Mag 18

Congo Attualità n. 125

SOMMARIO:

EDITORIALE
1. PROCESSO ELETTORALE
   – Il progetto di legge sulla revisione della legge elettorale del 2006
   – Il nuovo calendario elettorale
   – La revisione dello schedario elettorale
   – La dichiarazione dell’opposizione sul calendario elettorale
   – Elezioni 2011 e Rapporto Mapping dell’Onu sui crimini commessi in RDCongo
2. LA SOCIETÀ CIVILE INTERNAZIONALE DI FRONTE ALLE ELEZIONI DEL 2011
   – ICG: Congo, il dilemma elettorale
   – Per un’appropriazione delle elezioni da parte della popolazione

EDITORIALE

La Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (Ceni) ha finalmente reso pubblico il calendario elettorale che prevede le prossime elezioni presidenziali e legislative (elezioni dei deputati nazionali) per il 28 novembre 2011.

Molti sono i commenti espressi. La Ceni ha accumulato un grande ritardo nella revisione delle liste elettorali e, quindi, nella preparazione e distribuzione del materiale elettorale (schede elettorali, per esempio). Il Parlamento e il Governo non hanno ancora approvato la revisione della legge elettorale. La Società Civile denuncia molte lacune e irregolarità già a livello della revisione ancora in corso delle liste elettorali. L’opposizione, molto centrata sulle elezioni presidenziali a scapito delle elezioni dei deputati, denuncia l’incostituzionalità del calendario elettorale pubblicato dalla Ceni, in quanto esso prevede l’entrata in funzione del nuovo presidente eletto al 20 dicembre 2011, invece del 6 dicembre, data in cui scade il mandato dell’attuale presidente. La constatazione di questi ritardi, irregolarità e deficienze provocano dubbi e perplessità sulla reale possibilità di andare alle elezioni in condizioni normali e trasparenti.

Di fronte a questa realtà, ci possono essere, fra altre, due possibilità. La prima è quella di non accettare il calendario elettorale proposto dalla Ceni, ciò che implicherebbe ulteriori ritardi. Nel momento attuale, forse sarebbe una decisione suicida per tutti e che provocherebbe un caos irrimediabile. La seconda è quella di accettare, in modo critico ma responsabile, il calendario elettorale proposto dalla Ceni. Sapendo che, in democrazia, le elezioni non sono un fine in se stesso e nemmeno una corsa al potere in vista dell’arricchimento personale, ma la via maestra per accedere al governo del Paese in vista del bene comune, si tratta di accettarne i limiti e le insufficienze e di apportarvi possibili correzioni e miglioramenti.

Se le elezioni presidenziali sono importanti, altrettanto importanti sono quelle legislative, provinciali e locali. L’importanza attribuita a ciascun livello del processo elettorale (dal basso verso l’alto, dalla base verso il vertice) può contribuire a smorzare i toni dell’attuale discussione sulle elezioni presidenziali. In fin dei conti, al popolo congolese non interessa tanto che il nuovo presidente eletto presti giuramento il giorno stesso in cui scade il mandato del presidente uscente o quindici giorni dopo le scadenze costituzionali, ma soprattutto che abbia la reale volontà politica di governare a favore del bene comune. Il popolo congolese desidera che, dopo le elezioni, non ci siano disordini, né interventi delle forze di sicurezza (polizia, guardia repubblicana o esercito) che potrebbero causare nuovi morti.

Per evitare ogni forma di contestazione dei risultati elettorali, qualsiasi essi siano, è necessario evitare errori ed imbrogli elettorali. Per questo è necessario che la società civile nazionale e internazionale, le diverse associazioni per la difesa dei diritti umani, i vari partiti politici e i mezzi di comunicazione (giornalisti, radio e televisioni) possano esercitare un’osservazione e un controllo continuo sull’intero processo elettorale, cominciando dalla fase attuale di revisione delle liste elettorali e della legge elettorale.

Per evitare la conflittualità e l’inasprimento dell’intero processo elettorale è necessario che la Presidenza della Repubblica, il Governo e la Maggioranza Presidenziale non strumentalizzino il dibattito parlamentare per dare legalità a decisioni politiche di parte e che, nello stesso tempo, garantiscano la piena libertà di espressione e la sicurezza dei membri dell’opposizione, dei difensori dei diritti umani, dei giornalisti e degli osservatori.

Infine, per evitare in futuro le difficoltà attuali, sarà necessario che il prossimo presidente e il prossimo governo possano indire un censimento generale della popolazione e assicurare il buon funzionamento dei servizi anagrafici, aggiornando in continuazione nascite, decessi, cambiamenti di residenza e rilasciando ai cittadini congolesi la tanto sospirata carta di identità.

 

1. PROCESSO ELETTORALE

Il progetto di legge sulla revisione della legge elettorale del 2006

Il 21 aprile, l’Assemblea Nazionale ha cominciato ad esaminare il progetto di legge sulla revisione della legge elettorale del 2006. Secondo il governo, la revisione deve adattare la legge elettorale alle nuove realtà politiche del paese, fra cui l’organizzazione delle elezioni presidenziali a un solo turno.

La revisione riguarda cento trentatre articoli sui due cento quarantaquattro che compongono la legge elettorale del 2006.

