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Gen 14 2014

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Congo Attualità n.207

INDICE

1. NORD-KIVU: I GRUPPI ARMATI COLPISCONO ANCORA

a. L’ADF-Nalu

b. I Maï-Maï

2. UN PIANO PER IL DISARMO E LA REINTEGRAZIONE (DDR)

3. UN NUOVO RAPPORTO DEL GRUPPO DEGLI ESPERTI DELLE NAZIONI UNITE

 

1.NORD-KIVU: I GRUPPI ARMATI COLPISCONO ANCORA

a. L’ADF-Nalu

Il 13 e il 14 dicembre, a Kyavikere, un raggruppamento di villaggi nel settore di Ruwenzori, situato a circa 70 chilometri a nord – est di Beni (Nord Kivu), sono stati scoperti tredici corpi senza vita. Secondo fonti locali, queste persone sono state uccise dai ribelli ugandesi delle Forze Democratiche Alleate (ADF/Nalu). Otto corpi sono stati trovati il 13 dicembre a Musuku e gli altri cinque il 14 dicembre a Biangolo, due villaggi del raggruppamento di Kyavikere. Secondo le stesse fonti, tre ragazze minorenni sono state violentate dagli aggressori e poi decapitate con un machete. A Musuku, il corpo di un bambino è stato trovato, mutilato e smembrato, su un albero. Il capo del settore di Ruwenzori, Bozi Sindiwako, che ha confermato tali informazioni, ha affermato che, nel giro di tre giorni soltanto, più di venti persone sono state giustiziate dai ribelli ugandesi. Secondo le sue dichiarazioni, le vittime erano degli abitanti dei villaggi di Bulongo, Mutwanga e Kikingi, sequestrati dai ribelli mentre stavano lavorando nei loro campi o camminando sulla strada. In una dichiarazione rilasciata il 15 dicembre, la Società Civile del Nord Kivu ha chiesto all’esercito congolese e alla Monusco di avviare, il più presto possibile, operazioni militari contro le ADF/NALU per porre fine all’insicurezza di cui è vittima la popolazione locale. Il colonnello Olivier Hamuli, portavoce dell’esercito congolese nel Nord Kivu, ha annunciato che questi ribelli ugandesi saranno ben presto neutralizzati.

L’ADF-Nalu è un gruppo armato attivo nella parte settentrionale della provincia del Nord Kivu, al confine con l’Uganda, tra il Lago Albert e il Lago Édouard. Composto da 800 a 1.200 miliziani, le l’ADF è il ramo islamico dell’ex ribellione ugandese ADF-Nalu, nata nel 1995 dalla fusione di due gruppi armati che si opponevano al presidente ugandese Yoweri Museveni, al potere dal 1986: i musulmani delle Forze Democratiche Alleate (ADF) e i combattenti dell’Esercito Nazionale per la Liberazione dell’Uganda (NALU). Non essendo riusciti a rovesciare il regime di Kampala, i membri del Nalu hanno abbandonato il movimento e si sono arresi nel 2007. Da allora, la componente Nalu è scomparsa, ma il movimento ha mantenuto il suo nome originale. Composte esclusivamente da musulmani dal 2007, le ADF-Nalu sono comandate da Jamil Mukulu, un ex cristiano convertito all’Islam. Già nel 2001, gli Stati Uniti avevano posto questo gruppo armato sulla loro lista di organizzazioni terroristiche. Jamil Mukulu è oggetto di sanzioni da parte delle Nazioni Unite dal 2011 e da parte dell’Unione Europea dal 2012.[1]

Il 16 e il 17 dicembre, due militari dell’esercito congolese e due taxi-motociclisti che li trasportavano sono stati uccisi, in due agguati successivi, sulla strada Mwenda-Kikingi Kamango, nel settore di Rwenzori, a est di Beni (Nord Kivu). L’amministratore del territorio, Kalonda Amisi, attribuisce questi due crimini ai ribelli ugandesi dell’ADF/Nalu.[2]

