Lug 28 2017

Congo Attualità n. 330

INDICE

EDITORIALE: IL RAGGRUPPAMENTO DELL’OPPOSIZIONE / ALA LIMETE → UN CONGRESSO PER UN NUOVO PROGRAMMA D’AZIONI

  1. IL CONGRESSO DEL RAGGRUPPAMENTO DELL’OPPOSIZIONE / ALA LIMETE
  2. LA PUBBLICAZIONE DI UN CALENDARIO PER LE ELEZIONI DEI GOVERNATORI DI 11 PROVINCE
  3. MOÏSE KATUMBI CONVOCATO IN TRIBUNALE PER “APPROPRIAZIONE INDEBITA DI IMMOBILE”
  4. NUOVE “AUTO-ESCLUSIONI” DALL’UDPS

 

EDITORIALE: RAGGRUPPAMENTO DELL’OPPOSIZIONE / ALA LIMETE → UN CONGRESSO PER UN NUOVO PROGRAMMA D’AZIONI

 

 

 

 

1. IL CONGRESSO DEL RAGGRUPPAMENTO DELL’OPPOSIZIONE / ALA LIMETE

 

Il 21 luglio, il Raggruppamento dell’Opposizione / ala Limete non ha potuto iniziare i lavori del suo congresso, com’era previsto secondo il programma stabilito,cioè alle 9h00 del mattino. Ai partecipanti è stato infatti negato l’accesso alla sala del Centro Betania di Kinshasa, dove avrebbe dovuto svolgersi l’incontro. Il disguido è stato attribuito alle forze di sicurezza che, secondo loro, hanno sostenuto di “non essere state informate di questo evento” e che, quindi, non l’hanno autorizzato. Diverse personalità erano già arrivate ​​sul luogo concordato. Tra esse: Pierre Lumbi del G7, Martin Fayulu della Dinamica dell’opposizione e i delegati dell’UDPS.

L’obiettivo di questo incontro è quello di «perfezionare nuove strategie per ottenere lo svolgimento delle elezioni entro il 31 dicembre 2017, conformemente  all’accordo del 31 dicembre 2016 e prendere delle disposizioni per la gestione del paese dopo dicembre 2017, qualora le elezioni non siano organizzate entro la fine del 2017».[1]

 

Martin Fayulu ha accusato il governo congolese di restringere le libertà individuali: «Kabila vuole impedire a tutti i costi le libertà dei Congolesi (…) Siamo qui sin dal mattino e ci viene detto che l’ANR ha chiesto ai responsabili della sala di non aprirla. Abbiamo chiamato gli agenti dell’ANR e ci dicono che dovevamo inoltrare una richiesta di autorizzazione. Ma quale autorizzazione? Qui siamo in un luogo privato, non pubblico. Quindi, se non possiamo tenere il nostro congresso è semplicemente perché Kabila vuole che tutti siamo sotto suo controllo. Nessuna libertà individuale, nessuna libertà collettiva, nessuna libertà di espressione. Ma lui ha il diritto di fare tutto ciò che vuole. Basta».[2]

 

Il Raggruppamento ha finalmente iniziato il suo congresso nel pomeriggio, sotto una tettoia del giardino del centro Betania. I lavori sono iniziati alle 13h30, sei ore dopo l’orario previsto. Nel suo discorso di apertura, Félix Tshisekedi, presidente del Raggruppamento, ha presentato un quadro preoccupante della situazione del paese sia sul piano politico, economico e sociale che sul piano della sicurezza. Ha invitato i membri del Raggruppamento a una maggiore responsabilità, per elaborare un “piano di uscita dalla crisi che metta in primo piano gli interessi del popolo“.[3]

 

Il 22 luglio, il secondo e ultimo giorno del secondo congresso del Raggruppamento dell’Opposizione si è svolto presso la sede dell’Unione per la Democrazia e il Progresso Sociale (UDPS) a Limete. Alla fine di questo suo secondo congresso, il Raggruppamento dell’Opposizione ha presentato il suo nuovo programma, in vista di una pacifica uscita dalla crisi politica in cui si trova il Paese. Il programma prevede diverse azioni da intraprendere a partire dal mese di agosto, per esigere il rispetto dell’accordo del 31 dicembre 2016.[4]

 

Secondo il rapporto finale del congresso, «lo scopo di questo storico incontro è stato quello di definire una nuova tabella di marcia e delle strategie adattate alla realtà attuale, per raggiungere gli obiettivi della lotta del Raggruppamento dell’Opposizione in un contesto nazionale marcato dalla radicalizzazione del regime tirannico di Joseph Kabila e dal drammatico deterioramento della crisi politica, economica e sociale che tale regime ha cinicamente provocato, al fine di rimanere al potere, in violazione della Costituzione della Repubblica e contro la volontà del popolo congolese. Attraverso i loro rappresentanti, tutti le componenti del Raggruppamento hanno ribadito la loro determinazione di voler combattere il regime di Kabila che ha immerso la RDCongo in una delle crisi più acute della sua storia e di volere organizzare elezioni libere, trasparenti, inclusive e credibili, secondo le condizioni stabilite nell’accordo politico globale e inclusivo del 31 dicembre 2016, in vista dell’alternanza politica».

