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Feb 08 2012

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Congo Attualità n. 139

SOMMARIO:

EDITORIALE: la «verità delle urne» ancora prioritaria

1. PER USCIRE DALLA CRISI POST ELETTORALE

2. LA PUBBLICAZIONE DEI RISULTATI PROVVISORI DELLE LEGISLATIVE

3. LE STRATEGIE DI ETIENNE TSHISEKEDI E DELL’UDPS

4. LA VERITÀ DELLE URNE NON ANCORA SVELATA

 

EDITORIALE: LA «VERITÀ DELLE URNE» ANCORA PRIORITARIA

 

1. PER USCIRE DALLA CRISI POST ELETTORALE

Il 20 gennaio, il Segretario generale della Francofonia, Abdou Diouf, ha raccomandato, in una sua dichiarazione, il rispetto dei principi democratici per potere proseguire il processo elettorale nella calma. Secondo il testo, l’Organizzazione Internazionale della Francofonia (OIF) offre la sua disponibilità per un appoggio, precisando di non voler prendere posizione a favore di nessuna parte implicata nel processo elettorale. Secondo il Segretario Generale della Francofonia, è imperativo che tutte le disposizioni siano prese dalle istituzioni interessate, in modo che il processo elettorale possa continuare nelle migliori condizioni di rigore, trasparenza ed equità. Secondo Abdou Diouf, l’interesse del Paese richiede di evitare ogni uso della violenza e della provocazione. Egli raccomanda un trattamento più responsabile e imparziale dei risultati delle elezioni legislative. E in caso di controversia, il Segretario Generale dell’OIF ha consigliato di non ricorrere che ai mezzi legali. Chiede, inoltre, alla Corte Suprema di giustizia di conformarsi veramente al diritto per risolvere i vari contenziosi elettorali.

Il 23 gennaio, reagendo alla dichiarazione del Segretario Generale dell’OIF per abbassare la tensione politica, il vice segretario esecutivo per gli affari politici del Movimento per la Liberazione del Congo (MLC), Jean Lucien Bussa, ha sostenuto l’idea di un dialogo inclusivo. Jean Lucien Bussa auspica che questo dialogo possa sfociare in un “riconteggio dei voti delle elezioni presidenziali”. Secondo lui, “la politica è un dialogo permanente. Ora che il processo elettorale è intaccato da troppe irregolarità e brogli, occorre pensare ad un approccio tecnico mediante il riconteggio di tutte le schede elettorali”. Il partito di Jean-Pierre Bemba si è dichiarato contrario a un dialogo “per la suddivisione dei posti, senza tenere conto delle irregolarità registrate nel corso delle elezioni del 28 novembre”.

Il 25 gennaio, dopo una permanenza senza successo dal 5 al 13 gennaio in RDCongo, gli esperti elettorali del NDI (National Democratic Institute for International Affairs) e dell’IFES (International Foundation for Election Systems) ha affermato, in una dichiarazione, la necessità di una valutazione generale del processo elettorale. Questa è la loro raccomandazione suggerita al popolo congolese e, in particolare, ai responsabili dell’organizzazione e della gestione delle elezioni. Per fare questo, “La missione congiunta conclude che una partecipazione significativa di tutte le parti implicate e l’accesso a tutti i materiali elettorali rilevanti (server centrale, liste degli elettori, liste dei seggi elettorali, ecc.) sono elementi necessari per una valutazione generale”, dice la nota. IFES e NDI confermano la loro disponibilità a sostenere tale valutazione nel caso in cui il loro aiuto sia richiesto.

Il 26 gennaio, il Vice Segretario Generale delle Nazioni Unite incaricato delle operazioni di mantenimento della pace, Herve Ladsous, si è incontrato con i membri dell’opposizione congolese presso la della MONUSCO a Kinshasa. Si è discusso della situazione dei diritti umani e del processo elettorale. I membri dell’opposizione hanno presentato al diplomatico le preoccupazioni circa le elezioni presidenziali e legislative del 28 novembre. Dopo l’incontro, parlando delle presidenziali, Vital Kamerhe, presidente dell’Unione per la Nazione Congolese (UNC) ed ex candidato presidenziale, ha chiesto il riconteggio dei voti per ristabilire “la verità delle urne”. “Da un lato, c’è il presidente Etienne Tshisekedi, legittimo, perché eletto dal popolo. Dall’altro, il presidente Joseph Kabila, proclamato presidente dalla Ceni e confermato dalla Corte Suprema. Per stabilire la verità delle urne e garantire la giustizia, è necessario ricontare i voti delle presidenziali, anche se non in tutte le province. Se ne potrebbero prendere solo alcune come test, per esempio: Katanga, Kinshasa, Kivu, Provincia Orientale e Kwilu”, ha affermato il presidente dell’UNC.

