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Mag 04 2011

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CONGO ATTUALITA’ N. 124

SOMMARIO:

EDITORIALE
1. GIUSTIZIA: PROGETTO DI LEGGE SULLA CREAZIONE DI “CAMERE SPECIALIZZATE MISTE”
      a. Occorre emendare il progetto di legge sulle camere specializzate,
      b. Occorre rinforzare il progetto di legge sulle camere specializzate
2. POLITICA: LE INCERTEZZE DEL PROCESSO ELETTORALE
    a. La Ceni: un nuovo calendario elettorale in preparazione
    b. Maggioranza ed opposizione faccia alle prossime elezioni
    c. Una eventuale separazione delle elezioni presidenziali dalle legislative
    d. Il dibattito sul progetto di un nuovo calendario elettorale
    e. Proposta di una nuova legge elettorale
    f. Elezioni in RDC, solo le presidenziali?
    g. Ciò che ostacola il processo elettorale
    h. Verso un eventuale slittamento delle elezioni?
    i. Infine, la Ceni pubblica un nuovo calendario elettorale
3. NUOVE REGOLE DI TRACCIABILITA PER I MINERALI CONGOLESI
    a. La legge Dodd-Frank
    b. Nuove disposizioni dell’EICC e della GeSI

EDITORIALE:

Il 1° ottobre 2010, l’Alto Commissariato dell’Onu per i Diritti Umani aveva pubblicato il Rapporto Mapping sui gravi crimini commessi nella Repubblica Democratica del Congo (ex Zaire) dal 1993 al 2003, un rapporto drammatico che ha portato alla luce una lunga serie di crimini di guerra, crimini contro l’umanità e crimini di genocidio perpetrati contro una popolazione civile inerme, già vittima della miseria e dell’ingiustizia. Tale disumana violenza continua fino ad oggi attraverso omicidi, furti, stupri, attacchi a veicoli e villaggi, generando un clima di paura e terrore. Una delle cause per cui la violenza non si è fermata è certamente l’impunità, di cui hanno finora usufruito i responsabili di tali crimini. È la ragione per la quale il ministro congolese della giustizia sta attualmente lavorando ad un progetto di legge sulla creazione di “camere specializzate miste”.

Si tratta di giurisdizioni giudiziarie “specializzate”, perché incaricate di aprire inchieste e di processare i responsabili dei crimini più gravi commessi in RDCongo, come i crimini di guerra, i crimini contro l’umanità e i crimini di genocidio. Saranno giurisdizioni “miste”, perché composte da magistrati, giudici e avvocati congolesi ed esteri. La presenza internazionale, benché temporanea e degressiva, è voluta come appoggio alla giustizia congolese stessa e come garanzia di indipendenza rispetto a possibili interferenze politiche e militari, sia nazionali che internazionali.

Probabilmente, il governo congolese si è accorto che non si costruisce la pace integrando ex miliziani nell’esercito nazionale o promuovendo a gradi superiori ex signori della guerra, ma arrestandoli e processandoli, rendendo così giustizia alle troppe vittime, assassinate o superstiti, dei loro abominevoli crimini.

Ormai è riconosciuto da tutti che alla base della guerra, della violenza e dell’insicurezza in Congo e nella regione dei grandi Laghi Africani c’è lo sfruttamento illegale delle risorse minerarie (coltan, cassiterite, oro, niobio, …) del Congo. Per questo, si era lanciata una campagna, che è ancora in corso, contro i “minerali insanguinati” provenienti da zone di conflitto. Sembra proprio che tale campagna stia dando i primi risultati. La legge americana Dodd-Frank e le nuove disposizioni

dell’Electronic Industry Citizenship Coalition (EICC) e della Global eSustainability Initiative (GeSI) vietano ormai l’importazione di minerali provenienti dal Congo, se privi di certificazione di origine. Tali normative sono state prese per impedire un tipo di commercio che serva a finanziare conflitti provocati da reti mafiose e gruppi armati, a scapito della popolazione locale. Sarà necessario un controllo rigoroso, per evitare che il commercio illegale dei minerali continui nella clandestinità e attraverso il contrabbando, soprattutto alla frontiera con alcuni Paesi limitrofi.

Anche la lotta contro il commercio illegale dei “minerali insanguinati” è un passo avanti verso la pace e il governo congolese, invece di chiedere una moratoria, dovrebbe collaborare con tutti i mezzi a sua disposizione. Una moratoria potrebbe essere possibile nel caso di un surplus di produzione o di una scarsa qualità del prodotto, ma non nel caso di un’implicazione, diretta o indiretta, nel finanziamento di reti mafiose e di gruppi armati.

Purtroppo, la classe politica congolese si sta attualmente dibattendo tra molte ambiguità e incertezze, schiava di una insensata corsa verso il potere, proprio alla vigilia di nuove elezioni.

Dopo aver modificato la Costituzione per portare le elezioni presidenziali da due a un solo turno, ciò che potrebbe favorire la rielezione del presidente attuale nel caso in cui l’opposizione non riuscisse a presentare un unico candidato, la maggioranza presidenziale (MP), che sostiene l’attuale presidente Joseph Cabila, ha tentato di presentare in Parlamento anche una revisione della legge elettorale che avrebbe potuto separare le elezioni legislative dalle presidenziali, ciò che avrebbe potuto assicurare alla Maggioranza Presidenziale anche una maggioranza in Parlamento. Da parte sua, nonostante vari incontri, l’Opposizione non è ancora riuscita a identificare un suo unico candidato che potrebbe essere una alternativa all’attuale candidato della Maggioranza Presidenziale.

Finora, ciascun partito tende a mantenere il suo proprio candidato.

All’inizio di marzo, la Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (Ceni) aveva annunciato la pubblicazione immediata di un nuovo calendario elettorale, ma ha tardato fino al 30 aprile prima di renderlo noto e tale ritardo ha provocato un clima di incertezza, tanto da arrivare a dubitare della tenuta delle elezioni entro i tempi previsti dalla Costituzione. Ora che la Ceni ha fissato le elezioni presidenziali e legislative (elezioni dei deputati nazionali) per il 29 novembre 2011, la classe politica dovrebbe dare prova di maturità e responsabilità, impegnandosi per elezioni davvero democratiche , libere e trasparenti.

