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Ago 29 2013

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Congo Attualità n. 190

INDICE

EDITORIALE: Concertazioni nazionali, verso dove?

VERSO LE CONCERTAZIONI NAZIONALI

a. Denis Sassou Nguesso disponibile e interessato ad assicurare una mediazione

b. L’annuncio di un’immediata convocazione delle concertazioni

c. Denis Sassou Nguesso, accompagnatore nelle concertazioni

d. La creazione di un segretariato tecnico

e. La questione delle condizioni poste dall’opposizione e l’ipotesi di un nuovo “governo” sorto dalle

    concertazioni

f. L’enigma Tshisekedi

g. La commissione preparatoria mista

 

EDITORIALE: concertazioni nazionali, verso dove?

 

1. VERSO LE CONCERTAZIONI NAZIONALI

a. Denis Sassou Nguesso disponibile e interessato ad assicurare una mediazione

Il 19 luglio, in seguito ad una visita effettuata dal presidente della Repubblica Democratica del Congo (RDCongo) Joseph Kabila a Brazzaville, il suo omologo della Repubblica del Congo, Denis Sassou Nguesso, si è detto “disponibile” e “interessato” a garantire una mediazione nelle prossime concertazioni nazionali, se Kinshasa glielo chiedesse. Il capo dello Stato Joseph Kabila aveva annunciato l’organizzazione delle concertazioni nazionali già nel mese di dicembre 2012, nel suo discorso alla nazione pronunciato davanti alle due camere del Parlamento riunite in congresso. Il 26 giugno 2013, egli rendeva ufficiale la loro convocazione mediante un decreto presidenziale. La presidenza del forum era stata affidata ai presidenti del Senato e dell’Assemblea Nazionale.[1]

La Maggioranza Presidenziale (MP) e l’opposizione politica sono tra loro divise circa l’opportunità che il Presidente Denis Sassou Nguesso assicuri la mediazione in concertazioni nazionali della RDCongo. La maggioranza presidenziale ritiene che la RDCongo non ha bisogno di una mediazione estera per risolvere il problema della coesione nazionale congolese di fronte alla guerra del Kivu. Il portavoce della MP, Luzanga Shamandevu, ha dichiarato: “Non abbiamo bisogno di alcuna mediazione esterna per poter parlare dei nostri problemi”. Ma per l’opposizione, la disponibilità di Denis Sassou Nguesso è in linea con ciò che essa stessa aveva affermato il 12 luglio, alla fine di una riunione straordinaria, quando aveva chiesto un “dialogo nazionale” invece delle “concertazioni nazionali” convocate dal presidente Kabila. Per essa, un tale forum a livello nazionale deve svolgersi sotto l’egida della comunità internazionale. Il presidente dell’Unione per la Nazione Congolese (UNC), Vital Kamerhe, ha affermato la necessità di “una facilitazione africana neutra a fianco una mediazione delle Nazioni Unite”.[2]

b. L’annuncio di un’immediata convocazione delle concertazioni

Il 5 agosto, in una conferenza stampa a Kinshasa, i presidenti delle due camere del parlamento e membri del comitato di presidenza delle concertazioni nazionali, Leon Kengo wa Dondo e Aubin Minaku, hanno annunciato che presto inizieranno le concertazioni nazionali, convocate da Joseph Kabila per “creare la coesione nazionale” necessaria per far fronte alla guerra nell’est del Paese. Leon Kengo wa Dondo ha anche annunciato che i membri del segretariato tecnico saranno nominati il 6 agosto. Nello stesso giorno, il comitato di presidenza approverà anche un preventivo finanziario per coprire le spese di tale evento. Già definite nel decreto presidenziale del 26 giugno, cinque saranno le tematiche che saranno affrontate nel corso di questo incontro: – Democrazia, governance e riforma istituzionale – Economia, settore produttivo e finanza pubblica – Disarmo, smobilitazione, reinserimento e rimpatrio dei gruppi armati – Conflitti comunitari, pace e riconciliazione nazionale – Decentramento e rafforzamento dell’autorità dello Stato.

Alcuni partiti dell’opposizione, come l’UNC di Vital Kamerhe, vogliono che la maggioranza di governo si impegni, dapprima, a non avviare alcuna modifica degli articoli della Costituzione che limitano il numero e la durata del mandato del Presidente della Repubblica,. Altri oppositori ritengono che, in tale incontro, si debba affrontare anche la questione della “illegittimità” di Joseph Kabila come Presidente della Repubblica, a causa dei brogli elettorali del 28 novembre 2011. Essi condizionano pure la loro partecipazione a una mediazione africana neutra sotto gli auspici delle Nazioni Unite, secondo una clausola dell’accordo quadro per la pace, firmato in febbraio 2013 ad Addis Abeba.[3]

Il 7 agosto, il Movimento per la Liberazione del Congo (MLC), l’Unione per la Nazione (UN) e il Gruppo parlamentare dell’UDPS e alleati hanno pubblicato una dichiarazione in cui affermano che:
1. L’annuncio della nomina di un segretariato tecnico e dell’approvazione di un preventivo finanziario per le concertazioni nazionali da parte del Presidio rivela la chiara volontà, da parte del potere, di perseverare nella logica di concertazioni convocate e organizzate in modo unilaterale e autoritario.
2. Nessuna delle preoccupazioni e proposte formulate dall’opposizione e contenute nelle sue dichiarazioni del 1° luglio 2013, in vista di creare un clima di fiducia tra le diverse forze politiche e sociali, e stata finora presa in considerazione, nemmeno la creazione di un Comitato preparatorio misto che possa assicurare un’organizzazione e uno svolgimento dell’incontro in modo realmente inclusivo e trasparente, vero pegno di riconciliazione e di coesione.

