Gen 02 2014

Congo Attualità n. 206

INDICE

EDITORIALE: Due dichiarazioni che celano un accordo

1. LA CONCLUSIONE DEI COLLOQUI DI KAMPALA

a. Dichiarazione dell’M23 a conclusione del dialogo di Kampala

b. Dichiarazione del Governo congolese a conclusione dei colloqui di Kampala

c. Comunicato finale congiunto CIRGL – SADC sui colloqui di Kampala

d. Alcune reazioni

e. Progetto di legge sull’amnistia

2. DIETRO LE QUINTE: LA COMUNITÀ INTERNAZIONALE

 

EDITORIALE: Due dichiarazioni che celano un accordo

 

1. LA CONCLUSIONE DEI COLLOQUI DI KAMPALA

Il 2 dicembre, il Presidente congolese Joseph Kabila ha incontrato il suo omologo ugandese Yoweri Museveni a Kampala, in Uganda. Secondo il portavoce del governo ugandese, Ofwono Opondo, i due Capi di Stato  sono del parere che si dovrebbe riprendere i negoziati tra il governo congolese e l’M23 e arrivare rapidamente ad una conclusione, per facilitare il ritorno pacifico degli ex combattenti dell’M23 (nella RDCongo) e portare a termine il processo della loro smobilitazione. Secondo un breve comunicato pubblicato dalla presidenza ugandese dopo la riunione, il presidente Kabila ha ribadito la propria determinazione a liberare la RDCongo da tutti gli altri gruppi armati, tra cui le FDLR e l’ADF-Nalu. I colloqui tra il governo congolese e l’M23, con la mediazione dell’Uganda, erano stati sospesi l’11 novembre senza poter arrivare alla firma di un documento finale. Il governo congolese, infatti, aveva rifiutato di firmare un “accordo” con l’M23, proponendo di concludere i colloqui con una “dichiarazione”. Secondo il Governo, dopo aver perso la guerra e dichiarato la sua fine, l’M23 non è più un interlocutore valido per poter firmare un accordo.[1]

Il 4 dicembre, il governo congolese ha ordinato la riapertura del posto di frontiera di Bunagana, chiuso da oltre un anno a causa dell’occupazione dell’M23. Il vice-governatore del Nord Kivu, Feller Lutayichirwa, ha dichiarato che la riapertura della frontiera con l’Uganda fa parte della restaurazione dell’autorità dello Stato nel territorio di Rutshuru in seguito alla sconfitta dell’M23. Facendo riferimento all’importanza di questo posto di frontiera per quanto riguarda le entrate finanziarie dello Stato, il Direttore della Direzione Generale delle Dogane e Accise (DGDA), Déo Ruguiza, ha affermato che, nel periodo di chiusura, lo Stato congolese ha perso circa 625 milioni di franchi congolesi (più 679.000 US $) al mese. Questo riapertura permetterà la ripresa normale degli scambi commerciali con l’Uganda.[2]

Il 12 dicembre, a Nairobi (Kenya), il governo congolese e l’M23 hanno firmato due documenti che concludono i colloqui di Kampala e si sono impegnati a porre fine al conflitto nell’est della RDCongo. Il portavoce del governo congolese, Lambert Mende, ha dichiarato che si tratta di due dichiarazioni firmate separatamente.

Il primo documento è stato firmato dal presidente dell’ex-M23, Bertrand Bisimwa. Il secondo è stato firmato dal ministro congolese degli Affari Esteri, Raymond Tshibanda.

Entrambe le dichiarazioni espongono gli impegni di entrambe le parti circa una serie di questioni, tra cui la rinuncia dell’M23 alla ribellione e la sua trasformazione in un partito politico; l’approvazione di una legge sull’amnistia per atti di guerra e atti insurrezionali, escludendone ogni persona accusata di crimini di guerra, atti di genocidio e crimini contro l’umanità, compresi le violenze sessuali e l’arruolamento di bambini soldato; la liberazione dei prigionieri; il disarmo, la smobilitazione e il reinserimento sociale degli ex combattenti; il ritorno dei rifugiati e degli sfollati; la riconciliazione nazionale e la giustizia; le riforme socio-economiche e, infine, le conclusioni della valutazione dell’attuazione dell’accordo del 23 marzo 2009, tra il CNDP e il governo congolese.

