Apr 01

CONGO ATTUALITÀ n.214

INDICE

EDITORIALE: Le sfide delle prossime elezioni 2015-2016

1. MOTORI GIÀ ACCESI PER LE PROSSIME ELEZIONI

2. ALLARME SU EVENTUALI NUOVE MODIFICHE DELLA COSTITUZIONE

a. Il sasso gettato nell’acqua

b. La riunione della maggioranza presidenziale a Kingakati

 

EDITORIALE: Le sfide delle prossime elezioni 2015-2016

 

1. MOTORI GIÀ ACCESI PER LE PROSSIME ELEZIONI

Il 20 febbraio, l’ambasciatore della delegazione dell’Unione Europea (UE) nella Repubblica Democratica del Congo (RDCongo), Alexandre Katranis, ha annunciato l’imminente visita della responsabile della Missione di Osservazione Elettorale (MOE) dell’UE, Mariya Nedelcheva, per valutare l’attuazione delle raccomandazioni formulate dopo le elezioni del 28 novembre 2011.
Come promemoria, nel suo rapporto finale sulle elezioni presidenziali e legislative pubblicato il 29 marzo 2012, la MOE dell’UE aveva formulato 22 raccomandazioni per migliorare la trasparenza e la credibilità delle prossime elezioni provinciali e locali, perché aveva ritenuto che i risultati delle elezioni del 2011 mancavano di credibilità. In breve, la MOE aveva raccomandato l’immediata creazione della Corte Costituzionale, la ricomposizione della Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI), la semplificazione delle schede di voto, il controllo e la revisione del database degli elettori, l’applicazione della legge sul finanziamento dei partiti politici e l’adozione di una legge sulla regolamentazione delle spese per la campagna elettorale. Mariya Nedelcheva aveva chiesto al Parlamento di adottare una legge organica per distinguere chiaramente le responsabilità del Ministero delle Comunicazioni da quelle del Consiglio Superiore per gli Audiovisivi e la comunicazione (CSAC), organismo di regolamentazione dei media congolesi.

Circa il rispetto dei diritti umani, Mariya Nedelcheva aveva raccomandato la lotta contro l’impunità, facendo luce sulle violenze commesse durante la campagna elettorale, durante e dopo le elezioni, in particolare per quanto riguarda il comportamento degli agenti di polizia e alcune autorità locali. In una dichiarazione rilasciata il 13 dicembre 2012, la missione degli osservatori dell’UE aveva deplorato la mancanza di trasparenza nelle procedure di compilazione dei risultati delle elezioni presidenziali. Gli osservatori avevano notato che a diversi testimoni di candidati e partiti era stato impedito di osservare tutte le fasi di compilazione, soprattutto nel Katanga, a Kinshasa, nel Sud Kivu e nella Provincia Orientale.[1]

Il 24 febbraio, a Kinshasa, nel corso di un incontro con il presidente della Ceni, Apollinaire Malumalu, alcune organizzazioni della società civile hanno respinto la possibilità di una revisione costituzionale come proposta dalla CENI, al fine di applicare la modalità di elezione indiretta dei deputati provinciali. Secondo la società civile, i tempi non sono maturi per una tale riforma, a causa del rischio di corruzione da parte dei “grandi elettori”.

La prima opzione presentata dalla CENI è quella di organizzare le elezioni dei deputati provinciali con elezioni indirette nel 2015. «Eletti a suffragio diretto, i consiglieri dei comuni e dei settori potranno eleggere, in un solo giorno, i deputati provinciali, i governatori e vice-governatori, i senatori, i consiglieri municipali, i sindaci e vice sindaci», ha affermato Malumalu. Per arrivarci, egli ritiene indispensabile la revisione di alcuni articoli della Costituzione. «Dovremmo, in questo caso, modificare alcuni articoli della Costituzione, in particolare l’art.104 circa l’elezione dei senatori e altri due articoli, il 197 e il 198, sulle istituzioni provinciali», ha dichiarato il presidente della Ceni. Questa prima opzione richiede anche la revisione degli articoli 130, 139, 140, 144, 150, 158, 168-170 e 240 della legge elettorale.