In caso contrario, il popolo congolese, la gente dei campi e dei mercati, i giovani delle università, le donne violentate, gli insegnanti, i medici, gli infermieri e tanti altri, sapranno ritrovare, un giorno, la forza per riappropriarsi della vita politica del loro Paese e correre insieme verso la libertà.

1. GIUSTIZIA: PROGETTO DI LEGGE SULLA CREAZIONE DI “CAMERE SPECIALIZZATE MISTE”

a. Occorre emendare il progetto di legge sulle camere specializzate, per rinforzare la lotta contro l’impunità

Il 14 marzo, Georges Kapiamba, Vicepresidente Nazionale dell’Associazione Africana per la Difesa dei diritti dell’uomo; Richard Dicker, Direttore del Programma Giustizia Internazionale presso Human Rights Watch; Raphaël Wakenge, Coordinatore Nazionale della Coalizione congolese per la Giustizia di transizione, hanno scritto una lettera al Ministro della Giustizia, Luzolo Bambi Lessa, a proposito dell’importante dichiarazione da lui fatta all’inizio del mese, informando il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite (ONU) sulle misure concrete prese dal governo congolese per lottare contro l’impunità di personalità responsabili di aver commesso gravi crimini. In particolare, il Ministro aveva menzionato che il 25 febbraio il Consiglio dei Ministri aveva approvato un progetto di legge sulla creazione di camere specializzate miste in seno al sistema giudiziario congolese con competenza sulle gravi violazioni dei diritti umani.

Dopo aver esaminato il progetto di legge, i tre firmatari della lettera affermano di essere

preoccupati per un certo numero di problemi che, secondo loro, potrebbero impedire l’efficacia stessa delle camere specializzate, nel caso in cui non venissero risolti.

– In primo luogo, il progetto di legge dovrebbe precisare che le camere specializzate miste funzionerebbero nel quadro di una giurisdizione specializzata creata in virtù dell’articolo 149 della costituzione congolese (con sezioni proprie situate presso alcune corti d’appello). Questa precisione dovrebbe garantire l’indipendenza delle camere specializzate, sottraendole alla gerarchia normale dei tribunali ordinari. La creazione di una giurisdizione specializzata contribuirebbe a isolare le camere specializzate da ogni interferenza politica, presunta o reale. Di più, la creazione di una giurisdizione specializzata con un solo cancelliere, presidente e procuratore contribuirebbe ad assicurare la coerenza delle politiche e degli approcci tra le differenti camere.

– In secondo luogo, il progetto di legge autorizza la partecipazione di giudici e di periti internazionali nei diversi settori del mandato delle camere specializzate. Tuttavia, nel testo, la presenza temporanea di personale internazionale dovrebbe essere resa obbligatoria e questo, per rinforzare la capacità del personale congolese nel giudicare affari criminali molto complessi e per contribuire a proteggere l’istituzione da ogni potenziale ingerenza politica. Più particolarmente, i progetto di legge dovrebbe essere modificato per garantire la presenza di giudici internazionali, non solo in prima istanza, ma anche in appello. Il personale internazionale potrebbe essere sostituito progressivamente da personale nazionale. Dovrebbe essere elaborato anche un processo di nomine che garantisca l’indipendenza e la migliore qualifica dei membri di questo personale internazionale.

– In terzo luogo, il progetto di legge dovrebbe essere emendato per attribuire alle camere una competenza prioritaria, più che esclusiva, per giudicare i crimini internazionali. In pratica, le camere non saranno in grado di giudicare la totalità dei crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio, ciò significa che, per evitare l’impunità di questi crimini, dovranno intervenire anche i tribunali civili ordinari. Il progetto di legge riconosce implicitamente questa realtà, ma invece di proporre una strategia per la ripartizione dei dossier, autorizza che i reati siano riqualificati come i crimini di diritto comune, per permettere ai tribunali civili di esercitare la loro competenza.

– Infine, sono necessari dei miglioramenti nell’ultima partita del progetto di legge che tratta degli aspetti di procedura, particolarmente per ciò che riguarda i diritti della difesa (per la gravità dei crimini, la rappresentazione attraverso un avvocato deve essere garantita) e la protezione dei testimoni e delle vittime (sarebbe conveniente la creazione di un’unità di protezione amministrata dalla cancelleria) e la partecipazione delle vittime ai processi.

– E’ quindi essenziale modificare questi aspetti del progetto di legge sulle camere specializzate, per permettere alle camere stesse di funzionare come uno strumento veramente efficace e indipendente nella lotta contro l’impunità per i crimini gravi commessi in RDC.

 

b. Occorre rinforzare il progetto di legge sulle camere specializzate, per portare davanti alla giustizia gli autori di crimini di guerra e crimini contro l’umanità

 Dal 6 all’8 aprile, membri del governo congolese, diplomatici, funzionari delle Nazioni Unite, rappresentanti di organizzazioni non governative internazionali e rappresentanti della società civile congolese di ciascuna delle undici province del paese si sono riuniti a Goma (Nord Kivu), per discutere sui possibili miglioramenti da apportare al progetto di legge del governo congolese, con cui si intende istituire una corte specializzata mista, per giudicare i crimini di guerra, i crimini contro l’umanità e altri gravi crimini commessi sul suolo congolese dal 1990 in poi.

Tale corte mista sarà una giurisdizione nazionale con una partecipazione internazionale.

Il ministro della Giustizia e dei Diritti umani, Luzolo Bambi, ha indicato che il progetto di legge sarà presentato in Parlamento nel corso dell’attuale sessione che si concluderà il 15 giugno.

I 34 partecipanti della società civile hanno approvato una Posizione comune sul progetto di legge, nella quale esprimono il loro sostegno globale alla proposta di creazione di una corte specializzata mista, purché siano apportate alcune importanti modifiche, per garantire la sua indipendenza, la sua credibilità e la sua efficacia. Tra i miglioramenti richiesti figurano la partecipazione di personale internazionale in tutti gli organi della corte, l’estensione della sua competenza temporale per includere i crimini attuali, il chiarimento del ruolo delle vittime, la protezione dei testimoni nei processi e il rafforzamento dei diritti degli accusati.

