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Set 26 2011

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Congo Attualità n. 129

SOMMARIO

1. EDITORIALE

2. PROCESSO ELETTORALE

Presentazione delle candidature alle elezioni presidenziali e legislative
Violenza pre-elettorale à Kinshasa

3. KIVU

La psicosi dell’invasione ruandese
Le possibili ripercussioni della visita di Paul Kagame a Parigi sul Kivu

4. GIUSTIZIA

A proposito del progetto di legge sulla creazione di tribunali specializzati misti

 

EDITORIALE

Il processo elettorale sta evoluendo tra molte difficoltà. Tutti sembrano molto preoccupati per le elezioni del prossimo novembre. Ci sono, infatti, tutti gli elementi necessari per provocare una possibile deriva violenta del processo elettorale entro la data fatidica del 28 novembre 2011.

La diatriba verbale è andata crescendo fino a raggiungere proporzioni preoccupanti degenerate nella violenza: manifestazioni represse e giornalisti picchiati, sedi di partiti politici devastate e morti.

La tensione è grande e l’atmosfera deleteria, con il rischio di espandersi a macchia d’olio su tutto il territorio nazionale. Il fondo del problema, assicurano gli osservatori ben informati, è l’uomo politico congolese. Tutti i politici, a qualsiasi schieramento appartengano, sembrano ignorare le basi del processo elettorale. Mentre hanno applaudito l’avvento della democrazia, nello stesso tempo, però, si sono radicati in una deprecabile intolleranza politica. Aberrazione o assenza di buon senso? Sono forse ancora soggiogati al loro passato dittatoriale in cui predominava il pensiero unico? Tutto lo fa pensare. Perché è assurdo accettare il sistema democratico e, nello stesso tempo, cedere all’intolleranza politica. Il rispetto delle regole del gioco è la chiave del successo di ogni processo elettorale pacifico. È indispensabile un minimo di consenso tra le parti implicate nel processo elettorale per risparmiare alla nazione intera un nuovo ciclo di violenza. Il fatto di registrare degli atti di violenza già in questa fase pre-elettorale è un segnale negativo per il futuro. È un dato di fatto che si deve assolutamente andare alle elezioni per non far precipitare il paese nel ciclo infernale di illegittimità e di interminabili transizioni marcate da ambigue negoziazioni per una “condivisione equa ed equilibrata del potere”.

La violenza genera altra violenza e, dopo milioni di morti, il paese non ne ha bisogno. Un morto in più è già di troppo per assicurare lo svolgimento di elezioni libere, democratiche e trasparenti. L’adesione di tutti al codice di buona condotta metterebbe tutti i protagonisti politici di fronte alle proprie responsabilità, affinché, in un impeto di orgoglio nazionale, si astengano da qualsiasi comportamento narcisistico che potrebbe gettare olio sul fuoco. L’educazione politica e civica degli attivisti spetta in primo luogo ai dirigenti dei partiti politici, sia della maggioranza che dell’opposizione. Ricorrere alla provocazione per spingere l’autorità all’errore è una tattica che sembra una lama a doppio taglio. Infatti, tutto dipende sempre dalla capacità di controllare la situazione prima che diventi incontrollabile. L’appello alla calma emesso da molti deve essere compreso e seguito. Non serve a nulla incendiare l’edificio. Per riuscirci, tutti devono rispettare le regole del gioco.

 

PROCESSO ELETTORALE

Il 18 agosto, l’Associazione Africana per la Difesa dei Diritti dell’Uomo (ASADHO) attira l’attenzione della Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI) sulla questione della doppia nazionalità.

Il Presidente nazionale della ONG, Jean-Claude Katende, invita la Ceni a respingere tutte le candidature di Congolesi con doppia nazionalità. Jean-Claude Katende ha ricordato che una persona perde la nazionalità congolese, nel momento in cui acquista una nazionalità straniera.

“Ai sensi dell’articolo 10 della Costituzione della Repubblica Democratica del Congo (R.D.Congo), la nazionalità congolese è una e esclusiva e non può essere mantenuta in concomitanza con un’altra”, ricorda Katende, sottolineando che “in R.D.Congo, qualsiasi persona avente una cittadinanza straniera non può, quindi, essere eletto”. ASADHO coglie l’occasione per ricordare che nel 2007, l’Assemblea Nazionale aveva rinviato il dibattito sulla questione della doppia nazionalità, per consentire ai deputati detentori di una nazionalità straniera di regolarizzare il loro status rinunciandovi. Dal momento che non è stata intrapresa alcuna azione appropriata per affrontare la questione della nazionalità e per impedire che dei cittadini stranieri accedano alle prossime elezioni presidenziali e legislative, ASADHO raccomanda alla Ceni di esaminare attentamente i dossier delle candidature ad essa presentate, compresa la questione della nazionalità.

Il 24 agosto, 24 partiti dell’opposizione, membri dell’Unione Sacra per l’Alternanza (USA), dell’Unione per la Nazione (UN) e di altri gruppi politici, come la Dinamica Tshisekedi Presidente e Appoggio a Etienne Tshisekedi, hanno designato Etienne Tshisekedi candidato comune e unico dell’opposizione per le elezioni presidenziali del 2011. La decisione è stata presa a Kinshasa, durante un incontro nella parrocchia di Nostra Signora di Fatima. Avevano partecipato alla riunione una ventina di rappresentanti di partiti politici, che dovevano, in linea di principio, prendere in esame le risposte che la Ceni aveva dato all’opposizione, a proposito della revisione delle liste elettorali.

