Gen 30

CONGO ATTUALITA’ N. 349

INDICE

PER IL RISPETTO DEL DIRITTO DI MANIFESTAZIONE

  1. IL CLC ANNUNCIA UNA NUOVA MARCIA PER IL 21 GENNAIO
    1. L’appello del CLC e l’atteggiamento della Chiesa cattolica
    2. Le adesioni
    3. Una manifestazione parallela promossa da una parte dell’Opposizione membro del Governo
    4. Il governatorato di Kinshasa “non prende atto” della marcia
    5. Il giorno della marcia
    6. I primi rapporti provvisori

PER IL RISPETTO DEL DIRITTO DI MANIFESTAZIONE

 

1. IL CLC ANNUNCIA UNA NUOVA MARCIA PER IL 21 GENNAIO

a. L’appello del CLC e l’atteggiamento della Chiesa cattolica

 

Il 13 gennaio, in un comunicato, il Comitato Laico di Coordinamento (CLC) ha annunciato una nuova marcia per la domenica 21 gennaio 2018, per chiedere la piena attuazione dell’accordo di San Silvestro 2016 e “liberare il futuro”: «(…) mano nella mano, come al solito, marceremo pacificamente portando unicamente ramoscelli di pace, Bibbie, corone di rosario e crocifissi. Lo faremo per salvare il Congo, il nostro patrimonio comune, nel sacro rispetto delle persone e dell’ambiente». Secondo il comunicato, «di fronte all’arroganza, all’indifferenza, all’ostinazione, al disprezzo e al silenzio colpevole di un potere insensibile a tutte le grida di una popolazione ferita, il popolo congolese ha scelto di prendere il suo destino in mano e di non concedere alcuna tregua alla dittatura». Il CLC promette di andare fino in fondo: «Lungi dall’intimidirci, il potere ha rafforzato la nostra determinazione e la nostra volontà di usufruire del nostro diritto costituzionale di protestare pubblicamente. Nessuno può credersi più forte di tutti noi insieme. Andremo fino in fondo». I membri del CLC ricordano che la lotta continuerà fino a quando “tutte le condizioni per elezioni credibili non saranno soddisfatte”: «La nostra lotta non finirà finché non saranno soddisfatte le condizioni per delle elezioni veramente credibili, tra cui: la liberazione senza condizioni dei prigionieri politici, il ritorno dall’esilio di tutti quei membri dell’opposizione minacciati di arresto al loro ritorno nel paese, l’apertura degli spazi mediatici, la fine della duplicazione dei partiti politici, la ristrutturazione della Commissione elettorale, la conferma della volontà del Capo dello Stato di non candidarsi per un terzo mandato presidenziale, come richiesto dalla Costituzione».[1]

 

Il 17 gennaio, in una lettera ai vescovi di ogni diocesi del Paese, il Presidente della Conferenza Episcopale Nazionale del Congo (CENCO), Mons. Marcel Utembi, ha espresso «l’atteggiamento che la Chiesa dovrebbe adottare, nel caso in cui fossimo contattati dai laici delle nostre rispettive diocesi che vogliano aderire all’iniziativa del CLC» . Egli ha esortato tutte le diocesi a «rimanere nella linea indicata nei due recenti comunicati della CENCO e di quello del Nunzio Apostolico su questo argomento». In questa nota, il numero uno della CENCO conferma il riconoscimento del Comitato Laico di Coordinamento come associazione di laici ufficialmente riconosciuta dall’arcidiocesi di Kinshasa: «Pur affermando che questa marcia non è organizzata dalla Cenco, tuttavia è necessario riconoscere che essa è organizzata da un’istituzione che è ufficialmente riconosciuta in una diocesi e che si sente interpellata dagli ultimi due messaggi pastorali dell’Assemblea Plenaria».

 

In secondo luogo, Utembi stabilisce le responsabilità per la prossima marcia: «I laici possono organizzarsi al loro livello senza che i vescovi siano coinvolti direttamente nell’azione. Spetta ad ogni diocesi vedere come accompagnare i laici che liberamente aderiranno a questa iniziativa, affinché rimangano nella dinamica dell’appello della CENCO». Nei suoi ultimi due messaggi, la Cenco ha esortato il popolo congolese a «alzarsi e rimanere vigilante, per prendere in mano il suo destino e bloccare pacificamente la strada a qualsiasi tentativo di confisca o di accesso al potere con mezzi non democratici e incostituzionali».[2]

 

Il 18 gennaio, in un’intervista, il segretario generale della CENCO, P. Donatien Nshole, ha affermato che, nella sua lettera ai Vescovi, il presidente della CENCO, mons. Marcel Utembi, non ha assolutamente voluto scoraggiare i laici, tanto meno annullare questa marcia e ha precisato che questa manifestazione è un’iniziativa dei laici e non della CENCO. In questo senso, egli ha sottolineato che «i vescovi riconoscono ai laici il diritto di organizzare delle manifestazioni, conformemente all’appello che essi stessi hanno lanciato nel messaggio intitolato “Congolesi in piedi” e recentemente ripetuto in novembre, in cui hanno chiesto al popolo di essere vigilante e di esprimere la loro disapprovazione in caso bisogno». Secondo P. Donatien Nshole, Mons. Utembi ha chiesto che, nelle diocesi in cui i laici prendono l’iniziativa di organizzare delle manifestazioni, «i vescovi, i sacerdoti devono accompagnarli, affinché rimangano nell’ambito dell’appello della CENCO». Il segretario generale della CENCO ha insistito: «la CENCO non costringe i laici ad organizzare delle marce nelle varie diocesi, ma se i laici ne prendono l’iniziativa, i vescovi non le proibiranno se saranno in linea con l’appello dei vescovi».[3]

 