Il 23 dicembre, fonti locali hanno rivelato che i ribelli ugandesi dell’ADF-Nalu hanno rafforzato le loro posizioni in diverse località della zona di Batalinga, a circa 90 chilometri dalla città di Beni. Questo rafforzamento delle posizioni di ADF-Nalu è in corso, da una settimana, a Kikawa, Kitimba, Budinguya, Buvata e Ndama. Fonti della società civile locale hanno affermato che 21 delle 25 località della zona di Watalinga sono occupate dall’ADF-Nalu. Presumono anche che questi ribelli si stiano preparando per opporsi al loro disarmo da parte delle FARDC. Secondo le stesse fonti, dallo scorso luglio, nella zona di Watalinga, i ribelli dell’ADF-Nalu hanno ucciso più di 108 persone e sequestrato altre 123. La Società Civile locale chiede alle FARDC e alla MONUSCO di avviare rapidamente le operazioni militari contro di loro, per non lasciare loro il tempo di organizzarsi di più.[3]

Il 25 dicembre, i ribelli dell’ADF-Nalu hanno occupato il villaggio di Kamango, a 90 km a nord-est di Beni. Dopo circa mezz’ora di violenti scontri con i ribelli intorno alle 6:00 del mattino, le FARDC si sono ritirate da Kamango. I ribelli hanno preso il controllo anche di Bwisegha, un’altra località vicina a Kamango. Secondo il presidente della Società Civile del territorio di Beni, Teddy Kataliko, questi ribelli stanno avanzando verso il villaggio di Nobili, dove ci sono diverse migliaia di civili fuggiti dai combattimenti. Questi sfollati non sanno dove andare. Secondo fonti amministrative, l’Uganda ha infatti chiuso la sua frontiera con la RDCongo. L’amministratore del territorio di Beni, Amisi Kalonda, ha affermato di temere una “carneficina” a Nobili, qualora questa località, verso cui sono diretti i ribelli, passasse sotto loro controllo. Egli ha inoltre affermato che «l’Uganda impedisce agli sfollati di attraversare la frontiera. Per passare in Uganda, essi sono quindi costretti ad attraversare il fiume di notte. Il nemico è ben organizzato e, attualmente, è arrivato a Kikimbi, dove ha massacrato molte persone. È tempo di iniziare le operazioni militari contro le ADF-Nalu. Chiediamo di essere rapidi, perché la popolazione sta soffrendo». Da parte sua, il governatore del Nord Kivu, Julien Paluku, ha dichiarato di aver allertato le autorità competenti e di aver loro chiesto di avviare immediatamente le operazioni militari necessarie per neutralizzare le ADF-Nalu.[4]

Alcuni osservatori sono incerti sulla vera identità degli aggressori. Fonti locali sospettano che questi uomini armati siano dei ribelli dell’M23 che si fanno passare come dei ribelli ugandesi. Il capo della zona di Watalinga, Saambili Bamukoka, ha affermato che questi aggressori armati e ben attrezzati potrebbero essere dei ribelli dell’M23 che, provenienti dal vicino Uganda e travestiti da ADF-Nalu, si sarebbero infiltrati nella zona di Watalinga nei giorni precedenti.

Altre fonti, invece, accusano il regime di Kampala di aver creato l’ADF-Nalu per destabilizzare il Nord congolese per mire egemoniche. Secondo tali fonti, l’Uganda avrebbe certe ambizioni su questa regione della RDCongo, ricca di petrolio e di minerali.