Alcuni partiti dell’opposizione, tra cui il Movimento di Liberazione del Congo (MLC) di Jean-Pierre Bemba, l’Unione per la Nazione Congolese (UNC) di Vital Kamerhe, l’Unione delle Forze per il Cambiamento (UFC) di Leon Kengo wa Dondo e l’UREC di Oscar Kashala hanno boicottato l’incontro, per non essere stati d’accordo con l’ordine del giorno. Secondo loro, prima di abbordare la problematica della candidatura comune per le elezioni presidenziali del 2011, si sarebbero dovuti esaminare gli elementi di risposta della Ceni relativi alle condizioni che l’opposizione aveva stabilito per poter aderire e firmare il codice di buona condotta. Inoltre, essi sostengono che l’opposizione deve dapprima lavorare insieme attorno ad un programma comune che consenta, poi, di individuare la persona che meglio incarni gli ideali dell’opposizione per le presidenziali del 2011.

Il 25 agosto, poiché i parlamentari si trovano in sessione straordinaria fino al 4 settembre e la scadenza per la presentazione delle candidature per le elezioni presidenziali e legislative è fissata per il 5 settembre, essi hanno adottato all’unanimità una mozione che chiede alla Ceni di prolungare il periodo di presentazione delle candidature fino al 15 settembre. Inoltre, secondo loro, la CENI non aveva tenuto conto di certe costrizioni di ordine amministrativo, tecnico, logistico e di trasporto.

Il 26 agosto, in seguito alla pubblicazione tardiva della legge sulla distribuzione dei seggi elettorali per circoscrizione, alla diminuzione del traffico aereo e all’isolamento di alcuni distretti elettorali, la Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (Ceni) ha adottato alcune misure per facilitare la presentazione delle candidature:

– I candidati che non potranno presentare i loro documenti presso l’ufficio per la ricezione e il trattamento delle candidature (BRTC) nei distretti elettorali, possono farlo, a partire dal 26 agosto, presso i BRTC della segreteria esecutiva provinciale (SEP) della Ceni, situati nei capoluoghi di provincia. Pertanto, tutti i parlamentari delle diverse province che si trovano a Kinshasa, possono presentare la propria candidatura presso il BRTC situato sul Boulevard 30 giugno e saranno registrati come se fossero nelle loro rispettive province.

– I candidati che non possono effettuare il deposito della cauzione nelle loro circoscrizioni possono farlo a Kinshasa e nei capoluoghi delle province e presentarne le prove presso la SEP o il BRTC che si trova al numero 134, Boulevard del 30 Giugno a Kinshasa / Gombe;

– Il periodo di aggiunta, di ritiro e di sostituzione dei candidati, previsto dal 07 all’11 settembre 2011, è aperto anche per la presentazione delle pratiche per le candidature.

Il 1 ° settembre, il vice-presidente della Ceni, Jacques Djoli, ha assicurato che “l’opposizione, come l’intera nazione congolese, avrà accesso alle liste elettorali, conformemente alla legge elettorale che ne prevede la pubblicazione 30 giorni prima dell’inizio della campagna elettorale”. Secondo il calendario elettorale, dovrebbe essere il 28 settembre 2011, ma l’opposizione esige di accedere al server centrale, durante l’elaborazione delle liste elettorali e prima della loro pubblicazione finale. Nella sua risposta del 21 Agosto 2011 circa le dieci condizioni poste dall’opposizione politica, il presidente della Ceni, Daniel NGOY Mulunda, aveva detto: “La Ceni ribadisce la sua richiesta, precedentemente formulata, in cui si chiedeva all’opposizione e alla maggioranza di designare due esperti informatici, per prendere contatto con la direzione del Centro nazionale di trattamento e chiarire i dubbi relativi all’utilizzo del server centrale e alle altre applicazioni connesse. La Ceni invita anche cinque rappresentanti dell’opposizione e 5 della maggioranza, per ispezionare il Centro nazionale di trattamento e le installazioni di trasmissione dei dati via VSAT, per verificare la funzionalità di questi strumenti”.

Ma, nonostante il fatto che la Ceni “ribadisca la propria disponibilità a lavorare con tutti i partiti politici, attori chiave nel processo elettorale”, Daniel NGOY Mulunda ha riaffermato “la necessità di salvaguardare l’indipendenza della Ceni, come affermato nell’articolo 211 della Costituzione”. Infatti, l’articolo 7 della Legge Organica del 28 luglio 2010, relativa alla sua organizzazione e al suo funzionamento prevede che “nell’esercizio della sua missione, la Ceni ha un’indipendenza di azione in relazione ad altre istituzioni, anche se può beneficiare della loro collaborazione”. La Ceni ha voluto dare anche alcune risposte sulla presunta scomparsa di CD e, quindi, di un certo numero di elettori. “Alcuni media hanno informato sulla perdita di CD di certi centri di iscrizione e, quindi, sulla perdita dei dati di alcuni elettori. La Ceni precisa che le operazioni di revisione delle liste elettorali erano dotate di adeguate misure di sicurezza. Infatti, oltre al suo disco rigido interno, ogni lotto di registrazione era dotato di un disco rigido esterno. Ogni lotto dovrebbe utilizzare 2 CD al giorno, 2 CD settimanali, 5 CD finali, fra cui 2 CD FA e 3 CD FB. Inoltre, quando questi materiali risultassero illeggibili o persi, la Ceni ricorre ai formulari FO1, agli elenchi registrati o ai lotti relativi. Non può essere possibile alcuna perdita di dati degli elettori”, ha affermato il relatore della Ceni.