Il 18 gennaio, in una nota informativa firmata dai professori Thierry Landu e Isidore Ndaywel, il Comitato Laico di Coordinamento (CLC) ha ricordato a tutti gli aderenti il carattere pacifico della marcia del 21 gennaio. Secondo questa dichiarazione, «il CLC chiede alla polizia nazionale congolese e agli altri servizi di sicurezza di sorvegliare e proteggere lo svolgimento di questa marcia pacifica. Invita la popolazione a evitare ogni forma di violenza: nessun incendio di pneumatici, nessuna barriera, nessuna ingiuria, nessun insulto, nessun lancio di pietre o altri proiettili, nessun atto di vandalismo, … Esorta la popolazione a non considerare gli agenti di polizia, i militari e altri agenti dei Servizi di Sicurezza come loro nemici; chiede alla polizia, ai militari e ad altri agenti di sicurezza di non considerare la popolazione come loro nemico.
Invita tutti gli abitanti a marciare pacificamente partendo dalle loro case, dai loro quartieri, dalle loro parrocchie … Altri dettagli saranno comunicati nei prossimi giorni
».[4]

 

b. Le adesioni

 

Il 13 gennaio, in un’intervista, il presidente del Gruppo dei 7 (G7), Pierre Lumbi, ha annunciato l’appoggio della principale coalizione di opposizione alle azioni del Comitato Laico di Coordinamento per la marcia del 21 gennaio. Egli ha chiesto l’unità delle forze di opposizione attorno ad azioni organizzate localmente sul territorio. Egli ha invitato tutti quelli che auspicano un cambiamento democratico di «partecipare, uniti, nelle varie azioni organizzate sul territorio», aggiungendo che «solo l’azione, soprattutto quella organizzata sul territorio, contribuirà a sconfiggere la dittatura».[5]

 

Il 15 gennaio, in un comunicato stampa rilasciato in tarda serata, il Coordinamento dei Laici Protestanti (COLPRO) ha invitato tutta la popolazione congolese, principalmente i leader delle confessioni religiose, a unirsi con il Comitato Laico di Coordinamento per la marcia pacifica del 21 gennaio, al fine di “salvare la nazione”. Circa la drammatica situazione in cui si trova la RD Congo, Colpro ha dichiarato: «Rimanere in silenzio o rimanere indifferenti è un atto di complicità … È necessario che il male venga demolito, distrutto e abbattuto, per lasciare finalmente il posto alla pace e alla giustizia, nell’interesse superiore del popolo e della nazione». Secondo il COLPRO, «se sei neutrale in situazione di ingiustizia, hai scelto il partito dell’oppressore».[6]

 

Il 16 gennaio, in un comunicato, la Dinamica dell’Opposizione ha lanciato un appello a favore della partecipazione alla marcia del 21 gennaio indetta dal CLC per “liberare il futuro del Paese”. Il presidente di questa piattaforma politica, Martin Fayulu Madidi, ha invitato la Corte Penale Internazionale (CPI) a vigilare su eventuali atti di repressione che potrebbero marcare anche questa seconda manifestazione, dopo quella del 31 dicembre 2017. Da parte sua, anche la Democrazia Cristiana (DC) appoggia l’iniziativa dei cristiani cattolici. In una sua dichiarazione, il partito chiede la liberazione dei prigionieri politici, in particolare di uno dei suoi membri, Eugène Diomi Ndongala Nzomambu, detenuto nella prigione centrale di Makala, a Kinshasa.[7]

 

Il 18 gennaio, in un comunicato firmato dal suo presidente Felix Tshisekedi, il Raggruppamento dell’Opposizione / ala Limete ha invitato le altre confessioni religiose a unirsi al Comitato Laico di Coordinamento (CLC) e ad aderire alla marcia del 21 gennaio, organizzata per “liberare il futuro del Paese”. Il Raggruppamento giustifica il suo appello sulla base di ciò che esso qualifica come “una presa in ostaggio del Paese da parte di un despota ormai vinto“.

Come la Dinamica dell’Opposizione, anche il Raggruppamento ha attirato l’attenzione degli organismi internazionali, tra cui la Corte Penale Internazionale (CPI), su possibili casi di violenza che potrebbero essere commessi durante la manifestazione: «il Raggruppamento dell’Opposizione chiede alla Corte Penale Internazionale, alle Nazioni Unite e all’Unione africana di prevenire il regime di Kabila contro ogni forma di violenza e raccomanda di avviare, se necessario, i meccanismi di incriminazione del regime per crimini contro l’umanità».[8]

 

Il 19 gennaio, a Kinshasa, il deputato nazionale Martin Fayulu ha manifestato l’intenzione di «continuare, contro venti e maree, la lotta per il cambiamento fino alla vittoria finale». Il presidente della Dinamica dell’Opposizione è stato fermo e severo nei confronti del presidente Kabila, accusato di ricorrere alla “menzogna sistematica”: «l’unica soluzione viabile per porr fine alla crisi politica nella RDC è una transizione senza Kabila». Sebbene la Commissione elettorale abbia annunciato per il prossimo 31 gennaio la conclusione dell’operazione di registrazione degli elettori su tutto il territorio nazionale, il presidente della Dinamica dell’Opposizione ha affermato di non credere nell’organizzazione di elezioni libere e democratiche finché l’attuale regime rimane al potere e ha sottolineato che «la pressione popolare, che si fonda sull’articolo 64 della nostra costituzione, è il modo più efficiente ed efficace per ottenere le dimissioni di Kabila».[9]

 

Il 20 gennaio, il Presidente dell’Unione per la Nazione Congolese (UNC), Vital Kamerhe, ha esortato i membri del suo partito a partecipare attivamente alla marcia pacifica organizzata dal Comitato Laico di Coordinamento (CLC) e  prevista per il 21 gennaio 2018: «Vi esortiamo a rispondere in modo massiccio all’appello del Comitato Laico di Coordinamento. Il popolo deve dimostrare di non avere alcuna intenzione di far marcia indietro. Questa lotta è per la libertà, l’accesso al benessere, l’uguaglianza, la giustizia, il buon governo, l’instaurazione di una leadership esemplare alla guida del nostro paese. Nessuno potrà accusarci di essere dei sovversivi. Combattiamo per dei valori repubblicani. Il paese è governato male. I nostri colleghi che sono al potere sono degli incompetenti. È per questo che devono permettere al popolo di essere lui stesso a decidere, attraverso elezioni veramente credibili, chi deve essere Capo dello Stato, deputato nazionale, senatore e così via».[10]

