Lug 12 2013

Congo Attualità n. 185

INDICE

EDITORIALE: Alla ricerca del significato di una parola

1. LA CONVOCAZIONE DELLE “CONCERTAZIONI NAZIONALI”

a. Il decreto legge presidenziale

b. Il progetto di regolamento interno

c. Le reazioni dell’opposizione politica

2. L’INIZIO DEI LAVORI DELLA NUOVA COMMISSIONE ELETTORALE

3. IL COMUNICATO DEI VESCOVI CONGOLESI

 

EDITORIALE: Alla ricerca del significato di una parola

 

 

1. LA CONVOCAZIONE DELLE “CONCERTAZIONI NAZIONALI”

a. Il decreto legge presidenziale

Il 27 giugno, mediante un decreto legge letto alla televisione di stato, il Capo dello Stato Joseph Kabila ha annunciato la creazione di un forum nazionale denominato “concertazioni nazionali”. Secondo il decreto legge, «l’obiettivo di queste concertazioni nazionali è quello di riunire tutte le fasce sociali e politiche della nazione per riflettere, discutere e dibattere, in tutta libertà e senza coercizioni, sulle vie e i mezzi necessari per consolidare la coesione nazionale, rafforzare ed estendere l’autorità dello Stato su tutto il territorio nazionale, al fine di porre fine ai cicli di violenza nella parte orientale del paese, di scongiurare qualsiasi tentativo di destabilizzazione delle istituzioni e di accelerare lo sviluppo del paese in un clima di pace e di concordia».
Le modalità di organizzazione e di funzionamento di questo forum, le date, le questioni da discutere, le competenze degli organi del forum, i criteri di partecipazione e il numero dei partecipanti, i diritti e gli obblighi dei partecipanti saranno precisati nel regolamento interno.
Le concertazioni nazionali saranno dotate di tre organi: l’Assemblea Plenaria, la Presidenza e gli Stati Generali.

L’Assemblea plenaria è l’organo di discussione di tutti i punti iscritti all’ordine del giorno e di convalida delle conclusioni e delle raccomandazioni emanate dagli Stati Generali. Comprende i rappresentanti delle seguenti componenti: istituzioni nazionali (Presidenza della Repubblica, Parlamento, Governo, Magistratura, istituzioni d’appoggio alla democrazia), istituzioni provinciali e locali (assemblee provinciali e governi provinciali), partiti politici (maggioranza e opposizione politica parlamentare e extra parlamentare), autorità tradizionali, società civile, personalità storiche, esperti e invitati del Capo dello Stato. I delegati alle concertazioni nazionali vi partecipano come rappresentanti delle loro rispettive componenti e sono accreditati dalla Presidenza del forum.
La Presidenza del forum è l’organo coordinatore. È composta dal Presidente dell’Assemblea Nazionale dei deputati e dal Presidente del Senato assistiti da una segreteria tecnica.
Gli Stati Generali affronteranno le questioni iscritte all’ordine del giorno delle consultazioni nazionali secondo le varie tematiche. Formuleranno le conclusioni e le raccomandazioni opportune da presentare all’Assemblea Plenaria.

I gruppi tematici degli Stati Generali delle concertazioni nazionali sono: governance, democrazia e riforma istituzionale; economia, settore produttivo e finanze pubbliche; disarmo, smobilitazione, reinserimento e rimpatrio dei gruppi armati; conflitti, pace e riconciliazione nazionale; decentramento e rafforzamento dell’autorità dello Stato.

Le concertazioni nazionali si terranno a Kinshasa, capitale della RDCongo. Gli Stati Generali potranno aver luogo a Kinshasa, Lubumbashi e Kisangani, secondo la decisione della Presidenza del forum. La loro durata è di quindici giorni al massimo, cinque (05) giorni di lavoro in Assemblea Plenaria e dieci (10) giorni di lavoro nei gruppi tematici degli Stati Generali. Tuttavia, in caso di necessità, la Presidenza del forum potrà fissare un periodo supplementare non superiore a cinque (05) giorni.

A conclusione di tali consultazioni nazionali, i delegati consegneranno al capo dello Stato le loro conclusioni e le opportune raccomandazioni.

Il Presidente della Repubblica comunicherà le conclusioni e raccomandazioni alla nazione davanti all’Assemblea Nazionale dei deputati e il Senato riuniti in Congresso.

