Nov 07

Congo Attualità n. 339

INDICE

EDITORIALE: NIKKI HALEY IN RD CONGO → UNA VISITA DECISIVA

  1. UNA TRANSIZIONE SENZA KABILA: UNA PROPOSTA ANCORA SUL TAVOLO
  2. L’AMBASCIATRICE DEGLI STATI UNITI PRESSO L’ONU, NIKKI HALEY, IN VISITA UFFICIALE NELLA RDCONGO
    1. Una lunga serie di incontri
    2. La reazione della Commissione Elettorale
    3. Le reazioni della Maggioranza Presidenziale
    4. Le reazioni dell’Opposizione
    5. Le reazioni della Società Civile
    6. Una prima valutazione

 

EDITORIALE: NIKKI HALEY IN RD CONGO → UNA VISITA DECISIVA

 

 

 

 

1. UNA TRANSIZIONE SENZA KABILA: UNA PROPOSTA ANCORA SUL TAVOLO

 

Il 17 ottobre, in una dichiarazione, il coordinatore del Fronte Repubblicano dei Centristi, Chérubin Okende, ha criticato e respinto in blocco il periodo di 504 giorni previsto dalla Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI) per l’organizzazione delle elezioni, definendolo come una proposta fallace e pericolosa e accusando Corneille Nangaa di alto tradimento. Per il Fronte Repubblicano dei Centristi, tutte le Istituzioni con mandato elettivo, diventate illegittime a causa della non organizzazione delle elezioni, restano in funzione violando la Costituzione e confiscando la sovranità del popolo.

Lo schema di Chérubin Okende comprende due parti.

In un primo momento, in conformità con l’articolo 27 della Costituzione, il popolo dovrà presentare una petizione al Presidente della Repubblica uscente, Joseph Kabila, chiedendogli di dimostrare la sua fedeltà alla Repubblica dimettendosi, al più tardi, il prossimo 4 dicembre, in occasione del suo consueto discorso in Parlamento sulla situazione della nazione, per non essere riuscito a adempiere la missione affidatagli dall’articolo 69 della Costituzione e per esercitare il potere senza aver rispettato gli articoli 70 e 73 della stessa Costituzione.

Anche i deputati e i senatori dovrebbero dimettersi, perche sono rimasti al potere in violazione degli articoli 103 e 105 della Legge fondamentale.

In ogni caso, indipendentemente dal fatto che i membri di queste istituzioni illegittime accettino o no di dimettersi, il Fronte Repubblicano dei Centristi esorta il popolo ad istituire, a partire dal 1° gennaio 2018, un regime di eccezione conformemente all’articolo 64 della Costituzione.

In effetti, la seconda parte dello schema proposto dal Fronte Repubblicano dei Centristi prevede un regime speciale che possa ristabilire l’ordine repubblicano contemplato nella Costituzione del 18 febbraio 2006. Tale regime speciale consisterebbe in un breve periodo ad interim di centottanta giorni senza Joseph Kabila come Presidente della Repubblica, senza deputati e senatori illegittimi, senza l’attuale Consiglio Nazionale di Supervisione dell’Accordo del 31 dicembre 2016 (CNSA), senza la Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI) finora esistente e senza il governo attualmente in funzione. Questo regime straordinario presuppone una determinata architettura che dovrebbe adattarsi ad una situazione eccezionale, al fine di salvaguardare la Costituzione:

  1. Un presidente della Repubblica provvisorio: una personalità apolitica e credibile, che si impegni a non condizionare il processo elettorale e a non candidarsi alle prossime elezioni;
  2. Un alto Consiglio della Repubblica, parlamento unicamerale di transizione, composto da cinquantadue membri, tra cui ventisei rappresentanti delle province, nominati dalle forze vive di ciascuna provincia e dalle tradizionali organizzazioni socio-professionali;
  3. Un Governo centrale ad interim, composto di ventisei membri designati dalle tradizionali organizzazioni socio-professionali, con la missione primaria di assicurare il finanziamento del processo elettorale, di applicare le misure di rasserenamento del clima politico, di garantire la pace, la sicurezza e il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro della popolazione;
  4. dei Governi provinciali ad interim, composti di sei membri al massimo, presieduti da ufficiali militari che abbiano dimostrato la loro fedeltà alla Repubblicana;
  5. Un comitato internazionale di accompagnamento del periodo provvisorio, istituito dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, per assicurare l’effettiva applicazione delle misure di rasserenamento del clima politico e il necessario appoggio logistico e finanziario del processo elettorale;
  6. Un nuovo comitato direttivo della CENI, con membri designati dalle confessioni religiose;
  7. Tutti gli animatori di queste istituzioni provvisorie dovranno impegnarsi a lavorare in modo disinteressato e a non candidarsi per le prossime elezioni;
  8. Le parti implicate nella dinamica della “Transizione senza Joseph Kabila” fisseranno, per consenso, i meccanismi di creazione di queste istituzioni interinali.

