Ott 30

Congo Attualità n. 198

 INDICE:

EDITORIALE: Quando negoziare prende il sopravvento sull’agire

1. L’M23 SEMPRE MINACCIOSO

2. LE NEGOZIAZIONI TRA L’M23 E IL GOVERNO CONGOLESE A KAMPALA

a. Le divergenze tra il Governo e l’M23

b. Un’ennesima sospensione

3. RIPRESA DEI COMBATTIMENTI TRA L’ESERCITO E L’M23

a. Cronaca di una liberazione

b. Che fare?

 

EDITORIALE: Quando negoziare prende il sopravvento sull’agire

 

1. L’M23 SEMPRE MINACCIOSO

Il 3 ottobre, il Movimento del 23 marzo (M23) ha minacciato, in un comunicato, di sparare contro qualsiasi velivolo che sorvoli il territorio a bassa quota. Secondo il comunicato, «martedì scorso, due elicotteri di colore bianco e con le insegne dell’Onu hanno sorvolato, a bassa quota e per più di tre ore, il nostro spazio, entrandovi da Kibumba, attraversando Rugiri, Bukima, Runyoni e Ntamugenda e uscendone da Tongo. Mercoledì, un altro elicottero con le stesse insegne ha sorvolato il nostro spazio nelle stesse condizioni di altitudine. L’M23 mette in guardia i responsabili di questi atti di provocazione. Sono quindi avvertiti che, in caso di recidiva, all’esercito dell’M23 sono state date  istruzioni chiare e inequivocabili di abbattere immediatamente e senza preavviso tali velivoli». Il portavoce dell’M23, Amani Kabasha, ha affermato che «dopo aver esaminato i fatti con le alte sfere della Monusco, si è scoperto che questi elicotteri armati non appartengono alla Monusco, che ha smentito di aver realizzato voli sulla zona dell’M23 nei giorni indicati». Secondo l’M23, si tratta quindi di velivoli dell’esercito congolese che, camuffati sotto le insegne dell’Onu per ingannare l’esercito dell’M23, stanno effettuando ricognizioni militari in vista di nuovi attacchi.[1]

L’11 ottobre, nel pomeriggio, un elicottero della Monusco ha subito un attacco a partire dalle posizioni dell’M23 nella zona di Rumangabo, nel Nord Kivu. Il capo della Monusco, Martin Kobler, ha condannato fermamente tale atto e ha dichiarato che la Monusco continuerà le sue missioni aeree. «L’M23 non potrà chiuderci lo spazio aereo congolese. Continueremo a fare il possibile per proteggere la popolazione civile, anche con la forza se necessario», ha assicurato il rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite.

Da parte sua, l’M23 ha ammesso che si tratta di un “grave incidente”. «L’elicottero volava a bassa quota sopra il campo di Rumangabo verso le 16h00 , mentre di solito passa a dieci miglia di distanza in linea d’aria», ha dichiarato il portavoce militare dell’M23, il tenente colonnello Vianney Kazarama. Egli ha affermato che i soldati pensavano che fosse un elicottero delle FARDC che volessero riprendere le ostilità. Secondo lui, c’è stato un errore da entrambe le parti, sia della Monusco che dell’M23. «Secondo il mio parere, penso che il pilota ha sbagliato rotta ed arrivato sopra il campo di Rumangabo», ha dichiarato il portavoce militare dell’M23.

L’Inviata speciale dell’Onu per la Regione dei Grandi Laghi, Mary Robinson, a ritenuto «inaccettabile» l’attacco dell’M23 contro l’elicottero della Monusco e ha «condannato questo grave incidente che mette in pericolo la sicurezza delle truppe della Monusco».[2]

Il 13 ottobre, in un memorandum indirizzato alle autorità della RDCongo, la Società Civile del Nord Kivu ha invitato il Capo dello Stato, Joseph Kabila e il presidente dell’Assemblea Nazionale, Aubin Minaku, di «dichiarare lo stato d’assedio per i territori di Rutshuru, Masisi e Nyiragongo, nel Nord Kivu, consentire all’esercito nazionale di lanciare un’offensiva militare contro l’M23 e i suoi alleati ruandesi e ugandesi, rompere le relazioni diplomatiche con il Ruanda e l’Uganda, richiamando a Kinshasa gli ambasciatori che vi sono accreditati, e ritirare la delegazione governativa dai colloqui di Kampala». Nel memorandum, Omar Kavota, vice presidente e portavoce della Società civile del Nord-Kivu, rivela che vari militari ruandesi e ugandesi hanno raggiunto, negli ultimi due giorni, le posizioni dell’M23 in questi territori. Secondo Omar Kavota, l’11 ottobre, nove camion carichi di militari ruandesi e ugandesi e di munizioni hanno attraversato la frontiera di Bunagana e sono arrivati a Kahunga, Rumangabo, Nyongera e Kitshanga, posizioni tenute dall’M23. Omar Kavota ha aggiunto che il giorno seguente, il 12 ottobre, un battaglione dell’esercito ruandese proveniente da Kinigi, distretto di Rwengeri (Ruanda), ha attraversato la frontiera e si è diretto verso Tshanzu, un’altra posizione dell’M23. Un altro battaglione entrato da Runyonyi ha attraversato Shangi (raggruppamento di Gisigari) per Rumangabo. Nel Masisi, gli aggressori si sono infiltrati fino a Mushaki, Karuba e Ngungu (Territorio dei Bahunde), zone utilizzate in passato dal CNDP, ora M23, per nascondere le armi. Thomas d’Acquin Mwiti, presidente della società civile del Nord Kivu, ha rivelato che il ministro della Difesa ruandese, James Kabarebe, ha presieduto una riunione presso l’hotel Cerena di Gisenyi (Ruanda) , in cui gli Stati Maggiori dell’esercito ruandese e dell’M23 hanno finalizzato un piano di attacco.[3]