 

Il 20 gennaio, in un comunicato stampa, Moïse Katumbi ha invitato i Congolesi a «dimostrare ancora una volta il vostro coraggio, la vostra sete di democrazia e di giustizia, seguendo l’appello del Comitato Laico di Coordinamento a partecipare alla marcia pacifica del 21 gennaio, per rivendicare i nostri diritti costituzionali e fondamentali». Questa importante membro dell’opposizione politica, candidato dichiarato alle prossime presidenziali, ma ancora bloccato in esilio, ha invitato i Congolesi a chiedere l’alternanza democratica e l’applicazione “rigorosa e totale” dell’accordo di San Silvestro 2016: «Abbiamo il ​​dovere di intensificare la pressione, di far rispettare i nostri diritti e di sconfiggere tutti quelli che rubano e saccheggiano il nostro paese, che profanano le nostre chiese e che uccidono i nostri figli». Katumbi ha poi chiesto alle forze di sicurezza di non sparare sui manifestanti: «Di fronte a gente pacifica, armata solo di ramoscelli di pace, bibbie e corone di rosari, chiedo alle nostre forze di sicurezza di schierarsi dalla parte del bene». Rivolgendosi direttamente a loro, ha poi aggiunto: «Ascoltate le parole dei nostri vescovi e pastori, rispettate le vostre sorelle e i vostri fratelli, rifiutate gli ordini criminali. Se reprimerete delle marce pacifiche, sarete giudicati severamente, dapprima dalla giustizia degli uomini, quando sarà restaurata, e poi dalla giustizia divina. Forze dell’ordine, non sparare sui vostri compatrioti, ma proteggeteli, per far avanzare il vostro Paese».[11]

 

Il 20 gennaio, il coordinatore della sezione Grand Katanga del Raggruppamento dell’Opposizione / ala Limete, Christian Mwando, ha chiesto alla popolazione di Lubumbashi di mobilitarsi per la marcia del 21 gennaio: «Il Rassop appoggia questa marcia dei Laici, perché anch’esso esige il rispetto dell’accordo di San Silvestro 2016. Pertanto, dobbiamo continuare a costringere il Presidente Kabila ad applicare tale accordo. Non abbiamo più paura della repressione, perché sappiamo che non c’è alcun buon risultato senza sacrificio. O il nostro popolo decide di rimanere nella dittatura, o si impegna ad affrontare i gas lacrimogeni». Per la città di Lubumbashi, il Comitato Laico di coordinamento ha fissato come punto di partenza della marcia le parrocchie di San Martino di Katuba, Santa Maria del Kenya e dei santi Pietro e Paolo del centro città di Lubumbashi.[12]

 

Il 20 gennaio, il rappresentante legale della comunità islamica della RDC, Sheikh Ali Mwinyi M’Kuu, ha chiesto alle autorità di “non reprimere” la marcia dei cattolici e di garantire la sicurezza dei manifestanti: «Se decidessero di impedire tale marcia non ci sarà pace. Ma se la permettessero, non farebbero che rispettare la Costituzione e contribuire alla pace». Di solito silenzioso, l’Imam M’Kuu “non incoraggia né proibisce” ai musulmani congolesi di partecipare a questa marcia dei cattolici, «purché si limiti ad essere una manifestazione pacifica», ha egli precisato.[13]

 

Il 20 gennaio, in una dichiarazione alla stampa di Kinshasa, il Collettivo cristiano delle Chiese del Risveglio ha annunciato il suo totale sostegno alla marcia pacifica dei laici cattolici prevista per il 21 gennaio su tutto il territorio del paese per chiedere il rispetto dell’Accordo di San Silvestro 2016.
«Rispondiamo all’appello che il Comitato Laico di Coordinamento della chiesa cattolica ha rivolto anche alle altre confessioni religiose, per salvare ciò che può ancora essere salvato nel nostro paese, cioè la patria, perché il popolo congolese ha già perso tutto … », ha detto Adolphe Amisi, membro del collettivo, aggiungendo: «Incoraggiamo quindi tutti i cristiani a partecipare in modo massiccio alla marcia pacifica organizzata dal CLC, esigendo dal potere l’applicazione totale dell’accordo del 31 dicembre 2016 e il rispetto della Costituzione, garanzia di stabilità e di coesione nazionale».[14]

 

c. Una manifestazione parallela promossa da una parte dell’Opposizione membro del Governo

 

Il 15 gennaio, Roger Lumbala, membro del Raggruppamento dell’Opposizione / ala Kasa-Vubu, ha annunciato una marcia pacifica per la domenica 21 gennaio, per appoggiare il processo elettorale e incoraggiare il Primo Ministro Bruno Tshibala e il presidente del Consiglio Nazionale di Supervisione dell’accordo del 31 dicembre 2016, Joseph Olenghankoy, entrambi appartenenti a questa piattaforma politica. Roger Lumbala ha invitato tutti i cristiani e i musulmani congolesi a partecipare a tale manifestazione che inizierà con la preghiera nelle diverse parrocchie. La data del 21 gennaio coincide con quella annunciata dal Comitato Laico di Coordinamento (CLC). Alla conferenza stampa hanno partecipato anche Tharcisse Loseke, Patrick Mutombo et Constant Mutamba.[15]

 

