Dic 13 2012

Congo Attualità n. 169

INDICE

EDITORIALE: Il prezzo di un dialogo

1.  L’ESERCITO RUANDESE HA PARTECIPATO ALLA CADUTA DI GOMA

2.  LA COMUNITÀ INTERNAZIONALE

3.  UN VERO “FALSO RITIRO” DELL’M23 DALLA CITTÀ DI GOMA

a.  Cronaca di una farsa

b.  Al di là della farsa

4.  VERSO UN DIALOGO TRA GOVERNO E M23 A KAMPALA

a.  Pareri favorevoli o contrari

b.  Il contesto di un difficile dialogo

5.  LA SOSPENSIONE DEL GENERALE GABRIEL AMISI

6.  L’IMPOTENZA DELL’ONU DI FRONTE ALL’AVANZATA DELL’M23

 

EDITORIALE: Il prezzo di un dialogo

 

1. L’ESERCITO RUANDESE HA PARTECIPATO ALLA CADUTA DI GOMA

Secondo un nuovo documento del gruppo degli esperti dell’ONU, oltre un migliaio di militari ruandesi hanno facilitato la presa di Goma da parte dell’M23. Secondo il testo, datato 26 novembre 2012 e pubblicato online dal New York Times, varie compagnie delle forze di difesa del Ruanda (FDR) sono entrate in territorio congolese e hanno preso parte ai combattimenti presso l’aeroporto di Goma e all’offensiva sulla città. Un battaglione intero delle FDR, tra 800 e 1.000 militari, era già stato dispiegato alla fine del mese di ottobre presso le postazioni ribelli di Bukima e Tshengerero. Sette compagnie delle FDR avrebbero inoltre appoggiato i ribelli durante la seconda offensiva su Kibumba, il 17 novembre. Secondo foto pubblicate in appendice, l’M23 avrebbe ricevuto uniformi mimetiche dai colori simili a quelle delle FDR, per consentire ai soldati ruandesi di essere meno visibili, soprattutto durante la presa di Goma. Il rapporto ha rivelato anche che l’artiglieria ruandese ha sparato, a partire dal Ruanda, sulle posizioni delle Forze Armate della RDCongo (FARDC), in territorio congolese, per sostenere l’avanzata dell’M23 su Goma. Secondo gli esperti, il generale Bosco Ntaganda, ricercato dalla Corte Penale Internazionale per crimini di guerra, avrebbe diretto le truppe dell’M23 stanziate a Kibumba. Ma il comando dell’offensiva su Goma è stato soprattutto un affare del Ruanda. Il generale ruandese Emmanuel Ruvusha, già menzionato in un precedente rapporto, ha assunto la supervisione in loco dell’esecuzione di un attacco pianificato da James Kabarebe, ministro ruandese della Difesa, insieme al suo capo di stato maggiore Charles Kayonga. Infine, gli esperti ritengono che le informazioni raccolte nelle ultime settimane tendono a confermare la loro tesi secondo cui «il governo del Ruanda, in collaborazione con l’Uganda, ha creato l’M23, lo ha equipaggiato, addestrato, consigliato e rafforzato».[1]

Un articolo intitolato “Kinshasa: How Rwandan Defense Forces conquered Goma and M23 claimed victory”, apparso sul giornale americano “Afro America Network” domenica 25 novembre 2012, mostra come le Forze di Difesa Ruandesi (FDR) hanno conquistato Goma e lasciato che l’M23 gridi vittoria. Secondo il testo, il martedì 20 novembre 2012, le FDR hanno attaccato Goma su due fronti: il primo gruppo delle RDF si è recato all’aeroporto di Goma, dirigendosi poi verso l’edificio della radio televisione (RTNC), mentre il secondo gruppo ha attaccato il centro della città di Goma. Le FARDC, che si erano preparate a rispondere a un attacco dell’M23 proveniente dal nord della città, sono state, invece, attaccate di sorpresa da sud-est, dal lago Kivu. Si sono quindi ritirate verso Sake, lasciando armi e munizioni dietro di loro. Le FDR hanno preso Goma e l’M23 ha fatto il suo ingresso in città. Per nascondere la presenza di migliaia di soldati ruandesi a Goma, gli ufficiali dell’M23 hanno dichiarato, il giorno successivo, che 2000 soldati delle FARDC si erano volontariamente arresi e che si erano iscritti all’M23 consegnando, però, solo 100 fucili AK7.

L’M23 risulta essere una bretella delle FDR ruandesi. Ottiene supporto tecnico, armi, munizioni e attrezzature di comunicazione dalle FDR e dal governo ruandese. Riceve ordini direttamente dal ministro ruandese della Difesa, il generale James Kabarebe. Comandante delle operazioni militari delle FDR in territorio congolese è il generale ruandese Emmanuel Ruvusha. Il numero dei militari ruandesi morti nei combattimenti e depositati a Kanombe, Kigali, Gisenyi e nei campi militari di Mukamira (tutte località ruandesi) è di circa 100, solo per quanto riguarda l’attacco di Goma.[2]

