Lug 17 2013

Congo Attualità n.186

INDICE

EDITORIALE: Per un “dialogo nazionale inclusivo” più trasparente e partecipato

1. NO ALLA REVISIONE DELL’ARTICOLO 220 DELLA COSTITUZIONE

2. NUOVE REAZIONI ALLA CONVOCAZIONE DELLE CONCERTAZIONI NAZIONALI

3. UN «CONCLAVE» DELL’OPPOSIZIONE

 

EDITORIALE: Per un “dialogo nazionale inclusivo” più trasparente e partecipato

1. NO ALLA REVISIONE DELL’ARTICOLO 220 DELLA COSTITUZIONE

La revisione costituzionale non è stata ancora annunciata ufficialmente. Ma il dibattito è stato rilanciato in ambito pubblico da quando il professor Evariste Boshab, ex presidente dell’Assemblea Nazionale e Segretario Generale del Partito Popolare per la Ricostruzione e la Democrazia (PPRD, il partito del presidente) ha pubblicato il suo libro “Tra revisione della Costituzione e la fine della nazione“, presentato a Kinshasa il 19 giugno scorso. Secondo la presentazione fatta dall’autore stesso sul sito dell’editore, questo libro è una “porta aperta verso il futuro, in modo che la Costituzione non possa ossidarsi“. Evariste Boshab anticipa addirittura ciò che egli chiama “passioni e reazioni inspiegabili” suscitate, secondo lui, da un qualsiasi minimo accenno di riforma costituzionale nell’ambito dell’Africa sub-sahariana. In Africa, egli ritiene, “la Costituzione acquisisce lo status di una cittadella inespugnabile e, tuttavia, le fortificazioni non sono eterne. Sono sempre da rifare, per evitare l’effetto corrosivo del tempo su tutti i monumenti“. Nella stessa nota di descrizione del libro, l’autore aggiunge che “Questo libro è uno strumento critico delle teorie sul potere costituente e sul potere di revisione … Vi si trovano diversi interrogativi che, senza aver trovato risposte definitive, hanno tuttavia il vantaggio di incitare alla riflessione di fronte al feticismo e agli incantesimi magici che avvolgono le Costituzioni africane, in particolare quella della Repubblica Democratica del Congo“.

In questo libro, l’autore solleva questioni molto sensibili, tra cui quella che mette in discussione il principio di bloccare alcune disposizioni costituzionali.

All’interno della situazione in cui si trova attualmente la RDCongo, un tale dibattito suscita la preoccupazione nei confronti di un possibile tentativo di revisione dell’articolo 220 della Costituzione che stabilisce che “la forma repubblicana dello Stato, il principio del suffragio universale, la forma rappresentativa di governo, il numero e la durata dei mandati del Presidente della Repubblica, l’indipendenza della magistratura e il pluralismo politico e sindacale non sono soggetti ad alcuna revisione costituzionale. È severamente interdetta qualsiasi revisione costituzionale che abbia come oggetto o come effetto quello di ridurre i diritti e le libertà della persona o di ridurre le prerogative delle province e degli enti territoriali decentrati“.

In una dichiarazione rilasciata il 5 luglio, l’Associazione dei Professori dell’Università di Kinshasa (Apukin) ha espresso la sua ferma opposizione ad ogni tentativo di revisione costituzionale. “Date le tensioni e i sospetti suscitati dall’ultima revisione costituzionale (gennaio 2011, riportando le elezioni presidenziali ad un solo turno invece di due), raccomandiamo di mettere fine alle revisioni intempestive e fatte su misura a favore di certe cause“, ha dichiarato il professor Mbadu, relatore di Apukin.