Nella notte tra il 14 e il 15 ottobre, si è registrato uno scontro tra l’M23 e l’esercito congolese a Kanyamahoro, vicino a Kibumba, a quindici chilometri a nord di Goma. Entrambe le parti si accusano reciprocamente di aver attaccato per primo. Una fonte della Monusco ha precisato che lo scontro è durato circa 20 minuti e che, probabilmente, è stato provocato dall’interferenza di “due pattuglie”, una dell’M23 e l’altra delle FARDC, in prossimità della linea del fronte. Secondo la Società Civile del Nord-Kivu è l’M23 che ha attaccato la postazione delle FARDC, ma è stato respinto la località di Kanyamahoro è rimasta sotto controllo dell’esercito regolare. Il capo politico dell’M23, Bertrand Bisimwa, ha dato 48 ore di tempo, affinché l’esercito congolese lasci la località di Kanyamahoro.[4]

Dal 10 ottobre, un centinaio di famiglie sono fuggite da Kibumba e Buhumba, a 30 Km a nord di Goma, per evitare le angherie e i soprusi inflitti dall’M23. Essi accusano i ribelli di preparare una nuova guerra e di imporre agli uomini dei lavori forzati. Infatti, la ribellione obbligherebbe gli uomini a scavare trincee vicino al confine ruandese. Gli sfollati hanno trovato rifugio a 10 km da Goma, a Kanyaruchinya controllata dall’esercito congolese. Uno degli arrivati a Kanyaruchinya ha detto: «I ​​ribelli ci prendevano con la forza e ci portavano a scavare delle trincee dove potranno proteggersi. Calata la sera, prendono tutti gli uomini e li portano in una zona presso la frontiera tra la RDCongo e il Ruanda, dove c’è la collina Hehu, dove dovevamo scavare trincee che coprivamo poi con lamiere ed erba». Lo stesso sfollato ha affermato che i ribelli hanno installato armi sulle colline di Hehu e presso l’ufficio amministrativo del territorio di Kibumba.
Queste famiglie fuggite da Kibumba e Buhumba dicono di temere la ripresa dei combattimenti. Inoltre, hanno affermato che l’M23 impedisce ogni movimento della popolazione e che sono riuscite a fuggire solo attraverso la frontiera ruandese. «Coloro che passavano per la strada principale sono stati costretti a tornare a Kibumba», ha dichiarato uno sfollato.[5]

Il 16 ottobre , il gruppo dei deputati nazionali del Nord-Kivu ha chiesto al governo congolese di prendere sul serio la minaccia di un “attacco imminente” del Ruanda contro la RDCongo. In una dichiarazione rilasciata a Kinshasa, i deputati chiedono al governo di «continuare l’offensiva militare e diplomatica per recuperare i territori occupati dagli alleati del Ruanda, l’M23». Hanno inoltre chiesto alla Monusco di attivare la sua brigata d’intervento e alla comunità internazionale di condannare fermamente le azioni del governo ruandese. In questo documento, i deputati nazionali del Nord-Kivu chiedono anche che la commissione tripartita RDCongo – Ruanda – UNHCR proceda all’identificazione delle famiglie provenienti dal Ruanda e arrivate a Jomba, nel territorio di Rutshuru, all’inizio di ottobre. I deputati del Nord-Kivu esigono, inoltre, la fine dei negoziati tra l’M23 e il governo congolese a Kampala. Secondo loro, queste trattative sono una “distrazione” e una “spesa aggiuntiva” per il governo congolese.[6]

Il 18 ottobre, in mattinata, l’M23 ha sparato contro un elicottero della Monusco, nella zona di Kibumba, del territorio di Rutshuru. Il capo della missione delle Nazioni Unite, Martin Kobler, e l’inviata speciale del Segretario generale dell’ONU per la regione dei Grandi Laghi, Mary Robinson, hanno condannato fermamente questo nuovo attacco dell’M23 a un elicottero della Monusco, il secondo in meno di una settimana.[7]

Il 19 ottobre, il generale autoproclamato dell’M23, Sultani Makenga, avrebbe annunciato, su una radio locale, la sua intenzione di vietare qualsiasi movimento delle forze dell’Onu a Rutshuru, a 75 km da Goma. Diverse fonti affermano che la tensione è evidente nelle due cittadine di Kiwanja e di Rutshuru, dove l’M23 avrebbe installato un importante dispositivo militare nei pressi della base della Monusco.[8]

Il 20 ottobre, movimenti di truppe fanno temere la ripresa di nuovi scontri. L’esercito congolese ha rafforzato le sue posizioni lungo la strada Goma – Kibumba. In questo fine settimana, la popolazione ha visto passare quattro battaglioni delle FARDC (Forze Armate della Repubblica Democratica del Congo), in direzione della linea del fronte. L’M23 ha rafforzato le sue posizioni sulla strada Kibumba – Kiwanja. Si parla di vere fortificazioni, di trincee già scavate, di artiglieria già predisposta. A Kiwanja, dove sono presenti sia l’M23 che la Monusco, si osserva un rafforzamento delle posizioni in entrambi i lati. L’M23 avrebbe orientato l’artiglieria pesante verso la base delle Nazioni Unite. Nei giorni scorsi, la Monusco, vi ha inviato circa 300 unità della nuova brigata d’intervento appoggiati da carri armati. L’M23 avverte che se la Monusco attaccasse le sue posizioni o appoggiasse le FARDC, sarebbe pronto a rispondere.[9]

