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Mag 24 2017

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Congo Attualità n.322

INDICE

EDITORIALE: NUOVO GOVERNO → SUBITO ALLE ELEZIONI

  1. LA FORMAZIONE DEL NUOVO GOVERNO
    1. La composizione
    2. Le reazioni
    3. L’investitura del governo Tshibala da parte dell’Assemblea Nazionale
    4. Le grandi linee del programma di governo di Bruno Tshibala
  2. LA RICORRENTE MINACCIA DI UN REFERENDUM PER CAMBIARE LA COSTITUZIONE E RIMANERE AL POTERE

EDITORIALE: NUOVO GOVERNO → SUBITO ALLE ELEZIONI

 

1. LA FORMAZIONE DEL NUOVO GOVERNO

 

a. La composizione

 

Quasi un mese dopo la nomina, il 7 aprile, di Bruno Tshibala a Primo Ministro, la RDCongo sta ancora aspettando la pubblicazione di un nuovo governo. Secondo alcune fonti, questa situazione di impasse sarebbe dovuta al rifiuto, da parte del Capo dello Stato, di alcuni nomi proposti da Tshibala. Secondo le stesse fonti, Bruno Tshibala ha proposto una lista di possibili candidati ministri al presidente Joseph Kabila, ma quest’ultimo ne avrebbe rifiutato alcuni, appartenenti soprattutto al Raggruppamento dell’Opposizione / ala Olenghankoy, da cui proviene lo stesso nuovo primo ministro. D’altra parte, alcune figure della Società civile e del Raggruppamento dell’Opposizione / ala Felix Tshisekedi – Pierre Lumbi, hanno già annunciato di non volere entrare a far parte del Governo Tshibala.[1]

 

Secondo una fonte prossima al Primo Ministro, la causa del ritardo constatato nella formazione del nuovo governo sarebbe la candidatura di certi capi dei partiti politici appartenenti soprattutto alla Maggioranza Presidenziale (MP). Secondo la stessa fonte, il primo ministro Bruno Tshibala avrebbe espressamente chiesto ai capi dei partiti della MP, come il Ministro della Comunicazione e dei Media, Lambert Mende e quello dell’Economia, Modeste Bahati, di designare altri membri dei loro partiti per sostituirli nei ministeri di cui erano titolari nel precedente governo, ma essi avrebbero categoricamente rifiutato di ottemperare a tale richiesta.

Sempre secondo la stessa fonte, Bruno Tshibala rifiuta di integrare nella sua squadra di governo quei ministri che, consecutivamente, hanno fatto parte degli ultimi due governi Matata e Badibanga. Di fronte a questa situazione di stallo, la palla passa nelle mani del Capo dello Stato come arbitro, ma molti osservatori dubitano che Tshibala possa riuscire a convincere il presidente Joseph Kabila a rinunciare ad alcuni suoi preferiti, come il ministro della Comunicazione e dei media, Lambert Mende.[2]

 

L’8 maggio, in un’intervista, Georges Kapiamba, presidente dell’Associazione Congolese per l’Accesso alla Giustizia (ACAJ), ha affermato che «la nomina del Primo Ministro Bruno Tshibala ha contribuito al deterioramento della crisi politica … Nominando Bruno Tshibala, in violazione dell’accordo del 31 dicembre, il presidente Kabila e la sua maggioranza presidenziale hanno fatto persistere questa crisi». Egli ha precisato che, se il presidente Kabila vuole davvero risolvere questa crisi, «deve ritirare il decreto di nomina di Bruno Tshibala, per conformarsi allo spirito e alla lettera dell’accordo mediante la nomina del candidato premier presentato dal Raggruppamento dell’Opposizione guidato da Félix Tshisekedi». A proposito del Primo Ministro Bruno Tshibala, George Kapiamba ha dichiarato che «non ha alcuna volontà, né alcuna intenzione di organizzare le elezioni e non lo farà».[3]

 

Il 9 maggio, mediante un decreto presidenziale letto alla televisione di stato, è stata resa pubblica la composizione del governo di Bruno Tshibala. Esso è composto di 59 membri: il Primo Ministro, 3 vice primi ministri, 9 ministri di stato, 35 ministri e 11 viceministri. La maggior parte dei principali ministri dell’ultimo governo rimangono al loro posto. Léonard She Okitundu, Emmanuel Shadary e José Makila mantengono i loro posti di vice primi ministri e ministri rispettivamente degli Affari Esteri, degli Interni e dei Trasporti. Lambert Mende Omalanga rimane al Ministero della Comunicazione e Media, Steve Mbikayi rimane al Ministero dell’Insegnamento Universitario, come Gaston Musemena al Ministero dell’Insegnamento Primario e Secondario, Crispin Atama Tabe al Ministero della Difesa, Alexis Thambwe Mwamba al Ministero della Giustizia, Martin Kabwelulu al Ministero delle miniere. Justin Bitakwira, ministro per i Rapporti con il Parlamento, è stato spostato al Ministero dello Sviluppo Rurale.

