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Gen 22 2014

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Congo Attualità n. 209

INDICE

EDITORIALE: Kinshasa, 30 dicembre 2013: un segnale inquietante

1. UNA SERIE D’ATTACCHI A KINSHASA, LUBUMBASHI E KINDU

2. DIETRO GLI ATTACCHI: LE MANI INVISIBILI

EDITORIALE: Kinshasa, 30 dicembre 2013: un segnale inquietante

 

1. UNA SERIE D’ATTACCHI A KINSHASA, LUBUMBASHI E KINDU

 

Il 30 dicembre, si è sparato in varie parti di Kinshasa, capitale della RDCongo.

Una prima sparatoria ha avuto luogo, inizio mattinata, presso la sede della Radio Televisione Nazionale Congolese (RTNC), all’aeroporto e presso il campo militare. Alla RTNC, uomini armati di machete e armi da fuoco hanno preso in ostaggio alcuni giornalisti. Poco dopo, altri hanno attaccato l’aeroporto internazionale di Ndjiili. Successivamente, altri ancora hanno sparato contro i due campi militari Kokolo e Tshatsi, essendo quest’ultimo il quartier generale dello Stato Maggiore Generale dell’Esercito, entrambi situati nelle vicinanze del Ministero della Difesa. Le emissioni della RTNC sono state interrotte e l’aeroporto internazionale di Ndjili chiuso. La polizia, l’esercito e la Guardia Repubblicana si sono immediatamente dispiegati nelle strade di Kinshasa per ripristinare la situazione. Le strade della capitale erano deserte.

Alla RTNC, prima dell’interruzione delle emissioni, due uomini armati sono apparsi in studio per trasmettere quello che doveva essere un messaggio contro il presidente Jospeh Kabila, al potere dal 2001 dopo l’assassinio di suo padre Laurent Désiré. Secondo quanto visto nella registrazione della trasmissione prima dell’interruzione, gli assedianti continuavano a ripetere: «Gideon Mukungubila è venuto a liberarvi dalla schiavitù del Ruanda». Gideon è il soprannome usato dai sostenitori di Paul Joseph Mukungubila, chiamato anche “profeta del Signore”.

In tarda mattinata, il portavoce del governo, Lambert Mende, ha dichiarato che «gli aggressori si sono presentati come sostenitori di Mukungubila» e ha assicurato che le forze di sicurezza hanno preso il controllo sulla situazione.[1]

Si è sparato anche, nel centro della città di Lubumbashi, intorno alla residenza del pastore Mukungubila. Secondo le autorità, all’interno di questo edificio c’erano uomini armati, in tenuta civile, indossando magliette bianche. La sparatoria avrebbe durato per quasi cinque ore.
Un altro attacco è avvenuto a Kindu, nella provincia di Maniema, nell’est della RDCongo. Un gruppo armato ha preso d’assalto una base militare presso l’aeroporto. Secondo una fonte del governo, si tratta di membri dei gruppi Maï Maï e Kata Katanga, ai quali si sarebbero aggiunti alcuni fedeli del “profeta” Mukungubila. Il gruppo era guidato da un certo “Caesar” che indossava una maglietta con il nome di Joseph Mukungubila. Le forze dell’ordine hanno respinto l’attacco a metà giornata, uccidendo almeno due persone, tra cui il famoso Caesar. Gli aggressori affermavano di non voler attaccare la popolazione, ma di protestare contro le nomine, in seno alla polizia e all’esercito, di “stranieri”, tra cui dei “Ruandesi”, di cui chiedevano la revoca.[2]

Paul Joseph Mukungubila, un leader religioso che si è proclamato anche “presidente dell’Africa”​​, è descritto come persona molto influente a Lubumbashi, dove è nato, ma residente a Kinshasa. È capo della “Chiesa del Signore Gesù Cristo”, una chiesa evangelica diffusa prevalentemente a Kinshasa, Lubumbashi, Kolwezi e Kalemie. Era stato candidato alle elezioni presidenziali del 2006 contro Joseph Kabila. Egli è anche molto critico dell’accordo di pace firmato, in dicembre, con l’ex ribellione dell’M23 attiva nell’est del Paese. Accusa il governo di aver ceduto alle pressioni dei Tutsi e del Ruanda. Nelle sue apparizioni sui media, denuncia regolarmente i tentativi di balcanizzazione della RDCongo e il saccheggio delle risorse naturali del paese da parte dei Paesi vicini, soprattutto il Ruanda.[3]

Il 31 dicembre, nel corso di una conferenza stampa a Kinshasa, il portavoce del governo, Lambert Mende, ha annunciato un bilancio definitivo dei diversi attacchi a Kinshasa, Lubumbashi, Kindu e Kolwezi: un totale di cento e tre persone uccise, tra cui 94 assalitori e 9 militari, e più di 150 aggressori catturati.