Il 16 gennaio, il presidente del Comitato dei Saggi del Raggruppamento dell’Opposizione / ala Kasavubu, Joseph Olenghankoy, ha scritto su Twitter: «Il Raggruppamento non prevede alcuna manifestazione per il 21 gennaio» e prende, quindi, le distanze da Roger Lumbala. Joseph Olenghankoy ha dichiarato di non essere a conoscenza di tale iniziativa se non  attraverso la stampa e ha chiesto ai membri del Raggruppamento di evitare lo scontro con il CLC. «Ho ricevuto il mandato di portare il popolo alle elezioni e non intraprenderò altre avventure per motivi di calcolo politico», ha egli detto. In un’intervista, Joseph Olenghankoy ha lasciato capire che la dichiarazione di Roger Lumbala non sarebbe stata fatta in nome del Raggruppamento, di cui egli è la prima autorità. Sarebbe stato Bruno Tshibala a penderne l’iniziativa, senza l’accordo del Comitato dei Saggi del Raggruppamento. In qualità di presidente del Consiglio dei Saggi del Raggruppamento dell’Opposizione / ala Kasa-vubu, Joseph Olenga N’koy ha affermato: «Smentisco categoricamente la dichiarazione fatta da Lumbala, Loseke, Patrick Mutombo e Constant Mutamba. Tale dichiarazione è stata fatta su istruzione di Bruno Tshibala, non in nome del Raggruppamento. Il Raggruppamento di cui sono presidente del Consiglio dei Saggi non organizza alcuna marcia per il 21 gennaio. Sono per la pace e per le elezioni. Non posso entrare in conflitto con la Chiesa cattolica o con qualsiasi altra chiesa».[16]

 

Il 18 gennaio, il presidente del Consiglio dei Saggi del Raggruppamento dell’Opposizione / ala  Kasa-Vubu e presidente del CNSA, Joseph Olenghankoy, ha ancora una volta espresso la sua contrarietà alla manifestazione dell’opposizione prevista per il 21 gennaio e indetta da alcuni membri della sua piattaforma politica, in opposizione a quella dei laici cattolici. Secondo Joseph Olenghankoy, il ruolo che deve svolgere la sua piattaforma politica, che partecipa addirittura alla cogestione dello stato, grazie all’accordo di San Silvestro 2016, è quello di capire e proporre soluzioni alle rivendicazioni della chiesa e non quello di contrastarla.[17]

 

Il 19 gennaio, nonostante quanto detto da Joseph Olenga N’Koyi, il portavoce del primo ministro Bruno Tshibala e membro del Raggruppamento dell’Opposizione / ala Kasa-vubu, Patrick Mutombo Buzangu, ha confermato la marcia del 21 gennaio 2018 in appoggio del processo elettorale. Questa marcia inizierebbe nelle varie parrocchie, subito dopo la messa.[18]

 

d. Il governatorato di Kinshasa “non prende atto” della marcia

 

Il 18 gennaio, una fonte giudiziaria ha rivelato che la Procura ha emesso un “mandato d’arresto” contro cinque degli otto leader del Comitato Laico di Coordinamento (CLC). Secondo questa fonte, il motivo non è stato specificato e “sarà comunicato sul momento”. Secondo diverse fonti, i 5 leader del CLC si troverebbero attualmente in clandestinità, ma sotto la protezione della Missione delle Nazioni Unite in Congo (Monusco).[19]

 

Il 18 gennaio, Isidore Ndaywell, Justin Okana e Thierry N’landu, membri del Comitato Laico di Coordinamento, hanno inviato una lettera al Governatore della città di Kinshasa, in cui lo informano che «durante la giornata di domenica 21 gennaio 2018, i cristiani della città di Kinshasa organizzeranno delle marce pacifiche a partire dalle diverse parrocchie, per chiedere alle parti interessate la piena attuazione dell’accordo politico globale e inclusivo del Centro Interdiocesano di Kinshasa che, firmato il 31 dicembre 2016, rappresenta l’unica via valida per condurre, nella pace, ad un effettivo e rapido svolgimento di elezioni libere, trasparenti, inclusive e credibili nel nostro paese. Le saremo grati  se lei potesse incaricare la polizia di inquadrare e garantire la sicurezza in occasione di queste marce cittadine che, tra l’altro, si collocano nell’ambito del normale esercizio dei diritti e delle libertà fondamentali garantite dalla Costituzione della Repubblica».

 

Il 19 gennaio, il vice-governatore della città di Kinshasa, Clément Bafiba, ha invitato Isidore Ndaywell, Justin Okana e Thierry N’landu, membri del Comitato Laico di Coordinamento e promotori della marcia del 21 gennaio, ad un incontro, il 19 gennaio stesso, presso il municipio. Secondo alcune informazioni, essi non si sono presentati all’autorità urbana, sapendo di essere ricercati dai servizi di sicurezza e temendo di essere quindi arrestati dalla polizia.[20]

 

Il 19 gennaio, il vice governatore di Kinshasa, Clément Bafiba, ha inviato una lettera di risposta al CLC, in cui gli comunica di non aver potuto prendere atto della marcia prevista, in quanto gli organizzatori non hanno risposto al suo invito di presentarsi presso il suo ufficio per discutere della questione. Come secondo motivo, egli ha ricordato che un’inchiesta è ancora in corso, per chiarire le responsabilità delle violenze registrate in occasione della precedente marcia del 31 dicembre 2017: «Vi avevo invitato ad un incontro, il 19 gennaio 2018, presso il Municipio della città, al fine di poter avere maggiori informazioni sulla manifestazione in questione, il che mi avrebbe permesso di rispondere alla vostra lettera. Purtroppo, non avete risposto a questo mio invito. Inoltre, secondo informazioni in mio possesso, è ancora in corso un’inchiesta sugli avvenimenti del 31 dicembre 2017 e i suoi risultati potrebbero essere compromessi dall’organizzazione di una vostra nuova  marcia, per cui non posso prenderne atto».[21]

 

Il 19 gennaio, il municipio di Kinshasa ha diffuso un comunicato in cui annuncia l’interdizione delle marce pacifiche annunciate dal Comitato Laico di Coordinamento (CLC) e dal Raggruppamento dell’Opposizione / ala Kasa-Vubu, entrambe previste per la domenica 21 gennaio: «Dopo dibattito e deliberazione, poiché i due comitati hanno previsto di organizzare le loro rispettive marce nello stesso giorno e a partire dalle stesse chiese, ciò che renderebbe estremamente difficile la supervisione del percorso, l’autorità urbana non può prendere atto delle loro rispettive richieste».[22]

 