Alcuni ministri sono nuovi: Lisanga Bonganga (coordinatore della Coalizione degli Alleati di Etienne Tshisekedi – CAT e membro del Raggruppamento dell’opposizione Rally / ala di Joseph Olenghankoy), che occupa il Ministero delle Relazioni con il Parlamento, il deputato Emery Okundji (fratello di Joseph Olenghankoy) nominato al Ministero delle Poste e Telecomunicazioni, Joseph Kapika (ex membro dell’UDPS) nominato al Ministero dell’Economia nazionale, Lumeya Dhu Maleghi nominato agli Affari Fondiari, Freddy Kita (ex collaboratore di Eugène Diomi Ndongala) nominato Vice-Ministro della cooperazione, l’avvocato Tshibangu Kalala nominato ministro delegato presso il Primo Ministro.

Tuttavia, alcune famose personalità prossime a Bruno Tshibala brillano per la loro assenza, come Joseph Oleghankoy e Raphael Katebe Katoto (fratello minore di Moïse Katumbi).

L’Unione per la Nazione Congolese (UNC) di Vital Kamerhe ha ottenuto un solo ministero, quello del bilancio dello Stato. L’UNC ha perso due ministeri in confronto con il governo precedente. Sono 27 i membri del governo anteriore, quello di Samy Badibanga, (14 ministri e 13 viceministri) che, per vari motivi, non sono sopravvissuti al rimpasto di governo.

Boicottato dal Raggruppamento dell’Opposizione / ala Felix Tshiskedi – Pierre Lumbi, anche questo nuovo governo rimane ancora controllato dalla maggioranza presidenziale, poiché tutti i principali ministeri sono occupati dalla coalizione dei partiti al potere.[4]

 

b. Le reazioni

 

All’indomani della pubblicazione del Governo Tshibala, i politici ne commentano la composizione e gli obiettivi. La maggioranza presidenziale sostiene che questo governo riuscirà ad organizzare le elezioni e a garantire la sicurezza nell’intero paese. Da parte sua, il Raggruppamento dell’Opposizione ribadisce la sua posizione e non si sente riguardato da questo governo. Per l’opposizione, la cosa fondamentale resta il rispetto della Costituzione e lo svolgimento delle elezioni in conformità con l’accordo del 31 dicembre 2016 e con la risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Qui di seguito, le reazioni di alcuni esponenti della maggioranza e dell’opposizione.

Il senatore Jacques Ndjoli (Opposizione)

È un governo che ha gli stessi limiti di quello di Samy Badibanga. In mancanza di inclusività, il governo Bruno Tshibala non potrà essere efficace. Nell’attuale contesto politico congolese, solo l’inclusività può garantire l’efficacia di un governo di fronte alle sfide che deve affrontare. Non si può firmare un accordo con alcuni gruppi e avere la pretesa di risolvere i problemi del paese. Questo governo non ci aiuterà ad andare avanti.

L’organizzazione delle elezioni richiede non solo delle ingenti risorse finanziarie, ma anche la partecipazione di tutte le parti interessate, affinché si possa sperare in un processo pacifico. Sul fronte economico, la situazione è catastrofica, proprio a causa della confusione politica. Tuttavia, l’attuale governo non risolve la crisi politica. Al contrario, la peggiora. Il tasso di cambio del franco congolese non fa che abbassarsi causando il deterioramento del potere d’acquisto del cittadino. Per quanto riguarda la sicurezza, dubito che in questo governo ci siano persone sufficientemente capaci di far fronte alla situazione d’insicurezza che prevale nell’est e al centro del Paese.

Questo governo non è che una piccola apertura ai dissidenti del Raggruppamento dell’Opposizione e non potrà risolvere i problemi. Occorre che la Maggioranza Presidenziale e il Raggruppamento dell’Opposizione / ala di Limete si incontrino. Non è possibile avanzare se non nell’ambito dell’Accordo del 31 dicembre 2016.

Il deputato nazionale Lutundula (Raggruppamento dell’Opposizione)

Noi non ci sentiamo riguardati da questo governo istituito al di fuori dell’accordo del 31 dicembre 2016 e nominato da un potere illegittimo. Riteniamo che il problema non è quello dei posti ministeriali. Il problema fondamentale è quello del rispetto della Costituzione e dell’organizzazione di elezioni credibili, trasparenti e democratiche cui possano partecipare tutti i partiti politici. Questo è il problema fondamentale. Tutto il resto è una strategia per guadagnare tempo e rinviare le elezioni il più a lungo possibile. Un altro problema fondamentale è il rasserenamento del clima politico: tutte le persone e tutti i partiti politici devono poter esprimersi liberamente, senza paura di essere arrestati o minacciati. C’è anche la questione del calendario elettorale. Il giorno in cui la Commissione elettorale pubblicherà il calendario elettorale, allora sapremo la data delle elezioni.