Un terzo documento, un comunicato, è stato firmato dai Capi di Stato dell’Uganda, a nome della CIRGL, e del Malawi, a nome della SADC. I due Capi di Stato hanno preso atto della fine dei colloqui di Kampala e hanno chiesto ad entrambe le parti, il governo congolese e l’M23, di rispettare i loro rispettivi impegni.[3]

a. Dichiarazione dell’M23 a conclusione del dialogo di Kampala

Il Movimento del 23 marzo (M23) dichiara quanto segue:

1. Fine della ribellione

L’M23 conferma di rinunciare alla sua ribellione.

2. Amnistia

2.1. L’M23 accetta che, per poter usufruire dell’amnistia, ogni membro dell’M23 dovrà personalmente impegnarsi, per iscritto, a rinunciare definitivamente di ricorrere alle armi o di partecipare a un movimento insurrezionale, per garantire il successo di qualsiasi sua rivendicazione.

2.2. Qualsiasi violazione di tale impegno renderà automaticamente l’amnistia accordata nulla e non avvenuta, privando del diritto a qualsiasi futura amnistia chi ha commesso tale violazione.

3. Disposizioni transitorie di sicurezza

3.1. L’M23 si impegna a seguire e ad attuare le misure transitorie di sicurezza, i cui dettagli saranno definiti nell’annesso A, proposte e sviluppate riflettendo il cambiamento della situazione sul terreno, compreso il fatto che degli ex-combattenti dell’M23 sono fuggiti in Uganda e vi sono stati ricevuti;
3.2. Il disarmo, la smobilitazione, la reintegrazione sociale e la concessione dell’amnistia seguiranno l’ordine indicato nell’annesso B.

4. Liberazione dei prigionieri

4.1. Dalla firma di questa dichiarazione, l’M23 si impegna a fornire un elenco dei suoi membri prigionieri per atti di guerra e insurrezione.

4.2. Il Governo si impegna a liberare questi prigionieri e li consegnerà al Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR ​).

4.3. Il CICR si farà carico del loro ricongiungimento con le loro famiglie.

5. Trasformazione dell’M23

I membri dell’M23 si riservano il diritto di cambiare nome e di costituirsi in partito politico nel rispetto della Costituzione e delle leggi della Repubblica Democratica del Congo.

6. Ritorno e reinserimento dei rifugiati e degli sfollati interni

Per favorire il ritorno dei rifugiati, dei rappresentanti dell’M23 saranno inclusi nella struttura nazionale competente per le questioni dei rifugiati.

7 . Beni espropriati, estorti, derubati, saccheggiati e distrutti

Dei rappresentanti dell’M23 saranno inclusi nella Commissione che il governo istituirà per identificare i beni espropriati, estorti, derubati, saccheggiati e distrutti, esaminare tutti questi casi e riferire ai tribunali competenti, al fine di ripristinare i legittimi proprietari nei loro diritti.

8. Riconciliazione nazionale e giustizia

8.1. In base al principio di inclusione, dei rappresentanti dell’M23 faranno parte della Commissione nazionale di riconciliazione che sarà istituita dal Governo.

8.2. L’M23 accetta che, tenuto conto delle atrocità e delle altre gravi violazioni dei diritti umani commesse nell’est della RDCongo  e al fine di porre fine all’impunità, siano avviate delle procedure giudiziarie contro i presunti autori di crimini di guerra, atti di genocidio, crimini contro l’umanità, violenze sessuali e arruolamento di bambini soldato.

9. Meccanismo di attuazione, monitoraggio e valutazione

L’M23 designerà, per l’attuazione dei suoi impegni, un coordinatore incaricato di monitorare tale attuazione in collaborazione con il meccanismo nazionale di monitoraggio istituito in virtù dell’accordo quadro per la pace, la sicurezza e la cooperazione nella RDCongo, firmato ad Addis Abeba, Etiopia, il 24 Febbraio 2013.[4]

b. Dichiarazione del Governo congolese a conclusione dei colloqui di Kampala

Il governo della RDCongo,

a conclusione dei colloqui di Kampala con l’M23, dichiara quanto segue:

Articolo 1: Amnistia.

1.1. Il Governo si impegna a concedere l’amnistia ai membri dell’M23 per atti di guerra e di insurrezione, per il periodo compreso entro il 1° aprile 2012 e il giorno della firma del documento.

1.2. Conformemente al diritto nazionale e internazionale, l’amnistia non copre i crimini di guerra, i crimini di genocidio e i crimini contro l’umanità, tra cui la violenza sessuale, il reclutamento di bambini soldato e altre gravi violazioni dei diritti umani.