Durante la plenaria, due argomenti hanno dominato gli scambi:
• la modalità dello scrutino e
• la cauzione della candidatura

Trattandosi della modalità dello scrutino, il dibattito si è svolto intorno alla scelta tra lo scrutino proporzionale e lo scrutinio misto. Il progetto di legge propone lo scrutino misto.

La legge elettorale modificata propone uno scrutino misto che combini il sistema maggioritario e quello proporzionale, con una soglia di eleggibilità di almeno il 20%.

Per le elezioni delle assemblee nazionali e provinciali, il progetto di legge propone l’instaurazione di uno scrutino maggioritario uninominale per le circoscrizioni con un solo seggio, o misto per le elezioni dei deputati nelle circoscrizioni con due o più seggi. Lo scrutinio misto combina lo scrutinio maggioritario assoluto e lo scrutinio proporzionale. La lista che ottiene la maggioranza assoluta dei suffragi ottiene la totalità dei seggi. Se non ottiene la maggioranza assoluta, i seggi saranno distribuiti secondo la rappresentazione proporzionale.

Il testo proposto dal governo permette inoltre ai partiti politici di associarsi per formare un’alleanza che potrebbe ottenere tutti i seggi di un circoscrizione se il suo punteggio vi superasse il 50%.

Per ciò che riguarda la cauzione da pagare allo stato dai candidati, i deputati hanno raccomandato di mantenere lo stesso importo del 2006, 250 USD, mentre il progetto propone una cauzione di 500 000 FC, circa 500 dollari.

Il 22 aprile, la Plenaria dell’Assemblea Nazionale ha deciso di rinviare il progetto di revisione della legge elettorale alla commissione Politico-amministrativa e giuridica (PAJ) di questa stessa camera parlamentare. Tra le opzioni fondamentali espresse dai deputati durante il dibattito generale, figurano particolarmente:
– la proporzionale come modo di scrutino e
– una cauzione che non superi i 250 USD per le legislative.

L’11 maggio, l’Assemblea Nazionale ha iniziato l’esame del rapporto della commissione politica, amministrativa e giuridica (PAJ) relativo alle “modifiche” portate alla legge elettorale del 2006. I dibattiti si sono centrati essenzialmente sul modo di scrutino, il numero di circoscrizioni elettorali nella città di Kinshasa, l’esclusione dei Congolesi della diaspora, la sicurezza dei candidati alle elezioni presidenziali, l’utilizzazione dei fondi pubblici durante la campagna elettorale.

La Commissione PAJ propone il “mantenimento del modo di scrutino maggioritario uninominale per le circoscrizioni con un solo seggio e l’instaurazione della proporzionale ai più alti resti con una soglia di eleggibilità del 10% per circoscrizione e per lista nelle circoscrizioni con due o più seggi”.

“Nella seduta del 23 aprile 2011, la plenaria aveva adottato lo scrutino proporzionale integrale, come previsto nella legge elettorale del 2006”, ha reagito la maggior parte dei deputati, che rifiutano contemporaneamente la soglia del 10% dei voti, al di sotto della quale una lista verrebbe squalificata.

 

Il nuovo calendario elettorale

Il 30 aprile, il presidente della Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI), Daniel Ngoy Mulunda, ha pubblicato il nuovo calendario elettorale con le seguenti date:

– 04 agosto 2011: Indizione delle elezione e iscrizione dei candidati alle elezioni presidenziali e legislative (deputati nazionali), dunque prima dei novanta (90) giorni previsti dall’articolo 73 della Costituzione;

– 07 settembre 2011: Pubblicazione della lista provvisoria dei candidati alle elezioni presidenziali e alle legislative (deputazione nazionale), dunque entro i 90 giorni come stipulato dall’articolo 73 della Costituzione;

– 17 settembre: Pubblicazione della lista definitiva dei candidati alle elezioni presidenziali e alle legislative;

Dal 18 ottobre al 21 novembre 2011: Iscrizione e trattamento delle candidature per la deputazione provinciale;

– Dal 28 ottobre al 26 novembre 2011: Campagna elettorale per le elezioni presidenziali e legislative (deputazione nazionale);

– 22 novembre 2011: Pubblicazione della lista provvisoria dei candidati alla deputazione provinciale;

– 28 novembre 2011: Elezioni Presidenziali e legislative (deputazione nazionale);

– 02 dicembre 2011: Pubblicazione della lista definitiva dei candidati alle elezioni provinciali;

– 06 dicembre 2011: Annuncio dei risultati provvisori delle elezioni presidenziali (il giorno stesso della fine del mandato del presidente in esercizio);

– 17 dicembre 2011: Proclamazione dei risultati definitivi delle elezioni presidenziali da parte della corte suprema di giustizia

– 20 dicembre 2011: Prestazione di giuramento del Presidente eletto;

– 13 gennaio 2012: Annuncio dei risultati provvisori delle elezioni legislative nazionali;

– Dal 23 febbraio al 23 marzo 2012: Campagna elettorale per le elezioni provinciali;

– 25 marzo 2012: Elezioni provinciali;

– 10 maggio 2012: Annuncio dei risultati provvisori delle elezioni provinciali;

– Dal 26 maggio al 29 giugno 2012: Installazione delle Assemblee provinciali;

– 04 luglio 2012: Elezioni dei senatori;

– 21 luglio 2012: Elezioni dei governatori e vice governatori.