Vedremo se ci sarà chi le bloccherà ancora e se sarà consentito a tutti di parteciparvi. Solo l’Accordo del 31 dicembre 2016 e la risoluzione 2348 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu possono garantire le condizioni di un cambiamento. Quindi, al di fuori della piena attuazione dell’accordo, non c’è salvezza. Il Presidente Kabila può nominare tutti i Primi Ministri che vuole, ma non riuscirà a risolvere la crisi.

Il Professor Kalele Kabila (Raggruppamento dell’Opposizione)

È un governo inutile. La sua logica è quella di governare a dispetto di tutti. Non rispetta quello che abbiamo concordato nell’Accordo del 31 dicembre e nel suo annesso riguardante le modalità della sua attuazione. Non credo che questo governo sia capace di far uscire il Paese né dalla crisi politica, né dal marasma della povertà, né dalla piaga dell’insicurezza. Non penso che questo governo possa riuscire ad organizzare le elezioni conformemente all’Accordo. Alla fine del 2016, le elezioni non ci sono state. C’è un tentativo deliberato di non organizzare le elezioni. Il regime non vuole le elezioni. Siamo di fronte ad una dittatura con dei dirigenti illegittimi.

Alain Atundu (Maggioranza Presidenziale)

La pubblicazione di questo governo è il risultato della determinazione del Presidente della Repubblica per voler normalizzare la vita politica attraverso un processo di dialogo. Con questo governo, la Repubblica Democratica del Congo ha fermamente intrapreso la via delle elezioni. Vogliamo delle elezioni che possano portare ad un’alternanza democratica ai vertici dello Stato.

Rispetto alle critiche sulla non inclusività … Alle trattative hanno partecipato tutte le componenti.

Ogni campo era libero di proporre i propri membri per far parte del governo Tshibala. Da parte sua, la maggioranza presidenziale ha pensato bene di mantenere i suoi membri che facevano parte del governo precedente. Secondo noi, questo governo è inclusivo, perché tutte le componenti che hanno partecipato al dialogo vi sono rappresentate. Anche se alcune componenti hanno dei problemi al loro interno, tuttavia tutte le parti hanno firmato l’annesso all’accordo del 31 dicembre, sulla cui base è stato formato il governo Tshibala.

Di conseguenza, se una parte dell’opposizione ha deciso di non partecipare alle elezioni, ciò non sminuisce la credibilità del processo elettorale. Le elezioni sono un dovere che si esercita o non si esercita. Tuttavia, il processo elettorale segue normalmente il suo corso con le operazioni di registrazione degli elettori. Il compito del governo è quello di accompagnare la Commissione elettorale nazionale indipendente fornendo le risorse finanziarie necessarie e creando le condizioni di sicurezza necessarie per delle elezioni pacifiche.

Onorevole Lokondo (Maggioranza Presidenziale): “Tutto cambia, ma non cambia nulla”

Il governo Tshibala rappresenta il cambiamento nella continuità. Con questo governo, nulla di fondamentale cambierà. Perché la politica dell’attuale governo sarà praticamente quella di Samy Badibanga. La maggior parte dei ministri del precedente governo sono stati riconfermati. Mi chiedo quale sarà il programma che il Primo Ministro presenterà all’Assemblea Nazionale dei Deputati.

Sarà il suo programma o quello di Samy Badibanga? Il programma di governo è preparato dall’insieme dei ministri che lo compongono. Ma essi sono gli stessi ministri del governo precedente. Pertanto, non vedo come il Primo Ministro possa avere un programma diverso da quello che gli sarà dettato dagli stessi ministri di prima. In breve, sul governo Tshibala, dico: “Tutto cambia, ma non cambia nulla”.

Ho sempre detto che se non si coinvolgono anche gli amici del Raggruppamento dell’Opposizione / ala di Limete, si girerà a vuoto. Penso all’Accordo del 31 dicembre 2016 e alla risoluzione 2348 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Si dovrebbe fare ancora uno sforzo ulteriore per ottenere un consenso.

Dichiarazione del dottor Noël K. Tshiani Muadiamvita

Conosco Bruno Tshibala da decenni. Siamo cresciuti insieme e lo considero come un fratello e un amico. So che è un uomo integro e che vuole contribuire allo sviluppo del nostro paese, la Repubblica Democratica del Congo.