Nella loro posizione comune, i rappresentanti delle 34 organizzazioni della società civile congolese che hanno partecipato alla conferenza di Goma dal 6 all’8 aprile, si sono detti favorevoli al progetto di legge proposto dal governo sulla creazione, in seno al sistema giudiziario nazionale, di una corte specializzata mista, composta di varie camere localizzate presso alcune corti d’appello di provincia, con competenza sulle gravi violazioni dei diritti umani commesse in RDCongo dal 1990 in poi. Tuttavia, chiedono che siano apportati alcuni miglioramenti alla versione attuale di tale progetto di legge.

1) La corte specializzata mista dovrebbe essere competente per giudicare i crimini passati e presenti commessi in RDC:

Attualmente, il progetto di legge del governo prevede che la corte specializzata mista sia competente per i crimini internazionali più gravi commessi sul territorio della RDC tra il 1990 e il 2003. Affinché sia uno strumento di giustizia e di dissuasione veramente efficace e possa rafforzare le capacità giudiziarie nazionali, la corte specializzata mista dovrebbe avere anche una competenza sui crimini internazionali più gravi commessi dopo il 2003, ma non trattati dalla Corte Penale Internazionale. La competenza temporale della corte specializzata mista dovrebbe quindi essere modificata, per coprire il periodo a partire dal 1990 fino al trasferimento della sua competenza alle corti ordinarie.

2) Il carattere misto della corte specializzata, cioè l’integrazione di personale internazionale, dovrebbe essere ben chiaro ed effettivo:

La partecipazione di personale internazionale, in tutte le funzioni della corte specializzata, è una caratteristica essenziale di questo progetto, in quanto potrebbe facilitare le indagini sui crimini internazionali più gravi e contribuire a preservare l’indipendenza della corte da ogni interferenza politica. Per questo, le organizzazioni partecipanti chiedono che, nel progetto di legge, la partecipazione internazionale sia resa obbligatoria e garantita in tutti gli organi della corte specializzata (camere, cancellerie, unità di inchieste). Peraltro, si dovrebbe prendere in considerazione la possibilità di una co-presidenza dei vari organi tra personale nazionale e internazionale.

Le organizzazioni della Società Civile sottolineano anche l’importanza di mettere in atto un processo di nomina dei magistrati congolesi e internazionali che garantisca la selezione dei migliori candidati e la loro indipendenza totale. Esse si dicono preoccupate per il ruolo preponderante accordato a questo proposito, nella versione attuale del progetto di legge, al Ministro della Giustizia. Tali disposizioni dovrebbero essere modificate. Per ciò che riguarda i magistrati nazionali, secondo gli articoli 82 e 152 della Costituzione, essi dovrebbero essere nominati dal Consiglio Superiore della Magistratura.

3) Il progetto di legge dovrebbe tenere in maggior considerazione il ruolo e la protezione delle vittime e dei testimoni.

Le organizzazioni della Società Civile chiedono che il ruolo e i diritti delle vittime siano specificati più chiaramente nel progetto di legge sulla creazione della corte specializzata mista. Ciò dovrebbe implicare il riconoscimento del diritto delle vittime a costituirsi parti civili, per permettere un’azione collettiva o individuale o per richiedere dei risarcimenti per i crimini subiti. A questo riguardo, il progetto di legge dovrebbe prevedere, in modo particolare, la creazione di un fondo indipendente per i risarcimenti a profitto delle vittime.

4) La corte specializzata mista dovrebbe avere una competenza prioritaria, ma non esclusiva, in materia di crimini gravi internazionali:

I bisogni di giustizia sono immensi. È importante che si stabilisca una dinamica positiva tra la corte specializzata mista e le corti ordinarie, affinché il maggior numero possibile dei casi possa essere trattato. Per questo, le organizzazioni della società civile chiedono che la corte specializzata mista abbia una competenza prioritaria, ma non esclusiva. La corte specializzata mista dovrebbe concentrarsi sui casi che implicano i più alti responsabili dei crimini commessi. Il progetto di legge dovrebbe prevedere che i casi non trattati dalla corte specializzata mista siano rinviati davanti ai tribunali ordinari.

5) I diritti degli accusati, come previsti nel progetto di legge, dovrebbero essere rinforzati:

affinché giustizia sia effettivamente resa, è essenziale che i processi siano veramente giusti ed equi. È dunque importante che i diritti degli accusati siano scrupolosamente rispettati dal personale addetto alla corte specializzata mista.

 

2. POLITICA: LE INCERTEZZE DEL PROCESSO ELETTORALE

a. La CENI: un nuovo calendario elettorale in preparazione

Il 4 marzo, il presidente della Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI), il pastore Daniel Ngoy Mulunda, ha dichiarato che, secondo un nuovo calendario elettorale che sarà reso noto prossimamente, il nuovo Presidente della Repubblica eletto nelle prossime elezioni presterà giuramento il 6 dicembre 2011. Secondo la Costituzione, le elezioni devono essere indette 90 giorni prima della scadenza del mandato del presidente in esercizio. In questo caso, nel settembre 2011. Una scadenza che sembra difficile da rispettare, tenuto conto della lentezza della revisione dello schedario elettorale, finora concluso solamente in tre delle 11 province del paese.

 

b. Maggioranza e opposizione di fronte alle prossime elezioni

Il 16 marzo, in una riunione tenutasi a Kingakati (Kinshasa), l’Alleanza della Maggioranza Presidenziale (AMP) si è tramutata in Maggioranza Presidenziale (MP). Secondo alcune informazioni, la MP rompe col passato, in quanto si presenta oramai come una piattaforma politica dotata di un nuovo statuto e dunque con una nuova visione. Tutti i membri, vecchi e nuovi, devono conformarsi ai nuovi testi che guidano la MP. Anche i primi devono rinnovare il loro atto di adesione, l’affiliazione non essendo più automatica.Tra altre obbligazioni, l’adesione di un partito alla MP viene condizionata all’esistenza di una sua base popolare reale e apprezzabile. In termini matematici, il partito politico candidato dovrà avere almeno cinque deputati nazionali e provinciali e alcuni senatori. Inoltre, tutti gli accordi firmati con l’ex AMP non sono più considerati validi, in quanto essa non esiste più.