Le elezioni locali sono previste per il 2013.

Secondo l’opposizione, la commissione elettorale nazionale indipendente (CENI) non ha rispettato i termini costituzionali.

Tuttavia, la Ceni afferma che l’attuale calendario li ha rispettati. Indicendo le elezioni e aprendo le iscrizioni dei candidati alle elezioni presidenziali il 4 agosto 2011 e pubblicando l’elenco provvisorio delle candidature il 7 settembre 2011, la CENI ha rispettato l’articolo 73 della Costituzione, secondo cui “lo scrutino per le elezioni del presidente della Repubblica è convocato dalla Commissione elettorale indipendente, novanta giorni prima della scadenza del mandato del presidente in esercizio”.

In effetti, il 6 dicembre, data che marca la fine del mandato di Kabila Kabange, è stato scelto proprio come data di pubblicazione dei risultati provvisori delle elezioni presidenziali.

Secondo il presidente della Commissione elettorale nazionale indipendente (Ceni), Ngoy Mulunda, non ci sarà alcun vuoto giuridico, perché il capo dello stato sarà eletto prima del 6 dicembre e sarà conosciuto il 6 dicembre”.

Il presidente della CENI prosegue: “Per ciò che riguarda lo scrutinio del presidente della Repubblica, le elezioni avranno luogo prima della fine del mandato del presidente in esercizio, il 28 novembre 2011. Dovendo rispettare il periodo di 10 giorni di ricorso e di altri 10 giorni per la soluzione di eventuali contenziosi, come previsto agli articoli 74 della Costituzione e 223 della legge elettorale, la data di prestazione di giuramento, dunque di entrata in funzione del presidente eletto, è stata fissata per il 20 dicembre 2011”.

A coloro che affermano che tale data va oltre il termine costituzionale, Ngoy Mulunda risponde: “Questa data di prestazione di giuramento, dunque di entrata in funzione, non intacca per nulla lo spirito e la lettera del capoverso 2 dell’articolo 70 della Costituzione della Repubblica che dispone: “Alla fine del suo mandato, il presidente della Repubblica resta in funzione fino all’installazione effettiva del nuovo presidente eletto”.

 

La revisione dello schedario elettorale

La revisione delle liste elettorali in corso in otto delle undici province deve concludersi all’inizio di luglio. Si sono impiegati due anni per registrare gli elettori delle tre province di Kinshasa, Bas-Congo e Maniema e l’apparizione di molteplici problemi fa temere dei ritardi. Inoltre, molti osservatori fanno notare che il numero dei centri di registrazione è fortemente diminuito rispetto alle elezioni del 2006.

Jérôme Bonso, presidente della Lega nazionale per elezioni libere e trasparenti, afferma che “li si è ridotti della metà e l’elettore deve percorrere da 30 a 40 km, o molto di più, per andare a farsi registrare nelle liste elettorali”. Egli teme che non tutto sia pronto in tempo e afferma: “La tecnologia è spesso insufficiente. Tecnicamente, si rischia di arrivare fino ad aprile o maggio dell’anno prossimo per avere delle elezioni in condizioni ottimali”, chiedendosi: “é proprio necessario andare alle elezioni, anche se ormai non si ha il tempo sufficiente per prepararle bene? ciò creerà dei conflitti!”.

A Fizi, nella provincia del Sud – Kivu, un capo locale si arrabbia quando constata che la gente deve pagare 500 franchi congolesi (mezzo dollaro) solo per avere un posto nella fila di attesa. Non lontano da là, a Baraka, un elettore ha calcolato che il ritmo attuale di iscrizione non permetterebbe di registrare che il 10% della popolazione.

Anche la Commissione elettorale nazionale indipendente (CENI) riconosce che il dispiegamento del personale ha accumulato un certo ritardo e che un centro su dieci è attualmente chiuso per guasti tecnici. Ma la CENI resta fiduciosa nel rispetto del termine di tre mesi per iscrivere tutti gli elettori. In quanto alla corruzione, il presidente della Ceni ha chiesto alla popolazione di denunciare gli agenti che esigono dei pagamenti illegali e ha promesso sanzioni contro di loro.

Il 15 aprile, in una conferenza stampa, il gruppo delle donne del Sud Kivu per la pace ha denunciato varie irregolarità constatate nel processo di revisione dello schedario elettorale del Sud Kivu. Queste irregolarità sono state constatate a due livelli:

1. A livello della CENI

– Riduzione del numero dei centri di iscrizione e conseguente aumento della distanza dall’uno all’atro (molti chilometri da percorrere a piedi, anche per le persone vulnerabili.

– Riduzione del materiale tecnico e informatico

– Guasti frequenti dei computer, unità centrali, hard disk esterni, generatori, ecc.)

– Non padronanza dell’uso degli strumenti informatici da parte di certi operatori, ciò che può occasionare certi errori

– Lentezza nel lavoro di iscrizione nelle liste elettorali. Al 14/04/2011, nei 303 centri di iscrizione, erano state registrate solo 191.391 persone, cioè una media di 48 persone per centro e per giorno. Se nel 2006, la CEI aveva registrato 1.666.615 elettori, a questo ritmo, occorreranno 113 giorni circa per arrivare a questa cifra. Quindi i 90 giorni previsti sarebbero nettamente insufficienti.