Secondo la società civile nel Nord-Kivu, l’esercito ugandese (UPDF) collaborerebbe con l’ADF-Nalu. Infatti, la sera del 24 dicembre, centinaia di militari ugandesi sarebbero arrivati a Kichanga, a 13 km a nord di Kamango, a bordo di 4 veicoli dell’UPDF e si sarebbero congiunti con quelli arrivati una settimana prima per rafforzare i pseudo ADF-Nalu già posizionati a Ndiva, Kitimba e Kibele, a ovest di Kamango. Inoltre, sempre secondo la Società Civile, il 24 dicembre, il tenente – colonnello Ndahura, comandante dell’UPDF a Bundibugyo, in Uganda, avrebbe dispiegato più di un battaglione a Butogho, nei pressi della frontiera con la RDCongo, di fronte a Kichanga, dove già si erano  infiltrati altri militari ugandesi. Egli stesso avrebbe trascorso la notte del 24 dicembre nei pressi di Ponte Lamia, al confine con la RDCongo, dove si è stabilito con la sua guardia del corpo. Truppe ugandesi ben armate sono state dispiegate lungo l’intera frontiera.

Lo stato maggiore dell’esercito congolese a Goma non conferma l’implicazione di militari ugandesi negli scontri di Kamango, tanto meno quella degli ex combattenti dell’M23. Il colonnello Olivier Hamuli, portavoce delle FARDC nel Nord-Kivu ha semplicemente affermato: «Siamo stati attaccati da combattenti dell’ADF, ma non si esclude l’ipotesi di un’alleanza tra i ribelli ugandesi e altri gruppi armati presenti sia in Uganda che nella RDCongo».[5]

Il 25 dicembre, in serata, le FARDC hanno ripreso il controllo della località di Kamango.
La controffensiva dell’esercito è stata appoggiata dall’aviazione militare della Monusco. Nel pomeriggio, due elicotteri da combattimento della Monusco hanno bombardato le posizioni dell’ADF-Nalu a Kamango, a Bwisegha e al ponte di Semliki, per evitare l’avanzata dei ribelli verso il vicino villaggio di Nobili. Secondo fonti militari che hanno proceduto a un primo bilancio degli scontri, si sarebbe constatato una decina di morti dal lato ribelle, cinque dal lato delle FARDC e sette tra i civili, peraltro uccisi dall’ADF-Nalu. Il capo della zona di Watalinga, Saambili Bamukoka, ha confermato la ripresa del Kamango da parte dell’esercito, ma ha aggiunto che, prima di ritirarsi, l’ADF-Nalu ha incendiato un albergo e alcune case di civili. Da parte sua, la Monusco ha condannato l’attacco dell’ADF-Nalu contro le FARDC a Kamango, ha affermato di seguire l’evoluzione della situazione e di aver messo le sue truppe in allerta. Nello stesso tempo, ha ricordato che il mandato conferitole dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite consiste, tra l’altro, nella neutralizzazione dei gruppi armati, tra cui l’ADF-Nalu.[6]

Secondo la società civile del Nord-Kivu, a metà giornata del 26 dicembre, il bilancio provvisorio degli scontri è di almeno 31 morti, tra cui 12 civili, 9 militari delle FARDC e 10 ribelli, tra cui il capitano responsabile del plotone UPDF stanziato a Busigha, nel distretto di Bundibugyo (Uganda). Tra i 12 civili uccisi, ci sono 3 bambini, 2 donne e 7 uomini. Molti cadaveri mostrano segni di mutilazione in varie parti del corpo (orecchi, occhi, lingue, organi genitali, …). 10 corpi sono stati trovati in latrine abbandonate usate come fosse comuni dagli aggressori. Inoltre, senza contare quelli del campo degli aggressori, sono stati registrati 14 feriti, di cui 7 militari delle FARDC e 7 civili. Tra questi ultimi, 3 donne e 2 uomini anziani (64 e 75 anni).

