Lug 12

Alla ricerca del significato di una parola

Editoriale Congo Attualità n. 185 – a cura della Rete Pace per il Congo

 

Annunciate fine anno 2012 dal Presidente della Repubblica Democratica del Congo (RDCongo), le concertazioni nazionali potrebbero aver luogo nelle prossime settimane. Ultimamente, infatti, il presidente Joseph Kabila ha firmato e reso pubblica un’ordinanza presidenziale sulla convocazione di tale evento. Secondo l’ordinanza presidenziale, «l’obiettivo di queste concertazioni nazionali è quello di riunire tutte le fasce sociali e politiche della nazione per riflettere, discutere e dibattere, in tutta libertà e senza coercizioni, sulle vie e i mezzi necessari per consolidare la coesione nazionale, rafforzare ed estendere l’autorità dello Stato su tutto il territorio nazionale, al fine di porre fine ai cicli di violenza nella parte orientale del paese, di scongiurare qualsiasi tentativo di destabilizzazione delle istituzioni e di accelerare lo sviluppo del paese in un clima di pace e di concordia». La lettura dell’ordinanza presidenziale e del progetto di regolamento interno suscitano, tuttavia, non poche perplessità.

Nodi da sciogliere.

Prima di tutto sul numero dei partecipanti: 469. Tenendo conto della durata limitata delle concertazioni (15 giorni al massimo: 5 giorni di lavoro in Assemblea Plenaria e 10 giorni di lavoro nei gruppi tematici, anche se, in caso di necessità, il comitato di presidenza del forum potrà fissare un periodo supplementare non superiore a 5 giorni), è molto probabile che non tutti i partecipanti possano disporre di un tempo sufficiente per esporre le loro opinioni in modo completo ed esaustivo. Il rischio è quello della superficialità, senza poter arrivare alla radice dei problemi affrontati.

Per quanto riguarda la composizione dell’Assemblea, si nota una netta superiorità della componente della Maggioranza Presidenziale a scapito dell’opposizione politica minoritaria, in quanto la partecipazione dei 30 delegati dell’Assemblea Nazionale dei Deputati, dei 15 delegati del Senato e dei 144 delegati dei partiti politici presenti in Parlamento sarà proporzionale alla loro rappresentanza in entrambi i rami del Parlamento. Per favorire il dialogo, il confronto e l’intesa sarebbe stato necessario tenere in conto il criterio della parità tra le forze politiche in presenza.

Un altro aspetto della composizione dell’assemblea è quello di una eccessiva e inutile moltiplicazione delle entità partecipanti. Tra un totale di 469 partecipanti, ben 119 (il 25 % circa) appartengono a tre strane categorie. 44 partecipanti sono personalità politiche che hanno ricoperto ruoli importanti nel passato: 3 ex vice-presidenti, 10 ex presidenti delle Camere del Parlamento, 7 ex primi ministri, 6 ex membri della Tavola rotonda politica di Bruxelles del 1960, 6 ex primi presidenti della Corte Suprema di Giustizia, 7 ex procuratori generali della Repubblica, 4 ex governatori della Banca centrale e 4 ex capi di Stato Maggiore delle Forze Armate. Altri 60 delegati sono stati scelti nel mondo accademico come esperti, non si sa per quale finalità. Altri 15 delegati sono invitati personali del Capo dello Stato. Dietro un’apparente pluralità si nasconde il rischio di una voluta frammentazione, in cui il ruolo delle forze dell’opposizione politica sia diluito in un insieme incoerente di numerose componenti artificiali e accuratamente selezionate, per avallare passivamente un progetto politico concepito anticipatamente dalla maggioranza al governo.

Per quanto riguarda le problematiche da affrontare, l’ordinanza presidenziale le elenca nel modo seguente: 1. governance, democrazia e riforma istituzionale; 2. economia, settore produttivo e finanze pubbliche; 3. disarmo, smobilitazione, reinserimento e rimpatrio dei gruppi armati; 4. conflitti, pace e riconciliazione nazionale e 5. decentramento e rafforzamento dell’autorità dello Stato. Secondo l’opposizione politica, invece, le concertazioni dovrebbero affrontare più esplicitamente i gravi problemi della crisi di legittimità delle istituzioni sorte dalle elezioni del 2011, delle violazioni dei diritti umani, della violenza sessuale contro le donne, del reclutamento dei minorenni nei gruppi armati, del saccheggio delle risorse naturali, dell’arricchimento illecito (corruzione, malversazione dei beni dello Stato) e dovrebbero condurre verso il rilancio di un processo elettorale trasparente e affidabile, il risanamento e la depoliticizzazione dell’apparato di sicurezza, il ripristino delle istituzioni dello Stato nel rispetto delle loro funzioni repubblicane, la protezione delle libertà civili e politiche e il risanamento del settore delle risorse naturali.

Anche sull’organizzazione dell’evento sono ancora molte le divergenze tra l’opposizione politica e la maggioranza presidenziale. Mentre quest’ultima dà l’impressione di aver già previsto tutto, l’opposizione chiede, giustamente, di essere implicata anche nella fase della preparazione e propone la creazione di un comitato preparatorio comprendente tutte le parti interessate, per poter definire, insieme, il formato e l’ordine del giorno del dialogo, il progetto di regolamento interno e i meccanismi di controllo e di esecuzione delle decisioni.

Anche per quanto riguarda la presidenza e la coordinazione delle assise, l’opposizione ritiene eccessivo e inadeguato il ruolo assegnato a personalità appartenenti alle attuali istituzioni dello Stato. Per garantirne la neutralità, l’imparzialità  e l’accettazione da parte di tutte le parti, forse sarebbe stato necessario affidare questo ruolo a personalità provenienti dalla società civile e dal mondo professionale e culturale.

Infine, il controllo dell’applicazione delle conclusioni, proposte e raccomandazioni è stato affidato a quelle stesse Istituzioni (Presidente della Repubblica, Presidenti del Senato e dell’Assemblea Nazionale e Governo) che hanno finora dimostrato di essere incapaci di trovare risposte adeguate all’attuale situazione di insicurezza e di violenza e alla crisi politica, sociale ed economica del Paese. Sarebbe piuttosto auspicabile un comitato di controllo, cui partecipino tutte le parti interessate, vale a dire la maggioranza, l’opposizione e la società civile, in modo che tutte le parti si sentano corresponsabili del destino del proprio Paese.

Il senso di una parola.

Il presidente Kabila ha scelto il nome di “concertazioni nazionali”. Il vocabolario Le Petit Robert definisce la concertazione come “politica di consultazione delle parti interessate prima di ogni decisione”, il che implica il senso della partecipazione. Lo stesso vocabolario spiega il verbo “concertare”, nella sua forma transitiva, come l’azione di “progettare (qualcosa) in accordo con una o più persone” e nella sua forma riflessiva (concertarsi) come l’azione di “intendersi per agire di comune accordo”. Il Presidente Joseph Kabila e la sua Maggioranza Presidenziale farebbero bene riflettere su queste definizioni e mettersi in sincero ascolto del loro Popolo, della società civile e dell’opposizione politica, rispettandone i diritti, le attese, le speranze, le proposte e le richieste.

Sono queste le condizioni imprescindibili per arrivare ad una coesione nazionale portatrice di giustizia, di democrazia e di libertà, capaci di garantire la sovranità nazionale, l’integrità territoriale, la pace e il benessere del popolo.