Il 27 gennaio, il senatore belga Philippe Moureaux (PS) ha proposto un riconteggio dei voti espressi nelle elezioni presidenziali e legislative. “Come accaduto per le elezioni presidenziali, i risultati delle legislative parzialmente pubblicati sono già oggetto di discussione. D’altronde, anche la Ceni esita a pubblicarli”, ha affermato in un comunicato Moureaux, che è anche ministro di Stato. “Quando le denunce provengono da più gruppi, è necessario interrogarsi sul grado di affidabilità e di credibilità dell’intero processo elettorale”, ha dichiarato l’ex ministro. “Di fronte a tale sospetto, la comunità internazionale non può semplicemente osservare. Essa deve, nella sua saggezza, trarre le necessarie conclusioni e agire di conseguenza: è necessario chiedere con forza che si proceda al riconteggio dei voti, affinché appaia la verità delle urne. Se ciò risultasse impossibile, sarebbe necessario ricorrere a nuove elezioni controllate dalla a alla z da un’istanza neutra”.

Il 28 gennaio, dopo l’OIF e il Segretario Generale delle Nazioni Unite incaricato del mantenimento della pace, anche la piattaforma Aeta (Agire per elezioni trasparenti e pacifiche) auspica l’organizzazione di un dialogo inclusivo per porre fine alla crisi post-elettorale. I membri delle ONG di Aeta constatano che il processo elettorale in corso è “contaminato da tentativi di truffa e da operazioni di corruzione, che gettano un velo di sospetto e di dubbio sulla credibilità dei risultati pubblicati e sulla trasparenza del processo elettorale. Pertanto, la RDCongo sta affrontando una grave crisi politica, principalmente a causa di questa mancanza di credibilità dei risultati pubblicati”. Perciò, facendo appello al senso di responsabilità dei politici congolesi, della CENI e della comunità nazionale e internazionale, i membri delle ONG di Aeta ribadiscono la necessità di un’azione urgente, al fine di trovare una soluzione duratura alla crisi. Ciò premesso, le ONG membri di Aeta, raccomandano al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, al Consiglio per la pace e la sicurezza dell’Unione Africana e all’OIF di facilitare l’avvio di un processo che miri ad assicurare il trionfo della verità delle urne. In particolare, chiedono di designare degli esperti internazionali indipendenti come mediatori della crisi di legittimità che colpisce i vertici del paese e di usare la loro autorità per spingere gli attuali leader della RDCongo ad aprirsi alla possibilità del cambiamento e dell’alternanza politica.

Per quanto riguarda la Corte Suprema di Giustizia, le raccomandano un esame approfondito della documentazione che le sarà presentata in vista della risoluzione dei contenziosi elettorali, l’annullamento dei risultati elettorali in quelle circoscrizioni in cui ci sono prove di irregolarità e brogli, l’applicazione rigorosa e imparziale della legge nei confronti di tutti gli autori e i complici di brogli elettorali, indipendentemente dal loro rango. Al popolo congolese, Aeta chiede di dar prova dello stesso senso civico che ha dimostrato durante le votazioni, di assumersi la sua responsabilità civica e patriottica per consolidare quella democrazia che ha acquistato a caro prezzo, di rendersi pronto per ogni tipo di azione per il ripristino della verità delle urne e della credibilità del processo elettorale, di astenersi da atti di violenza, di far pressione sui politici per l’apertura di un dialogo.

Il 30 gennaio, a Kinshasa, dopo uno scambio di opinioni con il Vice Ministro degli Esteri congolese, Gata Mavita Ignace, il Direttore Regionale dell’Unione europea (UE) per i Grandi Laghi, Koen Vervaeke, ha dichiarato che l’Unione Europea segue da vicino il processo elettorale in Congo. “Abbiamo preso atto dei risultati e chiediamo alla CENI e a tutte le istituzioni implicate di garantire la trasparenza e di assicurare la credibilità del processo elettorale”, ha affermato Vervaeke. Egli ha esortato i candidati che contestano i risultati delle legislative di rivolgersi alla Corte Suprema di Giustizia, pregata di svolgere il suo ruolo con imparzialità e trasparenza. Egli ha raccomandato ai politici congolesi di tirare le somme dal fallimento del processo elettorale, per potere fare meglio in occasione delle prossime scadenze provinciali e locali. Sulle questioni della sicurezza, ha sottolineato che ci sono state accuse di violazioni dei diritti umani commesse durante il periodo elettorale e sull’intero territorio nazionale. Secondo lui, occorre che “le autorità facciano le loro indagini e che la giustizia faccia il suo lavoro nella più completa trasparenza”.