Il 1 ° settembre, gli attivisti dell’Unione per la Democrazia e il Progresso Sociale (UDPS) hanno organizzato una marcia per chiedere trasparenza nel processo elettorale. L’UDPS voleva presentare un memorandum alla Ceni per chiedere una verifica pubblica delle liste degli elettori, l’accesso al server delle liste elettorali e la mappa dei centri elettorali. Secondo Jacquemin Shabani, portavoce dell’UDPS, la coalizione di Tschisekedi vuole sapere chi sono i futuri elettori (liste elettori, identità degli elettori), dove sono (mappa delle circoscrizioni elettorali, indirizzi dei centri elettorali), quanti sono, ecc. A Kinshasa, come a Mbuji-Mayi, i manifestanti non sono riusciti ad arrivare alla fine della marcia, perché sulla strada hanno incontrato barriere erette dalla polizia nazionale congolese. A Kinshasa, la manifestazione, iniziata a metà mattinata presso la sede della UDPS, è stata fermata, nel primo pomeriggio, dalla polizia, quando diverse migliaia di manifestanti stavano arrivando nei pressi della sede della CENI, nel quartiere della Gombe. Secondo alcuni testimoni, alcuni manifestanti hanno usato pietre e bottiglie molotov. C’è stato un impatto frontale con la polizia, interrompendo il traffico e paralizzando tutte le attività commerciali del centro città. Per oltre due ore, c’è stato un vero e proprio scontro tra i militanti dell’UDPS e la polizia che non ha esitato ad usare gas lacrimogeni, prima di sparare in aria con veri proiettili, per disperdere i manifestanti, quando si sono sentiti sopraffatti. Jacquemin Shabani ha riferito, senza ulteriori dettagli, di feriti e arresti. L’UDPS ha annunciato una nuova marcia per l’8 settembre.

Il 5 settembre, il presidente dell’UDPS, Etienne Tshisekedi, ha presentato la sua candidatura per le elezioni presidenziali presso l’Ufficio di ricezione e di trattamento delle candidature (BRTC), nella sede nazionale della Ceni a Kinshasa.Era accompagnato da migliaia di militanti dell’UDPS e di altri alleati politici. Circa le trattative con altri partiti di opposizione sulla questione di una candidatura comune e unica, Etienne Tshisekedi è categorico: “Questo tipo di dibattito è definitivamente chiuso”. Il presidente dell’UDPS ha dichiarato di rispettare le opinioni dei partiti politici che esprimono una certa reticenza nei confronti della sua candidatura, aggiungendo, però, che metteva fine al processo di consultazione con gli altri partiti. Non ci sarà, dunque, nessun candidato unico dell’opposizione.

Nel tardo pomeriggio, in viale Sendwe, nel comune di Kalamu, è stata saccheggiata una sede del Partito Popolare per la Ricostruzione e la Democrazia (Pprd), il partito presidenziale. L’atto è attribuito ai “combattenti” dell’UDPS. L’incidente è avvenuto quando il corteo di Etienne Tshisekedi, accompagnato dagli attivisti, stava tornando alla sede del suo partito, situata nella decima strada a Limete. I testimoni dicono che c’è stato uno scambio di insulti tra i militanti dell’UDPS e quelli del PPRD. La polizia sarebbe intervenuta per disperdere i manifestanti dell’UDPS. Durante la notte, probabilmente in risposta a questi incidenti, è stata saccheggiata la sede dell’UDPS della decima strada, a Limete. Secondo il Segretario Generale dell’UDPS, Jacquemain Lukoo Shabani, “l’operazione è stata condotta da membri della Guardia presidenziale e agenti dei Servizi Segreti Nazionali”. Secondo una fonte, degli esperti dell’UDPS hanno potuto seguire delle conversazioni attraverso la frequenza dei “walkie talkie” dei “servizi”. È stata incendiata anche la sede della Radio Televisione Lisanga (RLTV), di proprietà di Roger Lumbala, del Raggruppamento Congolese per la Democrazia / Nazionale (RCD/N) che sostiene la candidatura di Etienne Tshisekedi.

Il 6 settembre, a Kinshasa, un militante dell’UDPS è stato ucciso e almeno altri tre feriti durante una manifestazione dispersa dalla polizia. Secondo l’avvocato Serge Mayamba, segretario dell’UDPS, “al mattino, la polizia ha sparato gas lacrimogeni nei pressi della sede dell’UDPS, situata nel quartiere Limete, per disperdere i giovani attivisti che erano arrivati dopo aver appreso che la sede del partito era stata saccheggiata” durante la notte precedente. Resta confusa l’origine degli spari. Membri della Lega della Gioventù dell’UDPS hanno parlato di delinquenti violenti chiamati “pombas”. Mentre altri hanno messo in causa degli agenti della polizia. Questi “pombas” sarebbero dei giovani disoccupati che praticano il judo e il karatè e che agirebbero a lato della polizia anti-sommossa. “Non c’era alcun motivo per disperdere questi giovani che non facevano nulla, che non facevano alcuna manifestazione”, ha affermato Mayamba. Secondo il ministro dell’Interno, Adolphe Lumanu, la sede dell’UDPS è stata “devastata” da “incivili”. Secondo il ministro Lumanu, che ha riferito per questo ultimo incidente, di 12 “gravemente feriti” e di sei veicoli bruciati, il saccheggio della sede dell’UDPS è stato commesso “in risposta” ad “atti di vandalismo perpetrati dai militanti dell’UDPS” ai danni della sede del PPRD, al potere. Il Ministro ha denunciato “una strategia preparatoria in vista di una rivolta fomentata da alcuni politici”, in cui “la CENI è diventata il capro espiatorio di turno”.

Da diverse settimane, l’UDPS organizza regolarmente delle manifestazioni davanti agli edifici della Ceni, per denunciare le molte irregolarità del processo elettorale in corso. Per prevenire possibili frodi elettorali, il partito di opposizione chiede maggiore trasparenza e l’accesso agli schedari e al server informatico. Tutte queste manifestazioni sono state represse violentemente dalla polizia.

L’UDPS ha previsto un’altra marcia, a Kinshasa, per l’8 settembre, sempre davanti alla CENI che accusa di “mancanza di trasparenza”. Da parte sua, anche il PPRD ha confermato una “marcia pacifica” dei suoi giovani attivisti lo stesso giorno, davanti la sede dell’UDPS, “per dire no alla violenza e sì ad elezioni pacifiche”.

