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Giu 18 2012

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KIVU: LA PACE E’ ANCORA POSSIBILE

Articolo scritto da Néhémie BAHIZIRE, cittadino congolese

 

Le province del Kivu (Nord Kivu e Sud Kivu), nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), hanno acquisito una cattiva reputazione: guerre, massacri, stupri, traffico d’armi, sfruttamento illegale delle risorse naturali…
In questo dramma vi sono sicuramente complicità locali.

Tuttavia, non è giusto considerare questi misfatti come conflitti interetnici tra congolesi, mentre la popolazione del Kivu subisce, da quasi due decenni, le conseguenze del conflitto rwandese tra Tutsi e Hutu. Tutte le guerre in Kivu sono provocate sia dall’esercito regolare rwandese, sia da ribellioni rwandesi (FAR, FPR, FLDR, RUD, ecc.).

La popolazione del Kivu vuole vivere in pace e la pace è ancora possibile. Come vittima che grida le sue sofferenze e quelle del suo popolo e chiede aiuto alle persone di buona volontà, espongo le mie proposte per una pace duratura in Kivu.

 

1. SOLUZIONI INTERNE AL CONGO

Sul piano politico

I rapporti della MONUSCO, di Human Rights Watch, della società civile nel Nord Kivu e dell’intera popolazione del Kivu sono molto espliciti nell’affermare che ex miliziani FDLR/FOCA, già rimpatriati in Rwanda e altri giovani rwandesi sono stati reclutati, addestrati, armati e inviati in Kivu sotto il nome di “M23”, da ufficiali rwandesi, per seminare morte e distruzione.

Di fronte a questa realtà, il governo congolese, rimasto in silenzio, si nascondeva dietro le cosiddette indagini e cercava in ogni modo di scagionare il Ruanda, a spese della popolazione che questo governo dovrebbe proteggere. Messo alle strette da diverse dichiarazioni e testimonianze, il governo ha finalmente riconosciuto l’esistenza di 200-300 persone reclutate in Ruanda, addestrate e inviate a combattere nella RDC, anche se ha voluto in certo qual modo dimostrare che ciò è stato fatto all’insaputa del governo rwandese, cosa impossibile.

Interpellati dall’Assemblea nazionale, i ministri congolesi della difesa e degli interni sono stati incapaci di portare a conoscenza del Parlamento i termini degli accordi recentemente firmati tra Rwanda e RDC sulla sicurezza e hanno rifiutato di commentare le accuse nei confronti del Rwanda. Inoltre, il partito CNDP ha appena lasciato la maggioranza presidenziale per esigere negoziati tra il governo congolese e il M23, negoziati che vuole condurre. La popolazione del Kivu rimane sbalordita di questa «rappresentazione teatrale» del Cavallo di Troia che si trova al potere a Kinshasa.

Nello stesso tempo in cui i Congolesi denunciano l’aggressione rwandese, i governanti delle province confinanti del Sud Kivu, Rwanda e Burundi, hanno firmato un accordo per tenere aperte al traffico le rispettive frontiere 24 ore su 24.

Bisognerà che le autorità politiche congolesi:

– si liberino dalla morsa del potere rwandese;

– rimettano il potere nelle mani del popolo, attraverso elezioni veramente democratiche, trasparenti e credibili;

– adottino la politica nel senso nobile della parola e non la politica dei politicanti e formino il popolo congolese per trasformarlo.

Sul piano amministrativo

L’amministrazione pubblica congolese è desueta ed obsoleta, regolamentata da testi dell’epoca coloniale e minata da corruzione e clientelismo. Il suo personale è pletorico, incompetente, sottopagato e male impiegato. Per sanificare i servizi dell’amministrazione pubblica bisognerebbe:

– mandare degnamente in pensione i vecchi funzionari e assumere i giovani attraverso concorsi;

– migliorare il benessere dei funzionari con una buona remunerazione;

– rivedere l’impostazione dei quadri amministrativi di base (capi di quartiere, di frazione che risalgono ai tempi del RCD ;

– organizzare un censimento amministrativo della popolazione, con l’emissione di carte d’identità ai cittadini;

– instaurare un sistema a punteggio, positivo o negativo che sia, ottenuto da ciascun funzionario annualmente;

– modernizzare e informatizzare tutti i servizi pubblici.

Sul piano militare

Bisognerà:

– sciogliere i reggimenti militari e tutte le unità costituite su base etnica e ripartire quei soldati in diverse unità composte da tutte le altre tribù della R.D.Congo;

– permutare tutte le unità militari in province diverse dalle loro province d’origine;

– mandare in pensione i vecchi soldati con ogni onore;

– allontanare gli elementi che non rispettano i criteri;

– recrutare attraverso concorso e formare giovani militari che rispettino i criteri per avere una armata repubblicana e non un’armata di mercenari;

– pagare ai militari uno stipendio adeguato;

– mettere in atto progetti per un reinserimento sociale dei militari smobilitati.

La Polizia Nazionale Congolese (PNC), gli agenti del Servizio Nazionale delle Informazioni (ANR) e quelli della Direzione Generale della Migrazione (DGM) dovranno subire la stessa riforma approfondita dell’esercito.

Sul piano della Giustizia

Bisognerà:

– organizzare un controllo rigoroso sul comportamento dei magistrati;

– lottare seriamente contro la corruzione, l’impunità e i conflitti di interesse;

– arrivare all’indipendenza totale e reale del potere giudiziario;

– ridare coraggio e onestà ai magistrati attraverso un controllo senza compromessi e una conseguente remunerazione;

– rinforzare l’assunzione, sulla base del merito, dii giovani magistrati per avvicinare la giustizia al popolo.