– Pagamento del numero di attesa, almeno in alcuni centri

– Distribuzione dei numeri di attesa in ore tardive e non appropriate (alle 3h o alle 4h del mattino), esponendo così gli elettori ai rischi dell’insicurezza

– Il versamento irregolare della razione alimentare agli agenti di polizia incaricati della sorveglianza dei centri

– Assenza, in certi centri di iscrizione, di alcuni agenti della CENI che sono, nello stesso tempo, dei funzionari dello stato (insegnanti e direttori di scuole)

– Sciopero di alcuni agenti della Ceni a causa del non pagamento di stipendi precedenti.

2. A livello di certe personalità politiche

– L’influenza di alcuni candidati potenziali su certi elettori della città di Bukavu, per farli iscrivere, mediante la promessa di certi vantaggi, nelle loro proprie circoscrizioni elettorali

– La manipolazione degli studenti finalisti, incitandoli a farsi registrare in certi Territori rurali, assicurandoli di ottenere, in tal modo, i loro diplomi di stato.

Tutte queste irregolarità hanno un certo numero di conseguenze, come:

– lo scoraggiamento degli elettori.

– il rischio di arrivare alla fine del periodo della revisione delle liste elettorali, senza aver iscritto tutti i cittadini in età di voto.

– la riduzione del numero dei seggi nella circoscrizione elettorale di Bukavu

– la perpetuazione della cultura degli antivalori come la corruzione, l’imbroglio, ecc.

Il Gruppo della donne del Kivu per la pace chiede, quindi, al Governo congolese e alla CENI di trovare delle soluzioni ai diversi problemi tecnici rievocati, per mettere ordine nei diversi centri in cui si sono constatate delle anomalie e permettere, così, ai potenziali elettori di potere usufruire dei loro diritti. Il Gruppo delle donne chiede anche di cominciare a riflettere su un piano B per un prolungamento del periodo della revisione dello schedario elettorale, nel caso in cui i 90 giorni previsti non bastassero.

Il 15 aprile, in un memorandum inviato al Governatore di provincia, la società civile del Nord-Kivu rivela inquietanti irregolarità constatate in vari Centri di iscrizione del Nord-Kivu e relative alla vera identità delle persone che si iscrivono, il numero delle persone registrate giornalmente in ogni centro di iscrizione, il modo di lavorare delle persone addette, la qualità degli strumenti di lavoro spesso in averia, il mantenimento degli agenti nei centri di iscrizione, la distribuzione parallela di numeri di attesa, l’interferenza dei militari, ecc. A Butembo, la società civile deplora l’assenza, nei centri di iscrizione, dei rappresentanti dei partiti politici e delle ONG locali come osservatori.

Circa un mese e mezzo dopo l’inizio delle operazioni di revisione delle liste elettorali in sei province del paese (Bandundu, Equateur, Kasaï Oriental, Nord-Kivu, Sud-Kivu e Provincia Orientale, persistono le difficoltà di ordine materiale e tecnico apparse fin dalla partenza .

In tutte queste sei province, si è osservato e si continua ad osservare n modo particolare:
• insufficienza del numero di centri di iscrizione
• frequenti guasti dei set elettorali,
• distribuzione tardiva del materiale, almeno in certi centri di iscrizione,
• lentezza nelle operazioni propriamente dette e
• debole copertura in mezzi di comunicazione.
• non pagamento degli operatori.

In certe province, è apparso anche il fenomeno “deportazione”: alcuni potenziali candidati alle prossime elezioni incitano una popolazione di elettori a farsi iscrivere nelle circoscrizioni in cui questi candidati sperano di ottenere più voti.

Circa le difficoltà rilevate, la Commissione elettorale nazionale indipendente ha affermato di avere preso le disposizioni necessarie. Ha così annunciato di avere acquistato una certa quantità di moto per mandare i tecnici a riparare gli strumenti che non funzionano. Peraltro, il relatore della Ceni, Matthieu Pita, ha indicato che dovrebbero arrivare nuovi set elettorali, per permettere di aprire dei centri di iscrizione supplementari.

I dati parziali raccolti presso i centri di iscrizione indicano che 2.981.059 persone sono già state registrate nel Katanga, 1.887.141 nel Kasaï Occidentale, 1.255.042 nel Bandundu, 1.477.890 nell’Equateur, 1.345.948 nel Kasaï orientale, 1.135.214 nel Nord-Kivu e 861.125 nel Sud-Kivu.

La revisione dello schedario elettorale rimane ancora una grande incognita.

I guasti dei computer, stampanti e generatori elettrici, le interferenze di certe autorità dell’amministrazione territoriale nel lavoro degli agenti della CENI, la lontananza e l’insufficienza dei centri di iscrizione, l’illegalità del pagamento a volte richiesto per ottenere i certificati elettorali, la confusione relativa all’iscrizione delle persone non detentrici dei vecchi certificati elettorali, le difficoltà finanziarie della CENI stanno causando un grande ritardo nel processo di iscrizione delle persone nelle liste elettorali.

La CENI ha annunciato la chiusura delle operazioni di revisione dello schedario elettorale al 30 giugno 2011. Ma, al ritmo con cui si sta svolgendo finora la revisione dello schedario elettorale, ci si chiede se i milioni di compatrioti non ancora iscritti nelle 7 province potranno realmente ottenere i loro certificati elettorali.