Il 30 gennaio, in occasione del 18° vertice dell’Unione Africana (UA) tenutosi a Addis Abeba, una delegazione di membri dell’opposizione a introdotto presso il Comitato di presidenza del vertice e il Consiglio della pace e della sicurezza dell’Unione Africana un piano di uscita dalla crisi post-elettorale. Il piano è stato consegnato, in forma privata, anche a una quindicina di Capi di Stato africani. Firmato da diversi partiti dell’opposizione, tra cui l’Unione per la Democrazia e il Progresso Sociale (UDPS) di Etienne Tshisekedi e l’Unione per la Nazione Congolese (UNC) di Vital Kamhere, tale piano prevede un nuovo conteggio dei voti e chiede all’Unione Africana di designare un mediatore per trovare, con tutte le parti congolesi implicate, un consenso di uscita dalla situazione post-elettorale. I membri dell’opposizione congolese suggeriscono anche di confrontare i risultati della commissione elettorale nazionale indipendente (CENI) con quelli di cui sono in possesso i candidati e gli osservatori internazionali. “Se il riconteggio dei voti si avverasse troppo difficile, sarebbe necessario organizzare una nuova elezione”, propone il piano che prevede, inoltre, anche nuove elezioni legislative nelle circoscrizioni in cui si constatano contestazioni dei risultati.

Secondo l’opposizione congolese, l’uscita dalla crisi passa anche attraverso la nomina consensuale di una nuova persona ai vertici della CENI, la cui composizione dovrebbe essere rivista. Secondo il documento, “la maggioranza delle forze politiche del cambiamento e la società civile nomineranno due persone rispettivamente, come loro rappresentanti nel comitato centrale della CENI, le cui funzioni amministrative e finanziarie saranno assegnate alla MONUSCO (Missione delle Nazioni Unite in RDCongo”. Si propone inoltre di procedere alla revisione delle liste elettorali e alla loro pubblicazione, in conformità alla legge elettorale e di richiedere la partecipazione di esperti africani e internazionali durante tutte le fasi del processo elettorale.

Il 2 febbraio, in una dichiarazione, la Rete Europea per l’Africa Centrale (EURAC) esprime la sua preoccupazione per il processo elettorale. La crisi politica che ne segue ipoteca la stabilità istituzionale del Paese, può portare alla violenza e fornisce argomenti a coloro che cercano di provocare il disordine. Dalle elezioni congolesi ne esce un presidente debole che porta in sé una grave crisi di legittimità e che, nella situazione attuale, non è in grado di rispondere alle grandi sfide della RDC, sia in termini di mantenimento dell’ordine pubblico e di sicurezza che in termini di sviluppo.

Data la situazione attuale, l’Unione Europea e i suoi Stati membri dovrebbero adottare una posizione forte e coerente per:

Contribuire a rafforzare il dialogo tra i responsabili politici congolesi incoraggiando, nel contempo, il coinvolgimento della società civile e incoraggiarli a trovare una soluzione concordata e realistica a questa crisi post-elettorale;

Chiedere di valutare e di trarre insegnamenti dal processo elettorale così com’è stato condotto finora, affinché il processo elettorale stesso, non ancora concluso, sia portato a termine con successo. È fondamentale che la RDCongo disponga di una Commissione Elettorale Nazionale Indipendente credibile e legittima e adotti una legge elettorale che garantisca il rispetto dei principi democratici e la partecipazione attiva di tutti gli agenti politici e sociali nell’organizzazione delle prossime elezioni provinciali e locali;

Chiedere che il ciclo elettorale sia portato a termine con l’organizzazione di elezioni provinciali e locali e che si inizi un processo di decentramento effettivo, unica garanzia per una partecipazione effettiva dei cittadini alla vita politica e per il miglioramento della governance democratica;

Impegnarsi a sostenere l’educazione civica, unico modo per ottenere l’appropriamento del processo di democratizzazione da parte della popolazione e per la sua protezione dalle manipolazioni che hanno causato violenze durante le scadenze elettorali precedenti. È la sfida più importante, tanto più che grande è il rischio che una classe politico-militare si appropri del processo a scapito dei principi di democrazia e di giustizia, per i quali i membri della società civile congolese lottano da lungo tempo;

Prendete una posizione, nei confronti del processo elettorale e dei risultati delle elezioni presidenziali, forte, coerente e coordinato tra tutti gli Stati membri e approfittare della programmazione del Fondo Europeo per lo Sviluppo (FES), prevista nel 2012, per definire una strategia politica comune, commisurata all’importanza della RDC nella regione.

