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Nov 15 2012

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RD CONGO, ESERCITO E M23 ROMPONO LA TREGUA

Nigrizia

Ancora combattimenti nella provincia orientale congolese del Nord Kivu. Questa mattina esercito e movimento M23 hanno rotto la tregua nei pressi di Goma, mentre da Masisi il Servizio dei gesuiti per i rifugiati denuncia le violenze contro i civili, rimasti senza protezione.

 

Intervista P. Loris Cattani 07-11-2012

Sono ripresi questa mattina i combattimenti tra il Movimento 23 marzo e l’esercito congolese, nei pressi di Goma, capoluogo della provincia del Nord Kivu, nell’est della Repubblica Democratica del Congo. “Le Forze armate dell’Rd Congo sono avanzate, attaccandoci e noi siamo obbligati a difenderci” scrive il portavoce dei ribelli dell’M23 denunciando la rottura della fragile tregua. Si tratterebbe solo di un pretesto, invece, secondo il colonnello Olivier Hamuli, portavoce dell’esercito nella regione, che ha dichiarato: “È più di una settimana che il movimento minaccia di tornare alle armi. Il comunicato, inviato prima dell’inizio dei combattimenti,  non è altro che un pretesto che consideriamo come una dichiarazione di guerra. Ci prepariamo a riprendere le nostre posizioni”.

Secondo Hamuli, un piccolo gruppo di miliziani avrebbe attaccato oggi l’esercito regolare sulla frontiera con il Rwanda, tra le località di Rugali e Kibumba. “Come distinguere se facciano parte dell’M23 o dell’esercito rwandese dato che indossano la stessa divisa?” si chiede l’ufficiale, dopo le polemiche scoppiate lo scorso 17 ottobre, quando l’agenzia stampa Reuters ha divulgato un rapporto confidenziale di un gruppo di esperti dell’Onu che punta il dito contro le alte gerarchie rwandesi e ugandesi, accusate di sostenere l’M23.

Il gruppo ribelle avrebbe imposto una propria amministrazione nel territorio di Rutshuru, dove la popolazione locale è stata costretta a lasciare le proprie case, sotto il peso delle violenze. Dalla ripresa del conflitto sono circa 500.000 i profughi nella regione. “Gli interessi dei paesi vicini – spiega padre Loris Cattani, missionario saveriano della Rete pace per il Congo – sono concentrati nel commercio dei minerali. Il Rwanda ha costituito una banca per i minerali, che vengono estratti in Rd Congo, trasferiti a Kigali e etichettati con marchio di provenienza rwandese”. “Non si capisce come le Nazioni Unite possano da un lato denunciare il sostegno del Rwanda ai gruppi armati – continua Cattani – e dall’altro concedergli un seggio non permanente nel Consiglio di sicurezza dell’Onu”.

Intanto, mentre l’attenzione interna e internazionale si concentra su Goma e l’area di Rutshuru, rimangono senza protezione i civili nella località di Masisi, dove le tensioni e le faide tra comunità Hunde e Hutu avrebbero provocato la morte di almeno 18 persone. Lo ha denunciato il Servizio dei gesuiti per i rifugiati (Jrs), testimone dell’impotenza delle autorità e della locale missione dell’Onu (Monusco), impegnate a contenere la minaccia del Movimento 23 marzo.

“Se è ovviamente imprescindibile che i civili attaccati dall’M23 vengano protetti, ciò non deve avvenire  a spese di vite innocenti in altre zone della regione”,  scrive il Jrs, attraverso un comunicato diffuso ieri. “La popolazione si sente abbandonata dalle forze della Monusco, che si è dimostrata incapace di assolvere al proprio mandato”.