A Kinshasa, presso lo Stato Maggiore delle FARDC a Ngaliema, sono stati uccisi sedici aggressori e due catturati. Un alto ufficiale delle FARDC è stato ucciso. Alla RTNC, sono stati uccisi quattordici aggressori e diciassette catturati. Due soldati delle FARDC sono stati uccisi e otto giornalisti feriti. All’aeroporto internazionale di N’djili, sono stati uccisi ventuno aggressori e cinque catturati. A Lubumbashi, sono stati uccisi quaranta aggressori e settantasei catturati. Cinque militari delle FARDC sono stati uccisi. A Kolwezi , è stato ucciso un aggressore e altri settanta sono stati catturati. A Kindu, nel Maniema, egli dice , sono stati uccisi due aggressori e due catturati.

Alla domanda su come questi gruppi di uomini armati siano riusciti a infiltrarsi in posti strategici della RDCongo, come la RTNC, i campi militari e gli aeroporti, Lambert Mende riconosce l’esistenza di zone d’ombra in questi eventi, tra cui la facilità con cui gli assalitori sono entrati in tali luoghi strategici e ha ammesso: «C’è un problema di inefficienza nel garantire la sicurezza degli edifici pubblici. A questo scopo, un’indagine è già in corso». Alla RTNC, ha spiegato, c’erano solo due guardie, “essendo il momento del cambio di turno”. Secondo lui, non è impossibile che gli aggressori abbiano beneficiato di complicità.[4]

Questi avvenimenti hanno provocato delle reazioni tra le file dell’opposizione. Il senatore Jacques Djoli, del Movimento per la Liberazione del Congo (MLC) ha deplorato tale “irruzione di violenza” e ha chiesto un’inchiesta indipendente su questi attentati quasi simultanei: «Il carattere più o meno coerente degli attacchi pone il problema dell’inefficienza dei servizi di sicurezza, della loro incapacità di anticipare e della loro reazione sproporzionata. Ci vorrà una commissione d’inchiesta parlamentare indipendente, o di altro tipo, per determinare le cause di questi attacchi, l’identità de gli assalitori e, soprattutto, la mancanza di previsione e il tipo di reazione da parte dei servizi di sicurezza».

Stessa cosa da parte della maggioranza presidenziale. Il deputato Henry Thomas Lokondo ritiene che i servizi segreti non abbiano svolto il loro ruolo di prevenzione: «C’è un problema fondamentale: la disfunzione dei servizi di intelligence, di prevenzione e di dissuasione, per ridurre significativamente questo tipo di atti terroristici. La coordinazione simultanea di queste operazioni avvenute a Kinshasa, Lubumbashi, Kolwezi e Kindu pone  il problema dell’inefficienza dei nostri servizi, a livello dell’esercito, della polizia e dei servizi segreti».[5]

Tre giorni dopo gli attentati di Kinshasa, Lubumbashi, Kolwezi e Kindu, sono in corso delle indagini per determinare se gli attaccanti hanno potuto usufruire di complicità e se le forze di sicurezza hanno agito con negligenza. Queste indagini devono consentire di scoprire perché gli attaccanti hanno potuto agire così facilmente contro obiettivi altamente strategici. Esse hanno inoltre lo scopo di capire perché la preparazione di questi attacchi è sfuggita all’attenzione dei responsabili dei servizi di sicurezza del paese. E se fosse vera, la presenza, tra gli attaccanti, di persone che fanno o hanno fatto parte delle forze dell’ordine dovrebbe contribuire a far avanzare le indagini. Un’altra questione da chiarire: c’è un legame tra gli attacchi e le attività di Gédéon Kyungu nel Nord Katanga e di Ferdinand Kazadi Ntanda Imen , il capo del movimento Kata Katanga, come alcuni hanno pensato?[6]