1.3. Per poter usufruire dell’amnistia, ogni membro dell’M23 dovrà personalmente impegnarsi, per iscritto, ad astenersi definitivamente dal ricorso alle armi e/o dalla partecipazione a un movimento insurrezionale al fine di difendere qualsiasi tipo di rivendicazione. Qualsiasi violazione di questo impegno rende automaticamente nulla l’amnistia così concessa e escluderebbe l’autore di questa violazione dal poter usufruire di qualsiasi amnistia successiva.

Articolo 2: Disposizioni transitorie di sicurezza.

2.1. Il governo si impegna a rispettare e ad applicare le disposizioni transitorie di sicurezza. Le disposizioni transitorie di sicurezza comprenderanno l’acquartieramento, il disarmo, la smobilitazione e il reinserimento sociale degli ex combattenti dell’M23 come specificato nell’allegato A e la cui attuazione sarà adattata all’evoluzione della situazione sul posto, incluso il fatto che degli ex combattenti dell’M23 sono fuggiti in Uganda e che vi sono stati accolti.

2.2.L’acquartieramento e il disarmo saranno effettuati con il supporto della Missione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per la Stabilizzazione della Repubblica Democratica del Congo (MONUSCO).

2.3. Il governo, con il sostegno dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), fornirà la logistica necessaria durante tutta la durata dell’attuazione delle disposizioni transitorie di sicurezza.

2.4. Il disarmo, la smobilitazione, il reinserimento sociale e la concessione dell’amnistia seguiranno l’ordine indicato nell’allegato B.

Articolo 3: Liberazione dei prigionieri.

3.1. Il Governo si impegna a liberare i membri dell’M23 fatti prigionieri per fatti di guerra e di insurrezione, la cui lista gli sarà comunicata dall’M23, e a consegnarli al Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR​​),

3.2. Il CICR si incaricherà del ricongiungimento di questi prigionieri con le loro famiglie.

Articolo 4: Trasformazione dell’M23.

Il Governo si impegna a rispondere favorevolmente a un’eventuale richiesta dei membri dell’M23 di costituirsi in partito politico, conformemente alla Costituzione e alle leggi della RDCongo.

Articolo 5: Smobilitazione e reinserimento sociale.

5.1. Sotto riserva dell’amnistia concessa ai sensi della disposizione citata sopra, la smobilitazione e il reinserimento sociale degli ex combattenti dell’M23 saranno effettuati dalle strutture appropriate del governo con il supporto della MONUSCO e di altri partner bilaterali e multilaterali,

5.2. Nella misura del possibile, e fatte salve le esigenze di equità e di governance democratica, il governo fornirà i mezzi necessari per il reinserimento sociale di questi ex-combattenti smobilitati.

Articolo 6: Il ritorno e l’insediamento dei rifugiati e degli sfollati interni.

6.1. Il governo si impegna per una rapida attuazione degli accordi tripartiti sul rimpatrio dei rifugiati firmati con gli Stati vicini e l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati e per il reinserimento degli sfollati interni.

6.2. A tal fine , il governo continuerà a lavorare con la MONUSCO per migliorare la sicurezza nelle zone di conflitto, assicurare la protezione delle popolazioni civili e risolvere il problema delle forze negative.
6.3. Per ciascuna zona di ritorno dei rifugiati, il governo si impegna a:

(I) rendere sicure, viabili e attrattive queste zone,

(II) accelerare il dispiegamento della Polizia di prossimità,

(III) accelerare l’attuazione di progetti di sviluppo delle entità di base e di reinserimento sociale,

(IV) rilanciare ed estendere i comitati locali di conciliazione,

(V) presentare un piano d’azione dettagliato per il ritorno dei rifugiati e degli sfollati interni nel quadro degli accordi tripartiti.

6.4 . Per favorire il ritorno dei rifugiati, il governo si impegna a includere dei rappresentanti dell’ex M23 nella struttura nazionale responsabile per le questioni dei rifugiati.

Articolo 7: Beni spogliati, estorti, rubati, saccheggiati e distrutti.

7.1. Il governo si impegna a istituire una Commissione incaricata di individuare i beni spogliati, estorti, rubati, saccheggiati e distrutti,  di esaminare tutti questi casi e di riferire ai tribunali competenti, al fine di ristabilire i proprietari nei loro diritti legittimi.

7.2. Tale Commissione sarà composta in modo rappresentativo e inclusivo, tenendo conto delle principali parti interessate, tra cui i rappresentanti dell’ex M23.

