Giu 07

CHE TEMPO FA OGGI IN CONGO?

Lettera di Antonio Trettel, missionario saveriano in R.d.Congo

 

Carissimi familiari ed amici,

preso dai miei vari impegni più o meno ordinari, e da qualche problemino interno saveriano (in aprile abbiamo avuto il ‘capitolo regionale’ e il cambio quadriennale di guardia), potete forse avere l’impressione che abbia dimenticato del tutto i miei estemporanei aggiornamenti sulla situazione, qui nel cuore bistrattato dell’Africa nera, a partire da Bukavu e dall’est del Congo.

 

Eccomi allora a voi, senza troppi grossi rimorsi perché, suppongo che non vi sono mancato poi troppo! E purtroppo devo riprendere lo stesso noioso ritornello: qui siamo ancora nelle nebbie fitte, di cui vi parlavo, credo, sia a Natale che a Pasqua! Da mesi, infatti, (in particolare dopo le elezioni-fantasma del novembre 2011) siamo in una situazione paradossale:

  • da un lato, infatti, delle molteplici selvagge ‘bande sciolte’, che cambiano continuamente nome e aggregazione ma non la furia distruttrice, continuano purtroppo a perpetrare senza sosta,qua e là, specialmente nelle zone più abbandonate dell’interno e vicino alle zone di estrazione dei minerali più preziosi, degli innumerevoli misfatti atroci (assalti, assassini e violenze di tutti i tipi, massacri di villaggi interi, con l’esodo e l’errare infinito e disperato di intere popolazioni, saccheggio di minerali, distruzione di campi e di tutto il resto che questa povera gente aveva) …Cose ‘degne’, purtroppo, della Siria ed altrove, ma che dovete moltiplicare almeno per dieci, e di cui, certo, voi non avete nessun eco lassù! Un vero sciame sismico senza fine che ti mette dentro un incubo perenne insopportabile, che toglie povera gente la voglia, anzi la possibilità, di mangiare, di dormire, e non raramente anche quella di sopravvivere!Forse solo le popolazioni dell’Emilia oggi, come quelle de L’Aquila ieri, (a cui va tutta la nostra simpatia e un sincero ricordo nella preghiera) possono capire cosa vuol vivere nell’insicurezza totale. E non pensiate che l’insicurezza causata dai fenomeni naturali sia peggiore di quella causata dalla violenza cieca, satanica degli ‘umani’ (chiamiamoli così!), quando sono scatenati e assetati di sangue, di potere e di ricchezze… altrui!

    Una situazione di insicurezza totale che è sfociata ultimamente, qui nel Nord Kivu in una strana ribellione e diserzione di una ‘fetta nobile’ dell’esercito-branca leone congolese, che ha condotto fino alla dichiarazione di una stranissima guerra-fantasma… non si sa esattamente di chi contro chi! Vi sembrerò confuso… ma credetemi, di misteri difficili da capire, anche per noi qui, non c’è purtroppo solo quello della SS. Trinità!

    Quello che è certo è che lo zampino del regime ruandese di Kagame, – che aveva ultimamente messo i guanti e sembrava accontentarsi di governare e sfruttare tranquillamente questa succosa fetta est del Congo, per interposta persona (sopratutto per interposti comandanti militari ‘integrati’ e introdotti cavallerescamente addirittura nella stanza di comando dell’esercito congolese!), – ha dovuto levarsi in fretta i guanti e mostrare le sue unghie feline… quando l’opinione pubblica internazionale, risvegliandosi finalmente, per un istante , dal letargo-coma profondo con cui segue le vicende di questa ‘terza classe’ dell’umanità, ha cominciato a gridare “ al ladro, al ladro!”, indicando a dito l’uomo di fiducia di turno del regime succitato, travestito da generale e integrato nell’esercito congolese, e che era già da tempo ‘ricercato’ dalla Corte di giustizia dell’Aia, per crimini di guerra e crimini contro l’umanità!