Secondo la BBC, l’appoggio del Ruanda all’M23 potrebbe essere maggiore di quanto si pensasse. Due ex combattenti ribelli hanno rivelato alla BBC di avere ricevuto denaro dal Ruanda per creare un nuovo fronte nel Sud Kivu. Appartenenti alla minoranza tutsi, questi ex ribelli hanno dichiarato di aver aderito, nel mese di luglio 2012, ad un gruppo ribelle denominato “Movimento per il cambiamento congolese”, pensando che fosse un movimento di origine locale e che combattesse per una vita migliore della popolazione dell’est della RDCongo. In seguito, però, «il presidente del movimento è arrivato con una delegazione del Governo ruandese, per comunicare che gli obiettivi del movimento erano cambiati e che avremmo dovuto seguire le istruzioni del governo ruandese», ha rivelato il capitano Okra Rudahirwa, che ha aggiunto che lui e i suoi uomini ricevevano somme mensili, a volte persino di 20.000 dollari, con le quali acquistavano cibo, uniformi e medicinali. Il suo comandante, il colonnello Besftriend Ndozi, ha dichiarato alla BBC di essere stati messi in contatto anche con un ufficiale superiore dell’M23, il colonnello Manzi, che li aveva invitati a collaborare. «Il colonnello Manzi ci ha detto che l’esercito ruandese gli aveva dato l’autorizzazione di appoggiarci e di assumere il comando del nostro gruppo», ha affermato il colonnello Ndozi. I due ex ribelli hanno dichiarato di avere deciso di abbandonare il gruppo quando si sono resi conto dell’ampio livello di implicazione del Ruanda.[3]

2. LA COMUNITÀ INTERNAZIONALE

Il 28 novembre, il segretario di Stato degli Stati Uniti, Hillary Clinton, ha chiesto a tutti i governi della regione dei Grandi Laghi di “cessare qualsiasi appoggio all’M23 a partire dai loro territori” e, nello stesso tempo, di cooperare attivamente per risolvere il conflitto. Sottolineando che 285.000 persone sono state costrette a fuggire davanti alla sua avanzata, la Clinton ha chiesto all’M23 di “porre fine agli attacchi, ritirarsi da Goma e tornare alle sue posizioni di luglio scorso”.[4]

Il 28 novembre, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione che proroga fino al 2014 il divieto di vendita di armi ai gruppi armati attivi nella RDCongo, includendo il Movimento del 23 Marzo (M23), le Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda (FDLR) e i Mai-Mai. Proposta dalla Francia, la risoluzione chiede all’M23 e agli altri gruppi armati, tra cui le FDLR, l’Esercito di Resistenza del Signore (LRA), le milizie Mai-Mai, le Forze Nazionali di Liberazione (FNL) e l’Alleanza delle Forze Democratiche (FDA) di sospendere immediatamente ogni forma di violenza e tutte le altre attività di destabilizzazione e di liberare immediatamente tutti i bambini soldato reclutati nelle loro file. La risoluzione vieta qualsiasi sostegno a tali gruppi armati e conferma le sanzioni finanziarie e le restrizioni di viaggiare all’estero già emanate contro i capi politici e militari dei gruppi armati che operano nella RDCongo.[5]

Il 30 novembre, il Regno Unito, tradizionale alleato di Kigali e uno dei principali finanziatori del Ruanda, ha annunciato che non avrebbe pagato 21.000.000 di sterline (circa 26 milioni di euro) previsti per il mese di dicembre. Secondo Justine Greening, segretaria britannica per lo sviluppo internazionale, questa decisione fa seguito alla «preoccupazione suscitata da rapporti credibili e convincenti sull’implicazione del Ruanda accanto alla ribellione dell’M23 nella RDCongo. (…) Tali  prove costituiscono una violazione dei principi di partenariato […] e, di conseguenza, ho deciso di non versare la prossima rata di appoggio al bilancio governativo del Ruanda».

Contemporaneamente a questo annuncio, Londra ha deciso un aiuto supplementare di 18.000.000 di sterline (22 milioni di euro) destinato ai “bisogni umanitari immediati della RDCongo”. Kigali ha stimato che tale sospensione “causa difficoltà al Ruanda e non aiuta la RDCongo” e, ancora una volta, respinge “affermazioni false e politicamente motivate” contro il Ruanda stesso.[6]

3. UN VERO “FALSO RITIRO” DELL’M23 DALLA CITTÀ DI GOMA

 

a. Cronaca di una farsa

Il 28 novembre, il portavoce militare dell’M23, Vianney Kazarama, ha affermato che il ritiro delle truppe dell’M23 dalla città di Goma inizierebbe il giorno seguente. Tuttavia, ha indicato che il materiale militare e alcune attrezzature mediche sono già state inviate a Rutshuru, più a nord, sin dal giorno precedente. Egli ha, inoltre, dichiarato che l’M23 stabilirà il suo Stato Maggiore a Kibumba, a 30 km a nord di Goma. Alcuni abitanti di Goma hanno riferito di aver visto “decine di camion” dell’amministrazione locale requisiti dai ribelli e carichi di “cibo, medicine e munizioni” partire da Goma e diretti verso Rutshuru e Rumangabo. Tuttavia, non si è ancora notato alcun ritiro significativo di truppe. La Croce Rossa congolese ha dichiarato di avere ricuperato, nei giorni successivi alla presa di Goma da parte dell’M23, 62 corpi di civili e militari trovati abbandonati sulle strade della città.[7]

Il 28 novembre, il governo congolese ha accusato l’M23 di atti di saccheggio e vandalismo perpetrati sin dal momento del suo ingresso nella città di Goma, il 20 novembre. Nel corso di una conferenza stampa a Kinshasa, il portavoce del governo, Lambert Mende, ha parlato di un “saccheggio sistematico”, indicando che tutti i beni e i veicoli pubblici e privati saccheggiati in case private, edifici pubblici e magazzini sono stati evacuati verso un paese vicino, non menzionato, ma il cui posto di frontiera è vicino a Goma. Secondo Lambert Mende, i ribelli hanno saccheggiato l’edificio dell’Assemblea provinciale, gli uffici del Ministero delle Finanze e portato via 300 placche di immatricolazione di veicoli. Sono stati rubati e trasportati verso il Ruanda anche molti veicoli del parco macchine dell’Ufficio stradale e dell’Ufficio di drenaggio (OVD) e quantità di minerali depositati in alcuni magazzini della città.[8]