Infine, il Fronte Repubblicano dei Centristi lanciano un appello a tutte le forze vive della nazione (Confessioni religiose, Sindacati, Enti giovanili, movimenti cittadini, collegi professionali, associazioni sportive e culturali, partiti e coalizioni politiche) rispettose della Costituzione e acquisite all’alternanza democratica, affinché si impegnino a rendere possibile un fronte comune per la “transizione senza Joseph Kabila” e a agire insieme, per aiutare il popolo ad assumere le proprie responsabilità conformemente all’articolo 64 della Costituzione e per chiedere alla comunità internazionale un accompagnamento di questo regime straordinario.[1]

 

Il 24 ottobre, in una dichiarazione resa pubblica dal Presidente del Consiglio dei Saggi, Pierre Lumbi Okongo, il Raggruppamento dell’Opposizione / ala Limete

«1. riafferma la sua posizione espressa al termine del suo secondo conclave, secondo la quale Joseph Kabila deve lasciare il potere entro e non oltre il 31 dicembre 2017, per consentire l’istituzione di una transizione civica e pacifica senza di lui;

  1. rileva che l’attuale direzione della Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI) non è stata capace né di pubblicare un calendario elettorale, né di finalizzare in tempo utile un registro elettorale che possano permettere una rapida organizzazione delle elezioni. Essa ha dimostrato di essere totalmente al servizio della maggioranza presidenziale, seguendo le sue istruzioni per bloccare il processo elettorale. Per il Raggruppamento dell’Opposizione, il cambiamento degli attuali dirigenti della CENI è uno dei presupposti per l’organizzazione di elezioni veramente democratiche e credibili.
  2. protesta energicamente contro le restrizioni delle libertà di manifestazione e di riunione e contro le misure di repressione adottate nei confronti dei membri del Raggruppamento dell’Opposizione e di altre forze vive della nazione che lottano per il cambiamento; (…)
  3. chiede a tutti i Congolesi, dell’interno e della diaspora, di prendere coscienza della gravità della situazione e di mobilitarsi, per poter vincere questa battaglia della nostra generazione. Poiché l’obbligo dell’articolo 64 della Costituzione è vincolante per tutti, Kabila non deve rimanere al potere oltre il 31 dicembre 2017;
  4. Chiede infine a tutti i Congolesi di prepararsi ad aderire alla parola d’ordine che presto lanceremo e a partecipare massicciamente a tutte le azioni che intraprenderemo nei prossimi giorni e settimane. per riconquistare i nostri diritti e le nostre libertà confiscateci da Kabila».[2]

 

Il 26 ottobre, 129 associazioni, fra cui delle organizzazioni non governative per la difesa dei diritti umani e dei movimenti cittadini, hanno inviato una lettera all’ambasciatrice Nikki Haley, cui hanno chiesto di impegnarsi per l’istituzione, dopo la il 31 dicembre 2017, di una “transizione civica” guidata da una personalità indipendente che non si presenterà come candidato nelle prossime elezioni. Ecco il contenuto del loro documento:

«Mentre il paese stava avviandosi verso un processo democratico che permettesse al popolo congolese di eleggere un nuovo presidente nel mese di dicembre 2016, secondo la Costituzione, il Presidente Joseph Kabila è ricorso a vari mezzi politici, compreso l’uso eccessivo della forza, per  far tacere ogni voce che esigesse il rispetto della Costituzione. Dal mese di gennaio 2015, centinaia di Congolesi sono stati uccisi, altri arrestati arbitrariamente, tenuti in isolamento, o processati sulla base di accuse fittizie, per aver protestato pacificamente contro la revisione della legge elettorale, revisione che prevedeva di subordinare le elezioni a un censimento generale della popolazione, per aver chiesto alla Commissione elettorale di pubblicare il calendario elettorale o per essersi opposti al terzo mandato del Presidente Kabila.

Il regime kabilista è alla base dei tanti focolai di tensione attivi in tutto il paese e di una crisi umanitaria senza precedenti. Per esempio, nel Kasai sono state scoperte 80 fosse comuni piene di cadaveri; a Beni (Nord Kivu) si parla di quasi 2.000 morti e di molti dispersi; nella provincia del Tanganica, si sono registrati 500.000 sfollati interni a causa del conflitto tra i Pigmei e i Bantu, ecc.