 

2. LA PUBBLICAZIONE DEI RISULTATI PROVVISORI DELLE LEGISLATIVE

Il 26 gennaio, a notte inoltrata, la Commissione elettorale ha annunciato dei risultati provvisori parziali delle legislative. Sono stati dichiarati eletti 432 deputati (l’87%) su 500 seggi, mentre altri dovranno aspettare, perché l’elaborazione dei risultati non è ancora completa.

Il Partito del Popolo per la Ricostruzione e la Democrazia (PPRD), di Joseph Kabila, ottiene 58 su 432 seggi. Il PPRD aveva ottenuto 111 seggi nella legislazione precedente del 2006. Al secondo posto arriva l’Unione per la Democrazia e il Progresso Sociale (UDPS) di Etienne Tshisekedi, con 34 deputati. L’UDPS avevano boicottato le elezioni del 2006. Il Movimento per la Liberazione del Congo (MLC), ottiene 20 seggi. Il MLC, principale partito di opposizione presente alla Camera dei Deputati dal 2006, con 64seggi. Tra i 432 deputati, 44 sono donne. La Ceni ha annunciato la pubblicazione dei risultati restanti nei prossimi giorni, probabilmente il 30 gennaio. Si tratta dei risultati di tre circoscrizioni di Kinshasa, di Popokabaka (Bandundu), di Kongolo (Katanga), di Rutshuru (Nord Kivu) e di Mbuji-Mayi (Kasai Orientale). La Ceni pensa opportuno riorganizzato le elezioni in sei circoscrizioni elettorali “colpite da atti di violenza”. Esse sono: Kiri nel Bandundu, Ikela nell’Equateur, Punia nel Maniema, Masisi nel Nord Kivu, Kole e Lomela nel Kasai Orientale, Demba nel Kasai-Occidentale. Per i casi di irregolarità, il Presidente della Ceni ha ricordato di ricorrere alla Corte Suprema di Giustizia (CSJ).

La Commissione elettorale ha chiesto alla Corte Suprema di Giustizia, che annuncerà i risultati definitivi entro due mesi dopo esame dei probabili ricorsi, l’annullamento delle elezioni in sette delle 169 circoscrizioni elettorali, a causa di atti di violenza successi durante le votazioni e ha richiesto azioni penali nei confronti di una quindicina di candidati accusati di violenze. L’ex Alleanza per la maggioranza presidenziale (PPRD, Palu, MSR, ARC, Cofedec, Unadef, Unadec e CCU) ha finora ottenuto 128 membri. I nuovi partiti aderenti alla Maggioranza Presidenziale (MP) hanno ottenuto 74 seggi, portando così a 202 il numero dei deputati di questa piattaforma. A questo numero vanno aggiunti i deputati dei partiti minori che hanno ottenuto da 1 a 4 seggi. Tenuto conto di questa configurazione, può confermarsi l’anteriore maggioranza, tanto più i principali partiti di opposizione (UDPS, MLC, UNC, RCD-KML, UFC) hanno ottenuto, nell’insieme, solo 80 seggi.

Il 1° febbraio, la Ceni ha pubblicato nel corso della serata gli ultimi risultati provvisori delle elezioni legislative. Si tratta dei risultati dei centri di compilazione di Mbuji-Mayi (Kasai Orientale), Kongolo (Katanga), Popokabaka (Bandundu), Rutshuru (Nord Kivu) e di quelli di Tshangu, e Lukunga e Mont-Amba (Kinshasa). Secondo i risultati provvisori della CENI, il campo presidenziale ottiene circa 260 seggi su 500 dell’Assemblea nazionale e l’opposizione circa 110. La CENI non ha dato il tasso di affluenza. Mancano i risultati di sette circoscrizioni (17 seggi) per le quali la CENI ha chiesto l’annullamento delle elezioni a causa delle violenze constatate durante le votazioni. Il Partito del Popolo per la Ricostruzione e la Democrazia (PPRD) di Joseph Kabila è in testa con 63 seggi. Il PPRD perde il 40% circa dei voti ottenuti nel 2006. Al secondo posto arriva l’Unione per il Progresso e la Democrazia Sociale (UDPS) di Etienne Tshisekedi, con 41 seggi. L’UDPS divenne la prima forza di opposizione.