Al centro delle discussioni politiche del mese di marzo c’era anche l’iniziativa della creazione di un fronte comune dell’opposizione, in vista delle prossime elezioni presidenziali. L’UDPS e l’UNC hanno concordato un protocollo di azione per concretizzare un fronte comune dell’opposizione.

Vital Kamerhe, dell’Unc, sottolinea che con il Movimento di Liberazione del Congo, “le trattative politiche sono già molto avanzate”. Secondo lui, “l’asse UDPS, UNC e MLC costituisce un triangolo nucleare per vincere insieme le prossime elezioni. Prima di arrivare ad una coalizione, ogni partito politico dell’opposizione ha il dovere di organizzare il prprio congresso, poi verrà la tappa della creazione del fronte comune dell’opposizione. C’è bisogno di una unità dell’opposizione per lottare insieme, affinché ci siano delle elezioni trasparenti”.

All’UDPS, Étienne Tshisekedi resta disponibile ad una possibile coalizione delle forze del cambiamento: “Credo che sia possibile costituire una piattaforma per una lotta comune con degli obiettivi precisi, per mettere fine all’attuale farsa che ci governa”. Secondo lui, “il potere è alla portata dell’opposizione per un’alternativa credibile”. Vari partiti politici e associazioni hanno già aderito al suo appello per un raggruppamento delle forze del cambiamento, in vista di un’alternanza credibile e creativa al potere attuale privo di “ogni capacità visionaria”. Come realizzare questa unità dell’opposizione? “Il primo dovere di un responsabile di un partito politico è di organizzare dapprima il suo partito. La seconda tappa è quella di creare una piattaforma per l’azione comune”, risponde Étienne Tshisekedi.

 

c. Una eventuale separazione delle elezioni presidenziali dalle legislative

Il 14 marzo, secondo il settimanale francese “Jeune Afrique”, Joseph Kabila ha riunito, per più di due ore, a Palazzo del Popolo, i più alti responsabili dello Stato. Tra i presenti: il Procuratore Generale, il Primo Ministro, quello dell’Interno, i Presidenti del Senato, dell’Assemblea Nazionale e della Commissione Elettorale Nazionale Indipendente. I partecipanti hanno preso in esame la possibilità di una separazione delle elezioni presidenziali dalle legislative. Le prime potrebbero tenersi nel prossimo ottobre, le seconde all’inizio di 2012. Un modo, aggiunge la rivista francese, per il Capo dello Stato recentemente eletto di approfittare, in occasione delle legislative, della tendenza degli elettori a votare per il vincitore delle presidenziali e, dunque, di assicurarsi la maggioranza al Parlamento. Per J.A., l’argomento (necessità di risparmiare denaro ), avanzato in gennaio scorso dal “clan kabilista” per giustificare la soppressione del secondo turno delle presidenziali era solamente un pretesto, tanto più che anche la separazione delle due elezioni comporta l’organizzazione di due scrutini invece di uno.

Il 18 marzo, l’Associazione Africana dei Diritti dell’Uomo (Asadho) ha denunciato con forza la separazione delle elezioni presidenziali dalle legislative. L’ONG congolese stima che “tale iniziativa contiene dei germi di conflitto”. Il vicepresidente dell’Asadho, Georges Kapiamba, a affermato che “il presidente eletto difficilmente potrebbe lavorare con un governo che non abbia una maggioranza legislativa”, aggiungendo che, “rinviandole a più tardi, si teme che anche le elezioni legislative vengano dimenticate, come è già successo con le elezioni locali”.

 

d. Il dibattito sul progetto di un nuovo calendario elettorale

Il 7 aprile, una delegazione dell’Unione per la Democrazia e il Progresso Sociale (UDPS) guidata dal suo segretario generale, Jacquemain Shabani Lukoo, è stata ricevuta dalla CENI, a cui ha consegnato una nota contenente osservazioni sul progetto di un nuovo calendario elettorale.

Pur approvando la metodologia di lavoro adottata dalla CENI, che ha voluto stabilire un dialogo costruttivo con i maggiori responsabili politici, l’Udps ha però constatato che, per ciò che riguarda il calendario elettorale, “la CENI rivela gravi limiti, particolarmente sul piano tecnico e logistico, finanziario e politico”. E aggiunge: “Dopo 5 anni, siamo incapaci di volare con le nostre proprie ali. Le istituzioni del paese sono state incapaci di proseguire il processo democratico mediante l’organizzazione delle elezioni municipali e locali. Siamo ora incapaci di organizzare le nuove elezioni entro i termini costituzionali”. Nello stesso documento, l’UDPS prosegue: “I tentennamenti notati durante l’esame e il voto della legge organica della CENI, il tempo volontariamente sprecato nella costituzione del comitato della CENI, la frettolosa riforma della Costituzione della Repubblica e l’inesistenza di una nuova legge elettorale, sono alcune prove, tra tante altre, della volontà dell’attuale potere di modificare unilateralmente le regole del gioco, in vista di indebolire le Istituzioni della Repubblica e confiscare la sovranità del popolo”. Secondo l’UDPS, a proposito delle disfunzioni sul piano tecnico e logistico, la riduzione, in confronto al ciclo elettorale precedente, dei mezzi impiegati attualmente, la vetustà dei kits e di altre attrezzature necessarie alle operazioni preelettorali ed elettorali, costituiscono un grosso handicap per la riuscita della missione affidata alla CENI dal legislatore. L’Udps ha fatto notare anche che il ritardo accumulato nella revisione dello schedario elettorale è un altro elemento che potrebbe mette spiacevolmente, e forse irrimediabilmente in pericolo tutto il processo elettorale in corso”. Come affermato nel documento, l’UDPS nota che si “vuole reinstallare la dittatura; ciò che l’UDPS non accetterà mai”.

L’8 aprile, in una dichiarazione comune, l’opposizione ha svelato la sua posizione sul processo elettorale: 1. la tenuta delle elezioni entro i termini costituzionali, con la conseguenza che, al di là del 6 dicembre 2011, data di prestazione di giuramento del presidente del Repubblica eletto, l’attuale presidente della Repubblica diventa illegittimo; 2. il mantenimento dell’abbinamento delle elezioni presidenziali e legislative nazionali”. La questione è quella di sapere ciò che potrebbe accadere dopo la data fatidica del 6 dicembre 2011, in una situazione di vuoto giuridico. L’opposizione già pensa a delle concertazioni dirette all’interno della classe politica, per arrivare ad un compromesso. Come si vede, si profila in filigrana l’idea di un accordo per una breve transizione, sancita dalla formazione di un governo di unione nazionale che integrerebbe i membri dell’opposizione. Essendo la transizione compresa come un periodo in cui non ci sono nè vinti, né vincitori, il suddetto governo avrebbe come compito quello di fornire le risorse finanziarie, la logistica e l’arsenale giuridico di cui la CENI ha bisogno per organizzare le prossime elezioni a tutti i livelli.

