Congo Attualita n.242

INDICE

EDITORIALE: Elezioni e dialogo

  1. VERSO UN ENNESIMO DIALOGO

  2. I primi contatti di un emissario del Presidente Kabila con l’opposizione

  3. Il rischio di far ricadere il Paese in una nuova transizione

  4. Un dialogo ritenuto inopportuno dalla maggior parte dell’opposizione

  5. L’opposizione conferma il suo rifiuto al dialogo

  6. IL PROCESSO ELETTORALE

  7. L’operazione di presentazione delle candidature alle elezioni provinciali

  8. La revisione del database elettorale

  9. I ritardi accumulati

1. VERSO UN ENNESIMO DIALOGO

a. I primi contatti di un emissario del Presidente Kabila con l’opposizione

Ai primi di maggio, un emissario del presidente Joseph Kabila, il capo dell’Agenzia Nazionale di intelligence (ANR), Kalev Mutond, ha incontrato diversi partiti dell’opposizione per proporre loro  un possibile dialogo. Le diverse tendenze dell’opposizione si sono dette favorevoli all’organizzazione di un dialogo inclusivo, come raccomandato dall’accordo globale di Addis Abeba e hanno insistito sul rispetto della Costituzione.

Secondo il segretario generale dell’Unione per la Democrazia e il Progresso Sociale (UDPS), Bruno Mavungu, il suo partito ha trasmesso al presidente Kabila un documento di base già consegnato precedentemente alla Missione delle Nazioni Unite in Congo (Monusco). Secondo tale documento, i temi da trattare dovrebbero concentrarsi sul contenzioso elettorale del 2011 e sull’organizzazione delle future elezioni. «Si lavorerebbe nello stretto rispetto della Costituzione», ha sottolineato Bruno Mavungu.

L’Unione per la Nazione Congolese (UNC) e il Movimento per la Liberazione del Congo (MLC) hanno affermato che stanno ancora aspettando che il Capo dello Stato esprima il suo parere sulla contro-proposta che l’opposizione aveva trasmesso alla Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI), dopo la pubblicazione del calendario elettorale globale. Anch’essi hanno affermato che non si potrà permettere che la Costituzione sia violata.

Da parte loro, i Liberali sospettano la maggioranza di proporre un’iniziativa che permetta di mantenere Kabila al potere oltre il 2016. Secondo José Makila, questa piattaforma politica risponderà al Presidente solo dopo una riunione del suo gruppo parlamentare, ma ha già respinto qualsiasi idea di organizzare un dialogo tra le diverse parti per formare un governo di transizione.[1]

Secondo fonti prossime all’opposizione, i vertici dell’UDPS, dell’UNC e del MLC sarebbero d’accordo su molti punti comuni, tra cui l’organizzazione di un dialogo nazionale inclusivo di  piccolo formato, di corta durata e coordinato da un moderatore neutro (Comunità Internazionale). Un dialogo di piccolo formato e di breve durata sarebbe ben accettato anche dalla comunità internazionale. Tra i temi da discutere: i contenziosi elettorali del 2011 che intaccano la legittimità degli animatori delle attuali istituzioni, l’elaborazione di un calendario elettorale consensuale, il rinvio delle elezioni locali, comunali e urbane a dopo il 2016, il mantenimento delle elezioni presidenziali e legislative al 27 novembre 2016, il controllo delle liste degli elettori da parte di terzi esterni, la registrazione e l’iscrizione dei nuovi maggiorenni sul database elettorale, il finanziamento dell’intero processo elettorale, la sospensione dell’attuale procedura di suddivisione territoriale, la neutralità della Commissione elettorale nazionale indipendente (Ceni), la liberazione dei prigionieri politici (leader e membri dell’opposizione), la riapertura dei mezzi di comunicazione attualmente chiusi, l’apertura dello spazio politico, ecc.[2]

L’opposizione repubblicana, una coalizione di partiti riuniti attorno al presidente del Senato, Kengo Wa Dondo, è a favore del dialogo proposto all’opposizione dal presidente Kabila. Questa piattaforma, che partecipa al governo, finora non è stata consultata dall’emissario del presidente Kabila circa l’organizzazione di un dialogo politico. Tuttavia, i suoi dirigenti ritengono di essere, anche loro, degli interlocutori validi in un’iniziativa come questa e che ha come scopo quello di risolvere la crisi attuale. «L’opposizione repubblicana si aspetta di essere consultata ed essa darà il proprio punto di vista sulla questione nel momento opportuno», ha dichiarato Léon Mondole, coordinatore della piattaforma.[3]