La seconda opzione è quella di organizzare le elezioni dei deputati provinciali a suffragio universale diretto nel 2016 e quelle indirette dei senatori nazionali e dei governatori di provincia nel 2017.[2]

Il 3 marzo, in una dichiarazione del 28 febbraio, i Vescovi cattolici membri della Conferenza Episcopale Nazionale del Congo (CENCO) hanno affermato che:

«Sono preoccupati per il fatto che il mandato dei deputati provinciali e dei senatori sia terminato già da parecchio tempo e che le entità territoriali e urbane di base soffrano di disfunzioni istituzionali e di crisi di legittimità.

Raccomandano, quindi, l’organizzazione delle elezioni che non si sono finora tenute, il che costituirebbe un segno significativo del consolidamento della democrazia e del rafforzamento della coesione nazionale.

Chiedono, a tal fine, le elezioni (a suffragio universale diretto) dei deputati provinciali nel primo trimestre del 2015, per ridare legittimità alle istituzioni.

Raccomandano che le attuali operazioni di revisione del database degli elettori e della mappatura dei centri elettorali siano realizzate in modo trasparente e consensuale.

Ritengono che l’ipotesi di elezioni dei consiglieri urbani, borgomastri, capi di settore, sindaci e deputati provinciali a suffragio indiretto possa compromettere il processo di consolidamento della democrazia, perché il popolo, sovrano primario, sarebbe in tal modo messo ai margini del processo di designazione dei suoi governanti e il suo diritto a partecipare direttamente alla vita pubblica verrebbe diminuito. Nell’ipotesi di un suffragio indiretto, il rischio della manipolazione e della corruzione dei votanti sarebbe molto maggiore.

Pertanto, in conformità con i principi dell’articolo 197 della Costituzione, i Vescovi chiedono ardentemente che le elezioni a livello provinciale, municipale , urbano e locale si tengano a suffragio universale diretto, per promuovere la democrazia di base, rafforzando il controllo del popolo sui suoi rappresentanti.

Tenendo conto del costo che queste elezioni comportano, i vescovi ritengono che sia vantaggioso accoppiare le elezioni provinciali e locali. Al fine di garantire la sovranità dello Stato, il Governo della Repubblica dovrebbe prevedere, nel suo bilancio, le spese inerenti a queste elezioni, prima di ricorrere al sostegno finanziario dei suoi partner tradizionali.

I Vescovi fanno appello alla volontà politica dei governanti e alla mobilitazione di tutta la popolazione congolese affinché il processo elettorale si svolga nella pace, nella verità, nella trasparenza e nel rispetto delle scadenze costituzionali».[3]

Il Movimento per la Liberazione del Congo (MLC) si è detto contrario alla proposta del presidente della CENI di organizzare le elezioni dei deputati provinciali a suffragio indiretto. Il MLC invita a portare a termine il ciclo elettorale iniziato nel 2011 e chiede alla CENI di organizzare le elezioni, a suffragio diretto, dei deputati provinciali e, a suffragio indiretto, dei senatori e governatori, prima di iniziare un nuovo ciclo. Occorre ricordare che, nel novembre 2011, si erano tenute solo le elezioni presidenziali e dei deputati nazionali, senza aver potuto procedere con le elezioni dei deputati provinciali, dei senatori nazionali e dei governatori di provincia.[4]

Il 17 marzo, la società civile di Likasi (Katanga) ha avviato una petizione contro qualsiasi modifica o emendamento alla costituzione. Questa petizione è anche contraria alle elezioni dei deputati provinciali a suffragio indiretto.[5]

Il 24 marzo, il relatore della CENI, Jean-Pierre Kalamba, ha affermato che la Ceni esporrà le liste elettorali provvisorie nel mese di giugno, al fine di aggiornarle in seguito ad eventuali osservazioni provenienti dalla popolazione. Le liste definitive saranno stabilite incrociando le liste provvisorie e i risultati del censimento generale. La versione definitiva sarà pubblicata un mese prima delle elezioni, come richiesto dalla legge.[6]