3. Da quanto sopra esposto, l’opposizione dichiara di non sentirsi interessata ad un’iniziativa portata avanti in solitario dal governo in carica, per i suoi interessi.

4. L’opposizione non può che constatare che l’attuale regime non manifesta alcun desiderio reale, nonostante le sue pubbliche dichiarazioni, di cercare la riconciliazione, la coesione e l’unità, attraverso un dialogo politico trasparente e inclusivo.

5. Al fine di salvaguardare l’unità, la sovranità nazionale e gli interessi fondamentali della nazione congolese, l’opposizione politica si dice pronta ad assumersi le proprie responsabilità di fronte alla storia e al popolo congolese.

Per poter partecipare alle concertazioni nazionali, l’Unione per la Nazione Congolese (UNC) ha chiesto a Leon Kengo wa Dondo di rispettare e soddisfare le condizioni poste dall’opposizione.
Tra i requisiti posti dall’opposizione, Jolino Makelele, presidente interfederale dell’UNC, ha citato la formazione di una commissione tecnica paritaria, composta dall’opposizione, dalla maggioranza e dalla società civile, incaricata della preparazione di questo forum nazionale. Come altri partiti dell’opposizione, l’UNC richiede una mediazione internazionale ed esige che la maggioranza di governo si impegni a non avviare alcuna modifica degli articoli della Costituzione che limitano il numero e la durata del mandato del Presidente della Repubblica. In un comunicato, l’UNC rifiuta quindi qualsiasi approccio che non tenga conto dei requisiti formulati e si esime da ogni partecipazione a concertazioni prefabbricate in favore di un malefico schema già deciso, a scapito del benessere del popolo congolese e a favore di interessi particolari. Nella stessa dichiarazione, l’UNC si dice preoccupata per la guerra nella parte orientale del paese e le sue drammatiche conseguenze sul piano umanitario (omicidi mirati, sequestri, torture, stupri, migliaia di sfollati, incendi di villaggi,…), socio-economico (saccheggio delle risorse naturali, distruzione di scuole e ospedali, …) e ambientali. L’UNC è anche preoccupata per la mancanza di fiducia tra il popolo e gli attuali titolari del potere, la crisi di legittimità politica sorta dalle irregolari e caotiche elezioni del 28 novembre 2011, la cattiva amministrazione, la corruzione generalizzata, l’impunità istituzionalizzata, le varie minacce di destabilizzazione del paese e l’ossessione, da parte del potere, di voler procedere alla revisione della Costituzione, specialmente, nei suoi articoli 70 e 220.[4]

Il divario sorto tra la maggioranza presidenziale e l’opposizione dopo la pubblicazione, nel mese di giugno, del decreto presidenziale sulla convocazione di “concertazioni nazionali”, si è allargato ulteriormente. La goccia d’acqua che sta per far traboccare il vaso è l’annuncio, da parte del Presidium del forum, delle tematiche e della composizione della Segreteria Tecnica.

A parte l’UDPS che non si sente interessata a “concertazioni nazionali” avviate da istituzioni e personalità di cui contesta la legittimità politica sin dai tempi delle elezioni del mese di  novembre 2011, tutte le altre sensibilità dell’opposizione esigono la creazione di un “Comitato preparatorio paritario misto” composto da maggioranza, opposizione e società civile. Reagendo alle recenti dichiarazioni di Leon Kengo e Aubin Minaku sulla lista delle tematiche e sull’imminente nomina dei membri del Segretariato Tecnico delle “concertazioni nazionali”, l’opposizione ha manifestato il suo rifiuto di partecipare a un forum di cui i moderatori, il formato, i temi, la durata, il preventivo finanziario, tutto è già stato fissato dalla sola maggioranza presidenziale, senza aver dapprima consultato i suoi partner politici e sociali. La resa dei conti è certamente cominciata e nessuno sa come andrà a finire. Sembra che tutta l’opposizione sia pronta a far blocco per impedire all’avversario di attuare la sua agenda politica di conservazione del potere. Quanto ai dirigenti e agli attivisti della maggioranza presidenziale, essi sostengono che non è loro intenzione perpetuare lo status quo, ma il loro discorso non convince più di tanto.

Eppure, la comunità internazionale ha insistito molto sulla necessità di un dialogo interno inclusivo, affinché tutti i Congolesi possano identificarsi con le istituzioni della Repubblica e i loro animatori, le ricorrenti guerre nell’est del Paese cessino definitivamente, tutte le energie nazionali siano incanalate in progetti di sviluppo e la Nazione congolese ritorni ad essere una e indivisibile.[5]

c. Denis Sassou Nguesso, accompagnatore nelle concertazioni

L’8 agosto, i presidenti del Senato e dell’Assemblea Nazionale dei Deputati e co-presidenti delle concertazioni nazionali, Léon Kengo wa Dondo e Aubin Minaku, si sono recati a Brazzaville per consegnare un messaggio del Presidente Joseph Kabila al suo omologo Denis Sassou Nguesso, relativo alla tenuta delle concertazioni nazionali. Parlando alla stampa, Kengo wa Dondo ha dichiarato: «Siamo venuti per incontrare il presidente Sassou per dirgli che, la prossima settimana, inizieremo le concertazioni nazionali. Poiché vogliamo che queste concertazioni siano inclusive e che le decisioni che saranno prese lo siano per consenso, può darsi che, in determinate circostanze, abbiamo bisogno di chiedergli di accompagnarci. Il motivo di questa visita è quello di chiedergli di portare il suo contributo alle nostre concertazioni». Alla domanda rivoltagli da un giornalista circa la natura dell’accompagnamento sollecitato a Sassou Nguesso e, più precisamente, se si tratta di una mediazione, Leon Kengo si è espresso in questi termini: «Il suo ruolo di accompagnamento sarà determinato anche dal presidente Kabila… il presidente Sassou potrebbe svolgere il ruolo di conciliatore, in caso di necessità o di blocco». Per quanto riguarda il carattere inclusivo delle concertazioni nazionali, il Presidente del Senato non ha nascosto il suo desiderio di far partecipare a questo forum anche i ribelli del Movimento del 23 marzo (M23).[6]