Il 19 gennaio, in un comunicato stampa, il Comitato Laico di Coordinamento (CLC) ha annunciato di mantenere la marcia del 21 gennaio, perché organizzata per esigere l’applicazione integrale e completa dell’Accordo di San Silvestro 2016. «Non abbiamo bisogno di alcuna autorizzazione per partecipare ad una manifestazione pacifica organizzata per rivendicare i nostri diritti e la democrazia. Quindi confermiamo la marcia per la domenica 21 gennaio», ha affermato Léonie Kandolo in un Twitt, dopo che le autorità municipali di Kinshasa abbiano annunciato dei aver interdetto tale marcia.[23]

 

Il 20 gennaio, in un comunicato, il capo provinciale della polizia nazionale congolese a Kinshasa, Sylvano Kasongo, ha dichiarato che non sarà tollerata alcuna azione o tentativo di azione volto a turbare l’ordine pubblico: «Sono state prese tutte le misure appropriate al fine di consentire a tutti di dedicarsi tranquillamente alle proprie occupazioni. A Kinshasa, sarà tollerata nessuna azione e nessun tentativo di turbare l’ordine pubblico, conformemente alle comunicazioni del Governatore della città che non ha preso atto dell’organizzazione delle marce previste per questa domenica 21 gennaio».[24]

 

Il 20 gennaio, a Kinshasa, dalle 16:00 in poi, la polizia ha eretto posti di blocco sulle principali arterie della città. Gli agenti di polizia controllavano a fondo tutti i veicoli, soprattutto le carte di identità dei passeggeri e la documentazione dei veicoli. Una situazione che ha notevolmente perturbato il traffico, principalmente sul viale del 30 giugno, arteria principale del centro della capitale. I taxi sono rapidamente scomparsi, costringendo centinaia di persone a camminare a piedi.[25]

 

e. Il giorno della marcia

 

La polizia e l’esercito non hanno esitato a sparare sui pacifici parrocchiani che uscivano dalle chiese portando in mano unicamente ramoscelli, bibbie e crocifissi. Le autorità avevano vietato questa nuova marcia dei cristiani, anche se pacifica. In un tweet, il capo del gabinetto del presidente Joseph Kabila aveva già dichiarato: “Nella RD Congo, organizzare una marcia pacifica equivale a mettere in pratica lo schema del Burkina Faso. Non siamo così ingenui”, riferendosi alle manifestazioni di piazza che, esattamente nel Burkina Faso, nel 2014 portarono alla caduta del presidente Blaise Compaoré, che all’Assemblea nazionale aveva chiesto di permettergli di candidarsi per nuovi mandati presidenziali, ciò che aveva causato l’esplosione della rabbia popolare.[26]

 

A Kinshasa, nella parrocchia di San Gabriele di Yolo Sud, nel comune di Kalamu, la marcia è stata dispersa con gas lacrimogeni e spari di arma da fuoco. Una persona è rimasta ferita.
Nella parrocchia di Liyebo, situata presso la casa comunale di Bumbu, i fedeli hanno iniziato la marcia, ma poi sono stati bloccati dalla polizia che ha lanciato gas lacrimogeni nei pressi della casa comunale di Ngiri-Ngiri. Erano riusciti a percorrere un tragitto di circa 20 minuti, anche se la polizia aveva tentato di dissuaderli, ma senza riuscirvi.

Nella parrocchia di San Giovanni Battista di Bumbu, nel comune di Selembao, la marcia dei cattolici è stata dispersa, a 300 metri dal punto di partenza, dalla polizia che ha usato gas lacrimogeni e proiettili veri. Prima del culto, i fedeli di questa parrocchia avevano notato la presenza di alcune persone sospettose e le avevano allontanate dalla loro parrocchia.

Nella parrocchia di San Giuseppe, nel comune di Kalamu (quartiere Matonge), alla fine del servizio religioso, mentre i fedeli stavano per iniziare la marcia, la polizia ha aperto il fuoco. Otto persone, tra cui una ferita al braccio, sono state ricoverate in un centro medico nei pressi della parrocchia. Tra i leader dell’opposizione presenti, c’erano Felix Tshisekedi, presidente del Raggruppamento dell’Opposizione / ala Limete e Martin Fayulu, presidente del partito Ecidé.
Nella parrocchia di Cristo Re, nel comune di Kasavubu, dove è stata notata la presenza del presidente dell’UNC, Vital Kamerhe, i manifestanti si sono trovati intrappolati all’interno della chiesa, dopo aver tentato di iniziare la marcia, quasi immediatamente dispersa dalla polizia. Secondo un testimone, i manifestanti erano riusciti ad arrivare fino al mercato di Gambela ma, dispersi dalla polizia, avevano dovuto ritornare in parrocchia.

La stessa situazione è stata osservata nella parrocchia di San Michele, dove i manifestanti sono stati dispersi dopo essere riusciti a superare due checkpoint.

Nella parrocchia di Sant’Agostino, nel comune di Lemba, un membro dell’UNC, Ngandu Kisene, è rimasto ucciso da un proiettile sparato dalla polizia quando i manifestanti stavano tentando di iniziare la marcia.

Spari anche alla cattedrale di Notre-Dame del Congo, dove circa 500 persone avevano cominciato la marcia brandendo croci, bibbie e ramoscelli. Dopo alcune centinaia di metri, i manifestanti sono stati fermati in un posto di blocco dalla polizia che ha sparato e lanciato gas lacrimogeni.
Nella parrocchia di St-François-de-Salles, a Kitambo, una ragazza di 16 anni è stata uccisa da uno sparo proveniente da una  “auto mitragliatrice” che passava davanti alla chiesa.[27]

 

A Kisangani, la marcia dei laici cattolici è stata severamente repressa dalla polizia. In varie parrocchie cattoliche della città, le marce sono iniziate verso le nove, dopo la messa. In ogni parrocchia, i manifestanti erano accompagnati dai loro rispettivi sacerdoti, cantavano inni religiosi, sfilavano dietro una grande croce e portavano cartelli su cui si poteva leggere: “chiediamo la completa ed integrale applicazione degli accordi del 31 dicembre 2016“. Alcuni hanno potuto percorrere cinquecento metri dal punto di partenza e altri quasi un chilometro, ma poi sono stati dispersi dalla polizia che ha sparato e lanciato gas lacrimogeni.[28]

 

A Lubumbashi, le messe sono state celebrate in tutte le parrocchie, nonostante gli incidenti sopravvenuti nella parrocchia di Santa Bernardetta, nel comune di Katuba. I manifestanti sono usciti dalla chiesa di Santa Bernardetta e hanno iniziato la marcia, dirigendosi verso il viale Ubemba, dove la polizia è intervenuta per bloccarli. I manifestanti hanno cominciato a lanciare pietre. In numero inferiore, la polizia ha chiesto l’intervento dell’esercito che li ha costretti a ritornare all’interno della parrocchia. Trincerati in chiesa, hanno chiuso la porta. Ma l’esercito ha forzato l’accesso e ha fatto irruzione all’interno della chiesa dove ha picchiato molti fedeli.