Per due volte, in maggio e in giugno 2013, la Conferenza Episcopale Nazionale del Congo (CENCO) è ritornata sull’argomento, respingendo con forza l’idea di un’eventuale riforma costituzionale ed esigendo il rispetto dell’ordine costituzionale, pegno della coesione e dell’unità nazionale.[1]

Secondo l’Associazione Africana per la Difesa dei Diritti Umani, ASADHO, la disposizione costituzionale relativa al numero dei mandati del Presidente della Repubblica è stata motivata dall’espressa volontà del popolo congolese di preservare i principi democratici sanciti dalla Costituzione, contro i capricci della politica e le revisioni fatte su misura. Così, in una nota del 26 giugno, ASADHO esorta:

– Il presidente Joseph Kabila, affinché non sostenga le iniziative di certi esponenti della maggioranza presidenziale, che auspicano la revisione dell’articolo 220 della Costituzione;
– La maggioranza presidenziale, affinché inizi a pensare a un altro candidato da presentare alle elezioni del 2016, piuttosto che a violare la Costituzione;

– Tutti i partiti politici, la società civile e le confessioni religiose, affinché veglino alla tutela delle conquiste democratiche circa la limitazione dei mandati del presidente della Repubblica;

– Il popolo congolese, affinché si opponga con tutti i mezzi democratici (manifestazioni pacifiche, petizioni, sit-in …) a qualsiasi tipo di revisione dell’articolo 220 della Costituzione;

– La comunità internazionale, affinché faccia pressione sulle autorità di Kinshasa, in modo da evitare che procedano alla revisione dell’articolo 220 della Costituzione.[2]

Nel suo discorso di apertura del conclave dell’opposizione, il 6 luglio, Vital Kamerhe pone la domanda del perché si abbia voluto suscitare un tale dibattito proprio in questo momento. Secondo  lui, si tratta di un tentativo, da smascherare e da sventare, di testare le possibili reazioni.

Pur riconoscendo che la procedura di revisione costituzionale è sancita in tutte le leggi fondamentali del mondo, Vital Kamerhe sostiene che un tale atto, pur quanto legittimo sia, non lascia però alcun margine di manovra alla modifica dell’articolo 220, perché la Costituzione stessa prevede la procedura della sua revisione. Secondo Kamerhe, la revisione dell’articolo 220 della Costituzione dovrà passare sui cadaveri dei Congolesi. “Non toccare la mia Costituzione”.[3]

2. NUOVE REAZIONI ALLA CONVOCAZIONE DELLE CONCERTAZIONI NAZIONALI

Il 3 luglio, in una sua dichiarazione politica sul decreto presidenziale del 26 giugno 2013 relativo alla creazione, organizzazione e funzionamento di concertazioni nazionali, la Coalizione dei Patrioti per la Repubblica (CPR) ha ricordato di aver sempre affermato che “la crisi multiforme in cui si trova il paese non potrà essere superata se non attraverso l’organizzazione di concertazioni-dialogo tra tutti gli strati socio-politici della nazione, senza esclusivismi“. Tuttavia, la CPR deplora il fatto che:

1. L’eccessiva importanza data alle istituzioni dal decreto presidenziale diluisca il ruolo delle forze politiche, amplifichi il sospetto tra le istituzioni, le forze vive del Paese e le forze politiche, a scapito della ricerca della coesione nazionale.

2. La mediazione e la direzione delle concertazioni-dialogo non possono essere nello stesso tempo giudice e parte in causa. Nel contesto attuale, esse stesse sono al centro delle più virulenti controversie all’interno della nazione.

3. La mediazione e la direzione delle concertazioni-dialogo dovrebbero essere affidate ad una struttura e a degli animatori politici più neutrali. Sarebbe stato un forte segnale a favore della pacificazione e avrebbe abbattuto il muro dei sospetti e dei pregiudizi che condizionano il comportamento e il giudizio degli uni e degli altri.