Il 29 novembre, durante la giornata, i ribelli dell’M23 hanno continuato a saccheggiare diverse case ed edifici di Goma. Più tardi, nella serata, sono passati di casa in casa, estorcendo veicoli, denaro e telefoni cellulari. Il bottino è stato inviato a Kibumba, la futura base dell’M23, a circa 30 km da Goma. Questo saccheggio ha causato il panico tra la popolazione. In un comunicato stampa, l’ONG Congo Peace Network ha condannato i saccheggi e ha chiesto all’M23 di restituire alla popolazione, prima di qualsiasi trattativa con il governo, le cose rubate. Da parte sua, il Comitato di monitoraggio per la difesa dei diritti umani ha denunciato, in una dichiarazione, una “guerra di aggressione sotto fondo di crimini di guerra e di alto tradimento”.[9]

Il 29 novembre, il portavoce dell’M23, il colonnello Vianney Kazarama, che aveva annunciato il ritiro dalla città di Goma per  il 29 novembre, ha dichiarato che, per problemi logistici e “motivi organizzativi”, il ritiro dalla città potrà finalmente iniziare solo il giorno successivo, il 30 novembre.[10]

Il 30 novembre, nella mattinata, circa 270 agenti di polizia sono arrivati a Goma per garantire la sicurezza nella città dopo il ritiro, non ancora effettivo, dell’M23. Provengono da Bukavu (Sud Kivu), dove erano fuggiti dopo la caduta di Goma. Ne sono previsti altri 450 circa. Anche l’esercito regolare (le FARDC) si sta preparando per il ritorno in città. Un battaglione sarà dispiegato in città e una compagnia sarà destinata all’aeroporto, attualmente controllato dalla MONUSCO. Per l’aeroporto di Goma si prevede anche l’arrivo, in una data ancora non specificata, di un centinaio di militari della Tanzania, inviati come parte di una forza internazionale dell’Unione Africana e di un altro centinaio di militari dell’M23.[11]

Il 30 novembre, le truppe dell’M23 hanno iniziato il loro ritiro da Sake, a 27 km a ovest di Goma (Nord Kivu). Diverse centinaia di ribelli M23 (circa 500) sono scesi dalle colline circostanti e si sono raggruppati a Sake, prima tappa di un ritiro verso le posizioni dell’M23, più a nord. Un ufficiale dell’M23 ha affermato che in tre o quattro giorni tutti i ribelli potrebbe raggiungere Kibumba, a 30 km da Goma, futura base della ribellione.[12]

Il 30 novembre, nel primo pomeriggio, il capo militare dell’M23, Sultani Makenga, ha accusato la Missione delle Nazioni Unite nella RDCongo di bloccare il suo ritiro dalla città di Goma, impedendo loro di recuperare la loro logistica presso l’aeroporto e ha fatto notare che, se non si risolvesse questo problema con la Monusco, il loro ritiro da Goma potrebbe essere nuovamente ritardato. Da parte sua, la MONUSCO qualifica tale accusa di “pretesto” per non lasciare la città di Goma. «Questa mattina, l’M23 ha cercato di entrare all’aeroporto e la Monusco si è opposta», ha dichiarato il portavoce della Monusco, Manodje Mounoubai, affermando che la logistica che si trova presso l’aeroporto appartiene alle FARDC: «L’aeroporto è sempre stato sotto il controllo delle forze della MONUSCO. Quindi, mai l’M23 ha avuto la possibilità di depositarvi le sue attrezzature. Il materiale militare che si trova all’aeroporto è di proprietà delle FARDC. L’aeroporto è stato sotto nostro controllo e continueremo a mantenerlo fino al suo trasferimento alla forza tripartita, FARDC- MONUSCO e M23, che sarà istituita, in base alla decisione dei Capi di Stato della regione Grandi Laghi».[13]

Il 1° dicembre, le truppe dell’M23 si sono ritirate dalle loro posizioni di Goma. Diverse posizioni strategiche controllate dall’M23 sono state ufficialmente consegnate a funzionari del meccanismo congiunto di verifica della CIRGL o della MONUSCO. Si tratta dei due posti di frontiera tra la RDCongo e il Ruanda, della sede della Banca centrale, del commissariato di polizia provinciale e del governatorato. La loro sicurezza è ormai assicurata dagli agenti della polizia nazionale congolese, arrivati da Bukavu (Sud Kivu). Prima del ritiro delle truppe dell’M23 dalla città, il portavoce militare Sultani Makenga ha affermato che “il lavoro non è ancora finito”. Egli ha dichiarato che l’M23 cede il posto alla politica e alla diplomazia per trovare una soluzione, come richiesto dalla CIRGL. Ma se non ci si riuscisse, ha ribadito che l’M23 porterà a termine il lavoro iniziato. Secondo Sultani Makenga, il ritiro delle truppe dell’M23 dal Masisi potrebbe prendere tre o quattro giorni, a causa della distanza dalla nuova base di Kibumba.

«Siamo contenti di vederli andare via, ci hanno fatto soffrire tanto», ha detto Parfait, un giovane di 25 anni, aggiungendo che, «come si può vedere, hanno rubato tante cose: veicoli, munizioni, cibo, denaro, telefoni, materassi, tutto».[14]

Il 2 dicembre, l’M23 ha minacciato di riprendere la città di Goma, se i negoziati con il governo congolese non cominciassero entro le seguenti 24 ore. Bertrand Bisimwa, portavoce dell’ala politica dell’M23 ha, infatti, dichiarato:  «Se i negoziati con il governo congolese non inizieranno domani alle 14h00, 48 ore dopo il nostro ritiro e se si verificassero degli attacchi contro i civili, allora riprenderemo la città».[15]