Tutti auspicano che la CENI possa produrre uno schedario elettorale in cui dovrebbero apparire tutti i congolesi in età di votare e con tutti i requisiti richiesti a questo effetto. Per evitare ogni equivoco, la CENI dovrebbe affiggere le liste elettorali in tutti i quartieri e i villaggi in cui sta operando. Così ogni Congolese dovrebbe poter consultarle per assicurarsi che non includano degli “infiltrati”, cioè dei congolesi con doppia o tripla nazionalità, degli stranieri, dei “morti”, dei minori di età, dei militari e agenti di polizia. I Congolesi dovrebbero sapere con esattezza quanti di loro hanno il diritto di voto, per poter partecipare alle future elezioni nazionali, provinciali e locali. Se la CENI riuscisse a compilare liste elettorali realmente trasparenti, un tale lavoro sarebbe la premessa per delle elezioni veramente trasparenti a tutti i livelli.

A proposito della revisione dello schedario elettorale, la CENI stima che il ritardo accumulato sarà ricuperato mediante il rafforzamento della sua capacità logistica per la distribuzione e la raccolta del materiale e la trasmissione e il trattamento dei risultati, grazie a una rete di trasmissione dei dati per VSAT. Circa le difficoltà di ordine finanziario, la CENI si aspetta che il governo finanzi, come promesso, il 60% delle spese delle elezioni, anche se non lo dà per scontato. Parimenti, in questo periodo di crisi finanziaria, la comunità internazionale non ha ancora concretizzato le sue promesse, avendo gli Stati rivisto verso il basso la loro assistenza.

 

La dichiarazione dell’opposizione sul calendario elettorale

Il 6 maggio, una serie dei partiti politici dell’opposizione, 26 in totale, tra cui il MLC di Jean-Pierre Bemba, l’UDPS di Etienne Tsishekedi e l’UNC del Vital Kamerhe, hanno reso pubblico un comunicato sul processo elettorale come condotto dalla Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (Ceni). Se tutti hanno accettato il principio delle elezioni per accedere al potere, hanno tuttavia emesso delle riserve sul meccanismo elettorale proposto dalla Ceni. “L’opposizione politica riafferma la sua decisione irrevocabile di partecipare alle prossime elezioni elettorali in un clima trasparente, democratico e pacifico”, si legge in tale dichiarazione politica.

Benché aderendo alla dinamica elettorale, nella sua dichiarazione l’opposizione ricorda che “il calendario elettorale pubblicato dalla Ceni è incostituzionale e irrealistico.”

Incostituzionale, perché il prossimo presidente dovrebbe, secondo loro, prendere possesso delle sue funzioni prima della fine del mandato dell’attuale presidente, Joseph Kabila, cioè il 6 dicembre.

Irrealistico, perché non credono che la Ceni possa terminare la revisione completa dello schedario elettorale entro il 30 giugno.

L’opposizione afferma che, “fissando al 28 novembre 2011 le elezioni presidenziali, il calendario elettorale è incostituzionale perché, ignorando il termine costituzionale di 90 giorni, viola l’articolo 73 della Costituzione. Ciò che l’opposizione e il popolo congolese non possono accettare”.

Sul modo con cui la Ceni sta realizzando la revisione delle liste elettorali, l’opposizione nota che “il numero ridotto dei centri di iscrizione, la scarsa qualità e la vetustà delle attrezzature (computer e stampanti) e la loro inadeguata distribuzione sono alcuni dei numerosi problemi ancora non risolti”.

Dopo avere rilevato certe incoerenze nelle operazioni di revisione delle liste elettorali, come “il fissare la fine di detta revisione entro il 30 giugno 2011 quando, in alcune province, queste operazioni sono appena iniziate”, l’opposizione non nasconde la sua preoccupazione per un eventuale “spostamento meccanico, di almeno 45 giorni, dell’intero processo elettorale”.

Nella sua dichiarazione, l’opposizione ha fatto riferimento anche al clima politico e al modo di garantire la sicurezza durante tutto il processo elettorale. A questo proposito, essa ha ricordato la sua posizione dell’8 aprile 2011, nella quale denunciava “un clima deleterio, reso tale dal monopolio dei mezzi pubblici di comunicazione e della amministrazione territoriale da parte della maggioranza al potere, dal ritardo apparentemente voluto nella creazione del Consiglio superiore della comunicazione e dell’audiovisivo, dagli arresti arbitrari, da omicidi mirati, da molteplici intimidazioni, dalla politicizzazione dell’esercito, della polizia e dei servizi di sicurezza, ecc.”.

Per poter organizzare elezioni pacifiche, l’opposizione esige “il risanamento del clima politico prima, durante e dopo il processo elettorale, particolarmente attraverso la liberazione senza condizioni degli oppositori politici, dei militanti, degli attivisti dei diritti dell’uomo e dei giornalisti irregolarmente detenuti”.

In seguito a tali osservazioni, l’opposizione politica indica che “di fronte all’incapacità del governo nel garantire la sicurezza delle personalità politiche dell’opposizione, essa chiede alla comunità internazionale un piano delle Nazioni Unite per la sicurezza del processo elettorale e di tutti i politici, particolarmente di quelli dell’opposizione”.