Alla chiesa di Santa Maria, nel comune di Kenya, la marcia programmata è stata annullata, “data la forte presenza di soldati armati, che non erano certo stati inviati per garantire la sicurezza dei manifestanti, ma per essere pronti a sparare contro di loro”, ha affermato Hubert Tshiswaka, un membro del comitato  laico di coordinamento e organizzatore della marcia.[29]

 

A Goma, la polizia ha lanciato gas lacrimogeni e sparato proiettili veri davanti alla Cattedrale di San Giuseppe, dove i fedeli sono quasi stati mantenuti in ostaggio dalle forze dell’ordine che hanno loro impedito di uscire. Numeroso i feriti. La Lucha riferisce l’arresto di almeno 6 persone, fra cui 4 suoi militanti.

A Beni, i militanti di Lucha hanno marciato verso la rotatoria del BCDC dove si sono scontrati con la polizia che li ha dispersi con gas lacrimogeni. Varie le persone arrestate, ma nessuno di loro è stato picchiato, come succedeva  in passato.[30]

 

A Mbuji-Mayi, quasi tutte le parrocchie cattoliche della città sono state circondate dalle forze dell’ordine già dalla notte del 20 gennaio. La polizia e il commando speciale dell’esercito, il Simba za Moura, avevano eretto dei posti di blocco su tutte le principali vie della città e gli abitanti sono stati costretti a rimanere in casa, a causa del divieto di circolazione.

Tramite la radio cattolica Buena Muntu, il vescovo della diocesi, monsignor Bernard Emmanuel Kasanda, ha esortato i parroci e i fedeli a non avere paura e a recarsi nelle rispettive parrocchie per la messa domenicale. Alla Cattedrale di San Giovanni Battista, nel quartiere Bonzola, dopo la Messa celebrata dai padri Blaise Kanda e Pierre Kabamba, la polizia ha bloccato l’uscita e ha lanciato gas lacrimogeni all’interno della cattedrale, piena di fedeli che non potevano uscire. Alla parrocchia di Bena Tshibuabua, l’esercito è entrato nella parrocchia e ha lanciato gas lacrimogeni. Sette i feriti e molti arresti, tra cui il presidente federale del MLC.[31]

 

Occorre ricordare che, già il 19 gennaio, il governatore del Kasaï Orientale, Alphonse Ngoyi Kasanji, aveva invitato la popolazione a dedicarsi, nella giornata del 21 gennaio, al culto domenicale, senza partecipare ad eventuali manifestazioni di piazza: «Chiedo di mantenere la calma. La domenica è sempre stata il giorno del Signore. La domenica non è un giorno adatto per le manifestazioni di piazza. Per questo chiedo alla popolazione e al clero di assumere un atteggiamento responsabile di fronte a qualsiasi forma di manipolazione di appello a scendere in strada. Consiglio di andare a pregare il Signore e di andare a messa». Tuttavia, in un comunicato, il Comitato Laico di Coordinamento della diocesi di Mbuji-Mayi aveva confermato l’organizzazione della marcia. Secondo tale documento, alle ore 14:00, un gruppo di cristiani partirà dalla rotonda dell’università e un secondo gruppo partirà dalla rotatoria di Kalala wa Nkata. Il punto di arrivo è la cattedrale di Saint Jean Baptiste Bonzola.[32]

 

A Kananga non è stata segnalata alcuna manifestazione. Nelle parrocchie cattoliche della città, le messe sono state celebrate secondo il loro solito orario. Dopo le celebrazioni eucaristiche, i fedeli sono tornati alle loro case come al solito. Il comitato laico locale della Chiesa cattolica non aveva preso alcuna iniziativa.[33]

 

A Bunia, nella provincia di Ituri, militari e poliziotti erano presenti ovunque, soprattutto nei punti strategici della città e non c’è stata alcuna marcia. Ma il vescovo, monsignor Dieudonné Uringi, ha chiesto al potere di applicare correttamente il contenuto dell’accordo di San Silvestro 2016. Egli ritiene inconcepibile che i diritti e le libertà fondamentali dei cittadini previste dalla Costituzione siano soffocate da un potere arrivato “a fine mandato”. Mons. Dieudonné Uringi auspica il miglioramento delle condizioni di vita delle persone che languono nella povertà, mentre alcune poche persone diventano sempre più ricche.[34]

 

f. I primi rapporti provvisori

 

Il 22 gennaio, la Conferenza Episcopale Nazionale del Congo (CENCO) ha reso pubblico un suo rapporto provvisorio sulla marcia pacifica del 21 gennaio.

La CENCO ha ricordato che «questa marcia aveva lo scopo di esigere l’attuazione effettiva, integrale e in buona fede dell’accordo politico globale e inclusivo del 31 dicembre 2016, in particolare per quanto riguarda le misure di rasserenamento del clima politico e il rispetto del diritto di organizzare delle manifestazioni pubbliche e il diritto alla libertà di opinione e di espressione.
La CENCO ha riportato un bilancio di 6 morti, 127 feriti e 210 arresti. La maggior parte delle persone arrestate sono state rilasciate poche ore dopo.