Secondo il Raggruppamento dell’Opposizione, «la speranza della fine della crisi suscitata dall’accordo del 31 dicembre 2016 è ormai scomparsa. Oggi, Joseph Kabila non rispetta né lo spirito, né la lettera di quest’accordo.

Infatti, dopo aver nominato un primo ministro di sua scelta invece di quello presentato dal Raggruppamento, come previsto dall’accordo del 31 dicembre 2016 nella sua clausola III.3.3, il 27 aprile 2017, Joseph Kabila ha fatto firmare un annesso all’accordo incompleto, manipolato e in assenza del Raggruppamento e della CENCO, mediatrice nel dialogo del Centro Interdiocesano.

Inoltre, questo secondo documento ha modificato l’accordo del 31 dicembre 2016 nelle sue disposizioni essenziali relative alla nomina del Primo Ministro e alla Presidenza del Consiglio nazionale di monitoraggio dell’accordo e del processo elettorale affidata, quest’ultima, al Presidente del Consiglio dei Saggi del Raggruppamento dell’Opposizione.

Le misure di rasserenamento del clima politico sono state applicate a contagocce e in modo selettivo. Moïse Katumbi rimane costretto all’esilio a causa di procedure giudiziarie che, secondo il rapporto d’inchiesta della CENCO, non sono che una farsa per evitare che si presenti come candidato alle prossime elezioni presidenziali.

Diomi Ndongala, Jean-Claude Muyambo, Franck Diongo, Saphora Biduaya, Saa Sita, Jean-Baptiste Kasekwa, Huit Mulongo languono ancora in carcere ingiustamente.

A Kinshasa, a Lubumbashi e a Goma, per non citare che le città più illustrative del terrore del regime attuale, centinaia di combattenti dell’UDPS e di attivisti di partiti membri del Raggruppamento  (ECIDE, MSR, UNAFEC, UNADEF .. .) sono arbitrariamente detenuti e torturati nelle celle della Polizia Nazionale (PNC), dell’Agenzia Nazionale di Intelligence (ANR) e della DEMIAP, tutti organismi agli ordini del potere.

Le restrizioni alle libertà fondamentali non sono ancora state abolite e i diritti umani sono ancora oggetto di gravi violazioni commesse impunemente dai servizi dello Stato. I servizi di sicurezza, militari e civili, non cessano di compiere sequestri, arresti, detenzioni arbitrarie e torture nei confronti di membri dell’opposizione politica e della società civile.

Lo spazio politico è molto limitato. Spesso, le piattaforme e i partiti membri del Raggruppamento sono impediti di esercitare le loro attività politiche su tutto il territorio nazionale. Non hanno accesso ai media pubblici, trasformati in tribune di diffamazione dei membri dell’opposizione e di propaganda del regime di Kabila. I mezzi di comunicazione prossimi al Raggruppamento rimangono ancora chiusi e impediti di svolgere le loro attività.

In breve, il rasserenamento del clima politico auspicato dall’accordo del 31 dicembre 2016 è stato messo nel cassetto degli impegni presi ma mai onorato da Joseph Kabila».

Per cui, il Raggruppamento chiede:

«i. l’abbandono delle procedure giudiziarie contro Moïse Katumbi, come richiesto dalla CENCO e dal Comitato dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani;

  1. L’immediata liberazione di Jean-Claude Muyambo, Eugene Ndongala, Frank Diongo, Sephora Biduaya, Saa Sita, Jean-Baptiste Kasekwa, Huit Mulongo, di tutti i combattenti e attivisti dei partiti politici membri del Raggruppamento dell’Opposizione e dei membri della società civile arrestati e detenuti dai servizi di sicurezza e dalla polizia nazionale;

iii. la cessazione dello sdoppiamento dei partiti politici dell’opposizione;

  1. l’apertura totale e immediata dello spazio politico e mediatico».

Per quanto riguarda le elezioni, i partecipanti al 2° congresso del Raggruppamento fanno osservare che «il processo elettorale rimane ancora bloccato per volontà di Joseph Kabila che, dopo aver stravolto l’accordo del 31 dicembre 2016, che prevedeva dei meccanismi di controllo e di monitoraggio del processo elettorale, continua a dettare ai responsabili della Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI) la linea di condotta che devono seguire.