Il 10 maggio, nel corso di una conferenza stampa a Lubumbashi, nel Katanga, il presidente del partito “Patriota Kabilista”, Mwenze Kongolo, ha affermato che il dialogo nazionale tra l’opposizione e la maggioranza presidenziale (MP) dovrebbe consistere in una tavola rotonda, in formato ridotto, per discutere solo sulla questione del calendario elettorale globale. Secondo Mwenze Kongolo, tale tavola rotonda non dovrebbe essere un luogo di condivisione del potere tra l’opposizione e la maggioranza, ma dovrebbe soprattutto evitare ogni tipo di “rinvio” delle elezioni presidenziali che potrebbe contribuire al prolungamento del mandato presidenziale dell’attuale Capo dello Stato. Ha anche suggerito che, nel caso in cui si riesca ad organizzare tale dialogo, occorrerebbe limitare il numero dei partecipanti.[4]

b. Il rischio di far ricadere il Paese in una nuova transizione

Conoscendo le velleità della maggioranza presidenziale per ottenere un prolungamento del mandato del Capo dello Stato, dei senatori, dei deputati nazionali e provinciali e dei governatori delle province, molti osservatori preferiscono essere prudenti di fronte al riavvicinamento tra i vari “pesi massimi” dello spazio politico congolese. Se davvero un dialogo nazionale inclusivo prendesse finalmente forma, si potrebbe assistere ad un enorme sconvolgimento nel microcosmo politico congolese.[5]

Secondo alcune fonti, il dialogo inclusivo proposto dal presidente Kabila aprirebbe la strada a un periodo di transizione di tre anni. Secondo certe informazioni provenienti dall’opposizione stessa, i lavori di questo dialogo inclusivo dovrebbero svolgersi rapidamente per raggiungere un accordo su una gestione consensuale della transizione.

L’accordo che entrambe le parti, maggioranza e opposizione, vorrebbero concludere riguarderebbe l’organizzazione delle sole elezioni provinciali, per creare una dinamica istituzionale in cui le due parti si dividerebbero tra loro il governo delle province. Le altre elezioni si terrebbero dopo tre anni.

Se l’UDPS sembra avere accettato questo schema, l’UNC, il MLC e i Liberali vi stanno ancora riflettendo. Secondo alcune fonti, si tratterrebbe, però, di una parvenza di riflessione. Tutti gli oppositori sarebbero pronti ad accettare degli incarichi ministeriali. L’esca gettata da Kabila è così accattivante che nessuno sembra volere perdere tale occasione.

Negli ambienti kabilisti, si starebbe optando per affidare l’incarico di primo ministro all’UDPS, e più in particolare a Felix Tshisekedi, il figlio di Etienne Tshisekedi, presidente del partito. Però occorrerebbe trovare un posto anche per Vital Kamerhe. Ma lui, che meglio conosce il sistema Kabila e i suoi metodi, accetterebbe solo il posto di primo ministro e nient’altro. Pertanto, si continuerebbe a negoziare fino ad arrivare a un compromesso che dia inizio ad una nuova transizione. L’obiettivo di Kabila sarebbe quello di ottenere uno slittamento delle prossime elezioni presidenziali concordato con i principali partiti di opposizione, per zittire la comunità internazionale che insiste sul rispetto della Costituzione.[6]

La proposta di un nuovo dialogo lascia l’opposizione politica congolese nello scetticismo perché, per rimanere al potere, il presidente Joseph Kabila ha ancora la possibilità di far slittare il calendario elettorale e di ritardare il processo elettorale.

Ricordando le ingenti manifestazioni di gennaio a Kinshasa, per ottenere lo slittamento del calendario elettorale e mantenersi al potere oltre il 2016, Joseph Kabila ha assolutamente bisogno di trovare un consenso politico. Per ora, i vari leader dell’opposizione sono divisi tra loro sulla questione di un’eventuale transizione politica. L’UNC (Vital Kamerhe) e il MLC (Bemba) prendono le distanze da tale possibilità e “rinunciano a qualsiasi tipo di condivisione del potere”. Questi due partiti aspettano la risposta del Presidente Kabila sulla loro contro-proposta di calendario elettorale, presentata alla Commissione Elettorale verso la fine di aprile 2015.

La posizione dell’UDPS, invece, è fluttuante: quella di Bruno Mavungu, segretario generale del partito,  piuttosto sulla linea del rifiuto come l’UNC e il MLC e quella di Félix Tshisekedi, figlio del leader storico del partito, Etienne Tshisekedi. L’idea di un dialogo “a minima” è presente anche nel memorandum dell’UDPS trasmesso al Presidente Kabila, ma Felix Tshisekedi appare sempre più come il sostenitore di un’apertura politica più ampia verso la maggioranza presidenziale. A Kinshasa, voci di corridoio propongono già “Félix primo ministro”, come suo padre sotto Mobutu nel 1990. Anche se questa opzione è più che irrealistica e senza interesse strategico per Joseph Kabila, il dibattito sulla partecipazione dell’opposizione a un possibile governo di unità nazionale è tuttavia lanciato. Ed è senza alcun dubbio questo che, ancora una volta, Joseph Kabila cerca: dividere l’opposizione, non riuscendo a raggiungere l’unanimità nel proprio campo.

