]

 

A Goma (Nord Kivu), le attività  erano ridotte al minimo. Secondo fonti locali,  il centro commerciale di Birere, considerato come il cuore delle attività commerciali della città, era totalmente deserto. In centro città, pochi i moto-taxi e gli autobus. Secondo le stesse fonti, alcuni giovani avevano eretto delle barricate sulla strada Katindo-Ndosho, nella periferia occidentale della città, per impedire il traffico dei veicoli. Altri avevano incendiato dei pneumatici in mezzo alla strada, soprattutto all’entrata “ULPGL”. È solo verso mezzogiorno che alcuni negozi del centro commerciale di Birere hanno cominciato ad aprire, ma senza la consueta affluenza.

A Beni (Nord Kivu), banche, distributori e alcuni centri di comunicazione hanno funzionato normalmente, ma al centro commerciale di Matonge varie botteghe e negozi sono rimasti chiusi, ad eccezione delle farmacie. Al mercato centrale di Kilokwa, la maggior parte delle bancarelle erano vuote e molti negozi chiusi. Nella cittadina rurale di Oïcha, capoluogo del territorio di Beni, tutte le attività si sono svolte normalmente. Stessa situazione a Kasindi, alla frontiera con l’Uganda, dove il ​​traffico era normale e i negozi e le bancarelle dei venditori ambulanti erano aperti. A Butembo, al centro commerciale tutte le attività si sono svolte normalmente e i negozi erano tutti aperti. Tuttavia, le banche erano chiuse e scarsa l’affluenza al mercato della città. Da segnalare che, da due giorni, i moto-tassisti sono in sciopero per protestare contro l’insicurezza di cui sono oggetto.

A Bukavu (Sud Kivu), i partiti politici e le altre associazioni membri del Raggruppamento dell’Opposizione hanno deciso di rinviare la giornata “città morta”, per consentire alla Chiesa cattolica di tumulare, nel territorio di Katana, la salma dell’Arcivescovo Aloise Mulindwa, morto in Belgio nel 1997.

A Uvira (Sud Kivu), la maggior parte dei negozi, delle banche e delle agenzie di telecomunicazioni sono rimasti chiusi fino a mezzogiorno. Nel corso della mattinata, pochissimi i moto-taxi o i taxi sulle principali vie della città. In certi luoghi cosiddetti strategici, si è notata una maggiore presenza delle forze dell’ordine. In alcune strade, erano visibili anche dei gruppi isolati di giovani. Alcuni di loro hanno raccomandato al Raggruppamento dell’Opposizione di organizzare, nel futuro, delle azioni rivolte più verso i governanti, visto che le giornate “città morte” incidono negativamente sulla popolazione più povera. Da parte sua, il rappresentante del Raggruppamento dell’Opposizione – ala Limete a Uvira, Jean-Jacques Elakano, ha ammesso di aver subito delle pressioni da parte della popolazione, affinché la durata di questa manifestazione, inizialmente prevista di due giorni, sia ridotta ad un solo giorno, per non causare troppe difficoltà a quelle persone che vivono alla giornata.[8]

 

A Lubumbashi, in centro città le attività si sono svolte normalmente. Nel quartiere Apolo, del Comune di Kenya, si sono registrati degli scontri tra le forze di sicurezza e dei giovani identificati come membri e simpatizzanti dell’Unione Nazionale dei Federalisti del Congo (UNAFEC), il partito di Kyungu wa Kumwanza. Fino alle ore 10:30 (ora locale), la situazione è rimasta tesa e il traffico interrotto. Il giorno prima, a Matipisha, un quartiere del Comune di Katuba, la polizia aveva arrestato alcuni giovani membri del Raggruppamento dell’Opposizione. Questi arresti sono avvenuti mentre i giovani, tra cui alcuni dell’UDPS, si stavano raggruppando, chiaramente in vista della giornata “città morta” del giorno successivo.[9]

 

A Mbuji-Mayi (Kasai Orientale), le attività hanno subito un certo rallentamento fino a mezzogiorno. La circolazione di moto taxi e di veicoli è stata meno intensa del solito. Al mercato Bakwa Dianga, i commercianti hanno iniziato ad esporre le loro merci verso le 11h00 e in quello di Simis, nel comune di Muya, verso mezzogiorno. In centro, tuttavia, la maggior parte delle banche e dei negozi situati lungo il viale M’zee Laurent Kabila ha aperto quasi subito. Fonti locali hanno notato una forte presenza di polizia in tutti i crocevia e i siti sensibili della città.[10]

 

A Mbandaka (Equateur), le forze dell’ordine quasi non erano visibili. Tutti i servizi della pubblica amministrazione e gli istituti di istruzione superiore e universitaria hanno funzionato normalmente. Il centro commerciale e i mercato brulicavano di gente come al solito. La maggior parte della popolazione di Mbandaka ha affermato di non essere stata a conoscenza dell’indizione della giornata “città morta”. Gli abitanti hanno detto di essere piuttosto preoccupati per la loro sopravvivenza. Tuttavia, vari non nascondono il loro sdegno nei confronti della crisi politica del paese.[11]