  • Dall’altra parte, invece, specialmente negli alti livelli politici della lontanissima Kinshasa, … tutto, come avvolto in un silenzio assordante, sembra surrealisticamente calmo e ‘normale’.Si procede, come se niente fosse successo alle elezioni-farsa macabra di novembre, che pur ci hanno dato… due presidenti, e un’infinità di doppioni di parlamentari! Tra sussurri e grida, si mette in moto lentamente la camera bassa del parlamento, in cui il presidente ‘ufficialmente eletto’ ha una composita, eterogenea ma numerosa maggioranza, e la cui minoranza è ben divisa, e quindi ancor più debole…I senatori, invece, non sono stati ancora neanche eletti, quindi… si continua con il vecchio senato, anche se tutto rappezzato! Così pure nelle assemblee provinciali: ci sono i vecchi governatori che fanno alto e basso, mentre i deputati sono ancora quelli vecchi, ma spesso per le beghe non riescono nemmeno più a riunirsi in assemblea. C’è un nuovo governo, è vero, che ha fatto delle belle, coraggiose dichiarazioni… Ma chi ci crede?Ogni tanto c’è magari anche qualche imprevisto fuoco d’artificio, che non è fatto però certo per ‘illuminare’ né per rallegrare la situazione.
    Un esempio: la corte di giustizia -messa insieme all’ultimo minuto da Kabila, immediatamente prima delle elezioni di novembre, che deve sostituire la corte costituzionale,- prevista già nella costituzione del 2006, ma che il parlamento e Kabila non hanno avuto ancora il tempo di istituire!- è stata incaricata di accogliere i numerosissimi ricorsi sugli ‘eletti’ al parlamento,- e tra febbraio e aprile ha convalidato molte candidature dubbie, ma ha anche invalidato e sostituito più di una trentina dei deputati pubblicati come tali dalla CENI (Commissione elettorale): tra cui c’erano ben… tre fratelli (di sangue!) del pastore protestante, fido consigliere di Kabila e da lui scelto a presiedere la stessa CENI! Che fa il pastore-presidente della CENI? Invece di nascondersi per la vergogna, attacca pubblicamente la corte di giustizia e chiede spudoratamente che gli invalidati per corruzione e manipolazioni varie… siano riassunti in parlamento! Davvero un fuoco d’artificio che lascia esterrefatti! Ma fosse l’unico!!!

E ALLORA, QUALI PREVISIONI DEL TEMPO PER DOMANI?!?

Bella domanda davvero! Ma se non riusciamo neanche noi a capire cosa sta succedendo oggi e dove stiamo andando effettivamente,… vi sfido io a prevedere il futuro! Per noi qui, buio pesto! E tuttavia, qualche riflessione dobbiamo pur farla, qualche spiraglio dobbiamo pur cercarlo! Ci provo.

Punto di partenza: i lampi e i tuoni che continuano a sconquassare questa bellissima e malcapitata ‘regione dei grandi laghi’, con le ricchezze naturali scandalose che fanno gola a tutti, in un momento di crisi mondiale apocalittica, sembrano confermare che purtroppo non è stato ancora abbandonato il subdolo pazzesco progetto, sognato dai piccoli satrapi confinanti e sostenuto di gran cuore da interessi e forze presenti in vari stati occidentali e dalle multinazionali, il progetto, cioè della cosiddetta ‘balcanizzazione’ del Congo.

Detto in maniera brutale, è il vecchio, risorgente progetto di fare del Congo… uno spezzatino, per poterne distribuire dei bei pezzetti succulenti agli staterelli confinanti, che sono un pò più popolati e assai più poveri di ricchezze naturali. Ma naturalmente il grosso della torta, i ‘beni mobili’ ricavati dall’operazione, andrebbero appunto direttamente alle multinazionali del mondo intero! E ai congolesi, oltre la beffa atroce, anche tutti i danni da pagare! Un progetto pazzesco, ma di che cosa purtroppo non è stata capace l’umanità, come testimonia la Storia?

Ma se ‘gli amici di mammona’ (capita anche a loro, per fortuna, talvolta!) avessero fatto, anche stavolta, i conti senza l’oste? Perché qualche grosso palo tra le ruote certamente l’hanno trovato, se non son ancora riusciti a farlo ‘sto spezzatino del Congo, che pur hanno tentato più volte, a partire dallo stesso anno dell’indipendenza (1960), quando il piccolo ma tronfio Belgio, pentendosi subito di averla data, l’indipendenza, eliminò brutalmente Lumumba e tentò di annettersi il Katanga (un boccone troppo ingordo, che gli andò presto di traverso)!