Il 21 ottobre, il responsabile della Monusco nel Nord Kivu, Axel Queval, ha rivelato che la brigata  d’intervento della stessa Monusco si è dispiegata la scorsa settimana anche a Kiwanja, a 75 km a nord di Goma, nel territorio di Rutshuru. Tale dispiegamento è stato deciso per rafforzare la presenza della missione dell’Onu nella parte occupata dall’M23 e per garantire l’effettiva protezione dei civili.[10]

2. LE NEGOZIAZIONI TRA L’M23 E IL GOVERNO CONGOLESE A KAMPALA

a. Le divergenze tra il Governo e l’M23

Il 16 ottobre, l’Inviata Speciale del Segretario Generale dell’Onu per la Regione dei Grandi Laghi, Mary Robinson, il Rappresentante Speciale del Segretario Generale dell’Onu per la RDCongo e capo della Monusco, Martin Kobler, il segretario esecutivo della CIRGL, Alphonse Ntumba Lwaba, e il ministro congolese degli Affari Esteri, Raymond Tshibanda, sono arrivati ​​a Kampala, dove le discussioni sul documento finale proposto dalla mediazione continuano a inciampare sulle questioni relative al disarmo, all’amnistia e alla reintegrazione dell’M23 nell’esercito regolare. L’M23 respinge con veemenza ogni idea di disarmare i suoi militari e vuole un’amnistia totale e collettiva, mentre Kinshasa, da parte sua, è disposta a concedere un’amnistia caso per caso. L’M23 esige che tutti i suoi soldati siano reintegrati nelle FARDC e dispiegati solo nell’est del Paese, mentre Kinshasa vuole che i soldati dell’M23 che potrebbero essere reintegrati nell’esercito regolare siano assegnati a province lontane dai territori dell’Ituri, del Nord-Kivu e del Sud-Kivu. Il governo congolese aveva già presentato alla mediazione ugandese due liste contenenti un centinaio di nomi di membri dell’M23 esclusi da qualsiasi misura di amnistia, di integrazione nell’esercito nazionale e nelle istituzioni politiche dello Stato, perché già espulsi dall’esercito, o ricercati dalla giustizia congolese e internazionale, o recidivi, essendo già stati membri di ribellioni precedenti (AFDL, RCD e CNDP) e già reintegrati nell’esercito più volte. L’opzione di un’amnistia “temporanea” e di ‘integrazione dei militari dell’M23 nelle FARDC e di un loro dispiegamento nell’est del Paese, sostenuto dal Presidente ugandese mediatore nelle trattative, non sembra ottenere il consenso della delegazione di Kinshasa. Da parte sua, Mary Robinson avrebbe espresso il desiderio che le negoziazioni in corso terminino presto.[11]

Il 18 ottobre, i punti di disaccordo tra le due parti non sono assolutamente cambiati. Tra questi punti figura la questione dell’amnistia per i capi ribelli oggetto di sanzioni da parte dell’Onu. Il governo congolese rifiuta di concedere loro, ancora una volta, un’ennesima amnistia. Vuole, infatti, evitare il ciclo vizioso ribellione – accordo di pace – nuova ribellione. D’altra parte, l’M23 rifiuta un accordo che offra come unica opzione la prigione. Si deve cercare una via d’uscita. Tra le opzioni prese in considerazione, c’è quella del loro esilio, ma occorre trovare un paese disponibile ad accoglierli. Alcuni membri della delegazione dell’M23, Kambasu Ngeve et René Abandi, avrebbero voluto parlare, invece, della questione relativa all’assegnazione di posti militari e politici a livello locale, provinciale, nazionale e internazionale. La delegazione del governo si è opposta a tale richiesta che  condurrebbe a una specie di spartizione del potere. Nel pomeriggio, gli inviati della comunità internazionale si sono recati a Kigali per incontrare il presidente Paul Kagame.[12]

Il 19 ottobre, i negoziati sono ancora bloccati sulla questione relativa alla sorte dei comandanti militari dell’M23. Secondo Francois Mwamba, membro della delegazione del governo a Kampala, la lista dei membri dell’M23 da escludere  da qualsiasi misura di amnistia è stata esaminata da entrambe le parti e ridotta ai soli membri oggetto di sanzioni internazionali da parte delle Nazioni Unite e degli gli Stati Uniti o accusati di crimini di guerra da Human Rights Watch, una Ong per la difesa dei diritti umani. Il governo congolese avrebbe accettato che questi ufficiali siano consegnati alla comunità internazionale che, secondo alcune fonti governative e diplomatiche, starebbe cercando il modo di organizzare il loro esilio.[13]

Il 20 ottobre, il governo congolese avrebbe accettato il principio dell’amnistia per la stragrande maggioranza delle truppe dell’M23, escludendone però i membri oggetto di sanzioni internazionali.

L’M23 ha rifiutato la proposta dell’esilio di questi ultimi. Vianney Kazarama, portavoce militare dell’M23, ha affermato che «non si può chiedere il ritorno dei rifugiati congolesi per accettare, poi, l’esilio per se stessi».

In serata, un responsabile congolese presente a Kampala, ha dichiarato che «si sta andando lentamente ma inesorabilmente verso un fallimento. Di fronte alle concessioni fatte dalla delegazione governativa, l’M23 porta sul tavolo nuove richieste», precisando che «l’M23 ha rifiutato l’ultima proposta» presentata dalla mediazione ugandese e accettata da Kinshasa.
Più tardi, i colloqui sono stati sospesi. L’M23 denuncia la malafede della delegazione del governo che ha lasciato la sala dopo un alterco con Roger Lumbala, vicepresidente della delegazione dell’M23, impedendo così la finalizzazione dell’accordo. Da parte sua, Kinshasa deplora l’ostinazione dell’M23 sui temi dell’amnistia e della reintegrazione. A questo punto, diversi osservatori delle Nazioni Unite temono una ripresa dei combattimenti.[14]

