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Mag 14 2012

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LA MALEDIZIONE DELL’ORO DEL KIVU

1. UNA GRANDE SOCIETÀ IN CERCA D’ORO

Nel nostro articolo del 10 maggio 2010, intitolato “L’oro del Kivu fa correre” avevamo espresso la nostra preoccupazione per le attività di ricerca e di estrazione d’oro a Twangiza / Luhwinja (Sud Kivu), nella Repubblica Democratica del Congo. Abbiamo rifatto la storia della società canadese “Banro Corporation”, ora titolare di vari permessi di ricerca e di estrazione d’oro nel Kivu.

In effetti, Twangiza Mining SARL è il nome di una delle cinque compagnie minerarie di proprietà di Banro Corporation nel Kivu, i cui nomi sono questi: Twangiza Mining SARL, Kamituga Mining SARL, Lugushwa Mining SARL, Namoya Mining SARL, Banro Congo Mining.

Quattro di queste società si trovano nella provincia del Sud Kivu e solo Namoya Mining SARL si trova nella provincia del Maniema. Twangiza Mining SARL, Kamituga Mining SARL, Lugushwa Mining SARL, Namoya Mining SARL sono titolari di licenze di estrazione, mentre Banro Congo Mining detiene, ella sola, 14 licenze di ricerca su tutto il territorio del sud Kivu.

Ci siamo interessati, in modo particolare, dell’attività di estrazione dell’oro da parte di Twangiza Mining SARL e del suo impatto sulla popolazione di Twangiza / Luhwinja. Twangiza Mining SARL si trova nella provincia del Sud Kivu, Territorio di Mwenga, Località Luhwinja, a circa 90 km a sud di Bukavu, capitale della provincia.

Per estrarre l’oro, la società Banro Corporation ha dapprima cacciato tutti i 450 minatori artigianali che vivevano di questo lavoro. In seguito, Banro ha cacciato e/o trasferito la popolazione dalle sue terre, il cui sottosuolo è ricco d’oro. L’operazione ha colpito 850 famiglie, cioè circa 5.100 persone. Per indennizzare la popolazione espropriata delle sue terre, Banro Corporation ha cercato un altro luogo in cui ha costruito delle casette, di 20 m2 e in mattoni crudi, da assegnare ad ogni famiglia trasferita. Per quanto riguarda la terra da coltivare, ad ogni famiglia è stato concesso solo un piccolo orto attorno alla nuova casetta. Essendo nettamente insufficiente, ogni famiglia dovrà sbrogliarsela come potrà.

Oltre a queste casette, la popolazione aveva ricevuto la promessa di essere assunta, per lavoro, dalla società Banro e di ricevere una certa somma in contanti. La società Banro Corporation si era anche impegnata a costruire una centrale idroelettrica sul fiume Ulindi, per potere disporre di energia elettrica per i suoi impianti e per la popolazione stessa.

2. LA SITUAZIONE ATTUALE A LUHWINJA

Chi vince e chi perde

Dopo qualche mese di attività degli impianti di trattamento d’oro di Twangiza, Banro Corporation aveva già venduto 410 kgrs d’oro puro per un valore di 24.5 milioni di $ a un prezzo di 1.500 $ l’oncia.

Ma la popolazione di Luhwinja, è ora divisa. La Mwamikazi (madre del capo tradizionale, che assume ad interim l’incarico del figlio ancora agli studi in Gran Bretagna) è connivente con la Banro come, del resto, tutte le autorità politiche, amministrative e militari della zona. Una parte della popolazione appoggia la Mwamikazi. Ma l’altra parte è contro di lei e la accusa di complicità con la Banro che ha occupato la loro terra.

Al momento della stesura di questo articolo, nove persone di coloro che osano protestare sono in prigione a Bukavu, su richiesta della Mwamikazi, appoggiata dalla società Banro, al fine di porre fine ad ogni tentativo di contestazioni. In effetti, a tutte le autorità dello Stato congolese è stato inviato un memorandum, in cui parte della popolazione di Luhwinja protesta contro la Mwamikazi e chiede le sue dimissioni. Si assiste così alla rottura del tessuto sociale di un popolo che viveva finora in pace e nella solidarietà reciproca: i suoi membri sono diventati nemici tra loro, solo perché una società canadese in cerca d’oro è venuta a stabilirsi sulla loro terra.

Casette che crollano

Come indennizzo dell’espropriazione delle terre, Banro ha costruito delle casette di 20m2 per famiglia trasferita. La classica famiglia dei Bashi, la tribù in questione, è formata in media di otto persone circa. Pertanto, una casa come quella costruita dalla Banro è troppo piccola per ospitare una famiglia intera. Queste casette sono costruite una vicino all’altra e non c’è più l’intimità individuale e familiare che caratterizza le consuetudini della tribù dei Bashi.

Inoltre, sono costruite in un luogo molto scomodo per risiedervi, ad un’altitudine troppo elevata. Il clima è ostile alla popolazione che era abituata a vivere a bassa quota. Per prendere l’acqua, le donne affrontare il calvario di scendere e poi risalire, percorrendo chilometri almeno due volte al giorno. Una vera prodezza di alpinismo. Infine, a meno di un anno dalla loro costruzione, queste casette minacciano già di crollare, a causa di crepe già visibili nei muri.

Date queste condizioni di vita, varie famiglie cominciano già ad abbandonare quel sito che comparano ad un campo di concentramento. Così, dal 16 febbraio 2012, una parte della popolazione si è trasferita a BUGUMYA, dove alcuni vivono sotto il riparo di teloni e gli altri sotto le stelle. Altre persone vengono arrestate, e anche frustate, dalla polizia al servizio della Banro, soprattutto quando hanno avuto il coraggio di organizzare delle manifestazioni, per protestare contro la distruzione dei loro campi per aprire le strade verso le miniere e le altre strutture della Banro stessa.