Tra i partiti membri della maggioranza presidenziale, dieci hanno ricevuto tra i 10 e i 30 seggi, fra cui il Partito Popolare per la Pace e la Democrazia (PPPD, 30 seggi) e il Movimento per il Rinnovamento Sociale (MRS, 28 seggi). Una dozzina di altri ottengono cinque seggi circa. Per quanto riguarda l’opposizione, solo due partiti emergono: il Movimento per la Liberazione del Congo (MLC, 22 seggi) di Jean Pierre Bemba e l’Unione per la Nazione Congolese (UNC, 17 seggi), creato nel 2010 da Vital Kamerhe.

Un centinaio di parti saranno rappresentati in Assemblea, la maggior parte con solo uno o due seggi.

Il presidente della Ceni, Daniel Ngoy Mulunda, ha lanciato un avvertimento contro i testimoni dei partiti politici che, secondo lui, hanno fornito risultati falsi ai loro candidati. «I testimoni hanno spesso fornito false informazioni ai loro candidati, disorientandoli. Alcuni hanno addirittura creato le proprie schede dei risultati», ha dichiarato.

In seguito alle numerose critiche, la CENI ha dichiarato che una valutazione del processo elettorale sarà effettuata alla fine di febbraio, prima dell’annuncio di un nuovo calendario per il prossimo ciclo di elezioni (provinciali, senatoriali, locali).

 

3. LE STRATEGIE DI ETIENNE TSHISEKEDI E DELL’UDPS

Il 20 gennaio, Etienne Tshisekedi, auto-proclamatosi “Presidente eletto” della Repubblica, ha tenuto, nella sua residenza di Limete-Kinshasa, una conferenza stampa cui la maggior parte dei giornalisti e circa 150 sostenitori dell’Unione per la Democrazia e il Progresso Sociale (UDPS) non hanno potuto partecipare, avendo la polizia isolato la zona. Per Serge Mayamba, segretario nazionale dell’UDPS, “il clima conferma ciò che abbiamo sempre denunciato: che il presidente Tshisekedi è agli arresti domiciliari”. I “punti forti” delle sue dichiarazioni sono stati riportati sui siti web della “opposizione politica congolese”.

Tshisekedi ha annunciato di:

– “essere ufficialmente entrato in funzione come Capo dello Stato eletto dal popolo”,

– considerare “nulle” le elezioni legislative,

– formare, nel corso della seguente settimana, un suo governo, “sulla base della necessità e dell’urgenza”,

– governare “per ordinanze e decreti-legge”, fino alla creazione di istituzioni elette sulla base di un vero censimento della popolazione e di elezioni a tutti i livelli,

– indire “un censimento generale della popolazione”, la cui gestione è stata affidata a una società svizzera,

– organizzare, in seguito, le elezioni locali e “nuove legislative nazionali”.

Tshisekedi respinge anche “ogni ipotesi di tavola rotonda e ogni altra soluzione di compromesso”, come proposto da tre altri candidati dell’opposizione sconfitti alle elezioni presidenziali, tra cui il presidente del Senato Leon Kengo.

Dopo aver affermato di aver bisogno del sostegno delle forze di sicurezza e di avere constatato che “l’esercito e la polizia sono per il cambiamento”, ha chiesto la loro disponibilità.

Ha finalmente deciso di recarsi al Palazzo della Nazione, “simbolo e sede del potere”, per prenderne possesso.

Il 26 gennaio, la polizia ha impedito a Etienne Tshisekedi di recarsi al Palazzo Presidenziale. Appena uscito dalla sua residenza è stato bloccato e la polizia ha disperso, con gas lacrimogeni, i piccoli gruppi di sostenitori venuti ad “accompagnarlo”. Sono stati effettuati anche alcuni arresti. Nei giorni precedenti, il partito di Tshisekedi, l’UDPS, aveva invitato i Congolesi a “partecipare numerosi” ad una grande manifestazione per “accompagnare” il loro leader a prendere possesso del “suo ufficio presso il Palazzo della Nazione”.