Tuttavia, non vedo la mano di Bruno Tshibala nella composizione di questo nuovo governo. Questo governo è una grande delusione, per molte ragioni. Innanzi tutto, perché è stato creato in violazione dell’accordo del 31 dicembre 2016, che doveva esserne la base giuridica. In secondo luogo, il numero esagerato di membri del nuovo governo nell’ambito di una difficile situazione economica non è affatto giustificabile. Per quanto riguarda la scelta dei suoi membri, è chiaro che il governo Tshibala è esattamente lo stesso di quello precedente, creato in seguito all’accordo del 18 ottobre 2016, eccetto qualche permutazione e alcune nuove entrate che non gli procurano certo alcuna forma di inclusività, tanto richiesta in questo periodo che deve portarci alle elezioni. La presenza, in questo nuovo governo, degli stessi membri della maggioranza presidenziale, responsabili del rinvio delle elezioni e di continue violazioni della costituzione, toglie ogni credibilità a questo governo, perché queste persone non possono diventare improvvisamente delle persone integre capaci di guidare il popolo congolese verso elezioni libere, trasparenti e democratiche. Se dunque si vuole ottenere delle elezioni credibili e pacifiche, tutto è da rifare, nell’ambito dell’Accordo del 31 dicembre 2016.[5]

 

Félicien Kabamba, professore, ricercatore presso il Centro di studi politici dell’Università di Kinshasa e analista politico ritiene che i margini di manovra di cui Bruno Tshibala dispone per l’attuazione del suo programma siano molto ristretti, perché i ministeri più importanti sono controllati dalla maggioranza presidenziale.

Secondo Félicien Kabamba, «i ministeri sovrani: gli Affari Esteri, la Difesa, gli Interni e la Finanza sono rimasti nelle mani della maggioranza. È ben noto il ruolo che svolge il Ministero dell’Interno nell’organizzazione delle elezioni e nella gestione delle manifestazioni. Si può dunque supporre che la maggioranza abbia le sue ragioni per mantenere questo ministero. Stessa cosa per il Ministero delle Comunicazioni. Conoscendo il ruolo della comunicazione in un contesto di crisi politica, la maggioranza ha deciso di mantenere il controllo anche sul Ministero della comunicazione».

Secondo questo ricercatore, un’altra difficoltà che Bruno Tshibala incontrerà è quella di non poter fare affidamento su un determinato partito politico in caso di conflitto con il Presidente della Repubblica e ciò lo indebolirà ulteriormente: «In questo contesto preciso, dove la maggioranza controlla i ministeri sovrani, i margini di manovra del Primo Ministro sono piuttosto limitati, tant’è vero che, nel caso di Bruno Tshibala, sarà per lui difficile fare affidamento su un partito politico, perché egli è membro dell’UDPS ed è ben nota la sua situazione nei confronti di questo partito politico. Così sarà molto difficile per lui fare affidamento sull’UDPS in caso di conflitto con il Capo dello Stato. È dunque un primo ministro che, già dall’inizio, si trova in una situazione molto debole».[6]

 

Secondo il Raggruppamento dell’Opposizione / ala Félix Tshisekedi – Pierre Lumbi, si tratta di un nuovo governo leggermente ridotto, con 60 membri, invece di 67, ma sempre con lo stesso problema di legittimità di quello precedente, perché nominato al di fuori e in violazione dell’Accordo del 31 dicembre 2016. Il Primo Ministro nominato dal Presidente Joseph Kabila non è quello proposto dal Raggruppamento dell’Opposizione / ala Félix Tshisekedi – Pierre Lumbi che, quindi, considera il nuovo governo “illegittimo”. In questo contesto, Christophe Lutundula ha affermato che «il Raggruppamento non si sente riguardato dalla decisione di Kabila, totalmente estranea all’accordo e senza alcuna legittimità».[7]

 

Il segretario generale dell’UDPS, Jean-Marc Kabund, ha affermato che il governo Tshibala non a alcun credito, perché formato senza rispettare l’accordo del 31 dicembre: «Questo nuovo governo non gode di alcun credito, sia a livello nazionale che internazionale, perché nominato al margine dell’accordo del 31 dicembre 2016. Si tratta quindi di un non-evento. Il governo Tshibala è uguale al governo Badibanga. Joseph Kabila non ha alcuna intenzione di organizzare elezioni. La prova è che ha nominato Bruno Tshibala come Primo Ministro bypassando l’accordo. È sicuramente per qualche motivo che ha evitato un primo ministro credibile e appartenente alla vera opposizione, perché sa che un Primo Ministro con tale profilo avrebbe portato il Paese alle elezioni». Secondo Jean-Marc Kabund, la soluzione per tornare alla vita politica normale e porre fine alla crisi politica è l’attuazione dell’accordo del 31 dicembre 2016.[8]

 

Il delegato della Società civile durante il dialogo del Centro Interdiocesano, George Kapiamba, ha qualificato il governo Tshibala di non-evento: «È un non-evento, perché si tratta di un governo nato dalla violazione dell’accordo del 31 dicembre 2016 e del suo annesso». Egli ha inoltre deplorato il fatto che il numero dei ministri del nuovo governo sia superiore a quello previsto dall’accordo di San Silvestro (54 membri in totale, tra cui il Primo Ministro). Ha anche disapprovato la nomina di Bruno Tshibala come Primo Ministro, quando già era stato espulso dal Raggruppamento dell’Opposizione e dal suo partito politico, l’UDPS.[9]

