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Dic 08 2011

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Congo Attualità n° 133

EDITORIALE: Tra speranze e timori – Una netta volontà di votare – E ora?
FINE CAMPAGNA ELETTORALE NELLA VIOLENZA
Un clima di incertezza. – Alla vigilia delle elezioni, a Kinshasa: l’annullamento degli ultimi comizi elettorali. – Tshisekedi sfida le disposizioni delle autorità. – Vital Kamerhe deplora l’attitudine delle autorità.
LO SVOLGIMENTO DELLE ELEZIONI
Alla vigilia delle operazioni di voto. – Il giorno delle elezioni.
UNA PRIMA VALUTAZIONE DELLE ELEZIONI
Un dibattito durante l’emissione “Dialogo tra Congolesi” – Il comunicato di AETA e EURAC – Il comunicato della missione di osservazione elettorale dell’Unione Europea
L’ACCETTAZIONE DELLE ELEZIONI E DEI RISULTATI ELETTORALI A RISCHIO?
La dichiarazione di Etienne Tshisekedi – La richiesta di Léon Kengo wa Dondo, Antipas Mbusa Nyamwisi e Adam Bombole Intole – Il comunicato di Vital Kamerhe – La conferenza stampa di Daniel Ngoy Mulunda, presidente della commissione elettorale

EDITORIALE:

Tra speranze e timori.

Il 28 novembre il popolo della Repubblica Democratica del Congo è andato a votare per scegliere il Presidente della Repubblica e i parlamentari nazionali. Molta parte della popolazione congolese ha vissuto questo secondo appuntamento della sua storia per un voto “libero, trasparente e democratico” con un misto di speranza, di disillusione e di paura.

Speranza, di potere sanzionare con la modalità del voto una classe politica giudicata inefficiente e vorace, e di sostituirla con una nuova. Disillusione rispetto al ripresentarsi di candidati che già avevano dato cattiva prova di sé. Paura che la via delle armi diventasse ancora una volta la scorciatoia per i “candidati perdenti”.

Eppure, una realtà è cresciuta: la consapevolezza di ciò che accade, la libertà di parola, il coraggio di esporsi, anche a costo, non di rado, di pagarne il prezzo.

Una netta volontà di votare.

Il popolo congolese ha mostrato la sua scelta democratica andando malgrado tutto a votare, votando anche in condizioni difficili. Non per chiunque ha votato, infatti, le cose sono stati facili. Spesso il nome non appariva sulla lista, talora il materiale elettorale non era arrivato o era arrivato solo in parte, talora uno spostamento imprevisto di seggio ha costretto i votanti a fare chilometri per recarsi al voto, altri sono dovuti tornare l’indomani, perché il giorno delle elezioni il seggio era stato chiuso per mancanza delle schede elettorali. Talora, sono stati confrontati a reazioni violente di nemici della pace, qualcuno è morto. Talora hanno reagito con forza ad imbrogli evidenti, tra cui quello di schede elettorali già marcate a favore di un certo candidato e introdotte illegalmente nelle urne.

Nonostante la disorganizzazione, le irregolarità, i tentativi di frode elettorale, le conseguenti tensioni, i morti, … le elezioni hanno tuttavia manifestato la voglia della gente di partecipare al cammino della democrazia. Il popolo congolese ha voluto mandare ai politici e ai “signori della guerra” un segnale forte: si arriva legalmente al potere, o lo si mantiene legittimamente, non con la forza delle armi, ma con la forza del voto espresso dal popolo stesso che è sovrano.

E ora?.

Gli episodi di imbrogli elettorali, di condizionamento del voto, di impossibilità di voto… andranno esaminati, ma nell’insieme gli osservatori non hanno trovato gli estremi per richiedere l’annullamento del voto.

Ed ora? Ciascuno in Congo sa che la sfida non è superata. Dopo il verdetto delle presidenziali, atteso per il 5 dicembre, che faranno i candidati perdenti? Saranno pronti ad accettare e a rispettare i risultati delle urne resi pubblici dalla Commissione Elettorale? Nel caso di una legittima contestazione dei risultati stessi, sono disposti a fare ricorso ai meccanismi legali e alle procedure giuridiche previste dalla legge?

La logica del potere conquistato con le armi non è stata messa fuori campo: anche in questi anni di “democrazia”, gruppi armati e capi ribelli, responsabili di gravi crimini, fanno parte delle forze armate dello Stato e, addirittura, del ceto politico. Altri potrebbero ora voler conquistare o mantenere il potere con gli stessi metodi.