Due sono quindi le trappole da evitare: la possibilità di un’operazione di condivisione del potere e l’eventualità di una futura transizione politica.[7]

Alla domanda su una nuova eventuale “transizione”, degli esperti dell’opposizione appartenenti all’UDPS, all’UNC e al MLC affermano che né Etienne Tshisekedi, né Vital Kamerhe, né Jean Pierre Bemba sarebbero d’accordo con l’idea di una nuova condivisione “equa ed equilibrata” del potere, sinonimo di una prolungazione automatica dell’attuale legislatura. Nessuno dei tre “Grandi”, si sostiene, aspirerebbe al posto di “Primo Ministro”, nonostante le insistenti voci che circolano in questa direzione. Dirigere o partecipare ad un governo di transizione in un periodo in cui il Parlamento (Senato e Assemblea Nazionale) è totalmente controllato dalla Maggioranza Presidenziale non sarebbe attraente per nessuno dei tre leader dell’UDPS, dell’UNC e del MLC. Il fatto che circolino nomi su potenziali Primi ministri o ministri che avrebbero ottenuto la benedizione di Tshisekedi, Kamerhe o Bemba sarebbe una manovra di intossicazione. Inoltre, tutti e tre sarebbero unanimi nel respingere qualsiasi tentativo di slittamento del calendario elettorale.

Secondo alcune fonti, l’opposizione si opporrebbe a un dialogo che avesse come obiettivo quello di negoziare uno slittamento del calendario elettorale, in cambio di un periodo di transizione caratterizzato dalla condivisione del potere. L’obiettivo condiviso dai tre partiti politici sarebbe quello di ottenere un processo elettorale trasparente, con una “linea rossa” da non superare, quella della data del 27 novembre 2016, fissata per l’organizzazione delle elezioni presidenziali e legislative in conformità con il calendario elettorale e la Costituzione.[8]

c. Un dialogo ritenuto inopportuno dalla maggior parte dell’opposizione

Il 12 maggio, la segretaria generale del MLC, Eve Bazaiba, ha affermato che non c’è più tempo per un dialogo sotto forma di forum e ha sottolineato che «tale dialogo ha già avuto luogo con le concertazioni nazionali» che hanno portato alla formazione del governo Matata II, che comprende anche dei ministri provenienti dall’opposizione. Secondo Eve Bazaiba, la maggior parte delle risoluzioni delle concertazioni nazionali non sono ancora state applicate, il che le fa dire che il dialogo auspicato non porterà nulla di nuovo. «La prima raccomandazione era quella di non modificare la Costituzione. Nonostante ciò, si è assistito a vari tentativi per manipolarla, fino ad arrivare, in gennaio scorso, fino allo spargimento di sangue», ricorda la segretaria generale del MLC che ha denunciato la chiusura di catene televisive prossime all’opposizione e il protrarsi della detenzione di prigionieri politici.[9]

Il 18 maggio, eccetto i leader dell’UDPS, quelli degli altri partiti e coalizioni politiche dell’opposizione, cui si è unita anche l’opposizione parlamentare, hanno affermato di non ritenere opportuno alcun dialogo, soprattutto così come voluto dal Presidente della Repubblica. Riuniti a Fatima, Vital Kamerhe, Jean-Lucien Bussa, Ingele Ifoto, Lisanga Bonganga, Matthieu Kalele-ka-Bila, Martin Mukonkole, Alain Mbaya, Delly Sessanga e Jean-Claude Vuemba hanno dichiarato di temere l’instaurazione di un nuovo periodo di transizione politica e la prolungazione dell’attuale legislatura.

Gli oppositori non vogliono più sentir parlare di dialogo. Secondo loro, l’unico modo per organizzare buone elezioni è quello espresso nella controproposta di calendario elettorale che l’opposizione aveva depositato presso la sede nazionale della Commissione elettorale, il 27 febbraio 2015. Per adattarvisi, la Commissione elettorale non ha bisogno di alcun dialogo politico.

I membri dell’opposizione avrebbero voluto che le elezioni locali, municipali e urbane, estremamente costose e conflittuali, fossero rinviate a dopo il 2016. Gli oppositori ne sottolineano alcuni motivi. Le entità territoriali decentrate sono gravemente carenti in infrastrutture e il personale previsto per l’amministrazione delle nuove entità territoriali manca di preparazione. Inoltre, l’opposizione richiede l’organizzazione di una nuova operazione d’iscrizione degli elettori per includere anche i nuovi maggiorenni, stimati a circa 9 milioni di persone. Inoltre, le liste degli elettori usate nelle elezioni del 2011 risultano inesatte. È quindi necessario un controllo per correggerle. Sempre secondo l’opposizione, è necessario procedere all’organizzazione delle elezioni provinciali a suffragio diretto e di tutte le elezioni indirette ad esse legate, al fine di rinnovare i mandati, da tempo scaduti, degli animatori delle istituzioni che soffrono di un deficit di legittimità, tra cui il Senato, le Assemblee provinciali e i Governi provinciali. Per quanto riguarda il rispetto della Costituzione della Repubblica, l’opposizione insiste sul 27 novembre 2016, data prevista dalla Commissione Elettorale per lo svolgimento delle elezioni presidenziali e legislative nazionali.[10]