Articolo 8: Riconciliazione nazionale e giustizia.

8.1 Il Governo s’impegna a istituire una Commissione nazionale di riconciliazione con il mandato di:

(I) promuovere la riconciliazione nazionale e la risoluzione pacifica dei conflitti,

(II) lottare contro la discriminazione etnica e l’incitazione all’odio, raccomandando una legislazione adeguata,

(III) risolvere i conflitti inter-etnici, compresi i conflitti fondiari,

(IV) offrire un’educazione civica per promuovere una coesistenza pacifica, per comprendere meglio i diritti e i doveri di cittadinanza e per rafforzare il patriottismo,

(V) trattare qualsiasi altra questione correlata.

8.2. La Commissione nazionale di riconciliazione sarà composta da persone di integre e rappresentative, selezionate nel rispetto dei principi di equità, inclusione e uguaglianza. Saranno inclusi i rappresentanti dell’M23.

8.3. La Commissione nazionale di riconciliazione sarà sotto la suprema autorità del Presidente della Repubblica e sotto la supervisione diretta del Primo Ministro.

8.4. Considerate le atrocità e le altre gravi violazioni dei diritti umani commesse nell’est della Repubblica Democratica del Congo e per porre fine all’impunità, il Governo farà sì che si intraprendano delle procedure giudiziarie contro qualsiasi presunto autore di crimini di guerra, atti di genocidio, crimini contro l’umanità, violenza sessuale e arruolamento di bambini soldato.

Articolo 9: Governance e riforme socioeconomiche.

Ai sensi dell’accordo quadro del 24 febbraio 2013, il governo riafferma il suo impegno a proseguire le riforme strutturali e istituzionali, compresa la riforma dei settori della sicurezza, della pubblica amministrazione, della finanza pubblica, della giustizia e della gestione delle risorse naturali, senza dimenticare l’attuazione del decentramento e rendendo effettive le condizioni di una governance locale in linea con le esigenze della Costituzione e delle leggi in vigore, tra cui la disposizione relativa all’attribuzione alle province del 40 % delle entrate di carattere nazionale.

Articolo 10: Attuazione delle conclusioni del riesame dell’accordo di pace del 23 marzo 2009.

Il governo ribadisce il suo impegno per portare a termine l’attuazione degli impegni che erano stati presi nel quadro dell’accordo del 23 marzo 2009 firmato con il CNDP e che, come previsto nelle conclusioni della rivalutazione di detto accordo (vedi Allegato C ), non sono stati realizzati o che non lo sono stati che parzialmente, che sono ancora validi e che non sono specificamente affrontati nella presente Dichiarazione, cioè l’impegno per la riabilitazione e lo sviluppo delle zone colpite dai conflitti. Per efficienza, il Governo si impegna ad assegnare tale compito ad una struttura adeguata.

Articolo 11: Meccanismo di attuazione, monitoraggio e valutazione.

11.1. Il monitoraggio e la valutazione dell’attuazione della presente Dichiarazione saranno assicurati dal Meccanismo Nazionale di Controllo degli impegni nazionali sottoscritti dalla Repubblica Democratica del Congo, creato in seguito all’accordo quadro del 24 febbraio 2013. A tal fine, il meccanismo nazionale di controllo formulerà i criteri di supervisione necessari per garantire un controllo efficace dell’attuazione della presente Dichiarazione.

11.2. Il Governo designerà un coordinatore incaricato dell’attuazione della presente Dichiarazione con il meccanismo nazionale di controllo.

11.3. Il segretariato esecutivo della CIRGL accompagnerà il meccanismo nazionale di controllo in questo compito, per un periodo di sei mesi, rinnovabile una sola volta.[5]

c. Comunicato finale congiunto CIRGL – SADC sui colloqui di Kampala

Il governo della RDCongo e l’M23 hanno, ciascuno, firmato una propria dichiarazione che riflette il consenso raggiunto durante i colloqui di Kampala a proposito delle tappe necessarie per porre fine all’attività armata dell’M23 e delle misure necessarie per la concretizzazione, nell’est della RDCongo, di una stabilità, di una riconciliazione e di uno sviluppo a lungo termine. Entrambe le dichiarazioni, prese nel loro insieme, coprono gli undici punti negoziati e concordati dal governo della RDCongo e l’M23. In sintesi, gli undici punti sono:

(i) Amnistia per i membri dell’M23 unicamente per atti di guerra e di insurrezione;