Secondo la società civile del Nord-Kivu, i principali obiettivi dell’Uganda nella destabilizzazione dell’est della RDCongo sono:

– Prendere il controllo, se non annettere, i territori di Watalinga e di Rwenzori per sfruttarne le terre (legname, cibo) e il sottosuolo (petrolio). La strategia è quella dell’occupazione del territorio attraverso la coalizione ADF-NALU, M23 e UPDF;

– Costringere il governo congolese a cedergli l’estrazione del petrolio del blocco Albertine;

– Obbligare la comunità internazionale a modificare le frontiere tra la RDCongo, l’Uganda e il Ruanda, annettendo i territori di Beni e Lubero (Nord Kivu) e di Irumu e Mambasa (Provincia Orientale) all’Uganda e i territori di Nyiragongo, Rutshuru e Masisi al Ruanda.[7]

Il 26 dicembre, dopo la riconquista di Kamango, le FARDC hanno scoperto i corpi di alcuni militari ugandesi uccisi durante i combattimenti. «Abbiamo visto le loro carte d’identità. Inoltre, le uniformi che indossavano sono quelle dell’esercito ugandese (UPDF)», ha confermato Mwami Sambili Bamboka, il capo locale di Watalinga.[8]

Il 27 dicembre, il comandante dell’8ª regione militare delle FARDC, il generale Lucien Bauma Ambamba, ha annunciato che l’esercito congolese sta per iniziare un’operazione militare per disarmare i ribelli ugandesi dell’ADF-Nalu a Beni. Il primo contingente della brigata d’intervento della Monusco è arrivato a Beni, per sostenere l’operazione dell’esercito contro l’ADF-Nalu.[9]

Il 5 gennaio, le FARDC e i ribelli ugandesi dell’ADF/Nalu si sono scontrati ad est di Kamango, a circa 90 chilometri a nord est di Beni. Un militare dell’esercito congolese è rimasto ucciso. Nella stessa regione e nello stesso giorno, un elicottero della Monusco è stato colpito da spari lanciati dai ribelli. La Monusco ha risposto con armi da fuoco. I ribelli dell’ADF/Nalu si sono ritirati nella foresta.[10]

b. I Maï-Maï

Il 16 dicembre, due persone sono state uccise, un’altra gravemente ferita e altri dieci dichiarate disperse lungo la strada Kiwanja-Nyamilima, nel raggruppamento di Binza, nel territorio di Rutshuru. Secondo fonti locali, gli autori di questi crimini sarebbero dei ribelli ruandesi delle FDLR e dei miliziani Maï-Maï ancora non ancora identificati. La prima vittima, Agnès Kahamba, madre di otto figli, è stata uccisa in un campo di Rudi, un villaggio abbandonato non lontano da Nyamilima. Diverse fonti attribuiscono questo crimine alle FDLR-Rudi. Secondo le stesse fonti, durante la notte miliziani di un gruppo di Maï-Maï, non ancora identificato, hanno sparato contro un giovane, a Kisharo, a, alcuni 30 chilometri da Kiwanja. Il giovane è deceduto sul posto. Le stesse fonti parlano anche del sequestro, nel tardo pomeriggio, da parte di sconosciuti, di dieci persone mentre si trovavano ancora nei campi.[11]

Il 23 dicembre, il capo di una milizia Maï-Maï, Kakule Muhima, alias Shetani [“Satana” in Swahili], è stato arrestato dai militari congolesi a Kiwanja, a circa 4 chilometri dal centro di Rutshuru. Per molti anni è stato a capo dell’organizzazione del gruppo Maï-Maï Shetani, una milizia locale attiva sull’asse stradale Kiwanja – Nyamilima, nel territorio di Rutshuru. Shetani è stato trasferito presso il tribunale militare di Goma. Composta da circa un centinaio di uomini, la milizia Shetani sostiene di difendere le comunità congolesi dai gruppi armati stranieri. Nel settembre 2012, è entrata a far parte di un movimento armato denominato “Forza Popolare per la Democrazia” (FPD ), creata per combattere la ribellione dell’M23 che occupava diverse località del Nord Kivu.
Il tenente colonnello Olivier Amuli, portavoce delle Forze Armate della RDCongo (FARDC) nel Nord Kivu, ha precisato che l’autorità di Shetani era stata recentemente “contestata dall’interno della sua milizia”, a causa del suo avvicinamento alla ribellione dell’M23, ciò che ultimamente aveva portato alla sua destituzione e alla nomina di un nuovo capo.