Il 18 maggio, il presidente dell’Unione per la Nazione Congolese (UNC), Vital Kamerhe, ha affermato che «la gente è stanca dei continui dialoghi tra i politici congolesi. Si potrebbe sbloccare la situazione anche senza passare attraverso il dialogo». L’opposizione considera controproducente l’organizzazione di un dialogo che rischia di portare il paese verso uno schema di un’ennesima transizione politica e di rinvio delle scadenze elettorali, violando la costituzione.[11]

L’invito al dialogo lanciato dal presidente Kabila ha provocato una spaccatura all’interno dell’opposizione. Se una fragile unità sembra emergere tra Kamerhe, Bemba, Vuemba, Busa, ecc., l’UDPS di Etienne Tshisekedi sembra avere assunto una posizione più ambigua. Félix Tshisekedi, ora al comando del partito in assenza del padre, aveva da tempo sostenuto l’opportunità di un dialogo con Joseph Kabila. L’UDPS chiedeva soprattutto che, in questo “dialogo”, il presidente Kabila cedesse il potere a Etienne Tshisekedi, vero vincitore, secondo il partito di opposizione, delle caotiche elezioni del 2011. In questa prospettiva, l’UDPS non ha pertanto firmato la dichiarazione dell’UNC e del MLC. Tra i non firmatari si trovano anche l’UDPS e alleati di Samy Badibanga e la SCODE di Jean-Claude Muyambo.

Questa frattura dell’opposizione già lascia presagire le future alleanze che potrebbero essere forgiate in vista delle prossime elezioni presidenziali. Felix Tshisekedi sta chiaramente prendendo piede nel partito ed è già alla ricerca di alleati (Badibanga, Muyambo?). Mentre l’UNC e il MLC sperano di ricuperare alcuni delusi dell’UDPS (Mavungu?). Una cosa è certa. Affinché il suo dialogo “abbia successo”, Joseph Kabila deve pescare un pesce grosso dell’opposizione (Felix Tshisekedi?) e spaccare un po’ di più l’opposizione. Per il primo obiettivo, il gioco non è ancora fatto, per il secondo … sì.[12]

Reagendo alla divisione che sembra essersi creata tra le diverse parti dell’opposizione sulla loro partecipazione o meno al dialogo auspicato dal Capo dello Stato, il Presidente del Movimento per il Rinnovamento (MR), l’oppositore Clement Kanku, ha chiesto un dialogo interno all’opposizione prima di rispondere alla proposta avanzata dal presidente Kabila.[13]

d. L’opposizione conferma il suo rifiuto al dialogo

Il 28 maggio, dopo essere stata consultata dall’emissario del Capo dello Stato, l’Opposizione Repubblicana, di cui autorità morale è il presidente del Senato Léon Kengo wa Dondo, ha dichiarato che essa considera inopportuno il dialogo nazionale proposto dal presidente Joseph Kabila e che ritiene, invece, necessario che il governo Matata II applichi le risoluzioni delle concertazioni nazionali. «Sulle 763 raccomandazioni proposte dalle concertazioni nazionali, tra cui 100 erano state indicate come prioritarie, solo 23 sono state realizzate o sono ancora in corso di esecuzione», ha deplorato Léon Mondole, moderatore del consiglio nazionale dell’opposizione repubblicana.[14]

Il 29 maggio, al termine di un incontro organizzato a Kinshasa, vari partiti dell’opposizione, tra cui il MLC, l’UNC, il CDR e le FAC, hanno ribadito il loro rifiuto a partecipare al dialogo politico proposto dal Capo dello Stato Joseph Kabila. Il relatore di questa riunione dell’opposizioni, Delly Sesanga, ha affermato che, tuttavia, l’opposizione è rimasta disponibile a partecipare alle discussioni, già in corso all’interno della Commissione elettorale, sul calendario elettorale e sul processo elettorale, affinché  siano consoni ai criteri di credibilità, di trasparenza e di pluralismo sanciti dalla Costituzione.[15]

Il 4 giugno, l’Unione per la Democrazia e il Progresso Sociale (UDPS) ha indicato di porre delle condizioni alla sua partecipazione al dialogo nazionale voluto dal presidente Joseph Kabila. L’UDPS vuole «un dialogo come auspicato dalla comunità internazionale», ha dichiarato il suo segretario generale, Bruno Mavungu, facendo riferimento alla risoluzione 2211 approvata in marzo dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che autorizza la sua missione nella RDCongo, la Monusco, a portare il suo contributo a un dialogo inter-congolese finalizzato a traghettare il Paese fuori dalla crisi politica iniziata nel 2011 e a permettere lo svolgimento di elezioni pacifiche. L’UDPS parteciperà al dialogo, se guidato da un mediatore estero, ha concluso Bruno Mavungu. [16]

Impantanato in una profonda crisi politica dopo la sua contestata rielezione nel 2011, Joseph Kabila aveva cercato di promuovere il dialogo con l’opposizione già nel 2013, attraverso l’organizzazione di concertazioni nazionali, le cui raccomandazioni sono però rimaste per lo più lettera morta. Dopo le ingenti manifestazioni di gennaio 2015 contro il progetto di modifica della legge elettorale, il presidente  congolese sta di nuovo cercando di riprendere il controllo sulla situazione, tentando ancora una volta di coinvolgere l’opposizione. Tuttavia, la preparazione del dialogo nazionale, da lui proposto sta incontrando serie difficoltà.