Il controllo dell’applicazione delle conclusioni è affidato al presidente della Repubblica, ai Presidenti del Senato e dell’Assemblea Nazionale e al Governo.[1]

b. Il progetto di regolamento interno

Qualche estratto:

+ Capitolo II – composizione e funzionamento degli organi

Articolo 5:

L’Assemblea Plenaria è composta da 469 delegati … distribuiti come segue:

1°. Istituzioni politiche nazionali: 63 delegati, di cui 5 della Presidenza della Repubblica, 30 dell’Assemblea Nazionale, 15 del Senato, 7 del Governo, 4 delle Corti e Tribunali, 1 della Commissione elettorale nazionale indipendente e 1 del Consiglio Superiore degli audiovisivi e comunicazione;
2°. Istituzioni pubbliche provinciali e locali: 22 delegati di cui 11 Governatori provinciali e 11 Presidenti delle Assemblee Provinciali;

3°. Partiti politici: 163 delegati, tra cui 144 proporzionalmente alla loro rappresentanza in entrambi i rami del Parlamento, 14 non rappresentati in Parlamento fra cui 7 della Maggioranza Presidenziale e  7 dei partiti politici di opposizione e 5 provenienti da ex movimenti armati trasformatisi in partiti politici;
4 °. Autorità tradizionali: 11 delegati, tra cui 1 per provincia;

5°. Società civile: 91 delegati, fra cui 12 delle confessioni religiose, 8 delle associazioni per la difesa dei diritti umani, 9 delle associazioni delle donne, 5 delle associazioni giovanili, 8 delle associazioni di educazione civica e elettorale, 8 dei sindacati della pubblica amministrazione, della magistratura, dell’istruzione primaria, secondaria e professionale e dell’istruzione superiore e universitaria, 3 delle associazioni degli agricoltori, 2 dell’Ordine degli avvocati, 2 dell’Ordine dei Medici, 2 dell’Ordine dei farmacisti, 2 dell’Ordine degli ingegneri civili, 2 dell’Ordine degli architetti, 18 della diaspora, 2 delle associazioni dei giornalisti, 5 delle associazioni degli artisti e 3 delle popolazione dei Pigmei;

6°. Personalità politiche: 44 delegati, tra cui 3 ex vice-presidenti, 10 ex presidenti delle Camere del Parlamento, 7 ex primi ministri, 6 ex membri della Tavola rotonda politica di Bruxelles del 1960,

6 ex primi presidenti della Corte Suprema di Giustizia, 7 ex procuratori generali della Repubblica, 4 ex governatori della Banca centrale e 4 ex capi di Stato Maggiore delle Forze Armate;

7°. Gli esperti: 60 delegati scelti nel mondo accademico per la loro reputazione, la loro obiettività, la loro imparzialità e la loro competenza scientifica;

8°. Invitati(e) dal Capo dello Stato: 15 delegati(e).

Articolo 6:

Convocata dal Comitato di presidenza, l’Assemblea plenaria si riunisce due volte in seduta solenne in occasione dell’apertura e della chiusura dei lavori. Si riunisce in sessione ordinaria in occasione dell’esame e dell’approvazione delle relazioni degli Stati Generali.

Le riunioni dell’Assemblea plenaria sono presiedute dal Comitato di presidenza. Tuttavia, il Presidente della Repubblica pronuncia l’apertura e la chiusura delle consultazioni nazionali.
Le decisioni dell’Assemblea plenaria saranno prese preferibilmente per consenso; in mancanza di esso saranno prese a maggioranza assoluta dei delegati.

Articolo 11:

A seconda delle loro competenze e dei loro interessi, i Delegati partecipanti alle concertazioni nazionali saranno divisi in laboratori o gruppi di lavoro tematici …

Ogni laboratorio o gruppo di lavoro tematico sarà composto da novantacinque (95) membri al massimo, fra cui quindici (15) esperti designati dal Comitato di presidenza …..

Articolo 12:

Nello studio delle questioni loro sottomesse, gli Stati Generali faranno una diagnosi della situazione del paese rispetto al settore esaminato e formuleranno le raccomandazioni opportune.

+ Capitolo III: Svolgimento delle concertazioni nazionali

Articolo 14:

Le Concertazioni nazionali saranno dichiarate aperte dal Presidente della Repubblica. In questa occasione, egli pronuncerà un discorso di orientamento alla presenza di tutti i delegati riuniti in seduta solenne. Il Presidente della Repubblica farà la diagnosi della situazione generale del paese, delineerà le piste di soluzione ai problemi sollevati e chiederà il consenso delle forze vive del paese nel risolvere i vari problemi, in vista della coesione nazionale.

Articolo 16:

Il rapporto finale di ogni laboratorio o gruppo di lavoro sarà trasmesso e spiegato al Comitato di presidenza.