(ii) Disposizioni transitorie di sicurezza per il disarmo e la smobilitazione;

(iii) Liberazione dei membri dell’M23, detenuti dal governo della RDCongo per atti di guerra e di insurrezione;
(iv) Decisione dell’M23 per porre fine alla ribellione e trasformarsi in un partito politico legittimo;

(v) Smobilitazione degli ex combattenti dell’M23;

(vi) ritorno dei rifugiati e degli sfollati;

(vii ) Istituzione di una commissione per la questione dei beni espropriati, estorti, rubati, saccheggiati e distrutti, compresi i terreni;

(viii) Riconciliazione nazionale e giustizia;

(ix) Riforme sociali, economiche e dei servizi di sicurezza;

(x) Attuazione delle conclusioni della valutazione della realizzazione dell’accordo del 23 marzo 2009;

(xi) Meccanismo di attuazione, monitoraggio ed evacuazione degli impegni assunti[6]

d. Alcune reazioni

Secondo l’Unione per la Nazione Congolese (UNC) di Vital Kamerhe e le Forze Acquisite al Cambiamento (FAC), si tratta di un accordo a vantaggio dell’M23. Critico, il deputato nazionale e, allo stesso tempo, coordinatore delle FAC, Martin Fayoulou, ha criticato l’accordo, perché «il governo si è impegnato a portare a termine l’attuazione dell’accordo del 23 marzo 2009 firmato con il CNDP. È un tradimento». Stesso tono da parte dell’UNC di Vital Kamerhe. Secondo Jean-Bertrand Ewanga, segretario generale del partito e coordinatore della piattaforma della Coalizione per un Vero Dialogo, «l’M-23 ne esce rinforzato. L’M23 risulta essere una forza negativa cui si sono concessi tutti i vantaggi».[7]

Secondo la Coalizione per un Vero Dialogo (CVD), gli impegni assunti dal Governo congolese e dall’M23, sottilmente presentati come dichiarazioni firmate separatamente, in ultima analisi, non sono che degli accordi. La CVD denuncia questi accordi che riprendono la quasi totalità delle rivendicazioni dell’M23 contenute nell’accordo del 23 marzo 2009, accordi che sono alla base della guerra dell’M23 stesso contro la RDCongo.

Con la firma di questi impegni, il governo congolese ha permesso all’M23 e ai suoi sostenitori ruandesi e ugandesi di rinvigorirsi. Ciò che l’M23 e i Paesi vicini che lo sostengono cercavano di ottenere con le armi e la guerra, l’hanno ottenuto attraverso gli impegni assunti dal Governo congolese a Nairobi.

La CVD condanna quindi la firma degli impegni assunti dal governo il 12 dicembre a Nairobi. Nessun paese al mondo avrebbe accettato di sottomettersi come ha fatto il governo congolese a Nairobi, firmando degli accordi, sotto l’etichetta di semplici dichiarazioni, con un gruppo armato qualificato di forza negativa.

Con la firma di tali impegni da parte del governo congolese, l’M23 e i suoi sostenitori ruandesi e ugandesi sono i grandi vincitori.

1. L’amnistia a favore dei membri dell’M23 prevista con questi impegni rischia di consacrare, ancora una volta, l’impunità. Il testo non fa alcun riferimento, per le vittime congolesi degli orrori della guerra, alla possibilità di sporgere denuncia e di ottenere riparazione per i danni subiti da parte dell’M23.
2. Il governo congolese si è impegnato a riconoscere l’M23 come “partito politico legittimo”, nonostante sia stato qualificato come forza negativa. I membri dell’M23 potranno quindi occupare posti ministeriali nel prossimo governo detto di coesione nazionale e dei posti di responsabilità nelle aziende pubbliche e nei servizi di sicurezza. È la ricompensa di guerra che il governo congolese ha accettato di dare a coloro che hanno preso le armi per massacrare il popolo.

3. Con la firma di questi impegni, il governo congolese non è riuscito a imporre le condizioni preliminari a qualsiasi discussione, come possono essere l’accusa, l’arresto e l’estradizione degli autori di crimini di guerra e di crimini contro l’umanità. La RDCongo non è, quindi, sicura che gli autori di questi crimini, fuggiti in Ruanda e in Uganda dove hanno trovato rifugio e protezione, siano estradati verso la RDCongo.