Dietro una possibile rivendicazione armata del potere, può celarsi la longa manus di poteri lontani, anch’essi vogliosi di piegare la storia ai loro interessi.

Davanti a loro, come un baluardo, si erge questo popolo che è andato a votare: donne, uomini, giovani e vecchi, i cui occhi hanno visto troppo sangue per tollerare nuove avventure violente. Che il loro diritto alla pace parli ai governanti eletti e ai candidati non eletti. Che i vogliosi di potere, vicini o lontani, li temano, perché non c’è nulla di più forte di un popolo che si leva in piedi.

A noi l’impegno di restare di sentinella insieme a loro.

FINE CAMPAGNA ELETTORALE NELLA VIOLENZA

Un clima di incertezza.

Nella Repubblica democratica del Congo (RDCongo), i sospetti di frode elettorale, i ritardi logistici e i numerosi scontri tra maggioranza e opposizione fanno presagire che elezioni presidenziali e parlamentari si svolgeranno in un clima di alta tensione. Tre giorni prima del voto, le principali minacce che incombono sulle elezioni sono la contestazione dei risultati e il conseguente rischio di violenze post-elettorali. Numerose sono state le problematiche e le polemiche pre-elettorali: l’aumento “abnorme” del numero degli elettori, il grande numero di “doppioni” nelle liste degli elettori, le iscrizioni di minorenni nelle liste degli elettori o, più recentemente, la presenza di seggi elettorali “fittizi”. La Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI) respinge tutte le accuse nel suo insieme e ha confermato che le elezioni si terranno sicuramente il 28 novembre e che saranno “libere e trasparenti”. Per le ONG locali e internazionali presenti sul posto, “C’è il rischio di un’ampia frode elettorale”. La più totale incertezza caratterizza, dunque, l’esito delle elezioni e nessuno può prevedere le reazioni dei candidati perdenti al momento dell’annuncio dei risultati elettorali. Le violenze pre-elettorali fanno temere il peggio e, nel caso in cui, dopo le elezioni, due candidati si dichiarassero entrambi vincitori, si può presagire uno scenario simile a quello della Costa d’Avorio.

Alla vigilia delle elezioni, a Kinshasa: l’annullamento degli ultimi comizi elettorali.

Il 26 novembre, il governatore di Kinshasa, André Kimbuta ha annullato tutti i comizi di fine campagna elettorale. Joseph Kabila doveva tenerne uno allo stadio dei Martiri, Etienne Tshisekedi nella Piazza del Cinquantenario e Vital Kamerhe allo stadio Tata Raphael. Il portavoce del governo provinciale di Kinshasa, Thérèse Olenga, ha dichiarato che la decisione è stata presa, in accordo con il comitato provinciale per la sicurezza, per “preservare l’ordine pubblico e la pace sociale”. Ha, inoltre, ribadito che la decisione del governatore è stata motivata per l’accrescere della violenza in città, soprattutto sulla “strada che conduce all’aeroporto di N’Djili, dove sono attesi tre candidati alle elezioni presidenziali”.

La giornata è iniziata in un clima di relativa calma. Verso le ore 9, i sostenitori del Partito Popolare per la Ricostruzione e lo Sviluppo (PPRD), il partito presidenziale, e degli altri partiti alleati si stanno muovendo verso lo stadio dei Martiri per il comizio elettorale finale del candidato Kabila. Quelli dell’Unione per la Democrazia e il Progresso Sociale (UDPS) si radunano in piazza del Cinquantenario, che si trova a un centinaio di metri dallo stadio dei Martiri, per l’ultimo comizio del candidato Tshisekedi. Entrambe le parti cominciano a lanciarsi invettive. La tensione comincia a salire, la polizia disperde i simpatizzanti dell’UDPS con gas lacrimogeni. Sul viale Sendwe, presso l’ingresso allo stadio Tata Raphaël, dove era previsto l’ultimo comizio di Vital Kamerhe, candidato dell’Unione per la Nazione Congolese (UNC), alle presidenziali, i sostenitori del PPRD e quelli dell’UNC cominciano a lanciarsi pietre. Poco prima di mezzogiorno, nelle vicinanze del ponte Matete, sulla strada che conduce all’aeroporto di N’Djili, i simpatizzanti dell’UDPS si scontrano con quelli del PartitoLumumbista (PALU), che sostengono la candidatura di Joseph Kabila. Molti attivisti di entrambe le parti rimangono feriti. Gli attivisti del Palu affermano di essere stati aggrediti da quelli dell’UDPS. Questi ultimi sostengono di essere stati provocati, mentre si dirigevano verso l’aeroporto per accogliere il loro candidato, Etienne Tshisekedi. La polizia ha sparato in aria per separare i due campi. Ci sono stati diversi arresti. A Kingasani, un quartiere noto per essere favorevole all’opposizione, ubicato nella parte orientale di Kinshasa, sulla strada per l’aeroporto di N’Djili, altri scontri tra i sostenitori di Cabila e quelli di Tshisekedi causano “la morte di un uomo colpito alla testa da un lancio di pietre”. Nel primo pomeriggio, arriva la decisione del Governatore di Kinshasa. Tutti i comizi previsti non sono più autorizzati, per “preservare l’ordine pubblico e la pace sociale”, annuncia Thérèse Olenga, portavoce del governo provinciale.