Il portavoce del Governo, Lambert Mende, ha affermato che “nessun” agente di polizia o militare figura nella “banda dei terroristi” che ha perpetrato gli attacchi. «Una cosa è certa: con l’introduzione dell’identificazione biometrica nelle nostre forze armate e nelle forze di polizia, siamo in grado di dire oggi che nessun elemento (della polizia o dell’esercito) fa parte di questa banda di terroristi», ha dichiarato. Alcune fonti avevano evocato complicità in seno all’esercito e alla polizia negli attacchi che hanno colpito principalmente Kinshasa e Lubumbashi.[7]

L’8 gennaio, in Senato, i ministri della difesa, Alexandre Luba Ntambo, e degli Interni, Richard Muyej, hanno risposto all’interpellazione orale rivolta loro dal senatore Modeste Mutinga sugli attacchi avvenuti a Kinshasa, Lubumbashi, Kolwezi e Kindu il 30 dicembre. Gli attacchi hanno avuto luogo quasi contemporaneamente in tre province, ha fatto notare Modeste Mutinga, evocando un’azione pianificata e coordinata. Pertanto, il senatore ha voluto chiedere se i servizi di sicurezza dello Stato fossero stati informati sulla preparazione di una tale cospirazione. Secondo i due membri del governo, i servizi per la difesa e la sicurezza erano già al corrente di ciò che stava succedendo. Quindi, in questo caso, perché non hanno anticipato gli eventi? Probabilmente, perché gli aggressori godevano di una certa complicità all’interno del regime. Il Ministro Richard Muyej ha dichiarato che il governo ha emesso un mandato di arresto contro il profeta Paul Mukungubila Mutombo e che il Consiglio di Sicurezza Nazionale ha vietato ai membri della Chiesa della Restaurazione di Gesù Cristo di incontrarsi e di organizzare le loro attività.[8]

2. DIETRO GLI ATTACCHI: LE MANI INVISIBILI

Dietro questi attacchi, alcuni vedono la mano del “clan dei Katanghesi”, prossimo al presidente Joseph Kabila.

Il 28 dicembre, due giorni prima degli attacchi,  Joseph Kabila aveva riorganizzato la polizia congolese, nominando il generale Charles Bisengimana a capo della polizia, in sostituzione di John Numbi, un katanghese prossimo a Kabila. John Numbi era stato rimosso dal suo incarico in seguito all’assassinio di Floribert Chebeya nel 2010. Numbi è fortemente sospettato di essere implicato nell’omicidio dell’attivista dei diritti umani e del suo autista, ma non è mai stato convocato dalla giustizia. Da allora, l’ex capo della polizia si è recluso nella sua fattoria nei pressi di Lubumbashi, nel Katanga. Molto rapidamente, alcuni osservatori hanno fatto il collegamento tra la sostituzione di Numbi con Bisengimana (un nome ruandofono) e gli assalitori del 30 dicembre, sostenitori del pastore Mukungubila molto anti-ruandese e anti-Tutsi. Inoltre, Mukungubila accusa regolarmente Kabila di avere origini ruandesi e di aver firmato un accordo, in dicembre, con l’M23, un gruppo armato appoggiato dal Ruanda. Un ruandafono al comando della polizia congolese è un affronto, secondo Mukungubila.

Perché allora l’attenzione converge su John Numbi?

Il Katanga è attualmente nelle mire di un gruppo armato separatista, i Bakata Katanga, che regolarmente e violentemente attaccano le autorità congolesi a Lubumbashi e nel nord della provincia. Per molti esperti, la creazione dei Bakata Katanga è sostenuta da politici locali per fare pressione su Kabila, in vista di ottenere alcuni posti ministeriali o di ripristinare la loro influenza sul campo presidenziale. E John Numbi è fortemente sospettato dagli esperti delle Nazioni Unite di teleguidare i Bakata Katanga, fornendo loro armi e munizioni. Nel suo ultimo rapporto di dicembre 2013, il gruppo degli esperti dell’Onu ha ricevuto “informazioni credibili” sull’appoggio finanziario e logistico di Numbi ai militanti Bakata Katanga (voir le rapport).

 Ritornando agli attacchi del 30 dicembre a Kinshasa, alcune fonti ritengono che sono precisamente dei membri dei Bakata Katanga che sarebbero stati inviati a realizzare il colpo di forza nella capitale.