4. Secondo le dichiarazioni di Nairobi, l’M23 sarà coinvolto nell’organizzazione del ritorno dei rifugiati, il che consentirà l’infiltrazione di popolazioni ruandesi e ugandesi, con un conseguente sovraffollamento delle zone ambite dal Ruanda  e dall’Uganda. Ne risulteranno sicuramente dei problemi di convivenza con le popolazioni congolesi autoctone, creando dei conflitti di cui ne approfitteranno certe forze oscure per chiedere un referendum di autodeterminazione per questi territori e, quindi, la balcanizzazione della RDCongo.

Da quanto precede, la CVD ritiene che per affrontare la sfida della salvaguardia dell’integrità territoriale del Paese, della sicurezza della popolazione, della pace e dello sviluppo, sarà necessario gestire in modo efficiente le questioni relative ai gruppi armati, al processo elettorale, al ritorno dei rifugiati, alla riforma dell’esercito, della polizia e della giustizia, alla lotta contro la corruzione e al rispetto dei diritti umani.[8]

Dopo un’attenta lettura dei documenti finali firmati, molti osservatori guardano al futuro con scetticismo, a causa della confusione che caratterizza gli undici punti che hanno messo d’accordo Kinshasa e l’ex M23, tra cui la mutazione dell’M23 in partito politico e il diritto concesso ai membri dell’M23 di far parte di varie Commissioni a livello nazionale: quella relativa alla riconciliazione e alla giustizia, quella relativa alla questione dei beni espropriati, estorti, rubati, saccheggiati e distrutti, quella incaricata dell’attuazione degli impegni assunti dalle parti e che collaborerà con il meccanismo nazionale di monitoraggio della messa in atto dell’accordo di Addis Abeba.
Tutte queste concessioni fatte all’M23 dal governo congolese, per così dire in nome della pace, comportano un grande rischio. In effetti, la storia della RDCongo negli ultimi diciotto anni è stata scritta dagli stessi personaggi. Anche se questi possono cambiare di volta in volta, la questione di fondo rimane sempre la stessa. Ciò che è evidente è che, con la sopravvivenza politica dell’M23, si potrà assistere  ad una nuova epica edizione delle precedenti “ribellioni”: l’AFDL, l’RCD e il CNDP.

L’AFDL ha  dato alla luce l’RCD, l’RCD ha partorito il CNDP, il CNDP ha generato l’M23. Mettere in dubbio questa filiazione è prendere in giro il popolo congolese perché, dal nonno al nipote, che è l’M23, c’è un cordone ombelicale, cioè uno stesso progetto, che unisce le diverse generazioni, mettendo in evidenzia uno stesso albero genealogico.

Come il nonno, anche l’M23 troverà qualche difetto in ciò che Kinshasa gli ha concesso. Se necessario, come hanno già fatto i suoi antenati a loro tempo, l’M23 metterà il bastone tra le ruote di Kinshasa, o getterà sotto i suoi piedi delle bucce di banana affinché scivoli e cada! Allora, appoggiato dai suoi eterni sostenitori ugandesi e ruandesi, l’M23 brandirà il mancato rispetto degli impegni da parte di Kinshasa e troverà qualsiasi scusa per riprendere le armi. L’M23 potrà diventare un partito politico ed essere addirittura membro della maggioranza presidenziale, ma non sarà mai soddisfatto rispetto alla realizzazione del suo piano nascosto di cui, peraltro, non è che un semplice subappaltatore.
Concedere all’M23 di far parte delle diverse commissioni è come concedergli un assegno in bianco.
Gli si concede, infatti, di essere giudice e parte in causa per quanto riguarda i suoi membri ricercati dalla giustizia per i crimini di guerra e i crimini contro l’umanità da essi commessi, come la violenza sessuale, il reclutamento di bambini soldato e il saccheggio di beni pubblici e privati.
In definitiva, anche se ufficialmente si è sepolta l’ascia di guerra e si è annunciata la dissoluzione dell’M23 come gruppo armato, non è tuttavia escluso che l’M23 possa creare un altro mostro a lui simile per proseguire il piano di spartizione della RDCongo.[9]

e. Progetto di legge sull’amnistia

Il 20 dicembre, il Consiglio dei ministri ha approvato un progetto di legge sull’amnistia per atti di insurrezione, atti di guerra e infrazioni politiche. Presentato dal Ministro della Giustizia e dei Diritti Umani, il progetto di legge sull’amnistia fa seguito, da un lato, alle raccomandazioni formulate dai partecipanti alle concertazioni nazionali e, dall’altro, agli impegni assunti dal Governo congolese con la dichiarazione di Nairobi, in cui prende atto della fine della ribellione armata dell’ex M23. La legge sull’amnistia completa una serie di altre disposizioni volte a creare le condizioni idonee per mantenere e consolidare la coesione nazionale, in particolare le misure sulla grazia adottate dal Capo dello Stato e quelle avviate dal Ministero della giustizia e Diritti Umani circa la liberazione condizionale di alcuni detenuti.