2. ALLARME SU EVENTUALI NUOVE MODIFICHE DELLA COSTITUZIONE

 a. Il sasso gettato nell’acqua

Il 7 marzo, il portavoce del governo, Lambert Mende, ha assicurato che le prossime elezioni presidenziali si terranno nel 2016, in conformità con la Costituzione. Non ha però escluso la possibilità di modificare la legge fondamentale. «Con o senza il sostegno della comunità internazionale, le elezioni presidenziali si terranno nel 2016. La Costituzione sarà rigorosamente rispettata», ha affermato Lambert Mende, aggiungendo: «Non ogni revisione della Costituzione è incostituzionale. È incostituzionale se tocca l’articolo 220​​», che vieta di modificare “il numero e la durata” dei mandati del Capo dello Stato. In modo più sibillino, Mende ha poi affermato che «la Costituzione (…) deve essere rispettata nella sua interezza, nessuno può permettersi ciò che essa vieta, nessuno può vietare ciò che essa permette». Lambert Mende ha infine affermato che la moltiplicazione delle elezioni dirette è un lusso che il Paese non può permettersi in situazioni di difficoltà economiche e di ristrettezze temporali.[7]

Il 18 marzo, il segretario nazionale del Partito Popolare per la Ricostruzione e lo Sviluppo (PPRD), Claude Mashala, ha iniziato una petizione per cambiare la costituzione. Membro del partito presidenziale, egli ritiene che si dovrebbe permettere ulteriori mandati all’attuale Capo dello Stato, Joseph Kabila, per consentirgli di completare il proprio programma di governo denominato “rivoluzione della modernità”. Claude Mashala, che si definisce egli stesso come un “Kabilista dell’ala pura e dura”, avverte anche che l’organizzazione delle prossime elezioni presidenziali, previste nel 2016, è tecnicamente impossibile perché, dapprima, si deve organizzare il censimento generale della popolazione, come suggerito dai partecipanti alle concertazioni nazionali.[8]

Il 19 marzo, il presidente di un partito dell’opposizione politica, il Movimento del Popolo Congolese per la Repubblica (MPCR), Jean-Claude Vuemba, ha qualificato di “assolutamente inutile” l’iniziativa della petizione del segretario nazionale del partito di governo, Jean-Claude Mashala, per cambiare la costituzione. Questo emendamento della costituzione consentirebbe al Presidente Kabila di ricandidarsi nelle prossime elezioni, il che non è possibile con l’attuale costituzione. «La RDCongo non ne ha bisogno. Il problema non è quello di un uomo ideale che debba venire. C’è l’attuale costituzione e non si cambiano le regole del gioco durante una partita in corso», ha sottolineato.[9]

Un gran numero di Congolesi si chiede se il presidente Joseph Kabila lascerà il potere nel 2016, al termine del suo secondo mandato presidenziale. La questione è di nuovo al centro dei dibattiti. Alcuni membri della maggioranza presidenziale hanno recentemente reso pubblica una proposta sul modo di raggirare l’articolo 220 della Costituzione che fissa la durata e il numero dei mandati presidenziali. Le riforme costituzionali che essi propongono permetterebbero di non toccare l’articolo 220 che limita a due i mandati presidenziali. Infatti, i “duri” della maggioranza propongono la modificazione della modalità delle elezioni del presidente. Il Presidente della Repubblica dovrebbe essere eletto a suffragio indiretto dal Parlamento, secondo il modello sudafricano o angolano. Il mandato presidenziale passerebbe da cinque a sette anni e si creerebbe un posto di vice-presidente. Il presidente uscente Joseph Kabila potrebbe quindi ripresentarsi, essendo cambiato il sistema di elezione del Capo dello Stato. Le elezioni presidenziali avrebbero luogo nel 2015, cioè un anno prima della fine del mandato e l’attuale presidente Joseph Kabila potrebbe ricandidarsi, perché il suo attuale secondo mandato non sarebbe arrivato a termine. La sua nuova elezione invaliderebbe tutti gli altri mandati precedenti.

Questa proposta manifesta una chiara volontà di una parte della maggioranza di mantenere Joseph Kabila al potere.