A questo proposito, l’annuncio di “impossibilità” di organizzare le elezioni entro la fine di quest’anno 2017, fatto a Parigi all’inizio di questo mese di luglio 2017 dal presidente della Commissione elettorale, Corneille Nangaa, in perfetta sintonia con Joseph Kabila, ha tolto ogni tipo di dubbio sulla determinazione di Joseph Kabila di non permettere che le elezioni presidenziali, legislative nazionali e legislative provinciali si svolgano secondo la data concordata nell’accordo del 31 dicembre 2016 e di rinviarle sine die.

Quindi la prospettiva dell’organizzazione di queste elezioni entro la fine del 2017 si allontana sempre di più, il che provoca la rabbia della popolazione e accresce la tensione politica. Il Raggruppamento ricorda che l’accordo politico globale e inclusivo del Centro Interdiocesano ha previsto solo la possibilità di modificare la modalità simultanea, cioè nella stessa data, inizialmente prevista per le tre elezioni e questo solo nel caso in cui una forza maggiore non consenta un abbinamento delle presidenziali, delle legislative nazionali e delle legislative provinciali.

Il Raggruppamento dell’Opposizione denuncia il cinismo e l’ipocrisia di Joseph Kabila e della sua famiglia politica che affermano di volere attuare l’accordo politico globale e inclusivo del Centro Inter-diocesano, quando invece fanno di tutto per pervertirlo e svuotarlo dei suoi contenuti.

Il Raggruppamento ritiene che, così facendo, Joseph Kabila e la Maggioranza Presidenziale hanno, ancora una volta, dimostrato di non essere degli interlocutori affidabili. Non rispettano né la Costituzione, né le leggi della Repubblica, né gli accordi sottoscritti volontariamente, né le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite».

I partecipanti al secondo congresso hanno adottato all’unanimità la seguente nuova tabella di marcia del Raggruppamento:

«1. Si dovrà organizzare elezioni eque, trasparenti, inclusive, credibili e pacifiche entro il 31 dicembre 2017, conformemente all’accordo politico globale e inclusivo del Centro Interdiocesano di Kinshasa;

  1. A tal fine, il Raggruppamento dell’Opposizione esige:
  2. l’attuazione di tutte le misure concordate per il rasserenamento del clima politico;
  3. l’audit e la rivitalizzazione della Commissione elettorale, per rafforzare la sua indipendenza, neutralità, imparzialità;

iii. la pubblicazione immediata del calendario elettorale, tenendo conto della scadenza del 31 dicembre 2017 come data per le elezioni presidenziali, legislative nazionali e legislative provinciali, dato per supposto il fatto che Joseph Kabila non potrà candidarsi per un terzo mandato presidenziale; iv. la pubblicazione dei risultati delle operazioni di registrazione degli elettori entro e non oltre il 31 luglio 2017, secondo l’impegno preso dalla Commissione elettorale;

  1. la convocazione degli elettori entro il 30 settembre 2017.
  2. Il Raggruppamento rifiuta ogni idea di un eventuale terzo dialogo, come ventilato da Joseph Kabila e dalla sua famiglia politica;
  3. Considerando che Joseph Kabila ha intenzionalmente bloccato il processo elettorale e violato l’accordo del 31 dicembre 2016, il Raggruppamento dell’Opposizione constata che:

– egli ha rinunciato alla legittimità che solo quest’accordo gli conferiva e non può più prevalersi della qualità di Presidente della Repubblica;

– non è un interlocutore credibile;

– non è più possibile organizzare le elezioni con lui alla guida del paese.

  1. Il Raggruppamento dell’Opposizione chiede a Joseph Kabila di permettere senza indugio la continuazione del processo elettorale e la piena attuazione dell’accordo del 31 dicembre 2016. In caso contrario, il Raggruppamento intraprenderà, con il popolo congolese e sulla base dell’articolo 64 della Costituzione e delle leggi della Repubblica, tutte le azioni ritenute necessarie finché Joseph Kabila non lasci il potere;
  2. Il Raggruppamento dell’Opposizione informa il popolo congolese sul fatto che il programma d’azione stabilito comprende le seguenti fasi:
  3. Immediatamente dopo la conclusione del congresso:
  4. inizio di una sottoscrizione per l’organizzazione dei funerali del presidente Etienne Tshisekedi wa Mulumba, attraverso un contributo finanziario volontario di ciascun Congolese residente in patria o all’estero, da effettuarsi entro il 31 agosto 2017 presso monsignor Gérard Mulumba. Le modalità pratiche saranno comunicate a breve;
  5. inizio di una campagna di informazione, sensibilizzazione e mobilitazione del popolo su tutto il territorio nazionale;

iii. visite ai centri di registrazione degli elettori.