Il 2 dicembre, il portavoce della società civile nel Nord Kivu, Omar Kavota, ha accolto positivamente la notizia del ritiro dei ribelli. Secondo lui, il ritiro è “un primo passo che deve portare al ripristino dell’autorità dello Stato nel Nord Kivu”. Ma ha auspicato che “si possa mettere fine a questa ribellione”. Omar Kavota ha chiesto sanzioni contro i ribelli che, secondo lui, si sono resi responsabili da gravi violazioni dei diritti umani. «La maggior parte dei beni pubblici è stata saccheggiata, tra cui oltre trecento veicoli privati. Abbiamo documentato più di una ventina di casi di donne violentate e uccise», ha affermato, indicando che tutti questi atti non dovranno rimanere impuniti.[16]

Il 3 dicembre, il governatore Julien Paluku, il Vice Governatore Feller Lutaichirwa, il sindaco Kubuya Ndoole, alcuni membri del governo provinciale e dell’Assemblea provinciale e altri esponenti politici sono rientrati a Goma da Beni, dove erano fuggiti dopo la presa della città da parte dell’M23. A metà del pomeriggio, è arrivato anche un battaglione dell’esercito regolare (FARDC). La vita sta tornando gradualmente alla normalità. Le scuole, il mercato e gli uffici amministrativi hanno riaperto le porte. Solo le banche erano ancora chiuse. Ma Goma è ancora alla portata dell’M23, i cui avamposti si trovano a Munigi, a 3.500 metri dall’aeroporto e a 6 km dal centro della città. Il sindaco ha accusato l’M23 di avere lasciato a Goma degli “infiltrati”, per destabilizzare la città e “dimostrare che il governo non è efficace e che non è in grado di garantire la sicurezza”. In città circola la voce secondo cui molti hanno abbandonato la tenuta militare dell’M23 per indossare quella della polizia nazionale o per mescolarsi con la popolazione civile.[17]

Il 4 dicembre, a Goma, il ministro congolese degli Interni, Richard Muyej, ha assicurato che l’aeroporto di Goma rimarrà, per il momento, sotto il controllo esclusivo della MONUSCO, aggiungendo che si prenderebbero delle disposizioni, affinché la sicurezza aeroportuale sia gestita con un consenso tra le forze della MONUSCO, delle FARDC e dell’M23. «L’essenziale è che l’aeroporto sia completamente sicuro. È quindi necessario evitare una pericolosa coesistenza che possa generare sospetti e condurre verso un nuovo conflitto», ha affermato, annunciando inoltre che il governo ha dichiarato la città di Goma “in situazione di emergenza”, a causa degli “enormi danni” subiti durante i 10 giorni di occupazione da parte dell’M23.[18]

b. Al di là della farsa

Di fronte alla pressione internazionale affinché l’M23 si ritiri da Goma, Jean-Marie Runiga Lugerero e Sultani Makenga, responsabili rispettivamente dell’ala politica e militare del gruppo, hanno deciso di adottare la tecnica del doppio linguaggio e della procrastinazione. Pur fingendo di ritirare le truppe a oltre 20 chilometri dalla capitale del Nord Kivu, l’M23 sta tentando di reclutare dei “falsi civili” della pubblica amministrazione e dei servizi pubblici. Pur gridando di volere la smilitarizzazione di Goma, i responsabili dell’M23 la stanno, in realtà, militarizzando, presentando come civili migliaia di militari sottratti al processo di ritiro. È la dinamica di un vero-falso ritiro, di un ritiro senza ritiro.[19]

Secondo alcuni osservatori, accusato di “forza negativa” e di “gruppo terrorista” fino a poco tempo fa, l’M23 ha acquistato, grazie alle risoluzioni dell’ultimo vertice di Kampala, lo status di interlocutore ufficiale del governo di Kinshasa. Essendogli stato semplicemente ingiunto di ritirarsi da Goma e di stabilirsi a soli 20 km a nord della città, l’M23 ora può controllare un territorio ufficialmente riconosciutogli dai partecipanti allo stesso vertice. Nell’est della RDCongo, sta nascendo una nuova repubblica con capitale Goma. Nel frattempo, accusati finora di aggressione e di invasione, il Ruanda e l’Uganda si trovano ormai scagionati dalle loro responsabilità in una crisi diventata prettamente congolese.[20]

Nonostante la sua partecipazione alla Conferenza Internazionale sulla Regione dei Grandi Laghi (CIRGL), il Ruanda non ha mai rinunciato alle sue ambizioni egemoniche sulla parte orientale della RDCongo. Kigali ha rivelato le sue vere intenzioni quando ha appoggiato l’M23 in occasione della presa della città di Goma. L’adesione del Ruanda alle decisioni della CIRGL era solo di facciata e un semplice modo per prendere tempo. A Kigali, tutto è calibrato per obbligare Kinshasa a riconoscere ufficialmente l’M23 come interlocutore indispensabile del governo congolese nella risoluzione del conflitto nell’est della RDCongo. Durante questo tempo, i due aggressori della RDCongo, il Ruanda e l’Uganda, sono riusciti a scagionarsi, almeno ufficialmente, delle loro responsabilità nel dramma che incombe nella parte orientale del Paese. La presa di Goma da parte dell’M23 appoggiato dalle truppe ruandesi, è stata  una strategia preparata minuziosamente da Kigali e Kampala, al fine di eludere le sanzioni previste nel rapporto del gruppo degli esperti delle Nazioni Unite nei loro confronti.[21]

4. VERSO UN DIALOGO TRA GOVERNO E M23 A KAMPALA

a. Pareri favorevoli o contrari

Sarà a Kampala, capitale dell’Uganda, che si terranno i “colloqui” tra le autorità di Kinshasa e il movimento del 23 Marzo (M23). Se per l’M23, l’incontro di Kampala  rima con negoziati, a Kinshasa si pensa diversamente. Nella concezione di Kinshasa, la riunione di Kampala dovrà essere limitata a una valutazione dell’applicazione dell’accordo di Goma del 23 marzo 2009 su cui l’M23 ha basato la sua azione.[22]