 

e. Proposta di una nuova legge elettorale

Da alcuni giorni, nei corridoi del Parlamento sta circolando ufficiosamente un nuovo progetto di legge elettorale. Secondo certe indiscrezioni, per presentare la propria candidatura a Presidente della Repubblica, i candidati dovranno pagare una cauzione non rimborsabile di 100.000 USD, contro i 50.000 nel 2006. Ai candidati alla Camera dei deputati nazionali, sarà richiesta una cauzione di 5.000 USD, contro i 250 nel 2006, cioè un aumento del 2.000%.

Secondo alcuni osservatori, queste condizioni portano con sé “il germe dell’esclusione di una certa categoria di Congolesi” e stimano che il progetto è pensato con lo scopo preciso di impedire al ceto medio congolese, con poco potere d’acquisto, di esprimere le proprie ambizioni politiche.

L’11 aprile, i Deputati nazionali hanno respinto, durante la plenaria, la proposta di legge sull’organizzazione delle elezioni presidenziali, legislative, provinciali, municipali e locali presentata del deputato Tunda Ya Kasenda. Tale decisione è stata presa in seguito alla mozione presentata dal suo collega Lumeya Dju Malegi che ha fatto notare che la proposta di Tunda era decisamente un nuovo progetto di legge, quando si chiedeva invece una modifica della vecchia legge elettorale, conformemente alla recente revisione della costituzione. Ciò che non è stato il caso”. Per rinforzare la sua osservazione, Lumeya Dju Malegi ha sottolineato che la vecchia legge è composta da sessantotto articoli, mentre la legge proposta dal deputato Tunda ne contiene ben due cento quarantotto.

La plenaria ha, infine, accordato settantadue ore all’autore della proposta di legge, per riformularla. Questo ultimo, dovrebbe precisare le disposizioni o gli articoli della vecchia legge che dovrebbero essere oggetto di dibattito, in vista della loro modificazione o revisione. In definitiva, i deputati hanno optato per una semplice revisione del testo di cui si è servito la CEI nelle elezioni del 2006.

Dopo il rigetto generale della proposta Tunda da parte della plenaria dell’Assemblea Nazionale, il governo ha elaborato un progetto di legge sulla revisione e completamento di alcune disposizioni della legge elettorale del 2006. Il testo sarebbe già stato inviato al Comitato dell’Assemblea Nazionale prima di essere distribuito ai deputati nazionali.

Secondo indiscrezioni ottenute, certe preoccupazioni sollevate dai deputati nella plenaria dell’11 aprile, potrebbero già essere state incorporate nel progetto presentato dal governo. Si tratta particolarmente della riduzione della cauzione da pagare da parte dei candidati ai diversi scrutini. Le cifre che sono circolate e che hanno creato il panico saranno riviste verso il basso in occasione del dibattito in plenaria. Per esempio, i candidati alle legislative nazionali potrebbero pagare 500 USD invece dei 5.000 USD che erano stati menzionati nella proposta di legge Tunda.

Un’altra preoccupazione che avrebbe calmato, o addirittura rassicurato, i deputati nazionali membri della MP, riguarda la modalità dello scrutino proposta dal progetto di legge elettorale del governo. Ci sarebbe unanimità sul sistema proporzionale con una soglia minima del 10 al 20%. Contrariamente al sistema maggioritario proposto dal deputato Tunda, il sistema proporzionale con questa soglia minimale permetterebbe una visibilità dei risultati ottenuti da ogni candidato presentato su una lista di partito.

 

f. Elezioni in RDC, solo le presidenziali?

La revisione della costituzione congolese in gennaio scorso ha preso di sorpresa tutti gli osservatori congolesi e internazionali. Tuttavia, non si può sopravvalutare la sua importanza. Essa impedirà ai partiti politici dell’opposizione di utilizzare il primo turno come una prima selezione, per poter organizzarsi, in vista del secondo turno, intorno al candidato che abbia ottenuto il miglior risultato. In elezioni presidenziali a un solo turno, se l’opposizione non riuscirà a organizzarsi intorno ad un unico candidato, sarà molto improbabile che possa vincere contro Kabila. Non avendo reagito in modo chiaro in occasione della revisione costituzionale, sarà difficile per la comunità internazionale trovare parole e contenuti ad eventuali messaggi critici sul processo elettorale.

Le nuove sfide provengono ora dal funzionamento (autonomo o no) della Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI); dalla legge elettorale (che definirà o no un quadro ancora più restrittivo) e dalla nomina e funzionamento del Consiglio Superiore dell’Audiovisivo. Altre sfide saranno legate alla sicurezza del processo elettorale (compresa la questione se l’opposizione avrà o meno la possibilità di rivolgersi all’elettorato in una campagna elettorale normale) e all’indipendenza della Corte Costituzionale che dovrà risolvere i contenziosi elettorali che sorgeranno. È probabile che, in questi campi, il governo si muoverà nello stesso modo con cui ha proceduto alla revisione della costituzione, cioè con irregolarità formali, ma non talmente gravi da poter parlare di una procedura illegale. Oggi, non si può escludere che la CENI deciderà di dissociare le elezioni presidenziali dalle elezioni legislative, per poter accelerare il processo delle presidenziali e permettere che il Presidente che verrà eletto presti giuramento prima della fine dell’attuale mandato. In questa contesto, le elezioni legislative potrebbero essere organizzate non prima di marzo-aprile 2012.