  1. A partire dal 1° agosto 2017:
  2. continuazione della campagna di informazione, sensibilizzazione e mobilitazione del popolo in tutto il paese;
  3. martedì 8 e mercoledì 9 agosto: 2 giorni “città morte”;

iii. domenica 20 agosto: comizi nei capoluoghi delle province, nelle città più importanti e in quattro quartieri della città di Kinshasa.

  1. A partire dal 1° ottobre 2017: nel caso in cui la Commissione elettorale non riuscisse, a convocare, entro il 30 settembre, l’elettorato in vista delle elezioni che dovrebbero svolgersi prima del 31 dicembre 2017, si prevedono le seguenti azioni che dureranno fino alle dimissioni di Joseph Kabila dalla presidenza della Repubblica e di Corneille dal comitato di presidenza della Commissione elettorale:
  2. appello rivolto al popolo congolese affinché non riconosca più Joseph Kabila come Presidente della Repubblica. Lo stesso appello è rivolto alla comunità internazionale.
  3. sit-in davanti ai vari uffici della Commissione elettorale, per esigere le dimissioni del presidente di questa Commissione, Corneille Nangaa, e dell’intero suo comitato di presidenza;

iii. azioni di disobbedienza civile, sulla base dell’articolo 64 della Costituzione, come il non pagamento di tasse, imposte, fatture dell’elettricità (SNEL) e dell’acqua (REGIDESO).

  1. In seguito all’abbandono del potere da parte di Joseph Kabila, sarà necessario istituire un dispositivo appropriato per organizzare le elezioni il più presto possibile.
  2. Il Raggruppamento chiede a tutte le forze della nazione, ai partiti politici e alle associazioni della società civile, non solo di mobilitarsi per partecipare attivamente alle azioni sopra citate, ma anche per intraprendere, in modo continuo, qualsiasi altro tipo di iniziative pacifiche che permettano: i. il rispetto assoluto della Costituzione;
  3. l’organizzazione di elezioni libere, trasparenti, inclusive e credibili al più tardi il 31 dicembre 2017, conformemente all’accordo del 31 dicembre 2016;

iii. la sconfitta di ogni tentativo di restaurare la dittatura;

  1. L’avvento dell’alternanza politica.

Infine, il Raggruppamento dell’Opposizione appoggia le manifestazioni indette da Lucha e previste il 31 luglio e lo sciopero generale organizzato dall’Unione Nazionale dei Medici e dai funzionari dello Stato».[5]

 

 

2. LA PUBBLICAZIONE DI UN CALENDARIO PER LE ELEZIONI DEI GOVERNATORI DI 11 PROVINCE

 

Il 18 luglio, su richiesta del Governo, la Commissione elettorale ha pubblicato il calendario per le  elezioni dei governatori e vice governatori delle province di Bas-Uele, Equateur, Haut Katanga, Alto Lomami, Kasai centrale, Kwilu, Mongala, Sud Kivu, Sud-Ubangi, Tshopo e Tshuapa. Le elezioni si svolgeranno il prossimo 26 agosto.

Il programma prevede la presentazione delle candidature dal 21 al 25 luglio, la pubblicazione della lista definitiva dei candidati il 12 agosto e la pubblicazione dei risultato finali il 12 settembre.

In generale, i governatori delle 11 undici province sono stati privati del loro incarico per iniziativa delle loro rispettive assemblee provinciali. Altri, sebbene siano stati oggetto di mozioni di sfiducia, non sono stati destituiti, ma non hanno conservato la fiducia dei loro rispettivi partiti. Ciò è avvenuto nel Sud Kivu e nella Tshopo.

Mentre tutti attendevano il calendario elettorale per le elezioni presidenziali, legislative e provinciali, la Commissione Elettorale ha pubblicato un calendario per le elezioni dei governatori e vice-governatori di 11 province. Si tratta di elezioni a suffragio indiretto cui parteciperanno dei deputati provinciali illegittimi, poiché arrivati a fine mandato già da molto tempo. Saranno delle elezioni senza alcun interesse, nel contesto politico attuale particolarmente teso e segnato dalle recenti dichiarazioni del Presidente della Commissione elettorale, Corneille Nangaa, sull’impossibilità di organizzare le elezioni presidenziali, legislative nazionali e legislative provinciali entro la fine di quest’anno, senza precisare quando potranno essere organizzate.[6]

 

Il 19 luglio, in un’intervista, il deputato nazionale dell’UNC Jean Baudouin Mayo ha accusato la Commissione elettorale di essere al servizio della Maggioranza Presidenziale (MP).