Articolo 17:

Al termine dei lavori, una sessione plenaria delle concertazioni nazionali sarà convocata e presieduta dal Comitato di presidenza per la messa in comune delle conclusioni e raccomandazioni degli Stati Generali. In tale riunione, solo i membri dei comitati degli Stati Generali potranno parlato. Essi faranno la sintesi dei lavori e suggeriranno la formulazione delle raccomandazioni.

Le conclusioni e le raccomandazioni di ogni gruppo di lavoro tematico saranno formalmente approvate dall’Assemblea plenaria e saranno consegnate al Presidente della Repubblica dal Comitato di presidenza.

Articolo 18:

Al termine delle concertazioni nazionali, il Comitato di presidenza darà lettura del rapporto generale dei lavori, includendo le conclusioni e le raccomandazioni. Il presidente della Repubblica pronuncerà il discorso di chiusura e annuncerà alla Nazione le opzioni prese e le misure previste per il mantenimento e il rafforzamento della coesione nazionale. Alla sessione di chiusura parteciperanno, oltre ai partecipanti alle concertazioni nazionali, i capi degli organi sociali, i membri di entrambe le Camere del Parlamento, i membri del governo, i membri della Corte Suprema, i membri delle istituzioni di sostegno alla democrazia e i membri invitati del corpo diplomatico.[2]

c. Le reazioni dell’opposizione politica

Il 30 giugno, la Maggioranza Presidenziale Popolare, MPP, piattaforma d’appoggio al Presidente eletto, Etienne Tshisekedi wa Mulumba, ha reso pubblica, in una dichiarazione, la sua posizione rispetto alle “concertazioni nazionali” unilateralmente decretate da Joseph Kabila con decreto legge presidenziale.
La MPP nota che la struttura, l’organizzazione e la composizione di questo forum sono caratterizzate dall’eccessiva presenza e dal ruolo direttivo degli attuali leader delle istituzioni sorte dalla frode elettorale del mese di novembre 2011 e di quelli che continuano a farne parte oltre la scadenza del loro mandato.

Questa scelta unilaterale pone il problema di un inutile doppione in rapporto al funzionamento delle istituzioni politiche già stabilite. In effetti, se queste istituzioni hanno fallito nel loro ruolo di apportare soluzioni politiche ai problemi del paese, a causa della loro mancanza di legittimità e della pessima gestione da parte dei loro animatori, è difficile capire e accettare passivamente la decisione di attribuire ai responsabili di queste stesse istituzioni la presidenza e l’organizzazione di concertazioni nazionali che hanno come obiettivo dichiarato di trovare soluzioni nuove e definitive per il rilancio di un processo di democratizzazione in crisi.

Oltre a questo paradosso organizzativo, l’emarginazione dell’opposizione politica e la moltiplicazione delle componenti artificiali partecipanti a questi negoziati politici prefigurano la creazione di un’ennesima cassa di risonanza dell’attuale regime kabilista.

Infatti, invece di indire un forum dotato di una mediazione neutrale e in grado di affrontare onestamente i veri problemi derivanti dalla crisi di legittimità delle istituzioni politiche da novembre 2011 e, più in generale, i gravissimi problemi che affliggono la nazione congolese in questo momento così delicato della sua storia, il regime di Kabila preferisce dare a queste stesse istituzioni il controllo di un forum che assomiglia piuttosto a un SEMINARIO INTERISTITUZIONALE, in cui il ruolo delle forze dell’opposizione politica è diluito in un insieme incoerente di numerose componenti artificiali, accuratamente selezionate per avallare passivamente un progetto politico concepito anticipatamente dalla maggioranza al governo.
Questa visione “autistica” del dialogo nazionale è particolarmente viziata, perché cerca di far approvare, mediante questo SEMINARIO KABILISTA INTERISTITUZIONALE camuffato dietro il pomposo nome di “concertazioni nazionali”, due grandi obiettivi politici dell’attuale maggioranza sorta dalla frode elettorale:

1. Fingere di rispondere alle esigenze dell’aspetto politico dell’accordo di Addis Abeba, programmando un “Seminario Politico”, le cui risoluzioni politiche, già note in anticipo, non potranno mai risolvere i problemi fondamentali derivanti dalla crisi legittimità delle attuali istituzioni politiche.

2. Questo SEMINARIO DELLA MAGGIORANZA ha la pretesa di sancire, a basso prezzo, la fine del contenzioso elettorale, a favore della maggioranza artificiale al potere e di far adottare e approvare dalle numerose componenti controllate e selezionate da essa stessa, la modificazione dell’attuale Costituzione approvata con un referendum popolare e, in particolare, la modifica dell’art. 220 della Costituzione, che sancisce l’intangibilità di alcuni principi, come ad esempio l’impossibilità di prolungare o di moltiplicare il mandato del Presidente della Repubblica.
Inoltre, è necessario denunciare il “circuito chiuso” che caratterizza il ciclo di approvazione delle decisioni di questo forum politico delineato dal potere kabilista.