b. Un’ennesima sospensione

Il 21 ottobre , il ministro congolese degli affari esteri e capo della delegazione governativa, Raymond Tshibanda, ha dichiarato: «Speravamo di arrivare a un risultato che avrebbe certamente riportato la gioia e la speranza di un futuro migliore per il Kivu. Devo purtroppo dire che ci siamo trovati di fronte a degli interlocutori che non sono disponibili ad alcun tipo di accordo. Tuttavia, la delegazione del governo è pronta a continuare questo sforzo, perché crediamo che la ricerca della pace deve essere un impegno costante e duraturo» , aggiungendo però che il governo non accetterà alcun compromesso. «L’accordo che cerchiamo deve essere un accordo che porti ad una pace duratura e che tuteli gli interessi della nazione congolese», ha dichiarato il ministro, prima di lasciare Kampala per rientrare a Kinshasa. Inoltre, la delegazione congolese a Kampala ha rivelato che la mediazione ugandese aveva proposto alla RDCongo di usare della sua sovranità per chiedere l’annullamento delle sanzioni delle Nazioni Unite e degli Stati Uniti d’America contro alcuni membri dell’M23.[15]

Secondo il ministro portavoce del governo, Lambert Mende Omalanga, la delegazione del governo si è opposta a qualsiasi proposta che possa costituire una violazione della Costituzione o favorire la recidiva e l’impunità.

Si tratta, in particolare, del caso di amnistia che, per il governo, non può in alcun modo riguardare i crimini di guerra, gli atti di genocidio e i crimini contro l’umanità, fra cui la violenza sessuale e l’arruolamento di minori. Per quanto riguarda gli atti di guerra e di insurrezione, l’amnistia sarà soggetta a condizioni il cui non rispetto comporterà automaticamente l’annullamento dell’amnistia.
Per quanto riguarda l’eventuale integrazione di membri ex – M23 nelle FARDC, si procederà caso per caso, sulla base di ogni singolo dossier e nel rigoroso rispetto delle leggi della Repubblica, compresa la legge sulle FARDC e lo statuto del militare. Ne consegue che, per il governo, vari membri dell’M23 non potranno essere integrati, o reintegrati, nelle FARDC.

Tuttavia, il governo ha ribadito la sua determinazione a proseguire i suoi sforzi per completare la pacificazione del Nord Kivu e del Sud Kivu.[16]

Il 21 ottobre, in un comunicato stampa, l’ONU esorta Kinshasa e l’M23 a concludere rapidamente i negoziati con un accordo di pace. Gli inviati speciali dell’Onu e della comunità internazionale «si dicono preoccupati per l’instabilità nell’est della RDCongo ma sperano che, nei prossimi giorni, si possano fare ulteriori progressi sulle importanti questioni rimaste in sospeso», si afferma nella dichiarazione della Monusco. Gli inviati speciali «hanno messo in guardia contro qualsiasi atto di provocazione e hanno esortato le due parti ad esercitare la massima moderazione, per consentire la conclusione del dialogo». Hanno di nuovo chiesto all’M23 di «cessare immediatamente ogni forma di violenza e di destabilizzazione, di deporre le armi e sciogliersi immediatamente e definitivamente come movimento, in conformità con la risoluzione 2098 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, approvata nel mese di marzo». Il comunicato stampa è stato emesso per conto dell’inviata speciale delle Nazioni Unite per i Grandi Laghi, Mary Robinson, il capo della Monusco, Martin Kobler, l’inviato statunitense, Russ Feingold, il coordinatore europeo per la regione dei Grandi Laghi, Koen Vervaeke e il rappresentante speciale dell’Unione Africana, Boubacar Diarra.[17]

Il 21 ottobre, gli Stati Uniti hanno deplorato la sospensione dei negoziati tra il governo congolese e l’M23. «Gli Stati Uniti si rammaricano che non ci sia stato alcun progresso verso la conclusione di un accordo a Kampala», ha detto il vice portavoce del Dipartimento di Stato, Marie Harf, aggiungendo che «gli Stati Uniti sono preoccupati per il fatto che l’M23 ritardi deliberatamente le trattative e che non negozi in buona fede». Marie Harf ha sottolineato «gli sforzi fatti in buona fede dal governo congolese per negoziare un accordo finale». Washington chiede dunque all’M23 di «dimostrare il proprio impegno per raggiungere una soluzione pacifica a questa crisi, accettando un accordo che permetta il disarmo immediato e la smobilitazione dell’M23 e che le persone implicate in violazioni dei diritti umani ne rendano conto davanti alla giustizia». «Crediamo che si debba raggiungere un accordo di principio globale il più preso possibile», ha dichiarato Marie Harf. Sostenuta dalla comunità internazionale, la delegazione congolese rifiuta di concedere l’amnistia a circa 80 dirigenti dell’M23 e di integrarli di nuovo nell’esercito regolare (FARDC). Marie Harf ha ribadito che l’accordo finale non dovrebbe concedere l’amnistia ai dirigenti dell’M23, una tesi già sostenuta, poco prima, dall’inviata speciale delle Nazioni Unite per la regione dei Grandi Laghi, Mary Robinson.[18]

Il 23 ottobre, nel corso di una conferenza stampa a Kinshasa, l’inviato speciale degli Stati Uniti per i Grandi Laghi, Russell Feingold, ha dichiarato che il suo paese sostiene la posizione, presa da Kinshasa, di non concedere un’amnistia generale ai membri dell’M23, in particolare ai comandanti responsabili di crimini di guerra e di crimini contro l’umanità e, quindi, oggetto di sanzioni internazionali.[19]