 

Il 9 agosto, seconda giornata “città morta”, a Kinshasa, alle 9h15 diversi negozi non erano ancora aperti. Sul viale Kasavubu, i negozi erano ancora chiusi, ma alcuni rivenditori al dettaglio erano già in attività. La stessa situazione è stata osservata a Rwakandingi. Su Itaga, i negozi erano ancora chiusi, ma i venditori ambulanti di scarpe erano già al lavoro. In viale Kato e in viale del commercio, i negozi non erano ancora aperti. Su Luambo Makiadi, i venditori di materiale scolastico stavano già esponendo le loro merci.

Verso le 10h30, poco a poco le attività sono riprese su Viale della Vittoria, dove i negozi, le banche e i distributori hanno aperto le loro porte. Anche il traffico è ritornato alla situazione normale. Nel comune di Kasavubu, al mercato Gambela, uno dei più grandi di Kinshasa, i negozi erano aperti e i commercianti stavano riprendendo le loro attività. Nei quartieri di Yolo e di Kapela, le attività si svolgevano normalmente, soprattutto in Viale dell’Università. Alla rotonda di Ngaba, il traffico era normale e le attività riprese. Nel distretto di Tshangu, che comprende i comuni di N’Djili, Kimbanseke, Masina, N’Sele e  Maluku, diversi negozi erano aperti. Alla rotonda Santa Teresa, il traffico era normale. Diverse persone intervistate attribuiscono la ripresa delle attività al fatto che la maggior parte degli abitanti di Kinshasa vive grazie al suo lavoro giornaliero e che, quindi, è difficile rimanere 48 ore senza attività.[12]

 

Il 15 agosto, in una conferenza stampa a Kinshasa, Bruno Mavungu, presidente del Partito Unione dei Democratici per il Rinascimento del Congo (UDRC), ha chiesto a tutti i partiti politici dell’opposizione di ritirare i loro membri dalle istituzioni che si trovano fuori mandato, al fine di intensificare la pressione sul potere. L’ex segretario generale dell’Udps si è così espresso: «Chiediamo a tutti quelli che si dicono dell’opposizione e che sono membri dell’Assemblea Nazionale, del Senato e delle Assemblee provinciali di dimettersi, perché nessuno di loro ha ottenuto dal popolo congolese un mandato di sei o sette anni. Chiediamo loro di dimettersi dalle loro funzioni, al fine d’intensificare la pressione sull’attuale potere e in vista dell’effettiva organizzazione delle elezioni previste entro il mese di dicembre 2017».[13]

 

c. Le iniziative di “sensibilizzazione politica” del 20 agosto

 

La domenica 20 agosto, il Raggruppamento dell’Opposizione ha organizzato diverse giornate di riflessione sull’attuale situazione politica del Paese. I partiti e le piattaforme politiche che compongono questa coalizione di opposizione hanno sensibilizzato i propri membri e simpatizzanti sulla necessità della piena attuazione dell’accordo del 31 dicembre 2016 e delle dimissioni del Presidente della Repubblica, Joseph Kabila, prima del 31 dicembre 2017.

Queste giornate politiche sono state organizzate in sostituzione dei comizi annunciati alla fine di un congresso svoltosi dal 21 al 22 luglio a Kinshasa e previsti per il 20 agosto, ma sospesi per motivi di sicurezza e rinviati al 3 settembre 2017. Tali comizi si terranno nelle principali città del paese.[14]

 

In occasione della sua giornata politica, la federazione del Maniema del Gruppo dei 7 (G) ha chiesto al Governo di fornire alla Commissione elettorale tutti i mezzi finanziari necessari per organizzare le elezioni “al più tardi il 31 dicembre 2017” e ha chiesto alla Commissione elettorale la pubblicazione del calendario elettorale “conformemente all’accordo politico del 31 dicembre 2016”. Il coordinatore provinciale del G7, Dieudonné Amisi Tchomba, ha affermato che, se la Commissione elettorale si trova di fronte a gravi difficoltà tecniche, essa potrebbe «organizzare dapprima le elezioni presidenziali che non pongono grandi problemi, poiché non hanno che una sola circoscrizione elettorale e un solo seggio».[15]

 

Durante una loro mattinata politica a Lubumbashi, i partiti politici membri dell’Alternativa per la Repubblica (AR) del Grande Katanga hanno chiesto l’immediata pubblicazione del calendario elettorale, la convocazione dell’elettorato in settembre e l’organizzazione delle elezioni prima del 31 dicembre 2017. Tra i partiti politici che hanno partecipato all’incontro: SCODE (solidarietà congolese per lo sviluppo e la democrazia), PND (Partito nazionale per la democrazia e lo sviluppo), Envol, Conade (conservatori della natura e democratici), FCR (Fronte Cittadino per la Repubblica) e UDPS Kibasa.[16]