Il progetto di legge riguarda gli autori di reati commessi nella RDCongo da Congolesi che risiedono all’interno del paese o all’estero. Non riguarda, invece, i reati gravi e / o imprescrittibile ai sensi sia del diritto nazionale che del diritto internazionale.

Dal campo di applicazione sono, quindi, esclusi i crimini di genocidio, i crimini di guerra, i crimini contro l’umanità, i reati di tradimento, di massacro, di omicidio, di rapina a mano armata, di associazione a delinquere e di malversazione di denaro pubblico, la violazione delle norme relative al cambio di moneta, il traffico di droga, il reclutamento di bambini soldato, gli stupri e le violenze sessuali.
Al fine di rafforzare la lotta contro l’impunità, i condannati fuggitivi e latitanti sono esclusi dall’amnistia.
I beneficiari della legge sull’amnistia dovranno formalmente impegnarsi a non ricadere nelle infrazioni amnistiate, altrimenti saranno esclusi dai benefici della presente legge e da qualsiasi amnistia successiva.

Anche se i reati oggetto di amnistia perdono il loro carattere di infrazione, non è tuttavia annullata la responsabilità civile dei loro autori, che restano obbligati alla riparazione.

Il disegno di legge sull’amnistia copre il periodo compreso dall’8 maggio 2009 fino alla data di entrata in vigore della legge e sarà presentato in Parlamento il più presto possibile.
Secondo il governo, l’amnistia dovrebbe permettere il ritorno, nella RDCongo, dei combattenti dell’M23 fuggiti in Ruanda e in Uganda, ma circa 70 dirigenti del Movimento non ne potranno usufruire, perché accusati di reati gravi da Kinshasa o dalle Nazioni Unite.

L’Assemblea Nazionale dei Deputati aveva approvato, già il 7 maggio 2009, una legge su un’amnistia generale per atti di guerra commessi nell’est del Paese, in seguito all’accordo firmato il 23 marzo di quell’anno dal governo congolese e dal Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo (CNDP). Tale accordo aveva messo fine alla ribellione del CNDP mediante l’integrazione dei suoi militari nell’esercito nazionale. Tuttavia, nel mese di aprile 2012, parte di questi militari del CNDP integrati nell’esercito in seguito all’accordo del 23 marzo 2009, si sono “ammutinati” e hanno dato origine ad una nuova “ribellione”: l’M23.[10]

2. DIETRO LE QUINTE: LA COMUNITÀ INTERNAZIONALE

Il 13 dicembre, l’inviata speciale del Segretario generale per la regione dei Grandi Laghi, Mary Robinson, l’inviato speciale degli Stati Uniti per la regione dei Grandi Laghi e la RDCongo, Russ Feingold, il Rappresentante speciale dell’Unione Africana, Boubacar Diarra, il coordinatore principale dell’Unione Europea per la regione dei Grandi Laghi, Koen Vervaeke, e il rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite nella RDCongo, Martin Kobler, hanno affermato, in un comunicato stampa, di aver accolto con favore le due Dichiarazioni firmate a Nairobi (Kenia), il 12 dicembre, dal governo congolese e dall’M23, a conclusione dei colloqui di Kampala (Uganda). Gli inviati speciali incoraggiano le due parti ad attuare rapidamente gli impegni assunti, tra cui il disarmo, la smobilitazione e il reinserimento sociale dei membri dell’M23 in RDCongo, in Rwanda e in Uganda, secondo i casi. Gli inviati chiedono al governo congolese di impegnarsi affinché tutti coloro che hanno commesso crimini di guerra e crimini contro l’umanità rendano conto delle loro azioni. Guardando al futuro, gli Inviati chiedono ai Paesi della regione dei Grandi Laghi di approfittare di questo passo positivo per fare avanzare l’attuazione dell’accordo quadro per la pace, la sicurezza e la cooperazione, da essi firmato ad Addis Abeba in febbraio 2012, attraverso un dialogo politico più ampio tra gli Stati della regione stessa.[11]

Il 6 dicembre, in occasione del vertice Africa- Francia a Parigi, l’inviato speciale degli Stati Uniti per la regione dei Grandi Laghi, Russ Feingold, aveva concesso a “Jeune Afrique” la seguente intervista:
Jeune Afrique: Si sta cercando una soluzione negoziata ai problemi dei Grandi Laghi. Ma chi deve negoziare? Kinshasa e i gruppi ribelli? Oppure gli Stati della regione?