Come nuovo presidente della CIRGL (Conferenza Internazionale sulla Regione dei Grandi Laghi), Sassou Nguesso potrebbe contribuire a risolvere la crisi congolese, sia nelle sue articolazioni interne che esterne. La componente interna riguarda la ricerca di un consenso politico tra maggioranza e opposizione, dopo le frustrazioni elettorali di novembre 2011. L’aspetto esterno si riferisce invece alla guerra nel Kivu. Per mettervi fine, Kinshasa e la ribellione dell’M23 sono pregati di tornare al tavolo dei negoziati, anche se l’M23 non è che l’attore apparente, perché i veri ispiratori della guerra si trovano a Kigali e a Kampala.[7]

d. La creazione di un segretariato tecnico

L’8 agosto, i Presidenti del Senato, Leon Kengo wa Dondo, e dell’Assemblea Nazionale dei Deputati, Aubin Minaku, hanno reso nota la lista dei diciotto membri del segretariato tecnico che coadiuverà il Presidio delle concertazioni nazionali. Costituito da una coordinazione e da un collegio di consiglieri per le varie tematiche, il segretariato tecnico è guidato da Bernard Mena Mboyo, coadiuvato da Paul Gaspard Ngondakoy.[8]

Mentre la maggioranza presidenziale sospetta l’opposizione di strumentalizzare le concertazioni nazionali per mettere in discussione la legittimità delle istituzioni sorte dalle elezioni del 28 novembre 2011, i partiti politici dell’opposizione temono, invece, una forzatura da parte della maggioranza presidenziale, per prolungare oltre il 2016 il mandato presidenziale di Joseph Kabila, Jeune Afrique ha pubblicato un’intervista a Thomas Luhaka, segretario generale del Movimento per la Liberazione del Congo (MLC):

Jeune Afrique: Perché non siete soddisfatti dei preparativi delle “concertazioni nazionali” avviate da Joseph Kabila?

Thomas Luhaka: La maggioranza al potere ha fissato unilateralmente l’ordine del giorno, il formato della riunione e il numero dei partecipanti. Ha istituito un segretariato tecnico costituito principalmente da persone del suo campo e di quello del presidente del Senato [Kengo wa Dondo, nominato co-presidente del Presidium delle “concertazioni nazionali”, ndr]. Un simile approccio non potrà portare il Paese verso la coesione e la riconciliazione nazionale. Nelle attuali condizioni, l’opposizione non parteciperà a queste riunioni.

Jeune Afrique: La principale condizione posta dall’opposizione politica per poter partecipare a questo forum nazionale è, dunque, la creazione di un “Comitato preparatorio misto”?

Thomas Luhaka: In effetti, la creazione di un “Comitato preparatorio misto” permetterà di superare la sfiducia tra l’opposizione e la maggioranza di governo.

Jeune Afrique: Alcune partiti temono che questi incontri conducano alla modifica dell’articolo 220 della Costituzione, che limita a due i mandati di presidente della Repubblica. Lei condivide queste preoccupazioni?
Thomas Luhaka: Non c’è alcuna chiarezza circa l’agenda di questo forum. La maggioranza ci può riservare una sorpresa modificando l’articolo 220 della Costituzione. Le nostre preoccupazioni si basano sulla recente pubblicazione del libro di Evariste Boshab, segretario generale del più grande partito della maggioranza di governo. Egli vi spiega le ragioni che rendono necessaria una modificazione della Costituzione. È vero che Aubin Minaku, capo della maggioranza presidenziale, ha cercato di rassicurarci dicendo che il libro non riflette il parere del Presidente della Repubblica, ma questo non è sufficiente. Lo stesso Joseph Kabila dovrebbe fare una dichiarazione a questo proposito, per rassicurare tutti, affermando chiaramente che non intende modificare l’articolo 220 della Costituzione.

Jeune Afrique: Pensate, come auspicato dal campo presidenziale, che questi incontri debbano rafforzare “la coesione nazionale” contro i gruppi armati dell’est della RDCongo?