Il 27 gennaio, per far piegare il potere costituito, Etienne Tshisekedi ha indetto uno sciopero generale in tutto il paese, a partire dal 30 gennaio “fino a nuovo ordine”. Tshisekedi ha inoltre ordinato ai membri dell’UDPS “nominati” dalla CENI, di non accettare d far parte della futura Assemblea Nazionale dei Deputati. Il leader dell’UDPS ha nuovamente chiesto ai militari e alla popolazione di arrestare Kabila ovunque si trovi e di consegnarlo vivo e legato, per processarlo per i crimini da lui commessi sul suolo congolese. Inoltre, egli ha minacciato di considerare come “proveniente da un Paese nemico del popolo congolese” ogni ambasciatore che “accettasse di partecipare alla cerimonia di scambio degli auguri di Capodanno” convocata dal Presidente Kabila.

Il 30 gennaio, l’appello allo sciopero generale lanciato dal leader dell’opposizione Etienne Tshisekedi è stato diversamente seguito nelle principali città del Paese.

A Kinshasa, la parola d’ordine non ha avuto un eco significativo: negozi, scuole, mercati erano aperti. Il traffico stradale era come il solito. “Se facciamo sciopero, cosa mangeremo? Se vogliamo mangiare, dobbiamo lavorare. Indire uno sciopero è ucciderci”, dice Marie, una venditrice di cipolle in un quartiere della capitale. Come altri a Kinshasa, Robert, un funzionario, non aveva sentito parlare dello sciopero. L’ha saputo arrivando sul posto di lavoro, quando ha visto che “alcuni uffici erano rimasti chiusi”. Stessa situazione a Mbandaka, nel nord-ovest, e nella città portuale di Matadi, all’ovest.

Invece, le principali città delle due province del Kasai, nel centro del Paese, erano paralizzate.

A Mbuji-Mayi, nel Kasai Oriental, scuole, mercati, magazzini e negozi sono rimasti chiusi. Molte persone sono rimaste a casa, anche se la polizia incitava la gente a riprendere la sua normale attività. A Kananga, capoluogo del Kasai Occidental, diverse scuole e molti uffici sono rimasti chiusi, ma “nel pomeriggio, i commercianti hanno ripreso la loro attività e la gente è uscita a comprare qualcosa per il sostegno della famiglia”, ha dichiarato un membro della società civile del Congo (Socico). Da notare che, secondo i risultati ufficiali della Commissione elettorale nazionale indipendente (CENI), a Mbuji-Mayi Tshisekedi ha ottenuto oltre il 97% dei voti e a Kananga quasi il 96%.

A proposito delle elezioni presidenziali, l’UDPS e diversi partiti dell’opposizione continuano a contestare i risultati compilati dalla CENI. L’UDPS e “alleati” continuano a credere che la volontà del popolo congolese non è stata rispettata, così come espressa nelle urne e documentata dai verbali esposti nei seggi elettorali dopo lo spoglio dei voti. Per questo motivo, l’UDPS ha lanciato l’operazione “città fantasma” in tutto il tutto il paese. Con questo tipo di manifestazioni, l’UDPS intende ottenere il rispetto della verità delle urne, o meglio, il riconoscimento, da parte della CENI (Commissione Elettorale nazionale indipendente), della vittoria di Etienne Tshisekedi. Secondo il personale politico di Etienne Tshisekedi, le operazioni “città fantasma” dovrebbero avere luogo ogni venerdì, a partire dal 3 febbraio fino all’entrata in funzione di Etienne Tshisekedi come Presidente della Repubblica.

L’inizio delle operazioni “città fantasma”, annunciato dall’UDPS per il 3 Febbraio, è rinviato. La ragione addotta per questo cambiamento di programma è la necessità, per l’UDPS e i suoi partner politici e sociali, di riflettere maggiormente su quali strategie possono rivelarsi più efficaci per raggiungere il loro obiettivo comune, cioè il rifiuto di accettare un colpo di stato elettorale.

Una prima valutazione.

I deputati eletti dell’UDPS seguiranno le direttive di Tshisekedi circa l’annullamento delle elezioni legislative? Rinunceranno al mandato acquisito? In maggioranza Tshisekedisti, i candidati dell’opposizione alla Camera dei Deputati nazionali saranno coerenti con se stessi, considerando come illecito un mandato parlamentare ottenuto mediante elezioni legislative “segnate da gravi irregolarità che mettono in discussione la credibilità dei risultati pubblicati?” La crisi politica voluta nazionale potrebbe fare i suoi primi danni proprio all’interno della stessa opposizione pro-Tshisekedi.

