Mag 18 2012

Congo Attualità n. 148

SOMMARIO:

EDITORIALE:
La “resistenza attiva non violenta” come risposta al “colpo di stato elettorale”

1. POLITICA INTERNA

a. Assemblea Nazionale dei Deputati

b. Il nuovo Governo

c. I primi dubbi

d. Presentazione del nuovo governo all’Assemblea Nazionale dei Deputati

2. PROCESSO ELETTORALE

3. DIRITTI UMANI

4. LA CRISI DELLA R.D. CONGO IN UN’AUDIZIONE AL SENATO ITALIANO

 

 

EDITORIALE: LA “RESISTENZA ATTIVA NON VIOLENTA” COME RISPOSTA AL “COLPO DI STATO ELETTORALE”

 

1. POLITICA INTERNA

a. Assemblea Nazionale dei Deputati

Il 20 aprile, durante la sessione plenaria, sono stati presentati i gruppi parlamentari già formati:

1. L’AFDC e alleati, con 33 deputati e Kokonyange presidente.

2. I Liberali Cristiani e i Socialisti, con 28 deputati e Antipa Mbusa Nyamwisi presidente;

3. Il Partito Popolare per la Ricostruzione e la Democrazia (PPRD), con 63 deputati e Ramazani Shadari, presidente;

4. Il Movimento Sociale per il Rinnovamento e alleati (MSR), con 40 deputati e Egide Michel Ngbokoso presidente;

5. L’Alleanza dei Repubblicani Democratici (ARD), con 33 deputati e Christophe Lutundula Apala, presidente;

6. L’Unione per la Democrazia e il Progresso Sociale / Forze Acquisite al Cambiamento (UDPS / FAC), con 55 deputati;

7. Terre d’Avenir (TA), con 29 deputati e Baudouin Banza Mukalay Nsungu presidente;

8. Gruppo Parlamentare per il Rinnovamento (GPR), con 32 deputati;

9. Stato di Diritto, con 28 deputati e NKU Imbie presidente;

Nella plenaria del 25 aprile, sono stati presentati altri tre gruppi parlamentari:

10. Palu e alleati, con 30 deputati,

11. MLC e alleati, con 30 deputati,

12. UNC e alleati con 34 deputati.

Il 25 aprile, la Corte Suprema di Giustizia (CSJ) ha invalidato i mandati di trentadue deputati dichiarati eletti dalla Commissione elettorale nazionale indipendente (Ceni). I Parlamentari invalidati sono stati sostituiti da altri dichiarati eletti dalla Corte. Nella provincia dell’Equateur, per esempio, la Corte Suprema ha invalidato l’elezione di quasi dieci parlamentari, tra cui Jean-Claude Baende, l’attuale governatore.

Tra gli invalidati, 17 appartenevano alla Maggioranza Presidenziale (MP) e 6 all’opposizione. Ma contemporaneamente sono stati dichiarati eletti 22 nuovi membri della MP, contro tre soli dell’opposizione. La CSJ ha respinto la maggior parte dei 521 ricorsi presentati, perché ritenuti “infondati” o “inammissibili”.

La Corte Suprema ha, inoltre, annullato le elezioni della circoscrizione elettorale di Masisi (Nord Kivu) dove, durante le votazioni, erano stati segnalati numerosi disturbi. La Ceni ha sessanta giorni dal ricevimento della notifica da parte della CSJ per organizzare nuove elezioni legislative in quella circoscrizione.

Il 26 aprile, l’ex consigliere speciale di Etienne Tshisekedi, il deputato Samy Badibanga, è stato presentato come presidente del gruppo parlamentare dell’Unione per la Democrazia e il Progresso Sociale e Forze acquisite cambiamento (UDPS/FAC). Egli è coadiuvato da due vice presidenti, Roger Lumbala (RCD-N e Fabien MUTOMB (UDPS). I deputati Puela e Ambatobe Amy sono stati designati rispettivamente come primo e secondo relatore.

b. Il nuovo Governo

Il 28 aprile, il Primo Ministro Augustin Matata Ponyo ha reso noto il suo governo composto da 36 membri: due vice primi ministri, un ministro associato al Primo Ministro e ministro delle Finanze, venticinque ministri e otto viceministri.