Thomas Luhaka: Per noi, la coesione nazionale ha anche lo scopo di portare la pace nell’est della RDCongo. Ma ciò che sta accadendo nel Kivu è un epifenomeno. Il fenomeno più importante è il declino dello stato congolese. Com’è possibile accettare che, per anni, il governo non sia stato capace di formare un esercito nazionale degno di questo nome? Ora dobbiamo ripristinare i poteri sovrani dello Stato: dotarlo di un esercito di un corpo di polizia repubblicani, di servizi segreti e di un’amministrazione efficienti e di un sistema giudiziario indipendente. È solo in questo modo che la RDCongo potrà risolvere il fenomeno dell’insicurezza nell’est del paese e portare la pace alle centinaia di migliaia di Congolesi che ora vagano come animali nel loro proprio paese.[9]

e. La questione delle condizioni poste dall’opposizione e l’ipotesi di un nuovo “governo” sorto dalle  concertazioni

Il 10 agosto, in un incontro con alcuni partiti politici dell’opposizione a Kinshasa, Leon Kengo wa Dondo ha annunciato che il Presidium delle concertazioni nazionali ha effettivamente accettato tutte le condizioni poste dall’opposizione politica. Ha infatti affermato che si formerà un comitato preparatorio paritario e tripartito, costituito da 10 delegati della maggioranza presidenziale, 10 dell’opposizione e 10 della società civile. Non previsto nel decreto presidenziale, ha aggiunto, tale comitato cercherà di vedere se è possibile integrare altro materiale nelle tematiche già adottate nel decreto presidenziale. Enunciando i progressi fatti, Leon Kengo ha sottolineato l’introduzione di alcuni nuovi principi, come quello del ricorso, in caso di blocco, all’accompagnamento da parte del Presidente del Congo-Brazzaville, Denis Sassou Nguesso e quello del consenso, come modo di prendere le decisioni durante lo svolgimento di questi incontri. Kengo wa Dondo ha inoltre sostenuto che le risoluzioni finali di questo forum costituiranno la tabella di marcia per un nuovo governo che, istituito in seguito alle concertazioni, sarà formato dalla maggioranza presidenziale, dall’opposizione politica e dalla società civile. «Le tre componenti dovranno applicare il programma di governo dettato dalle risoluzioni finali delle concertazioni», ha dichiarato. Kengo ha tuttavia precisato che non si tratterà di un governo di transizione che, in sé, sarebbe anticostituzionale. “No, la Costituzione rimane valida“, ha detto. Si tratterebbe, pertanto, di un governo che funzionerebbe entro i rigorosi limiti della Costituzione del 18 febbraio 2006.

Il Movimento per la Liberazione del Congo (MLC), l’Unione per la Nazione Congolese (UNC) e il gruppo parlamentare dell’UDPS e alleati non erano presenti all’incontro, né l’Unione per la Democrazia e il Progresso Sociale (UDPS) di Etienne Tshisekedi, che non mostra alcun interesse nei confronti di queste concertazioni nazionali.[10]

Secondo alcuni analisti, ci si sta incamminando verso una riconfigurazione dello spazio politico congolese e l’annuncio di un’eventuale formazione di un nuovo governo in seguito alle concertazioni nazionali ha creato scalpore sia nella maggioranza presidenziale che in una parte dell’opposizione politica. Per esempio, Emmanuel Ramazani Shadari, deputato della maggioranza eletto a Kabambare (Maniema), se ne è detto sorpreso. Egli riconosce di aver discusso, con la presidenza delle concertazioni, sulla questione di un certo accompagnamento internazionale del forum, ma non di un eventuale governo. «Se si dice che maggioranza, opposizione e società civile formeranno insieme un nuovo governo, allora non ci sarà più l’opposizione e la costituzione sarà dunque violata. Se ci si vuole spartire il potere, allora lo si può fare con calma, qui a Kinshasa, senza che sia necessario organizzare delle concertazioni a livello nazionale, spendendo inutilmente dei soldi per pagare viaggi e alberghi», si è lamentato Emmanuel Ramazani Shadari, che qualifica le parole di Kengo di «discorso politico per fare l’occhiolino all’opposizione».

Dal lato dell’opposizione, alcuni partiti si dicono non interessati dalla procedura iniziata da Kengo wa Dondo. Il Segretario Generale dell’Unione per la Nazione Congolese (UNC), Jean-Bertrand Ewanga, ha affermato che «Kengo sta facendo un gioco pericoloso. A livello dell’opposizione, non si è ancora riconosciuto ufficialmente il ruolo dell’attuale presidenza delle concertazioni nazionali, perché il decreto presidenziale di convocazione delle concertazioni è stato emesso da Kabila per il suo interesse e per favorire la sua maggioranza». Jean-Claude Vuemba, dell’MPCR, ha già «messo in guardia il potere e la Maggioranza Presidenziale (MP) contro ogni tentativo di attirare a sé alcuni leader dell’opposizione, per la formazione di un governo di unità nazionale in gestazione presso i kabilisti e con l’inclusione dei ribelli dell’M23». Jean-Claude Mvuemba ha inoltre invitato il capo dello Stato a concretizzare, prima dell’inizio delle concertazioni nazionali, i requisiti avanzati dall’opposizione, tra cui la formazione di una commissione preparatoria tripartita composta dall’opposizione, dalla maggioranza presidenziale e dalla società civile. «Il presidente Kabila dovrebbe abrogare il decreto presidenziale del 26 giugno ed emetterne un altro che metta in atto i presupposti avanzati dall’opposizione», ha concluso Jean-Claude Mvuemba.[11]

Il 13 agosto, il Movimento di Liberazione del Congo (MLC) ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma che, «tenuto conto delle risposte che la presidenza delle concertazioni ha apportato alle preoccupazioni dell’opposizione politica, tra cui l’istituzione di un comitato preparatorio misto, l’accettazione del presidente Sassou Nguesso come facilitatore e il metodo del consenso come modalità decisionale, l’MLC ha deciso di partecipare al comitato preparatorio misto. Tuttavia, l’MLC informa che sarà alla fine dei lavori del comitato preparatorio che prenderà la decisione definitiva di partecipare o meno alle concertazioni nazionali».[12]