 

 

2. LE CONTESTATE NOMINE DI DUE VICE-PRESIDENTI DEL CNSA

 

Il 14 agosto, il Fronte per il Rispetto della Costituzione / ala nazionalista ha accettato di partecipare al Consiglio Nazionale di Supervisione dell’Accordo del 31 dicembre 2016 (CNSA), riconoscendo Joseph Olenghankoy come presidente del CNSA e assumendo una delle tre vicepresidenze. Questa decisione è stata presa in seguito a un’assemblea generale straordinaria del CNSA tenutasi presso Palazzo del Popolo a Kinshasa. Feliz Kalala, membro del Fronte, ha affermato che «il Fronte per il Rispetto della Costituzione ha accettato la vicepresidenza del CNSA affidandola al relatore generale del Fronte, Jérôme Lumona Ndubu che, a sua volta, l’ha accettata». Il Fronte invita il Presidente della Repubblica, il Presidente del CNSA e il Presidente della Commissione elettorale a «una concertazione, al fine di raggiungere un consenso su un calendario elettorale realistico che permetta di condurre il popolo congolese a delle elezioni democratiche, trasparenti e credibili in un clima politico sereno».

Tuttavia, in questa assemblea generale del CNSA non era presente alcun membro del Movimento per la Liberazione del Congo (MLC), il partito politico più importante del Fronte per il Rispetto della Costituzione che, già in precedenza, aveva rifiutato una delle tre vicepresidenze del CNSA. Uno dei dirigenti del MLC, Jacques Djoli, aveva affermato che la modalità della designazione del presidente del CNSA non rispettava le disposizioni dell’annesso allegato all’accordo del 31 dicembre 2016.[17]

 

Il 15 agosto, il Fronte per il Rispetto della Costituzione guidato dal MLC e Alleati ha dichiarato di non essere implicato nella dichiarazione di adesione al CNSA nel suo attuale formato. Secondo il senatore Jacques Djoli, ispettore generale del MLC, la designazione dei dirigenti del CNSA è stata fatta in violazione dello spirito dell’accordo del 31 dicembre 2016. Egli ha sottolineato che la dichiarazione di adesione del 14 agosto impegna solo alcuni individui che ricercano funzioni e posti. Secondo Jacques Djoli, «il Fronte per il Rispetto della Costituzione è un’istituzione che opera sulla base di statuti legali. Le persone che possono agire in nome suo sono note. Se un individuo vuole occupare un posto in nome di un Fronte che lui stesso ha inventato, si tratta di un fatto che riguarda solo lui».[18]

 

Il 17 agosto, il partito politico delle Forze Popolari per la Democrazia nel Congo (FPDC) ha denunciato la nomina di Faustin Uma, uno dei suoi membri, come terzo vicepresidente del Consiglio Nazionale di Supervisione dell’Accordo del 31 dicembre 2016 e dell’attuazione del processo elettorale (CNSA). In una lettera indirizzata al presidente di questa istituzione, le FPDC qualificano tale nomina di imbroglio politico. «Faustin Uma è stato nominato vicepresidente del CNSA senza l’accordo del suo partito politico, le FPDC. È per questo motivo che il nostro partito politico non si sente assolutamente implicato in questa nomina che riguarda il CNSA e che viola lo spirito dell’accordo del 31 dicembre 2016», ha dichiarato il presidente nazionale del partito, David Unger’tho. Secondo lui, la nomina in questione risponde piuttosto ad un “interesse egoista e personale” che non riguarda le FPDC.[19]

 

Il 17 agosto, il capo della “sezione politica, comunicazione, stampa e informazione” della delegazione dell’Unione europea a Kinshasa, Bertrand Soret, ha dichiarato che il Consiglio Nazionale per la Supervisione dell’accordo del 31 dicembre e del processo elettorale (CNSA) dovrebbe continuare a lavorare per ottenere una maggiore rappresentatività politica al suo interno. Alla fine del suo incontro con Joseph Olenghankoy, presidente del CNSA, Bertrand Soret ha affermato che, «fin dall’inizio, la maggiore preoccupazione è stata quella di rendere il CNSA il più inclusivo possibile. Il presidente del CNSA, Joseph Olenghankoy, ci ha informati su quanto sta facendo, affinché nuovi membri aderiscano a questa istituzione di appoggio alla democrazia».[20]

 

 

3. IL PROCESSO ELETTORALE

 

a. La Commissione elettorale e la questione della pubblicazione del calendario elettorale

 

Il 7 agosto, la Commissione elettorale ha chiesto all’Organizzazione Internazionale della Francofonia (OIF) di inviarle un esperto per l’elaborazione del calendario elettorale. «Abbiamo chiesto che l’OIF possa avere un suo rappresentante in seno alla Commissione elettorale, come l’hanno già l’UE, il PNUD e la MONUSCO. La stessa richiesta l’abbiamo inoltrata anche alla maggioranza e all’opposizione», ha dichiarato Norbert Basengezi, vice presidente della Commissione elettorale dopo un incontro con una delegazione dell’OIF.