“Questa è intolleranza politica. Questo è l’unico modo possibile usato dal potere per reprimere l’espressione del popolo. Non abbiamo intenzione di cedere”, ha immediatamente risposto Jacquemin Shabani, Segretario Generale dell’UDPS, partito di Etienne Tshisekedi, principale rivale del presidente in carica Joseph Kabila.

Tshisekedi sfida le disposizioni delle autorità.

Atteso nella mattinata all’aeroporto internazionale di N’Djli, proveniente dal Bas-Congo, l’aereo di Tshisekedi atterra, invece, verso le 14h00, a N’Dolo, un piccolo aeroporto più vicino al centro di Kinshasa. Alla discesa dall’aereo, dopo essere stato informato della decisione del Governatorato, egli esclama: “Oh davvero? Nonostante tutto, oggi terrò un grande comizio… Chi crede di essere quel governatore? Non potrà osare di impedirmi di mantenere il mio comizio”. Poi parte in auto … verso l’aeroporto internazionale di N’Djili, dove, nonostante l’interdizione, Etienne Tshisekedi ordina ai suoi sostenitori di radunarsi allo stadio dei Martiri per il suo ultimo comizio elettorale. In piedi, su una vettura decapitabile, parte per il centro città. Ma è rapidamente bloccato da quattro pick-up della polizia e un grande camion blindato. Solo alle 23h30 circa, mezz’ora prima della fine della campagna elettorale, è stato costretto a lasciare l’aeroporto e tornare a casa sua a Kinshasa, sotto scorta della polizia.

Il 27 novembre, sfidando il regime del presidente Joseph Kabila e la comunità internazionale, Etienne Tshisekedi ha convocato un’assemblea generale di tutti i suoi sostenitori allo stadio dei Martiri, prevista alle 15h00, nonostante la chiusura della campagna elettorale. Ha anche chiesto l’immediato ritiro di Roger Meece, rappresentante speciale delle Nazioni Unite e primo responsabile della missione delle Nazioni Unite nella RDC (MONUSCO), perché considerato troppo legato al presidente uscente Kabila. Tuttavia, nel pomeriggio non si è visto nessun manifestante davanti allo stadio dei Martiri. Si è notata, invece, un’imponente presenza della Polizia congolese, con camion blindati, auto-pompe e mezzi anti sommossa.

Vital Kamerhe deplora l’attitudine delle autorità.

Il 28 novembre, a Kinshasa, Vital Kamerhe, anch’egli candidato alla presidenza, ha qualificato il finale della campagna elettorale di “molto oscuro”, deplorando la morte di “almeno 15 persone falciate dalle forze dell’ordine”. Ha affermato che la tensione esistente il giorno precedente nella capitale congolese era prevedibile. “Il governatore di Kinshasa doveva sapere che l’organizzazione dei comizi dei tre maggiori partiti, il PPRD, l’UDPS e l’UNC in un perimetro molto limitato, nello stesso giorno e nello stesso tempo avrebbe potuto creare molta confusione”, ha detto Vital Kamerhe che, condannando il fatto che la Polizia abbia bloccato Etienne Tshisekedi all’aeroporto di N’Djili, ha chiesto che gli sia riconcesso la libertà di movimento, in conformità con la costituzione della Repubblica. Presentando alla stampa un esemplare di schede elettorali già in circolazione, egli deplora, infine, i casi di frode elettorale registrati già alla vigilia delle elezioni.

LO SVOLGIMENTO DELLE ELEZIONI

Alla vigilia delle operazioni di voto.