PERCHE’ FORSE NON CE LA FARANNO A DIVIDERE IL CONGO?

Ho letto in questi giorni su Le Potentiel del 29.5.2012 – un giornale di Kinshasa tra i più seri e critici, – una riflessione molto lucida intitolata: Les variables oubliées de l’équation de la balkani-sation (del Congo, evidentemente), firmato da un certo professore Remy K. Katshingu, un congolese della diaspora, suppongo, che insegna attualmente in Canada. Ne faccio gli elogi e lo cito perché… il prof è d’accordo con me! Scherzi a parte, mi sembra infatti che formuli in modo chiaro almeno due motivi oggettivi, che anch’io ritengo ‘dirimenti’, per bloccare e impedire il tentativo-progetto di fare del Congo uno ‘spezzatino’…

  1. Una prima ragione è il fatto che ormai i Congolesi, nonostante tutte le apparenze e le divisioni, e malgrado tutto quello che hanno sofferto in questi ultimi decenni, anzi anche proprio in forza di quello, hanno ormai maturato una forte coscienza nazionale. Dice il nostro Autore (traduco dal francese):
    “Malgrado la molteplicità delle particolarità etnico-culturali, i Congolesi hanno vissuto e condiviso sulla loro terra, nel corso degli ultimi 50 anni, degli avvenimenti storici di portata nazionale: la lotta per accedere all’indipendenza, il caos del post-indipendenza, il mobutismo con i suoi periodi di gloria e di decadenza, il fallimento della Conferenza nazionale sovrana, la duplice operazione di ‘liberazione’(= le due guerre!, NdR) condotte da Kabila senior (1996-97, contro la dittatura mobutista; 1998-2004, contro le forze ruandesi di occupazione), la frode elettorale del novembre 2011… Proprio di là si è sviluppata una identità di situazioni che hanno fortificato una coscienza nazionale”.
  2.  L’altro elemento di una coesione nazionale ormai saldamente acquisita, che impedirà quindi a lungo andare, speriamo, qualsiasi possibile balcanizzazione del Congo, è un fatto ancora più recente, e il nostro Autore lo identifica, in particolare, nella giovinezza congolese della diaspora. Dice:“L’altra variabile concerne la cristallizzazione politica della giovane generazione congolese, quella che, tra dicembre 2011 e febbraio 2012 ha preso d’assalto, a migliaia, le grandi arterie delle metropoli dei cinque continenti e ha sventolato la bandiera congolese davanti al Campidoglio, alla CNN, alla CPI, alla Casa Bianca,all’Eliseo, denunciando il complotto in atto… E’ la generazione che porta collettivamente le stigmate del sangue versato da 8 milioni di congolesi assassinati, violentati, mutilati nell’Est del Paese dalle forze d’occupazione straniera, di fronte ad uno Stato incapace di difenderli e di difendere il suo territorio”.

Se dunque, nonostante tutte le apparenze minacciose contrarie, le cose sotto sotto stanno veramente così, per questi e per ben altri motivi, lasciateci quindi sperare ancora in una prossima primavera, anche per il nostro Congo! Per restare infatti anche solamente al livello di un’analisi ‘laica’, socio-politica, condivido ancora la conclusione di R. K. K. :

Così, se l’istituzione ‘Stato congolese’ sembra inesistente, la Nazione congolese, invece, esiste davvero e si solidifica in reazione al disfunzionamento dello stesso Stato congolese. (…)”
Io credo che abbia ragione. Ma…

Ai posteri, l’ardua sentenza. Voi, comunque, aiutateci a continuare a sperare e a continuare a seminare nella gente una speranza profonda e solida, che si attiva nei meandri della vita e della storia, per far sorgere dalle tenebre una nuova, pur sempre ancor timida, aurora.

O non ci crediamo che Cristo, risorgendo, ha sbaragliato una volta per sempre, anche per noi, le forze delle tenebre?

Con un cordialissimo saluto,

Antr. sx – Bukavu, 4.6.’12, Festa dei martiri dell’Uganda