Secondo Jean Baudouin Mayo, «il calendario per le elezioni dei governatori provinciali pubblicato dalla Commissione elettorale rivela la sottomissione di quest’ultima alla volontà della MP. Come si potrebbe comprendere altrimenti un calendario elettorale che prevede le elezioni dei governatori in province dove i Governatori sono ancora in funzione? È il caso delle province del Sud Kivu, del Kwilu, del Kwango e del Kasai centrale. La sede vacante è prevista nei casi di decesso del governatore, delle sue dimissioni, di un voto di sfiducia o della sua revoca da parte del Capo dello Stato. Si dà il caso che, in certe province, come quelle citate sopra, l’opinione pubblica non è a conoscenza di una situazione di sede vacante, ad eccezione della Commissione elettorale, che è l’unica ad esserne informata. Ciò rivela la complicità esistente tra essa e la MP. La Commissione elettorale esegue la volontà della MP che sta disperatamente cercando di liberarsi di alcuni governatori critici nei suoi confronti, per sostituirli con altri». Mayo Mambeke ha aggiunto che «il calendario elettorale atteso dalla Commissione elettorale è quello relativo all’organizzazione delle elezioni presidenziali, legislative nazionali e legislative provinciali che, secondo l’accordo del 31 dicembre 2016, devono essere organizzate entro il 31 dicembre 2017».[7]

 

L’Associazione Congolese per l’Accesso alla Giustizia (ACAG) si è detta sorpresa del fatto che si sia programmata l’elezione del governatore del Kasai centrale, mentre l’attuale governatore Alex Kande è ancora in funzione. «Il governatore Kande non si è mai dimesso. Non è mai stato revocato. Nessuna mozione di sfiducia è stata approvata contro di lui o contro il suo governo. Non c’è alcuna legge congolese che preveda l’organizzazione di elezioni del governatore in tali circostanze», ha dichiarato Adrian Ilobakweyi, Presidente Provinciale di ACAG nel Kasai-Centrale. Egli ha ricordato che Alex Kande, attuale governatore del Kasai centrale, sta svolgendo una funzione elettiva, cui nulla ha ufficialmente posto fine. Adrien Ilobakweyi si è chiesto che cosa può aver indotto la commissione elettorale a organizzare le elezioni di un nuovo governatore in tali circostanze. È utile ricordare che, dall’inizio del mese di febbraio 2017, Alex Kande è stato convocato a Kinshasa per una “missione di servizio”. Da allora, egli non ha mai potuto ritornare nella sua provincia.

Da parte sua, il senatore Jacques Djoli, ha dichiarato di non essere d’accordo sul fatto che si possa organizzare delle elezioni in province i cui i governatori, dopo essere stati destituiti dai deputati provinciali, sono però stati riabilitati dalla Corte Costituzionale. Secondo  il senatore Jacques Djoli, che è anche professore di diritto costituzionale, l’organizzazione delle elezioni dei governatori in alcune province viola la Costituzione. Egli cita il caso delle province in cui i governatori sono stati destituiti dalle loro Assemblee provinciali, ma poi riabilitati dalla Corte costituzionale. Sarebbe il caso delle due province del Tshuapa e dell’Haut Katanga. I governatori di queste due province (Cyprien Lomboto e Jean-Claude Kazembe), dopo la loro destituzione da parte delle loro assemblee provinciali, sono stati riabilitati dalla Corte Costituzionale. «La procedura seguita dalla Commissione elettorale pone un serio problema costituzionale», ha detto Jacques Djoli, ricordando che «le sentenze della Corte [Costituzione] sono vincolanti per tutte le istituzioni». Secondo lui, in queste province «non si può andare alle elezioni» finché questi governatori non abbiano presentato le loro dimissioni.

Da parte sua, il vice relatore della Commissione elettorale, Onésime Kukatula, ha fatto sapere che la sua istituzione non ha fatto altro che rispondere alla richiesta del Ministro degli Interni relativa all’organizzazione di queste elezioni. Il vice relatore della commissione elettorale ha affermato che le elezioni dei governatori nelle 11 province citate sono state indette in un “contesto di sede vacante”: «La Commissione elettorale è stata notificata dal ministro degli Interni sulla constatazione di sede vacante [ai vertici dei governatorati di queste province]». Interrogato sul fatto che, in alcune province in cui devono svolgersi queste elezioni, i governatori sono ancora in carica, egli ha risposto che la commissione elettorale sta semplicemente rispondendo alla “notifica” del ministro dell’Interno: «La Commissione elettorale ne è stata notificata dal Ministro degli Interni. È lui che sa quali sono le province con sede vacante. La Commissione elettorale si limita a prendere atto della notifica ricevuta». Onésime Kukatula ha infine precisato che in 8 province (Haut Katanga, Haut Lomami, Kasai centrale, Kwilu, Sud Kivu, Sud-Ubangi, Tshopo e Tshuapa), le elezioni riguardano sia i governatori che i vice-governatori. Nelle altre 3 (Equateur, Bas Uele e Mongala), le elezioni si limitano solo ai vice governatori.[8]

 

 

3. MOÏSE KATUMBI CONVOCATO IN TRIBUNALE PER “APPROPRIAZIONE INDEBITA DI IMMOBILE”

 

Il 20 giugno, in una lettera indirizzata a uno degli avvocati di Moïse Katumbi a Kinshasa, il procuratore generale della Repubblica, Flory Kabange Numbi,  l’ha avvertito di aver ritirato all’ex governatore del Katanga il permesso di soggiorno all’estero per cure mediche e di avergli chiesto di presentarsi alla giustizia congolese. L’autorizzazione in questione gli era stata rilasciata il 20 maggio 2016.