Secondo Norbert Basengezi, sono due i principali ostacoli che non hanno permesso finora la pubblicazione del calendario elettorale: l’insicurezza nel Kasai e la mancanza di operatività del Consiglio Nazionale di Supervisione dell’accordo del 31 dicembre 2016 (CNSA) che non sarebbe ancora completo e non disporrebbe ancora di un regolamento interno. Circa la seconda questione, egli ha affermato che, «a pagina 7 dell’accordo, si dice che la Commissione elettorale deve elaborare questo cronogramma in collaborazione con il governo che è stato formato in maggio e il CNSA che sta ancora elaborando il suo regolamento interno. Se la Commissione elettorale lo facesse da sola, violerebbe l’Accordo. La Commissione ha già presentato loro alcuni progetti di calendario elettorale. Lo elaboreremo nel rispetto di questo accordo», ha aggiunto il vice presidente della Commissione elettorale.

Tuttavia, secondo vari osservatori, in nessuna parte l’accordo prevede che il calendario elettorale debba essere elaborato congiuntamente dalla Commissione elettorale, dal governo e dal CNSA.

L’accordo prevede piuttosto una valutazione dell’attuazione del calendario elettorale, in vista di eventuali adattamenti secondo l’evolversi della situazione. Sempre secondo questi osservatori, la Commissione elettorale dovrebbe dapprima pubblicare il suo calendario elettorale … poi le tre istituzioni dovrebbero procedere congiuntamente alla valutazione della sua attuazione.[21]

 

Il 17 agosto, a New York, in una riunione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu sulla situazione nella Repubblica Democratica del Congo, la vice rappresentante permanente della Francia presso le Nazioni Unite, Anne Guégen, ha affermato l’urgenza di pubblicare un calendario elettorale e ciò nel rispetto dell’accordo del 31 dicembre 2016: «Questo accordo rimane l’unica via credibile per far uscire il Paese dalla crisi. È urgente attuarlo in buona fede e nella sua integralità. Spetta alle autorità congolesi prendere, il più rapidamente possibile, tutte le misure necessarie che possano permettere l’organizzazione di elezioni credibili e inclusive entro il mese di dicembre 2017, come concordato nell’accordo. Per questo, la pubblicazione del calendario elettorale è particolarmente urgente».[22]

 

Il 17 agosto, davanti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a New York, il vice primo ministro e ministro degli esteri, Léonard She Okitundu, ha assicurato che la RDCongo organizzerà le elezioni secondo il calendario elettorale che sarà pubblicato dalla Commissione elettorale. «La mia delegazione desidera assicurare che le elezioni saranno organizzate in conformità con il calendario elettorale che sarà pubblicato dalla Commissione elettorale. Conformemente all’accordo del 31 dicembre 2016, la Commissione elettorale, il Consiglio Nazionale di Monitoraggio dell’Accordo del 31 dicembre 2016 e il governo presto si riuniranno per fare una valutazione dei preparativi e precisare i tempi necessari per l’organizzazione delle tre elezioni previste, cioè le presidenziali, le legislative nazionali e le legislative provinciali», ha promesso Léonard She Okitundu. Egli ha inoltre dichiarato che, non appena il processo di registrazione degli elettori sarà completato, «il governo chiederà che il Parlamento esamini e approvi urgentemente la revisione della legge elettorale e la legge sulla ripartizione dei seggi».

Il ministro Leonard She Okitundu ha affermato che l’accordo del 31 dicembre 2016 è già in fase di attuazione. «In seguito all’accordo del 31 dicembre 2016, un governo di unità nazionale guidato da un membro dell’opposizione è già al lavoro. Le dissensioni interne ad alcuni partiti politici dell’opposizione, inerenti d’altra parte a qualsiasi processo politico, non sottraggono affatto al Governo quella legalità derivante dalla sua investitura da parte del parlamento nazionale. Inoltre, la recente formazione del Consiglio Nazionale di Supervisione dell’Accordo del 31 dicembre 2016 (CNSA) e l’imminente approvazione della legge sulla sua organizzazione e sul suo funzionamento consentiranno al processo già avviato di proseguire la sua marcia verso l’organizzazione delle elezioni», ha affermato il Vice Primo Ministro e Ministro congolese degli Affari Esteri.[23]

 

Il 18 agosto, il vicepresidente della Commissione elettorale, Norbert Basengezi, ha affermato che il calendario elettorale sarà pubblicato dopo la valutazione del processo elettorale, valutazione che sarà effettuata dagli attori nazionali e internazionali che vi sono implicati. Il vice presidente della Commissione ha precisato che la valutazione del processo elettorale avrà luogo il 27 agosto a Kananga: «Valuteremo le condizioni della sicurezza e gli aspetti giuridici, finanziari, politici, tecnici e logistici. Sulla base di questa valutazione, elaboreremo insieme il calendario elettorale. Dobbiamo elaborarlo consensualmente, in conformità con l’accordo del 31 dicembre 2016».[24]