Infine, la CPR chiede all’intera classe politica in generale e al potere in particolare, di sapersi superare nell’interesse generale, privilegiando l’interesse del popolo e della nazione, in vista dell’organizzazione di concertazioni-dialogo che conducano veramente alla coesione nazionale e al ripristino della fiducia tra le istituzioni e il popolo, tra i dirigenti e la popolazione.[4]

L’8 luglio, la Società Civile del Sud Kivu ha reagito alla convocazione delle concertazioni nazionali da parte del presidente Joseph Kabila. La Società Civile del Sud Kivu afferma di voler partecipare a tali concertazioni nazionale, ma avverte che si opporrà contro tutte le proposte che violerebbero la Costituzione e le leggi del paese, che concedessero l’amnistia ai criminali e ai sospettati di aver commesso crimini o che cercassero di ottenere un governo di unità nazionale per altro non previsto dalla Costituzione. Secondo Descartes Mponge, presidente della Società Civile del Sud Kivu, la sua organizzazione raccomanda che il regolamento interno delle concertazioni nazionali sia adottato dall’Assemblea plenaria e non dal Comitato di presidenza. Infine, la Società Civile del Sud Kivu invita tutti a prendere parte attiva alla campagna “Non toccare la mia Costituzione”, lanciata nel mese di marzo scorso.[5]

3. UN «CONCLAVE» DELL’OPPOSIZIONE

Il 6 luglio, una parte dell’opposizione politica si è riunita in conclave, a Kinshasa, per riflettere sulle prossime concertazioni nazionali. Nel suo discorso di apertura, Vital Kamerhe, presidente nazionale dell’UNC (Unione per la Nazione Congolese), ha affermato che il suo partito e alleati politici non potranno partecipare a delle consultazioni che potrebbero trasformarsi in un Congresso della Maggioranza Presidenziale.

Vital Kamerhe ha dapprima ricordato che «la nazione è a rischio: la guerra nel Nord Kivu, con stupri e violenze contro le donne, massacri di massa e popolazioni costrette a fuggire dai loro villaggi. La violenza si manifesta anche nel Nord Katanga, nel Sud Kivu, nel Maniema e nell’Ituri.
La Nazione sta morendo: un Congolese vive con meno di un dollaro al giorno, la popolazione è priva di tutto: cibo, assistenza sanitaria, trasporti, accesso all’istruzione, una casa decente. Nonostante le sue immense risorse naturali, la RDCongo è l’ultimo Paese del mondo nella graduatoria dell’Indice di Sviluppo Umano, il 3° paese più pericoloso per le donne (dopo l’Afghanistan e il Sudan), la capitale mondiale dello stupro e della corruzione, l’ultimo paese al mondo in termini di clima degli investimenti (più di 600 le tasse legali e illegali), gli imprenditori nazionali e stranieri sono diventati selvaggina per la caccia.

Il sistema di governo è basato sull’economia del furto (saccheggi e svendita a basso prezzo delle risorse minerarie). Secondo il rapporto Annan, il paese ha perso, a causa dell’illegalità, 37 miliardi di dollari in due anni. Altre fonti indicano che dal 2002 ad oggi, la RDCongo ha ricevuto aiuti esterni per 27 miliardi di dollari. Ma dov’è andato a finire tutto questo denaro?
Vital Kamerhe ha detto chiaramente che si dovrebbe fare tutto il possibile per sbarrare la strada ad eventuali progetti aventi come obiettivi una nuova transizione politica o ogni tipo di revisione costituzionale che rischierebbe di bloccare ogni possibilità di cambiamento democratico nel 2016».
Secondo Kamerhe, al decreto presidenziale relativo alla convocazione delle concertazioni è necessario apportare le seguenti correzioni:

– per quanto riguarda la forma: l’istituzione di una commissione congiunta per una chiara identificazione delle componenti abilitate a partecipare (la maggioranza, l’opposizione politica, l’opposizione armata, la società civile e la diaspora);

– per quanto riguarda i contenuti: rispettare lo spirito e la lettera dell’accordo di Addis Abeba, della Risoluzione 2098 del Consiglio di Sicurezza e dell’ultimo rapporto del Segretario Generale delle Nazioni Unite sulla RDCongo.

– circa le risoluzioni, decisioni e raccomandazioni, esse dovranno essere adottate per consenso e dovranno essere vincolanti per tutti;

– circa l’organizzazione, il dialogo inclusivo dovrà svolgersi sotto l’egida dell’Inviata speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite per la regione dei Grandi Laghi e del Rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite per la RDCongo, con una facilitazione neutrale e,  possibilmente, africana.