L’accordo politico del 31 dicembre 2016, che prevede l’organizzazione delle elezioni entro la fine di dicembre 2017, non è ancora stato attuato. Il presidente Kabila e il Governo non hanno ancora applicato le misure di rasserenamento del clima politico, come la liberazione dei prigionieri politici e la riapertura dei mezzi di comunicazione dell’opposizione. Hanno invece usato tutti i mezzi immaginabili per ritardare il processo elettorale e continuare sulla strada della repressione politica. Mentre la popolazione congolese auspica una transizione pacifica, il presidente della Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI) ha recentemente dichiarato che le elezioni non potranno aver luogo che 504 giorni dopo la fine dell’operazione di registrazione degli elettori della diaspora congolese. Il che dimostra che non vogliono assolutamente organizzare le elezioni prima del 2020, al fine di allungare i tempi e di preparare il terreno a un referendum. In questa prospettiva stanno preparando l’adozione di una legge che ridurrebbe la composizione e il quorum di decisione della Corte Costituzionale. Nel frattempo, all’interno del partito di governo, varie voci stanno chiedendo un referendum che potrebbe consentire al presidente Kabila di rimanere al potere o di ricandidarsi per un terzo mandato presidenziale.

Per rimediare alla mala fede del presidente Kabila e della sua maggioranza presidenziale, che utilizzano la Commissione elettorale come strumento per raggiungere il loro obiettivo, la Società Civile congolese ha proposto, lo scorso agosto, una transizione civica che, guidata da una personalità indipendente che non si presenterà come candidato nelle prossime elezioni, potrà permettere di organizzare delle elezioni credibili.

Le nostre organizzazioni chiedono ai partner internazionali, tra cui il governo americano, l’Unione Europea e la MONUSCO, di ritirare, a partire dalla fine di dicembre 2017, il loro appoggio a questo regime e all’attuale direzione della Commissione elettorale, che non hanno alcuna intenzione di organizzare le elezioni e di non riconoscere più il presidente Joseph Kabila e il suo governo come “autorità legittime” che possano rappresentare la RDCongo e parlare in nome del suo popolo».[3]

 

 

2. L’AMBASCIATRICE DEGLI STATI UNITI PRESSO L’ONU, NIKKI HALEY, IN VISITA UFFICIALE NELLA RDCONGO

 

a. Una lunga serie di incontri

 

Il 25 ottobre, l’Ambasciatrice degli Stati Uniti all’ONU, Nikki Haley, è arrivata a Kinshasa. In un intervista pubblicata sul sito della CNN, ella aveva già spiegato i motivi della sua visita in Congo. «Gli Stati Uniti hanno molti interessi in questo paese africano in preda alla guerra. I nostri interessi sono certamente umanitari, ma anche strategici ed economici (…) L’obiettivo di questa visita è quello di servire gli interessi americani e di aiutare decine di milioni di cittadini congolesi sfollati, affinché possano tornare nei loro villaggi e costruire un futuro prospero per il loro paese e per le loro famiglie», aveva dichiarato in quell’intervista, deplorando che, nella sua storia, la RDCongo non abbia potuto accedere ad un cambiamento politico pacifico. Inoltre, ella aveva fatto notare l’incapacità del governo congolese nell’assistere tutte quelle persone che si trovano in una situazione di emergenza umanitaria: «Nella RDCongo, il governo non riesce a fornire i servizi di base a ben 8 milioni di civili in difficoltà, di cui 5 milioni sono bambini. Nell’ultimo anno, il numero degli sfollati è aumentato e il paese ha quasi 4 milioni di sfollati interni».[4]

 

Il vice presidente del G7 e membri del Raggruppamento dell’Opposizione, Christophe Lutundula, ha dichiarato di aspettarsi che l’ambasciatrice ottenga da Joseph Kabila «il rispetto della Costituzione e l’attuazione dell’accordo del 31 dicembre 2016, come richiesto anche dalla risoluzione 2348 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Ciò permetterebbe ai Congolesi di eleggere dei nuovi dirigenti capaci di farsi carico del destino della nazione, nel rispetto dell’alternanza politica ai vertici dello Stato».[5]

 

Il 26 ottobre, dopo essere arrivata in mattinata a Goma (Nord Kivu), Nikki Haley si è recata a  Kitshanga, nel Masisi, a 80 chilometri a ovest di Goma, per visitare un campo di sfollati.