Ma non tutti i membri della maggioranza sono d’accordo con questa proposta. Ci sono anche persone che pensano che il presidente Kabila dovrebbe rispettare la Costituzione nella sua forma attuale e passare la mano, per salvare la democrazia e garantire la pace. Nel caso in cui la proposta di tali modificazioni costituzionali fosse presentata in parlamento e non ottenesse i voti sufficienti, dovrebbe essere, ovviamente, sottoposta a referendum popolare.

«Questa è una dichiarazione di guerra. Modificare la modalità del voto del presidente è totalmente incostituzionale», tuona il deputato dell’opposizione, Martin Fayulu. «Il suffragio universale e il mandato presidenziale di cinque anni, rinnovabile una sola volta, sono delle disposizioni che non possono in alcun modo essere modificate, perché bloccate dall’articolo 220 della stessa costituzione», ha dichiarato Martin Fayulu.[10]

È possibile anche un secondo scenario: un rimando “tecnico” delle elezioni presidenziali oltre novembre 2016. Data la polemica di cui è oggetto il database elettorale in seguito alle elezioni caotiche del 2011, i partecipanti alle concertazioni nazionali hanno proposto che, prima delle prossime elezioni, si organizzi un censimento amministrativo di tutta la popolazione. Potrà essere fatto   prima di novembre 2016? Il presidente dell’Assemblea Nazionale e Segretario Generale della maggioranza presidenziale, Aubin Minaku, risponde: «Sarà necessario, per quanto possibile,   rispettare i tempi delle scadenze elettorali, ma se c’è una necessità maggiore, la Ceni [Commissione elettorale nazionale indipendente] potrà chiedere alla Corte Costituzionale, di autorizzare un differimento a una data ulteriore. L’essenziale è trovare un consenso tra la maggioranza e l’opposizione che salvaguardi la stabilità e l’unità del paese».

Un terzo scenario è quello alla “Putin”. «Se Joseph Kabila lasciasse il suo incarico, potrebbe fare come Putin», lascia intendere uno dei suoi collaboratori. Nel 2008, per rispettare la Costituzione, il leader russo aveva lasciato la presidenza a Dmitry Medvedev e si era riservato il posto di primo ministro con ampi poteri. Nel 2012 si è ricandidato ed è stato rieletto Capo dello Stato. Per Joseph Kabila, il problema è quello di trovare un “Medvedev congolese” pronto a svanire dopo cinque anni come presidente. A Kinshasa, si evocano i nomi di Augustin Matata Ponyo, attuale Primo Ministro, di Aubin Minaku, attuale presidente dell’Assemblea Nazionale, Evariste Boshab, ex presidente dell’Assemblea Nazionale. Nel “clan dei Katanghesi”, si parla di Jean-Claude Masangu, ex governatore della Banca centrale, o di Albert Yuma Mulimbi, il boss dei boss. Circolano anche i nomi di Olive Lembe Kabila, la First Lady, e di Janet Kabila, deputata e sorella gemella del presidente. Il problema è quello di essere eletto a suffragio universale.[11]

Il 19 marzo, il deputato dell’opposizione e presidente nazionale del Movimento per il Rinnovamento, Clément Kanku, ha chiesto al Presidente Joseph Kabila di poter intervenire per porre fine alla “confusione” provocata dalla Maggioranza Presidenziale circa la sua partecipazione o meno alle elezioni presidenziali del 2016. Secondo Clemente Kanku, «è necessario che il Capo dello Stato si pronunci chiaramente su ciò che farà nel 2016. Molti parlano a nome suo, ma lui non chiarisce la sua posizione. Ciò crea disordine e rischia di portare il Paese in una situazione d’instabilità proprio alla vigilia delle prossime elezioni».[12]

b. La riunione della maggioranza presidenziale a Kingakati

Il 20 marzo, a Kingakati, in periferia di Kinshasa, si è tenuta una riunione di delegati della maggioranza presidenziale (MP) per esaminare le priorità per i prossimi mesi e per cercare di calmare la polemica nata su una possibile nuova strategia per emendare la Costituzione e consentire a Joseph Kabila di candidarsi per un terzo mandato.