Il 7 settembre, il governo provinciale di Kinshasa ha vietato tutte le manifestazioni a carattere politico (marce o sit-in) fino a domenica 11 Settembre.

In una dichiarazione, il governatore di Kinshasa, André Kimbuta, ha detto che tale periodo è dedicato esclusivamente alle operazioni di presentazione delle candidature al BRTC della Ceni. Lo scopo di questa misura, indica lo stesso documento, è quello di consentire che queste operazioni si svolgano nella serenità, per favorire un clima sociale tranquillo durante il processo elettorale.

L’UDPS (partito dell’opposizione) e il PPRD (partito al potere) che, entrambi, avevano programmato due marce per l’8 settembre, hanno affermato di volere rispettare tale divieto.

L’arcivescovo di Kinshasa, la delegazione dell’Unione Europea, la Missione delle Nazioni Unite e l’ambasciatore degli Stati Uniti nella RDCongo hanno invitato tutti gli attori politici alla calma.

Il Cardinale Laurent Monsengwo Pasinya ha dichiarato alla stampa: “Noi incoraggiamo gli uni e gli altri, oltre le forze dell’ordine, a mantenere la calma, evitare provocazioni inutili e di dar prova di calma e moderazione”. Il Cardinale Laurent Monsengwo ritiene che “le elezioni non sono una rissa o una guerra per le quali si devono affilare le armi, ma un’operazione in cui i cittadini scelgono i loro rappresentanti nazionali, sulla base di un programma in grado di rialzare e sviluppare il Paese”.

La delegazione della Unione Europea e degli Stati membri presente in RDCongo ha esortato tutti gli agenti politici ad “assumere la propria parte di responsabilità, in vista di elezioni libere, trasparenti, democratiche e pacifiche e a non ricorrere alla violenza”.

L’ambasciatore degli Stati Uniti a Kinshasa, James Entwistle, ha invitato i leader politici a una campagna elettorale “calma, tranquilla e amichevole” e la Missione delle Nazioni Unite (MONUSCO) ha chiesto loro di fare “ogni sforzo per evitare qualsiasi azione che potrebbe compromettere il successo delle elezioni”.

Il 7 settembre, Vital Kamerhe e Nzanga Mobutu hanno presentato le loro candidature per le elezioni presidenziali. Erano accompagnati dagli attivisti dei rispettivi partiti politici, l’Unione per la Nazione Congolese (UNC) e l’Unione dei Democratici Mobutisti (UDEMO). Nzanga Mobutu ha dichiarato che l’UDEMO è già in trattative con altri partiti politici dell’opposizione, per formare una futura maggioranza. “Bisogna già prevedere futuri accordi, ma sarà il popolo a decidere. Dopo ciò, decideremo con chi farà queste alleanze “, ha egli affermato.

Nel suo discorso, all’uscita dalla Ceni, Vital Kamerhe ha detto di aver “ripetutamente cercato degli approcci con Etienne Tshisekedi”. E nonostante il rifiuto del candidato dell’UDPS, Vital Kamerhe si è impegnato a “continuare questi sforzi fino alla fine dei negoziati”. Inoltre, Vital Kamerhe intende proseguire le discussioni con i suoi due partner, con cui ha firmato un programma congiunto di opposizione, il MLC di Jean-Pierre Bemba e l’UFC di Leon Kengo wa Dondo, dei partner che non si sono ancora pronunciati sulla propria candidatura. Il presidente dell’UNC pensa di avviare dei colloqui anche con altri due candidati: Nzanga Mobutu (UDEMO) e Mbusa Nyamwisi, presidente del RCD-KML. Vital Kamerhe non chiude nessuna porta in vista di alleanze future. Egli ha affermato che, nonostante le divergenze, i partiti di opposizione possono ancora trovare un compromesso. Egli ha annunciato che continuerà a discutere con altri partiti di opposizione per trovare un candidato comune.

L’8 settembre, la Ceni ha tenuto presso il Palazzo del Popolo, a Kinshasa, un forum con i partiti politici. Due erano i temi dell’incontro: l’avanzamento del processo elettorale e la firma del codice di buona condotta. Diversi partiti e coalizioni politiche, il PPRD e il MLC tra altri, hanno firmato tale codice di buona condotta. Ma i partiti di opposizione che sostengono la candidatura di Etienne Tshisekedi condizionano la loro firma alla presa in considerazione delle loro precedenti rivendicazioni. Chiedono, infatti, alla Ceni di coinvolgere l’opposizione nella gestione del server centrale e nel controllo delle liste degli elettori. Il presidente della Ceni, Daniel Ngoyi Mulunda, ha affermato che la Ceni accetta che l’opposizione designi dei tecnici in informatica che potranno unirsi ai suoi per lavorare insieme. Per quanto riguarda il controllo dell’attività della Ceni, ha dichiarato che ciò è di responsabilità del Parlamento. Inoltre, ha riaffermato l’indipendenza dell’istituzione nei confronti sia della maggioranza che dell’opposizione.

Il 10 settembre, Leon Kengo Wa Dondo, presidente nazionale dell’Unione delle Forze per il Cambiamento (UFC) e attuale presidente del Senato, ha presentato la sua candidatura alle presidenziali presso il BRTC / Gombe della Ceni, a Kinshasa.

L’11 settembre, il presidente uscente, Joseph Kabila Kabange, ha presentato la sua candidatura per le presidenziali presso il BRTC della Ceni, a Kinshasa. Era accompagnato da migliaia di attivisti del PPRD e della maggioranza presidenziale (MP). Investito come candidato unico del PPRD e della maggioranza presidenziale (MP) nel novembre 2011, si è tuttavia iscritto come “indipendente”. Come nel 2006. Un modo per indicare che egli non vuole essere ostaggio di un solo partito o di una sola coalizione di partiti politici.