– infine, il monitoraggio dell’applicazione delle decisioni finali dovrà essere affidato a un comitato misto composto da delegati delle componenti che hanno partecipato della comunità internazionale.[6]

Il conclave dell’opposizione è stato indetto su iniziativa di Leon Kengo wa Dondo, presidente dell’Unione delle Forze per il Cambiamento (UFC), sostenuto da Vital Kamerhe, presidente dell’Unione per la Nazione Congolese (UNC) e da José Makila, presidente dell’Alleanza dei Laburisti congolesi per lo sviluppo (ATD). Ma non vi hanno aderito  né l’UDPS e alleati, né il MLC e alleati. Sembra che nell’opposizione ognuno cominci ad andare per la propria strada. Ogni partito o coalizione comincia ad avere il suo punto di vista sul dialogo nazionale. Si moltiplicano le riunioni politiche, ma le fessure aumentano .

Jean-Claude Vuemba, membro del MPCR e secondo vice presidente del gruppo parlamentare UDPS e alleati, ha dichiarato: «Il conclave non ci interessa, perché non vogliamo delle concertazioni nazionali per partecipare al governo. Non vogliamo essere complici di obiettivi nascosti». Il deputato MPCR ha affermato che il suo gruppo, l’UDPS e alleati, è favorevole alla tenuta di un dialogo nazionale, ma a quattro condizioni irrinunciabili: l’amnistia per i prigionieri politici e di opinione, la rimozione dei posti di blocco intorno alla residenza di Etienne Tshisekedi, la partecipazione di mediatori e testimoni esteri e la creazione di un comitato preparatorio misto tra maggioranza e opposizione.

Da parte sua, Jean-Lucien Bussa, presidente del gruppo parlamentare MLC e alleati ha ritenuto prematura la tenuta di un Conclave dell’opposizione, dato che il presidente Kabila non ha ancora dato una risposta alle recenti dichiarazioni in cui l’opposizione esprimeva il suo disaccordo nei confronti del decreto relativo alla convocazione di concertazioni nazionali: «Abbiamo detto no alle concertazioni nazionali per esigere un vero dialogo inclusivo a livello nazionale. L’opposizione ha fatto dichiarazioni importanti su questo tema d’attualità e ci aspettiamo che la maggioranza ne tragga le conseguenze, dando risposte adeguate alle nostre preoccupazioni. Allora, come ci si può riunire in conclave adesso?».[7]

Il 10 luglio, il portavoce dell’Unione per la Democrazia e il Progresso Sociale (UDPS), Joseph Kapika, si è pronunciato sulle due questioni di attualità: le concertazioni nazionali convocate da Joseph Kabila e il conclave dell’opposizione.

Per quanto riguarda le concertazioni nazionali, fedele alla sua linea sulla ”legittimità” e l’”imperium”, l’UDPS non riconosce al Rais la qualità di convocarle.

Circa il conclave dell’opposizione, l’UDPS ha affermato di non esserne interessato e per diversi motivi. Tra l’altro, ”dopo l’elezione di Etienne Tshisekedi a Capo dello Stato, il 28 novembre 2011, l’UDPS non è più un partito di opposizione”. Secondo l’UDPS, i partiti politici ora riuniti in conclave, per il fatto che siedono in Parlamento, hanno riconosciuto i risultati delle elezioni presidenziali pubblicati dalla Ceni. Tali partiti, si insiste, hanno respinto ”la decisione di sciogliere l’Assemblea Nazionale presa da Etienne Tshisekedi che dicono di riconoscere come il vincitore delle ultime elezioni presidenziali”. Non è tutto. ” Per il fatto di aver designato i loro delegati alla Ceni, i suddetti partiti sono disposti a partecipare alle elezioni provinciali e locali, cosa che non è all’ordine del giorno dell’UDPS”. Ancora più, ”Rivendicando il posto di portavoce dell’opposizione, tali partiti politici riconoscono Joseph Kabila come presidente eletto”.[8]

L’11 luglio, a Kinshasa, il conclave dell’opposizione politica si è concluso con la pubblicazione di un rapporto finale.