Sin dall’inizio, una coalizione di partiti formata dal MLC di Jean-Pierre Bemba, dall’UNC di Vital Kamerhe, dai dissidenti dell’UDPS e dai rappresentanti di decine di piccoli partiti (CDR, FAC …) si è subito opposta al dialogo nazionale. Per i membri dell’opposizione, questo dialogo non potrà fornire alcuna risposta alla crisi politica. Secondo loro, tutto può essere regolato in seno alla Commissione elettorale (CENI). Infatti, essi le avevano già presentato un promemoria in cui chiedevano di «rinviare le elezioni locali, comunali e urbane a dopo il 2016» e di «organizzare una nuova operazione di registrazione degli elettori». I partiti di opposizione non vedono, dunque, l’opportunità di «un dialogo che rischia di sfociare in un periodo di transizione e di provocare lo slittamento del calendario elettorale, violando la Costituzione».

Anche il molto consensuale Leon Kengo, Presidente del Senato, che si sarebbe ben aspettato il posto di primo ministro in un governo di apertura, ha fatto dietro-front in poche ore. Dopo avere, in un primo momento, accettato l’idea del dialogo, il capo della coalizione denominata “opposizione repubblicana” ha rivisto la sua posizione e ha stimato “inopportuna” la proposta di Joseph Kabila, allineandosi, in tal modo, con gli latri partiti dell’opposizione contrari al dialogo in questione.

L’UDPS, il partito di opposizione di Etienne Tshisekedi, si era detto, contro ogni aspettativa,  pronto al dialogo. Un cambiamento di rotta “esplosivo”, quando  si conosce l’intransigenza della “Sfinge di Limete” nei confronti di Joseph Kabila. Félix Tshisekedi, che ora tiene le redini del partito, considera questa strategia come un buon mezzo per tagliare l’erba sotto i piedi del MLC e dell’UNC. Una strategia rischiosa, che lasciava pensare che Felix Tshisekedi stesse cercando di ottenere il posto di Primo Ministro. Ma in un’intervista rilasciata al settimanale francese Jeune Afrique, Felix ha giurato di “non voler andare a sedersi alla mangiatoia” e ha posto una condizione al dialogo nazionale proposto da Kabila: che sia organizzato sotto l’egida della comunità internazionale e non solo del presidente Kabila, che sarebbe allora “giudice e parte in causa”. Una condizione (difficilmente accettabile per Joseph Kabila) che consente all’UDPS di mantenere una certa distanza dal potere.

In questo contesto, non sono molte le persone disposte ad accettare la proposta di dialogo offerta dal Presidente Joseph Kabila. Perché? In primo luogo, il dialogo non è stato ben definito. Su che cosa si discuterà? Fino a quanto si potrà parlare? Quali limiti si sono fissati? La grande ambiguità che caratterizza tale dialogo ha piuttosto provocato un effetto respingente tra i partiti dell’opposizione che vi hanno visto una “trappola” piuttosto che una volontà di uscire dalla crisi politica.[17]

2. IL PROCESSO ELETTORALE

a. L’operazione di presentazione delle candidature alle elezioni provinciali

Il 19 maggio, la Commissione elettorale ha dichiarato che i moduli ritirati da compilare per le candidature alle elezioni provinciali sono 6.881 e che le candidature presentate sono 517.
La Commissione elettorale ha indicato che non ci si potrà aspettare un’ulteriore prolungazione. La procedura di registrazione delle candidature, sia per i partiti politici, sia per le coalizioni politiche, sia per gli indipendenti, continuerà solo fino al 25 maggio alle ore 16:00. Solo coloro che, in quel giorno e poco prima delle 16 h00, si troveranno all’interno del perimetro del BRTC riceveranno uno scontrino che permetterà loro di finalizzare la procedura entro le 48 ore seguenti.[18]

Il 23 maggio, il giorno prima della chiusura della procedura di registrazione delle candidature alle elezioni provinciali, la piattaforma dell’opposizione denominata “Forze Acquisite al Cambiamento (FAC)”, ha dichiarato di mantenere la sua astensione da questa operazione elettorale. Il coordinatore di tale struttura, Martin Fayulu Madidi, ha reso pubblica questa posizione nel corso di una conferenza stampa a Kinshasa. Egli ha affermato che le FAC non presenteranno i loro candidati alle elezioni provinciali fin tanto che la Commissione elettorale non abbia risposto alle richieste dell’opposizione, tra cui l’integrazione dei nuovi maggiorenni nel database elettorale e la modifica del calendario elettorale attraverso l’eliminazione delle elezioni locali per dare priorità alle elezioni presidenziali e legislative nazionali. Per l’opposizione, la situazione politica è deleteria e caratterizzata, secondo Fayulu, da «un processo elettorale ipotetico e un’installazione improvvisata e pericolosa delle nuove province».[19]