Nella lettera, Flory Kabange Numbi, ha spiegato di aver preso tale decisione per il fatto che Moïse Katumbi «non ha rispettato l’obbligo di riservatezza che gli era stato imposto per quanto riguarda i fatti che sono all’origine dell’istruzione del dossier giudiziario in corso» [quella relativa al presunto reclutamento di mercenari stranieri, NDRL]. Pertanto egli conclude che «Katumbi deve, a partire dalla data del ricevimento della presente lettera, presentarsi davanti al magistrato istruttore».

Questa decisione del Procuratore Generale della Repubblica è stata resa nota quattro giorni dopo la pubblicazione della lettera dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, che chiede Kinshasa di prendere “le misure necessarie” per consentire a Moïse Katumbi di ritornare in patria come uomo libero e di presentarsi come candidato per le prossime elezioni presidenziali. L’opposizione politica congolese denuncia un “grottesco montaggio” e un “evidente accanimento” da parte del regime di Kinshasa.[9]

 

L’Associazione Congolese per l’Accesso alla Giustizia (ACAG) ha chiesto al Procuratore Generale della Repubblica di abbandonare le procedure giudiziarie intraprese contro Moïse Katumbi e di liberare le altre persone detenute nel carcere di Makala nell’ambito e sospettate di essere implicate nella faccenda del reclutamento di mercenari. Secondo il presidente di questa ONG per la difesa dei diritti umani, Georges Kapiamba, questo dossier non sarebbe altro che un montaggio politico. Secondo George Kapiamba, il permesso di espatrio per cure mediche, rilasciato dal PGR a Katumbi il 19 maggio 2016, comporta delle conseguenze giuridiche: «In sua assenza, non sarebbe stato possibile intraprendere alcuna azione contro di lui, né pronunciare alcuna condanna, dal momento che era stato autorizzato dal pubblico ministero, organo di accusa, a recarsi all’estero per cure mediche. Giuridicamente, il tribunale non poteva pronunciare né una sentenza  in contumacia, né una condanna». Infine, egli ha chiesto alle autorità congolesi di rispettare la decisione dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti dell’uomo, che ha chiesto loro di permettere a Moïse Katumbi di ritornare in patria in tutta libertà.[10]

 

Il 19 luglio, il Tribunale di Grande Istanza (TGI) di Lubumbashi (Haut Katanga) ha riaperto, in fase di appello, il processo avviato per risolvere il contenzioso tra Moïse Katumbi e Emmanuel Alexandros Stoupis per spoliazione di immobile. La corte avrebbe dovuto prendere in considerazione il ricorso in appello inoltrato di Moïse Katumbi contro la decisione del Tribunale di Pace di Lubumbashi che, in giugno 2016, l’aveva condannato in contumacia a tre anni di carcere.

L’ex governatore del Katanga è stato convocato in tribunale a Lubumbashi, mentre si trova in esilio da oltre un anno. Ma in appello, la sua presenza fisica non è necessaria, né richiesta. Ancora prima dell’apertura dell’udienza, gli avvocati di Moïse Katumbi hanno ricusato 29 dei 30 giudici del TGI di Lubumbashi, sospettandoli di agire sotto pressione dei servizi di sicurezza. Essi hanno chiesto che il caso Katumbi sia trasferito ad un’altra giurisdizione. «Abbiamo ritenuto che, con questa procedura, la Corte stia violando la Costituzione», ha da parte sua affermato Joseph Mukendi, uno degli avvocati della difesa che hanno contestato la competenza di tale giurisdizione. Durante le quasi cinque ore di udienza, si sono affrontate diverse questioni procedurali. Gli avvocati della difesa hanno prima di tutto contestato la validità del modo con cui il Tribunale ha avviato la procedura, in quanto la notifica della convocazione non è stata inviata in Belgio, dove Moïse Katumbi attualmente vive, ma al suo indirizzo di Lubumbashi, da cui è assente già da tempo.

Questa obiezione è stata respinta dal tribunale che ha respinto anche l’atto di ricusa di quasi tutti i giudici del TGI, la cui imparzialità è messa in dubbio dagli avvocati della difesa. Ambroise Kamukuny, l’avvocato di Emmanuel Stoupis che ha accusato Moïse Katumbi in questo dossier, ha dichiarato: «Non ho mai visto una cosa simile», denunciando delle “obiezioni fabbricate seduta stante” e delle “tattiche dilatorie” orchestrate dalla difesa.