Il 23 dicembre 2011, in occasione del giuramento di Etienne Tshisekedi come presidente eletto della Repubblica, l’opposizione aveva considerato la residenza di Limete come la nuova sede del Capo dello Stato congolese. Quasi un mese dopo, si accorge che la sede del “Presidente della Repubblica” non è mai stata a Limete, ma piuttosto a Palazzo della Nazione di Gombe.

Prestando giuramento non davanti alla Corte Suprema di Giustizia, ma davanti ai suoi sostenitori e alleati, Etienne Tshisekedi si è “formalmente” impegnato a rispettare la Costituzione e le leggi del paese. E poi, unilateralmente e di propria volontà, annulla le elezioni legislative, mantenendo valide le elezioni presidenziali, anche se, entrambi, si sono svolte nello stesso giorno e negli stessi luoghi e, quindi con le stesse irregolarità. Informa poi l’opinione pubblica che formerà un suo governo. Dopo l’annullamento delle legislative, secondo il Presidente Nazionale dell’UDPS, la mancanza di un’Assemblea Nazionale dei Deputati non costituisce un ostacolo alla formazione del suo governo. Per ovviare a ciò che sembra essere un vuoto giuridico, Tshisekedi ha dichiarato che governerà per decreti-legge, nell’attesa di nuove elezioni credibili, trasparenti e democratiche da cui deriverà una nuova Assemblea Nazionale. In altre parole, scioglie il parlamento e assume in proprio i poteri del governo. Senza Parlamento, egli corre il rischio di governare, anche lui, “senza consenso”, di prolungare un regime dittatoriale e di ritardare il processo di democratizzazione del paese.

La possibile assenza, per boicottaggio, dei deputati dell’UDPS in Parlamento riapre la questione della politica della sedia vuota che si è spesso rivelata nefasta per il popolo congolese e per la stessa opposizione. Questo fatto equivarrebbe ad eliminare l’unico risultato veramente democratico e soddisfacente ottenuto da uno scrutinio assolutamente caotico: riportare l’UDPS nella sfera delle istituzioni politiche come maggior partito di opposizione, sottraendolo al ruolo marginale di opposizione extra-parlamentare. Chiedendo ai membri del suo partito di non accettare il loro mandato parlamentare, Tshisekedi ha preso un rischio, quello di vedere alcuni suoi colleghi di partito allontanarsi da lui, accettando di entrare in parlamento. L’UDPS rischia così di entrare in una zona di turbolenza e di destabilizzazione che provocherebbe la perdita di alcuni suoi membri. In ogni caso, questa posizione di Tshisekedi mette a disagio alcuni membri del partito che credono che, in politica, non si può ottenere tutto e subito, ma vi si può arrivare gradualmente. Questa nuova presa di posizione di Tshisekedi allontana ancor più la RDCongo da un’uscita dalla crisi negoziata, come suggerito dalla comunità internazionale.

 

4. LA VERITA DELLE URNE NON ANCORA SVELATA

I risultati delle elezioni congolesi sono il peggio che si possa immaginare: risultati effettivi sconosciuti, risultati ufficiali cui nessuno crede, una Corte Suprema che non ha il coraggio di annullare dei risultati che tutti ritengono frutto di brogli, due uomini che pretendono di essere stati “eletti” alla più alta carica dello Stato, ognuno con la propria versione della “verità delle urne”.

Rivolgendosi al Ministro belga degli Affari Esteri, il Senatore Dallemagne riassumeva la situazione di fine dicembre 2011 in questi termini: “A proposito delle elezioni presidenziali, tutti i rapporti indicano che i brogli sono stati molto numerosi e constatati in tutte le fasi, compresa quella della compilazione dei risultati. Questo dimostra che in realtà … non si può davvero dire quale dei due, se Joseph Kabila o Etienne Tshisekedi, abbia vinto le elezioni presidenziali e chiunque voglia essere onesto deve ammettere che non si conosce, a tuttora, il vero esito del voto del popolo congolese e, quindi, nemmeno la volontà di quest’ultimo. A meno che non si disponga di informazioni totalmente differenti, non si può oggi affermare che l’ordine dei risultati non è stato modificato dai brogli constatati durante le elezioni presidenziali”. Come si sa, le elezioni presidenziali si sono concluse con una proclamazione provvisoria dei risultati da parte della CENI e con la proclamazione ufficiale dei risultati stessi da parte della CSJ e su questa base Kabila ha, infine, prestato giuramento come Presidente della Repubblica. Da parte sua, Tshisekedi si è proclamato vincitore delle elezioni sulla base delle cifre di cui lui stesso disponeva e ha prestato giuramento, anche lui, come “presidente eletto”. Per quanto riguarda le legislative, lo spoglio e la compilazione dei risultati si sono svolti tra proteste ancora più numerose che per le presidenziali.