Infatti, è previsto che le deliberazioni del seminario interistituzionale denominato “concertazioni politiche” siano consegnate al “Presidente della Repubblica”, per poi essere presentate e di nuovo approvate dalle stesse attuali istituzioni politiche, unanimemente criticate per la loro mancanza di credibilità, in seguito alla contestazione dei risultati delle elezioni presidenziali e legislative del mese di novembre 2011.

Sarebbe dannoso che la Comunità Internazionale, firmataria dell’accordo di Addis Abeba, accettasse passivamente che un’iniziativa volta a promuovere la democrazia e la pace nella RDCongo sia strumentalizzata per costituire una struttura politica artificiale, che ha come obiettivo politico di instaurare una dittatura ad vitam nella RDCongo.

Da quanto precede, la Maggioranza Presidenziale Popolare ritiene che lo schema organizzativo di queste cosiddette “concertazioni nazionali” sia un “tentativo” che i Congolesi dovrebbero respingere, in quanto non risponde assolutamente ai requisiti minimi di neutralità, di apertura politica e di coesione nazionale necessari per garantire un autentico dialogo politico nella RDCongo.
Rifiutando di lasciarsi strumentalizzare per degli obiettivi politici perniciosi che non apporterebbero alcuna soluzione ai problemi politici fondamentali dei Congolese, la MPP non vede alcuna utilità nel partecipare a un seminario politico detto “concertazioni nazionali” che, per la sua forma e per i suoi obiettivi politici, rischia di essere, semplicemente, la base e l’alibi politico su cui Joseph Kabila vuole prolungare il suo governo monolitico, cancellando il principio dell’alternanza politica sancito dalla Costituzione della RDCongo, al fine di rimanere al potere per sempre.[3]

Il 1° luglio, l’opposizione politica ha respinto, in una sua dichiarazione, la proposta di “concertazioni nazionali” come formulata nel decreto legge emanato dal presidente Joseph Kabila. Tra i firmatari della dichiarazione vi sono il Movimento per la Liberazione del Congo (MLC), l’Unione per la Nazione Congolese (UNC),  il gruppo parlamentare dei liberali e altre varie organizzazioni politiche e partiti di opposizione. Il gruppo parlamentare dell’Unione per la Democrazia e il Progresso Sociale (UDPS), che da un po’ di tempo ha preso la sua strada, ha boicottato la riunione. La sua posizione è prossima alla linea dura di Limete, che si è dichiarato non interessato all’iniziativa di Joseph Kabila. I principali punti di contrasto tra l’opposizione e il potere riguardano il preambolo di un comitato preparatorio e il ricorso a una mediazione internazionale. L’opposizione ritiene che una facilitazione nazionale favorisca il controllo del presidente Kabila su tutte le discussioni. Secondo la dichiarazione,

«2. L’opposizione politica congolese ricorda che il dialogo politico nazionale è stato fortemente raccomandato dalla Comunità Internazionale nell’accordo quadro di Addis Abeba e confermato nella Risoluzione 2098 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu (Cfr. Risoluzione 2098 pagina 5, comma 5, e pagina 8, comma 14 b).

6. L’opposizione politica congolese rileva l’unilateralismo del presidente della Repubblica nel suo voler assimilare il dialogo inclusivo con un congresso della maggioranza presidenziale.
7. In effetti, la convocazione del dialogo dovrebbe essere preceduta dalla creazione di un comitato preparatorio comprendente tutte le parti interessate, per poterne definire il formato, l’ordine del giorno, il progetto di regolamento interno, i meccanismi di controllo e di esecuzione delle decisioni.
8. L’opposizione politica congolese denuncia la confisca dell’iniziativa e l’accantonamento, da parte del Presidente della Repubblica, dell’inviata speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite che, secondo la risoluzione 2098, ha ricevuto la missione di promuovere e sorvegliare un processo politico globale e inclusivo. Di conseguenza, l’iniziativa del dialogo, cioè la sua preparazione (l’identificazione delle parti partecipanti, la proposta dell’ordine del giorno, la convocazione) dovrebbe spettare all’inviata speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite, in collaborazione con il Rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite nella RDCongo (Risoluzione 2098, pagina 4 punto 5 e pagina 8 punto 14 b).[4]

10. L’opposizione politica congolese denuncia lo squilibrio nella composizione di questo forum caratterizzato da una forte dominanza dei membri della maggioranza presidenziale. Chiede, quindi, una rappresentanza paritaria tra le diverse componenti: la maggioranza presidenziale, l’opposizione politica, civile e armata e la società civile, tra cui la diaspora. Nello stesso modo, l’opposizione politica congolese non è d’accordo con la dispersione o la dislocazione dei lavori in tre città, quando le questioni da affrontare sono trasversali.