 

Il portavoce della Maggioranza Presidenziale (MP), André-Alain Atundu, ha affermato che la pubblicazione del governo guidato da Bruno Tshibala è il risultato di un lungo processo di negoziazioni ed è motivo di soddisfazione e di speranza. Secondo la MP, ora ci si può dedicare al miglioramento delle condizioni socio economiche della popolazione e all’organizzazione delle elezioni.[10]

 

c. L’investitura del governo Tshibala da parte dell’Assemblea Nazionale

 

Il 16 maggio, presso il Palazzo del Popolo, sede del Parlamento, la cerimonia di investitura del nuovo governo guidato dal primo ministro Bruno Tshibala si è volta in un clima di relativa tensione. Tutto è iniziato quando un deputato dell’UDPS, Coco Mulongo, ha presentato una mozione chiedendo la sospensione della seduta sull’ordine del giorno poco prima annunciato e relativo alla presentazione del programma di governo del nuovo Primo Ministro, Bruno Tshibala, e l’investitura del suo nuovo governo.

Il deputato Coco Mulongo ha affermato che «Bruno Tshibala è stato nominato in violazione dell’accordo del 31 dicembre, perché non era più membro dell’UDPS. L’investitura del governo Tshibala non risolve la crisi politica ed economica del Paese. Bruno Tshibala è contestato. Non è possibile procedere all’investitura di questo governo (…). Occorre rispettare l’accordo del 31 dicembre». Questa sua posizione è stata appoggiata anche da altri due deputati: Muhindo Nzangi e Toussaint Alonga.

Da parte loro, i membri della Maggioranza Presidenziale (MP) Crispin Ngoy e Fidèle Likinda, hanno respinto la proposta della mozione di sfiducia e hanno difeso l’investitura del nuovo governo. «Il Parlamento è retto dalla costituzione della repubblica, secondo la quale il Primo Ministro è nominato dal capo dello Stato e noi non possiamo mettere in discussione tale principio. Se ci sono dei problemi tra i membri dell’opposizione, per risolverli possono sempre incontrarsi tra di loro a Limete, a Kasa Vubu o presso la Cenco. Dicono che Tshibala è stato radiato dall’UDPS, ma non dicono che, in passato, tutti i deputati dell’UDPS erano stati espulsi da Etienne Tshisekedi. Tshibala è davvero membro del Raggruppamento dell’Opposizione», ha sostenuto il deputato Fidèle Likinda, appoggiato da Crispin Ngoy. La plenaria ha dunque respinto la proposta della mozione di sfiducia presentata dal deputato dell’UDPS Coco Mulongo.

I deputati del Raggruppamento hanno quindi accentuato la loro protesta, usando dei fischietti comunemente chiamati “Vuvuzuela”. La Radio Televisione Nazionale Congolese (RTNC) ha interrotto la trasmissione in diretta. Il Presidente dell’Assemblea Nazionale, Aubin Minaku, ha annunciato che avrebbe lasciato ai deputati dell’opposizione qualche minuto di protesta, prima di far ricorso alle forze di sicurezza per espellere i deputati che avessero continuato ad ostacolare i lavori. La sessione è stata sospesa.

Dopo circa quindici minuti, i deputati del Raggruppamento dell’opposizione hanno lasciato l’aula.

La RTNC ha ripreso la trasmissione in diretta. Il nuovo Primo Ministro Bruno Tshibala ha finalmente potuto presentare la sua squadra di governo e il programma del suo governo.[11]

 

Il Primo Ministro Bruno Tshibala ha presentato all’Assemblea Nazionale il programma del suo governo imperniato su quattro priorità desunte dall’accordo firmato il 31 dicembre. Si tratta dell’organizzazione delle elezioni entro i tempi concordati, la stabilizzazione e la ripresa dell’economia nazionale, il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione e il ripristino della sicurezza delle persone e dei loro beni.

Per quanto riguarda l’organizzazione delle elezioni entro la fine di quest’anno, Bruno Tshibala ha promesso di offrire al popolo congolese le migliori elezioni nella storia del paese, ma ha precisato che «è la Commissione elettorale, istituzione di appoggio alla democrazia, e non il governo, che è l’autorità competente e indipendente responsabile per l’organizzazione delle elezioni, secondo la costituzione e le leggi della Repubblica». Egli ha fatto osservare che il principale obiettivo dell’organizzazione di elezioni credibili, trasparenti e pacifiche è quello di «risolvere la questione della legittimità delle istituzioni della Repubblica» e che è necessario ridurre i costi delle elezioni.