Sul piano socio-economico

Bisognerà:

– fornire una riforma agraria «pulita» nei territori dove esiste conflitto sulla terra: in Nord-Kivu, nei territori di Masisi e Rutshuru; nel Sud-Kivu, nei territori di Kalehe, Idjwi, Kabare, Walungu e Uvira. Questa riforma agraria dovrebbe offrire dei documenti di proprietà della terra ai contadini, per impedire che altri persone vengano e possano impossessarsi delle terre dei contadini, sia con la forza del fucile, sia con la corruzione del servizio Statale incaricato della registrazione delle terre, come succede di frequente; anche alcune società minerarie si appropriano abusivamente della terra dei contadini senza valida controparte;

– stabilire una distinzione netta tra terre destinate all’allevamento e terre destinate all’agricoltura, per evitare frequenti conflitti tra allevatori ed agricoltori;

– favorire iniziative private, attraverso leggi e regolamenti che possano bandire le irregolarità commesse dall’amministrazione e dalla polizia, diventate ormai una gangrena;

– promuovere il credito bancario per sostenere le iniziative private;

– organizzare una lotta decisa contro la frode e la corruzione;

– rivisitare tutti i contratti unilaterali sulle miniere e le foreste.

2. SOLUZIONI ESTERNE AL CONGO

Sul piano politico

– Che gli U.S.A. e la Gran Bretagna si decidano a riabilitare la popolazione del Kivu, gettata in una insicurezza indescrivibile: che fermino il potere del Rwanda e dell’Uganda, che sono loro creazione, li condannino per aggressione e non si limitino a semplici dichiarazioni d’intenzione senza effetto.

– Che gli USA, la Gran Bretagna e l’Unione Europea si mostrino intransigenti sulla credibilità delle elezioni in R.D.Congo. Che non coprano le frodi elettorali cooperando con il potere che ne è sorto, senza esigere i preliminari della democrazia.

– Bisognerà pianificare bene il ritiro della MONUSCO dalla R.D.Congo, altrimenti questa missione rischia di diventare un ago nella caviglia.

Sul piano militare

I Rwandesi hanno trasferito i loro conflitti al Kivu: i Tutsi massacrano i Congolesi attraverso l’esercito regolare rwandese (dal 1996 al 2003) e le ribellioni create e sostenute da loro (AFDL, RCD, CNDP, FRF, M23); gli Hutu rwandesi massacrano, da parte loro, la popolazione congolese attraverso le FLDR/FOCA, i RUD, etc.

Tutte le operazioni militari intraprese per sconfiggere le FLDR/FOCA sono fallite: l’esercito rwandese che ha occupato il Kivu dal 1996 al 2003 non c’è riuscito; l’operazione congiunta «Umoja wetu» dell’esercito rwandese e congolese è fallita, così come le operazioni militari Kimya 1 et 2, Amani leo, Amani kamilifu dell’esercito congolese appoggiato dalle truppe della MONUSCO.

L’unica soluzione per eliminare queste ribellioni rwandesi nel Kivu è il dialogo tra Tutsi e Hutu in Rwanda. Il Presidente rwandese non vuole sentirne parlare, perché la ribellione FDLR è diventata un affare redditizio per il Rwanda.

– Che gli USA, la Gran Bretagna e l’Unione Europea interdicano ai loro protetti, il Rwanda, questa pratica mefistofelica ed esigano l’apertura di un dialogo tra il regime rwandese e la sua opposizione.

– Che queste potenze aiutino la R.D.Congo a ripulire i suoi servizi di sicurezza: esercito, polizia ed altri, per avere dei servizi realmente repubblicani. Su questo, noi ci felicitiamo e incoraggiamo la Gran Bretagna per come si è impegnata per la riforma della polizia congolese; che non si fermi alla sola polizia.

– Che gli USA aiutino a neutralizzare e arrestare Bosco Ntaganda, come stanno facendo per Joseph Koni della LRA.

Sul piano della giustizia

Che gli USA, la Gran Bretagna e l’Unione Europea esigano l’organizzazione di un Tribunale Internazionale per la R.D.Congo o un Tribunale misto, affinché i crimini commessi in Kivu non restino impuniti.

Sul piano economico

Noi ringraziamo il governo degli U.S.A. per la legge Dodd-Frank sulla tracciabilità dei minerali del Kivu prima della loro esportazione, e domandiamo che sia fatta una verifica sul suo impatto reale. Questo rigore dovrebbe essere adottato anche dal governo britannico e belga, le cui imprese sono implicate nel traffico vergognoso dei minerali insanguinati del Kivu.

In quanto alla questione del petrolio nell’Est della R.D.Congo, che queste potenze sappiano che, mettendo in sicurezza il Kivu, potranno estrarre i minerali e il petrolio in modo onesto e pulito.

I vicini del Kivu, i protetti rwandesi e ugandesi, beneficeranno dello sviluppo del Kivu, nel quadro di un buon vicinato e della libera circolazione delle persone e delle merci, al posto della loro predazione criminale.

CONCLUSIONI

Che le autorità congolesi, i governanti rwandesi, ugandesi, degli U.S.A., della Gran Bretagna e dell’Unione Europea non continuino più ad accusare gratuitamente le popolazioni del Kivu di conflitti etnici. In Kivu non esiste una tribù che si batte contro un’altra tribù. Le soluzioni per la pace in Kivu esistono e sono a portata di mano. Solo la volontà politica ed umana mancano a coloro che hanno il potere internamente ed esternamente alla R.D.Congo.

Bukavu, il 10 giugno 2012.

Néhémie BAHIZIRE