Il 26 novembre, ultimo giorno di campagna elettorale, le difficoltà riscontrate dimostrano quanto lavoro resta ancora da fare per preparare le elezioni. La Ceni incontra ancora molte difficoltà nel fare arrivare a destinazione il materiale elettorale, urne e schede elettorali comprese, a causa del maltempo che impedisce ad alcuni aerei ed elicotteri di decollare. ”Trentatre aerei non sono potuti decollare a causa del maltempo e stiamo prendendo le misure necessarie per recuperare il tempo perduto. Ma possiamo assicurare che il 28 novembre si andrà a votare”, ha detto il relatore della Ceni, Matthieu Pita. A proposito degli elettori che non hanno trovato il loro nome sulle liste degli elettori affisse al pubblico, egli ha assicurato che chiunque abbia il certificato elettorale potrà votare. Da parte sua, l’UDPS di Etienne Tshisekedi, un candidato dell’opposizione, continua a denunciare la frode elettorale in atto. Membri del suo partito affermano di aver strappato una scheda elettorale dalle mani di alcune persone che ne trasportavano in gran quantità con le loro auto private. In Sud Africa, dove sono state stampate le schede elettorali, il giornale Mail and Guardian afferma che membri della comunità congolese ne sarebbero già possesso. L’ambasciatore della RDCongo sul posto ha risposto al giornale che non potrebbe che trattarsi di falsi esemplari e che nessuno può avere accesso a tali documenti.

Il 27 novembre, nel corso di una conferenza stampa, il presidente della Ceni, Daniel Ngoy Mulunda, ha annunciato che tutti coloro i cui nomi non sono stati ripresi sulle liste elettorali devono presentarsi nei seggi elettorali dove si sono iscritti per votare. Ha ricordato che i seggi elettorali si apriranno alle 6 del mattino e si chiuderanno alle 17h00 (ora locale), precisando che la durata dell’apertura del seggio è di undici ore. Perciò, se un seggio apre in ritardo, per esempio alle 10h00, rimarrà aperto fino alle 21h00 e così via dicendo. Tuttavia, se al momento della chiusura del seggio, ci saranno ancora degli elettori nell’attesa di votare, saranno ammessi al voto. “Il responsabile del seggio ritirerà il loro certificato elettorale e potranno votare aspettando il loro turno”, ha affermato Ngoy Mulunda. L’inchiostro indelebile in cui intingere il dito è stato previsto per impedire che una stessa persona voti due volte. Sulla questione delle schede elettorali già in circolazione in varie zone, come denunciato da varie fonti, Ngoy Mulunda chiede delle prove, lasciando intendere che potrebbe trattarsi di falsi esemplari. Infine, il presidente della CENI ha avvertito che, per quanto riguarda l’esito dei risultati elettorali, nessuna auto-proclamazione sarà tollerata.

Il giorno delle elezioni.

Il 28 novembre, i seggi elettorali hanno cominciato ad aprire le porte alle 06h00 locali. Se in molti centri elettorali, le operazioni di voto si sono svolte normalmente e nella calma, nonostante le numerose difficoltà, in molti altri luoghi, sono state più problematiche o rinviate. Molti seggi elettorali sono stati aperti tardivamente, perché il materiale elettorale (schede elettorali, urne e cabine di voto) è arrivato in ritardo. In molti seggi elettorali, gli elettori non hanno trovato i loro nomi sulle liste degli elettori esposte all’entrata. Alcuni elettori non trovavano il numero del seggio elettorale in cui andare a votare, tanto più che vari erano stati cambiati o spostati all’ultimo momento. In questo caso, dovevano recarsi presso il centro in cui si erano iscritti diversi mesi fa. Stanchi di passare da un seggio elettorale all’altro per trovare il loro nome, molti hanno rinunciato a votare.

Durante la giornata, al caos e al disordine si sono aggiunti anche momenti di violenza e di panico.