Il 15 settembre, a Kinshasa, la Ceni ha pubblicato la lista provvisoria dei candidati alle elezioni presidenziali previste per il 28 novembre 2011. La Ceni ha dichiarato ricevibili le undici candidature presentate. I candidati prescelti sono:
Jean Andeka Djamba (ANCC)
Etienne Tshisekedi (UDPS)
François Joseph Nzanga Mobutu (Udemo)
Vital Kamerhe (UNC)
Kengo wa dondo (UFC)
Nicephore Kakese (URDC)
Joseph Kabila (Indépendant)
Oscar Kashala(UREC)
Antipas Mbusa Nyamwisi (Indépendant)
Adam Bombole (Indépendant)
Josué Alex Mukendi Kamama (Indépendant)

La Ceni ricorda ai candidati la cui candidatura per le elezioni presidenziali non è stata confermata che un periodo di appello è previsto dal 16 al 19 settembre. Inoltre, i ricorsi di contestazione delle candidature devono essere depositati presso la Corte Suprema di Giustizia (SCJ). Secondo il presidente della Ceni, Daniel Ngoyi Mulunda, la Ceni ha ricevuto 7.200 candidati alle elezioni legislative per il rinnovo della Camera dei Deputati nazionali.

Nel 2006, l’ex – Commissione Elettorale Indipendente (CEI) aveva registrato 33 candidature per le elezioni presidenziali. Come spiegare questa diminuzione nel 2011? Diverse sono le cause alla radice di questa situazione. La prima deriva dal fatto che molti partiti politici hanno tratto alcune lezioni dalle elezioni del 2006. Invece di puntare in alto, alcuni hanno preferito essere più realistici rivedendo verso il basso le loro ambizioni e hanno optato di presentare loro candidati per le elezioni legislative, provinciali o locali. La seconda causa è dovuta alla cauzione da pagare. Alcuni candidati ritengono che tale importo sia esorbitante, 50.000 $ (50.000 dollari), soprattutto perché non è rimborsabile. La terza spiegazione si riferisce alla strategia e alla tattica elettorale dei partiti politici e piattaforme. Essi si sono impegnati a raccogliere più voti possibili, imponendosi una certa disciplina per non disperdere i voti. Dato che le elezioni sono a un solo turno, è prudente e saggio fare affidamento su candidati più sicuri, coloro cioè che sono in grado di suscitare la folla e portare al partito o alla piattaforma i voti necessari per vincere le elezioni.

Il 16 settembre, il relatore della CENI, Matthieu Mpita, ha annunciato che la CENI ha ricevuto la lista dei nomi proposti dall’opposizione per verificare l’insieme delle liste degli elettori sospettate di contenere gravi irregolarità, inclusa l’iscrizione di minori, agenti di polizia, militari, stranieri, ecc. Si tratta di Jean-Lucien Busa, Martin Fayulu e Valentin Mubake, tre noti personaggi del mondo politico congolese. La CENI è ancora in attesa della lista dei rappresentanti della maggioranza. Per quanto riguarda i nomi proposti dall’opposizione, gli osservatori pongono degli interrogativi sulla scelta di personalità dagli accenti politici molto evidenti, data la natura tecnica dell’esercizio richiesto dall’opposizione che, in linea di principio, richiederebbe la presenza di esperti di informatica, come la CENI aveva chiesto, sia all’opposizione che alla maggioranza. Il relatore della Ceni non ha mancato di fare il punto della situazione sugli sviluppi del processo elettorale. Su 58 formulari ritirati, 11 candidature alle presidenziali sono state presentate correttamente e registrate. Per quanto riguarda le candidature alla camera dei deputati nazionali, Matthieu Mpita ha parlato di 7327 candidature già esaminate e altre 1000 non ancora controllate.

 

KIVU

L’Est della RDCongo è preso da una sorta di psicosi, quella dell’invasione ruandofona. Molti abitanti della parte orientale della RDCongo non nascondono più le loro paure su ciò che considerano un piano di egemonia ruandofona sul loro territorio. Dalla provincia del Sud Kivu fino all’Ituri, passando per la provincia del Nord Kivu, la situazione è la stessa. La popolazione comincia a denunciare apertamente il controllo dell’esercito congolese da parte di soggetti ruandofoni. Diverse fonti informano che il comando di diverse unità delle FARDC è affidato a soggetti che parlano il Kinyarwanda. Essi svolgono i ruoli principali, altrimenti sono dei vice comandanti con più poteri. A questo, si aggiunge il fatto che gli ex militari del CNDP, la maggior parte ruandofoni, non sono dispiegati che nel Kivu. Il rapporto tra i militari provenienti da altri strati sociali congolesi e gli ex CNDP non sono sempre buoni. I primi affermano che questi ultimi usufruiscono di maggiori vantaggi.

Questo stato di cose lascia spazio a diverse interpretazioni in seno all’opinione pubblica. Se ci sono quelli che vedono in questa situazione un modo per consentire al Ruanda di avere un diritto di controllo su alcune parti dell’Est della RDCongo, altri credono che questi soldati ruandofoni sarebbero dispiegati nell’Est della RDCongo per reprimere possibili proteste in occasione delle prossime elezioni, essendo il CNDP membro della maggioranza presidenziale. Altri affermano che questa situazione fa parte di un possibile piano di balcanizzazione della RDCongo. Omicidi, sequestri di persone e altri abusi, vissuti in particolare nella regione di Beni-Lubero, sono attribuiti a militari di espressione ruandofona. Le autorità congolesi dovrebbero impegnarsi a dissipare questo tipo di psicosi che sta invadendo sempre più la popolazione nella parte orientale della RDCongo a proposito di questa egemonia ruandofona. Tutti sanno che le regioni del Kivu sono caratterizzate da una sorta di lotta egemonica tra ruandofoni e non ruandofoni. Certe resistenze dei Mayi-Mayi contro le ribellioni che si sono succedute nella regione orientale della RDCongo avevano come scopo principale quello di sbarrare la strada all’egemonia ruandofona. È un fatto noto a tutti.