L’opposizione chiede, infine, alla CENI di pubblicare le liste elettorali nelle province in cui la loro revisione è terminata.

In caso di non applicazione di tali raccomandazioni, l’opposizione renderà il governo e la CENI responsabili di un eventuale fallimento delle elezioni.

Malgrado queste critiche, i partiti dell’opposizione non boicotteranno il processo elettorale e riaffermano, nella conclusione della dichiarazione, la loro decisione irrevocabile di partecipare alle prossime scadenze elettorali “con responsabilità e in un clima pacifico”.

 

Elezioni 2011 e Rapporto Mapping dell’Onu sui crimini commessi in RDCongo

Certi discorsi di partiti politici congolesi dell’opposizione provocano inquietudine. Questi discorsi spesso coerenti e belli, presentano tuttavia dei limiti dal punto di vista dell’analisi del sistema contro cui tale “opposizione” dice di battersi. Ascoltando i suoi discorsi, diventa difficile dire se promuove l’alternanza all’interno dello stesso sistema (criticato) o l’alternativa a questo sistema. Soprattutto alla vigilia di nuove elezioni. Spesso dà l’impressione di lavorare più per un’alternanza all’interno dello stesso sistema che per una alternativa credibile al sistema stesso.

Secondo alcuni osservatori, discutere sui termini costituzionali delle elezioni del 2011 ignorando il rapporto Mapping sui crimini di guerra, i crimini contro l’umanità e i crimini di “genocidio” commessi in RDCongo dal 1993 al 2003, pubblicato dall’Alto Commissariato dell’Onu per i diritti dell’uomo all’inizio di ottobre 2010, è come mettere l’aratro davanti ai buoi. L’insistenza sui termini costituzionali entro cui devono aver luogo le elezioni, tacendo sulla giustizia che dovrebbe essere fatta per i crimini commessi da vari governanti attuali è un’impresa di inutile masturbazione politica: certi criminali al potere in RDCongo non segheranno certo l’albero del crimine su cui si sono seduti, accettando di organizzare delle elezioni libere, democratiche e trasparenti.

Finché la Verità e la Giustizia non saranno fatte su ciò che è successo in RDC dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989 e sulle due guerre di invasione del 1996 e del 1998, la democrazia sarà una vana parola in Congo: non ci sarà vera democrazia senza che si sia cercata e trovata la Verità sui cadaveri delle due recenti guerre. Non è possibile che degli esseri razionali e ragionevoli – se ce ne sono ancora – continuino a credere in un processo democratico iniziato da criminali di guerra e dai loro complici stranieri.

I Congolesi degni di questo nome dovrebbero pensare ad altre soluzioni al di fuori (o in più) delle elezioni di 2011. Infatti, non ci sarà vera democrazia nella RDCongo senza condurre in giustizia i responsabili, diretti e indiretti, delle guerre del 1996 e del 1998.

Bisognerebbe lavorare affinché “i signori della guerra” del 1996 e del 1998 (e dopo), implicati nel rapporto Mapping dell’Onu regolino dapprima i loro conti con la giustizia, prima di presentarsi come candidati alle elezioni del 2011. Ma, niente da fare! I dibattiti girano intorno al calendario elettorale, ai termini costituzionali, al bilancio dei cinque cantieri, ecc., mentre “i ritornati dal Ruanda” occupano i territori dell’est del paese, il censimento generale della popolazione congolese non lo si fa, le elezioni locali sono senza tregua rimandate alle calende greche, i centri di iscrizione alle liste elettorali e e il personale addetto vengono attaccati e uccisi, i certificati elettorali vengono venduti o rubati e nessuna carta di identità non è stata ancora rilasciata ai congolesi.

Mentre l’opinione pubblica è centrata sulla preparazione di elezioni libere, trasparenti e democratiche, “i signori della guerra” continuano a barattare le terre degli antenati con le denaro sporco di sangue.

E’ così che quelli che accetteranno di andare alle elezioni, come oppositori o come membri della società civile, rischiano di collaborare al prolungamento dell’immunità giudiziaria dei “signori della guerra” che hanno partecipato, direttamente o indirettamente, al “genocidio congolese”.

Andare alle elezioni con “i signori della guerra” implicati in questo “genocidio”, è un modo di partecipare ad un suicidio collettivo che garantisce la loro immunità di fronte alla giustizia.

Perché non si potrebbe rischiare una follia? Rifiutare le elezioni del 2011 o condizionarle alla convocazione da parte della CPI (o di un’altra istanza giudiziaria), dei mandanti del “genocidio congolese”. Fare Verità sulle guerre del 1996 e del 1998 dovrebbe essere la condizione sine qua non di ogni forma di normalizzazione della vita politica in RDCongo.

 

2. LA SOCIETÀ CIVILE INTERNAZIONALE DI FRONTE ALLE ELEZIONI DEL 2011

ICG: Congo, il dilemma elettorale

Il 5 maggio, International Crisis Group ha pubblicato il rapporto “Congo: il dilemma elettorale.”