Il 25 maggio, si dovrebbe terminare l’operazione di presentazione delle candidature alle elezioni provinciali. In quest’ultimo giorno, molti potenziali candidati si sono recati presso gli Uffici di Accettazione e di Trattamento delle Candidature (BTRC) della Commissione elettorale per presentare i loro dossier. Gli agenti si sono detti sopraffatti dal lavoro.

Alcuni candidati sono arrivati presso i BRTC con i moduli in bianco ancora da compilare sul posto. In tal modo, gli agenti della Commissione elettorale si sono trovati con un surplus di lavoro. Hanno dovuto aiutarli a compilare i moduli, rispettando la classificazione dei documenti e l’uso di diversi inchiostri per la compilazione dei documenti. Ci sono pagine in cui si deve  usare un inchiostro blu e altre pagine in cui si deve ricorrere ad un inchiostro nero. Oltre a questo aiuto che gli agenti della Commissione elettorale hanno dovuto apportare ai candidati ritardatari, si è posto anche un problema di verifica dei dossier.

Normalmente, gli agenti della Commissione elettorale devono esaminare tutti i dossier che ricevono. Quelli che sono incompleti vengono rinviati ai loro titolari per completarli. Con questo enorme afflusso dei candidati all’ultimo momento, il lavoro degli agenti della Commissione elettorale è limitato alla ricezione dei documenti e difficilmente si estende all’analisi delle candidature. Ciò potrebbe essere dannoso per gli stessi candidati. Inoltre, nel giorno della chiusura dei BRTC, diversi candidati sono ancora nella fase di ritiro delle ricevute rilasciate dalla Direzione Generale delle Entrate Amministrative, Giudiziarie e Demaniali (DGRAD) per il pagamento della caparra. Altri candidati si trovano ancora nei diversi comuni della capitale, cercando i certificati di nascita e la legalizzazione dei documenti necessari.[20]

Il 25 maggio, la Commissione elettorale ha prolungato, fino al 30 maggio, il tempo dell’operazione di presentazione delle candidature alle elezioni provinciali. La decisione è stata presa dal comitato centrale di tale istituzione, in una sua riunione straordinaria svoltasi a Kinshasa, «tenendo conto delle reali difficoltà incontrate dai candidati e comunicate alla Commissione elettorale dai partiti politici, soprattutto per quanto riguarda il caso della tracciabilità dei pagamenti effettuati fuori delle circoscrizioni dei candidati». Nel suo intervento, il vice segretario esecutivo della Commissione elettorale, Corneille Naanga, ha fornito le statistiche delle candidature già registrate. Egli ha parlato di 8.130 formulari ritirati sull’insieme del territorio nazionale, prima della chiusura dell’operazione di presentazione delle candidature. 6.512 formulari sono stati ritirati dai partiti politici, 1.446 da candidati indipendenti e 170 da coalizioni politiche. Sui 8.130 formulari ritirati, sono stati registrati solo 4.077 dossier di candidature e, tra questi, solo 3.020 sono già stati inseriti nel database della sede centrale della Commissione elettorale di Kinshasa. Infine, Corneille Naanga ha dichiarato che i candidati di sesso femminile rappresentano solo l’11% del totale.[21]

Fino al 28 maggio, sono stati ritirati 8.658 formulari, tra cui 7.091 da partiti politici, 175 da coalizioni politiche e 1.392 da candidati indipendenti. Fino allo stesso giorno, sono stati consegnati alla Commissione elettorale 3.293dossiers di candidature, tra cui 3023 da partiti politici, 31 da coalizioni politiche e 239 da indipendenti.[22]

Il 30 maggio, la Commissione elettorale ha concluso l’operazione di presentazione delle candidature per le elezioni dei deputati provinciali. Tuttavia, ha concesso 24 ore di tempo ad alcuni candidati che non hanno potuto presentare la loro candidatura nonostante si fossero presentati negli uffici di accettazione e di trattamento delle candidature (BRTC).

