Mag 03 2017

LA NOMINA DEL NUOVO PRIMO MINISTRO → UNO “STRAPPO” ALL’ACCORDO DEL 31 DICEMBRE

 

Editoriale Congo attualità n.319 – a Cura della Rete Pace il Congo

 

La dichiarazione della CENCO

 

Il 20 aprile, la Conferenza Episcopale Nazionale del Congo (CENCO) ha pubblicato una dichiarazione in cui presenta l’attuale situazione a proposito dell’applicazione dell’accordo del 31 dicembre 2016. Secondo la CENCO, «questo storico accordo ha il vantaggio di contenere diversi punti la cui applicazione non richiede ulteriori accordi. Tra essi:

  1. Il Capo dello Stato non potrà presentarsi per un terzo mandato presidenziale;
  2. Il Presidente della Repubblica resta in funzione fino all’insediamento del nuovo Presidente eletto; c. Le elezioni presidenziali, legislative nazionali e legislative provinciali si terranno entro la fine di dicembre 2017;
  3. Durante il periodo pre-elettorale ed elettorale, non sarà tollerata alcuna iniziativa di revisione o di cambiamento della Costituzione, né per via referendaria, né per via parlamentare».

Dopo aver ricordato che, secondo l’accordo del 31 dicembre, «il Governo della Repubblica è guidato dal Primo Ministro presentato dall’opposizione politica non firmataria dell’accordo del 18 ottobre 2016 / Raggruppamento e nominato dal Presidente della Repubblica secondo l’articolo 78 della Costituzione», la CENCO si rammarica del fatto che «le consultazioni tra il Capo dello Stato e il capo della delegazione del Raggruppamento che ha partecipato ai negoziati del Centro interdiocesano, in seguito alle quali si sarebbe dovuto nominare il Primo Ministro, non abbiano avuto luogo. Nonostante ciò, è stato nominato un Primo Ministro, il che rappresenta una distorsione dell’accordo della notte di San Silvestro».

Quest’ultima frase ha suscitato un’infinità di reazioni, soprattutto da parte di membri della Maggioranza Presidenziale (MP), del Raggruppamento dell’Opposizione / ala Joseph Olengankoyi, dell’Opposizione politica firmataria dell’accordo del 18 ottobre 2016 e dei rappresentanti di alcune confessioni religiose.

 

Le reazioni suscitate

 

Queste reazioni si concentrano su alcuni punti comuni, fra cui i tre seguenti:

  1. La dichiarazione della Cenco è considerata come un punto di vista non vincolante di un gruppo privato e senza alcuna rilevanza di ordine istituzionale e normativo.

Infatti, la missione ufficiale e istituzionale di mediazione che i Vescovi della Cenco hanno svolto durante il dialogo del Centro interdiocesano, con l’avvallo del Presidente della Repubblica, è terminata quando essi hanno messo fine ai lavori del dialogo stesso e hanno presentato un loro rapporto finale al Presidente della Repubblica.

  1. La dichiarazione della Cenco è stata vista come un atto di sfida nei confronti del Presidente della Repubblica che ha proceduto alla nomina del nuovo Primo Ministro.

In effetti, non essendo i Vescovi della Cenco riusciti ad ottenere dalla classe politica l’auspicato consenso sulle modalità di designazione e di nomina del futuro Primo Ministro e sulla questione della presidenza del Consiglio Nazionale di Sorveglianza dell’Accordo (CNSA), essi stessi avevano chiesto al Presidente della Repubblica di implicarsi personalmente per la soluzione di queste due questioni. È in seguito a tale richiesta che il Capo dello Stato ha proceduto a una serie di consultazioni delle diverse parti implicate nel dialogo del Centro interdiocesano, alle quali hanno aderito tutte le parti, eccetto il Raggruppamento dell’Opposizione / ala Félix Tshisekedi – Pierre Lumbi. In occasione di queste consultazioni, il Raggruppamento dell’Opposizione / ala Joseph Olengankoyi ha addirittura presentato una lista di cinque nomi di candidati alla funzione di Primo Ministro. È in seguito a tali consultazioni che il Presidente della Repubblica ha nominato il nuovo Primo Ministro.

  1. La dichiarazione della Cenco è stata ritenuta come una presa di posizione a favore del Raggruppamento dell’Opposizione / ala Félix Tshisekedi – Pierre Lumbi.

Nella loro dichiarazione, infatti, i vescovi della Cenco non hanno fatto alcun accenno alle attuali divisioni esistenti all’interno del Raggruppamento dell’Opposizione (ala Limete, ala Kasavubu, ala Coalizione Alleati di Etienne Tshisekedi), divisioni che hanno certamente contribuito a creare la confusione nel corso del dialogo del Centro interdiocesano. Nonostante ciò, la Cenco ha riconosciuto come suo interlocutore ufficiale solo l’ala Félix Tshisekedi, per il semplice fatto che, alla data della firma dell’Accordo del 31 dicembre 2016, egli era il capo della delegazione del Raggruppamento. Ma il decesso del Presidente del Comitato dei Saggi del Raggruppamento, Etienne Tshisekedi, il 1° febbraio 2017, ha sconvolto la vita interna del Raggruppamento e i Vescovi hanno dato l’impressione di non averne tenuto conto.

Inoltre, i Vescovi della Cenco non hanno mai disapprovato apertamente l’intransigenza e la mancanza di flessibilità dimostrate dal Raggruppamento dell’Opposizione che, a proposito della designazione del futuro Primo Ministro, si è ostinato nel voler presentare un unico nome e non una lista di più nomi, come proposto dalla Maggioranza Presidenziale. È vero che il testo dell’accordo del 31 dicembre (Il Governo è presieduto dal Primo ministro presentato dall’Opposizione non firmataria dell’accordo del 18 ottobre / Raggruppamento) sembra indicare un solo nome, ma il paragrafo immediatamente seguente afferma che le modalità saranno precisate in un accordo ulteriore da allegare all’accordo stesso, il che sembra non escludere a priori l’eventualità di una lista. Infine, i Vescovi della Cenco non fanno alcun accenno alla strategia del boicottaggio adottata da dall’ala Limete del Raggruppamento, che non ha aderito né alle consultazioni del Presidente della Repubblica in vista della nomina del nuovo Primo Ministro, né a quelle del nuovo Primo Ministro in vista della formazione di un nuovo governo di Unità nazionale.

 

E se la CENCO avesse ragione?

 

Tuttavia, tutti quelli che hanno mosso queste critiche nei confronti dei vescovi della Cenco dovranno, prima o poi, riconoscere che, affermando che «la nomina del nuovo Primo Ministro rappresenta uno “strappo” all’accordo del 31 dicembre, essi non hanno detto che la verità.

Infatti, conformemente all’articolo III.3.4. dell’accordo in questione, secondo il quale «le modalità pratiche dell’attuazione dei principi sopra enunciati (tra cui la nomina del Primo Ministro, citata nel numero precedente, il III.3.3.) saranno determinate in un ulteriore accordo concluso tra le diverse componenti presenti al dialogo e parte integrante del presente accordo», il Presidente della Repubblica avrebbe dovuto concludere dapprima l’«ulteriore accordo» e, solo successivamente, procedere alla nomina in questione. Solo questo “ulteriore accordo” avrebbe permesso al Presidente della Repubblica di disporre di un testo consensuale che gli permettesse di procedere con legittimità.