La prima preoccupazione è che le legislative organizzate da un Presidente già rieletto e insediato potrebbero avere un risultato interamente differente da legislative organizzate come tappa in un nuovo ciclo elettorale dove tutto è ancora possibile. La seconda preoccupazione è che le legislative potrebbero essere considerate come molto meno prioritarie. Alcuni non escludono che le legislative possano essere rimandate sine die, per ragioni di sicurezza, finanziarie o altre. Soprattutto quando ci si rende conto che il quadro giuridico e legale deve essere approvato da un Parlamento, di cui molti membri sono quasi sicuri di non essere rieletti. E’ per questo che l’opposizione si è focalizzata quasi esclusivamente sulle elezioni presidenziali e ne fa una questione del tipo “adesso o mai, tutto o niente”. Ciò accresce il potenziale violento del processo. I loro leader fanno riferimento alla loro capacità di mobilitare la strada, nel caso in cui non si riconoscano nel risultato delle elezioni.

La mancanza di importanza che si attribuisce alle legislative è inquietante. La crescita di una democrazia è un processo a lungo termine e la qualità del suo Parlamento è un indicatore importante della sua evoluzione. È triste che non si parli molto di ciò in Congo, questi giorni. E ciò che è decisamente triste è che le elezioni locali non sembrano suscitare nessun interesse, salvo poche eccezioni. EurAc continua a credere che una democrazia che comincia dall’alto senza arrivare in basso, è un edificio che ha un tetto imponente, ma senza muri. Crollerà.

 

g. Ciò che ostacola il processo elettorale

Secondo il sito Beni Lubero Online, alcuni si chiedono perché non si riesce, o non si vuole, organizzare le elezioni entro il termine prescritto dalla costituzione e perché la CENI non riesce a stabilire un calendario elettorale. La risposta è semplice. Dall’inizio dell’aggressione rwando-ugandese, la vita politica della RDCongo è condizionata dagli interessi della multinazionali che sfruttano le ricchezze naturali della RDCongo attraverso l’azione degli eserciti del Ruanda e dell’Uganda. La RDCongo ha sempre ceduto davanti alle imposizioni di questi aggressori e dei loro complici congolesi, con la scusa di privilegiare l’interesse superiore della nazione.

Infatti, tutti gli accordi, resi pubblici o mantenuti segreti, conclusi tra la RDCongo e il Ruanda non avevano altro scopo che quello dell’occupazione ruandese dell’est della RDCongo. Una delle ultime tappe di questo progetto è l’occupazione del Kivu e della Provincia Orientale da parte del CNDP e del Ruanda, sia sul piano militare che economico. E’ la resistenza congolese a questa occupazione che ritarda ancora l’occupazione amministrativa e politica di questa parte del paese e blocca l’arrivo di migliaia di Ruandesi per impiantare una loro colonia nel Kivu e nella Provincia Orientale.

Secondo alcuni osservatori, le tergiversazioni e le incertezze che caratterizzano l’attuale processo elettorale si spiegano per la lentezza dell’operazione detta di “ritorno dei rifugiati congolesi” dal Ruanda e dall’Uganda. Il Ruanda, infatti, non può portare avanti il suo piano di occupazione se, nelle prossime elezioni, i “ritornati” dal Ruanda e dall’Uganda non riescono a fare eleggere, con maggioranza semplice, un certo numero di ruandofoni sufficiente per avere la maggioranza nelle assemblee provinciali del Nord-Kivu, Sud-Kivu, Maniema, e Provincia Orientale. Tale maggioranza permetterebbe ai ruandofoni di eleggere alcuni di loro come governatori di provincia e di riuscire ad organizzare un referendum di auto-determinazione degli Hutu-Tutsi (o Hutsi) dell’est della RDCongo. Al giorno d’oggi, la resistenza congolese è talmente forte che solo i militari ruandesi riescono ad essere presenti sul suolo congolese, perchè camuffati sotto l’uniforme FARDC, FDLR, ADF-NALU, LRA, PARECO, Mai-Mai per condurre delle operazioni di rappresaglia contro la popolazione congolese e obbligarla ad accettare il diktat degli occupanti. Ma i civili che dovrebbero sostituire la popolazione attuale dell’est del paese stanno ancora aspettando dall’altro lato della frontiera congolese. Per dare a questa operazione il tempo necessario, bisogna ritardare la data delle elezioni con tutti i mezzi possibili. Questo spiega il perchè delle lunghe consultazioni della CENI coi partiti politici, a cui si vorrebbe addossare la responsabilità della mancanza delle elezioni entro i termini fissati dalla costituzione. La vera opposizione politica del Congo dovrebbe unirsi alla resistenza del popolo congolese e trarne ispirazione per fare campagna elettorale. Difatti, solo questa resistenza permette al Congo di rimanere ancora oggi un paese sovrano e indivisibile.

 

h. Verso un eventuale slittamento delle elezioni?

Secondo il giornale congolese Le Potentiel, seri indizi indicano che sia la maggioranza che l’opposizione hanno paura delle elezioni. Ogni giorno infatti appaiono certe dichiarazioni che sembrano preparare l’opinione pubblica all’eventualità di uno slittamento delle elezioni al di là del 2011 e a un possibile ritorno a delle concertazioni politiche, per coprire il vuoto giuridico che ne conseguirebbe. Una simile proposta rimetterebbe in questione il processo iniziato nel 2006 e condurrebbe il Paese verso il caos. Certi membri della classe politica congolese vorrebbero ritornare ai tempi del 2003, quando a Sun City (Sud Africa) si tenne il Dialogo Inter Congolese. Si dicono pessimisti circa la reale possibilità di andare alle elezioni entro le scadenze costituzionali, per cui si preparano a brandire lo spettro di un vuoto giuridico nel caso di uno slittamento delle elezioni. Ciò che aprirebbe, così, la via a delle negoziazioni politiche per una divisione (equa ed equilibrata) del potere tra le varie forze politiche.

La paura di elezioni entro i limiti costituzionali viene notata anche a livello del Parlamento. I 620 membri che occupano l’emiciclo di Palazzo del Popolo sono lenti nel dotare il Paese del quadro legislativo necessario, affinché elezioni libere, democratiche e trasparenti siano realmente possibili entro il 2011. Il ritardo deliberatamente preso nel costituire il Comitato direttivo della Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI) ne è un esempio: sono passati ben sei mesi tra la designazione dei suoi sette membri e la loro nomina effettiva. Sei mesi di inutili tergiversazioni, giusto per tirare le cose in lungo. La revisione della Costituzione è stata fatta in modo frettoloso per iniziativa della Maggioranza al potere, senza l’assenso dell’opposizione.