Secondo alcune fonti, il Movimento per la Repubblica (MR) di Clement Kanku Bukasa e il Raggruppamento Congolese per la Democrazia ala di Goma (RDC / Goma) di Azaria Ruberwa Manywa hanno deciso di partecipare alle concertazioni nazionali.[13]

Il 13 agosto, nel corso di una conferenza stampa, il segretario generale dell’UNC, Jean Bertrand Ewanga, ha affermato che per l’UNC, «il dialogo non deve essere un luogo di conquista del potere o della spartizione equa ed equilibrata del potere di triste memoria, ma piuttosto un momento storico per la riconciliazione nazionale, al fine di riportare la pace nel paese e di individuare le vie e i mezzi per impulsare lo sviluppo del Paese, in vista del bene sociale del popolo congolese». In tal modo, l’UNC risponde negativamente alle dichiarazioni di Léon Kengo sulla formazione di un eventuale governo di unità nazionale e su una ipotetica riconfigurazione della maggioranza. Per quanto riguarda i progressi compiuti in relazione alle condizioni poste dall’opposizione, Jean Bertrand Ewanga afferma: «In realtà, finora, non c’è stato alcun progresso, ma solo dichiarazioni. Kengo e Minaku dovrebbero, logicamente, firmare un nuovo documento sulle recenti decisioni prese in seguito alle richieste dell’opposizione e renderlo pubblico». L’UNC rimane, tuttavia, disposto a partecipare a un dialogo politico nazionale trasparente e inclusivo, in vista della riconciliazione e della coesione nazionale.[14]

Il 13 agosto, nel corso di un incontro nella parrocchia di Nostra Signora di Fatima, a Kinshasa, alcuni partiti politici dell’opposizione hanno preso atto della proposta di istituire un comitato congiunto di preparazione composto dalla maggioranza presidenziale, dall’opposizione politica e dalla società civile e con il compito di definire il formato, l’ordine del giorno, il progetto di regolamento interno, gli argomenti da discutere e il meccanismo di controllo e di esecuzione delle decisioni finali del “dialogo nazionale”. L’opposizione ha accolto con favore l’accettazione del presidente Denis Sassou Nguesso come facilitatore delle concertazioni e la partecipazione della diaspora e dei gruppi armati alle concertazioni. Constata, inoltre, l’ampliamento della quota dei membri del comitato preparatorio da 10 a 20 rappresentanti per componente. Alla luce di questi risultati, l’opposizione politica si assume, quindi, la responsabilità di partecipare ai lavori delle concertazioni nazionali. Come richiesto dai presidenti delle due camere del Parlamento, l’opposizione politica dovrà rivedere le cinque tematiche del “dialogo nazionale”, inserendo le sue specifiche richieste. Secondo il relatore dell’opposizione, il Prof. Michel Bongongo Ikolo Ndombo, le concertazioni nazionali dovrebbero prevedere anche l’amnistia per i prigionieri politici e di opinione, la non revisione dell’articolo 220 della Costituzione, la cessazione delle negoziazioni di Kampala tra il governo e l’M23, la riapertura dei canali televisivi chiusi sia a Kinshasa che all’interno del Paese. L’opposizione chiede, inoltre, la reinterpretazione delle deliberazioni del dialogo inter-congolese per adattarle all’evoluzione della situazione del paese, il censimento generale della popolazione per determinare il calcolo del quoziente elettorale, la modifica della legge sulla commissione elettorale, e l’inizio del ciclo elettorale a partire dalle elezioni locali. Per quanto riguarda gli obiettivi di riconciliazione nazionale, di tolleranza e di democrazia, l’opposizione propone un accordo politico di base con l’obiettivo di condurre tutta la classe politica e la società civile verso la pratica di una democrazia consensuale e la formulazione di un piano di sviluppo economico e sociale. Infine, l’opposizione auspica che questo dialogo politico ponga le basi della formazione di un esercito repubblicano, apolitico, nazionale, professionale e dissuasivo.[15]

Il 15 agosto, quattordici deputati dell’opposizione parlamentare hanno rimesso in causa la tenuta delle concertazioni nazionali nella modalità con cui sono state istituite il 26 giugno scorso, per decreto del presidente Joseph Kabila. I quattordici deputati hanno chiesto la modifica di tale testo, tenendo conto delle richieste dell’opposizione, senza le quali non è possibile un vero dialogo. I firmatari di questa dichiarazione hanno «denunciato l’attuale approccio in solitario, simboleggiato dal decreto del 26 giugno, che cerca di imporre un compromesso all’insieme della classe politica, in un clima che non garantisce né la fiducia e ancor meno l’interesse del popolo» e pensano che «lo scopo del dialogo non è affatto la spartizione del potere ottenuta grazie ad una nuova maggioranza parlamentare da riconfigurare attraverso ambigue, se non oscure manovre parlamentari senza tener conto degli interessi vitali del popolo». I deputati che hanno firmato la dichiarazione sono: Samy Badibanga, Jean-Lucien Bussa, Jean-Claude Vuemba, Nicolas Isofale, Abrien Mbambi Phoba, Freddy Aundagba Pangodi, Martin Kabuya Mulamba, Gisèle Ngoya Kanda, Barth Tshiongo Mputu, Daniel Madimba, Remy Masamba, Franck Diongo, Benoit Misenga e John Kolela.[16]