Il 5 dicembre, il responsabile politico dell’M23, Jean-Marie Runiga, ha dichiarato da Bunagana che, se «Kinshasa vuole parlare soltanto degli accordi del 23 marzo 2009, l’M23 vuole parlare (…) anche di altre questioni politiche e giuridiche, in materia di difesa e sicurezza, di economia e finanza, di sviluppo e situazione sociale». L’M23 intende parlare dei casi di violazione della Costituzione, dei mandati delle Assemblee Provinciali spirati “da molto tempo” e di “violazioni dei diritti umani” perpetrate contro oppositori e giornalisti.[23]

Interrogato circa la partecipazione di deputati ai colloqui con l’M23 a Kampala, il deputato della maggioranza Clément Nzau si è detto favorevole. Da parte sua, anche il deputato dell’opposizione Franck Diongo ritiene necessaria la presenza di rappresentanti dell’opposizione, della società civile, del governo e di altri gruppi. Secondo lui, tuttavia, essi devono partecipare attivamente ai colloqui e non essere dei semplici osservatori o testimoni. Nello stesso tempo, però, si oppone alla tenuta di tali colloqui in Uganda, «perché tale paese è accusato di essere in collusione con coloro che combattono militarmente la RDCongo». Per questo, egli ha suggerito che, in futuro, i colloqui continuino nel Congo Brazzaville.[24]

I gruppi parlamentari dell’opposizione politica, l’UDPS-FAC, l’UNC e alleati, l’MLC e alleati, i Liberali Socialdemocratici e altri partiti dell’opposizione extra-parlamentare hanno dichiarato di non essere interessati ai negoziati di Kampala.

Il deputato nazionale dell’MLC, Jean-Lucien Bussa, ha affermato: «Siamo d’accordo con il dialogo. L’abbiamo sempre sostenuto. Tuttavia, dovrebbe essere franco e responsabile. Crediamo che il dialogo che si terrà a Kampala o in un aòtro posto debba coinvolgere tutte le parti interessate: il governo, l’opposizione politica, la Società Civile e l’M23. L’opposizione vi andrà solo se le si permetterà di partecipare come componente importante del dialogo, con diritto di parlare e non come semplice osservatore o testimone. Ecco perché i presidenti dei quattro gruppi parlamentari non sono ancora partiti». Tuttavia, l’opposizione si riserva la possibilità di partecipare alle discussioni in un secondo tempo, qualora le sia data la possibilità di esprimersi chiaramente.

Secondo il deputato nazionale Martin Fayulu, coordinatore della piattaforma delle Forze Acquisite al Cambiamento (FAC), «l’accordo del 23 marzo 2009 è un accordo privato che non è mai stato ratificato o approvato dal Parlamento congolese, in conformità con l’articolo 214 della Costituzione, non è mai stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale della RDCongo e, quindi, non può essere vincolante per tutti».

Anche il deputato Lisanga Bonganga, moderatore delle FAC, ha affermato che «l’incontro di Kampala tra l’M23 e il governo congolese non impegna l’opposizione congolese». Secondo lui, questa posizione delle FAC è giustificata dal fatto che gli accordi del 23 marzo 2009 e il vertice di Kampala, del 24 novembre 2012, non sono mai stati ratificati dal parlamento congolese. Precisa, quindi, che questi due testi «non impegnano che i loro firmatari, in quanto non hanno alcun valore di legalità o di legittimità e non possono, quindi, essere vincolanti per tutti». La piattaforma delle FAC ha messo in dubbio anche l’imparzialità dell’Uganda come mediatore: «Per essere stato accusato dal gruppo degli esperti delle Nazioni Unite come uno dei paesi aggressori della RDCongo, l’Uganda risulterebbe squalificato per ospitare qualsiasi vertice sulla crisi di insicurezza che prevale all’est della RDCongo», a concluso Lisanga Bonganga.[25]

L’Unione per la Democrazia e il Progresso Sociale (UDPS) ha dichiarato di non volere prendere parte a ciò che considera come una “messa nera” organizzata contro la RDCongo. Secondo l’UDSP l’attuale crisi nell’est del Paese è stata da sempre voluta e provocata da certe autorità del paese che l’hanno gestito come fosse “una fiera”, in cui tutti possono entrare e uscire a piacimento. Secondo alcune fonti, l’UDPS non è stato invitato dagli organizzatori del dialogo, tra cui la CIRGL.[26]

Il 7 dicembre, il portavoce del governo ugandese, Fred Opolot, ha dichiarato ai giornalisti che le discussioni si concentreranno principalmente sulle modalità tecniche (date, ordine del giorno, presenza o meno di osservatori, …) dei prossimi incontri. L’inizio degli incontri tra il governo congolese e l’M23, previsto per venerdì 7 Dicembre, a Kampala (Uganda), potrebbe avere luogo domenica 9 dicembre. La delegazione dell’M23 sarebbe ancora in viaggio.

La delegazione di Kinshasa, composta da 26 persone e guidata dal Ministro degli Affari Esteri, Raymond Tshibanda Mulongo Tunga, è a Kampala da mercoledì scorso. La delegazione congolese è composto, tra altri, dal Vice Presidente dell’Assemblea Nazionale Charles Muando Nsimba, dai presidenti della società civile delle due province del Nord e Sud Kivu. L’opposizione non ha voluto farne parte, eccetto poche persone come François Mwamba, dell’Alleanza per lo Sviluppo e la Repubblica (ADR) ed ex segretario generale del Movimento per la Liberazione del Congo (MLC) e Christian Badibangi, deputato dell’UDPS. L’Abbé Apollinaire Malu Malu conduce il gruppo degli esperti. Della delegazione fa parte anche Philippe Gafishi, Presidente del Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo (CNDP).