Un’ampia parte dell’opinione pubblica non ha mai accettato il fatto che il governo abbia ceduto alle richieste del CNDP per mantenere i suoi militari soltanto nel Kivu. Secondo la popolazione del Kivu, poiché integrati nelle FARDC, l’esercito nazionale congolese, anche i militari dell’ex CNDP dovrebbero essere dispiegati in altre province della RDCongo. In ogni caso, questa psicosi avrà certamente una ricaduta sulla scelta della popolazione del Kivu in occasione delle prossime elezioni.

Il 12 settembre, a Bukavu (Sud Kivu) si era diffusa una voce secondo cui alcuni soldati delle FARDC stessero pianificando una rivolta. A causa di questa voce, alcuni abitanti di Bukavu hanno sospeso le loro attività quotidiane e vari genitori non hanno mandato i loro figli a scuola. Secondo il colonnello Delphin Kahimbi, comandante delle operazioni militari Amani Leo, alcuni ufficiali frustri hanno voluto intossicare la popolazione. Tuttavia, egli non ha specificato i motivi della frustrazione e ha qualificato di “banditi” gli autori di tale voce.

Secondo Charles Mampasu, le informazioni ricevute descrivono la genesi dell’attuale situazione nei seguenti termini segue:

– Le Operazioni Amani Leo ed altre simili sono comandate da ufficiali Banyamulenge e / o ruandofoni. Le loro truppe sono le meglio equipaggiate e i loro militari sono i meglio pagati;

– Il resto dei soldati delle FARDC vivono in povertà;

– Il campo militare Saio che, in fine ristrutturazione e con costruzioni nuove, sarà il miglior campo costruito nella provincia del Sud Kivu, è pieno di molti soldati congolesi che non parlano Kinyarwanda;

– Essendo i lavori di ricostruzione del campo Saio ormai conclusi, i soldati che prima vivevano e continuano a vivere in questo campo in condizioni infra-umane sono stati informati che i loro colleghi ruandofoni vogliono ora occupare le nuove case costruite su questo sito. Tale informazione ha suscitato un mucchio di proteste. I militari che occupano attualmente il campo hanno affilato le armi e sono pronti a dare battaglia a coloro che pretendono di diventare i nuovi inquilini delle case nuove in fine costruzione.

– L’uomo della strada evoca pure atti di intimidazione e frasi pronunciate da alcuni militari dell’ex CNDP che dicono che, se il rais (Joseph Kabila) non sarà rieletto, nel Kivu ritorneranno a parlare le armi. Anche le popolazioni del Nord Kivu sono sorprese di vedere che tutti i militari del CNDP che hanno rifiutato di essere trasferiti in altre regioni, sono stati integrati nella polizia.

– Nel Kivu, la popolazione è scontenta delle nomine ai posti di comando, perché si è riservata la parte del leone ad un solo gruppo di ex ribelli.

Il 15 settembre, dei militari, la maggior parte dei quali provengono da ex gruppi armati, scontenti dei loro gradi in seno all’esercito, hanno organizzato delle manifestazioni nei centri di formazione dei reggimenti a Kalehe e a Kaniola (Sud Kivu). Essi rifiutano le carte biometriche rilasciate dalla Commissione Nazionale delle FARDC, perché esse registrano gradi inferiori. Un lettore di Radio Okapi ha lasciato il seguente commento: “Ciò che non è detto nell’articolo è l’ingiustizia. Ai militari ex-FRF e ex-CNDP si riconoscono i loro gradi, mentre gli ex combattenti Mai Mai sono degradati. E tutto questo è minimizzato. In realtà, si sta quindi preparando una vera e propria rivolta. Dopo Bukavu, è il turno di Kalehe e Kaniola. Ma per i funzionari, si tratta di una semplice voce”.

La situazione all’Est del Paese, in particolare nei due Kivu, rischia di impedire il normale svolgimento delle elezioni in questa parte del paese. Vi si osserva, infatti, nelle ultime settimane un incremento dell’insicurezza. L’allarme è stato dato dalla società civile del Kivu che denuncia una rivolta militare a Bukavu. Nello stesso periodo, sempre a causa della crescente insicurezza, le organizzazioni umanitarie hanno deciso di ritirarsi dalle zone di Walikale e Lubero. Ogni settimana, sono segnalati sequestri di persone e omicidi che costringono le popolazioni a fuggire in continuazione. A Kalehe e a Kanyola (Sud Kivu), i militari delle FARDC esigono il riconoscimento dei loro gradi militari e rifiutare le carte biometriche che non tengono in considerazione i gradi già riconosciuti dalla gerarchia militare. Questo malcontento si aggiunge alla paura che, ogni giorno, invade gli abitanti delle due province del Kivu, sempre in balia di gruppi armati ostili.

Una simile situazione costituisce un vero handicap per il buon svolgimento delle elezioni. A due mesi dalle elezioni, il Kivu conferma, ancora una volta, di essere il punto debole della Repubblica Democratica del Congo. L’Est rischia di portare un duro colpo allo svolgimento normale delle elezioni, tanto il pericolo è reale e la minaccia grave. Le province del Kivu hanno un numero elevato di elettori e, quindi, un maggior numero di seggi per i deputati nazionali. Di conseguenza, non si può parlare di elezioni nella RDCongo omettendo le province di Kivu. Sarebbe rimettere in causa tutto, addirittura l’esistenza stessa della RDCongo. Tanto più che, in questo caso, le elezioni presidenziali a un solo turno sono accoppiate alle legislative nazionali. Al Governo congolese non rimane altro che prendere misure urgenti e coerenti, per garantire la sicurezza in condizioni ottimali al fine di rassicurare la popolazione.