1. I PUNTI ALL’ORDINE DEL GIORNO:

• Analisi del decreto presidenziale n° 013/078, del 26 giugno 2013;

• Proposte dell’opposizione politica congolese per un dialogo politico;

• La problematica della revisione costituzionale e questioni di materia elettorale.

2. L’ANALISI DEL DECRETO PRESIDENZIALE:

Per quanto riguarda l’analisi del decreto presidenziale n, 013/078 del 26 giugno 2013, i partecipanti al conclave hanno ricordato che le caotiche elezioni presidenziali e legislative di novembre 2011 non sono state credibili e sono alla base di una crisi politica aggravata da un deterioramento dello stato caratterizzato da:

– l’incapacità di difendere l’integrità del territorio nazionale, di garantire l’effettività dell’autorità dello Stato sull’insieme del paese, di affrontare i problemi sociali del popolo e di garantire la pace e la sicurezza delle persone e dei beni;

– il malgoverno, la corruzione e l’impunità, la svendita a basso prezzo e il saccheggio delle risorse naturali.
Di fronte a questa situazione, il 26 giugno 2013, il Capo dello Stato ha firmato un decreto legge sull’organizzazione di “concertazioni nazionali”, quando nella Risoluzione 2098 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, la comunità internazionale aveva già suggerito l’organizzazione di un “dialogo politico trasparente e inclusivo” tra tutte le parti implicate nella crisi congolese.
Infatti, al paragrafo 5 della risoluzione 2098, il Consiglio di Sicurezza chiede al Rappresentante Speciale del Segretario Generale nella RDCongo, in collaborazione con l’Inviata Speciale del Segretario Generale per la regione dei Grandi Laghi, di sostenere, coordinare e valutare l’applicazione nella RDCongo, degli impegni assunti nell’accordo quadro di Addis Abeba.

Al punto 14 b, della risoluzione 2098, il Consiglio di Sicurezza chiede al Rappresentante speciale del Segretario Generale per la RDCongo di impegnarsi, attraverso i suoi consigli, per la promozione di un dialogo politico trasparente e inclusivo tra tutte le parti congolesi, per favorire la riconciliazione e la democratizzazione del paese e l’organizzazione di elezioni provinciali e locali credibili e trasparenti.

Da parte sua, nella sua dichiarazione del 1° luglio 2013, l’opposizione politica ha affermato di non essere interessata a partecipare in concertazioni nazionali che non si conciliassero con gli impegni assunti dal nostro governo nel contesto dell’accordo quadro di Addis Abeba e che non siano conformi con la risoluzione 2098 del Consiglio di Sicurezza.

– Sul piano della forma, l’opposizione politica ha osservato che la convocazione del dialogo dovrebbe essere preceduta dalla creazione di un comitato preparatorio in cui partecipino tutte le parti interessate, al fine di definire il formato, l’ordine il giorno, il progetto di regolamento interno, i meccanismi di controllo e di esecuzione delle decisioni.

– Sul piano dei contenuti, l’opposizione politica ha osservato che non si preso in considerazione la situazione sociale del popolo congolese, le innumerevoli violazioni dei diritti umani, il dramma degli stupri e delle violenze contro le donne, il reclutamento di bambini soldato, il saccheggio e la svendita delle risorse naturali, l’assenza di un esercito nazionale repubblicano e moderno, la questione della legittimità delle istituzioni, l’arricchimento illecito…

3. ANALISI DELLA SITUAZIONE E PROPOSTE:

Circa l’analisi della situazione e le proposte per il dialogo politico, l’opposizione politica congolese ricorda che le elezioni presidenziali e legislative del mese di novembre 2011 sono state organizzate in una confusione indescrivibile e che sono state caratterizzate dalla violenza, da numerose irregolarità e da gravi brogli elettorali. Ne è risultato un conflitto post elettorale denominato
“crisi di legittimità”, con un impatto reale sulla vita politica nazionale, ormai divisa tra i vincitori proclamati tali dalla Commissione Elettorale e coloro che, invece, vogliono conoscere la verità delle urne. Questa bi-polarizzazione della vita politica continua a indebolire tutte le istituzioni della Repubblica. Questa crisi di legittimità si manifesta attraverso:

• l’aumento dell’intolleranza, della sfiducia reciproca e delle scambievoli accuse tra le varie forze politiche;
• la regressione della democrazia in un clima di repressione e di violenza, mediante la violazione dei diritti umani e delle esecuzioni extragiudiziali;

• La mancanza di consenso nazionale;

• La stagnazione della situazione sociale, politica ed economica del Paese.

Per porre rimedio a questa situazione ormai intollerabile per la popolazione e nella prospettiva di un dialogo politico, l’opposizione politica congolese avanza le seguenti proposte:

A. Per quanto riguarda la riforma del settore della sicurezza:

– Controllare in permanenza gli effettivi dell’esercito e garantire una formazione che privilegi più la qualità che la quantità;

– Garantire un equilibrio regionale nel reclutamento di nuove leve, l’assegnazione ad un determinato contingente o luogo e la promozione nella graduatoria;

– Modificare la catena del comando militare delle FARDC, spesso troppo mono-etnica, soprattutto nell’est del paese;

– Smobilitare i militari che non dispongono del curriculum necessario e finanziare il loro reinserimento sociale;

– Fare un censimento di tutti i militari ex-FAZ ancora idonei per il servizio, in vista di un loro reinserimento nell’esercito nazionale;

– Migliorare le condizioni di vita e di lavoro di tutte le forze della difesa e della sicurezza.

B. Per quanto riguarda il consolidamento dell’autorità dello Stato:

– Fare della lotta contro la corruzione, l’impunità, la criminalità economica e il conflitto di interessi una priorità;

– Sottomettere alla discussione in Parlamento tutti gli accordi con i gruppi armati, prima ancora di firmarli;
– Stabilire una politica salariale che stimoli tutti i dipendenti statali a rendere effettiva l’autorità dello Stato a tutti i livelli e in tutto il paese.

C. Per quanto riguarda il decentramento:

– Accelerare la creazione delle nuove province, in conformità con la Costituzione;

– Applicare il diritto delle province a trattenere in loco il 40% delle entrate nazionali;

– Elaborare la legge sulla perequazione.

D. Per quanto riguarda lo sviluppo economico:

– Fare dell’agricoltura il motore dello sviluppo nazionale;

– Porre fine all’importazione e alla circolazione di prodotti non commerciabili o scaduti.

E. Per quanto riguarda le riforme istituzionali:

a) Ripensare il sistema elettorale congolese, introducendo:

1. il censimento generale della popolazione, per determinare, tra l’altro, il quoziente elettorale, non sulla base del numero delle persone iscritte sulle liste elettorali, ma piuttosto sul numero delle persone identificate attraverso il censimento;

2. la revisione della legge sulla Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (Ceni), in modo da affermare lo stretto rispetto del principio costituzionale della indipendenza della Ceni nella designazione dei suoi membri da parte della sola società civile.

3. il ripristino della piramide elettorale, cominciando dalle elezioni locali;

b) Emanare la legge sull’organizzazione e il funzionamento della Corte Costituzionale;

c) Depoliticizzare la giustizia, promuovendo il reclutamento e la promozione nella graduatoria in base alle competenze e alla morale, piuttosto che su criteri soggettivi, come il regionalismo, il tribalismo, il clientelismo e il nepotismo.

4. REVISIONE DELLA COSTITUZIONE E QUESTIONI ELETTORALI:

A. Riguardo alla revisione della Costituzione:

Il conclave dell’opposizione politica prende atto della determinazione di chi è al potere di voler procedere alla revisione della Costituzione, in particolare degli articoli 70 e 220, per poter rimanervi, aumentando il numero dei mandati del Presidente della Repubblica.
Per contrastare quest’intenzione di violare la Costituzione, l’opposizione politica ha deciso di condurre una serie di azioni:

– Sensibilizzare e mobilizzare la popolazione, in virtù dell’articolo 64 della Costituzione che recita:

 “Ogni Congolese ha il dovere di sconfiggere qualsiasi individuo o gruppo di individui che prende il potere con la forza o che lo esercita in violazione delle disposizioni della presente Costituzione.