11. L’opposizione politica congolese fa notare che la metodologia del processo decisionale deve essere il consenso e che le decisioni, le raccomandazioni e le risoluzioni dovrebbero essere vincolanti per tutti. L’opposizione respinge, quindi, il fatto che siano il presidente della Repubblica, i Presidenti delle due Camere del Parlamento e il Primo Ministro a garantire il controllo sull’attuazione delle conclusioni, al posto di un comitato di controllo, cui partecipino tutte le parti interessate, vale a dire la maggioranza, l’opposizione, la società civile e il rappresentante della comunità internazionale.

12. Per quanto riguarda i gruppi tematici, l’opposizione politica congolese nota che la situazione sociale dei congolesi e non è stata presa in considerazione. Non è nemmeno chiaro che si affrontino i gravi problemi della legittimità del potere, delle violazioni dei diritti umani, della violenza sessuale contro le donne, del reclutamento dei minorenni nei gruppi armati, del saccheggio e della svendita delle risorse naturali, dell’arricchimento illecito, ecc.

13. L’opposizione politica congolese mette in guardia contro ogni tentativo di revisione della Costituzione, in particolare delle disposizioni contenute nell’articolo 220, soprattutto per quanto riguarda il mandato del Presidente della Repubblica.

14. L’opposizione politica congolese ritiene che, nel contesto del dialogo, il presidente della Repubblica debba emettere alcuni segnali di distensione, tra cui: la liberazione dei prigionieri politici e dei prigionieri di opinione, la promulgazione di un’amnistia per permettere a tutti di partecipare ai lavori, la soppressione dei posti di controllo intorno alla residenza del presidente Etienne Tshisekedi, la libertà di organizzare eventi pubblici, la riapertura dei mezzi di comunicazione dell’opposizione (Canal Futur TV e RLTV).

15. L’opposizione politica congolese afferma, infine, di non essere interessata a un dialogo o a delle concertazioni nazionali che non tengano conto delle preoccupazioni di forma e di contenuto sopra citate».[5]

Per il gruppo parlamentare dell’Unione per la Democrazia e il Progresso Sociale e Alleati (UDPS e Alleati), il dialogo nazionale è giustificato per il fallimento del processo politico avviato a Sun-City, la continua erosione dell’autorità dello Stato su tutta l’estensione del territorio della Repubblica, il malgoverno, le ripetute violazioni dei diritti umani e la cattiva gestione delle risorse naturali. Il punto culminante della giustificazione del dialogo nazionale è il caos nato dalle elezioni del 2011 che hanno notevolmente indebolito le istituzioni dello Stato, erodendone la legittimità e che hanno creato le condizioni di una grave esplosione sociale. Pertanto, come suggerito sia dall’accordo quadro di Addis Abeba che dalla risoluzione 2098 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, si tratta di porre le basi di una ricostruzione dello Stato, per risolvere radicalmente e definitivamente la crisi multiforme che colpisce la RDCongo. In questa prospettiva, la coesione nazionale dipende dalla capacità del governo congolese di onorare gli impegni liberamente sottoscritti nel paragrafo 5 dell’accordo quadro di Addis Abeba.

Prendendo l’iniziativa di indire delle concertazioni nazionali, il Capo dello Stato, parte in causa nella crisi politica del Paese, si è collocato nella scomoda posizione di giudice e, contemporaneamente, di accusato. Il gruppo parlamentare dell’UDPS e Alleati rifiuta, pertanto, di partecipare a concertazioni convocate per dare semplicemente un’indebita legittimità a un’istituzione già controversa.

L’idea di stabilire in anticipo la struttura e gli organi del dialogo nazionale è in contrasto con la libertà di azione e di spirito che dovrebbe caratterizzare i lavori del dialogo stesso. Questa questione e molte altre dovrebbero riflettere la dinamica interna dei lavori e il diritto dei partecipanti all’autodeterminazione.
Inoltre, dovrebbe essere il principio del consenso, e non quello della maggioranza, a caratterizzare il processo decisionale e la rappresentanza dei partecipanti dovrebbe essere rigorosamente paritaria, in modo da evitare che la presenza di una componente abbia un carattere puramente decorativo, senza poter influenzare la dinamica del dialogo in corso. Il gruppo dell’UDPS e Alleati di gruppo rifiuta quindi di partecipare a un forum per servire solo da appoggio, senza poter essere ascoltati e senza poter influire sul processo decisionale.