Secondo questa organizzazione per la prevenzione dei conflitti, “dopo quattro anni di inerzia elettorale e un processo di democratizzazione arenata, la Repubblica Democratica del Congo (RDC) sta preparando le sue seconde elezioni democratiche nell’emergenza e secondo un calendario molto controverso. Contrariamente alle prime elezioni del 2006, questa volta la comunità internazionale non pilota, di fatto, il processo elettorale. Le autorità congolesi sono di fronte ad un dilemma: rispettare le scadenze costituzionali e organizzare delle elezioni abborracciate o ignorare queste scadenze e cadere in un periodo di incostituzionalità del potere. Nei due casi, la legittimità del governo sarà molto ipotecata. Le autorità congolesi hanno scelto la prima opzione.

Invece di favorire il consolidamento della democrazia, le prossime elezioni sono, nel migliore dei casi, un problema logistico e, nel caso peggiore, una nuova causa di destabilizzazione.

Mentre il partito del presidente Joseph Kabila è già entrato in campagna, molto prima dell’inizio del periodo elettorale, i partiti dell’opposizione tentano di unirsi, finora senza successo e stanno ancora cercando il loro “campione” per la corsa presidenziale. Le cause della preoccupazione pre-elettorale non sono semplicemente logistiche. All’inizio dell’anno, un cambiamento costituzionale ha fatto sparire il primo turno eliminatorio dalle elezioni presidenziali, trasformandole in una competizione a un solo turno, in cui il vincitore, grazie alla maggioranza relativa, anche se debole, arrafferà tutto l’elettorato, favorendo così l’attuale presidente. Sono attesi anche altri cambiamenti della legge elettorale a vantaggio del partito della maggioranza, già che il Governo ha presentato all’Assemblea Nazionale dei Deputati un progetto di revisione della legge elettorale del 2006. In un clima di insicurezza generalizzata, le intimidazioni contro gli oppositori politici sono già cominciate. Malgrado l’integrazione di alcuni gruppi armati nell’esercito governativo congolese, nelle due province del Kivu prevale ancora l’insicurezza, mentre all’ovest del paese si assiste a degli episodi inspiegabili di violenza, incluso un tentativo di colpo di stato.

I preparativi tecnici delle elezioni sono in ritardo. Non sono ancora pronte né la legge elettorale, né le liste elettorali, né il bilancio finanziario. Istituita con un anno di ritardo, la Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI) ha iniziato una vera corsa a cronometro. La registrazione degli elettori è già controversa, il finanziamento del ciclo elettorale è incompleto e il calendario elettorale, che non rispetta che parzialmente le scadenze costituzionali, risulta problematico.

Il solo modo di uscire da questa situazione senza vincitori consiste nell’accelerare la preparazione delle elezioni e nel concordare un calendario elettorale di emergenza e un accordo politico per un periodo di transizione quasi certa. L’approvazione di misure essenziali per garantire la tenuta di elezioni trasparenti e inclusive e la sicurezza durante il processo elettorale è una priorità che esige un forte impegno da parte delle Nazioni Unite.

Tenuto conto dei rischi di illegittimità delle elezioni, di frodi elettorali e di violenze, la comunità internazionale non dovrebbe tirarsi indietro, ma potrebbe piuttosto fare comprendere ai politici congolesi che un leggero spostamento delle elezioni a più tardi sarebbe preferibile a delle elezioni abborracciate alla meglio.

Per non ritrovarsi intrappolati in un processo viziato che potrebbe slittare nella violenza, come quello che ha recentemente sperimentato la Costa d’Avorio, occorre che la comunità internazionale, incluso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e l’insieme dei finanziatori, aumenti il suo impegno politico per la RDCongo. In questa prospettiva, si rende necessaria la nomina di inviati speciali da parte degli Stati Uniti, della Francia e dell’Unione Europea (UE). Anche il Rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite (RSSG) ha un ruolo essenziale da svolgere. L’assistenza finanziaria e tecnica dovrebbe essere fornita in funzione di un controllo costante e preciso della libertà di fare campagna elettorale, del rispetto del pluralismo politico, del rifiuto della violenza politica, dell’accesso paritario ai media nazionali, del dialogo tra le autorità congolesi e la CENI e delle opportunità per la società civile di condurre liberamente un suo monitoraggio del processo elettorale.

I politici congolesi e la comunità internazionale dovrebbero anticipare, sin da ora, la possibilità molto reale che la scadenza costituzionale del 5 dicembre non possa essere rispettata. Concordare un accordo con l’opposizione, stabilire una nuova scadenza per l’organizzazione delle elezioni e limitare le responsabilità del governo agli affari correnti durante il periodo di transizione non garantirà certo delle elezioni libere e trasparenti. Tuttavia, ciò permetterebbe di evitare che un probabile slittamento incostituzionale delle elezioni apra una crisi di legittimità”.

Tra le raccomandazioni, ICG propone:

Al governo congolese:
1. fare prestare un giuramento di neutralità a tutti i funzionari e farlo rispettare.
2. trasferire immediatamente i fondi finanziari necessari alla CENI.
3. pagare gli agenti della polizia.