Qualsiasi tentativo di rovesciare il regime costituzionale è un crimine imprescrittibile contro la nazione e lo Stato. È punito secondo la legge”. La parola d’ordine “non toccare la mia Costituzione” sarà immediatamente trasmessa al popolo congolese.

– Responsabilizzare i Parlamentari, affinché non accettino, nel corso dell’attuale legislatura, di mettere la revisione costituzionale all’ordine del giorno del dibattito parlamentare;

B. Per quanto riguarda la problematica elettorale:

Il conclave dell’opposizione politica propone che la futura legge elettorale e il prossimo calendario delle scadenze elettorali possano invertire l’ordine delle elezioni, iniziando con le elezioni locali prima delle elezioni nazionali.

Inoltre, il conclave si manifesta a favore di una commissione elettorale veramente neutrale e indipendente diretta dalla società civile o, se non vi si riuscisse, da una rappresentanza paritaria tra le tre componenti: maggioranza presidenziale, opposizione e società civile.

La designazione dei membri spetta alle loro rispettive organizzazioni di base, senza interferenze delle altre istituzioni dello Stato.

DELIBERA N. 1:

A proposito del decreto presidenziale n. 13/078 sulla creazione, organizzazione e funzionamento delle concertazioni nazionali, i membri dell’opposizione politica riuniti in conclave a Kinshasa dal 6 all’11 luglio 2013,

+ si dicono:

– Convinti che la pace non può essere possibile nella RDCongo se non attraverso l’applicazione, da parte di tutte le parti interessate, tra cui il Capo dello Stato, degli impegni derivanti dall’accordo firmato ad Addis Abeba il 24 febbraio 2013 e dalla Risoluzione 2098 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, presa il 27 marzo 2013;

– Profondamente preoccupati del fatto che, convocando delle “concertazioni nazionali” invece di un dialogo politico trasparente e inclusivo tra tutte le parti congolesi interessate, per promuovere la riconciliazione e la democrazia, come raccomandato nella risoluzione 2098, al punto 14 b), il Presidente della Repubblica non abbia tenuto conto dello spirito e della lettera dell’accordo di Addis Abeba e della risoluzione 2098;

– Persuasi che solo un dialogo politico può creare un consenso tra gli attori politici e sociali, al fine di facilitare l’applicazione di tutti gli impegni presi per porre fine alla crisi politica e sociale che ha scosso il paese e per ricostituire la coesione nazionale;

+ Esigono che:

1. Le parti interessate dovrebbero essere invitate a partecipare ad un “dialogo politico” trasparente e inclusivo che il Presidente della Repubblica dovrà “non creare”, ma convocare  con la massima diligenza possibile. Questo forum si terrà a Kinshasa, sede delle istituzioni dello Stato.

2. Il dialogo politico dovrebbe svolgersi sotto l’egida delle Nazioni Unite. A tal fine, l’Inviata speciale del Segretario Generale per la Regione dei Grandi Laghi, Mary Robinson, dovrà accompagnare i lavori del dialogo come testimone, al fine di assicurarne una conclusione positiva. Il presidente della Repubblica del Congo, Denis Sassou Nguesso, co-firmatario dell’accordo di Addis Abeba e Presidente della Conferenza Internazionale sulla Regione dei Grandi Laghi (CIRGL), dovrebbe svolgere il ruolo vitale di facilitatore o mediatore.