Secondo fonti concordanti, tutti i partiti sarebbero arrivati alla conclusione secondo cui la tenuta delle elezioni entro il 2011 non sarebbe loro conveniente. Nessuno vuole confrontarsi con il popolo sovrano primario. Tutti cercano di posticipare le elezioni, per avere più tempo a disposizione e dotarsi di strategie appropriate da attuare nel momento opportuno.

Il dramma è che tutto accade a scapito della popolazione. I politici vogliono raggirare il suffragio universale attraverso cui il sovrano primario esercita i suoi diritti più legittimi. L’obiettivo è quello di giungere a delle negoziazioni, supposte inclusive, per adottare delle regole comuni di divisione del potere, aspettando che ci siano le condizioni tecniche e materiali necessarie per elezioni realmente libere e trasparenti.

Dall’inizio delle sue funzioni, il presidente della CENI, il pastore Daniel Ngoy Mulunda, non cessa di gridare su tutti i tetti che gli occorrono i mezzi finanziari sufficienti per poter svolgere il suo lavoro in tutta indipendenza. Dal lato del governo, curiosamente si osserva un silenzio radio, come se l’argomento non fosse più una priorità.

Il governo stesso aveva dichiarato di avere stanziato, per il finanziamento del processo elettorale, 200 milioni Usd nel 2010 e 350 milioni Usd per il 2011. Dove è andato a finire questo denaro? Perché non lo si libera subito per la CENI chi ne ha tanto bisogno?

Comunque sia, è necessario andare alle elezioni prima della fine del 2011.

Il mandato delle autorità sorte dalle elezioni del 2006 deve essere rinnovato e sancito dalle urne. Non rispettare i termini costituzionali, sarebbe provocare un caos per questo paese che non ha più bisogno né del ritorno dei signori della guerra né di altre situazioni di illegittimità del potere.

Secondo Serge Gontcho, presidente de G1000/Società civile, pensate inizialmente come prima tappa del processo elettorale del 2006, le elezioni locali sono state dapprima rimandate all’anno seguente. Cinque anni dopo, non sono ancora oggetto della preoccupazione dei partiti politici, interessati soprattutto per le presidenziali e le legislative. Perché? La prima ragione che mette d’accordo potere e opposizione, è che i comuni sono cosa da poco. Per mangiare bene, bisogna essere presidente della repubblica, ministro o deputato nazionale. I politici, tutti, sono meno preoccupati della democrazia che dei vantaggi personali. Ciascuno ha una seconda ragione per ignorare le comunali. Per il potere, ciò gli permette di nominare i borgomastri e barare. In quanto all’opposizione, essa teme le elezioni perché non è ancora sufficientemente radicata nel popolo. Resterebbe solamente la società civile per dare voce al popolo. Ma anch’essa aspira al potere, là dove la mangiatoia è molto più fornita. Il Congo brucia, tutti lo riconoscono a bassa voce. Bisogna dunque salvare il Congo! Ecco alcune proposte:

– Primo: Posticipazione di tutte le elezioni, per evitare elezioni abborracciate e parziali che porterebbero solamente a delle contestazioni, al caos o alla legittimazione della cacofonia politica.

– Secondo: Negoziazione di un periodo di prolungamento ragionevole (da diciotto a ventiquattro mesi) con l’obiettivo principale di organizzare tutte le elezioni in condizioni di sufficiente trasparenza.

– Terzo: Organizzazione delle elezioni locali come prima tappa, poi le legislative e, infine, le presidenziali.

– Quarto: Riforma delle istituzioni della Repubblica: presidenza, parlamento e governo, per non concedere più alcun premio a coloro che hanno fallito nella loro azione di governo.

 

i. Infine, la Ceni pubblica un nuovo calendario elettorale

Il 30 aprile, il presidente della Commissione elettorale nazionale indipendente (Ceni), Daniel Mulunda Ngoy, ha annunciato che le elezioni presidenziali a un solo turno e quelle dei deputati nazionali sono state fissate per il 28 novembre 2011. La campagna elettorale si svolgerà dal 28 ottobre al 16 novembre. Il nuovo presidente presterà giuramento il 20 dicembre, due settimane dopo la fine costituzionale del mandato dell’attuale presidente, Joseph Kabila.

Sempre secondo il calendario pubblicato dalla Ceni, seguiranno poi, fino all’estate 2012, le elezioni dei deputati provinciali il 25 marzo, dei senatori il 13 giugno, dei governatori e vice-governatori delle province il 21 luglio da parte delle assemblee provinciali.

I consiglieri municipali, i consiglieri dei settori e delle chefferie saranno eletti il 5 febbraio 2013, mentre i capi di settori, i borgomastri e i consiglieri urbani saranno eletti il 1° maggio. Questo lungo processo elettorale si concluderà il 24 maggio 2013 con le elezioni dei sindaci e dei loro collaboratori.

All’inizio di marzo, la Ceni si era impegnata ad organizzare le elezioni nel rispetto della Costituzione che stipula che lo scrutino presidenziale deve svolgersi 90 giorni prima della scadenza del mandato del presidente in esercizio, cioè in settembre 2011. Ma la CENI non è riuscita a mantenere la sua promessa, adducendo come cause la lentezza nella revisione dello schedario elettorale e altre costrizioni di ordine logistico e finanziario.

Paul Nsapu, osservatore internazionale delle elezioni e segretario generale della Federazione internazionale dei diritti dell’uomo, stima che il calendario pubblicato dalla CENI è una pura commedia. Paul Nsapu pone delle questioni di fondo: di quale schedario elettorale, di quali mezzi finanziari e di quale logistica dispone la Ceni per programmare l’intero ciclo delle elezioni?

Secondo altri osservatori, la pubblicazione di questo calendario elettorale potrebbe essere una manovra dilatoria per fare passare all’opinione pubblica l’idea di un leggero ritardo nell’organizzazione delle elezioni e di fare inghiottire, in seguito, un eventuale prolungamento del mandato di coloro che sono stati eletti nel 2006.

 

3. NUOVE REGOLE DI TRACCIABILITA PER I MINERALI CONGOLESI

a. La legge Dodd-Frank

La legge americana Dodd-Frank è stata promulgata dal presidente Obama il 23 luglio 2010.