Dopo il dibattito, i deputati hanno adottato il programma di governo attraverso una mozione di fiducia. Sui 337 deputati che hanno partecipato alla sessione plenaria, 336 hanno votato favorevolmente e uno si è astenuto. Il presidente dell’Assemblea Nazionale, Aubin Minaku, ha chiesto al Primo Ministro di presentare il prima possibile il progetto di legge finanziaria per l’anno in corso 2017.[12]

 

d. Le grandi linee del programma di governo di Bruno Tshibala

 

Il programma di governo è strutturato attorno a quattro obiettivi principali:

  1. Lavorare per l’organizzazione di elezioni credibili, libere, trasparenti e pacifiche entro i tempi concordati 2. Arrestare il deterioramento della situazione economica
  2. Migliorare le condizioni di vita della popolazione
  3. Ripristinare la sicurezza delle persone e delle loro proprietà su tutto il territorio nazionale

Per quanto riguarda l’organizzazione delle elezioni, il primo ministro ammette, per la prima volta, di essere disposto a chiedere un aiuto “esterno” se lo Stato non fosse in grado di finanziare, da solo, le elezioni.

Sul piano economico, Bruno Tshibala promette di far uscire il Paese dalla recessione in atto, soprattutto a partire dall’anno scorso. Non fornendo cifre specifiche, il primo ministro promette comunque di dettagliare il suo programma nella legge finanziaria per l’anno 2017, che sarà presto esaminata e votata.

  1. ELEZIONI

Sul capitolo delle elezioni, il programma prevede:

* La mobilitazione delle risorse interne ed esterne necessarie per finanziare il budget delle elezioni

* La creazione di un fondo trimestrale per a beneficio della Commissione elettorale, per finanziare

l’intero processo elettorale

* L’esplorazione dei modi e dei mezzi per razionalizzare il sistema elettorale, in vista della riduzione dei costi delle varie operazioni elettorali

* Lo studio della fattibilità tecnica e dell’affidabilità del voto della diaspora congolese, tenendo conto della sua vasta presenza nel mondo intero, dei costi finanziari e della brevità dei tempi.

  1. ECONOMIA

Per quanto riguarda la situazione dell’economia nazionale, il governo rileva che l’abbassamento del tasso di crescita (6,9% nel 2015 e 2,4% nel 2016) è la causa principale del deterioramento della situazione economica.

Il governo intende effettuare le seguenti riforme e azioni:

* Mantenere l’attuale disciplina di bilancio, che ha contribuito a limitare ed ad evitare un deficit nelle casse dello Stato, fonte di finanziamento monetario, vietato dalla legge sulla finanza pubblica e, soprattutto, fattore di accelerazione del deprezzamento della moneta nazionale e dell’inflazione

* Continuare la politica di risanamento del bilancio, dando la priorità, nelle spese pubbliche, a quelle relative alla preparazione delle elezioni, alla retribuzione degli agenti e dei funzionari dello Stato, dell’Esercito e della polizia nazionale, al pagamento del servizio del debito estero e al miglioramento delle condizioni di vita della popolazione.

Tre aree saranno interessate dalla riforma, tra cui:

– la mobilitazione di risorse interne ed esterne

– Il rilancio della produzione interna

– Il miglioramento del clima degli affari

Le azioni per la mobilitazione delle risorse:

– L’accelerazione dell’adozione del codice minerario rivisto

– L’armonizzazione della classificazione delle imposte e delle tasse da parte del governo centrale,

delle province e degli enti territoriali decentrati

– L’adozione del decreto sul mercato dei titoli e dei bonus del Tesoro

– L’apertura, da parte della Banca Centrale del Congo, di centri d’acquisto di materie pregiate e l’installazione di raffinerie, nelle province produttrici di queste materie prime.

  1. MIGLIORAMENTO DELLE CONDIZIONI DI VITA DELLA POPOLAZIONE

Azioni necessarie:

* Appoggio alle iniziative aventi come obiettivo l’autonomia finanziaria delle donne, mediante la concessione, con il concorso finanziario dalla Banca africana per lo sviluppo, di un bonus di 300 $ e di un piccolo kit di apparecchiatura, per incoraggiare l’imprenditorialità femminile

* Accompagnamento delle donne beneficiarie del progetto pilota, con un effettivo di 8.000 persone a Kinshasa, 500 a Mbuji-Mayi e altre 500 a Kananga

* Realizzazione di opere ad alta intensità di manodopera

* Estensione del programma “giovani diplomati”, in fase di sperimentazione nella pubblica amministrazione, alle società statali

* Proseguimento del processo di ringiovanimento della pubblica amministrazione

* Applicazione della preferenza nazionale per le imprese che assumono giovani congolesi, nell’attribuzione di appalti pubblici, in conformità con la legge

* Rafforzamento della formazione dei professionisti della sanità, per consentire loro di fornire alla popolazione dei servizi e un’assistenza sanitaria di qualità