3. Il dialogo politico dovrebbe discutere su:

– I problemi sociali del popolo congolese;

– I problemi relativi alle violazioni dei diritti umani, alla violenza contro le donne, al reclutamento dei bambini soldato, al saccheggio e alla svendita delle risorse naturali, alla disorganizzazione e all’inefficacia dell’esercito nazionale, alla legittimità delle Istituzioni, alla malversazione dei beni dello Stato e all’arricchimento illecito;

– Le materie oggetto degli impegni che il presidente della Repubblica ha liberamente sottoscritto con la firma dell’accordo di Addis Abeba.

4. Nella designazione dei partecipanti al dialogo politico, si dovrebbero tenere in conto i seguenti principi:
– La parità nella rappresentanza delle 26 province elencate nella Costituzione;

– La parità nella rappresentanza della maggioranza presidenziale, dell’opposizione politica e il parlamentare ed extra parlamentare e della società civile;

– La rappresentanza delle donne al 30%;

– La non esclusione, per consentire la partecipazione degli ex candidati alle ultime elezioni presidenziali e dei rappresentanti della diaspora congolese e dei gruppi armati congolesi;

– L’allentamento dell’attuale tensione politica, attraverso l’amnistia e la liberazione dei prigionieri politici e di opinione;

5. La convocazione del dialogo politico dovrà scaturire in seguito a un rapporto di una commissione preparatoria mista, composta da rappresentanti della maggioranza presidenziale, dell’opposizione politica parlamentare ed extraparlamentare e della Società Civile. Tale commissione dovrebbe interessarsi dell’organizzazione e della logistica e preparare l’ordine del giorno, il regolamento interno e il preventivo delle spese

6. Le deliberazioni del dialogo politico saranno prese per consenso e saranno esecutive e vincolanti per tutti.

DELIBERA N. 2:

L’opposizione politica decide di:

1. A proposito della revisione della Costituzione:

– Opporsi a ogni tentativo di revisione costituzionale;

– Invitare tutte le parti interessate a impegnarsi in forma solenne, prima dell’inizio dei lavori del dialogo politico, ad astenersi da qualsiasi tentativo di revisione costituzionale;
– Sensibilizzare e mobilitare il popolo congolese a difendere la sua Costituzione sulla base dell’articolo 64 della Costituzione. La parola d’ordine: “Non toccare la mia Costituzione”;

– Responsabilizzare i parlamentari affinché, durante l’attuale legislatura, non accettino di porre all’ordine del giorno la revisione costituzionale;

– Non partecipare a qualsiasi tipo di transizione o di governo di unità nazionale, il cui scopo sarebbe quello di allungare il mandato delle attuali istituzioni.

2. Circa le questioni elettorali:

– Non accettare l’attuale commissione elettorale (Ceni) e il suo comitato di presidenza, perché ritenuti parziali e dipendenti dalla maggioranza al potere e perché riflettono i rapporti di forza esistenti in Assemblea Nazionale;

– Riorganizzare, durante il dialogo politico, la Ceni e istituire un nuovo comitato di presidenza sulla base dei principi di uguaglianza tra le componenti e della neutralità, per garantire la sua indipendenza e l’imparzialità dei risultati elettorali;

– Incorporare la pari rappresentazione delle componenti anche nei Centri di Raccolta e di Calcolo dei Risultati (CLCR) a livello nazionale;

– Mantenere lo schema maggioritario proporzionale a tutti i livelli;

– Invertire, nel prossimo ciclo elettorale, la piramide elettorale, cominciando dalle elezioni locali per terminare con le elezioni nazionali;

– Includere nella legge elettorale l’annuncio dei risultati elettorali subito dopo il conteggio, la pubblicazione, sul sito della Ceni, dei risultati elettorali entro le 24 ore dopo il conteggio, la verifica del server centrale da parte di qualsiasi parte interessata.[9]


[1] Cf Radio Okapi, 28.06.’13 et 06.07.’13

[3] Cf La Prospérité – Kinshasa – congoforum, 08.07.’13

[4] Cf La Prospérité – Kinshasa, 05.07.’13

[5] Cf Radio Okapi, 09.07.’13

[7] Cf AKM – Africa news – Kinshasa, 08.07.’13

[8] Cf La Prospérité – Kinshasa, 11.07.’13