Il più grave ha avuto luogo nel quartiere Njanja, comune Kampemba, a Lubumbashi (Katanga). Secondo un rappresentante della Ceni, uomini armati in tenuta civile e con il capo cinto da una fascia rossa, hanno fatto irruzione nel locale e hanno chiesto ai membri del seggio e agli elettori di uscire. “Siamo venuti a liberarvi”, hanno urlato. Due poliziotti in servizio hanno cercato di intervenire, ma sono stati uccisi, come pure una donna che era andata a votare. All’alba, prima dell’apertura dei seggi elettorali, era già stato attaccato un convoglio di otto jeep cariche di materiale elettorale destinato a vari seggi elettorali della città. Sono stati bruciati due veicoli e quasi 1.000 schede elettorali. La polizia di scorta ha aperto il fuoco e alcuni attaccanti sono rimasti feriti. L’attacco è stato rivendicato da un ex “gendarme Katanghese”, appartenente ad un gruppo indipendentista del Katanga. “Vogliamo un referendum sull’autodeterminazione, delle elezioni che non ci interessano nel Katanga”, ha rivendicato il “tenente” Chana Kazi, telefonando dal Sudafrica. Egli ha rivendicato anche l’attacco di due giorni prima ad un campo militare e a un deposito di munizioni a Lubumbashi stesso. I “gendarmi Katangesi” erano apparsi nei primi anni Sessanta per sostenere la secessione del Katanga proclamata da Moïse Tshombe.

Situazione tesa anche a Kananga nel Kasai Orientale, roccaforte elettorale di Etienne Tshisekedi, dove sono stati bruciati una dozzina di seggi elettorali, a causa della mancanza o della scomparsa, secondo i casi, di schede elettorali. Urne già piene prima dell’inizio delle operazioni di voto erano già state bruciate dalla gente in preda alla rabbia.

A Mbuji Mayi, nel Kasai Occidentale, sono state bruciate molte schede elettorali per le elezioni presidenziali perché mancava, in fondo alla pagina, la casella del candidato n. 11 (Etienne Tshisekedi). “Problema di stampa”, afferma la Ceni. A Ngandajika, nella stessa provincia, è stato intercettato e bruciato uno scatolone di schede elettorali già marcate con la x a favore del presidente uscente.

Nel Bandundu, le città di Tembo e Banzi non avevano ancora ricevuto né le urne, né le schede elettorali. Un aereo militare decollato da Kinshasa, ma a corto di carburante, ha dovuto atterrare a Kikwit, dove è rimasto bloccato per mancanza di carburante. A Idiofa e Mangaia, sempre nel Bandundu, dei seggi elettorali erano stati allestiti in case private, provocando violenti scontri tra attivisti di partiti politici diversi.

A Beni, nel Nord Kivu, la popolazione ha vissuto ore di paura in seguito all’evasione di detenuti dalle carceri della città, tra cui vari prigionieri militari.

A Goma (Nord Kivu), gli osservatori internazionali hanno riportato diversi casi di urne in cui erano state introdotte delle schede elettorali già marcate a favore di un candidato. Presso il liceo Cemcem, non si è permesso l’accesso ai seggi elettorali a molti testimoni dei partiti, forse per il loro grande numero, e chi poteva entrare, non poteva rimanerci più di trenta minuti. Secondo la testimonianza di un elettore contattato per telefono, ci sono stati anche degli stranieri che sono venuti a votare. Ma egli ha fatto notare che avevano tutti i documenti richiesti. Secondo l’elettore contattato, alcuni erano stati iscritti nel loro paese, il Ruanda, e altri avevano pagato dieci dollari per ottenere il certificato elettorale.

Nel territorio di Masisi (Nord Kivu), la società civile afferma che alcune persone hanno votato, anche se erano prive di certificato elettorale, altre persone hanno votato più volte. Hanno votato anche dei militari e degli agenti di polizia. A Muheso, sono mancate schede elettorali in almeno quattro centri. Alcuni militari hanno ritirato i certificati elettorali di alcune persone che sono state poi allontanate dai seggi. Nella città di Kitchanga, alcuni membri dei seggi hanno accompagnato alcuni elettori nelle cabine di voto per convincerli a votare per tal candidato.

A Bukavu (Sud Kivu), ai confini con il Ruanda, la frontiera è rimasta aperta fino alle 22h00 del 27 novembre, con un afflusso massiccio di persone verso la RDCongo. La legge prevede che le frontiere siano chiuse 48 ore prima del giorno delle elezioni.

A Kindu (Maniera), la polizia ha preso di sorpresa un funzionario della CENI che aveva delle schede elettorali nella sua borsa.

A Kinshasa, secondo alcuni testimoni, in due comuni la popolazione ha scoperto 4 e 5 cartoni di schede elettorali, già marcate in favore di un candidato. Nel quartiere di Masina, una trentina di seggi elettorali disponevano solo di schede elettorali per le elezioni legislative e gli elettori non hanno potuto quindi votare per le presidenziali.