L’ordine del giorno del dialogo nazionale dovrebbe riflettere gli aspetti concreti della problematica della crisi congolese, soprattutto: la risoluzione della crisi di legittimità delle istituzioni sorte dalle elezioni del 2011, il rilancio del processo elettorale su basi solide, il risanamento e la depoliticizzazione dell’apparato di sicurezza, il ripristino delle istituzioni dello Stato, nel rispetto delle loro funzioni repubblicane, la protezione delle libertà civili, le questioni della governante, le ripetute violazioni dei diritti civili e politici, il risanamento del settore delle risorse naturali …

Come indicato nel decreto legge promulgato dal Presidente, l’ordine del giorno delle concertazioni nazionali ritiene delle tematiche che invitano più a una riflessione astratta che a una formulazione di soluzioni ai problemi sopra citati.

Pensate come risposta nazionale alla crisi del paese, le risoluzioni del dialogo dovrebbero avere un carattere imperativo ed essere logicamente vincolanti per tutti e applicate da tutti. Il meccanismo di controllo e di valutazione dovrebbe essere neutrale e consensuale e dovrebbe coinvolgere tutte le parti interessate. Lasciando il controllo e la valutazione delle risoluzioni delle concertazioni nazionali nelle mani del Presidente della Repubblica e dei presidenti del Parlamento, il decreto legge presidenziale li espone a un’applicazione selettiva per fini politici. Per questo, il gruppo dell’UDPS e Alleati rifiuta di partecipare a un simulacro di dialogo che prenderebbe la forma di un congresso delle forze politiche affiliate alla maggioranza presidenziale.[6]

2. L’INIZIO DEI LAVORI DELLA NUOVA COMMISSIONE ELETTORALE

Il 27 giugno, la nuova equipe della Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI) ha tenuto la sua prima riunione plenaria a Kinshasa. Durante il suo discorso pronunciato in apertura della plenaria, il nuovo presidente della commissione elettorale, l’Abbé Apollinaire Malu-Malu, ha dichiarato che la nuova equipe baserà la sua azione sui valori di imparzialità e di indipendenza. Secondo le sue parole,  «l’imparzialità è la capacità di agire in modo imparziale, evitando di favorire interessi di tipo politico. È la capacità di trattare tutte le parti implicate sullo stesso piano. L’indipendenza è la capacità di fare il proprio lavoro senza essere succubi dell’influenza di una forza esterna, come le istituzioni della Repubblica, l’opposizione, i gruppi di interesse, la comunità internazionale». L’Abbé Malumalu ha anche promesso che l’azione della Commissione elettorale sarà guidata dai criteri della trasparenza, dell’efficienza e della professionalità. Inoltre, egli ha promesso di elaborare, in tempi rapidi, un calendario elettorale per fissare le date dell’organizzazione delle prossime elezioni, in conformità con le esigenze del ciclo elettorale.[7]

3. IL COMUNICATO DEI VESCOVI CONGOLESI

Dal 24 al 28 giugno, i vescovi membri della Conferenza Episcopale Nazionale della RDCongo (CENCO) si sono riuniti a Kinshasa. Secondo un comunicato stampa firmato il 29 giugno dal Segretario Generale della Cenco, Padre Leonard Santedi, «I vescovi congolesi hanno esaminato la situazione dei tre sacerdoti assunzionisti: P. Jean-Pierre Ndulani, P. Anselme Wasikundi e P. Edmond Bamutupe e di molti altri connazionali sequestrati nella Diocesi di Butembo-Beni. I vescovi hanno ripetuto l’appello per la loro liberazione e hanno chiesto al governo della Repubblica di prendere la situazione in mano, per identificare i rapitori, trovare e liberare tutti gli ostaggi. Per questo, i vescovi hanno proposto la creazione di un comitato di crisi che gestisca questo problema, fino alla liberazione effettiva di tutti i connazionali rapiti. Per trovare una soluzione a questa tragedia, i vescovi hanno sollecitato anche un preciso impegno da parte della Monusco. Conformemente al suo mandato di proteggere la popolazione civile e dato i mezzi a sua disposizione, i vescovi sono convinti che la Monusco sia in grado di contribuire efficacemente alla liberazione di tutti gli ostaggi.