– Uno dei due vice primi ministri si occupa del bilancio, Daniel Samba Mukoko, e l’altro del Ministero della Difesa, Alexander Lubal Tamu

– Ministro delegato presso il Primo Ministro e incaricato delle Finanze: Patrick Kitebi Kibol Mvul. Il Governo è inoltre composto da 25 ministri. Tra questi:

– Lambert Mende, confermato al Ministero dei mass media. Si occuperà, inoltre, dei rapporti con il Parlamento;

– Fridolin Kasweshi, rinnovato per le infrastrutture e opere pubbliche. Gestirà, inoltre, la pianificazione, l’urbanistica e l’edilizia abitativa;

– Martin Kabwelulu mantiene il Ministero delle Miniere;

– Maker Mwangu mantiene l’istruzione primaria, secondaria e professionale;

Tre donne sono alla guida di tre ministeri:

– Wivine Matipa Mumba, Ministro della giustizia e dei diritti umani;

– Louise Munga Mesozi, Ministro con Portafoglio;

– Geneviève Inagosi, ministro Pari Opportunità, della Famiglia e Infanzia.

Gli altri membri del governo sono:

– Affari esteri, cooperazione internazionale e Francofonia: Raymond Tshibanda;

– Interno, Sicurezza e Decentramento: Richard Muyej;

– Pianificazione e attuazione della rivoluzione della modernità: Celestin Vunabandi;

– Economia e commercio: John Paul Nemoyato;

– Mezzi di trasporto e di comunicazione: Justin Kalumba Mwana Ngongo;

– Ambiente, conservazione della natura e turismo: Bavo N’sa Mputu Elima;

– Risorse Idriche ed elettricità: Bruno Kapanji Kalala;

– Idrocarburi: Crispin Atama Tabe;

– Industria, Piccole e Medie Imprese: Remy Musunganyi Bampale;

– Poste, telecomunicazioni e nuove tecnologie: Tryphone Kin-kiey Mulumba;

– Occupazione, lavoro e previdenza sociale: Modest Bahati Lukwebo;

– Sanità pubblica: Felix Kabange Numbi

– Istruzione superiore e universitaria: Chelo Lotsima;

– Agricoltura e sviluppo rurale: Jean-Chrysostome Vahamwiti;

– Affari Fondiari: Robert Mbuinga;

– Affari sociali, azione umanitaria e solidarietà nazionale: Charles Nawej Mundele

– Servizi pubblici: Jean Claude Kibala;

– Gioventù, Sport, Tempo libero, Cultura e Arti: Banza Mukalayi Sungu

Il governo ha inoltre otto vice-ministri, tra cui tre donne:

  • Affari Esteri: Tunda wa Kasende;
  • Cooperazione internazionale: Dismas Magbengu;
  • Decentramento: Eugide Ngokoso;
  • Diritti umani: Sakina Binti;
  • Pianificazione: Sadok Bukanza;
  • Finanze: Roger Shulungu;
  • Bilancio: Abuyuwe Lixa;
  • Istruzione primaria, secondaria e professionale: Maguy Rwakabuba.

Nel nuovo governo, sono stati raggruppati diversi ministeri del governo precedente (46 membri). Il ministero dei Lavori pubblici e Infrastrutture è stato associato a quello della pianificazione territoriale, urbanistica ed edilizia abitativa. Sono stati riuniti il Ministero degli Affari Esteri e quello della Cooperazione Internazionale. Il ministero dell’Economia è stato abbinato a quello del Commercio. Il Ministero della Gioventù, Sport e Tempo libero è stato accoppiato quello della Cultura e delle Arti.

Il nuovo esecutivo dovrà soddisfare una forte domanda popolare nel settore sociale, soprattutto perché il Congo è un paese in cui, benché dotato di ingenti ricchezze naturali e minerarie, le infrastrutture restano fatiscenti, i due terzi della popolazione (68 milioni di persone) vivono nella povertà e la corruzione scoraggia gli investimenti degli imprenditori.

Ripartizione dei ministeri secondo i partiti:

  • PPRD: 9 (Kasweshi, Munga, Sadok, Mbuinga, Maker, Muyej, Atama, Mumba, Tunda wa Kasende) MSR: 3 (Vahamwiti, Kibala, Ngokoso)
  • PALU: 2 (Mukoko, Kabwelulu)
  • PPPD: 0 ou 1?
  • ULDC: 1 (Tshibanda)
  • NAD: 1 (Inagosi)
  • ADH: 1 (Magbengu)
  • UNAFEC: 1 (Sakina)
  • ECT: 1 (Numbi)
  • UCP: 1 (Vunabandi)
  • UDCO: 1 (Banza Mukalay)
  • AFDC: 1 (Bahati Lukwebo) PDC: (N’sa Mputu)
  • CDC: 1 (Nemoyato)
  • PR: 1 (Kalumba)
  • PA: 1 (Kin-Kiey)
  • UDCN: 1 (Rwakabuba)
  • ARC: 1 (Nawej)