Il gruppo di Shetani si scontrava regolarmente con altri gruppi cosiddetti di auto-difesa, per avere il controllo su numerose località del Nord Kivu ricche di minerali, sollevando timori di un’eventuale recrudescenza del conflitto etnico tra Hutu e Nande, tribù quest’ultima cui appartiene Shetani.
Kakule Muhima era ricercato dalla giustizia per vari crimini di guerra, tra cui numerosi casi di stupri, torture e assassinati. Questi crimini sono stati commessi soprattutto durante il periodo do occupazione del territorio di Rutshuru da parte dei ribelli dell’M23.[12]

2. UN PIANO PER IL DISARMO E LA REINTEGRAZIONE (DDR)

Il 18 dicembre, il Rappresentante speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite nella RDCongo e capo della Monusco, Martin Kobler, ha affermato che, da quando l’esercito congolese e le truppe della Monusco hanno iniziato operazioni militari contro di loro, circa 11.000 membri di gruppi armati hanno disertato i loro gruppi. Egli ha affermato di essere in contatto con il governo congolese per studiare un piano di disarmo, smobilitazione e reintegrazione (DDR) per i membri di gruppi armati che si consegnano: «Non c’è alcun piano nazionale di DDR. Si è proposto di aprire due campi di DDR a Rumangabo e a Sake, ma il governo non ha accettato. Non c’è ancora un piano globale sul DDR». Benché assicurando un appoggio al governo, la Monusco ha dichiarato di rifiutare di assumersi la responsabilità, per il momento, di qualcosa di cui non è a conoscenza. «Dapprima, occorre avere chiaro un piano, poi si darà un appoggio», ha assicurato Martin Kobler.[13]

Il comandante delle forze della Monusco, il generale Carlos Alberto Dos Santos Cruz, ha precisato che circa 120 combattenti delle Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda (FDLR) hanno disertato il loro gruppo da quando l’esercito congolese e la Monusco hanno iniziato le operazioni militari contro di loro nel Nord Kivu.

Da parte sua, Martin Kobler, capo della Monusco, ha dichiarato che l’effettivo delle FDLR si aggira attorno ai 1.800 combattenti, di cui solo il 30 % sono hutu fuggiti dal Ruanda dopo il genocidio del 1994. «La maggior parte sono giovani, il 70 % di loro sono sotto i 30 anni e non hanno quindi partecipato al genocidio del 1994. Conseguentemente, è più facile per loro arrendersi e consegnarsi alla Monusco», ha detto Martin Kobler. L’Ambasciatore francese presso l’ONU, Gerard Araud, ha rivelato che il capo della Monusco ha riferito al Consiglio di Sicurezza che le operazioni militari contro le FDLR richiedono un approccio diverso da quello utilizzato contro l’M23. «Il fatto che i combattenti delle FDLR vivono con le loro famiglie è un grosso ostacolo. L’M23 ha condotto una guerra convenzionale, con un fronte e delle truppe facilmente identificabili, ma le FDLR sono organizzate in piccoli gruppi che vivono molto spesso in piccoli villaggi con le loro famiglie, cioè tra i civili», ha aggiunto il diplomatico francese.[14]