Alla domanda su quale ruolo l’opposizione avrà nella valutazione di accordi che essa non ha firmato, il deputato dell’UDPS Christian Badibangi ha affermato che fa parte della delegazione del governo come deputato nazionale e che l’opposizione politica congolese avrà il ruolo di “osservatrice”, precisando che «essa controllerà affinché l’incontro non vada nella direzione di negoziati». Christian Badibangi ha aggiunto: «Benché non siamo firmatari degli accordi del 23 marzo 2009, ho sempre temuto che dietro questa guerra, ci siano forse cose nascoste, come gli accordi di Lemera». Gli accordi di Lemera sono stati firmati il 23 ottobre 1996 tra l’Alleanza delle Forze Democratiche per la Liberazione del Congo (AFDL) di Laurent Désiré Kabila e i suoi alleati. Alcune disposizioni di questi accordi prevedevano, tra l’altro: Una volta che l’Alleanza avesse raggiunto la vittoria, gli alleati avrebbero ricevuto una speciale ricompensa, le cui caratteristiche sarebbero state determinate dall’istanza superiore dell’Alleanza. Sarebbe stata concessa la nazionalità congolese collettiva ai “Banyamulenge e alle altre popolazioni di origine ruandese”, stabilitesi sul territorio congolese prima della data di indipendenza della RDCongo (30 giugno 1960).[27]

Il 7 dicembre, partita da Bunagana (Nord Kivu) al mattino, la delegazione dell’M23 è arrivata a Kampala (Uganda) a tarda notte. In assenza del leader politico del movimento, Jean-Marie Runiga, è il Segretario per le Relazioni Esteriori, René Abandi, che guida la delegazione. L’incontro potrebbe iniziare senza il presidente Joseph Kabila e il responsabile politico dell’M23, Jean-Marie Runiga. «Si è voluto personalizzare il caso. Ma non c’è alcuna disposizione ufficiale che preveda la presenza dello stesso Presidente Kabila. È il governo, infatti, che aveva firmato gli accordi del 23 marzo 2009», aveva già riferito una fonte della presidenza congolese citata da RFI. Da parte dell’M23, il responsabile politico, Jean-Marie Runiga, aveva condizionato la sua partecipazione a quella del Capo dello Stato congolese.[28]

b. Il contesto di un difficile dialogo

In seguito al dibattito che ha avuto luogo il 3 dicembre in Senato con la presenza dei ministri della difesa, degli affari esteri e degli Interni, si è constatato che l’M23 è una ribellione del tutto creata dal Ruanda e dall’Uganda, attraverso infiltrazioni di civili e militari di questi due paesi.

Con l’accordo del 23 marzo 2009, l’Esecutivo nazionale congolese è caduto in numerose trappole, tra cui la suddivisione del territorio nazionale per soddisfare i capricci di un’etnia con tendenze separatiste, la creazione di una polizia speciale per la sua sicurezza, un’amministrazione straordinaria parallela a quella dello Stato, la privatizzazione della catena di comando dell’esercito e della polizia nazionale, l’amnistia generale per i crimini commessi dai suoi membri dal 2003 in avanti, l’assunzione dei suoi membri “disoccupati” nelle istituzioni della Repubblica, nelle pubbliche imprese e nella pubblica amministrazione, la presa in carico della nebulosa dei profughi, ecc. In definitiva, l’accordo del 23 marzo 2009 offre ai creatori dell’M23, il Ruanda e l’Uganda, tutte le possibilità di posizionare le loro pedine congolesi, ruandesi e ugandesi a tutti i livelli della vita nazionale congolese. È importante notare che, alla luce delle successive alleanze tra le varie ribellioni congolesi e i regimi di Kampala e Kigali, questi ultimi conoscono ormai perfettamente il sistema congolese della difesa e dell’intelligence. A partire da Kampala e Kigali, gli ufficiali e i militari ruandesi e ugandesi sanno bene dove, come e quando colpire, per mettere l’esercito congolese in ginocchio. La catena di comando dell’esercito e della polizia nazionale congolese è totalmente infiltrata da Ruandesi e Ugandesi. Nell’attuale contesto, se si commettesse anche il minimo errore nella valutazione dell’applicazione dell’accordo del 23 marzo 2009 in tutti i suoi aspetti politici, militari, amministrativi, economici e sociali, sarà inevitabile una nuova infiltrazione nelle FARDC, nella Polizia Nazionale e nei centri decisionali della Repubblica di altri Congolesi, Ruandesi e Ugandesi che hanno un piede dentro e uno fuori. L’impostazione generale dell’accordo del 23 marzo 2009 è una spada di Damocle sospesa sulla RDCongo e minaccia di mettere il Nord Kivu nelle mani del Ruanda e la Provincia Orientale in quelle dell’Uganda.[29]

Ai colloqui di Kampala parteciperà anche il presidente del CNDP, Philippe Gafishi. Nel 2010, egli aveva già denunciato il mancato rispetto degli accordi del 23 marzo 2009 da parte del governo, a causa della “assenza” di suoi rappresentanti nell’equipe del secondo governo Muzito formata il 19 febbraio 2010. In una conferenza stampa del 22 febbraio a Goma, Gafishi aveva affermato che, secondo il CNDP, «tale assenza costituiva una violazione degli accordi di pace firmati a Goma nel 2009» e faceva notare che «il punto relativo all’integrazione politica del CNDP non era ancora stato rispettato. È quindi del tutto normale che il CNDP si senta deluso per la sua non partecipazione nel nuovo governo Muzito. Il CNDP è convinto che la sua partecipazione alle istituzioni del paese sia uno dei punti dell’accordo del 23 marzo 2009 che dovrebbe essere attuato nella sua interezza. Per questo, ci impegniamo a continuare a sostenere il processo di pace. Siamo un partito politico e la nostra battaglia sarà una battaglia politica che esclude la ripresa delle armi».[30]