 

Il 18 agosto, dopo aver esaminato gli indicatori economici del paese, il deputato nazionale Adolphe Muzito ha affermato che le elezioni non potranno più essere organizzate entro il mese di dicembre 2017. L’ex primo ministro ha sottolineato il fatto che il settore economico è scosso dall’inflazione monetaria e che, fino al 10 agosto, il governo non ha potuto disporre  che di un terzo del budget nazionale previsto. Egli ha affermato che «il governo non ha un grande margine di manovra, soprattutto perché deve ancora sbloccare, nel 2017, circa 100 milioni di dollari per condurre a termine l’operazione di registrazione degli elettori. Inoltre, per organizzare le elezioni, avrà bisogno di più o meno 500 milioni di dollari. Ciò significa che potrà trovarli solo nel corso del 2018 e si può dubitare che riesca a farlo nel corso del primo semestre».[25]

 

Il 20 agosto, a conclusione del suo 37° vertice, la Comunità per lo sviluppo dell’Africa australe (SADC) ha fatto notare che probabilmente non sarà più possibile organizzare le elezioni nella Repubblica democratica del Congo entro dicembre 2017, a causa di un certo numero di problemi e di cui essa non ha fornito alcun dettaglio. Il vertice ha anche approvato la nomina di un inviato speciale nella Repubblica democratica del Congo, per “monitorare il processo elettorale”. Nel suo discorso di chiusura, il presidente sudafricano Jacob Zuma ha dichiarato che la Commissione elettorale dovrebbe “pubblicare il calendario elettorale rivisto”. 15 capi di Stato membri della SADC hanno preso parte a questa riunione che si è svolta dal 10 al 20 agosto a Pretoria, in Sudafrica.[26]

 

b. La Commissione elettorale sospettata di gestione finanziaria opaca

 

L’11 agosto, l’Osservatorio della Spesa Pubblica (ODEP) e la piattaforma Agire per Elezioni Trasparenti e Pacifiche (AETA) hanno chiesto al Consiglio Nazionale di Supervisione dell’Accordo del 31 dicembre 2016 (CNSA) e al Parlamento di condurre un audit esterno sulla gestione finanziaria della Commissione elettorale, a partire dal 2016 fino a giugno 2017. Queste due ONG hanno dichiarato di aver trovato una certa opacità, da parte della Commissione, nella gestione dei fondi ricevuti. Esse dimostrano che le spese di funzionamento effettuate dalla Commissione corrispondono al 745% di quelle previste nel 2016 e al 3727,7% di quelle previste fino alla fine di giugno 2017. Secondo un comunicato stampa delle due ONG, «le spese per interventi sociali, economici, scientifici e culturali, nel 2016 sono state di 18.370.000.000 di FC su una previsione di 363.128.624 di FC, cioè pari al 5.058,8% e da gennaio a giugno 2017 sono state di 3.720.000.000 di FC contro una previsione di 181.564.312 FC, cioè pari al 2.048,9 %».

Le due associazioni hanno inoltre fatto notare che l’importo totale delle necessità finanziarie espresse dalla Commissione elettorale al Consiglio dei Ministri del 9 giugno 2017 per l’operazione di revisione del registro elettorale era di 400.821.568,80 di $. Esse hanno aggiunto che, dal 2016 al 30 giugno 2017, la Commissione elettorale avrebbe già ricevuto un importo di 436.843,125.42 di $. L’ODEP e l’AETA fanno quindi notare che, attualmente, la Commissione elettorale avrebbe già ricevuto dal governo tutti i fondi necessari per le spese relative alla revisione del registro elettorale. Di conseguenza, le due organizzazioni si sono dette sorprese nel sentire che la Commissione elettorale abbia ancora bisogno di più di 100 milioni di dollari per portare a termine detta operazione. Il segretario generale dell’AETA, Gérard Bisambu, ha pertanto affermato che è necessario che la  Commissione renda conto della sua gestione.

Fonti della Commissione elettorale hanno riferito che è stato il cambiamento dei governi che ha perturbato il piano di erogazione e che ha creato il deficit nel finanziamento delle operazioni elettorali. Le stesse fonti indicano che l’erogazione dei fondi del governo ha ripreso solo in luglio e hanno sottolineato che la Commissione elettorale rende conto regolarmente dell’esecuzione del suo bilancio all’Assemblea Nazionale.[27]

 

 

4. FELIX TSHISEKEDI, PROSSIMO PRIMO MINISTRO?

 