Inoltre, la CENCO ha presentato una serie di eventi relativi a diverse parrocchie sparse su tutto il territorio nazionale:

Dispersione dei manifestanti con gas lacrimogeni: 22 casi

Dispersione dei manifestanti con gas lacrimogeno e spari d’arma da fuoco: 75 casi
Dispersione dei manifestanti per intimidazione verbale: 4 casi

Interdizione di accesso in parrocchia: 1 caso

Marce all’interno del recinto della parrocchia: 5 casi

Marce impedite per un forte dispiegamento di militari: 54 casi

Marce regolari e senza ostacoli: 12 casi

Seconda messa impedita: 4 casi

Il Segretariato generale della CENCO ha fatto notare 12 casi di marce professionalmente sorvegliate dalla polizia nazionale congolese e, di conseguenza, senza incidenti segnalati. Ciò dimostra che l’organizzazione di marce pacifiche rimane ancora possibile, se c’è una buona volontà da parte delle autorità competenti.

Ancora una volta, la Chiesa ha deplorato l’uso eccessivo e sproporzionato della forza contro dei manifestanti che non avevano in mano che Bibbie, corone di rosario e ramoscelli di pace».[35]

 

Il 22 gennaio, in una nota tecnica, la Nunziatura Apostolica ha confermato l’uccisione di sei persone durante la marcia dei cristiani cattolici svoltasi il 21 gennaio 2018 a Kinshasa.
Inoltre, a livello nazionale, la rappresentanza vaticana nella RDC ha constatato almeno 52 feriti e 210 persone arrestate dalle forze dell’ordine.

Secondo la nota, «a Kinshasa: 13 parrocchie perturbate dalla polizia (gas lacrimogeni, proiettili veri, parrocchie circondate); 6 morti, tra cui un’aspirante alla vita religiosa; 13 feriti, tra cui almeno 1 sacerdote; almeno 147 arresti, tra cui almeno 3 sacerdoti».

Nel resto del paese, la polizia ha represso la marcia in alcune città in cui il Comitato laico di Coordinamento aveva informato le autorità locali sulla sua organizzazione.

«A Kisangani: 3 parrocchie perturbate dalle forze dell’ordine (gas lacrimogeni, proiettili veri, parrocchie circondate), 7 feriti e 14 arresti, tra cui due giornalisti e 4 minorenni;

a Goma e Bukavu: 3 parrocchie perturbate dalle forze dell’ordine (gas lacrimogeni, proiettili veri, parrocchie circondate), 29 feriti, di cui 11 gravi e 38 arresti, tra cui alcuni membri della Croce Rossa;
a Lubumbashi: 3 parrocchie perturbate dalle forze dell’ordine (gas lacrimogeni, proiettili veri, parrocchie circondate), 3 feriti e 9 arresti;

a Mbandaka, c’è stata una marcia fino al municipio dov’è stata fermata con gas lacrimogeni.
a Mbuji-Mayi, tutte le parrocchie (più o meno 40) sono state colpite dalla violenza provocata dalle forze dell’ordine. Otto persone sono rimaste ferite e altre due sono state arrestate
».

Secondo la nunziatura, a livello nazionale, le forze dell’ordine sono intervenute violentemente in 61 parrocchie, tra cui 40 a Mbuji-Mayi e 13 a Kinshasa, che ne ha circa 160. La RD Congo ha 47 diocesi raggruppate in sei province ecclesiastiche (arcidiocesi).[36]

 

Il 22 gennaio, in una conferenza stampa, il presidente dell’Associazione Congolese per l’Accesso alla Giustizia (ACAJ) ha presentato un bilancio di 9 persone uccise, tra cui 8 a Kinshasa e 1 a Kisangani. Secondo Georges Kapiamba, a Kinshasa, 4 cadaveri sono stati portati via dalla polizia. Almeno 87 i feriti, tra 47 a Kinshasa, 18 a Lubumbashi, 13 a Kisangani e 4 a Goma. A livello nazionale, ACAJ ha affermato di aver registrato 287 arresti, di cui 247 a Kinshasa. Tra gli arrestati liberati, l’organizzazione parla di 155 persone, tra Goma e Kinshasa.[37]

 

Il 23 gennaio, in una conferenza stampa, l’arcivescovo di Kinshasa ha denunciato e condannato nuovamente la violenta repressione della marcia pacifica dei cristiani del 21 gennaio 2018 da parte delle forze di sicurezza. Nel suo messaggio, il cardinale Laurent Monsengwo ha affermato che, «come il 31 dicembre 2017, ai cristiani di alcune parrocchie è stato impedito di pregare, a molti altri è stato vietato di lasciare il recinto parrocchiale e tutto questo per ordine di agenti di polizia e di militari armati più che mai, come se fossero in un campo di battaglia. Quelli che hanno potuto pregare e che avevano iniziato la marcia sono stati poi dispersi mediante l’uso di gas lacrimogeni e di armi con proiettili veri e di gomma. Ancora una volta, dobbiamo contare i morti, i feriti, gli arresti arbitrari (inclusi quelli di preti e suore) e i casi furto e di estorsione.

Già il giorno prima, il 20 gennaio, in pieno giorno, erano stati istituiti dei posti di blocco per controllare i veicoli e verificare l’identità dei passeggeri. Siamo in una prigione a cielo aperto? Come si possono uccidere uomini, donne, bambini, giovani e vecchi che cantano inni religiosi e che non hanno in mano che Bibbie, corone di rosario e crocifissi? Cosa si vuole esattamente? Il potere per il potere o il potere per lo sviluppo integrale del popolo, nella pace, nella giustizia e nella verità? Da parte nostra, noi vogliamo solo che regni la forza della legge e non la legge della forza». Infine, ai cristiani cattolici, il Cardinale Monsengwo ha raccomandato di «non cedere alla violenza, rimanere saldi nella Fede, agire sempre per amore del prossimo e vivere nella gioiosa speranza che il Signore non ci abbandonerà».[38]

 