La disaffezione tra Kabila Kabange e la popolazione dell’Est della RDCongo, in particolare quella del Kivu, è un segreto di Pulcinella, nonostante la fedeltà espressa al presidente uscente da alcuni capi tribali avidi di denaro . Joseph Kabila ha motivo sufficiente per preoccuparsi, soprattutto quando si sa che nelle elezioni del 2006 è il Kivu che gli avrebbe dato la sua più totale fiducia con un punteggio alla sovietica di oltre il 90%, con il pretesto che egli sarebbe stato portatore di pace nel paese e nella regione. Di ritorno da Bukavu, Modeste Bahati Lukwebo, kabilista sfegatato, è stato ricevuto da Kabange Kabila a Kinshasa e ha avuto il coraggio di informarlo sulla delusione sentita dalla popolazione dell’Est contro di lui. E una delle cause è la non visibilità dei “cinque cantieri”: niente acqua, niente elettricità, niente strade. Un’altra accusa mossa contro Kabila dalle popolazioni del Kivu è l’insicurezza quotidiana mantenuta dalle autorità politiche e militari di Kinshasa, accusate di usare gli Interahamwe per arricchirsi sfruttando le miniere (oro e coltan in particolare).

Per le popolazioni del Kivu, Kabila ha una grande responsabilità, perché non pagando la polizia e i militari, questi ultimi hanno preso il controllo delle miniere per sfruttare il coltan e l’oro e seminare morte e distruzione. Quei soldati che non vanno nelle miniere si dedicano agli stupri e al saccheggio, perché i loro salari sono intascati da alti ufficiali a partire da Kinshasa, dove si garantisce la loro impunità. L’altra causa di disaffezione tra Kabila e le popolazioni del Kivu è la nomina di ufficiali del CNDP al comando di tutte le truppe, da Kalemie a Aru. Ora, questi ufficiali sono considerati, non senza ragione, dal popolo come criminali. Ma non solo. Per la popolazione del Kivu, la maggior parte degli ufficiali del CNDP nominati da Kabila a capo delle truppe sono cittadini ruandesi . E questo, gli abitanti del Kivu non l’accettano affatto. Come reazione, Kabila ha detto a Modeste Bahati, “ma Chishambo (NDRL governatore del Sud Kivu) non mi ha detto nulla”. Traduzione: il governatore del Sud Kivu mi dice sempre che va tutto bene. Cosa fare ora che Lukwebo Bahati ha detto a Kabila la verità nascosta? La prima proposta fatta da Bahati stesso a Kabila è quella di cominciare a trasferire gli ufficiali del CNDP, mandandoli in altre province come il Kasai. I refrattari dovrebbero essere puniti.

Il presidente ruandese intende concludere lucrativi affari con la Francia. Curiosamente, data la scarsa disponibilità di risorse naturali in Ruanda, è ovvio che Paul Kagame guarda verso la frontiera congolese. Nel corso della sua recente visita nel paese di Nicolas Sarkozy, effettuata dall’11 al 13 settembre, Paul Kagame ha detto agli operatori economici francesi: “Il Ruanda è pronto per qualsiasi tipo di affari. Ci saranno opportunità in tutti i settori: dall’agricoltura al settore minerario, dalle infrastrutture alle telecomunicazioni … il settore privato ruandese è la spina dorsale della nostra economia, un’economia aperta a tutti, senza restrizioni”. L’invito del presidente Kagame è chiaro ed è indirizzato ai dirigenti delle aziende francesi che ha incontrato durante la sua visita a Parigi. Questa informazione è riportata in dettaglio dal quotidiano del governo ruandese “New Times”.

Ma, quali minerali il Ruanda intende proporre ai Francesi? Il coltan? L’oro? … Le statistiche dimostrano che il Ruanda non può offrire molto nel settore dei minerali senza importarli dalla RDCongo. Significa questo che il Ruanda intenderebbe svolgere il ruolo di intermediario? In questo caso, è illusorio passare attraverso questo paese confinante per avere accesso alle risorse che si trovano nella RDC, dato che il Ruanda non può esercitare la sua sovranità sulle risorse presenti sul suolo congolese. Quegli operatori economici francesi che vogliono procurarsi questi minerali dovrebbero trattare direttamente con il governo congolese. Passare attraverso il Ruanda equivarrebbe ad alimentare l’insicurezza. Pertanto, l’istigatrice, la Francia in questo caso, si addosserebbe una grande responsabilità, alla pari di chi esegue questo sporco lavoro a scapito del popolo congolese. Con oltre 6 milioni di morti alle spalle, i Congolesi si ribellano all’idea di rilanciare gli affari tra Ruanda e Francia attraverso il commercio dei minerali congolesi. È deplorabile che la riconciliazione tra Francia e Ruanda avvenga, visibilmente, sulla base della negazione degli interessi congolesi. Se la guerra di predazione iniziata nel 1996 continua fino ad oggi in maniera più sottile, tuttavia, è necessario che la cooperazione tra gli Stai dei Grandi Laghi si realizzi su basi chiaramente definite e non mediante intrighi di ogni genere.