Infine, gli avvocati difensori di Moïse Katumbi hanno richiesto al Pubblico Ministero di sospendere il processo in appello, ritenendo che i giudici incaricati del caso non ne abbiano la “competenza” e hanno chiesto di portare il caso in cassazione dinanzi alla Corte Costituzionale di Kinshasa. Per questo, essi hanno presentato una dichiarazione di appello in cassazione, chiedendo al Tribunale di Lubumbashi di rinunciare ad intervenire in questo dossier, ma il Tribunale non ha riservato loro alcuna risposta. La difesa ha quindi introdotto una obiezione sulla incostituzionalità delle procedure adottate dal tribunale, per non avere preso in considerazione la dichiarazione di ricorso in cassazione.[11]

 

Il 20 luglio, il Tribunale di Grande Istanza di Lubumbashi ha decretato una sospensione temporanea del processo nel dossier in appello che oppone Moïse Katumbi a Emmanuel Alexandros Stoupis per appropriamento indebito di un immobile. Questa sospensione temporanea fa seguito all’obiezione di incostituzionalità sollevata il giorno precedente dagli avvocati della difesa di Moïse Katumbi e relativa alla non presa in considerazione del ricorso in cassazione presentato dalla parte accusata.

Ora, il caso è trasferito alla Corte Costituzionale che dovrà pronunciarsi sulla incostituzionalità o meno del comportamento dei giudici del tribunale di Lubumbashi.[12]

 

Il Tribunale di Grande Istanza di Lubumbashi (TGI) ha, quindi, rinunciato a trattare il caso che oppone Moïse Katumbi a Emmanuel Alexandros Stoupis. Il TGI ha sospeso le procedure intraprese, al fine di consentire alla difesa di andare in cassazione presso la Corte Costituzionale a Kinshasa, in conformità con l’articolo 162 della Costituzione che permette di ricorrere ad un tribunale superiore (Corte costituzionale) per cassazione di procedimenti già in corso.

La Difesa di Moïse Katumbi aveva sollevato la questione dell’incostituzionalità di una nota circolare del primo presidente della Corte Suprema di Giustizia, che vietava a tutti gli impiegati del tribunale di accogliere le ricusazioni presentate dagli avvocati di Moïse Katumbi ed etichettate come fantasiose, perché avrebbero rallentato l’amministrazione giudiziaria.[13]

 

Già prima dell’apertura del processo in appello, gli avvocati di Moïse Katumbi avevano ricusato quasi tutti i giudici (28 su 29) del tribunale, ad eccezione del loro presidente, perché sospettati di parzialità. Obiezione respinta dalla Corte che ha fatto riferimento ad una circolare della Corte Suprema di Giustizia. La difesa ha quindi presentato un’obiezione di incostituzionalità contro tale circolare, e quindi contro la decisione del tribunale di continuare il processo con i giudici ricusati.

Richiesta questa volta accolta dai giudici di Lubumbashi. Spetta ora alla Corte Costituzionale stabilire se questa famosa circolare violi la Costituzione o no. La sentenza della Corte Costituzionale determinerà il seguito del processo.[14]

 

È utile ricordate che, il 22 giugno 2016, il tribunale di pace di Lubumbashi aveva dato ragione a Emmanuel Stoupis che accusa Moïse Katumbi di falso e di uso di falso nell’acquisizione di un immobile. Si tratta di un edificio che, secondo Emmanuel Stoupis, gli apparterrebbe per eredità. Immediatamente, Moïse Katumbi, che si dice innocente, ha fatto ricorso in appello. Poche settimane dopo, Chantal Wazuri Ramazani, presidente del tribunale di pace, si ritratta e chiede che si ritiri la sua firma dalla sentenza di condanna di Moïse Katumbi: «Ho firmato sotto minacce. Tutto ciò per impedirgli di candidarsi alle elezioni presidenziali». Da allora, Chantal Ramazani Wazuri ha chiesto e ottenuto asilo politico in Francia.

I vescovi della Cenco hanno qualificato questo processo come una “mascherata”, una qualificazione respinta dal Governo che ritiene che si tratti di un semplice conflitto tra privati cittadini. Moïse  Katumbi è coinvolto anche in un secondo processo, accusato di aver attentato contro la sicurezza dello Stato attraverso un “reclutamento di mercenari”.[15]

 

 

4. NUOVE “AUTO-ESCLUSIONI” DALL’UDPS

 

Il 26 giugno, l’Unione per la Democrazia e il Progresso Sociale (UDPS) ha annunciato “l’auto-esclusione” di diciannove membri del partito che hanno aderito a Bruno Tshibala.