Il 15 agosto, in un messaggio su Twitter, l’ex portavoce della presidenza, Kudura Kasongo, ha rivelato che, in settembre, il presidente del Raggruppamento dell’Opposizione Félix Tshisekedi potrebbe sostituire Bruno Tshibala come primo ministro, per un periodo di una transizione di due anni: “Secondo fonti sicure, Bruno Tshibala lascerà il posto di Primo Ministro alla fine di settembre 2017. Gli succederà Felix Tshisekedi per un periodo di 2 anni di transizione“. Kudura Kasongo ha indicato che, dietro le quinte, sarebbero in corso dei negoziati l’UDPS e la maggioranza presidenziale, per affidare il posto di primo ministro a Felix Tshisekedi, in controparte di un altro periodo di 2 anni di transizione a favore del presidente Joseph Kabila. L’UDPS ha categoricamente smentito queste affermazioni di Kudura Kasongo. Augustin Kabuya parla di una bufala per imbrattare l’immagine di Félix Tshisekedi designato dalla base del partito come candidato per le prossime elezioni presidenziali. È utile ricordare che in passato, a Ibiza (Spagna) e a Venezia (Italia), simili negoziati tra l’UDPS e la maggioranza presidenziale erano terminati in un clamoroso fallimento.[28]

 

Il 16 agosto, Felix Tshisekedi ha smentito l’esistenza di un qualsiasi tipo di negoziazione su un suo eventuale incarico di primo ministro. In un twitt,  egli, ha dichiarato: “Non ho mai chiesto l’incarico di primo ministro e mai l’accetterò. Ormai in agonia, il regime Kabilista dovrà salvarsi da solo“. Il Raggruppamento dell’Opposizione guidato da Felix Tshisekedi continua ad opporsi non solo alla firma del documento annesso all’accordo del 31 dicembre 2016, ma anche alla nomina di Bruno Tshibala come Primo Ministro e di Joseph Olengankoyi come presidente del CNSA. Chiede inoltre il rigoroso rispetto dell’accordo del 31 dicembre 2016.[29]

 

Félix Tshisekedi ha affermato di non capire come il presidente Kabila, secondo lui responsabile dell’attuale crisi, possa ancora sperare di guidare il paese dopo la fine di dicembre 2017.

In un’intervista, Felix Tshisekedi ha dichiarato che, a quella data, la classe politica dovrà trovare un consenso su una personalità neutrale e credibile che dovrà guidare il paese per un breve periodo di tempo. Escludendo definitivamente un nuovo  prolungamento del mandato del presidente Kabila, Felix Tshisekedi ha dichiarato che, «se non ci saranno elezioni prima del 31 dicembre 2017, allora sarà necessario che la classe politica arrivi a un consenso su una personalità credibile, accettata da tutti e incaricata di condurre il paese alle elezioni». Egli ha tuttavia avvertito che la personalità che otterrà il consenso di tutti, non dovrà candidarsi alle prossime elezioni.

Molto critico nei confronti del regime di Kabila, Felix Tshisekedi ha accusato i vertici del regime di aver sprofondato il Paese nel caos. «Joseph Kabila e la sua cricca sono alla radice dell’attuale crisi. Kabila ha ostacolato il processo elettorale e deve trarne le conseguenze», ha insistito Felix Tshisekedi. Secondo lui, non è possibile far affidamento sul governo Tshibala che egli ritiene spettrale e incapace di proporre una soluzione.

Il leader del Raggruppamento ha dichiarato di volgere lo sguardo verso la Commissione elettorale e ha affermato: «Ci rivolgiamo a chi può dare una soluzione. E la soluzione può venire solo dalla Commissione elettorale». Secondo lui, «il modo migliore per far uscire il Paese dalla crisi è garantire l’organizzazione delle elezioni entro il 31 dicembre 2017».

Felix Tshisekedi ha insistito: «Il presidente Kabila non dovrà più essere alla guida del paese dopo la fine di quest’anno. Non ha alcuna scusa che possa giustificare il fatto di non aver organizzato le elezioni entro i tempi previsti nell’accordo del 31 dicembre 2016».

Per quanto riguarda la questione di un’eventuale sua collaborazione con il presidente Kabila, Felix Tshisekedi ha precisato: «Se nelle elezioni il Raggruppamento dell’Opposizione ottiene la Presidenza della Repubblica e la Maggioranza Presidenziale la maggioranza parlamentare, dovremo lavorare insieme».[30]

 

Il 17 agosto, in un’intervista, Jean- Claude Mvuemba, deputato nazionale e presidente del Movimento Popolare Congolese per la Repubblica (MPCR), ha affermato che esistono contatti segreti tra la Maggioranza Presidenziale e il Raggruppamento dell’Opposizione, in vista di un’eventuale nomina di Felix Tshisekedi a Primo Ministro, al fine di gestire una transizione di due anni. Secondo Jean-Claude Mvuemba,«la CENCO dovrebbe riprendere la sua missione di mediazione. Non si deve dimenticare che, a suo tempo, il Presidente Kabila aveva affermato che la CENCO aveva già compiuto il 98%  della missione che le era stata affidata e che rimaneva solo il 2%: la nomina del primo ministro e del presidente del CNSA». Interrogato sulla sua disponibilità a sostenere la nomina di Felix Tshisekedi, Jean-Claude Mvuemba ha dichiarato che non vi si sarebbe opposto. «Se la CENCO riprendesse in mano la situazione e se Kabila firmasse i due decreti attesi, quello di Félix Tshisekedi come primo ministro e quello di Pierre Lumbi come Presidente del CNSA, perché non essere d’accordo?», ha egli concluso.[31]