Dopo l’incontro, Aubin Minaku, presidente dell’Assemblea Nazionale e Segretario Generale della MP, ha affermato che «il presidente rispetterà la Costituzione. Sarà sostituito il giorno in cui ci sarà un presidente eletto in conformità con la Costituzione». Una formula che lascia aperte tutte le opzioni. Nessun calendario e nessun particolare su ciò che dovrebbe accadere nel 2016.

Il portavoce della Maggioranza Presidenziale (MP), Sébastien Luzanga Shamandevu, ha affermato che «il presidente Kabila ha dichiarato che né lui, né la sua famiglia politica  potranno mai ordire un complotto contro la Repubblica e la Costituzione. Egli è il garante della Costituzione, l’ha sempre rispettata e continuerà a rispettarla in ogni suo articolo, dal primo fino all’ultimo. Tutto ciò che sarà fatto sotto la sua autorità sarà fatto in conformità con la Costituzione».[13]

Il 21 marzo, in una dichiarazione rilasciata dopo la riunione di Kingakati, la Maggioranza Presidenziale (MP) ha affermato di appoggiare l’organizzazione delle elezioni dei deputati provinciali a suffragio indiretto. Secondo la MP, è una formula realistica tenuto conto delle risorse finanziarie disponibili e dei vincoli di tempo. Tenendo conto delle preoccupazioni sollevate circa eventuali problemi di corruzione inerenti a questo tipo di scrutinio, la MP intende rafforzare l’arsenale legislativo, normativo e strutturale di lotta contro la corruzione.

La MP ha in programma di avviare, se necessario, un referendum popolare sulla modalità di voto per le elezioni dei deputati provinciali. Nel caso in cui fosse necessario, il referendum sarà realizzato in conformità con le disposizioni dell’articolo 218 della Costituzione.

Inoltre, la MP appoggia la proposta, emersa dalle concertazioni nazionali, di organizzare un censimento generale della popolazione congolese, al fine di fornire all’amministrazione elettorale dati oggettivi e affidabili che possano permettere l’aggiornamento continuo del database elettorale. Questa prospettiva è stata criticata da alcuni leader dell’opposizione che la considerano come una manovra sibillina per rinviare la data delle elezioni presidenziali, data la vastità del lavoro in un paese con scarse infrastrutture e con un territorio cinque volte più grande della Francia.[14]

Il 21 marzo, Aubin Minaku ha affermato che le critiche dell’opposizione su eventuali manovre di revisione della Costituzione sarebbero parte di un “falso dibattito”. Egli ha affermato che «la Costituzione stessa prevede i meccanismi per la revisione, ma la MP non si è ancora posto questo tipo di problema», aggiungendo che «è il popolo che ci ha dato questa Costituzione e spetta allo stesso popolo decidere sul futuro della Repubblica. Se sarà necessario consultare la popolazione, la consulteremo in conformità con la Costituzione».[15]

Il 24 marzo, il Presidente del Senato, Leon Kengo wa Dondo, ha annunciato che, benché non iscritti all’ordine del giorno della sessione parlamentare di marzo, alcuni temi saranno sottoposti a discussione a causa della loro importanza. Ha citato la revisione della Costituzione, il codice elettorale, il censimento e la continuazione delle riforme istituzionali. Egli ha sottolineato che la revisione della Costituzione non potrà concernere l’articolo 220, che limita il numero di mandati del Presidente della Repubblica, ma verterà sulle modalità di voto per le elezioni dei deputati provinciali, senatori e governatori. Questa revisione della Costituzione è una richiesta della Ceni contenuta nella prima delle sue due proposte iscritte nella programmazione di massima di organizzazione delle prossime elezioni. Eventuali elezioni dei deputati provinciali a suffragio indiretto influirebbero anche sulla modalità di voto, a suffragio indiretto, dei senatori nazionali, governatori provinciali, sindaci , borgomastri e consiglieri urbani.[16]