A Goma, alcune decine di attivisti di partiti politici dell’opposizione hanno tenuto un sit-in davanti alla sede della Monusco. «All’ambasciatrice americana e, attraverso lei, all’intero Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, chiediamo che, entro il 31 dicembre 2017, Kabila non sia più riconosciuto come rappresentante della RDCongo. Chiediamo anche delle sanzioni contro Kabila e i suoi più stretti collaboratori», ha affermato il coordinatore del Raggruppamento dell’Opposizione del Nord Kivu, Jean Baptiste Kasekwa, dando lettura di un memorandum da consegnare a Nikki Haley. Infine, egli ha chiesto alla Comunità internazionale di fare pressione, affinché «le elezioni siano organizzate entro la scadenza costituzionale e i responsabili della repressione delle manifestazioni pubbliche siano sanzionati».[6]

 

Il 26 ottobre, il deputato Martin Fayulu ha affermato che il messaggio del Raggruppamento dell’Opposizione all’ambasciatrice statunitense Nikki Haley sarà molto chiaro: «Non più negoziati con Kabila. Deve solo lasciare il potere». Secondo il presidente di Ecide, «Kabila deve dimettersi, perché ha terminato i suoi due mandati presidenziali costituzionali. Rimanendo al potere, egli è diventato un ostacolo al processo democratico ed elettorale. Se Kabila non si dimette volontariamente, il popolo congolese non esiterà ad applicare l’articolo 64 della Costituzione». Secondo Fayulu, Nikki Haley deve ora appoggiare l’idea di una transizione senza Kabila.[7]

 

Il 27 ottobre, ritornata a Kinshasa, Nikki Haley si è incontrata con il presidente della Commissione elettorale Nazionale Indipendente (CENI). Corneille Nangaa ha risposto alle domande poste dall’ambasciatrice americana alle Nazioni Unite presentando i progressi realizzati nel processo elettorale, le cause dei ritardi e le diverse modalità che possano permettere di organizzare le elezioni il più presto possibile.

Da parte sua, Nikki Haley ha chiesto alla CENI di organizzare le elezioni nel 2018. «È importante che si possa organizzare le elezioni nel 2018. Il messaggio comunicato è stato chiaro: se le elezioni non saranno organizzate nel 2018, la RDCongo non potrà più contare sull’appoggio della Comunità internazionale e degli Stati Uniti. È quindi importante che le elezioni si svolgano nel 2018. È ciò che abbiamo detto alla CENI», ha dichiarato Nikki Haley alla fine dell’incontro. «L’organizzazione delle elezioni nel 2018 sarà possibile solo se tutte le parti implicate saranno disponibili a portare il loro contributo al processo elettorale», ha dichiarato l’ambasciatrice statunitense citando, tra altri, i vescovi della CENCO e i leader dei partiti politici e aggiungendo che «anche il presidente della Repubblica deve dire chiaramente che le elezioni devono essere organizzate nel 2018». Infine, Nikki Haley ha invitato la CENI a pubblicare un calendario elettorale contenente le date precise per ciascun tipo di elezione: «Non appoggeremo in alcun modo un calendario elettorale che non specifichi chiaramente che le elezioni si terranno, al più tardi, nel 2018».[8]

 

Il 27 ottobre, Nikki Haley si è incontrata con i vescovi della Conferenza Episcopale Nazionale del Congo (CENCO). I due principali temi di discussione di questo incontro, cui hanno partecipato Marcel Utembi e Fridolin Ambongo, rispettivamente presidente e vicepresidente della CENCO, sono stati il processo elettorale e l’accordo del 31 dicembre 2016.

Secondo un comunicato della Cenco, i vescovi hanno chiesto a Nikki Haley di: «1. Aiutare il popolo congolese a portare a termine il processo elettorale entro una scadenza ragionevole e accettata da tutte le parti implicate,

  1. Ottenere dai politici l’effettivo rispetto della Costituzione e la piena attuazione dell’accordo del 31 dicembre 2016,
  2. Raccomandare alla Commissione elettorale la rapida pubblicazione di un calendario elettorale realistico e preciso, che permetta di organizzare delle elezioni credibili, trasparenti e pacifiche,
  3. Chiedere al Capo dello Stato un impegno esplicito di non candidarsi alle prossime elezioni,
  4. Ottenere dalle alte autorità dello Stato, civili e militari, la cessazione della repressione delle manifestazioni pacifiche e delle gravi violazioni dei diritti umani, nonché il rispetto dei principi democratici, 6. Incoraggiare il governo a proseguire, in maniera chiara, l’applicazione delle misure di rasserenamento del clima politico previste nell’accordo del 31 dicembre 2016, dato che esse costituiscono un presupposto essenziale per avviare un processo elettorale pacifico,
  5. Fare tutto il possibile affinché il gruppo di esperti designati nella 72ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite abbia un potere operativo all’interno della Commissione elettorale».[9]

 