 

Felix Tshisekedi ha smentito l’esistenza di contatti segreti tra la Maggioranza Presidenziale e il Raggruppamento dell’Opposizione, come confermata dal Presidente del MPCR, Jean-Claude Mvuemba. Il presidente del Raggruppamento ha chiesto al deputato eletto a Kasangulu di non confondere i suoi contatti privati con i suoi amici della maggioranza con dei negoziati segreti tra maggioranza e Raggruppamento. «Dopo la violazione dell’accordo del 31 dicembre 2016 da parte di Joseph Kabila e della sua famiglia politica, non sono più interessato al posto di Primo Ministro», ha detto Felix Tshisekedi. Egli gli ha ricordato di credere ancora alla roadmap del Raggruppamento che prevede l’organizzazione delle elezioni nel mese di dicembre 2017. In caso di non organizzazione delle Elezioni entro i tempi stabiliti dall’accordo del 31 dicembre 2016, Felix Tshisekedi ha continuato ad insistere su una transizione di 6 mesi senza Kabila.[32]

 

Il portavoce della Maggioranza Presidenziale, André Alain Atundu, ha dichiarato di non essere a conoscenza dell’esistenza di contatti tra la Maggioranza Presidenziale e il Raggruppamento dell’Opposizione / ala Limete, in vista di un’eventuale nomina di Félix Tshisekedi come Primo Ministro, in sostituzione di Bruno Tshibala nell’ambito dell’attuazione dell’accordo del 31 dicembre 2016. Egli si è detto dubitativo sulle affermazioni di Vuemba e ha negato l’esistenza di tali negoziati: «Il fatto che un membro della Maggioranza Presidenziale abbia rivelato che Felix Tshisekedi potrebbe essere Primo Ministro non significa affatto che siano già in corso dei negoziati in questo senso». Alain Atundu ha infine ricordato l’amara esperienza delle passate negoziazioni a Ibiza, Venezia e Parigi tra la maggioranza presidenziale e l’UDPS per concludere un accordo politico: «ormai giunti al momento di concludere, si ritirarono».[33]

 

In un twitt, il presidente dell’UNADEF, Christian Mwando Nsimba, ha dichiarato che i contatti tra la Maggioranza Presidenziale e il Raggruppamento dell’Opposizione dovrebbero condurre alla piena attuazione dell’accordo del 31 dicembre 2016: «Per la piena attuazione dell’accordo del 31 dicembre 2016, il Raggruppamento esige il posto di Primo Ministro, la presidenza del CNSA e l’organizzazione delle elezioni nel 2017». Il deputato eletto a Moba parla di una transizione di 3 mesi in cui il Raggruppamento dell’Opposizione guidato dal tandem Tshisekedi-Lumbi occuperà il posto di Primo Ministro e la presidenza del CNSA, per condurre il paese alle elezioni prima della fine di dicembre 2017.[34]

 

Il ministro dell’Istruzione Superiore e Universitaria (ESU) e presidente nazionale del Partito Laburista, Steve Mbikayi, ha confermato le rivelazioni di Kudura Kasongo su una probabile sostituzione, in settembre, di Bruno Tshibala con Felix Tshisekedi al posto di Primo Ministro. In un suo Tweet, Mbikayi ha dichiarato: «Quando si svelano dei contatti segreti, la prima cosa che si fa è smentirli con la mano sul cuore», ma poi vengono alla luce. Firmatario degli accordi del 18 ottobre 2016 e del 31 dicembre 2016, egli conferma quindi i contatti tra l’UDPS e la maggioranza presidenziale (MP).[35]

 

Il 18 agosto, al termine di una riunione del Consiglio dei Saggi del Raggruppamento dell’Opposizione / ala Limete, il presidente dell’Ecide e membro del Raggruppamento, Martin Fayulu, ha categoricamente smentito l’informazione su probabili negoziati o contatti con la Maggioranza Presidenziale, per affidare a Felix Tshisekedi l’incarico di Primo Ministro. «Abbiamo appena terminato una riunione del Consiglio dei Saggi del Raggruppamento. Non si è mai parlato di simili negoziati o di un incarico di Primo Ministro da dare a Felix Tshisekedi. È pura menzogna», ha dichiarato Martin Fayulu, aggiungendo che l’unica alternativa che resta al presidente Kabila è di lasciare il potere entro il 31 dicembre 2017, con o senza elezioni.