Secondo alcuni osservatori, certi politici non capiscono, o non hanno ancora capito, che l’obiettivo principale delle concertazioni nazionali è quello di forgiare la coesione nazionale, per porre fine alle sofferenze delle popolazioni dell’est del Paese, vittime della violenza dei vari gruppi armati, tra cui l’M23, e di far fronte ai molteplici tentativi di balcanizzazione del paese, alimentati da alcuni paesi limitrofi, tra cui il Ruanda e l’Uganda. L’obiettivo delle concertazioni nazionali non è mai stato quello della ripartizione equilibrata ed equa della torta (del potere) mediante la creazione di un eventuale governo di unità nazionale che potrebbe dare origine ad una nuova transizione che sarebbe incostituzionale.[17]

f. L’enigma Tshisekedi

Il Presidente del gruppo parlamentare dell’UDPS e alleati, il deputato Samy Badibanga, ha esigito, prima che inizino le concertazioni nazionali, un incontro tra il presidente congolese Sassou Nguesso, facilitatore del forum, ed Etienne Tshisekedi, presidente dell’UDPS. «In caso contrario, le concertazioni non avrebbero alcun senso», ha sostenuto, precisando: «In effetti, il presidente dell’UDPS è uno dei principali protagonisti della crisi politica nella RDCongo, perché è stato la principale vittima dei brogli elettorali che hanno caratterizzato le elezioni generali del novembre 2011» e concludendo che, secondo lui, è chiaro che: «senza il coinvolgimento di Tshisekedi, queste concertazioni non avranno alcuna importanza, in quanto l’attuale crisi contrappone J. Kabila a E. Tshisekedi».[18]

Il 13 agosto, il presidente Denis Sassou Nguesso, accompagnatore delle concertazioni nazionali, ha invitato il presidente dell’Unione per la Democrazia e il Progresso Sociale (UDPS), Etienne Tshisekedi, a fargli visita il 17 agosto, per discutere di “questioni di interesse comune”. L’invito è stato ricevuto positivamente dagli esponenti dell’UDPS. “Il nostro leader andrà certamente a Brazzaville per incontrare Denis Sassou Nguesso”, ha dichiarato Cornelius Mulumba, uno dei segretari generali del partito. L’incontro è stato reso possibile in seguito a una serie di contatti tra Jean-Dominique Okemba, inviato speciale del presidente Sassou Nguesso e Samy Badibanga, presidente del gruppo parlamentare dell’UDPS e alleati. È difficile prevedere l’esito di questo incontro, che potrebbe portare all’annuncio della partecipazione dell’UDPS, se non dello stesso Etienne Tshisekedi, alle concertazioni nazionali.[19]

Il 17 agosto, il presidente dell’UDPS, Etienne Tshisekedi, non si è recato a Brazzaville per l’incontro con il presidente Denis Sassou Nguesso, a causa di “un grave impedimento”, come ha spiegato il suo capo gabinetto, Albert Moleka, che non ha dato ulteriori spiegazioni. Con questo incontro, Denis Sassou Nguesso sperava di ottenere che Etienne Tshisekedi partecipasse alle concertazioni nazionali organizzate dal capo di Stato della RDCongo, il presidente Joseph Kabila. Il partito di Etienne Tshisekedi aveva, infatti, già rifiutato di prendere parte alle concertazioni, affermando di non riconoscere al Presidente Kabila la legittimità di organizzarle. Dopo le elezioni presidenziali del novembre 2011, Etienne Tshisekedi aveva rifiutato i risultati che davano Kabila come vincitore e, da allora, egli si è sempre considerato come il “presidente eletto” della RDCongo.[20]

Secondo alcune indiscrezioni, Tshisekedi avrebbe fiutato odor di trappola nella procedura del Presidente Sassou Nguesso, accompagnare delle concertazioni nazionali. La trappola sarebbe consistita nella partecipazione dell’UDPS a tale forum, il che equivarrebbe al riconoscimento della legittimità di Joseph Kabila come presidente della RDCongo. Ma forse Tshisekedi pensava dapprima all’incontro di Brazzaville nella logica del “vuoto istituzionale” che prevale a Kinshasa in seguito ai brogli elettorali del 28 novembre 2011. In altre parole, secondo l’UDPS, Sassou Nguesso sarebbe stato visto come “l’arbitro” che avrebbe potuto ristabilire la “verità delle urne” e che, quindi, avrebbe dovuto costringere Kabila a cedere il potere a Tshisekedi.[21]

g. La commissione preparatoria mista

Il 15 agosto, Leon Kengo e Aubin Minaku, copresidenti delle concertazioni nazionali, hanno avuto un primo incontro di presa di contatto con dei rappresentanti della maggioranza presidenziale e dell’opposizione sulle vie da seguire per la formazione effettiva della “commissione preparatoria mista” in vista delle prossime concertazioni nazionali. È stata notata l’assenza dell’UNC di Vital  Kamerhe, dell’MLC di Jean-Pierre Bemba e del gruppo parlamentare dell’UDPS e alleati di Samy Badibanga. Benché invitata alla riunione, la società civile non ha potuto essere presente, a causa di querele interne circa la rappresentatività delle sue diverse sensibilità.[22]

Il 16 agosto, dopo un incontro con i rappresentanti della società civile che non avevano potuto partecipare all’incontro del giorno precedente, il gruppo della presidenza delle concertazioni ha annunciato la formazione del Comitato preparatorio misto delle concertazioni nazionali, detto anche gruppo di contatto. Evariste Boshab, per la maggioranza, e Thomas Luhaka, per l’opposizione, sono stati scelti come co-moderatori degli incontri di questa struttura incaricata di preparare la strada alle concertazioni nazionali. Il ruolo di relatore è stato affidato alla società civile.
Composto da una trentina di membri di partiti politici, della società civile, delle istituzioni pubbliche e della diaspora, il comitato preparatorio o gruppo di contatto è incaricato di esaminare e migliorare le cinque tematiche proposte, il progetto di regolamento interno e il numero esatto dei partecipanti alle concertazioni nazionali. Il comitato preparatorio ha 72 ore per presentare il suo rapporto finale al gruppo della presidenza delle concertazioni. Quest’ultimo lo invierà al Presidente della Repubblica, in vista di convocare i partecipanti ai lavori delle concertazioni nazionali.[23]