Il 23 ottobre, l’esperto delle Nazioni Unite presso l’ufficio della mediazione nelle trattative tra il governo e l’M23, Geoffrey Mapendere, ha presieduto una riunione dei delegati di entrambe le parti rimasti a Kampala (Uganda). Della delegazione del governo sono rimasti solo quattro, tra cui il generale Delphin Kahimbi e tre esperti della sicurezza militare. Della delegazione dell’M23, invece, ne sono rimasti dodici, tra cui Sendugu Museveni, ex presidente del gruppo ribelle Pareco, Joel Malembe, un giovane studente ben noto a Goma e il colonnello Manzi. Secondo l’inviato di Radio Kivu1, non si è ancora trovato una convergenza sulla questione dell’integrazione dei membri dellM23 nell’esercito nazionale e nelle istituzioni politiche. Da parte sua, il governo resta irremovibile e fermo sulla sua decisione di escludere tutti coloro che sono stati elencati nelle due liste pubblicate nei giorni precedenti, perché sospettati di non avere la nazionalità congolese o accusati di essere responsabili di crimini di guerra e di crimini contro l’ umanità. Si continuerà a discuterne nei prossimi giorni.[20]

Il 25 ottobre, il presidente dell’M23, Bertrand Bisimwa, ha inviato una lettera al Mediatore ugandese, Yoweri Museveni, proponendo una schema di accordo che prevede, prima delle fasi terminali di disarmo e di smobilitazione, l’acquartieramento delle truppe dell’M23 nel Nord Kivu, nelle zone di accoglienza dei rifugiati che rientreranno in patria. Ecco un estratto della lettera:

«… Il nostro movimento non chiede l’integrazione nell’esercito congolese, tanto più che la maggior parte dei nostri soldati lo sono per necessità di sicurezza e non hanno vocazione di servire lo Stato. Sono solo dei cittadini che stanno lottando per garantire la sicurezza dei loro luoghi di origine e dei loro parenti che ritornano in patria dai paesi confinanti, dove vi si trovano come rifugiati da una ventina d’anni. Per una migliore sicurezza dei rifugiati che rientrano nelle zone attualmente sotto controllo del nostro Movimento, esigiamo che le nostre truppe siano acquartierate negli stessi siti, insieme ai rifugiati rientrati e il generale Laurent Nkunda Mihigo che, ritenuto in Ruanda dal 22 gennaio 2009, deve poter ritornare in Congo e vivervi come un comune cittadino».

Nella stessa lettera, Bertrand Bisimwa continua: «Per garantire un migliore accompagnamento del dialogo di Kampala, l’M23 chiede la partecipazione dei delegati dagli Stati della Regione dei Grandi Laghi, a fianco degli inviati speciali delle Nazioni Unite, dell’Unione Europea, degli Stati Uniti, dell’Unione Africana e del Rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite nella RDCongo».[21]

3. RIPRESA DEI COMBATTIMENTI TRA L’ESERCITO E L’M23

a. Cronaca di una liberazione

Il 25 ottobre, gli scontri sono ripresi intorno alle 4:00 del mattino, tra le FARDC e l’M23 a Kanyamahoro, vicino Kibumba, a circa 25 chilometri a nord di Goma. Entrambe le parti si accusano reciprocamente di aver attaccato per primo. Una fonte della Monusco ha affermato che è stato l’M23 a prendere l’iniziativa. Un ufficiale dell’esercito regolare ha riferito che la Monusco ha cominciato a sostenere le truppe governative. «Le sosteniamo con alcuni elementi della brigata d’intervento e alcuni elicotteri sono pronti ad intervenire, se necessario», ha confermato la fonte della Monusco.

In tarda mattinata, l’esercito congolese ha preso il controllo sul centro di Kibumba. Tuttavia, parte di questa località resta ancora occupata dall’M23 che, nel frattempo, ha ricevuto rinforzi. I combattimenti si sono intensificati nel pomeriggio intorno alla collina Hehu, tra Kibumba e la frontiera con il Ruanda. Secondo alcune fonti, le FARDC controllano una buona parte dei villaggi dei raggruppamenti di Kibumba e di  Buhumba, sulla strada Goma-Rutshuru. Tuttavia, secondo le stesse fonti, diverse centinaia di combattenti provenienti da Kabuhanga, nei pressi della frontiera con il Ruanda, si sono uniti all’M23, intensificando così i combattimenti. Gli abitanti di Kibumba e di Buhumba sono fuggiti, alcuni verso Gasizi, ad est, e altri verso Rugari, a nord. Altri ancora, che erano fuggiti verso il Ruanda, sarebbero stati bloccati a Kitotoma, dove i militari ruandesi hanno bloccato la frontiera. Una cinquantina di uomini armati, alcuni in borghese ed altri in divisa militare, hanno fatto irruzione anche nel villaggio di Rubare, una ventina di chilometri a sud di Kiwanja e vi hanno attaccato una postazione dell’M23 e saccheggiato alcune botteghe, poi sono rientrati nella boscaglia.[22]

Un ufficiale della Monusco ha affermato che alcuni ordigni esplosivi sono caduti anche sul territorio ruandese, ma non ha potuto dire chi dei due belligeranti li abbia lanciati. Accusando l’esercito congolese di “prendere di mira i civili”, il portavoce dell’esercito ruandese, il generale Joseph Nzabamwita,  ha dichiarato che tre obici sono caduti sul Ruanda e che una rifugiata congolese è stata ferita da tiri provenienti dall’altro lato del confine. «Se nuovi ordigni cadranno in territorio ruandese, i nostri militari sono pronti ad intraprendere “un’operazione chirurgia” nella RDCongo», ha minacciato Eugène Richard Gasana, Ambasciatore del Ruanda presso le Nazioni Unite (ONU).[23]

Il 26 ottobre, già dal mattino presto, gli scontri sono proseguiti a Kibumba. Un alto ufficiale dell’esercito ha rivelato l’apertura di un nuovo fronte nella zona di Mabenga, a nord del territorio controllato dall’M23, a circa 80 km a nord da Goma, dove l’esercito si era recentemente rafforzato. Secondo un esperto militare, questa nuova offensiva potrebbe contribuire a dividere le forze dell’M23, attaccandole da nord e da sud per indebolirle i ribelli e, infine, costringere l’M23 a deporre le armi e arrendersi.