Il 25 marzo, la coalizione di opposizione “Salviamo il Congo” si è detta in disaccordo con l’inclusione della questione della revisione della Costituzione nell’ordine del giorno della sessione parlamentare di marzo. Uno dei coordinatori di questa piattaforma, Martin Fayulu Madidi, ha affermato che «il raggruppamento socio-politico Salviamo la  RDCongo ha preso atto, con rammarico, del fatto che la maggioranza abbia pianificato un colpo di forza e che voglia, in tal modo, attentare contro la Costituzione del 18 febbraio 2006. È molto grave. Non possiamo accettare che, in questo paese, si possa rivedere la costituzione ogni cinque anni, proprio alla vigilia delle elezioni», ha dichiarato Martin Fayulu, che ha invitato il popolo congolese a mobilitarsi e a rimanere vigile, per sconfiggere ciò che lui chiama un «colpo di stato costituzionale in preparazione,  simile ad un atto di alto tradimento».[17]

Il 25 marzo, l’Unione per la Nazione Congolese (UNC) ha definito come un “golpe costituzionale” la volontà della MP di organizzare le elezioni dei deputati provinciali a suffragio indiretto piuttosto che a suffragio diretto. «Tutti sono contrari al suffragio indiretto con cui si vuole confiscare la sovranità del popolo. Per questo, denunciamo questo colpo di Stato costituzionale», ha dichiarato Vital Kamerhe, presidente di questo partito di opposizione. Il progetto della maggioranza impone di modificare l’articolo 197 della Costituzione congolese. Kamerhe ritiene che ciò servirà come pretesto per una riforma costituzionale più ampia, volta a consentire al presidente della Repubblica, Joseph Kabila, di rimanere al potere oltre il 2016, ciò che per ora non gli è permesso. Kamerhe si dice preoccupato del fatto che la maggioranza tenti di fare in modo che il presidente sia eletto dai membri del Parlamento a suffragio indiretto e non dal popolo a suffragio universale diretto. Egli teme che, in tal modo, «si entri praticamente in [ … ] una nuova repubblica» e che la MP possa poi dire che, per quanto riguarda i mandati presidenziali, finora limitati a due,  «i contatori sono azzerati».[18]

Il 27 marzo, una cinquantina di deputati dell’opposizione, quaranta dell’Unione per la Democrazia e il Progresso Sociale (UDPS) e una decina dei piccoli partiti alleati, si sono «opposti a qualsiasi iniziativa che possa essere intrapresa per mantenere Joseph Kabila al potere oltre il 2016». I deputati dell’UDPS e alleati «esigono, per quanto riguarda l’organizzazione delle elezioni, il rispetto delle scadenze elettorali, della durata e del numero dei mandati, in conformità con le disposizioni dell’articolo 220 della Costituzione», ha dichiarato Samy Badibanga, deputato dell’UDPS. I deputati dell’UDPS e alleati «rifiutano anche qualsiasi idea di organizzare le elezioni provinciali a suffragio indiretto», stimando che l’obiettivo finale di tale proposta sarebbe di «far eleggere il presidente della Repubblica con suffragio indiretto, allungare il mandato presidenziale a sette anni e istituire un sistema di mandati illimitati».[19]


[1] Cf Marcel Tshishiku – La tempête des Tropiques – Kinshasa, Africatime, 21.02.’14

[2] Cf Radio Okapi, 24.02.’14

[4] Cf Radio Okapi, 09.03.’14

[5] Cf Radio Okapi, 18.03.’14

[6] Cf Radio Okapi, 25.03.’14

[7] Cf Marc Jourdier – AFP – Kinshasa, 10.03.’14

[8] Cf Radio Okapi, 18.003.’14

[9] Cf Radio Okapi, 19.03.’14

[10] Cf RFI, 17.03.’14

[11] Cf Christophe Boisbouvier – Jeune Afrique, 18.03.’14

[12] Cf Radio Okapi, 19.03.’14

[13] Cf Reuters – RFI, 21.03.’14; Radio Okapi, 21.03.’14; Angelo Mobateli – Le Potentiel – Kinshasa, 21.03.’14

[14] Cf Radio Okapi, 24.03.’14; Le Soir, 21.03.’14

[15] Cf Radio Okapi, 22.03.’14

[16] Cf Radio Okapi, 25.03.’14

[17] Cf Radio Okapi, 25.03.’14

[18] Cf AFP – Kinshasa, 26.03.’14

[19] Cf AFP – Kinshasa, 27.03.’14