[Munga e Mumba sono percepiti come appartenenti al PPRD, anche se la loro adesione è incerta. Nello stesso modo, Tshibanda è piuttosto visto come membro PPPD. ndr]

Distribuzione dei Ministeri per Province:

  • Katanga: 9
  • Province Orientale: 4
  • Kasai-Oriental: 3
  • Sud Kivu: 3
  • Nord Kivu: 2
  • Bas-Congo: 2
  • Kasai-Occidental: 2
  • Bandundu: 1
  • Maniema: 1
  • Equateur: 1

[Appartenenza etnica degli originari dell’Est: Celestin Vunabandi è un Hutu di Rutshuru e prossimo a Eugene Serufuli, Sadok Biganza è un Munyamulenge del Sud Kivu e Maguy Rwakabuba è un Tutsi di Rutshuru. ndr]

Nel nuovo governo, il Primo Ministro, Augustin Matata Ponyo, mantiene il controllo dell’Economia e delle Finanze con l’aiuto di un ministro delegato, Patrice Kitebi.

Riappaiono sei ministri del precedente governo: Lambert Mende (Mass Media), Martin Kabwelulu (Miniere), Raymond Tshibanda (Affari Esteri), Richard Muyej (Interni), Fridolin Kasweshi (Pianificazione) e Justin Kalumba (Trasporti).

I grandi assenti dal nuovo governo sono “i falchi” e “i baroni” del PPRD, pregati di essere più discreti. Un’altra sorpresa è l’assenza di alcune note personalità della Maggioranza Presidenziale. È il caso di Olivier Kamitatu (il cui partito ha ottenuto diversi seggi all’Assemblea nazionale) e di Jose Endundo.

Anche se il nuovo primo ministro aveva dichiarato di non volere dirigenti di partiti nel suo governo, alcuni però ne fanno parte, come Modeste Bahati (AFDC), Tryphone Kin-Kiey (PA ), Lambert Mende (CCU), Felix Kabange Numbi (ECT), Raymond Tshibanda (ULDC), Banza Mukalayi (UDCO).

Nel nuovo governo, il Partito Popolare per la Ricostruzione e la Democrazia (PPRD) si è tagliato la fetta maggiore della torta. Oltre al controllo delle finanze, il PPRD controlla anche alcuni ministeri molto importanti, soprattutto quello degli Interni. La “figlia primogenita della maggioranza” ha fatto la parte del leone con dodici posti: oltre al primo ministro, il PPRD ha, infatti, otto ministri, un ministro delegato presso il primo ministro e due viceministri. Il Movimento Sociale per il rinnovamento (MSR), secondo partito maggiore in seno alla maggioranza, ha ricevuto quattro posti: un vice primo ministro responsabile della Difesa, due ministri e un viceministro.

Al Palu, cui appartiene il Primo Ministro della legislatura precedente, è stato assegnato l’incarico di vice-primo ministro incaricato del bilancio. Mantiene ancora il ministero delle Miniere.

L’ARC, nonostante i suoi sedici deputati all’Assemblea Nazionale e l’AFDC, con almeno quindici deputati, hanno ricevuto un solo ministero ciascuno. Altri partiti hanno ottenuto un ministero ciascuno. Questi sono: l’ULDC, la CCU, il PA, l’Udeco, il Panu, il PDC, il CAAC, l’ECT, l’UCP e il Nad. L’ADH e l’UDCN hanno ottenuto gli incarichi di vice-ministri della Cooperazione Internazionale e dell’Istruzione primaria, secondaria e professionale.

Inoltre, il ministro dell’Economia e del Commercio, Jean Paul Nemoyato, è un membro della Coalizione dei Democratici Cristiani (CDC), un partito di opposizione guidato da Kiakwama Kia Kiziki. Ma non è stato autorizzato dai vertici del suo partito per aderire al Governo Matata. Remy Musungayi Bampale, Ministro dell’Industria, Piccole e Medie Imprese, è un militante di un altro partito di opposizione, l’Alleanza per lo Sviluppo e la Repubblica (ADR) di François Mwamba, ex Segretario Generale del MLC.

Negli ambienti dell’opposizione, cominciano a farsi sentire le prime critiche.