Gli aggressori inviati da Mukungubila hanno necessariamente beneficiato di legami e complicità da parte dell’apparato di sicurezza congolese. Numbi ha ancora molti contatti nella polizia e nell’esercito. Per gli osservatori, l’attacco di Mukungubila sarebbe un “messaggio” di Numbi a Kabila, per fargli vedere “la sua capacità di nuocere”. Intorno a Numbi, altri Katanghesi chiedono di essere tenuti in conto nel cerchio presidenziale. Si possono citare il fragoroso Gabriel Kyungu, presidente dell’assemblea provinciale del Katanga, preoccupato per la legge sul decentramento, Jean-Claude Masangu, ex governatore della Banca Centrale del Congo, in cerca di lavoro, o Daniel Ngoyi Mulunda, ex presidente della Commissione Elettorale, sostituito dopo la rielezione contestata di Joseph Kabila nel 2011. Tutti questi uomini, che vogliono continuare ad incidere ai vertici dello Stato, potrebbero vedere di buon occhio le azioni di Mukungubila per ristabilire il “clan dei Katanghesi” nella sfera presidenziale. Infatti, dal 2011 e per consolidare il suo potere, Joseph Kabila sembra essersi rivolto di più verso l’est del Paese, soprattutto verso il Kivu, a spese del Katanga.
Il recente accordo di Kinshasa con i ribelli dell’M23 ne sarebbe la prova, secondo questi Katanghesi. La sfera katanghese, prossima al presidente Joseph Kabila, sarebbe quindi implicata nel triplo attacco di Kinshasa, il 30 dicembre? Difficile per il momento esserne sicuri.[9]

DESC (Difesa E Sicurezza del Congo)  ha cercato di fornire un’analisi tecnica, a partire da qualche pista di indagine.

Secondo l’analista ed esperto in diplomazia, Henri Kamande Nzuzi, «ciò che è accaduto, potrebbe essere visto come un ennesimo avvertimento a Kabila proveniente dalla guardia del corpo di Numbi e dai Katanghesi. Con la nomina di Bisengimana a capo della polizia nazionale, Numbi ne è definitivamente escluso, nonostante che il governo gli avesse ripetutamente promesso una riabilitazione.

D’altra parte, anche i Katanghesi si sentono presi in giro e frustrati già da lungo tempo, perché hanno l’impressione di perdere il potere a favore di altre province. Inoltre, tutti hanno in mente il 2016, anno elettorale. Come si spiega il fatto che Kabila non abbia ancora formato il nuovo governo detto di coesione nazionale? Il Katanga vuole esservi ampiamente rappresentato in vista delle prossime elezioni, ma Kabila vi oppone resistenza, ogni volta che, nel Katanga, c’è un attacco/minaccia da parte dei Bakata Katanga. Tutti sanno che, dietro, vi sono i Balubakat, con ovviamente Numbi e i suoi simba. Sorprende che quest’attacco succeda subito dopo la conferma di Bisengimana a capo della polizia. È diventando troppo potente e pericoloso … Il verme è nel frutto del potere e la guerra è soprattutto interna. Il rafforzamento degli ex mobutisti intorno a Kabila non piace ai suoi “fratelli” katanghesi … gli attuali eventi non sono che un avvertimento, a chi di dovere, sulla loro capacità di attaccare anche Kinshasa».

1. Tre città simboliche per il regime di Kabila

La prima domanda che ci si pone è sul motivo di attacchi simultanei a Kinshasa, Lubumbashi e Kindu. Per il Presidente Kabila, queste tre città hanno un’importanza non solo geografica e sociopolitica, ma anche strategica.

* In primo luogo, Kinshasa rimane senza dubbio la sede delle istituzioni e il centro nevralgico dello Stato e della diplomazia nella RDCongo. Chi non controlla Kinshasa non controlla ancora la RDCongo. Quindi attaccare Kinshasa, mostrare la fragilità delle sue istituzioni e del suo apparato di sicurezza, equivale a mostrare la debolezza del regime.

* Poi Lubumbashi che, oltre ad essere la capitale del polmone economico della RDCongo, il Katanga, è anche la roccaforte etnica e regionale del presidente Kabila. È la provincia che, con i “Tutsi Banyamulenge”, fornisce l’essenziale dell’apparato di sicurezza del “rais” (presidente), soprattutto all’interno dell’etnia dei Balubakat. Dal 1997, il Katanga detiene anche la maggior parte dei posti politici e statali nella RDCongo. Dall’elezione di Kabila nel 2006, tutti i ministri della Difesa sono dei Katanghesi (Chikez Diemu, Mwando Simba, Luba Tambo).