Russ Feingold: Nonostante che il Movimento del 23 marzo (M23) sia stato smantellato e che le interferenze esterne nell’est della RDCongo siano state ridotte, tuttavia la tragedia di questa parte della RDCongo non è stata finora risolta. Non solo ci sono altri gruppi armati, ma ci sono anche dei problemi di sicurezza delle frontiere e del ritorno dei rifugiati e degli sfollati. Tali problemi non saranno risolti, se non attraverso un dialogo condotto, naturalmente, dagli Africani. La maggior parte degli osservatori ritengono, infatti, che la conclusione delle discussioni di Kampala non è sufficiente e che i Paesi implicati devono sedersi intorno a un tavolo.

Alle radici del conflitto, lei dunque parla dei rifugiati congolesi sparsi nei paesi limitrofi che non vogliono rientrare perché hanno paura per la loro incolumità?

Gli esperti fanno notare che alcuni gruppi etnici non si sentono a proprio agio nell’est della RDCongo. Ci si pone la questione di un’eventuale discriminazione etnica. Si tratta, quindi, di una questione importante. È difficile immaginare pace e sicurezza per l’est del Congo, se la problematica dell’insicurezza che ostacola il ritorno delle popolazioni non diventa uno dei principali temi del dialogo.

L’esercito congolese e le forze della Monusco hanno iniziato alcune operazioni militari contro i ribelli ruandesi delle Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda (FDLR). I ribelli hanno affermato che sarebbero disposti a deporre le armi se Kigali accettare trattative con loro. Sarebbe possibile un certo tipo di accordo?

Le FDLR dovranno prendersi la loro responsabilità. Se affermano, come gruppo o individualmente, che sono pronte a consegnarsi, il governo congolese e la Monusco sono pronti ad aiutarli. Ma non credo che chiedere al governo ruandese di avviare colloqui diretti con le FDLR sia corretto. Le FDLR sono un gruppo armato illegale che continua ad agire nell’est della RDCongo. L’M23 è stato sconfitto militarmente dall’esercito congolese con l’aiuto della comunità internazionale. Anche le FDLR devono subire la stessa sorte. Ne va della credibilità della comunità internazionale.

La pressione esercitata dagli Stati Uniti sul Ruanda potrebbe essere la chiave per la sconfitta dell’M23?
Il nostro governo ha svolto un ruolo positivo affinché tutte le parti rispettassero gli impegni presi con l’accordo-quadro di Addis Abeba. Tra questi impegni, c’era la raccomandazione esplicita di non appoggiare alcun gruppo armato. Ogni volta che abbiamo constatato un’inadempienza di questa raccomandazione, da qualunque parte provenisse, siamo intervenuti e abbiamo cercato di impedirlo.
Come sono le relazioni tra il Ruanda e gli Stati Uniti?

Sono relazioni molto buone. Gli incontri che ho avuto con le autorità di questo paese sono stati eccezionali. Abbiamo avuto alcuni disaccordi a proposito del rispetto dell’accordo-quadro di Addis Abeba ma, su questo, siamo stati chiari. Le constatazioni di certe inadempienze hanno portato a dei cambiamenti nella nostra strategia d’assistenza a questo paese. Ma tali decisioni non hanno un carattere permanente e speriamo che si possa iniziare un nuovo periodo, libero da questo tipo di ingerenze.[12]


[1] Cf Radio Okapi, 03.12.’13

[2] Cf Radio Okapi, 04.12.’13

[3] Cf Radio Okapi, 12.12.’13

[7] Cf RFI. 18.12.’13

[8] Cf Le Phare – Kinshasa, 18.12.’13

[9] Cf Le Potentiel – Kinshasa, 14.12.’13

[10] Cf http://www.digitalcongo.net/article/96952; AFP – Kinshasa, 21.12.’13 (via mediacongo.net)

[11] Cf Comunicato stampa – Monusco, 13.12.’13

[12] Cf Pierre Boisselet – Jeune Afrique, 20.12.’13