Ci si deve chiedere, inoltre, dove il presidente Kagame troverà le terre coltivabili da offrire ai Francesi per la produzione agricola? È ben noto che il Ruanda non ha nemmeno lo spazio sufficiente per ospitare la sua stessa popolazione. Come potrebbe improvvisamente trovarne per la sua cooperazione agricola con la Francia? In questo caso, gli echi provenienti dall’Est della RDCongo non dovrebbero più lasciare tranquilli, soprattutto perché si sta constatando un massiccio insediamento della popolazione ruandese su terre congolesi. Le riunioni di Paul Kagame con il presidente Nicolas Sarkozy e con dirigenti delle imprese francesi sono state criticate dai difensori dei diritti umani e delle libertà che hanno evidenziato i metodi autoritari di Kagame nel suo paese e hanno ricordato che le sue truppe sono responsabili di crimini e abusi, sia in Ruanda che nella Repubblica Democratica del Congo. Alcune associazioni hanno fatto notare che, in nome degli interessi economici, la Francia chiude gli occhi su molti capitoli oscuri del passato, marcati da crimini e violazioni dei diritti umani.

La vendita dei minerali congolesi e delle terre coltivabili congolesi senza il reale coinvolgimento dei Congolesi si farebbe a scapito della pace nella sotto regione dei Grandi Laghi Africani.

Le pretese del presidente ruandese possono apparire come una transazione tra due Stati sovrani, il Ruanda e la Francia. Ma non è questo il caso, dal momento che le risorse si trovano principalmente nella RDCongo. Alcuni lucidi osservatori congolesi, hanno ancora fresca nella memoria quella sorprendente dichiarazione del presidente francese, rilasciata a diplomatici accreditati a Parigi, circa il Ruanda e la RDCongo: “Per quanto riguarda la regione dei Grandi Laghi, la violenza si è di nuovo scatenata … Questo fatto mette in causa il posto, la questione del futuro del Ruanda, un paese con una popolazione dinamica, ma con una superficie piccola. Questo fatto pone anche la questione della Repubblica Democratica del Congo, un paese con un’immensa superficie, ma con una strana gestione delle risorse ubicate presso la frontiera. Occorrerà che, in un momento o in un altro, vi sia un dialogo che non sia semplicemente un dialogo congiunturale, ma un dialogo strutturale: come, in quella regione del mondo, si potrà condividere lo spazio, condividere la ricchezza ed essere disposti a capire che la geografia ha le sue leggi, che i paesi raramente cambiano di indirizzo e che si deve apprendere a vivere gli uni accanto agli altri?”. Domanda: non sarebbe già l’attuazione del piano Sarkozy?

 

GIUSTIZIA

Il 22 agosto, riunito in sessione speciale, il Senato ha rinviato al Governo il disegno di legge sulla creazione di un tribunale specializzato misto per giudicare i crimini internazionali commessi nella RDCongo dopo il 1990. I Senatori hanno addotto i seguenti motivi: la sovranità della RDCongo, che sarebbe compromessa dalla presenza di personale internazionale, e questioni di ordine economico. Secondo loro, sarebbe meglio privilegiare la competenza dei tribunali nazionali.

Il 23 agosto, la Federazione Internazionale per i Diritti Umani (FIDH) ribadisce l’appello per la creazione di una Corte efficace, imparziale e trasparente per la lotta contro l’impunità. La FIDH e i suoi membri con sede nella RDCongo, l’ASADHO, il Gruppo Lotus e la Lega degli elettori, rammaricano profondamente la decisione del Senato e riconfermano l’importanza di istituire un meccanismo specifico per lottare contro l’impunità dei responsabili dei gravi crimini commessi in RDCongo.

«Il disegno di legge presentato al Senato il 2 agosto era il risultato di numerose discussioni e regolari consultazioni tra le autorità congolesi, la società civile nazionale e internazionale i potenziali finanziatori. Esso avrebbe potuto colmare le lacune di una giustizia congolese incapace di lottare efficacemente contro l’impunità dei crimini internazionali e di una Corte Penale Internazionale che ha competenza solo sui crimini più gravi commessi dopo il 2002. La decisione del Senato è un serio ostacolo per gli sforzi comuni intrapresi per difendere il diritto delle vittime alla giustizia, conformemente alle disposizioni delle convenzioni internazionali sui diritti umani ratificate dalla RDCongo», ha dichiarato Sidiki Kaba, presidente della FIDH. Molto favorevoli alla creazione di una Corte specializzata mista, la FIDH e le organizzazioni ad essa affiliate hanno chiesto al Governo di rivedere il progetto di legge, conformemente alle raccomandazioni del loro rapporto, per garantire tutte le condizioni necessarie per una Corte specializzata efficace, imparziale e trasparente. Inoltre, la FIDH e le organizzazioni congolesi ad essa affiliate hanno chiesto al Governo di inserire la nuova versione nell’ordine del giorno parlamentare della prossima sessione regolare del mese di settembre, l’ultima prima delle elezioni generali, e di organizzare una campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e dei partiti politici congolesi sull’importanza di un tale meccanismo.

La Coalizione Nazionale per la Corte penale internazionale della Repubblica Democratica del Congo (CN-CPI/RDC) ha espresso la sua totale disapprovazione a proposito della non approvazione in Senato del disegno di legge sulla creazione di un tribunale specializzato misto. Secondo Désiré-Israel Kazadi, portavoce del CN-CPI/RDC, il tribunale specializzato misto potrebbe completare il lavoro della Corte Penale Internazionale, soprattutto perché quest’ultima, anche per i reati commessi dopo il 2002, non può che trattare un numero molto limitato di casi. Ha aggiunto che il rapporto Mapping delle Nazioni Unite, pubblicato nel 2010, dimostra la gravità e la vastità dei crimini commessi nella RDCongo e la necessità che essi non rimangano impuniti. Désiré Kazadi ha affermato che il carattere “misto” di un tale tribunale contempla una presenza temporanea di giudici internazionali, cioè limitata nel tempo, per accompagnare la riforma giudiziaria, senza privare la giustizia congolese della possibilità di rendere essa stessa la giustizia. La presenza di giuristi internazionali avrebbe lo scopo, dichiara il portavoce, di rafforzare l’indipendenza giudiziaria e di evitare le interferenze politiche o militari che potrebbero accadere.