Il candidato dell’UDPS alla presidenza, Etienne Tshisekedi, che doveva inizialmente votare in uno dei quartieri popolari dell’est di Kinshasa, ha dovuto, per “motivi di sicurezza”, modificare il suo programma e ha votato, verso sera, presso l’Istituto Lubumba, una scuola situata non lontano dalla sua residenza. Accompagnato da migliaia di sostenitori, era stato dapprima bloccato in un posto di controllo della polizia istituito sulla strada tra l’aeroporto e la capitale.

Nel corso di una conferenza stampa a Kinshasa, il relatore della CENI, Mathieu Mpita, ha annunciato che le elezioni presidenziali e legislative sono state prolungate in quei posti in cui non hanno avuto luogo, a causa dei ritardi nella consegna del materiale elettorale. Secondo una dichiarazione della Ceni, “in quei seggi elettorali in cui c’è ancora affluenza di elettori, le operazioni di voto continueranno, per permettere a tutti gli elettori presenti di votare, incluso coloro i cui nomi non sono stati ripresi nelle liste elettorali, a condizione che abbiano il certificato elettorale in cui è scritto il nome del sito di voto in questione. Gli elettori dei siti di voto che non sono stati aperti, perché non hanno ricevuto il materiale elettorale, dovranno attendere l’arrivo dei materiali”.

Il 29 novembre, sono riprese le operazioni di voto in quelle località in cui, per mancanza del materiale elettorale o per altri motivi logistici, non hanno ancora avuto luogo. È il caso, fra altri, di Fizi, Baraka, Mimembwe e Mwenga (Sud Kivu), Bongandanga (Equateur), Panzu (Provincia Orientale) e Syforco Masina (Kinshasa).

UNA PRIMA VALUTAZIONE DELLE ELEZIONI

Dopo le elezioni, politici, osservatori e analisti hanno espresso un primo parere sullo svolgimento delle elezioni stesse. Durante la trasmissione “Dialogo tra Congolesi” (CED), alcuni membri della maggioranza presidenziale (MP) hanno affermato che, in generale, le operazioni di voto si sono svolte abbastanza bene, mentre altri membri dell’opposizione hanno dimostrato il loro scetticismo: la Ceni ha “miseramente” fallito. Un membro della MP, André Alain Atundu Liongo, riconosce che le elezioni si sono svolte in condizioni difficili e che, quindi, secondo lui, non sono state perfette ma perfettibili. Pur deplorando tutti gli incidenti registrati, il presidente della Convenzione per la Democrazia e la Repubblica (CDR) e membro della MP, André-Alain Atundu, ha sottolineato che la tendenza generale dello svolgimento delle elezioni è positivo. “Ci sono state delle persone che hanno incitato gli elettori alla violenza. È stato un giorno caratterizzato da voci che non si sono potute controllare”, ha dichiarato. Da parte dell’opposizione, il segretario nazionale per le relazioni con le forze politiche e sociali dell’Unione per la Democrazia e il Progresso Sociale (UDPS), Serge Mayamba, ha detto che la Ceni si è “disviata dal suo ruolo … Non ha compiuto la sua missione. Ci sono elettori che non hanno ritrovato i loro seggi elettorali”. Anche Angèle Makombo pensa che la Ceni non riuscita a realizzare la sua prima ambizione, che era quella di avere delle elezioni pacifiche, libere e trasparenti.

Circa un eventuale annullamento delle elezioni, il professor Elykia Mbokolo, analista politico, afferma che “le elezioni non potranno essere parzialmente o completamente riorganizzate, se i fatti o le irregolarità non sono gravi e comprovate … Se i risultati saranno contestati, è la Corte Suprema che dovrà decidere l’annullamento o no delle elezioni”. “Dappertutto ci sono stati tentativi di frode a favore di un candidato. Ma la Corte Suprema non è indipendente”, ha replicò il portavoce dell’Unione per la Nazione congolese (UNC), Jean-Baldwin Mayo. Senza dare una risposta precisa a questa questione, il professor Comi Toulabor, direttore di ricerca presso il centro “Le Afriche nel mondo” di Bordeaux, in Francia, si interroga: “Si ritiene che le irregolarità siano a favore di Kabila. E se fosse Tshisekedi a vincere, sarebbe d’accordo di rifare le elezioni?”.