Il 26 dicembre, il Ministro della Difesa, Alexander Luba Ntambo, ha presentato in consiglio dei ministri un nuovo piano globale per il disarmo, la smobilitazione e il reinserimento (DDR3) degli ex membri di gruppi armati dell’est della RDCongo. Questo programma consiste in una prima tappa di informazione, per far comprendere “l’utilità” di questa operazione e ottenere “l’adesione del maggior numero di candidati”. Seguiranno le fasi del disarmo dei combattenti e il loro raggruppamento in tre centri aperti a Kitona (ovest), Kamina (sud-est) e Kotakoli (nord-ovest) in cui si procederà alla loro “identificazione biometrica”. Poi verrà la fase di reinserimento, durante la quale gli ex combattenti saranno aiutati per un “ritorno armonioso alla vita civile”. Infine, “si procederà alla fase della loro reintegrazione in una zona di loro scelta”, dove saranno seguiti (…) per un periodo di cinque anni”. Questo programma, che sarà coordinato da un comitato interministeriale presieduto da Luba Ntambo, è una “attualizzazione del programma nazionale di disarmo, smobilitazione e reinserimento” che era stato promulgato nel 2004.[15]

3. UN NUOVO RAPPORTO DEL GRUPPO DEGLI ESPERTI DELLE NAZIONI UNITE

Secondo un nuovo rapporto del gruppo degli esperti delle Nazioni Unite ancora confidenziale, l’M23 continua a reclutare nuove leve in Ruanda, nonostante la sua sconfitta. «L’M23 ha ricevuto un appoggio continuo dal Rwanda», ha scritto il gruppo degli esperti delle Nazioni Unite nella versione finale del suo rapporto al Comitato per le sanzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Il gruppo ha ricevuto informazioni credibili che dimostrano che, «in Uganda, i capi dell’M23 sono liberi di muoversi come vogliono» e che «l’M23 ha continuato a reclutare nuove leve in Ruanda».

Gli esperti delle Nazioni Unite hanno ripetutamente accusato il vicino Ruanda di appoggiare la ribellione dell’M23. «La forma più costante di sostegno è stato attraverso il reclutamento e la fornitura di armi e munizioni, specialmente nei periodi dei combattimenti», hanno affermato gli esperti delle Nazioni Unite nel loro rapporto di 48 pagine e datato del 12 dicembre. «In agosto, l’M23 ha ricevuto un rinforzo diretto di truppe ruandesi … e durante i combattimenti di ottobre, dei carri armati ruandesi hanno sparato verso la RDCongo per appoggiare l’M23», si legge nel rapporto.

Il gruppo degli esperti delle Nazioni Unite ha accusato anche altri gruppi armati e le Forze Armate della RDCongo (FARDC) di violazioni dei diritti umani, fra cui il reclutamento di bambini soldato, massacri e violenze sessuali. Li ha accusati anche di sfruttamento illegale delle risorse minerarie nell’est della RDCongo, dove una moltitudine di gruppi armati hanno preso le armi dal 1990 per cercare di prendere il controllo delle miniere d’oro, di cassiterite, di coltan, di diamanti, di rame, di cobalto e di uranio.[16]



[1] Cf Radio Okapi, 16.12.’13; AFP – Jeune Afrique, 17.12.’13

[2] Cf Radio Okapi, 18.12.’13

[3] Cf Radio Okapi, 24.12.’13

[4] Cf Radio Okapi, 25.12.’13

[5] Cf Radio Okapi, 25.12.’13; Dépêche de la Société Civile du Nord Kivu, 25.12.’13 ; Trésor Kibangula – Jeune Afrique, 26.12.’13

[6] Cf Radio Okapi, 25.12.’13

[7] Cf Société Civile du Nord-Kivu, 26.12.’13

[8] Cf 7sur7.cd – Beni, 28.12.’13

[9] Cf Radio Okapi, 27.12.’13

[10] Cf Radio Okapi, 07.01.’14

[11] Cf Radio Okapi, 18.12.’13

[12] Cf Radio Okapi, 24.12.’13; RFI, 24.12.’13

[13] Cf Radio Okapi, 18.12.’13

[14] Cf Cf Radio Okapi, 18.12.’13; Reuters – Zonebourse, 11.12.’13

[15] Cf AFP – Kinshasa, 27.12.’13

[16] Cf Reuters – Africatime, 18.12.’13