Il 27 ottobre, nel primo pomeriggio, Nikki Haley si è incontrata con Félix Tshisekedi e Pierre Lumbi (Raggruppamento dell’Opposizione – RASSOP  / ala Limete), Vital Kamerhe (Unione per la Nazione Congolese – UNC), Eve Bazaiba ( Movimento di Liberazione del Congo – MLC). Ella ha confermato che le elezioni dovranno aver luogo nel 2018, aggiungendo che la priorità dovrebbe essere data alle elezioni presidenziali, dato che queste elezioni hanno come unica circoscrizione elettorale l’intero territorio nazionale. È noto che i tre oppositori hanno punti di vista diversi sulla via d’uscita dall’attuale crisi politica. Felix Tshisekedi e Pierre Lumbi, del RASSOP / ala Limete, propongono una “transizione senza Kabila”. Eva Bazaiba, del MLC, si dice convinta che, per organizzare le elezioni, sono sufficienti 200 giorni, una posizione che, a quel che pare, mantiene Kabila al suo posto. Vital Kamerhe, dell’UNC, che ha deciso di ritirarsi dal governo, invoca il ricorso all’articolo 64 della Costituzione, ma dapprima chiede una concertazione tra i vari membri dell’opposizione in vista di una loro “azione congiunta”, una posizione che lo avvicina a quella del RASSOP / ala Limete, senza però ottenere la sua fiducia.[10]

 

Il 27 ottobre, Nikki Haley è stata ricevuta dal presidente dell’Assemblea Nazionale dei Deputati, Aubin Minaku. Nell’ordine del giorno di un incontro di più di un’ora, le due personalità hanno discusso principalmente sulle leggi relative al processo elettorale e che dovranno essere approvate il più preso possibile: la revisione della legge elettorale e la legge sulla ripartizione dei seggi in Parlamento. «L’appoggio degli Stati Uniti e del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dipenderà dagli sforzi forniti dal Parlamento, affinché le leggi relative al processo elettorale siano approvate il più rapidamente possibile, al fine di organizzare le elezioni nel più breve tempo possibile», ha dichiarato Nikki Haley, dopo il suo incontro con il presidente dell’Assemblea Nazionale.[11]

 

Il 27 ottobre, Nikki Haley ha terminato la sua visita ufficiale nella RDCongo incontrando il presidente della Repubblica, Joseph Kabila. Alla fine di questo incontro, il ministro degli affari esteri, Léonard She Okitundu, si è limitato a dire che, «alla fine dell’incontro, durato due ore, l’ambasciatrice Nikki Haley ha dichiarato di esserne rimasta soddisfatta».[12]

 

b. La reazione della Commissione Elettorale

 

Il presidente della Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI), Corneille Nangaa, reagendo alle dichiarazioni di Nikki Haley, secondo cui le elezioni presidenziali dovranno aver luogo nel 2018, ha affermato l’indipendenza della CENI, non solo dalle istituzioni nazionali, ma anche dalla comunità internazionale: «Nelle fase delle consultazioni, prendiamo in considerazione anche il punto di vista dell’ambasciatrice Nikki Haley, benché la CENI sia un’istituzione indipendente anche dalla comunità internazionale. La CENI pubblicherà il proprio calendario elettorale con tutta indipendenza ma, nel frattempo, prende in considerazione i pareri di tutti». Corneille Nangaa non ha fissato alcuna data per la pubblicazione del calendario elettorale, ma ha segnalato che esso rispecchierà le problematiche sia di ordine tecnico che politico.[13]

 

c. Le reazioni della Maggioranza Presidenziale

 

Un membro della Maggioranza ha affermato che, «come tutti gli altri partner internazionali, anche Nikki Haley ha il diritto di esprimere la propria opinione sulla situazione del nostro paese. Ma non si tratta che di semplici raccomandazioni. Le sue parole non sono vangelo. Non spetta agli Stati Uniti fissare la data delle elezioni nella RDCongo. Solo la Commissione elettorale è abilitata a elaborare il calendario elettorale. E se ci sono problemi, i Congolesi dovrebbero parlare tra loro per trovare una soluzione».

Il portavoce del governo, Lambert Mende, ha affermato che il governo auspica che le elezioni abbiano luogo il più presto possibile, ma spetta alla sola Commissione elettorale fissarne la data: «Non spetta al governo o a Nikki Haley organizzare le elezioni. Non credo che si possa accettare un certo tipo di diktat».[14]

 

In un’intervista, il vice primo ministro congolese e ministro degli Esteri, Léonard She Okitundu, ha dichiarato che «non si può decretare una data per organizzare le elezioni. Le elezioni sono organizzate tenendo conto di tutti i parametri tecnici, logistici e finanziari». Per il ministro Okitundu, c’è da tener conto anche del problema dell’insicurezza. «(…) Se, secondo la Commissione elettorale, tutte questi problemi saranno risolti entro il prossimo anno, non ci sono problemi: le elezioni potranno ben essere organizzate nel 2018», ha egli dichiarato, aggiungendo, a proposito della posizione dell’ambasciatrice Nkki Haley: «È tuttavia necessario ascoltare, almeno  un po’, il punto di vista dell’istituzione organizzatrice delle elezioni che fonda l’elaborazione del calendario elettorale su dati oggettivi e non immaginari. Se c’è una ricetta magica per organizzare le elezioni il più presto possibile, è necessario che qualcuno ce ne informi».[15]

 

d. Le reazioni dell’Opposizione

 

Dopo la visita di Nikki Haley, che propone l’organizzazione delle elezioni nel 2018, la Dinamica dell’Opposizione, piattaforma membro del Raggruppamento dell’Opposizione / ala Limete, continua ad insistere su una transizione senza Joseph Kabila a partire dal 31 dicembre 2017.