Il 18 agosto, nel corso di una conferenza stampa, il deputato nazionale delle Forze Innovative per l’Unità e la Solidarietà (Fonus), Emery Okundji, si è detto in disaccordo con la procedura seguita per la designazione dei membri del gruppo di contatto per conto dell’opposizione politica. Si tratta di 12 delegati, di cui 6 della sola provincia dell’Equateur, 2 del Sud Kivu, 2 del Kasai Occidentale, 1 del Maniema e 1 del Bandundu. Emery Okundji ha citato i dodici nomi selezionati arbitrariamente in nome dell’opposizione: 1) José Makila (Equateur), 2) Jean Pierre Lisanga Bonganga (Equateur), 3) Ingele Ifoto (Equateur), 4) Charles Bofassa Djema (Equateur), 5) Bongongo Ikoli (Equateur), 6) Efole (Equateur), 7) Azaria Ruberwa (Sud Kivu), 8) Elias Mulungula (Sud Kivu), 9) Thomas Luhaka (Maniema), 10) Mampuya (Kasai Occidental), 11) Kanku Bukasa (Kasai Occidental) e 12) Gerard Kamanda wa Kamanda (Bandundu). Si tratta soprattutto di delegati che avevano partecipato al Conclave dell’opposizione che si era tenuto presso la 15ª strada di Limete e che, si dice, sia stato finanziato da Leon Kengo stesso. Anche se tutte le tendenze dell’opposizione vi dovrebbero essere rappresentate, nessun delegato dei gruppi parlamentari dell’UNC e Alleati e dell’UDPS e Alleati, peraltro assenti alla riunione del 15 agosto, è stato mantenuto sulla lista riservata all’opposizione, nemmeno Joseph Olenghankoy, delle FONUS, che tuttavia era stato uno dei primi a chiedere la creazione di un comitato preparatorio tripartito. Emery Okundji ha quindi affermato che «la designazione di queste dodici persone non riflette né la realtà sociologica né il peso demografico rispetto alle province escluse (Katanga, Bas Congo, Kinshasa, Kasai Orientale, Nord Kivu e Provincia Orientale). Alcuni partiti politici secondari, come il RCD, sono rappresentati dal loro Presidente e dal loro Segretario Generale, quando l’opposizione politica parlamentare e extraparlamentare dispone di partiti più rappresentativi a livello nazionale». Ha aggiunto che «tutto è già stato negoziato a monte, al fine di portare alcune persone al potere, secondo uno schema già predeterminato» e si è quindi chiesto «se si può parlare di coesione nazionale in concertazioni nazionali dove coloro che dovrebbero prepararle sono a loro volta già paralizzati da questioni di tribalismo e di regionalismo». Emery Okundji ritiene, infine, che «se non si sta attenti, con l’esclusione delle cinque province più importanti dalla struttura preparatoria delle concertazioni nazionali, il dopo concertazioni potrebbe essere peggiore del prima concertazioni».[24]

Il 20 agosto, il Comitato preparatorio non è riuscito a terminare il rapporto sui lavori di preparazione, nonostante sia scaduto il tempo fissato dal Comitato di presidenza delle concertazioni nazionali. Durante le discussioni, la maggioranza presidenziale, l’opposizione politica e la società civile non sono riuscite ad arrivare ad un accordo su diversi punti. Si tratta, tra l’altro, del trasferimento di  alcuni gruppi tematici in altre province, come il Katanga e il Kasai Occidentale, della proporzionalità dei partecipanti secondo l’appartenenza ad ogni componente, la garanzia di sicurezza per i gruppi armati e l’immunità per parlamentari, magistrati e altre personalità che svolgono le loro funzioni durante le concertazioni e dell’applicabilità delle conclusioni delle concertazioni da parte di tutti. Secondo alcune indiscrezioni, la questione della delocalizzazione dei gruppi tematici dipenderà dal tipo di finanziamento di questi incontri che, tuttavia, non è ancora stato votato. Secondo l’opposizione tutti gli incontri dovrebbero essere concentrati a Kinshasa, per ridurre le spese.

Il dibattito si è surriscaldato quando si sono trattate le questioni relative alla garanzia di sicurezza per i gruppi armati, tra cui l’M23, e le immunità per i parlamentari.

Per la maggioranza, la risposta a tali questioni già si trova nel testo del decreto del 26 giugno 2013, in cui il Capo dello Stato Joseph Kabila ha fissato gli obiettivi delle concertazioni nazionali definite come un «incontro tra tutti gli strati della realtà socio-politica della Nazione, per riflettere, approfondire e dibattere, liberamente e senza alcuna coercizione, su tutti i modi e i mezzi per consolidare la coesione nazionale, rafforzare ed estendere l’autorità dello Stato su tutto il territorio nazionale, in vista di porre fine ai ripetuti cicli di violenza nella parte orientale del paese, di scongiurare qualsiasi tentativo di destabilizzare le istituzioni e di accelerare lo sviluppo del paese, nella pace e nella concordia». Per la maggioranza, si tratta di una garanzia morale sufficiente per qualsiasi partecipante alle concertazioni nazionali. Invece, l’opposizione ritiene che, per rassicurare tutti , oltre a questa garanzia si dovrebbero invitare anche le Nazioni Unite e l’Unione Africana.
L’opposizione chiede l’immunità per i partecipanti, perché ritiene necessario garantire coloro che hanno opinioni contrarie a quelle di coloro che attualmente detengono il potere pubblico.