Il 28 novembre, in un comunicato stampa, la missione mista di osservazione elettorale composta da Aeta (Agire per elezioni trasparenti e pacifiche) e Eurac (rete europea per l’Africa Centrale) ha constatato che in alcuni seggi elettorali visitati c’era un vero impegno da parte degli agenti implicati. Tuttavia, sulla base dei primi elementi di osservazione ricevuti fino al momento, gli osservatori di Aeta ed Eurac vogliono attirare l’attenzione dell’opinione nazionale e internazionale sui seguenti fatti osservati sia a Kinshasa che in altre province:

– Il mal funzionamento del sistema, con l’apertura tardiva di alcuni seggi, alcuni dei quali sono stati aperti tra le 11h e le 13h;

– L’assenza totale o parziale di materiale elettorale in molti seggi elettorali, soprattutto circa le schede elettorali e le cabine di voto;

– Il non avere tenuto conto di molti elettori omessi nelle liste degli elettori, ma in possesso dei loro certificati elettorali, nonostante la decisione della CENI, di far votare questa categoria di elettori nella lista degli omessi. Ciò ha causato disorientamento, scoraggiamento e nervosismo in molti elettori;

– La creazione precipitata di nuovi seggi elettorali, alcuni dei quali erano sconosciuti agli elettori e / o richiedevano lunghi tempi di percorrenza;

– La mancanza di misure di sicurezza per il materiale elettorale, provocando la circolazione di schede elettorali, già marcate o no, fuori dei seggi elettorali, o addirittura, nelle mani di terze persone;

– I casi registrati di mal funzionamento hanno creato tensioni che hanno messo in difficoltà alcuni osservatori nazionali e internazionale.

Infine, la missione mista Aeta / Eurac chiede:

+ Alla CENI: prendere le misure appropriate contro ogni manipolazione incontrollata delle schede elettorali e garantire che il processo elettorale prosegua in modo trasparente e pacifico.

+ Ai servizi addetti alla sicurezza elettorale: assicurare la protezione della popolazione, dei testimoni, degli osservatori e dei candidati.

Il 1° dicembre, la missione di osservazione elettorale dell’Unione Europea (EU-EOM) ha rilevato varie irregolarità constatate nel corso delle elezioni presidenziali e legislative ma, per trarre delle conclusioni, rimane in attesa della proclamazione dei risultati. La missione, che ha rilevato “una forte mobilitazione degli elettori in processo non adeguatamente controllato”, “non trarrà conclusioni definitive fino alla proclamazione dei risultati il 6 dicembre”, ha dichiarato il capo della missione, l’europarlamentare bulgara Mariya Nedelcheva, nel corso di una conferenza stampa a Kinshasa. Durante l’operazione di voto, 147 osservatori europei hanno preso atto di “molte irregolarità, a volte gravi” nel 79% dei seggi che hanno visitato.

Oltre all’apertura tardiva dei seggi elettorali e la mancanza di materiali elettorali sensibili (come ad esempio le schede elettorali), la missione ha sottolineato l’intercettazione di schede elettorali già compilate (tre province), il segreto di voto non garantito (una provincia), alcune urne non sigillate (tre), il voto di minori (due), l’intervento di persone non autorizzate (due), persone che accompagnavano più elettori (cinque), l’inchiostro indelebile che dimostra che l’elettore ha già votato quasi mai controllato all’ingresso del seggio (quattro). La MOE ha criticato l’affissione tardiva delle liste degli elettori e ha registrato “163 incidenti” avvenuti durante la campagna elettorale, alcuni dei quali relativi a violazioni dei diritti umani. I candidati presidenziali non hanno avuto un’uguale copertura mediatica da parte della televisione nazionale: il presidente Joseph Kabila è stato chiaramente favorito (86%), a scapito degli avversari Leon Kengo wa Dondo (8%), Vital Kamerhe (3%) e Etienne Tshisekedi (1%).

L’indipendenza della Corte Suprema di Giustizia (SCJ), che si occupa dei contenziosi elettorali, è ugualmente “messa in questione”, dopo la nomina, in piena campagna elettorale, di 18 nuovi magistrati da parte del presidente Kabila. Secondo la MOE-UE, tali nomine “potrebbero violare le condizioni stabilite dallo statuto dei magistrati”. La missione è preoccupata anche per la nuova procedura relativa al trattamento dei contenziosi, ormai a porte chiuse e non in seduta pubblica, come stabilito nella revisione della legge elettorale adottata in agosto e che ha convalidato il sistema a turno unico, messo fortemente in discussione. La missione MOE-UE auspica che “CENI, organizzatrice delle elezioni, rispetti l’impegno di pubblicare i risultati dettagliandoli secondo i seggi elettorali, per garantire la trasparenza del processo elettorale”.

L’ACCETTAZIONE DELLE ELEZIONI E DEI RISULTATI ELETTORALI A RISCHIO?

