Giu 13

RD-CONGO: OSARE IN NOME DEL POPOLO

Congo Attualità n. 151 – Editoriale a cura della Rete Pace per il Congo

 

Dopo le rivelazioni di un documento interno della Monusco e di un rapporto di HRW, alla fine anche il Governo congolese ha dovuto ammettere l’appoggio del Ruanda al Movimento del 23 marzo (M23) di Bosco Ntaganda e Sultani Makenga. È innegabile che dei giovani, fra cui dei minorenni, di nazionalità ruandese sono stati reclutati in Ruanda, addestrati militarmente e infiltrati nelle truppe del M23 per combattere contro l’esercito congolese. Il M23 ha ricevuto, sempre a partire dal territorio ruandese, anche un appoggio di tipo militare, mediante la fornitura di armi, e di tipo logistico, mediante l’approvvigionamento in vitto e denaro.

Tutto questo può sembrare una novità, ma non lo è. Per chi segue da vicino il dramma congolese in generale e del Kivu in particolare, sa che l’occupazione ruandese ha avuto il suo grande inizio nel settembre 1996, con l’inizio della prima guerra di aggressione, abusivamente detta di Liberazione dalla dittatura mobutista, ai tempi dell’AFDL. Da allora, personalità militari e civili di nazionalità ruandese si sono infiltrate nelle Istituzioni dello Stato (Esercito Nazionale, Parlamento e Governo, sia a livello nazionale che provinciale, amministrazione locale) con la complicità di “Congolesi rwandofoni”. Tutto questo in vista del controllo delle miniere e dello sfruttamento illegale dei minerali del Kivu (oro, cassiterite, coltan, petrolio) in complicità con le multinazionali e le potenze occidentali, i cui nominativi sono riportati spesso nei vari rapporti del gruppo degli esperti dell’Onu per la RDCongo. La popolazione lo sapeva già da lungo tempo e molte organizzazioni della Società Civile nazionale e internazionale l’hanno denunciato già da molti anni. Purtroppo, dopo i vari rapporti e le numerose denunce, nessuna misura è stata presa per spezzare il fatidico legame tra lo sfruttamento illegale delle risorse minerarie e il conseguente finanziamento dei conflitti armati, lasciando cos’ libero corso all’impunità e alla continuazione della violenza.

Che farà il Governo congolese nei confronti del Ruanda?

Ora che il Governo ha riconosciuto apertamente, anche se timidamente, questa realtà, che farà?

Si limiterà a constatare semplicemente la “passività delle autorità ruandesi, di fronte a queste gravi violazioni della pace e della sicurezza commesse nella RDCongo, a partire dal loro territorio”?

Eppure, non si tratta solo di passività. Infatti, secondo le dichiarazioni di HRW, certi ufficiali dell’esercito ruandese sono direttamente implicati in questa vicenda o, almeno, ne sono a conoscenza. Il governo congolese si limiterà a cercare soluzioni “nella sinergia tra gli Stati della regione dei Grandi Laghi”, firmando altri accordi-trappola con il regime ruandese? Ormai, questi ha dimostrato di non essere sincero nei suoi rapporti con la RDCongo e quando firma accordi bilaterali con essa, è solo per difendere i suoi interessi, a costo del sangue di milioni di Congolesi innocenti.

Oserà forse il governo congolese richiamare a Kinshasa, per consultazioni, il suo ambasciatore a Kigali? Oserà forse chiedere l’intervento del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, affinché applichi al regime ruandese le sanzioni (congelamento dei conti bancari, interdizione di viaggiare all’estero) previste in caso di violazione dell’embargo delle armi destinate a gruppi armati attivi in RDCongo? Oserà forse chiedere un’inchiesta internazionale per individuare quelle autorità militari ruandesi implicate, in un modo o nell’altro, nell’appoggio fornito al M23 di Bosco Ntaganda e Sultani Makenga a partire dal territorio ruandese? Oserà denunciare presso il Consiglio di Sicurezza dell’Onu e la Comunità Internazionale (UA, EU, USA) la violazione della sovranità nazionale e dell’integrità territoriale della RDCongo da parte di un Paese terzo?

Che farà nei confronti del M23?

A livello interno, il Governo congolese ha promesso di sconfiggere militarmente il M23 e tutti gli altri gruppi armati, nazionali e stranieri, senza accettare alcun tipo di negoziati con essi. Riuscirà a mantenere la promessa? O si rassegnerà ad altre trattative di tipo militare (nuove integrazioni nelle FARDC, ulteriori promozioni a gradi superiori, altri posti di comando, permanenza nelle province dell’Est) e politico (nuovi posti ministeriali a livello provinciale o, addirittura, nazionale) che non risolveranno in assoluto la problematica dell’Est del Paese? Oserà portare avanti la riforma dell’esercito (nominazioni di ufficiali con spirito veramente nazionalista, ristrutturazione di unità militari fondate sull’eterogeneità tribale, permutazioni di militari da una regione all’altra, pagamento regolare degli stipendi, lotta contro le malversazioni di denaro, ecc.). Oserà il Governo neutralizzare quella corte di politici (parlamentari e ministri, sia a livello nazionale che provinciale) che, per interessi economici e regionalisti, hanno collaborato, e molti di loro lo fanno ancora, alla creazione di movimenti armati, tipo AFDL, RCD, CNDP, le varie correnti MAÏ-MAÏ e, ultimamente, M23? Oserà il governo ad arrestare Bosco Ntaganda e consegnarlo alla Corte Penale Internazionale che ha emesso un mandato di cattura nei suoi confronti? Avrà la forza sufficiente per arrestare e consegnare alla giustizia gli istigatori della ribellione del M23 e i vari signori della guerra che sono al comando dei molti gruppi armati ancora attivi?

Il popolo congolese aspetta dal Governo una risposta chiara e definitiva alla sua incessante richiesta di pace, di verità, di giustizia e di libertà.

Rete Pace per il Congo