Secondo un comunicato firmato dal coordinatore della Dinamica dell’Opposizione, Martin Fayulu Madidi, «delle elezioni credibili e trasparenti possono essere organizzate solo al termine di una transizione senza Joseph Kabila, che è la principale causa dell’attuale impasse del processo elettorale congolese». Nello stesso comunicato, la Dinamica dell’Opposizione chiede al popolo congolese di rimanere vigilante e di aderire alle prossime azioni che saranno proposte per costringere Joseph Kabila a dimettersi: «La Dinamica coglie l’occasione per ricordare al popolo congolese di essere l’unico padrone del suo destino e pertanto lo invita ad essere vigile e a moltiplicare le azioni per costringere Kabila a dimettersi al più tardi alla fine dell’anno in corso».[16]

 

Il segretario generale dell’Unione Democratica Africana Originale (UDA-O),  Patrick Nsakala Malezi, ha affermato di ritenere che l’ambasciatrice statunitense presso le Nazioni Unite, Nikki Haley, non può “imporre” la sua visione sull’organizzazione delle elezioni nella Repubblica Democratica del Congo. In una dichiarazione, il segretario generale dell’UDA-O ha affermato che, con Kabila, tutto terminerà il 31 dicembre 2017: «l’ambasciatrice Nikki Haley sostiene la tesi dell’organizzazione delle elezioni nel 2018. Noi la rispettiamo, ma non siamo affatto d’accordo. Nikki Haley non può imporci il suo punto di vista. La volontà del popolo congolese oggi è che Kabila lasci il potere entro il 31 dicembre 2017». Patrick Nsakala ha sottolineato che l’UDA-O continua a mobilitare i propri militanti, in vista di azioni capaci di obbligare Kabila a lasciare il potere entro il 31 dicembre 2017.[17]

 

In un’intervista, il presidente del Consiglio dei Saggi del Raggruppamento dell’Opposizione / ala Limete, Pierre Lumbi, ha affermato che l’opposizione non deve essere necessariamente d’accordo con la proposta statunitense di organizzare le elezioni nel 2018. Pierre Lumbi ha affermato che, se le elezioni non saranno organizzate entro la fine del 2017, esse saranno organizzate senza il presidente Joseph Kabila: «Ognuno può esprimere la propria posizione. Nikki Haley ha espresso la posizione del governo degli Stati Uniti. La nostra posizione è chiara: se le elezioni non saranno organizzate entro il 31 dicembre 2017, o se non ci saranno segnali chiari e precisi, con garanzie da parte della comunità internazionale, che indichino che andremo alle elezioni il più presto possibile, andremo alle elezioni senza il presidente Joseph Kabila».[18]

 

Secondo l’Alternanza per la Repubblica (AR), le dimissioni di Joseph Kabila costituiscono l’elemento che può innescare il rapido ritorno alla normalità democratica, impedita dalla mancata organizzazione delle elezioni presidenziali nel mese di dicembre 2016. Per questo, l’AR propone che le elezioni presidenziali siano dissociate dalle altre elezioni, legislative nazionali e legislative provinciali. È una possibilità accennata anche dall’ambasciatrice Nikki Haley, nel suo incontro con la direzione della Commissione elettorale, quando ha fatto riferimento all’organizzazione delle elezioni al più tardi nel 2018.[19]

 

Nel corso di una conferenza stampa, il coordinatore provinciale del Raggruppamento dell’Opposizione dell’Alto-Katanga, Gabriel Kyungu wa Kumwanza, ha dichiarato che la sua piattaforma politica non si fida più dell’attuale direzione della Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI ). Secondo lui, «finché Naanga rimane presidente della CENI, non ci saranno elezioni». È per questo che, per poter organizzare le elezioni, egli ha chiesto l’accompagnamento della Comunità internazionale: «Per organizzare le elezioni, chiediamo alla Comunità internazionale di prendere in mano la situazione di questo paese, come aveva fatto dopo Sun City. In quel tempo, la Comunità internazionale aveva istituito il Comitato Internazionale di Accompagnamento della Transizione (CIAT), composto dagli ambasciatori dei principali paesi. È ciò che chiediamo anche oggi, se vogliamo andare alle elezioni». A proposito della “transizione senza Kabila” proposta dall’Opposizione, Kyungu wa Kumwanza ha affermato: «Nell’ambito di una transizione senza Kabila, chiederemo agli Stati Uniti d’America, all’Unione Europea e a tutti grandi paesi di questo mondo, di prendere in mano il nostro destino, altrimenti le elezioni non saranno possibili».[20]