Tra l’opposizione parlamentare, alcuni preferiscono vedere il programma prima di giudicare. Il deputato Clement Kanku ha assicurato: “Lo aspettiamo al varco, perché ci sono molte questioni da sottoporre al Primo Ministro”. Secondo Martin Fayulu, “questo governo è composto da persone docili a Kabila che gli permetteranno di continuare a fare ciò che vuole”.

Tra l’opposizione extra-parlamentare, l’Unione per la Democrazia e il Progresso Sociale (UDPS) ha ribadito di non riconoscere un tale governo che definisce come una struttura nata da elezioni marcate da ingenti brogli elettorali e da molte altre irregolarità. Jaquemin Shabani, Segretario Generale dell’UDPS, ha dichiarato che “I congolesi non possono aspettarsi nulla da questo governo, composto da persone che non hanno alcuna legittimità, in quanto le elezioni sono state una semplice commedia”. Secondo lui, “Questo governo non farà altro che aumentare la miseria del popolo”.

Egli ha sottolineato che l’UDPS non lesinerà sui mezzi e condurrà una serie di azioni, all’interno del Paese come all’estero, affinché si conosca infine la verità delle urne e affinché i veri vincitori delle ultime elezioni siano ristabiliti nel loro diritto e assumano la gestione delle istituzioni del Paese. Il Segretario Generale dell’UDPS ha rilevato anche che l’UDPS non parteciperà alle istituzioni sorte dalle elezioni del 2011, affermando che “Tutti coloro che si dicono dell’UDPS e che partecipano ai lavori dell’Assemblea Nazionale sono già esclusi dal partito” e concludendo che “l’UDPS non può in alcun modo tollerare i grandi imbrogli elettorali organizzati dalla Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI) nelle elezioni del novembre 2011”.

c. I primi dubbi

Secondo Le Potentiel, un giornale pubblicato a Kinshasa, una delle prime reazioni alla pubblicazione della nuova équipe di governo è stata la sorpresa. Non si è notata alcuna significativa apertura verso l’opposizione. La stessa sorte è toccata anche alla maggior parte dei capi di partito, pochi dei quali vi hanno avuto accesso. Il Primo Ministro si è finalmente circondato dai suoi uomini, scelti in base ai propri criteri. Le decisioni prese lo mettono in una situazione tale che deve assolutamente vincere la scommessa fatta, per non dare adito alle eventuali critiche da parte di coloro che si sono sentiti esclusi. Matata Ponyo è, dunque, un uomo strettamente controllato da più parti. Da un lato, i capi di partito ‘esclusi’ che lo aspetteranno al varco per giudicarlo sull’efficacia dei suoi metodi e, soprattutto, delle sue scelte. Dall’altro, vi è l’opposizione che non intende abbassare la guardia. Quest’ultima avrebbe potuto calmare le acque se l’apertura promessa fosse stata effettiva. Ma non è il caso. Pertanto, il capo del governo dovrà tenerne conto. Matata Ponyo è, dunque, un uomo sotto pressione. Se non riuscisse nel suo intento, si potrebbe assistere al “ritorno” dei capi di partito e dei dignitari della maggioranza presidenziale. Tutti assetati di “rivincita”.

Presentato come un tecnocrate, Augustin Matata aveva promesso un’equipe di uomini e donne competenti, credibili, ma soprattutto trasparenti sul piano morale. Più esplicitamente, i membri dovrebbero soddisfare a un importante criterio: la tecnocrazia. A un primo sguardo sulla lista dei membri del nuovo governo, ci si accorge subito che il governo Matata è composto in gran parte da politici che hanno già occupato delle funzioni sia ai tempi di Mobutu che di Laurent Désiré Kabila. Alcuni sono stati addirittura membri del Raggruppamento Congolese per la Democrazia (RCD), un ex movimento politico militare prossimo all’attuale regime ruandese.

Pertanto si potrebbe chiedere al Primo Ministro qual è la su definizione del termine “tecnocrate”.

Un’altra domanda riguarda la sorte del “governo ombra”, noto anche come “cerchio Katangese”, dopo la morte di Katumba Mwanke. Il nuovo governo potrebbe recuperare il controllo anteriormente perduto a favore d’istanze se non occulte, almeno non ufficiali? Matata ha mantenuto il controllo sulle finanze, ma il suo governo è regionalmente sbilanciato a favore del Katanga – 9 su 36, cioè un quarto – e, dell’Est dei “congwandesi” – 3 su 36, cioè la metà di quelli che provengono dal Kivu. Si potrebbe quindi pensare che forse è il governo “parallelo” che ha inghiottito il governo “ufficiale”.

d. Presentazione del nuovo governo all’Assemblea Nazionale dei Deputati

Il 7 maggio, il Primo Ministro Matata Ponyo ha presentato il programma del suo governo all’Assemblea Nazionale dei Deputati. Si tratta di un programma quinquennale con forti orientamenti economici e sociali, le quattro linee principali sono:

– La necessità di costruire uno Stato efficace.