Sul piano della sicurezza, gli uomini forti sono:

– Il Generale Dieudonné Banze Lubunji (Lubakat, ex FAZ). Banze è capo della Guardia Repubblicana presidenziale (GR) composta principalmente da Katanghesi provenienti in maggior parte dall’etnia Lubakat, cui Kabila è associato. Tale guardia pretoriana è composta di circa 18.600 uomini, tra cui 6.000 pesantemente armati. Solo parzialmente “integrata”, sfugge al controllo effettivo del Capo di Stato Maggiore Generale delle FARDC.

– Il generale Damas Kabulo (Lubakat, di madre), segretario generale del Ministero della Difesa, è un ex – FAZ del Servizio di Azioni e di Informazioni Militari (SARM). Kabulo è stato capo della DEMIAP fino all’assassinio di Laurent Désiré Kabila. È poi diventato capo del gabinetto militare del Capo dello Stato quando Joseph Kabila è diventato presidente. Il generale Kabulo è attualmente considerato l’eminenza grigia militare del presidente Kabila.

– I Balubakat: il generale di brigata Jean-Claude Yav Kabej (capo dei servizi segreti militari, DEMIAP) e Kalev Mutond (capo dei servizi segreti civili, ANR) hanno giocato un ruolo chiave nei contatti segreti mantenuti tra Kinshasa e Kigali durante guerra contro l’M23. Il Primo Presidente della Corte militare è sposato con una tutsi ruandese.

Altri Katanghesi nelle Istituzioni politiche e nei servizi di sicurezza

3 Katanghesi alla testa di 3 delle 11 Regioni militari:

Regione militare Provincia Comandante Provincia d’origine
Maniema Gen-Bde Bobo Kakudji Katanga
Province Orientale Gen-Maj. Jean-Claude Kifwa Kambili Katanga
11ª Kinshasa Gen-Bde. Abdallah Nyembo Betu. Il remplace le Gen-Maj. Nabyolwa (Kivu) Katanga

Katanghesi  in diversi settori strategici:

Funzione Nome Origine Osservazioni
Ministro della Difesa Alexandre Luba Ntambo Katanga Farmacista di formazione
Segr. Gen. della Difesa naz. Vice-ammmiraglio D. Kabulo Lubakat Madre Tutsi. Simpatizzante dei Tutsi del RCD
Capo Stato Maggiore servizi segreti militari (Démiap) Gen. Jean-Claude Yav Kabej (Katanga) Succède al Gen. Kitenge Tundwa. Un Katanghese sposato con una Tutsi
Capo Stato Maggiore particolare del Capo dello Stato Célestin Mbala Musense Katanga, (Madre Luba del Kasaï-Or.) Molto discreto e, contemporaneamente, potente. Non sarebbe molto apprezzato da altri Katanghesi del sistema
Comandante della gardia Repubblicana (GR) Gen. Dieudonné Banze Lubunji Katanga (Mulubakat)  
1° Presidente dell’Alta Corte militare Gen. Delphin Nyembo Yabuzilu Katanga  
Direttore dell’ANR Col. Kalev Mutond Katanga (Mulubakat) Sostituisce Jean-Pierre Daruwezi   (Prov. Orientale)
Commissario generale della Polizia Nazionale Congolese (PNC) Gen. Charles Bisengimana Tutsi dEL Kivu Sostituisce il Gen. John Numbi (Katanghese)
Ministro degli Interni e Sicurezza Richard Muyej Katanga  
Ministro della Giustizia Wivine Mumba Matipa Katanga Parente di A. Katumba Mwanke
Gouvernatore della Banca Centrale Deogratias Mutombo Katanga Lubakat  
Vice Comandante della PNC Raüs Chalwe Katanghese Originario della Zambia
Comandant della Polizia del Bas-Congo Patience Mushidi Yav Katanghese Dal 2006, il Bas-Congo è una provincia ostile a Kabila
Procuratore Generale della Repubblica Kabange Numbi Mulubakat Prossimo a Murigande e a Ruberwa
1° Presidente della Corte militare Gen. Nyembo

 

Katanga Sposato con una Tutsi

 Fonte: Les Armées au Congo-Kinshasa et informazioni proprie.