Fonti sul posto indicano che a Kahunga, all’entrata di Kiwanja sulla strada per Mabenga, sono in corso combattimenti tra le FARDC e l’M23. Nello stesso tempo, un gruppo di miliziani Mai Mai ha tentato di conquistare le posizioni dell’M23 a nord di Kiwanja, approfittando del numero ridotto dei ribelli. In effetti, l’M23 ha ridottola sua presenza a Kiwanja per rafforzare Kibumba, dove sta combattendo contro le FARDC dal giorno prima.

Nel pomeriggio, il portavoce delle FARDC, il colonnello Olivier Hamuli, ha annunciato che le FARDC hanno recuperato la località di Kibumba e che l’M23 oppone ancora un po’ di resistenza sulla collina di Hehu, presso la frontiera con il Ruanda. Il colonnello chiede all’M23 di deporre le armi. Il governatore del Nord Kivu, Julien Paluku, spera che anche Kiwanja e Rutshuru passino presto sotto il controllo dell’esercito congolese per la strada tra Goma e Rutshuru essere riaperto.

Un ufficiale della Monusco ha tuttavia indicato che l’esercito aveva preso solo una parte della cittadina, vicino alla Moschea.

Da parte sua, il presidente dell’ala politica dell’M23, Bertrand Bisimwa, ha affermato che si tratta solo di “una propaganda mediatica”, assicurando che le FARDC non erano ancora entrate a Kibumba e che, invece, avevano subito una sconfitta schiacciante.

L’esercito mantiene il sospetto che l’M23 continui a ricevere appoggi dal Ruanda. «La situazione è confusa. Il Ruanda spara contro le nostre truppe ( … ) Le nostre fonti indicano l’implicazione dell’esercito ruandese», ha rivelato un ufficiale delle FARDC. Tuttavia, il portavoce dell’esercito ruandese, il generale Joseph Nzabamwita, ha qualificato di “false” le informazioni sugli spari provenienti dal Ruanda. Egli ha aggiunto che «un’altra bomba è caduta ieri sera alle 17:20 sul villaggio di Cyamabuye ( … ), nel settore di Busasamana (Ruanda), uccidendo una rifugiata congolese ( … ) e ferendo un ragazzo ruandese. Oggi, sono rimaste ferite altre due persone (che hanno attraversato la frontiera)».[24]

Il 27 ottobre, per le strade di Goma ci sono state tante scene di giubilo. Migliaia di persone sono uscite dalle loro case per manifestare la loro gioia per l’annuncio della presa di Kibumba da parte delle FARDC. «È per noi una liberazione dopo essere rimasti per mesi sotto il giogo dei ribelli che uccidevano, senza guardare in faccia a nessuno. Che le FARDC continuino verso Kiwanja e liberino  tutto il territorio di Rutshuru. Che i militari dell’M23 che hanno ucciso, violentato e massacrato dei pacifici cittadini, siano ora portati davanti alla giustizia», hanno dichiarato delle giovani donne commercianti di Kibumba. «I ribelli erano preoccupati e alcuni ci dicevano che non avrebbero potuto resistere a lungo di fronte alle FARDC. Fuggivano dalla linea del fronte e quelli che potevano, si toglievano la divisa militare per rifugiarsi tra la popolazione», afferma Hakiza, un giovane residente nei pressi della collina Heu, a Kibumba.[25]

Il 27 ottobre , il governatore del Nord Kivu, Julien Paluku, ha annunciato che, a Kibumba, le FARDC hanno scoperto due fosse comuni. «Mentre stavano facendo un rastrellamento intorno a Kibumba, le nostre truppe hanno scoperto due fosse comuni piene di cadaveri.  Resta da definire se si tratta di civili o di militari», ha detto Julien Paluku.

Secondo fonti militari, la scoperta di fosse comuni contenenti ossa di adulti e di bambini è avvenuta presso le grotte intorno alla zona denominata delle “Tre Antenne”. Julien Paluku ha «chiesto alla Monusco e alla Comunità Internazionale di aprire un’inchiesta, per stabilire le responsabilità di tali eccidi e individuare chi potrebbero esserne stati gli autori», sottolineando che, in tal caso, «si tratta di crimini di crimini di guerra e di crimini contro l’umanità. E se fosse una categoria di persone che è stata presa di mira su base etnica, si tratta di un crimine di genocidio». «Se è stato l’M23, perché questo territorio era sotto suo controllo, che sia portato presto davanti alla giustizia e che il Tribunale Penale Internazionale intervenga», ha detto il governatore Paluku.

Nel frattempo, secondo un comunicato letto alla televisione nazionale (RTNC ) dal Generale Léon Richard Kasonga, portavoce delle FARDC, una commissione d’inchiesta è stata istituita presso il Ministero della Difesa nazionale.

«Ho visto tre posti tra Kibumba e il vulcano Nyiragongo. Questi posti si trovano in luoghi ombrosi e molto umidi», ha detto un testimone raggiunto telefonicamente da Kinshasa. «Ho visto tre o quattro crani di bambini, biancheria intima e abiti femminili. In alcuni punti, c’erano degli insetti, il che significa che non ci sono solo ossa. Come il terreno è acquitrinoso, non ho voluto andare oltre, perché ci si può approfondire», ha aggiunto. Inoltre, ha anche detto che «più lontano, c’é un grande precipizio, dove la gente dice che vi siano stati gettati molti corpi. Non ho potuto verificare. Ma è del tutto possibile che ci siano fosse un po’ ovunque».[26]

Il 27 ottobre, secondo un ufficiale della Monusco, i combattimenti continuano ancora un po’ a Kibumba, a circa 25 km a nord di Goma e altri scontri sono in corso sul secondo fronte situato più a nord, sulla strada Mabenga – Kahunga.