Alla maggioranza e all’opposizione:
4. concordare un nuovo calendario elettorale nell’eventualità molto probabile di uno slittamento delle elezioni e trovare un accordo di transizione che stabilisca una nuova scadenza per queste elezioni e limiti l’azione del governo alla gestione degli affari correnti durante questo periodo di transizione.
5. firmare solennemente durante una cerimonia pubblica un codice di buona condotta che promuova il rispetto delle libertà politiche, proibisca gli appelli all’odio, obblighi i candidati a contestare i risultati elettorali unicamente per vie legali e vieti ogni atto di violenza contro i candidati vinti e i loro militanti.
6. stabilire un comitato di sorveglianza dell’applicazione di tale codice, composto di rappresentanti dei partiti politici, delle organizzazioni della società civile, delle ambasciate e della missione delle Nazioni unite in RDC (MONUSCO) che, insieme, valuteranno il rispetto del codice di buona condotta.
7. creare un comitato formato da rappresentanti dei vari partiti, per stabilire un dialogo tra le diverse formazioni politiche durante tutto il processo elettorale.

Alla Commissione Elettorale Nazionale Indipendente:
8. assicurare la trasparenza delle elezioni:

a) pubblicando le liste elettorali nelle circoscrizioni e su internet e pubblicizzando ampiamente la procedura di contestazione delle liste elettorali in questione;

b) garantendo la libertà di accesso degli osservatori internazionali, della società civile e degli osservatori dei partiti politici ai centri di iscrizione, centri di voto e centri di conteggio dei risultati;

c) affiggendo pubblicamente i risultati elettorali immediatamente dopo il conteggio delle voti nei centri di voto e su internet;

Alla comunità internazionale, in particolare alle Nazioni Unite, all’Unione Africana, all’Unione Europea e ai paesi finanziatori delle elezioni:
9. Insistere presso le autorità congolesi affinché siano messe in atto le misure essenziali per assicurare la trasparenza del processo elettorale e la partecipazione dell’insieme degli elettori e delle tendenze politiche al processo elettorale stesso.
10. Appoggiare tecnicamente e finanziariamente una campagna di educazione civica e di formazione per i rappresentanti dei partiti politici.
11. Valutare il processo elettorale:

a) mandando delle missioni lunghe di osservazione delle elezioni;

b) prendendo parte al comitato di sorveglianza dell’applicazione del codice di buona condotta;

c) nominando degli inviati speciali per la regione dei Grandi Laghi.

Per un’appropriazione delle elezioni da parte della popolazione

 

Il 6 maggio, EurAc, la rete delle ONG europee per l’Africa Centrale, ha reso pubblico il comunicato “RDC: Per un’appropriazione delle elezioni da parte della popolazione attraverso l’educazione civica e l’osservazione elettorale”.

Secondo Eurac, il nuovo ciclo elettorale deve consolidare la democratizzazione del paese e le istituzioni della Terza Repubblica.

Il carattere democratico e trasparente delle prossime elezioni dipenderà da diversi fattori, fra cui:

– il funzionamento autonomo della CENI

– il contenuto della legge elettorale e il modo con cui si farà la revisione di quella de 2006

– la creazione e il funzionamento del Consiglio Superiore dell’audiovisivo

– il modo con cui si garantirà la sicurezza durante le elezioni e la possibilità per gli oppositori politici di spostarsi liberamente per condurre la loro campagna elettorale

– l’indipendenza della Corte costituzionale

Nel frattempo, la popolazione rischia di non essere sufficientemente mobilitata per queste elezioni. Certo, le persone vanno a farsi iscrivere nelle liste elettorali, perché in un paese che, già da molto tempo, non rilascia più carte di identità in regola, il certificato elettorale diventa un documento molto importante. Ma la popolazione non si sente molto interessata al processo elettorale, perché delusa per le poche conseguenze palpabili delle elezioni di 2006 nella sua vita quotidiana.

Tuttavia, un’implicazione della base nel processo elettorale contribuirà alla sicurezza delle elezioni stesse, alla diminuzione dei rischi di manipolazione delle urne e all’accettazione del risultato delle urne.

Ma una partecipazione attiva della popolazione che possa contribuire ad una legittimità massimale dei risultati e del mandato delle istituzioni elette, non sarà possibile senza una coscientizzazione o sensibilizzazione dell’elettorato attraverso un’educazione civica e di partecipazione.

In questo lavoro di sensibilizzazione, considerando la sua vicinanza alla popolazione, l’intera società civile con tutte le sue componenti (Chiese, ONG, sindacati, movimenti di donne, media,…) è un agente chiave. Sottolineando l’importanza della partecipazione del popolo nel processo di democratizzazione, EurAc raccomanda all’Unione Europea e ai suoi Stati membri di:

– Sostenere e finanziare la società civile nel suo mandato di sensibilizzazione della popolazione attraverso l’educazione civica ed elettorale, realizzata dalle organizzazioni congolesi, in collaborazione con le ONG internazionali.

– Condurre un dialogo regolare con la società civile e assicurare un controllo diplomatico per proteggere i difensori dei diritti dell’uomo.

– Creare e sostenere un’osservazione indipendente delle elezioni in cui parteciperanno istanze ufficiali e non governative, compresa la società civile congolese. L’UE deve contribuire anche allo svolgimento corretto delle elezioni anche, tra l’altro, con la sua presenza fisica sul territorio.

– Impegnarsi in funzione del ciclo elettorale nella sua interezza, investendo i mezzi necessari (volontà politica e mezzi finanziari), perché la qualità della democrazia non dipende solamente dalle elezioni presidenziali, ma anche e soprattutto dalle elezioni legislative, provinciali e locali.