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Lug 19 2012

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Una nuova trappola per la RDCongo? Massima allerta!

Congo Attualità n. 156 – Editoriale a cura della Rete Pace per il Congo

Di fronte alla nuova guerra imposta nel Nord Kivu, all’Est della Repubblica Democratica del Congo (RDCongo), dal nuovo gruppo terroristico denominato Movimento del 23 marzo (M 23) e dal suo alleato, l’attuale regime ruandese al potere a Kigali, si è notato un nuovo risveglio patriottico in seno alla popolazione congolese.

Sono state organizzate manifestazioni di protesta a Goma, Butembo, Bukavu, Kindu. La società civile, le confessioni religiose e alcuni politici hanno espresso le loro preoccupazioni, le loro denunce e le loro proposte attraverso dei comunicati e dei memorandum. La popolazione ha finalmente superato una certa paura e ha preso la parola. Qualcosa di nuovo è successo. Forse, solo il grido disperato di una popolazione unita perché ha troppo sofferto può far tacere le armi e fare cessare la guerra.

Questo nuovo clima e questa nuova speranza potrebbero essere soffocate da decisioni che, a lunga scadenza, potrebbero avverarsi inopportune e addirittura sbagliate.

Il Comitato interministeriale Regionale (RIMC) della Conferenza Internazionale sulla Regione dei Grandi Laghi (CIRGL) ha proposto la creazione di una “forza internazionale neutra” per “sradicare il M23, le FDLR e tutte le altre forze negative che operano all’Est della RDCongo e per garantire il controllo e la sicurezza delle zone di frontiera”. A prima vista, può sembrare un’ottima proposta. Ma ad una lettura più approfondita del testo del comunicato finale, molte sono le ambiguità che possono essere rilevate.

  • In primo luogo, gli Stati membri della CIRGL hanno fermamente condannato le azioni del M23 e delle altre forze negative, incluse le FDLR, ma non hanno espresso alcuna condanna sull’appoggio del regime ruandese al M23, benché documentato dall’ultimo rapporto del gruppo degli esperti dell’Onu.
  • In secondo luogo, la loro richiesta di un’immediata azione militare sembra finalizzata ad eliminare soprattutto la minaccia delle FDLR, senza dire che anche il M23 costituisce un’altrettanto grave minaccia per la popolazione civile del Kivu.
  • In terzo luogo, a proposito del M23, si afferma semplicemente che, come le altre forze negative, dovrebbe cessare immediatamente le sue attività armate.
  • In quarto luogo, se il comunicato finale della CIRGL parla di una “forza internazionale neutra, il presidente uscente della Commissione dell’Unione Africana, Jean Ping, parla di una «forza regionale neutra». Da qui nasce il sospetto sulla composizione di tale forza che potrebbe essere costituita da truppe di Paesi che sono all’origine del conflitto congolese. Questo tipo di “forza regionale” porta a ricordare le precedenti guerre che hanno insanguinato il Congo, quando gli eserciti del Ruanda, Uganda e Burundi combattevano a fianco dei movimenti cosiddetti ribelli dell’AFDL, del RCD e del MLC o quando l’esercito ruandese combatteva a fianco delle truppe del CNDP, cosiddette integrate nell’esercito congolese, nel corso dell’operazione militare congiunta “Umoja Wetu” contro le FDLR. Il popolo congolese non vuole assolutamente ripetere le esperienze negative del passato. Se l’UA è disposta ad aiutare la RDCongo a combattere i gruppi armati attivi all’Est del suo territorio, dovrebbe creare una forza “davvero internazionale neutra”, con truppe di Paesi non implicati nel conflitto. Come potrebbero, infatti, le truppe ruandesi combattere contro le truppe del M23 che stanno tuttora appoggiando? Come potrebbero combattere contro le FDLR, quando è precisamente il Ruanda che rinvia in Congo i miliziani delle FDLR rimpatriati dalla Monusco e dalle FARDC?
  • In quinto luogo, l’opinione pubblica si interroga sul senso della creazione di una nuova “forza internazionale neutra”, dal momento che ce n’è già un’altra, la Missione dell’Onu per la Stabilizzazione della RDCongo (la MONUSCO). È vero che essa ha mostrato i suoi limiti e la sua inefficacia. Forse è dovuto al fatto che è stata istituita come Missione di osservazione e trasformata poi in Missione di Stabilizzazione, mandati probabilmente inadatti alla situazione concreta. Invece di creare una nuova forza, forse Si potrebbe tentare di affidare alla Monusco un mandato temporaneo di “forza di imposizione della pace” sotto l’articolo sette della carta delle Nazioni Unite che autorizza un necessario e adeguato ricorso alla forza. Le truppe, il comando, la logistica e il finanziamento sarebbero già a disposizione per nuove operazioni più adeguate alla situazione attuale.

Gli osservatori interessati alla situazione della RDCongo non sanno se si tratti di una manovra della stessa Onu che, cosciente delle sue insufficienze, sta preparando un ritiro della sua missione dalla RDCongo a favore di una nuova missione dell’UA o se si tratti di una manovra orchestrata da Paul Kagame, presidente del Ruanda, che vuole sbarazzarsi della presenza dell’Onu in RDCongo, diventata ormai un osservatore troppo scomodo, in seguito alla pubblicazione dell’ultimo rapporto del gruppo degli esperti sull’appoggio fornito al M23.