– L’imperativo di sviluppare le infrastrutture di base.

– La rivitalizzazione dei principali settori di produzione.

– Il rafforzamento del capitale umano e il miglioramento delle condizioni sociali della popolazione. Per concretizzare il suo programma, Matata Ponyo ha affermato: “Mi impegnerò per la creazione di posti di lavoro, il reinserimento socio-economico dei giovani, il miglioramento dell’accesso all’acqua potabile e delle strutture igienico-sanitarie, l’accesso all’istruzione, all’alloggio, alla cultura e allo sport”. Il Primo Ministro ha inoltre promesso una giustizia più efficace per lottare contro la corruzione.

Descrivendo la situazione economica del Paese, il Primo Ministro ha dichiarato che diversi indicatori sono in rosso. In particolare, egli si è chiesto perché il 71% della popolazione vive con meno di 1000 franchi ($ 1) al giorno, nonostante le immense risorse di cui il paese abbonda. Ha deplorato il fatto che il clima imprenditoriale rimanga caratterizzato da una serie di ostacoli di tipo amministrativo, giuridico e normativo. Riferendosi alla classifica Doing Business sul clima imprenditoriale, egli ha affermato che “la RDCongo occupa il 178° posto [su 183 paesi a causa della sua scarsa capacità di attrarre investimenti privati”. Per il Primo Ministro, il settore privato rimane il motore della crescita. Ma condiziona il sostegno del suo governo agli operatori economici, al “rispetto scrupoloso delle leggi e delle normative del paese”.

Il 9 maggio, l’Assemblea Nazionale dei Deputati ha approvato il programma di governo presentato dal primo ministro Augustin Matata Ponyo. Tra i 388 deputati che hanno partecipato al voto, 324 hanno votato a favore, 53 hanno votato contro, 11 si sono astenuti. Al momento della votazione, alcuni Deputati dell’opposizione, in particolare quelli del gruppo parlamentare dell’Unione per la Democrazia e il Progresso Sociale / Forze Acquisite al Cambiamento (UDPS / FAC), sono usciti dall’aula.

2. PROCESSO ELETTORALE

L’8 maggio, l’ambasciatore dell’UE, Jean-Michel Dumond, ha invitato la RDCongo a continuare il processo elettorale mediante l’organizzazione delle elezioni provinciali e locali. Raccomanda, inoltre, la ristrutturazione della Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI). Ma ha precisato che la ristrutturazione della CENI dipende soprattutto dai membri dell’Assemblea Nazionale. L’appello alla riqualificazione e ristrutturazione della Ceni era già stato lanciato anche dalla società civile congolese. In una petizione iniziata il 18 marzo, la coalizione della società civile ha già raccolto nove mila firme da presentare all’Assemblea Nazionale per chiedere le dimissioni dei membri del comitato centrale della Ceni.

3. DIRITTI UMANI

Il 2 maggio, in una dichiarazione rilasciata in occasione della Giornata internazionale della libertà di stampa del 3 maggio, l’Ong Giornalisti in Pericolo (Journalistes En Danger – JED) afferma di aver registrato, in RDCongo, 64 casi di violazioni della libertà di stampa dalla fine delle elezioni del 28 novembre 2011 sino ad oggi. Secondo la dichiarazione di JED, i giornalisti e i mass media della RDCongo sono stati il bersaglio di diversi attacchi e altre minacce da parte degli agenti delle forze dell’ordine e delle autorità amministrative, con l’intento di limitare la libertà di espressione riconosciuta ai professionisti del giornalismo. Tra i casi documentati di violazioni della libertà di stampa, JED cita: l’imprigionamento di un giornalista nel Bas-Congo, l’arresto provvisorio di 21 giornalisti da parte dei vari servizi di sicurezza, cinque casi di aggressioni a giornalisti durante il loro lavoro e l’interruzione di emissioni di alcune stazioni radiofoniche e televisive.