* Riabilitazione ed equipaggiamento delle strutture sanitarie, degli ospedali e dei centri sanitari di riferimento, sia nei capoluoghi delle province come in zone rurali

* Rendere disponibili farmaci e prodotti sanitari di qualità, prioritari e di vitale importanza

* Miglioramento della gestione e dell’amministrazione delle strutture sanitarie dello Stato

* Mobilitazione delle risorse finanziarie necessarie per la lotta contro le malattie endemiche, tra cui la malaria, l’HIV / AIDS, la tubercolosi, la febbre gialla, il morbillo e il colera

* Miglioramento dell’igiene ambientale nelle città

* Miglioramento delle condizioni di accesso della popolazione all’acqua potabile

  1. SICUREZZA DELLE PERSONE E DELLE LORO PROPRIETÀ

Il governo attuerà le seguenti azioni:

* Rafforzamento e miglioramento dell’equipaggiamento dell’Esercito, della polizia nazionale e dei servizi di sicurezza

* Proseguimento della ristrutturazione, riorganizzazione ed equipaggiamento dell’esercito nazionale

* Proseguimento delle operazioni militari in corso nell’est del Paese

* Miglioramento delle condizioni di vita dei militari

* Proseguimento della riforma della polizia nazionale

* Adozione di misure che garantiscano la sicurezza del processo elettorale prima, durante e dopo le operazioni, in collaborazione con la Commissione elettorale e la Missione dell’Onu (Monusco)

* Miglioramento delle condizioni sociali degli agenti di polizia e dei servizi di sicurezza.[13]

 

 

2. LA RICORRENTE MINACCIA DI UN REFERENDUM PER CAMBIARE LA COSTITUZIONE E RIMANERE AL POTERE

 

Il 13 maggio, il portavoce della maggioranza presidenziale, Alain Atundu, ha chiesto alla classe politica congolese di non rubare al popolo il diritto di esprimersi sia per via referendaria che elettorale. Secondo lui, le parti che hanno partecipato al dialogo si sono impegnate a non indire un referendum per modificare le disposizioni della Costituzione. Ma non il popolo congolese. Secondo Alain Atundu, «il referendum è un diritto costituzionale inalienabile, perché è l’unica disposizione che garantisce al popolo di intervenire in qualsiasi momento. Non è normale che un regime democratico basato sulla volontà del popolo possa confiscare l’espressione di questa volontà. Ma, come si sa, le parti che hanno partecipato al dialogo hanno concordato di non ricorrere al referendum per cambiare le disposizioni della Costituzione. Ma il popolo non è parte implicata nel dialogo. Come capo di tutti noi, il popolo può dire “per tal cosa, voglio questo o quello”. Quindi i politici non possono privare il popolo congolese del diritto di esprimersi, sia mediante referendum, dia mediante elezioni».[14]

 

Il 14 maggio, Jean-Baudouin Mayo Mambeke, presidente interfederale dell’UNC / Kinshasa, reagendo alle dichiarazioni di André Atundu, ha affermato che, al di là di una semplice revisione, la Maggioranza Presidenziale (MP) sta piuttosto prendendo in considerazione un vero e proprio cambiamento della costituzione, al fine di mantenere la sua “autorità morale” al potere. Secondo Jean-Baudouin Mayo, «il referendum è certamente un diritto del popolo congolese, ma deve essere esercitato nel rispetto delle leggi e della costituzione. In questo caso, nessun referendum può avere come obiettivo quello di modificare le disposizioni bloccate dall’articolo 220 della Costituzione. Ci può essere un referendum su tutti gli argomenti, ad eccezione di quelli interdetti dalla costituzione. Pensare a un tal referendum è già violare la Costituzione, ciò che costituisce già un reato di alto tradimento nei confronti dello Stato. Quando Atundu parla di referendum, non parla solo di una revisione costituzionale, ma peggio, insinua un cambiamento della costituzione stessa. Egli sa bene che, a causa dell’articolo 220 della Costituzione, il referendum può coprire solo una semplice revisione. È per questo che egli insinua la possibilità di un referendum che ci conduca verso un’altra costituzione diversa che dia alla sua “autorità morale” la possibilità di restare al potere nonostante la fine del suo secondo e ultimo mandato presidenziale. In questo modo, Atundu e la sua famiglia politica stanno già annunciando la preparazione e la prossima realizzazione di un colpo di stato costituzionale».[15]

 