5. LA SOSPENSIONE DEL GENERALE GABRIEL AMISI

Il 22 novembre, il presidente Joseph Kabila, Comandante Supremo delle Forze Armate della RDCongo ha sospeso, per ragioni di indagine, il generale Gabriel Amisi Kumba, soprannominato Tango Four, dalle sue funzioni di capo di stato maggiore delle forze di terra dell’esercito congolese. Il generale Amisi è accusato, in un rapporto degli esperti delle Nazioni Unite pubblicato il 21 novembre, di vendere armi a gruppi armati che operano nell’est della RDCongo. Il rapporto rivela che «il Generale Gabriel Amisi è a capo di una rete di distribuzione di munizioni destinate a bracconieri e a gruppi armati, tra cui i Raia Mutomboki». Il rapporto ha aggiunto che il generale Amisi ha dato l’ordine di dare 300 fucili AK 47 ad un altro gruppo armato attivo nell’est della RDCongo conosciuto con il nome di Nyatura. Secondo le Nazioni Unite, la rete del traffico d’armi si estende fino al Congo – Brazzaville, punto di acquisto delle munizioni. Fatte entrare clandestinamente a Kinshasa, le munizioni sono poi trasportate all’est attraverso collaboratori, alcuni dei quali sono membri della famiglia del generale Amisi.[31]

Il 23 novembre, dopo la sospensione del generale Gabriel Amisi per motivi di indagini, il presidente Joseph Kabila ha designato il Luogotenente Generale Olenga Tete, affinché assuma temporaneamente le funzioni di Capo di Stato Maggiore delle Forze di Terra.[32]

Il 25 novembre, il Segretario Generale ad interim delle Forze innovative per l’Unione e la Solidarietà (FONUS), Ukundji Emery, ha chiesto al Presidente della Repubblica, Joseph Kabila, di fare arrestare e consegnare alla giustizia il Generale Gabriel Amisi.[33]

Il 26 novembre, un alto magistrato che ha chiesto l’anonimato ha spiegato che il sistema della giustizia militare congolese non dispone di nessun magistrato che abbia il grado di generale maggiore di cui è insignito il generale Amisi. Il procuratore militare non può, quindi, procedere alla fase di audizione del generale Amisi. Ha aggiunto che, in questa situazione, non c’è che il Capo dello Stato che abbia la latitudine di metterlo sotto accusa, ma rimarrà sempre la questione della competenza dei magistrati militari che dovranno interrogarlo. Fonti della giustizia militare indicano che, se la giustizia militare non può interrogare il generale Amisi, egli dovrebbe essere convocato dal Consiglio di disciplina, costituito da generali dello stesso grado o superiore al suo.[34]

Secondo vari osservatori, i tradimenti, i compromessi, i dirottamenti dei salari militari, le vendite di armi a gruppi armati rivelano una moltitudine di complicità. I casi come quello del generale Gabriel Amisi sono molti. All’interno delle istituzioni, molte sono le personalità che, per diverse ragioni, flirtano con gli aggressori e le forze negative. Losche relazioni d’affari hanno preso il sopravvento sugli interessi superiori della nazione. Altri “Tango Four” si nascondono all’ombra delle istituzioni nazionali. In queste condizioni, fare una grande pulizia all’interno delle Istituzioni della Repubblica diventa un’urgenza nazionale e necessaria. Ci si deve sbarazzare di questi loschi personaggi affaristi.[35]

6. L’IMPOTENZA DELL’ONU DI FRONTE ALL’AVANZATA DELL’M23

Da quando i ribelli dell’M23 hanno preso Goma, molti hanno messo in discussione il ruolo della MONUSCO (missione dell’ONU per la stabilizzazione nella RDCongo).

«Il mandato della Monusco deve essere rivisto, perché essa non è stata in grado di impedire ciò che è successo a Goma. Dispiegare 17.000 uomini e fissare un mandato che non permette di intervenire è un assurdo», ha detto il 21 novembre il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius.

«La Monusco è la più grande missione delle Nazioni Unite in tutto il mondo! Come è possibile che non possa fermare una ribellione?», si è a sua volta interrogato il ministro belga degli affari esteri Didier Reynders il 20 novembre.

Creata nel 1999 dal Consiglio di Sicurezza, al 30 settembre 2012, gli effettivi della Monusco erano di 19.109 persone in uniforme (16.996 militari, 721 osservatori militari e 1.392 agenti di polizia), 965 membri del personale civile internazionale, 2.886 membri del personale civile locale e 577 volontari delle Nazioni Unite. Un totale di 23.537 persone. Con un bilancio di 1,4 miliardi dollari (1,1 miliardi di euro) per il periodo dal 1° luglio 2012 al 30 giugno 2013. Il mandato della MONUSCO è chiaro (risoluzione 2025): i caschi blu (peacekeeper) sono autorizzati a utilizzare tutti i mezzi necessari per “garantire la protezione dei civili, del personale umanitario e del personale responsabile della difesa dei diritti dell’uomo che possono trovarsi sotto la minaccia imminente di violenza fisica e appoggiare il governo della RDCongo nei suoi sforzi per stabilizzare e consolidare la pace”. A Goma, l’ONU ha un distaccamento di 1.600 caschi blu.

Perché allora l’M23  ha potuto prendere la città?