Clement Kanku, dell’opposizione, afferma che durante le concertazioni si discuteranno questioni altamente politiche, ma che hanno anche un risvolto giuridico, per cui si deve trovare il modo di garantire la sicurezza per tutti i partecipanti. Egli sostiene, per esempio, che ci saranno persone che proverranno dalla diaspora e che forse hanno qualche problema con l’attuale potere. Aggiunge che ci saranno persone che interverranno su argomenti sensibili e su questioni che riguardano la sicurezza del Paese e che devono poterlo fare in modo sereno, senza essere soggetti a qualsiasi tipo di minaccia, incluso da parte del potere. Perciò l’opposizione ritiene che questi aspetti dovrebbero essere inclusi nel regolamento interno. Su questa questione, Joseph Bangankya, presidente dell’Alleanza dei Democratici Umanisti (ADH), afferma che «l’immunità può essere concessa solo nei casi contemplati dalla legge» e che «le conclusioni delle concertazioni devono essere l’emanazione di personalità, autorità e organismi competenti». Secondo la maggioranza presidenziale, l’obiettivo delle concertazioni non è di amnistiare dei ricercati dalla giustizia o delle persone già condannate. C’è stato un altro problema alla base del fallimento dei lavori preparatori: la sicurezza dei partecipanti. Per Azarias Ruberwa, del RCD/Goma, la sicurezza dei partecipanti deve essere garantita dalla Monusco. Un’idea che la Maggioranza non condivide, perché crede che la Polizia Nazionale sia competente e qualificata per proteggere adeguatamente tutti i partecipanti, indipendentemente dal loro luogo di provenienza o da ciò che diranno. Infine, molti partecipanti, in particolare l’opposizione, ritengono che le conclusioni delle concertazioni devono essere vincolanti per tutti, anche per il Capo dello Stato. Una posizione non condivisa da Joseph Bangankya, presidente nazionale dell’Alleanza dei Democratici Umanisti (ADH), secondo il quale l’appropriazione delle conclusioni delle concertazioni da parte delle istituzioni del paese ha già un carattere vincolante. D’altra parte, l’articolo 12 del decreto presidenziale è chiaro, quando afferma che «alla fine dei loro lavori, i partecipanti alle concertazioni nazionali consegneranno al Presidente della Repubblica, tramite il comitato di presidenza, le conclusioni e le opportune raccomandazioni cui sono giunti circa le tematiche esposte nell’articolo 10 del decreto. Il Presidente della Repubblica renderà conto delle conclusioni e delle raccomandazioni alla Nazione davanti l’Assemblea Nazionale e il Senato riuniti in Congresso».[25]

Il 21 agosto, il comitato preparatorio delle concertazioni nazionali ha concluso i lavori, due giorni dopo il termine fissato dal Presidium del forum. Dopo discussione, i membri del comitato hanno superato le loro divergenze circa le diverse questioni sulle quali erano ancora divisi. Dopo la consegna del rapporto sui lavori preparatori, il Presidium fisserà la data e il luogo delle concertazioni nazionali.[26]


[1] Cf Radio Okapi, 19.07.’13 ; Radio Okapi, 05.08.’13

[2] Cf Radio Okapi, 21.07.’13

[3] Cf Radio Okapi, 05.08.’13

[5] Cf Kimp – Le Phare – Kinshasa, 09.08.’13

[6] Cf Le Potentiel Online – Africatime, 09/08/13

[7] Cf Kimp – Le Phare – Kinshasa, 09.08.’13

[8] Cf Radio Okapi, 08.08.’13

[9] Cf Trésor Kibangula – Jeune Afrique, 12.08.’13

[10] Cf La Prospérité – Kinshasa, 12.08.’13

[11] Cf Radio Okapi, 11.08.’13 ; La Prospérité – Kinshasa – Africatime, 12.08.’13

[12] Cf Le Potentiel – Kinshasa, 14.08.’13

[13] Cf Pius Romain Rolland – L’Avenir – Kinshasa, 13.08.’13

[14] Cf Forum des As – Kinshasa, 14.08.’13

[15] Cf Simard Simon Tsoumbou – Forum des As – Kinshasa, 14.08.’13

[16] Cf Radio Okapi, 15.08.’13

[17] Cf L’Avenir Quotidien – Kinshasa, 13.08.’13

[18] Cf Bienvenu-M. Bakumanya – Le Potentiel – Kinshasa, 13.08.’13

[19] Cf Trésor Kibangula – Jeune Afrique, 14.08.’13

[20] Cf Radio Okapi, 18.08.’13

[21] Cf 7 sur 7.cd – Kinshasa, 19.0.’13

[22] Cf 7 sur 7.cd – Kinshasa, 16.08.’13

[23] Cf Dorian Kisimba – Forum des As – Kinshasa, 19.08.’13; Radio Okapi, 18.08.’13

[24] Cf Bertin Kangamotema – Le Potentiel – Kinshasa, 18.08.’13

[25] Cf La Prospérité – Kinshasa, 21.08.’13 ; L’Avenir – Kinshasa, 21.08.’13

[26] Cf Radio Okapi, 22.08.’13