Obbliga le imprese a pubblicare i loro redditi e i pagamenti fiscali versati ai governi del mondo intero. Questa legge di 2500 pagine, chiamata “Financial reform act”, contiene anche una disposizione che riguarda i minerali della RDCongo.

Tale legge rende in considerazione tre minerali industriali: lo stagno, il tantalio e il tungsteno, ma anche l’oro. Lo stagno è utilizzato per saldare le componenti elettroniche dei telefoni e il tantalio è utilizzato nella fabbricazione dei condensatori, elementi vitali per l’elettronica. Il tungsteno serve, in modo particolare, a fare vibrare il cellulare.

La legge americana esige dagli operatori economici la messa in atto di procedure che permettano loro di assicurarsi che non contribuiscono al finanziamento di conflitti nella regione.

Di per sé, essa non vieta il commercio dei minerali di questa regione, ma impone alle imprese di dichiarare, ogni anno, se i loro prodotti contengono uno dei quattro “minerali dei conflitti” provenienti dal Congo-Kinshasa o dai nove paesi della regione attraverso i quali potrebbero transitare per “essere puliti”. L’obiettivo è quello di privare i ribelli e altri gruppi armati dei fondi necessari per la loro sussistenza e di spingerli a depositare le armi. Una rigorosa applicazione di questa legge potrà contribuire a ridurre i conflitti armati nel Congo-Kinshasa.

È in principio il 1° aprile 2011 che è entrata in vigore la legge americana, che vieta ai suoi cittadini di acquistare prodotti minerari provenienti dalle zone colpite da conflitti armati.

Con questa decisione, la Repubblica Democratica del Congo potrebbe essere oggetto di un embargo di fatto. Il suo governo non ha ancora istituito dei meccanismi di etichettatura e di autenticazione dei minerali, come esigito da questa legge americana. Inoltre, i centri di commercio non sono ancora stati sufficientemente attrezzati e la sicurezza della regione è ancora molto precaria.

Autorità politiche congolesi, operatori economici del settore minerario e la stessa società civile del Nord Kivu, hanno scritto una lettera alle autorità americane, per tentare di ottenere una moratoria per un periodo da 6 mesi a un anno, per permettere al governo congolese di conformarsi a queste esigenze.

Jason Luneno, presidente della società civile del Nord-Kivu, stima che se questa legge entra in vigore il 1° aprile, la popolazione della regione sarà ancor maggiormente colpita dalla miseria, essendo l’attività mineraria artigianale la principale attività in questa parte della RDCongo. Egli si dice inoltre convinto che non sarà l’applicazione della Legge Obama a impedire la frode e ha affermato: “Si continuerà a vendere clandestinamente i minerali a certi paesi vicini che potranno etichettarli,anche se saranno importati illegalmente dalla RDCongo”.

Anche gli operatori economici del Nord Kivu temono l’applicazione della legge Obama. perché, in seguito alla sospensione dell’attività mineraria nel 2010, hanno accumulato una certa quantità di merce stimata a oltre 30 milioni USD e temono di non potere smerciare questi prodotti che potrebbero essere assimilati, per mancanza di autenticazione, ai minerali del sangue, essendo difficile distinguere, una volta sul mercato, i minerali ”di sangue” da quelli ”puliti”.

Una ONG locale dei diritti dell’uomo, Cerdho, sostiene invece l’applicazione immediata di questa legge. Secondo questa Ong, gli operatori economici e il governo devono assicurarsi che l’attività mineraria non contribuisce a finanziare i gruppi armati. Secondo questa associazione, la legge Obama è la benvenuta per sanare il settore minerario congolese, dato che i minerali sono al tempo stesso il principale motivo e il carburante che alimentano i conflitti nella parte orientale della RDCongo.

 

b. Nuove disposizioni dell’EICC e della GeSI

D’ora in poi, società come Apple, HP e Research in Motion non potranno più utilizzare i minerali, particolarmente il coltan e il tantalio, estratti in regioni colpite da conflitti, se non si sono assicurate che il loro acquisto non finanzia i belligeranti.

Queste nuove regole sono state messe a punto dall’Electronic Industry Citizenship Coalition (EICC), basata a Washington, e dalla Global eSustainability Initiative (GeSI) con sede a Bruxelles.

L’EICC è un organismo incaricato di stabilire un codice di condotta nel campo dei rapporti sociali, dell’etica e dell’ambiente naturale e tra i suoi membri ci sono anche delle società di alta tecnologia, come Microsoft, Dell, Apple, HP e Intel.

“L’obiettivo è di sapere chiaramente da dove provengono i nostri minerali e di non alimentare dei conflitti”, spiega Wendy Dittmer, portavoce dell’EICC.

La Repubblica Democratica del Congo, devastata da anni di conflitto, fornisce circa il 5% della produzione mondiale di stagno ed è tra i quattro paesi dell’Africa centrale che producono tra il 12,5 e il 14% del tantalio, utilizzato nell’industria di alta tecnologia, particolarmente per la fabbricazione di strumenti chirurgici e di trapianti.

Per assicurarsi concretamente che i minerali acquistati non hanno niente a che vedere col finanziamento di gruppi armati, occorre etichettare i minerali per identificare la loro origine e rifiutare quelli che provengono da regioni di conflitto.

“La realizzazione di tali programmi di tracciabilità è stata rallentata per mancanza di finanziamento e a causa di una sospensione, di sei mesi, dell’attività mineraria nell’est, imposta dal governo di Kinshasa e abrogata il 10 marzo scorso”, spiega Karen Hayes, dell’organizzazione PACT, incaricata di controllare l’attuazione del programma.

L’etichettatura dei minerali è già iniziata nel nord del Katanga, ma occorrerà ancora del tempo affinché sia generalizzata. Nelle province orientali del Maniema, Nord-Kivu e Sud-Kivu, non si è ancora fatto nulla.

Secondo Karen Hayes, adottando un metodo progressivo, occorreranno ancora almeno due anni per fare applicare le nuove regole. L’EICC è cosciente di questi problemi, ma non intende rimandare a più tardi l’entrata in vigore della sua nuova regolamentazione. Le nuove misure dell’EICC si applicano anche ai paesi limitrofi alla RDCongo, come il Ruanda e il Burundi.