Nel corso dell’assemblea, i vescovi hanno deplorato la miseria del popolo che aumenta di giorno in giorno e hanno affrontato la questione dei salari dei funzionari statali. Di fronte all’ampio divario degli stipendi statali, i vescovi chiedono al governo di compiere maggiori sforzi per migliorare le condizioni di vita della popolazione e chiedono a tutti coloro che sono stati eletti dal popolo di preoccuparsi maggiormente della popolazione che li ha eletti. I vescovi ritengono inaccettabile che i politici siano interessati ai loro stipendi e diarie, mentre il popolo langue nella povertà. A tal fine, essi chiedono la creazione di una commissione per armonizzare gli stipendi e altri tipi di rimunerazione all’interno delle istituzioni statali.

I Vescovi della Cenco hanno approfittato dell’occasione per ribadire la loro determinazione ad opporsi a qualsiasi tentativo di modificare l’articolo 220 della Costituzione che recita: “la forma repubblicana dello Stato, il principio del suffragio universale, la forma rappresentativa del governo, il numero e la durata dei mandati del Presidente della Repubblica, l’indipendenza della magistratura, il pluralismo politico e sindacale non possono essere oggetto di alcuna modifica costituzionale”. Pertanto, i Vescovi chiedono ai fedeli e alle persone di buona volontà di rimanere vigilanti e pronti a contrastare ogni possibile manovra per modificare gli articoli intangibili della Costituzione. Il rispetto per la legge fondamentale del Paese è il fondamento della democrazia e la garanzia per la stabilità del Paese. I vescovi sperano che i partecipanti alle prossime concertazioni nazionali sapranno esserne assolutamente garanti.

Inoltre, i vescovi hanno confermato la nota del Segretariato generale della Cenco pubblicata il 13 maggio 2013. Tale nota ricordava le norme della Chiesa cattolica e la posizione comune dei Vescovi della Cenco che vietano formalmente agli ecclesiastici del paese di prendere parte attiva nei partiti politici, nelle associazioni di carattere politico e nella direzione delle istituzioni statali, a qualsiasi livello, incaricate di organizzare le elezioni nel paese. In linea con queste norme, i vescovi ribadiscono di non aver presentato alcun sacerdote alla Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI). Di conseguenza, il caso dell’Abbé Apollinaire Malumalu, sacerdote della diocesi di Butembo-Beni che ha scelto di lavorare all’interno della Ceni, sarà di competenza del suo Vescovo che applicherà, nei suoi confronti, le sanzioni canoniche opportune. Addolorati per lo sfortunato caso dell’impegno dell’Abbé Malumalu nella Ceni, i Vescovi della Cenco l’hanno, da parte loro, rimosso dal suo incarico di Direttore Generale dell’Istituto Panafricano Cardinal Martino (IPCM). Questo sfortunato evento ha dato ai vescovi membri della Cenco l’occasione per ricordare a tutti gli ecclesiastici (sacerdoti, religiosi e religiose) la nobiltà della loro identità nella Chiesa e la necessità di soddisfare le sue esigenze nella loro vita e nel loro ministero».[8]

La posizione dei vescovi della Cenco nei confronti dell’Abbé Apollinaire Malumalu sembra un forte segnale di disapprovazione, da parte della gerarchia cattolica, del modo con la sottocomponente “confessioni religiose” della società civile e il Comitato Centrale dell’Assemblea Nazionale dei deputati hanno gestito e approvato la candidatura del sacerdote cattolico.
Ciò che ha attirato l’attenzione degli analisti politici sul caso Malumalu, è la totale mancanza di trasparenza nel processo di selezione della sua candidatura da parte della sottocomponente delle “confessioni religiose”, della sua approvazione da parte della società civile e della sua trasmissione al Comitato Centrale dell’Assemblea Nazionale. Sarebbe stato così difficile per le “confessioni religiose” chiedere un dialogo con la Chiesa cattolica, per accertarsi che il loro “candidato” avesse ricevuto il parere positivo da parte dei suoi superiori? Sarebbe stato impossibile, a livello del Comitato Centrale dell’Assemblea Nazionale, di consultare la Cenco che aveva già posto il veto a qualsiasi designazione di ecclesiastici in seno alle Istituzioni della Repubblica? Se la maggioranza e le confessioni religiose, che avevano bisogno dell’Abbé Malumalu per la presidenza  della Ceni, avessero giocato a carte scoperte prestando attenzione alla Cenco, non sarebbe successo ciò che oggi si deplora. Probabilmente, si sarebbe potuto arrivare ad un consenso su tale candidato tramite un dialogo, nel reciproco rispetto, con i suoi superiori. In caso contrario, si sarebbe potuto prendere in considerazione la candidatura proposta dalla Cenco stessa o arrivare ad un accordo su un altro candidato. Ma imponendo Malumalu, in un modo che sembra essere una deliberata intenzione di umiliare la Chiesa cattolica, i suoi “sostenitori” hanno rovinato tutto.[9]