4. LA CRISI DELLA R.D. CONGO IN UN’AUDIZIONE AL SENATO ITALIANO

Il 16 maggio, una delegazione della comunità congolese in Italia è stata ricevuta a Palazzo Madama per un’audizione presso la Commissione diritti umani del Senato Italiano.

Nel corso di una conferenza stampa, l’on. Pietro Marcenaro, presidente della Commissione diritti umani, ha affermato che “la questione della Repubblica Democratica del Congo (RDCongo), con i suoi lunghi anni di violenze, i suoi milioni di vittime, dovrebbe pesare sulle coscienze europee”, aggiungendo che “purtroppo è difficile costruire un’opinione pubblica e un interesse politico sul Congo”. Riferendosi alla situazione congolese, la senatrice Barbara Contini sottolinea che l’Italia e la Comunità internazionale devono rispondere di una “colpevole disattenzione” che rischia di compromettere gli equilibri dell’intera regione dei Grandi Laghi.

È una situazione cupa, marcata da un processo elettorale segnato da brogli e irregolarità e segnata da forti tensioni politiche, sociali e militari, quella che è stata esposta alla Commissione del Senato. In tutto il paese permane una situazione di insicurezza generale. Nel Kivu, all’est del Paese, si continua a sparare e a morire”, hanno detto ai legislatori i portavoce congolesi, riferendosi alla nuova fiammata di violenza registrata dai primi di aprile, con l’ammutinamento del generale Bosco Ntaganda e gli attacchi commessi da altri gruppi armati.

La causa di questi conflitti non è tribale ma economica. La comunità congolese d’Italia ricorda innanzitutto che “la causa principale della guerra che dal 1996 continua a dilaniare il paese è lo sfruttamento illegale delle materie prime del Congo (oro, coltan, rame, diamanti, tungsteno, legname, per citarne alcuni)”. La RDCongo ha il potenziale per essere uno dei paesi più ricchi del globo, eppure, attualmente, si colloca al 187° posto su 187 paesi nell’indice di sviluppo umano stilato dalle Nazioni Unite.

Molti sono gli interrogativi posti dalla società civile congolese al governo italiano e alla comunità internazionale: perché una vita stroncata in Congo non desta la stessa indignazione e non conduce alla stessa condanna che altrove? Perché, nonostante un rapporto Onu in cui si evidenziano crimini, la comunità internazionale, tutta, non ha ancora provveduto ad azioni concrete per far sì che i responsabili siano consegnati alla giustizia? Cosa pensano i dirigenti dell’eccidio costato da 5 a 6 milioni di morti dal 1996? Che fine ha fatto il principio di responsabilità condivisa secondo cui un paese come l’Italia non possa vendere armi o sostenere, sia finanziariamente che politicamente, un regime senza rendersi conto della corresponsabilità per i danni che tali aiuti potranno o andranno a creare? A questi e a molti altri interrogativi, la società civile congolese aspetta risposte e azioni concrete.

La situazione umanitaria si è aggravata a causa degli scontri militari nel Kivu.

241 mila, in soli tre mesi – da gennaio a marzo 2012 – , sono gli sfollati che abbandonano abitazioni e terre in cerca di rifugio in qualche altro angolo del Paese. Lo fanno per scappare dalle violenze che devastano i loro villaggi.

Secondo il Comitato di Coordinamento degli Affari Umanitari dell’Onu, oggi gli sfollati congolesi oltrepassano i 2 milioni.

I prezzi dei prodotti alimentari sono raddoppiati: un sacco (100 kg) di patate da 30$ è passato a 50$, un sacco di fagioli da 50 a 90$, un sacco di manioca da 30 a 50$.

E i salari che ci sono vanno da 50 a 130 $ al mese … la vita è durissima!

Quanti di noi hanno avuto il dono di condividere, in qualche modo, le ansie e le speranze del popolo congolese, sentono il bisogno di essere oggi vicini agli amici, alle comunità, alle popolazioni inermi e innocenti.

Per questo proponiamo di rinnovare la nostra solidarietà e il nostro impegno per l’affermazione dei diritti umani fondamentali nel Nord e Sud Kivu e perché cessino le violenze sulle popolazioni, sui bambini e sulle donne in particolare; per portare – per quanti credono – anche nella preghiera le sofferenze della gente unendoci a Maria, Donna coraggiosa.

In Congo e in Italia, molte persone pregano “il mese di maggio” (il rosario). Possiamo unirci a loro!

Siamo grati a quanti comunicheranno la loro adesione all’indirizzo info@paceperilcongo.it .

Gli amici della “Rete Pace per il Congo”.