In mattinata, durante intensi combattimenti, in cui anche un casco blu tanzaniano è stato ucciso, le FARDC hanno ripreso Kiwanja, a circa 80 km a nord di Goma. La gente di questa cittadina hanno accolto con gioia le FARDC, incoraggiandole a perseguire i ribelli fino alla loro ultima roccaforte. Il Rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite nella RDCongo, Martin Kobler, si è recato a Kiwanja e, pur lodando l’esercito congolese e le truppe della Monusco per il lavoro svolto, ha tuttavia auspicato la ricerca di una soluzione politica alla crisi attraverso la ripresa dei negoziati tra il governo congolese e l’M23, a Kampala.

L’M23 ha minacciato, in un comunicato, di ritirarsi dalle trattative di Kampala se la mediazione ugandese non ottiene una «immediata cessazione delle ostilità». In caso contrario, l’M23 ha promesso di organizzare «una grande contro offensiva contro tutte le postazioni nemiche». Secondo lo stesso comunicato, «l’M23 rifiuta di combattere all’interno di Kiwanja e si ritira senza combattere, lasciando la gestione della sicurezza a Kiwanja e a Rutshuru nelle mani delle forze della Monusco». Dopo la presa di Kiwanja da parte delle FARDC, vari combattenti dell’M23 hanno cominciato a deporre le armi e ad arrendersi alla Monusco. Nel pomeriggio le FARDC hanno ripreso anche Rutshuru – centro. L’informazione è stata data dal portavoce delle FARDC nel Nord Kivu, il Colonnello Olivier Hamuli, precisando che l’M23 non ha opposto molta resistenza. Bruno, un abitante di Rutshuru, si è detto “molto felice”. «C’è stata una grande manifestazione: per la strada, donne, uomini e bambini sventolavano fazzoletti, gettavano fiori sui soldati per ringraziarli … è stato bellissimo», aggiungendo: «Ora si sta sparando dalle parti di Rubare, a 6 km da qui».[27]

Il 28 ottobre, l’esercito congolese ha continuato ad avanzare verso il nord. Un maggiore (comandante) dell’esercito ha annunciato che la cittadina di Rubari è caduta nelle mani delle FARDC. Rubari è a circa dieci chilometri da Rutshuru.

Fonti locali riferiscono che i militari congolesi sono entrati a Rumangabo verso le11h00, ora locale, tra le acclamazioni degli abitanti di questa cittadina, sede di una grande base militare. Rumangabo si trova a 40 chilometri a nord di Goma. I militari dell’M23 avevano già lasciato la zona, prima dell’arrivo dell’esercito regolare. I ribelli si sarebbero ritirati verso Runyonyi, vicino al confine con il Ruanda. Inoltre, il portavoce dell’esercito congolese nel Nord Kivu, il colonnello Hamuli, ha annunciato che tutto il raggruppamento di Kibumba è ora completamente controllato dalle FARDC.

Nella prima serata, nel territorio di Rutshuru si registra una relativa calma. Il portavoce dell’esercito congolese nel Nord Kivu, il colonnello Olivier Hamuli, ha affermato che i ribelli dell’M23 si sono trincerati a Runyonyi e a Bunagana, nei pressi della frontiera tra la RDCongo, il Ruanda e l’Uganda. Ha inoltre annunciato la riapertura della strada tra Goma e Rutshuru, ormai sotto controllo dell’esercito regolare. Il colonnello Olivier Hamuli promette che le FARDC attaccheranno a breve i ribelli dell’M23 là dove si sono ritirati. Li invita, quindi, ad arrendersi all’esercito o alla Monusco. Fonti locali hanno riferito che l’M23 ha abbandonato anche altre località del territorio di Rutshuru che erano sotto suo controllo: Rubare, Kako, Kalengera, Biruma, Tchengerero e Katale. L’intero territorio del Nyiragongo e il 95% del territorio di Rutshuru sono quindi ora nelle mani delle forze regolari. Scene di giubilo hanno avuto luogo ovunque nelle zone del territorio di Rutshuru, in cui sono ormai presenti i soldati congolesi, particolarmente a Rumangabo, Katale, Rubare, Kiwanja, Kako,  Kalengera e Tchengerero.[28]

Il 28 ottobre, in un collegamento in video – conferenza con il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il capo della Monusco, Martin Kobler, ha dichiarato che l’M23 ha abbandonato quasi tutte le sue posizioni, che è quasi finito come forza militare e che questo dato segna, quindi, l’avvicinarsi della fine militare dell’M23.[29]

b. Che fare?

Il 26 ottobre, in una dichiarazione congiunta rilasciata, l’inviata speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite nella regione dei Grandi Laghi,Mary Robinson, e il Rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite nella RDCongo, Martin Kobler, hanno «invitato tutte le parti ad osservare la massima moderazione e a riprendere i negoziati a Kampala».

Il capo della diplomazia dell’Unione Europea, Catherine Ashton, ha chiesto, in una dichiarazione all’M23 di «impegnarsi urgentemente per una soluzione pacifica del conflitto, sulla base delle disposizioni previste nei colloqui di pace di Kampala e recentemente sospesi». Ha invitato anche tutti i Paesi della regione a «prevenire l’escalation e l’internazionalizzazione del conflitto».
Washington si è detto “preoccupato” e il portavoce del Dipartimento di Stato, Jen Psaki, ha «invitato tutte le parti ad astenersi da azioni che potrebbero condurre ad una escalation della violenza».