In un comunicato stampa, l’UDPS ha dichiarato che, «dopo dibattito e deliberazione, è stata constatata “l’auto-esclusione” dei seguenti membri del partito: Aristote Kitenge Kumba, Macotty Tungunga, Kichinja Osako Dieudonné, Maurice Muyananu, Francis Kongolo, Pirre Samanda, Rosalie Tubiangane, Gilbert Cibangu, Jean -Baptiste Mwampata, André Kayembe, Sylvain Kamulombo, Oly Ilunga, Alfred Ndinga, Astrid Mayinga, Joseph Kapika, Bruno Ntumba, Dori Dumbi, Ismael Mbuyi e Felly Fambwa». Il partito li rimprovera di partecipare al governo guidato dal primo ministro Bruno Tshibala, un governo, secondo l’UDPS, formato in violazione dell’accordo del 31 dicembre 2016. Secondo il comunicato,  «ora non possono più agire, né parlare a nome del partito, né usare la sua denominazione, le sue insegne e il suo logo (…) sotto pena di procedure giudiziarie».[16]

 

Il 29 giugno, in un comunicato, i 19 ex membri dell’UDPS, tra cui 2 ministri, hanno dichiarato di averne informato la commissione disciplinare del partito, affinché possa pronunciarsi in merito alla “illegalità” della decisione presa dal segretario generale del partito, Jean Marc Kabund, e relativa alla loro esclusione dal partito. Secondo il comunicato, essi si sono detti pronti a citare in tribunale Jean-Marc Kabund, per “violazione della legge sull’organizzazione e il funzionamento dei partiti politici”.[17]

 

Il 1° luglio, uno dei segretari nazionali esclusi dell’UDPS, Doris Dumbi, ha dichiarato che, «all’interno del partito ci sono certi problemi che dovrebbero essere risolti a livello dello stesso partito. Per questo, chiediamo un congresso del partito. Una petizione è già in corso per la sua convocazione». Secondo Doris Dumbi, la petizione ha già ottenuto più di 10.000 firme. Il suo obiettivo è di convocare un congresso, per permettere al partito di avere un direttorio collegiale provvisorio incaricato della nomina di un nuovo segretario generale. La petizione è stata avviata dalla “base” del partito e da alcuni esponenti prossimi al Premier Bruno Tshibala, anch’egli espulso dal partito. Secondo Doris Dumbi, il segretario generale Jean Marc Kabund resta il maggiore problema per la stabilità del partito. Dalla morte di Étienne Tshisekedi, diversi dirigenti del partito propongono la convocazione di un congresso, in modo che il partito possa eleggere nuovi leader.

Da parte loro, gli attuali dirigenti dell’UDPS affermano che l’organizzazione di un congresso potrà essere possibile solo dopo i funerali del presidente Étienne Tshisekedi, deceduto il 1° febbraio 2017,  a Bruxelles.[18]

 

Il 19 luglio, la vice segretario generale dell’UDPS, Rose Boyata, ha ufficialmente annunciato che il congresso dell’UDPS non si terrà fino a dopo i funerale del defunto presidente, Étienne Tshisekedi.

Rose Boyata ha messo in guardia gli espulsi dal partito che stanno annunciando l’organizzazione imminente del Congresso, anche se prima dei funerali di Etienne Tshisekedi. Tra gli esclusi, ella ha citato l’attuale primo ministro Bruno Tshibala, Samy Badibanga, Valentin Mubake e Corneille Mulumba.[19]

[1] Cf Radio Okapi, 21.07.’17

[2] Cf Christine Tshibuyi – Actualité.cd, 21.07.’17

[3] Cf Stanys Bujakera – Actualité.cd, 21.07.’17

[4] Cf Jeff Kaleb – 7sur7.cd, 23.07.’17

[5] Cf Texte complet: Le Phare – Kinshasa, 24.07.’17 http://www.lephareonline.net/severe-avertissement-rassemblement-a-kabila/

[6] Cf Radio Okapi, 19.07.’17; 7sur7.cd, 19.07.’17

[7] Cf Stanys Bujakera – Actualité.cd, 19.07.’17

[8] Cf Radio Okapi, 20.07.’17

[9] Cf Trésor Kibangula – Jeune Afrique, 28.06.’17

[10] Cf Radio Okapi, 02.07.’17

[11] Cf Radio Okapi, 19 e 20.07.’17; RFI, 19.07.’17

[12] Cf Radio Okapi, 20.07.’17

[13] Cf José Mukendi – Actualité.cd, 20.07.’17

[14] Cf RFI, 20.07.’17

[15] Cf RFI, 19.07.’17

[16] Cf Will Cleas NlemvoActualité, 27.06.’17

[17] Cf Stanys Bujakera – Actualité.cd, 29.06.’17

[18] Cf Stanys Bujakera – Actualité.cd, 01.07.’17

[19] Cf mediacongo.net, 19.07.’17