Il portavoce della MONUSCO, Madnodje Mounoubai, ha risposto che «il dispositivo di protezione di Goma era stato preparato in collaborazione con le FARDC. E la MONUSCO ha messo i suoi mezzi aerei e terrestri a disposizione dell’esercito congolese per le sue operazioni militari. Ma quando le FARDC si sono ritirate da Goma, allora non potevamo appoggiare un esercito che non era più sul posto», precisando: «Primo responsabile della difesa del paese è l’esercito nazionale e questa è la sua prima missione. Difendere l’integrità territoriale del paese non è il lavoro della Monusco. Se questo scudo nazionale non funziona, allora la Monusco non è l’unico responsabile di ciò che è accaduto». In altre parole, l’esercito governativo aveva abbandonato Goma e la MONUSCO non poteva certo sostenere dei soldati assenti.

Il portavoce militare, il colonnello Felix Basse, ha dichiarato che «la Monusco non ha lasciato che l’M23 entrasse liberamente nella città di Goma. Ha invece combattuto a fianco delle FARDC da Kibumba fino a quando si sono ritirati dalla città di Goma». Secondo lui, il mandato della Monusco si limita ad un appoggio alle FARDC nelle diverse operazioni. Ha anche dichiarato che le forze della Monusco non hanno ingaggiato combattimenti nella città di Goma, per prevenire una inevitabile carneficina.

Secondo Hervé Ladsous, responsabile delle operazioni di mantenimento della pace delle Nazioni Unite, «la Monusco è una missione di pace delle Nazioni Unite. E quando si dice missione di pace, si presuppone che vi sia un minimo di volontà per fermare la violenza, ciò che non è il caso della RDCongo! La nostra missione non è quella di ingaggiare uno scontro frontale con un particolare gruppo armato, ma di “appoggiare” le forze armate congolesi e di impedire gli abusi contro i civili».[36]

Il 21 novembre, l’ambasciatore francese presso l’Onu, Gerard Araud, ha chiesto una revisione del mandato della Monusco, stimando “assurdo” che non le permetta di intervenire. L’ambasciatore francese ha inoltre sottolineato che si sta pensando alla possibilità di affidare alla Monusco un mandato per il “controllo delle frontiere”. La direzione delle operazioni di mantenimento della pace hanno chiesto ai tre paesi implicati nella crisi di autorizzare l’uso dei droni di sorveglianza. La RDCongo sostiene l’idea, ma il Ruanda e l’Uganda devono ancora approvarla.[37]

Il 21 novembre, di fronte all’avanzata dei ribelli dell’M23, il ministro degli Esteri belga, Didier Reynders, ha ammesso che si tratta di un vero e proprio fallimento della Monusco, perché non ha i mezzi sufficiente per condurre “missioni offensive in un contesto di ribellioni e di gruppi armati”. Infatti, il mandato della Monusco è limitato alla protezione dei civili – e non ai luoghi che competono alle autorità nazionali. «È necessario rafforzare il mandato della Monusco», ha detto Reynders, citando anche la possibilità di “aumentare gli effettivi di altre 2000 persone”, come autorizzato dal mandato. Però, secondo lui, il rinforzo deve essere fornito da paesi della regione, perché «l’Europa non è attualmente disposta ad inviare truppe europee in combattimenti all’estero».[38]


[2] Cf L’Avenir Quotidien – Kinshasa, 27.11.’12. http://www.groupelavenir.cd/spip.php?article47936

[4] Cf AFP – La Libre Belgique, 29.11.’12

[5] Cf Radio Okapi, 29.11.’12

[6] Cf Pierre Boisselet – Jeuneafrique.com, 30.11.’12

[7] Cf Radio Okapi, 28.11.12; AFP – Goma, 28.11.’12

[8] Cf Radio Okapi, 28.11.’12

[9] Cf Radio Okapi, 30.11.’12

[10] Cf Radio Okapi, 29.11.’12

[11] Cf AFP – Goma, 30.11.’12

[12] Cf Radio Okapi, 30.11.’12

[13] Cf Radio Okapi, 30.11.’12

[14] Cf Radio Okapi, 01.12.’12; AFP – Goma, 01.12.’12

[15] Cf AP – Sipa – Goma, 02.12.’12

[16] Cf Radio Okapi, 02.12.’12

[17] Cf Radio Okapi, 03.12.’12; AFP – Goma, 03.12.’12

[18] Cf Radio Okapi, 05.12.’12

[19] Cf Kimp – Le Phare – Kinshasa, 29.11.’12

[20] Cf Kimp – Le Phare – Kinshasa, 27.11.’12

[21] Cf Le Potentiel – Kinshasa, 04.12.’12

[22] Cf Le Potentiel – Kinshasa, 04.12.’12

[23] Cf AFP – Goma, 05.12.’12

[24] Cf Radio Okapi, 05.12.’12; RFI, 05.12.’12

[25] Cf Pitshou Mulumba – Le Potentiel – Kinshasa, 05.12.’12; Radio Okapi, 06.12.’12

[26] Cf Radio Okapi, 05.12.’12; RFI, 05.12.’12

[27] Cf Radio Okapi, 07.12.’12 ; RFI, 07.12.’12

[28] Cf Le Potentiel – Kinshasa, 08.12.’12

[29] Cf Kimp – Le Phare – Kinshasa, 05.12.’12

[30] Cf Le Potentiel – Kinshasa, 07.12.’12

[31] Cf Radio Okapi, 22.11.’12

[32] Cf Digitalcongo, 24.11.’12

[33] Cf Radio Okapi, 25.11.’12

[34] Cf Radio Okapi. 26.11.’12

[35] Cf Le Potentiel – Kinshasa, 25.11.’12

[36] Cf Laurent Larcher – La Croix, 21.11.’12; Radio Okapi, 21.11.’12; Boniface Vignon – RFI, 21.11.’12

[37] Cf Karim Lebhour – RFI – New York, 20.11.’12;  Adèle Smith – Le Figaro, 21.11.’12

[38] Cf Belga – 7×7.be, 21.11.’12