Dopo l’operazione di presentazione delle candidature, la Commissione elettorale ha concesso un periodo di cinque giorni, dal 31 maggio al 4 giugno, per eventuali aggiunte, sostituzioni o revoche delle candidature. Inoltre, dal 5 al 14 giugno, è prevista la trasmissione dei dati delle candidature, il loro esame e la deliberazione da parte dell’Assemblea Plenaria. Il 15 giugno, salvo imprevisti, la Commissione elettorale procederà alla pubblicazione delle liste provvisorie dei candidati alle elezioni provinciali i cui dossier siano stati adeguatamente convalidati.[23]

Il 2 giugno, nel corso di una conferenza stampa a Kinshasa, il relatore della Commissione nazionale elettorale indipendente (CENI), Jean-Pierre Kalamba, ha dichiarato che sono stati consegnati 17.410 dossier di presentazione di candidature per le elezioni provinciali. Secondo il relatore della CENI, 15.422sono uomini e 1.988 donne. Il 92% delle candidature ricevute provengono da partiti politici, il 7% da indipendenti e l’1% da coalizioni politiche. I candidati competeranno per 711 seggi. Nel complesso, ci sono 23 candidati per un seggio. Nel 2006 ce n’erano 17.

Per quanto riguarda il problema del MLC (ala Bazaiba e ala Thomas Luhaka), Jean-Pierre Kalamba menzionato la legge sul funzionamento dei partiti politici. Infatti, in caso di conflitto all’interno di un partito politico, si prevede che, al 1° livello, i membri dei partiti devono fare riferimento allo statuto e al regolamento interno del loro partito. Al 2° livello, dovranno contattare il Ministero degli Interni, perché è a lui che i partiti politici fanno riferimento. Se il conflitto persiste, allora si deve ricorrere al Tribunale di Grande Istanza.

Inoltre, la CENI ha annunciato il rinvio dell’operazione di iscrizione dei candidati a consiglieri dei comuni, dei settori e delle chiefdoms per le elezioni municipali e locali. «Questo rinvio è giustificato dal fatto che il progetto di legge sulla ripartizione dei seggi per le elezioni non è ancora stato approvato in Parlamento, né promulgato dal presidente della repubblica», ha dichiarato Jean-Pierre Kalamba. Tuttavia, ha fatto notare che «si è ancora entro il tempo limite del 28 luglio 2015, come specificato nel calendario elettorale pubblicato». Le elezioni provinciali, comunali, urbane e locali si terranno il 25 ottobre 2015. I risultati saranno annunciati il 10 dicembre.[24]

Il 2 giugno, il Presidente dell’Assemblea Nazionale dei deputati, Aubin Minaku, ha dichiarato che il disegno di legge sulla ripartizione dei seggi secondo le circoscrizioni per le elezioni locali e comunali è sul tavolo del Comitato centrale dell’Assemblea Nazionale dal 30 maggio. Durante la plenaria, Aubin Minaku ha affermato che il disegno di legge è stato presentato come documento urgente, non essendo iscritto nel calendario dell’attuale sessione parlamentare. Il presidente della Camera bassa del Parlamento ha tuttavia affermato che questo progetto di legge presentato dal governo potrebbe essere preso in considerazione in qualsiasi momento.[25]

b. La revisione del database elettorale

Il 22 maggio, a Kinshasa, la Commissione elettorale ha presentato i risultati delle operazioni condotte nell’ambito della revisione del database elettorale. Il database aggiornato conta 30.682.599 elettori. Sul database elettorale c’erano diversi problemi: elettori omessi, doppioni, delocalizzazione di alcuni elettori a volte costretti a percorrere lunghe distanze per andare a votare. A queste difficoltà si è aggiunta la necessità di adattare il database elettorale alla nuova legislazione sulla suddivisione territoriale. Il lavoro fatto ha permesso, tra l’altro, di eliminare dal database le registrazioni multiple di una stessa persona, di reintegrare gli elettori che erano stati omessi e di organizzare i dati secondo le 26 nuove province della RDCongo. Il database elettorale sarà sottomesso, nei prossimi giorni, al controllo esterno di un’equipe dell’OIF (Organizzazione Internazionale della Francofonia), guidata dal generale Siaka Sangare del Mali.
Il database elettorale rivisto non riguarda le elezioni presidenziali e legislative nazionali del 2016, ma solo le elezioni provinciali e locali del 2015. La Commissione elettorale ha preparato il progetto per la suddivisione dei seggi per le elezioni urbane, municipali e locali e l’ha trasmesso al governo prima di inviarlo al Parlamento per esame ed eventuale votazione.[26]

Il 2 giugno, il relatore della Commissione elettorale, Jean-Pierre Kalamba, ha dichiarato che, per quanto riguarda l’operazione di aggiornamento del database elettorale, il 28 novembre 2011, il server della Commissione aveva registrato un totale di 30.623.379 elettori. Con l’operazione di aggiornamento del database, la Ceni vi ha integrato 718.545 “omessi”. Nello stesso tempo, ha rilevato 843.335 elettori registrati una seconda volta o più (doppioni).