Uno dei leader del Comitato Laico di Coordinamento, Isidore Ndaywel, ha dichiarato di non aver alcuna intenzione di rinunciare, a causa delle morti causate dalla repressione, all’organizzazione di altre marce. Secondo lui, «siamo arrivati a un punto di non ritorno. Il nostro dovere è quello di continuare la lotta. È un modo per rendere omaggio alle vittime». Inoltre, il professore nega in blocco che il numero degli agenti di polizia necessari per garantire la sicurezza delle manifestazioni organizzate dai laici cattolici sia insufficiente, come sostenuto invece dalle autorità competenti: «Ciò che constatiamo è che gli effettivi ritenuti insufficienti per garantire la sicurezza di una marcia pacifica sono proprio quelli che provocano l’insicurezza, essendo utilizzati per reprimerla. In effetti, ci troviamo davanti a un corpo di polizia che sembra essere stato rinforzato con effettivi di origine straniera e sono proprio questi elementi che sono alla base di molteplici abusi».[39]

 

Il 23 gennaio, in un comunicato stampa congiunto, gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno espresso la loro indignazione per le violenze perpetrate il 21 gennaio dalle forze di sicurezza e, ancora una volta, hanno chiesto al governo congolese di rispettare l’accordo di San Silvestro 2016, un testo che è al centro delle rivendicazioni dei manifestanti. Secondo il comunicato, «la Monusco e altre persone, che hanno visto le forze di sicurezza congolesi sparare sui civili, hanno confermato un bilancio di almeno sei morti e di decine di feriti. Centinaia di persone, tra cui dei leader religiosi e dei giornalisti, sono stati arbitrariamente arrestati». Secondo gli Stati Uniti e il Regno Unito, si tratta di una repressione che sta ostacolando il processo democratico nel paese. A questo proposito, due dei partner più importanti della RD Congo, hanno confermato il loro appoggio ai partecipanti alla marcia del 21 gennaio, al CLC e alla CENCO, «che non chiedevano altro che elezioni credibili e l’attuazione di misure di rasserenamento del clima politico previste nell’accordo firmato dal governo e dall’opposizione il 31 dicembre 2016». Essi ribadiscono il loro appello alle autorità congolesi, affinché liberino i prigionieri politici, pongano fine a tutte quelle procedure giudiziarie intraprese unicamente per motivi politici, evitino la duplicazione dei partiti politici e consentano ai partiti politici di cambiare i loro delegati in seno alla Commissione elettorale. In breve, Stati Uniti e Regno Unito aderiscono alla maggior parte delle richieste dei partecipanti alla marcia del 21 gennaio.[40]

[1] Cf Actualité.cd, 13.01.’18; 7sur7.cd, 13.01.’18  https://7sur7.cd/new/2018/01/malgre-les-menaces-du-regime-kabila-le-clc-reste-ferme-une-nouvelle-marche-pacifique-ce-21-janvier/

[2] Cf Cas-info.ca, 17.01.’18;  Le Potentiel – Kinshasa, 20.01.’18

http://www.lepotentielonline.com/index.php?option=com_content&view=article&id=18444:a-propos-de-la-marche-pacifique-du-21-janvier-2018&catid=90:online-depeches

[3] Cf Radio Okapi, 19.01.’18

[4] Cf Dépêche.cd, 18.01.’18  http://www.depeche.cd/rdc-marche-du-21-janvier-2018-le-clc-confirme-le-rendez-vous-et-donne-les-dernieres-orientations/; Daniel Ngoie – 7sur7.cd, 18.01.’18

[5] Cf Politico.cd, 15.01.’18

[6] Cf Roberto Tshahe et Grevisse Tekilazaya – Cas-info.ca, 16.01.’18

[7] Cf Djodjo Vondi – Actualité.cd, 16.01.’18

[8] Cf Christine Tshibuyi – Actualité.cd, 19.01.’18

[9] Cf Tony-Antoine – Cas-info.ca, 19.01.’18

[10] Cf Stanys Bujakera – Actualité.cd, 20.01.’18

[11] Cf Politico.cd, 20.01.’18

[12] Cf José Mukendi – Actualité.cd, 20.01.’18

[13] Cf AFP – Jeune Afrique, 20.01.’18

[14] Cf Jeff Kaleb Hobiang – 7sur7.cd, 20.01.’18

[15] Cf Radio Okapi, 16.01.’18

[16] Cf Radio Okapi, 16.01.’18; Stanys Bujakera – Actualité.cd, 16.01.’18

[17] Cf Djodjo Vondi – Actualité.cd, 18.01.’18

[18] Cf Jeff Kaleb – 7sur7.cd, 19.01.’18

[19] Cf AFP – Africatime, 19.01.’18

[20] Cf 7sur7.cd, 19.01.’18

[21] Cf Actualité.cd, 19.01.’18

[22] Cf mediacongo.net, 19.01.’18  http://www.mediacongo.net/article-actualite-34522.html

[23] Cf 7sur7.cd, 20.01.’18

[24] Cf Daniel Ngoie – 7sur7.cd, 20.01.’18

[25] Cf RFI, 21.01.’18

[26] Cf Marie-France Cros – La Libre / Afrique, 21.01.’18

[27] Cf Radio Okapi, 21.01.’18; Actualité.cd, 21.01.’18

[28] Cf Radio Okapi, 21.01.’18

[29] Cf Actualité.cd, 21.01.’18

[30] Cf Actualité.cd, 21.01.’18

[31] Cf Radio Okapi, 21.01.’18

[32] Cf Radio Okapi, 20.01.’18

[33] Cf Radio Okapi, 21.01.’18

[34] Cf Radio Okapi, 21.01.’18

[35] Cf http://cenco.org/wp-content/uploads/2018/01/Bilan-de-la-marche-du-21-janvier-2018-4.pdf

[36] Cf Patrick Maki – Actualité.cd, 22.01.’18  https://actualite.cd/2018/01/22/rdc-6-morts-plusieurs-blesses-plus-de-200-interpelles-a-travers-pays-nonciature/

[37] Cf Patrick Maki – Actualité.cd, 22.01.’18

[38] Cf Onésime Mukandila – Cenco.cd, 23.01.’18  http://cenco.org/cardinal-monsengwo-nous-voulons-que-regne-la-force-de-la-loi-et-non-la-loi-de-la-force/

[39] Cf Alphonse Muderhwa – 7sur7.cd, 24.01.’18

[40] Cf Cas-info.ca, 23.01.’18