Il Ministro degli Esteri belga, Didier Reynders, ha ricordato che «una soluzione duratura alla cronica instabilità nella regione dei Grandi Laghi può essere trovata solo a livello regionale, come previsto dall’accordo di Addis Abeba, in base al quale i Paesi della regione si sono impegnati a non sostenere i gruppi armati nell’est della RDCongo».[30]

Il 28 ottobre, la Francia e gli Stati Uniti hanno chiesto alle forze armate congolesi e ai ribelli dell’M23 di ritornare al tavolo dei negoziati, in quanto la ripresa dei combattimenti rischia di regionalizzare il conflitto. Di passaggio a Parigi, Russell Feingold, inviato speciale degli Stati Uniti per la Regione dei Grandi Laghi, ha dichiarato che «occorre  fermare i combattimenti. Spero che il Presidente (della RDCongo), Joseph Kabila, e altri si rendano conto che, anche se sono incoraggiati dai recenti eventi militari, si va incontro ad enormi rischi se si va avanti in questo modo, pensando che la soluzione militare sia l’unica risposta» affermando, nello stesso tempo, che una soluzione puramente militare non è viabile. Egli ha precisato che «è rischioso credere che la risposta militare sia la soluzione. Tale decisione può trascinare nel conflitto altre forze, il che potrebbe condurre ad una guerra a livello nazionale, ciò che sarebbe disastroso per tutti».[31]

Il 28 ottobre, il Ministro della Difesa congolese, Alexandre Luba Ntambo, ha chiesto ai ribelli dell’M23 di deporre le armi e di arrendersi volontariamente, perché l’esercito congolese non si fermerà davanti a nulla, per difendere il territorio nazionale. Alla domanda su cosa l’esercito è pronto a fare per neutralizzare l’M23, il ministro ha dichiarato che «non c’è nessun limite per quanto riguarda la difesa delle istituzioni e del territorio nazionale», anche se non ha fornito ulteriori dettagli. «L’M23 è un movimento ribelle, una forza negativa ( … ) Non credo che qualcuno possa alzarsi e dirci dove fermarci», ha aggiunto. Circa i negoziati con l’M23, Luba Ntambo ha assicurato: «Non abbiamo chiuso con Kampala ( … ) siamo sempre disponibili per soluzioni pacifiche. Vogliamo solo ripristinare l’integrità territoriale, difendere le istituzioni e la sovranità nazionale, il più pacificamente possibile».[32]

 29 ottobre 2013: 17° anniversario dell’assassinato di Mons. Christophe Munzihirwa,
arcivescovo di Bukavu
Alla vigilia del suo martirio, egli inviò questo messaggio ai fedeli della sua diocesi :
«Cari fratelli, difendiamoci con coraggio, ma manteniamo la nostra dignità di cristiani non incoraggiando la discriminazione razziale, tribale o etnica, perché chi tocca un uomo, immagine di Dio, colpisce Dio stesso. Coraggio, difendete la vostra dignità».
 

[1] Cf Xinua – Kinshasa, 4.10.’13 (via mediacongo.net)

[2] Cf Radio Okapi, 11.10.’13

[3] Cf Radio Okapi, 13.10.’13; 7sur7.cd – Goma, 13.10.’13

[4] Cf AFP / Belga, Goma, 15.10.’13 (via mediacongo.net); 7sur7.cd – Goma, 16.10.’13

[5] Cf Radio Okapi, 17.10.’13

[6] Cf Radio Okapi, 17.10.’13

[7] Cf Radio Okapi, 18.10.’13

[8] Cf Radio Okapi, 20.10.’13

[9] Cf RFI, 21.10.’13

[10] Cf Radio Okapi, 21.10.’13

[11] Cf Radio Okapi, 16.10.’13

[12] Cf RFI, 19.10.’13

[13] Cf BBC – Afrique, 19.10.’13

[14] Cf BBC – Afrique, 20 e 25.10.’13; AFP – Jeune Afrique, 21.10.’13; RFI, 21.10.’13;

[15] Cf Radio Okapi, 21.10.’13

[16] Cf Le Potentiel – Kinshasa, 22.10.’13

[17] Cf AFP – Kinshasa, 21.10.’13; Radio Okapi, 22.10.’13

[18] Cf AFP – Washington, 22.10.’13

[19] Cf Radio Okapi, 23.10.’13

[20] Cf Angelo Mobateli – Le Potentiel – Kinshasa, 25.10.’13

[21] Cf Radio Kivu1 – Goma, 25.10.’13

[22] Cf AFP – Goma, 25.10.’13; Radio Okapi, 25 e 26.10.’13

[23] Cf AFP – Goma, 25.10.’13; AFP – Kigali, 26.10.’13 (via mediacongo.net)

[24] Cf AFP – Kampala, 26.10.’13; RFI, 26.10.’13; Radio Okapi, 26.10.’13; AFP – Goma, 26.10.’13; AFP – Kinshasa, 28.10.’13

[25] Cf Xinhua – Goma – Africatime, 28.10.’13

[26] Cf Radio Okapi, 28.10.’13; AFP – Kinshasa, 28.10.’13

[27] Cf AFP – Goma, 27.10.’13; Radio Okapi, 27.10.’13; AFP – Africatime, 28.10.’13

[28] Cf AFP – Kinshasa, 28.10.’13; Radio Okapi, 28.10.’13

[29] Cf AFP – New York, 29.10.’13 (via mediacongo.net)

[30] Cf AFP – Kampala, 26.10.’13; RFI, 26.10.’13; Radio Okapi, 26.10.’13; AFP – Goma, 26.10.’13;

[31] Cf AFP – Kinshasa, 28.10.’13; Reuters – Paris, 28.10.’13 (via mediacongo.net)

[32] Cf AFP – Kinshasa, 28.10.’13