Per quanto riguarda l’organizzazione delle elezioni, comprese quelle presidenziali, entro la fine del 2017, tutti i parametri sono in rosso. Previste in novembre 2016, le elezioni erano state rinviate a tempo indeterminato. Pur essendo state aspramente negoziate dopo tale rinvio, esse potrebbero essere rinviate di nuovo. Nelle ultime settimane, il presidente della Commissione elettorale, Corneille Nangaa, non ha fatto che moltiplicare dichiarazioni sulle difficoltà organizzative delle prossime elezioni. Se l’operazione di registrazione degli elettori “va piuttosto bene”, con 22,3 milioni di elettori già registrati sui 45 milioni previsti, Corneille Nangaa avverte sulle difficoltà create dalla persistente insicurezza nel Kasai e dal “costo estremamente elevato” delle elezioni. Due tipi di difficoltà che fanno temere un nuovo “slittamento” del calendario elettorale che permetterebbe al presidente Joseph Kabila di rimanere ancora al potere, anche se il suo secondo e ultimo mandato presidenziale è già terminato in dicembre 2016. L’opposizione accusa la maggioranza presidenziale e la Commissione elettorale di ritardare volontariamente l’organizzazione delle elezioni “su ordine” del Capo dello Stato, Joseph Kabila.

Poco a poco, Corneille Nangaa distilla le cause dell’incapacità, da parte dello Stato, di organizzare le elezioni entro la fine dell’anno 2017.

Per quanto riguarda l’aspetto finanziario, il ministro del bilancio aveva già affermato che le casse dello Stato sono vuote e che il Governo non ha ancora trovato le risorse finanziarie necessarie per le elezioni. Con il calo dei prezzi delle materie prime, il bilancio dello Stato si è sciolto come neve al sole, passando da 9 a 4,5 miliardi di dollari.

Un’altra minaccia per le elezioni proviene dall’insicurezza persistente nel Kasai, al centro del Paese. Gli scontri tra le milizie di Kamuina Nsapu e le forze di sicurezza hanno causato più di 400 morti e gettato sulla strada circa un milione di sfollati. Secondo il presidente della Commissione elettorale, «o si va alle elezioni senza il Kasai, o si stabilizza la regione ma, in questo caso, ci vorrà un po’ di tempo».

Organizzare le elezioni senza il Kasai sarebbe incostituzionale e, quindi, «l’unica via d’uscita sarebbe quella di posticipare le elezioni», ma sarebbe aprire la porta a un nuovo slittamento del calendario elettorale, tanto più nel caso in cui la Commissione elettorale non riuscisse ad avere un registro elettorale completo e affidabile entro il 31 luglio di quest’anno.

Secondo il Gruppo di Studi sul Congo (GEC), che segue da vicino la crisi politica congolese, la Commissione elettorale sta già mettendo avanti le mani» … nel 2017, non ci saranno elezioni. Un nuovo rinvio delle elezioni darebbe al presidente Joseph Kabila il tempo di organizzare un referendum per modificare o cambiare la Costituzione, per poter ricandidarsi per un altro mandato presidenziale.[16]

[1] Cf Radio Okapi, 02.05.’17

[2] Cf Mediacongo.net, 03.05.’17

[3] Cf Christine Tshibuyi Actualité.cd, 08.05.’17

[4] Cf Radio Okapi, 09.05.’17 http://www.radiookapi.net/2017/05/09/actualite/politique/urgent-rdc-publication-du-gouvernement-bruno-tshibala; Politico.cd, 09.05.’17 http://www.politico.cd/actualite/la-une/2017/05/09/gouvernement-tshibala-majorite-garde-part-lion.html; Will Cleas Nlemvo – Actualité.cd, 09.05.’17; RFI, 09.05.’17; Stanys Bujakera – Actualité.cd, 09.05.’17; Zabulon Kafubu – Actualité.cd, 09.05.’17 http://7sur7.cd/new/2017/05/voici-la-liste-de-ministres-sortis-du-gouvernement-tshibala/

[5] Cf Le Potentiel – Kinshasa, 11.05.’17

http://www.lepotentielonline.com/index.php?option=com_content&view=article&id=16921:gouvernement-bruno-tshibala-majorite-et-opposition-reagissent-a-chaud&catid=85:a-la-une&Itemid=472

[6] Cf Radio Okapi, 10.05.’17

[7] Cf RFI, 09.05.’17

[8] Cf Radio Okapi, 10.05.’17

[9] Cf Radio Okapi, 10.05.’17

[10] Cf Radio Okapi, 10.05.’17

[11] Cf Stanys Bujakera, Patrick Maki et Will Cleas Nlemvo – Actualité.cd, 16.05.’17

[12] Cf Radio Okapi, 16.05.’17

[13] Cf Actualité.cd, 16.05.’17 https://actualite.cd/2017/05/16/voici-grands-axes-programme-de-gouvernement-detshibala/ ; Politico.cd, 15.05.’17 http://www.politico.cd/actualite/la-une/2017/05/15/programme-de-gouvernement-premier-ministre-bruno-tshibala.html

[14] Cf Will Cleas Nlemvo – Actualité.cd, 13.05.’17

[15] Cf Actualité.cd, 14.05.’17

[16] Cf Christophe Rigaud – Africarabia, 14.05.’17