 

A proposito della posizione di Nikki Haley, il deputato Martin Fayulu ha dichiarato che «Nikki Haley chiede di organizzare le elezioni nel 2018, ma spetta a noi Congolesi sapere ciò che vogliamo. Ella non può venire qui per fare il nostro lavoro. D’altra parte, non le chiediamo di fare il nostro lavoro. Ella ha fatto sapere la sua posizione, ma la posizione congolese è già conosciuta da molto tempo. In occasione del nostro secondo conclave, il 22 luglio, avevamo detto che, con o senza elezioni, alla fine di quest’anno 2017, Kabila deve lasciare il potere (…) Oggi, il popolo congolese ha deciso di farla finita con Kabila al potere. Si è visto come il popolo del Burkina Faso è riuscito a cacciare Compaore dal potere. E nella sua Costituzione non aveva l’articolo 64, come invece abbiamo noi. Secondo questo articolo, il popolo ha il diritto di opporsi a un individuo o un gruppo di individui che vogliono restare al potere con la forza. Kabila vuole rimanere al potere oltre il 31 dicembre 2017, a tutti i costi e con la forza, ma noi diciamo no».[21]

 

In una conferenza stampa organizzata presso la sede dell’UDPS sull’incontro dell’opposizione con Nikki Haley, ambasciatrice degli Stati Uniti presso l’ONU, il presidente del Raggruppamento dell’opposizione / ala Limete, Félix Tshisekedi, ha affermato che la posizione dell’opposizione è rimasta la stessa: una transizione senza Kabila. Secondo lui, «una transizione senza Kabila è possibile, perché è secondo la volontà del popolo. Se il popolo si alza, la Cina, gli Stati Uniti e l’intera Comunità internazionale non potranno che inchinarsi davanti alla sua volontà». Félix Tshisekedi ha riaffermato che Joseph Kabila non può più intromettersi, né venire implicato nel processo elettorale, perché ha avuto sei anni di tempo per preparare e finanziare il processo elettorale, ma non l’ha fatto. Egli ha confermato che, «a partire dal 31 dicembre 2017, il popolo congolese istituirà una nuova leadership consensuale e basata sull’articolo 64 della Costituzione, con l’incarico di organizzare le elezioni», aggiungendo: «no alle elezioni nel 2019. Esse saranno organizzate nel 2018 e al più tardi in giugno». Felix Tshisekedi ha affermato che «il Raggruppamento dell’Opposizione / ala Limete esclude la possibilità di un terzo dialogo. Ma se ci fosse un altro dialogo, esso non riguarderebbe che le condizioni della partenza di Joseph Kabila dal potere».[22]

 

e. Le reazioni della Società Civile

 

In una sua dichiarazione, il presidente dell’Associazione Congolese per l’Accesso alla Giustizia (ACAJ), Georges Kapiamba, ha commentato la recente dichiarazione dell’ambasciatrice degli Stati Uniti ambasciatore alle Nazioni Unite, Nikki Haley: «Siamo d’accordo con la visione di Nikki Haley, secondo la quale le elezioni devono essere organizzate entro la fine del 2018. Siamo consapevoli che, tecnicamente, non è più possibile organizzarle entro la fine del 2017».

Facendo notare che il regime potrebbe continuare a inventare nuove strategie per rinviare ulteriormente le elezioni, egli ha tuttavia affermato che «è possibile organizzare le elezioni in sei mesi, al più tardi nel mese di luglio 2018». Secondo lui, il governo degli Stati Uniti e la Comunità internazionale dovrebbero appoggiare l’idea di una breve transizione senza Kabila alla guida del paese e con un nuovo governo formato da persone provenienti dalla Società civile, al fine di garantire lo svolgimento effettivo delle  elezioni entro il prossimo anno. Per quanto riguarda la modalità da seguire per la loro designazione, l’ONG propone al Segretario Generale delle Nazioni Unite di convocare un forum della Società civile, al fine di scegliere gli animatori di questa transizione.[23]

 

In un’intervista, il coordinatore della Nuova Società Civile Congolese, Jonas Tshiombela, ha affermato che «la Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI) ha cessato di essere un’istituzione di appoggio alla democrazia. Ora è diventata un’istituzione di appoggio al continuo rinvio delle elezioni. Non è possibile organizzare delle elezioni con l’attuale CENI che non riesce nemmeno a pubblicare un calendario elettorale. Con questa CENI complice della Maggioranza Presidenziale, non potremo avere delle elezioni nemmeno nel 2018». Per questo, Jonas Tshiombela propone una ricomposizione della CENI, sperando di poter organizzare le elezioni nel 2018, come suggerito da Nikki Haley, ambasciatrice statunitense presso l’ONU.[24]

 

f. Una prima valutazione

 

L’ambasciatrice degli Stati Uniti Nikki Haley ha chiesto di organizzare le elezioni nel 2018. Ma approvando un nuovo prolungamento del calendario elettorale, gli Stati Uniti concedono un ulteriore anno di potere al presidente Kabila, lasciando sola l’opposizione congolese che esige le elezioni entro la fine del 2017.