Promesse non mantenute

Già da due anni, le popolazioni espropriate delle loro terre aspettano il risarcimento promesso dalla Banro, ma invano. Era stato promesso La Banro aveva promesso alla popolazione espropriata e ai minatori artigianali cacciati dai siti minerari un lavoro all’interno della sua attività. Alcune di queste persone erano state assunte come “manovali generici” con un contratto a tempo determinato.

Il personale dirigente è, normalmente, di origine straniera: Belgi, Cinesi, Canadesi … In questa categoria ci sono solo due o tre Congolesi, giusto il minimo per nascondere una certa discriminazione. Il salario degli stranieri è molto diverso da quello dei loro colleghi congolesi. Con grande sorpresa della popolazione di Twangiza/Luhwinja, molte persone che sono state assunte come operai, ora sono licenziate. Sulla causa dei licenziamenti, uno dei dirigenti ha affermato che la società ha avuto bisogno di un’ampia manovalanza nel periodo di costruzione degli impianti, ma che, attualmente, non ne ha più bisogno. La centrale idroelettrica promessa che non è stata costruita, perché Banro ha preferito installare una centrale termica, facile da smontare per portarla altrove quando necessario.

Condizioni di lavoro

La società Banro di Twangiza non rispetta le normative previste nel Codice del lavoro congolese. Gli operai spesso lavorano più delle otto ore giornaliere di lavoro previste dal contratto, ma non ricevono alcuna retribuzione straordinaria. Nei casi di licenziamento, non è previsto alcun preavviso, né alcun indennizzo di fine contratto. Non esiste nessun sindacato per la tutela dei diritti dei lavoratori, nessuna misura sanitaria preventiva, nessuna assicurazione sociale. La differenza salariale è compresa tra 1 e 50; solo gli stranieri usufruiscono di tutti i vantaggi, il diritto di sciopero non esiste: chi osa parlare di sciopero è severamente apostrofato.

Protezione Ambientale

Banro ritiene che l’attività di Twangiza possa durare 28 anni circa. Tuttavia, per risparmiare denaro, tra 12 anni, la società inizierà una nuova fase dell’estrazione dell’oro, quella dell’apertura di miniere in superficie, a cielo aperto.

Sembra che la società non abbia preso alcuna misura di protezione dell’ambiente. Tuttavia, proteggere almeno le falde acquifere, Banro ha costruito un serbatoio di 80 metri di altezza per lo scarico dei rifiuti tossici, anche se la popolazione dubita ancora della sua efficienza.

La popolazione di Twangiza sospetta, giustamente, con l’esaurimento dell’oro, Banro smantellerà l’impianto e andrà altrove. E questo dopo aver distrutto la flora e la fauna, i fiumi e le montagne e tutta la biodiversità. Cosa rimarrà per la popolazione?

Fondazione BANRO

La legge congolese sull’attività mineraria richiede alle compagnie minerarie di realizzare dei progetti socio-economici a favore delle comunità locali. È così che Banro Corporation ha creato la “Fondazione Banro”. Quest’ultima ha dichiarato di aver previsto di spendere 900 mila dollari all’anno per progetti a beneficio della comunità. Come mezzo di collegamento con la popolazione locale, la Fondazione ha scelto l’associazione di cui la Mwamikazi di Luhwinja è responsabile. Ma, secondo la popolazione, il denaro versato da Banro a questa associazione sarebbe intascato dalla Mwamikazi stessa.

Ciò malgrado, a Luhwinja, la Fondazione Banro ha avviato un corso di inglese e di informatica, senza dubbio per avere una manodopera competente. In questo contesto, la Fondazione Banro ha fornito dei computer a due scuole.

Complice silenzio delle autorità

Questa situazione è resa possibile anche perché le autorità politiche, amministrative e militari, a partire dal Presidente della Repubblica, si mostrano compiacenti con Banro Corporation, per ottenere favori e prebende a spese della popolazione che tali autorità dovrebbero, invece, proteggere.

3. PROPOSTE

La popolazione di Twangiza/Luhwinja è traumatizzata dall’esproprio delle sue terre, loro unico mezzo di sopravvivenza, da parte della società Banro Corporation.

Ribadiamo l’appello del nostro primo articolo del 10 maggio 2010:

  • È urgente che il governo congolese dia la priorità al diritto del suo popolo di vivere in dignità, usufruendo delle proprie terre e dei suoi diritti.
  • Nessuna sentenza giudiziaria che dia ragione alla società Banro contro la RDC può giustificare ulteriori sofferenze inflitte alle persone che hanno già sofferto troppo. Nessuna sentenza può giustificare una qualsiasi ipoteca sul futuro di un’intera provincia.
  • Il governo congolese dovrebbe rivedere l’entità delle aree e delle licenze di estrazione mineraria, le cui coordinate sono ancora quelle dell’epoca coloniale.
  • Le autorità locali, a tutti i livelli, dovrebbero essere le prime garanti dei diritti della popolazione, perché questo è il motivo della loro presenza.
  • Proprio perché oggetto di vessazioni e ritorsioni, la popolazione non è più disposta a sopportare ingiustizie, perché è sempre più consapevole dei propri diritti: un dialogo aperto con la popolazione, invece della repressione, andrebbe a beneficio anche della stessa società Banro.

Bukavu, 23 aprile 2012.

Néhémie BAHIZIRE