Egli ha ricordato che la dichiarazione finale del Congresso del Raggruppamento, pubblicata il 22 luglio 2017, aveva definitivamente già escluso la possibilità di un terzo dialogo con il regime di Kabila. Sempre secondo tale dichiarazione, la Commissione Elettorale Nazionale Indipendente dovrebbe pubblicare il calendario elettorale entro la fine di settembre 2017. In caso contrario, verrebbe lanciato un appello alla disobbedienza civile. Inoltre, era stato annunciato il calendario di una serie di azioni immediate: mattinate politiche in tutti i 24 comuni di Kinshasa e in tutte le province del Paese (domenica 20 agosto) e un grande comizio del Raggruppamento (domenica 3 settembre).[36]

 

Secondo certe informazioni, il Capo dello Stato Joseph Kabila avrebbe proposto con insistenza di affidare a Felix Tshisekedi l’incarico di  il primo ministro per un periodo di transizione abbastanza lungo (almeno due anni). Proposta respinta dallo stesso interessato che, piuttosto, parla di una transizione più breve (6 mesi).[37]

 

A cinque mesi dal 31 dicembre 2017 e sotto pressione, molti si chiedono come potrà il presidente Joseph Kabila continuare a rimanere al potere? Due probabili scenari:

Nomina di Felix Tshisekedi come Primo Ministro, per fare abbassare la tensione

È la carta che sta giocando in questo momento. Il presidente del Raggruppamento, Felix Tshisekedi, ha certamente assicurato di “non aver mai chiesto per sé tale incarico” e di “non essere disposto ad accettarlo”, ma non ha mai smentito una probabile esistenza di contatti tra lui e il potere.

Una elezione a sorpresa

È lo scenario che molti membri dell’opposizione temono di più. Quello di vedere la Maggioranza Presidenziale conservare il potere in seguito ad un’elezione cui l’opposizione arriverà impreparata.

Consapevoli di questo rischio, nelle ultime settimane i dirigenti del Raggruppamento hanno moltiplicato gli appelli per la pubblicazione del calendario elettorale. Obiettivo: ottenere questa tabella di marcia, fare uscire il presidente della Repubblica dal suo silenzio, obbligandolo a svelare il nome del suo candidato successore, ciò che rischierebbe di sollevare una serie di contestazioni e proteste all’interno della stessa Maggioranza Presidenziale. Invece, bloccando la pubblicazione del calendario elettorale il più a lungo possibile e rendendolo ufficialmente pubblico il più tardi possibile, è il presidente Kabila che eseguirebbe l’operazione opposta, lasciando all’opposizione molto poco tempo per organizzarsi.[38]

[1] Cf Radio Okapi, 31.07.’17

[2] Cf Stanys Bujakera – Actualité.cd, 31.07.’17

[3] Cf Radio Okapi, 01.07.’17

[4] Cf Radio Okapi, 01.08.’17

[5] Cf Radio Okapi, 02.08.’17

[6] Cf AFP – Africatime, 10.09.’17

[7] Cf Stanys Bujakera – Actualité.cd, 08.08.’17; Will Cleas Nlemvo – Actualité.cd, 08.08.’17

[8] Cf Radio Okapi, 08.08.’17

[9] Cf José Mukendi – Actualité.cd, 08.08.’17

[10] Cf Radio Okapi, 08.08.’17

[11] Cf Radio Okapi, 08.08.’17

[12] Cf Christine Tshibuyi – Actualité.cd, 09.08.’17

[13] Cf Radio Okapi, 15.08.’17

[14] Cf Actualité.cd, 21.08.’17

[15] Cf Radio Okapi, 20.08.’17

[16] Cf Radio Okapi, 21.08.’17

[17] Cf Radio Okapi, 14.08.’17

[18] Cf Radio Okapi, 15.08.’17

[19] Cf Radio Okapi, 18.08.’17

[20] Cf Radio Okapi, 18.08.’17

[21] Cf Christine Tshibuyi – Actualité.cd, 07.08.’17

[22] Cf Radio Okapi, 17.08.’17

[23] Cf Radio Okapi, 18.08.’17

[24] Cf Radio Okapi, 18.08.’17

[25] Cf Radio Okapi, 21.08.’17

[26] Cf Radio Okapi, 20.08.’17

[27] Cf Actualité.cd, 11.08.’17 ; Radio Okapi, 12.08.’17

[28] Cf mediacongo.net, 15.08.’17

[29] Cf Stanys Bujakera – Actualité.cd, 16.08.’17

[30] Cf Alphonse Muderhwa – 7sur7.cd, 18.08.’17

[31] Cf Jeff Kaleb Hobiang – 7sur7.cd, 17.08.’17

[32] Cf mediacongo.net, 18.08.’17

[33] Cf Israël Mutala – 7sur7.cd, 18.08.’17

[34] Cf mediacongo.net, 18.08.’17

[35] Cf mediacongo.net, 18.08.’17

[36] Cf Alphonse Muderhwa – 7sur7.cd, 19.08.’17

[37] Cf Cas-info.ca, 18.08.’17

[38] Cf Cas-info.ca, 20.08.’17