Recentemente, altri due ex personalità fanno ritorno nel cerchio del presidente: Jean Mbuyu e Norbert Nkulu Kilombo: questi due Katanghesi, consulenti di Kabila, sono sempre più citati per succedere a Katumba Mwanke alla testa del “governo parallelo” o “COST” (Comitato per le Strategie) e sostituire Pierre Lumbi, consigliere speciale del Capo dello Stato per la sicurezza. Secondo documenti di Wikileaks, Mbuyu, in contatto con l’ambasciata degli Stati Uniti a Kinshasa, ha svolto un ruolo centrale nella scelta di Joseph Kabila come capo della RDCongo (Jeune Afrique, 18/04/2013). Nkulu, l’attuale ambasciatore della RDCongo a Kigali, è stato incaricato dal presidente Kabila per trattare la spinosa questione dei rifugiati Tutsi congolesi che vivono ancora in Ruanda.

* Infine, la città di Kindu è simbolica dell’attaccamento di Kabila alla provincia del Maniema, di cui è originaria Sifa Mahanya, presentata come la madre biologica di Kabila, nonostante le numerose tesi che provano il contrario, cioè la sua origine tutsi, essendo figlio di una Tutsi che è madre anche di una terza moglie di Museveni, Presidente dell’Uganda. Il Maniema è una piccola provincia che non conta molto, ma geo – politicamente favorita da Kabila per consolidare le sue radici congolesi. E Kindu sembra ben servita, poiché da essa provengono il primo ministro Matata Ponyo Mapon (madre Tutsi), il consigliere speciale di Kabila per la sicurezza, Pierre Lumbi Okongo (di madre Tutsi Banyamulenge), il generale Kusu- Tetela di Kibombo, François Olenga, capo di Stato Maggiore dell’esercito terrestre, il potente anche se sospeso, generale Gabriel Amisi Tango four. Questo Lega, del territorio di Punia (Maniema), noto con il nome di codice “Tango Four” per essere stato responsabile della logistica (T4: Tango four) in seno al RCD – Goma, continua, nonostante la sua sospensione, a far parte dei generali di fiducia del presidente Kabila.

Questo ex – FAZ, è entrato nell’AFDL nel 1996, prima di far parte del RCD- Goma. In seguito, si è avvicinato a Kabila nel 2004, quando i suoi compagni d’armi, Nkunda e Mutebusi, rifiutarono di essere integrati nelle FARDC. È stato accusato di essere alla base della caduta di Goma nel 2012, ordinando alle truppe di ritirarsi a Sake. Si tratta di un reato di alto tradimento, ma il generale, molto vicino a Sifa Mahanya, continua a circolare liberamente a Kindu e a mantenere milizie locali.

Secondo alcune fonti dei servizi di sicurezza congolesi, dietro Lubumbashi (Katanga) e Kindu (Maniema) ci sarebbero le mani di John Numbi e di Amisi Tango Four che si sentirebbero frustrati, dal momento che, con la nomina ufficiale del tutsi Bisengimana a capo della PNC, si vedrebbero definitivamente privati dei loro rispettivi posti di Commissario Generale della PNC e di Capo di Stato Maggiore dell’Esercito terrestre. Se John Numbi controlla le milizie Bakata Katanga nella provincia del Katanga, Amisi Tango Four controlla alcuni gruppi Maï-Maï nel Maniema e nel Kivu.

L’attacco a queste due città porterebbe il marchio di questi due ufficiali che hanno voluto inviare un messaggio a chi di dovere: sono ancora padroni dei loro rispettivi feudi provinciali.

Attaccando Lubumbashi e Kindu, l’obiettivo degli aggressori era probabilmente quelli di inviare un messaggio al presidente Kabila: che sarebbe privato della sua base etno-regionale, qualora intendesse continuare un braccio di ferro con gli autori-ombra dei recenti attacchi.[10]



[1] Cf BBC – Afrique, 30.12.’13

[2] Cf RFI, 30.12.’13

[3] Cf BBC – Afrique, 30.12.’13

[4] Cf Radio Okapi, 31.12.’13

[5] Cf Radio Okapi, 31.12.’13

[6] Cf RFI, 02.01.’14

[7] Cf AFP – Kinshasa, 31.12.’13

[8] Cf Radio Okapi, 08.01.’14; Le Potentiel – Kinshasa, 08.01.’14

[9] Cf Christophe Rigaud – Afrikarabia, 02.01.’14