[1] Cf Radio Okapi, 27.06.’13; La Prospérité – Kinshasa, 01.07.’13; Texte complet de l’ordonnance présidentielle:

https://fr.africatime.com/republique_democratique_du_congo/articles/loi-complete-sur-les-concertations-nationales

[4] A questo proposito, per evitare eventuali imprecisioni e approssimazioni, la redazione di Congo Attualità preferisce fare riferimento ai testi originali citati:

Il Consiglio di Sicurezza

4. Invita l’inviata speciale per la regione dei Grandi Laghi, recentemente nominata, in coordinazione con il Rappresentante speciale per la RDCongo e con la sua collaborazione, a dirigere, coordinare e valutare l’attuazione degli impegni regionali presi nell’accordo di Addis Abeba, come indicato nell’allegato A:

• Non interferire negli affari interni dei paesi limitrofi;

• Non tollerare alcun tipo di gruppo armato, né fornire assistenza o appoggio a tali gruppi;

• Rispettare la sovranità e l’integrità territoriale dei paesi limitrofi;

• Rafforzare la cooperazione regionale promovendo, in particolare, l’integrazione economica nello sfruttamento delle risorse naturali;

• Rispettare le preoccupazioni e gli interessi legittimi dei paesi vicini, in particolare per quanto riguarda le questioni della sicurezza;

• Non offrire asilo o protezione di qualsiasi natura a persone accusate di crimini di guerra, di crimini contro l’umanità, di genocidio e di crimini di aggressione o a persone oggetto di sanzioni da parte delle Nazioni Unite;

• Facilitare l’amministrazione della giustizia attraverso la cooperazione giudiziaria all’interno della regione.

Inoltre, sulla base dell’Accordo di Addis Abeba, il Consiglio di Sicurezza invita l’inviata speciale a condurre un processo politico globale e aperto a tutte le parti interessate, per affrontare le cause che sono alla radice del conflitto.

5. Chiede al Rappresentante speciale per la RDCongo, in collaborazione con l’Inviata speciale per la regione dei Grandi Laghi, di sostenere, coordinare e valutare l’applicazione, nella RDCongo,degli impegni nazionali assunti nell’ambito dell’accordo di Addis Abeba, come indicato nell’annesso B:

• Proseguire e approfondire la riforma del settore della sicurezza, in particolare per quanto riguarda l’esercito e la polizia;
• Consolidare l’autorità dello Stato, in particolare nella parte orientale della RDCongo, per evitare che i gruppi armati destabilizzino i paesi vicini;

• Progredire sulla via del decentramento;

• Avanzare nello sviluppo economico, in particolare per quanto riguarda lo sviluppo delle infrastrutture e la fornitura dei servizi sociali di base;

• Proseguire la riforma strutturale delle istituzioni dello Stato, tra cui la riforma finanziaria;

• Promuovere la riconciliazione, la tolleranza e la democrazia.

14. Chiede al Rappresentante speciale per la RDCongo di svolgere, attraverso i suoi consigli, i seguenti compiti:
a) Incoraggiare le autorità nazionali della RDCongo ad impegnarsi maggiormente nella riforma del settore della sicurezza, elaborando e applicando con urgenza una strategia nazionale per il consolidamento di istituzioni giudiziarie e di sicurezza efficaci , inclusive e responsabili …;

b) Promuovere un dialogo politico trasparente e senza esclusioni tra tutte le parti congolesi interessate, per favorire la riconciliazione, la democratizzazione e l’organizzazione di elezioni provinciali e locali credibili e trasparenti;
c) Incoraggiare la rapida creazione e il consolidamento di una struttura civile nazionale efficace, per controllare le principali attività minerarie e per gestire equamente l’estrazione e il commercio delle risorse naturali nell’est della RDCongo. Cf: http://www.un.org/french/documents/view_doc.asp?symbol=S/RES/2098(2013)

[7] Cf Radio Okapi, 27.06.’13;Texte intégral de l’allocution: La Prospérité – Kinshasa, 28.06.’13:

https://fr.africatime.com/republique_democratique_du_congo/articles/assemblee-pleniere-inaugurale-ceni-malumalu-promet-deja-un-calendrier

[9] Cf Kimp – Le Phare – Kinshasa, 02.07.’13  via mediacongo.net