Nikki Haley ha battuto il pugno sul tavolo, ha chiesto l’organizzazione delle elezioni il più presto possibile, ha minacciato di non aiutare più la RDCongo  e ha brandito la possibilità di nuove sanzioni ma, in ultima analisi, il risultato della sua visita a Kinshasa è apparso mediocre.

Proponendo la scadenza del 2018, Nikki Haley offre alle autorità congolesi e su un vassoio d’oro ciò che esse aspettavano: un altro anno di transizione al Presidente Kabila, il cui secondo e ultimo mandato presidenziale è terminato già il 19 dicembre 2016. Se l’accordo del 31 dicembre 2016 aveva già ufficialmente avallato un primo rinvio delle elezioni al mese di dicembre 2017, Washington ha approvato un loro secondo rinvio al 2018, proprio quando l’opposizione congolese sta esigendo l’organizzazione di tali elezioni entro la fine del 2017 o, in caso contrario, una transizione senza Joseph Kabila alla guida del Paese. Esigendo le elezioni nel 2018, Nikki Haley permette un ulteriore anno di transizione guidata, di fatto, da Joseph Kabila come Presidente, senza aver ottenuto alcun suo chiarimento sulle sue intenzioni, in particolare sul fatto di non presentarsi come candidato nelle prossime elezioni, come richiesto dalla Costituzione congolese.

Spostando il cursore al 2018, l’ambasciatrice statunitense sembra non soddisfare che una sola parte:

la maggioranza presidenziale. Nikki Haley non ha dato alcuna possibilità all’opposizione congolese che, pertanto, è rimasta sola a chiedere le dimissioni di Joseph Kabila, principale responsabile, secondo lei, dell’impasse del processo elettorale.

Il movimento cittadino Lotta per il Cambiamento (Lucha) ritiene che ora non c’è più nulla da aspettarsi dalla Comunità internazionale: «Elezioni dapprima nel 2016, poi nel 2017 e ora nel 2018! Qualsiasi cosa pensino gli altri, per quanto potenti essi siano, è il popolo congolese che ha l’ultima parola!», afferma questo movimento pro-democrazia, secondo il quale, per cacciare Joseph Kabila dal potere, sarà necessario ricorrere alle manifestazioni di piazza.[25]

[1] Cf Le Phare – Kinshasa, 19.10.’17

[2] Cf Forum des As – Kinshasa, 26.10.’17  http://www.forumdesas.org/spip.php?article13576

[3] Cf mediacongo.net, 27.10.’17  http://www.mediacongo.net/article-actualite-31696.html

[4] Cf Actualité.cd, 21.10.’17

[5] Cf Politico.cd, 26.10.’17

[6] Cf Radio Okapi, 26.10.’17; Patrick Maki – Actualité.cd, 26.10.’17

[7] Cf Alphonse Muderhwa – 7sur7.cd, 26.10.’17

[8] Cf Radio Okapi, 27.10.’17; Actualité.cd, 27.10.’17

[9] Cf Zabulon Kafubu – 7sur7.cd, 27.10.’17

[10] Cf Actualité.cd, 27.10.’17; Politico.cd, 27.10.’17

[11] Cf Radio Okapi, 28.10.’17

[12] Cf Actualité.cd, 27.10.’17

[13] Cf Actualité.cd, 28.10.’17

[14] Cf Politico.cd, 28.10.’17

[15] Cf Politico.cd, 28.10.’17

[16] Cf Actualité.cd, 28.10.’17

[17] Cf Christine Tshibuyi – Actualité.cd, 28.10.’17

[18] Cf Politico.cd, 28.10.’17

[19] Cf Zabulon Kafubu – 7sur7.cd, 28.10.’17

[20] Cf Radio Okapi, 29.10.’17

[21] Cf Actualité.cd, 31.10.’17

[22] Cf Actualité.cd, 31.10.’17; Jeff Kaleb Hobiang – 7sur7.cd, 31.10.’17

[23] Cf Radio Okapi, 29.10.’17; Djodjo Vondi – Actualité.cd, 30.10.’17

[24] Cf Roberto Tshahe – Actualité.cd, 30.10.’17

[25] Cf Christophe Rigaud – Afrikarabia / Mediacongo, 30.10.’17