Il 28 novembre, in una dichiarazione rilasciata dopo aver votato, poco prima della chiusura ufficiale del voto, Etienne Tshisekedi ha promesso di rispettare i risultati delle urne. “Con la pressione della comunità internazionale, penso che le elezioni si siano svolte bene e rispetterò, quindi, i risultati delle urne”, ha affermato. Uno dei suoi consiglieri più vicini dice: “Anche se ci sono state molte irregolarità, non chiederemo l’annullamento del voto, perché sappiamo che i risultati ci sono favorevoli”. I membri del partito UDPS sono certi che i Congolesi anti Kabila si sono decisi per il voto utile, cioè per Tshisekedi. Sostengono addirittura che le regioni precedentemente a lui ostili, come l’Equateur e il Bas-Congo, ora stanno cambiando orientamento.

La “non contestazione” dello scrutinio da parte di Etienne Tshisekedi è molto sorprendente. L’UDPS aveva effettivamente portato avanti una campagna elettorale imperniata sulla denuncia delle numerose irregolarità constatate nel corso dell’operazione di registrazione degli elettori e sul rischio di frodi massicce durante le elezioni. Il disordine e il caos del giorno delle elezioni avrebbero potuto dare all’UDPS buoni motivi per chiedere l’annullamento del voto. Ma sembra molto fiducioso circa i risultati delle urne e se il 6 dicembre, la Ceni lo dichiarerà vincitore delle elezioni, sarà meglio per lui non avere contestato, qualche giorno prima, le elezioni stesse! Il Presidente dell’UDPS si aspetta che la CENI dica “la verità”. Resta da vedere se, nel caso di una sconfitta, Tshisekedi e il suo partito riusciranno ad accettare il verdetto delle urne.

Il 29 novembre, denunciando “carenze e irregolarità”, tre candidati alla presidenza, Léon Kengo wa Dondo, Antipas Mbusa Nyamwisi e Adam Bombole Intole, hanno chiesto “l’annullamento” delle elezioni presidenziali e legislative. A sostegno della loro richiesta, in una loro dichiarazione congiunta, essi hanno particolarmente sottolineato l’interdizione dei comizi nell’ultimo giorno della campagna elettorale, l’esistenza di seggi elettorali “fittizi o, per lo meno, non ritrovabili”, la mancanza di schede elettorali in alcuni seggi e la scoperta di schede elettorali “parallele, pre-compilate o in bianco” a beneficio del candidato Joseph Kabila, capo dello stato in carica. Essi hanno denunciato anche “l’uso di risorse statali” da parte del candidato Kabila, la non apertura di seggi elettorali, la mancanza di schede elettorali che ha “artificialmente provocato un minor tasso di partecipazione”, lo spoglio dei voti “a porte chiuse”, in vari seggi, conseguente al “rifiuto di ammettervi la presenza di testimoni dell’opposizione”. I tre candidati dichiarano di “non dare alcun credito ai risultati che possono derivare da tale scrutinio” e “date le carenze e le irregolarità denunciate”, chiedono “l’annullamento delle elezioni stesse”.

Il 30 novembre, in un comunicato stampa, Vital Kamerhe ha ribadito tutte le sue critiche nei confronti dell’organizzazione delle elezioni, ma dichiara di non richiede l’annullamento delle elezioni. Ha comunque confermato che sarà “il primo a contestare queste elezioni fraudolente, se la CENI, la MONUSCO e la comunità internazionale non faranno nulla per correggere o annullare queste vergognose elezioni”. In un atto d’accusa, redatto in undici pagine il 28 novembre, lo stesso giorno delle elezioni, egli denunciava una “frode elettorale deliberatamente organizzata dal potere”. “Non c’è alcun dubbio circa l’entità della frode deliberatamente pianificata dal governo con la complicità della CENI”, precisava Kamerhe in una lettera indirizzata al Presidente uscente e candidato Joseph Kabila.

Il presidente della CENI, Daniel Ngoy Mulunda, durante una conferenza stampa a Kinshasa, ha affermato che le elezioni del 28 novembre non saranno certamente annullate. Ha dichiarato che “non c’è nulla che possa fare annullare le elezioni”. Secondo la Ceni, “il giorno delle elezioni, il 99% dei 63.865 seggi elettorali erano aperti e solo 485 hanno avuto dei problemi”. Ngoy Mulunda ha quindi chiesto a tutti i candidati di attendere, con pazienza e nella calma, i risultati delle urne e di non fare “fughe in avanti”.