Tale situazione interpella. Infatti, sembra che si tratti i risultati delle due elezioni come se si fossero svolte separatamente, quasi come se si fossero tenute su due pianeti diversi, quando si tratta di elezioni che hanno avuto luogo lo stesso giorno, negli stessi seggi, con gli stessi elettori stessi e gli stessi agenti. È dunque inevitabile che la credibilità o la non credibilità dell’una si ripercuotano anche sull’altra. Non si possono accettare delle presidenziale “accettabili” e, al tempo stesso, delle legislative “pasticciate”. In realtà, ancora oggi non si conosce ancora la “verità delle urne”. La tesi ufficiale, secondo la quale “gli errori commessi non sembrano di natura tale da modificare l’ordine dei risultati” è confermata da nessuno, né dal rapporto dell’UE, né da quello della Fondazione Carter che, del resto, è spesso citato in forma erronea. Questa tesi è stata finora affermata solo dal governo congolese, dagli osservatori dell’Unione Africana e dal ministro belga degli Affari Esteri, Didier Reynders ma non dal governo belga che ha parlato di “riconduzione” di Joseph Kabila, non della sua “rielezione”.

Nemmeno è confermata la tesi dell’UDPS circa la “evidente” vittoria di Tshisekedi. Tutti gli altri rapporti (Cenco, MOE-EU, Carter Center, ecc …) si limitano semplicemente a constatare un caos indescrivibile, a causa del quale appare che i risultati ufficiali sono altamente sospetti, ma rimangono nel vago circa le divergenze constatate tra i risultati annunciati dalla Ceni e quelli derivanti dalla somma dei verbali esposti nei seggi elettorali, unici documenti forse ancora disponibili, essendo le schede elettorali state rovinate dal vento e dalla pioggia, date per perse o distrutte.

Ciò che dovrebbe essere evidente a tutti è che le critiche riguardano l’intero processo elettorale. Non si possono dunque separare le due elezioni e trattarle in modo diverso l’una dall’altra. Le presidenziali sono soggette agli stessi interrogativi che le legislative. Ma i due “possibili vincitori” vogliono una completa dissociazione delle elezioni e il mantenimento dei risultati delle elezioni presidenziali. Naturalmente, questo non ha lo stesso significato per Joseph Kabila o per Etienne Tshisekedi. Ma entrambi affermano: “Cambiate tutto quello che volete, purché io sia presidente”. Si dovrebbe quindi annullare tutto. Tuttavia, annullare le elezioni è estremamente difficile. Solo in una minima parte di casi, si ottiene un annullamento parziale – per esempio in un comune nell’insieme di elezioni comunali. Nel caso di elezioni nazionali, esiste solo un precedente: l’Ucraina. Nel 2004, i sospetti di brogli elettorali hanno portato a vaste proteste di piazza, la rivoluzione arancione. Sotto pressione popolare, è stato riorganizzato il secondo turno delle elezioni presidenziali. La pressione della strada è stata senza dubbio l’arma su cui Tshisekedi spera. Ma essa tarda a concretizzarsi …

Questo non significa che si deve smettere di esigere la “verità delle urne”. Senza una “verità delle urne” per sapere chi dei due abbia veramente vinto, nell’impossibilità di indire nuove elezioni a breve termine se non si vuole ricadere negli stessi errori (previo a nuove elezioni, un censimento generale della popolazione richiede tempo), ci si può aspettare la proposta di assurde formule di “conciliazione” e di “condivisione del potere”, ciò che porterà ad un dialogo che sarebbe una specie di “ridistribuzione delle carte”, senza preoccuparsi troppo della vera volontà degli elettori.

Il Movimento per la Liberazione del Congo (MLC), il partito di Jean-Pierre Bemba, si è già dichiarato contrario a un dialogo “per la condivisione dei posti, senza tenere conto delle irregolarità constatate nelle elezioni del 28 novembre”. Per Jean Lucien Busa, Segretario Generale degli Affari Politici del MLC, solo un dialogo che portasse al riconteggio dei voti delle elezioni presidenziali potrebbe risolvere la crisi politica della RDCongo.