Tuttavia, durante l’operazione di de duplicazione effettuata da Hologram, una società congolese, essa aveva individuato 119.941 doppioni. Una seconda perizia effettuata dalla società belga Zetes ha permesso di eliminare 120.000 doppioni. In tal modo, il database, pronto per l’operazione di controllo esterno da parte di terzi (audit), contiene 30.682.599 elettori, tra cui 184.010 senza coordinate digitali. La CENI attende l’arrivo dei membri dell’Organizzazione Internazionale della Francofonia (OIF) per l’operazione di controllo esterno. Per quanto riguarda l’integrazione dei nuovi maggiorenni, il relatore della Commissione elettorale ha dichiarato che la CENI non è contraria, ma si limita solo ad una iscrizione a breve termine, secondo la legge.[27]

c. I ritardi accumulati

Mentre il Governo non ha ancora presentato all’Assemblea nazionale il progetto di legge sulla ripartizione dei seggi, la piattaforma AETA ha attirato l’attenzione sulla non realizzazione delle operazioni previste in marzo e aprile scorso. Si tratta di un ritardo che potrebbe perturbare la pianificazione delle varie operazioni e le diverse scadenze elettorali.

Il presidente della Lega Nazionale per Elezioni Libere e Trasparenti (LINELIT), Jérôme Bonso, deplora il fatto che il governo congolese non abbia ancora presentato all’Assemblea nazionale il progetto di legge sulla ripartizione dei seggi. Eppure, in linea di principio, ciò sarebbe dovuto essere fatto dal 10 al 21 marzo 2015. Verso la fine del mese di maggio, non si è ancora fatto nulla.

Anche l’Assemblea nazionale ha una sua parte di responsabilità nel ritardo già accumulato nell’attuazione del calendario elettorale. In linea di principio, il Parlamento doveva procedere all’esame e all’approvazione della legge sulla ripartizione dei seggi per le elezioni municipali e locali dal 22 marzo al 5 aprile 2015, ma finora non ha fatto nulla.

Secondo le scadenze del calendario elettorale globale, la promulgazione della legge sulla ripartizione dei seggi per le elezioni municipali e locali era stata programmata per il 26 aprile 2015.

Un mese dopo questa data, non si è ancora fatto nulla! Che dire poi sul controllo esterno del database elettorale previsto dal 22 marzo al 12 aprile 2015?

Sul piano finanziario, Jerome Bonso teme che il mancato rispetto del piano di erogazione dei fondi da parte del governo Matata ponga la Commissione elettorale nell’impossibilità di attuare il calendario elettorale globale. Ecco perché la Linelit esorta Kinshasa a dotare la Commissione elettorale di una sufficiente autonomia finanziaria, in vista di un rigoroso rispetto delle diverse scadenze elettorali in generale e,soprattutto, de quelle del 27 novembre 2016, relative alle elezioni presidenziali e legislative nazionali.

Infine, Jerome Bonso constata una mancanza di consenso. Ciò è pericoloso per il processo elettorale, soprattutto per il rischio di precipitare il paese in un caos simile a quello del 2011. Secondo lui, il consenso produce fiducia nel processo elettorale mediante una gestione consensuale e concertata di elezioni pacifiche. È per questo che Jerome Bonso fa appello a tutta la classe politica congolese,  senza distinzioni di tendenze, affinché s’impegni nella ricostruzione di un consenso elettorale ampio e solido.[28]

[1] Cf RFI, 08.05.15

[2] Cf Kimp – Le Phare – Kinshasa, 07.05.15

[3] Cf RFI, 10.05.’15

[4] Cf Radio Okapi, 11.05.’15

[5] Cf Kimp – Le Phare – Kinshasa, 07.05.15

[6] Cf 7sur7.cd – Kinshasa, 06.05.’15

[7] Cf Christophe Rigaud – Afrikarabia, 10.05.’15

[8] Cf Kimp – Le Phare – Kinshasa, 07.05.15

[9] Cf Radio Okapi, 13.05.’15

[10] Cf La Prospérité – Kinshasa, 19.05.’15 (via mediacongo.net)

[11] Cf Radio Okapi, 19.05.’15

[12] Cf Christophe Rigaud – Afrikarabia, 19.05.’15

[13] Cf Radio Okapi, 21.05.’15

[14] Cf Radio Okapi, 28.05.’15

[15] Cf Radio Okapi, 30.05.’15

[16] Cf AFP – Africatime, 04.06.’15

[17] Cf Christophe Rigaud – Afrikarabia, 31.05.’15

[18] Cf La Prospérité – Kinshasa, 21.05.’15

[19] Cf Radio Okapi, 24.05.’15

[20] Cf Radio Okapi, 25.05.15

[21] Cf Dorcas Nsomue – Le Phare – Kinshasa, 26.05.’15; Radio Okapi, 25.05.’15

[22] Cf La Tempête des Tropiques – Kinshasa, 01.06.’15

[23] Cf La Prospérité – Kinshasa, 31.05.’15 (via mediacongo.net)

[24] Cf Radio Okapi, 03.06.’15; Dorcas Nsomue – Le Phare – Kinshasa, 03.06.’15

[25] Cf Radio Okapi, 03.06.’15

[26] Cf Radio Okapi, 23.05.’15

[27] Cf Dorcas Nsomue – Le Phare – Kinshasa, 03.06.’15

[28] Cf Godé Kalonji M. – La Tempête des Tropiques – Kinshasa, 25.05.’15