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Mag 03 2017

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Congo attualità n.319

 

INDICE

EDITORIALE: LA NOMINA DEL NUOVO PRIMO MINISTRO → UNO “STRAPPO” ALL’ACCORDO DEL 31 DICEMBRE

  1. LA DICHIARAZIONE DELLA CENCO
    1. Il testo (estratti)
    2. Le reazioni
  2. IL RAGGRUPPAMENTO DELL’OPPOSIZIONE TRA LA POLITICA DELL’ASTENSIONE E LE SCISSIONI INTERNE
    1. Contatti con il Primo Ministro
    2. Contatti con una delegazione della SADC
    3. Alcune dimissioni

 

EDITORIALE: LA NOMINA DEL NUOVO PRIMO MINISTRO → UNO “STRAPPO” ALL’ACCORDO DEL 31 DICEMBRE

 

 

 

 

 

 

1. LA DICHIARAZIONE DELLA CENCO

 

a. Il testo

 

Il 20 aprile, il comitato di controllo della Conferenza Episcopale Nazionale del Congo (CENCO), incaricato per i negoziati tra le diverse parti politiche congolesi, ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma di aver esaminato l’attuale situazione relativa all’applicazione dell’accordo politico globale e inclusivo del Centro interdiocesano.

Secondo la dichiarazione, «va ricordato che l’accordo della notte di San Silvestro si era reso indispensabile per la necessità di un consenso globale sulla gestione comune del Paese dopo il 19 dicembre 2016, data della fine del secondo e ultimo mandato dell’attuale Capo dello Stato. Firmato il 31 dicembre 2016, questo storico accordo ha il vantaggio di contenere diversi punti la cui applicazione non richiede ulteriori accordi. Tra essi:

  1. Il Capo dello Stato non potrà presentarsi per un terzo mandato presidenziale;
  2. Il Presidente della Repubblica resta in funzione fino all’insediamento del nuovo Presidente eletto; c. Le elezioni presidenziali, legislative nazionali e legislative provinciali si terranno entro la fine di dicembre 2017;
  3. Durante il periodo pre-elettorale ed elettorale, non sarà tollerata alcuna iniziativa di revisione o di cambiamento della Costituzione, né per via referendaria, né per via parlamentare.

Essendo l’attuazione di altri punti dell’accordo legata alla firma di un annesso speciale riguardante le modalità di applicazione, è urgente accelerarne la firma.

– Nel suo discorso sullo stato della Nazione, il 5 aprile 2017, il Capo dello Stato si era impegnato a trovare una soluzione per i due punti critici rimasti pendenti: le modalità della designazione e nomina del Primo Ministro e la presidenza del Consiglio Nazionale di Supervisione dell’accordo e del processo elettorale (CNSA).

– Il suddetto accordo prevede che “il Governo della Repubblica è guidato dal Primo Ministro presentato dall’opposizione politica non firmataria dell’accordo del 18 ottobre 2016 / Raggruppamento e nominato dal Presidente della Repubblica secondo l’articolo 78 della Costituzione”. La CENCO si rammarica del fatto che le consultazioni tra il Capo dello Stato e il capo della delegazione del Raggruppamento che ha partecipato ai negoziati, in seguito alle quali si sarebbe dovuto nominare il Primo Ministro, non abbiano avuto luogo. Nonostante ciò, un Primo Ministro è stato nominato, il che rappresenta una distorsione dell’accordo della notte di San Silvestro e spiega la persistenza della crisi.

– Per quanto riguarda la presidenza del CNSA, il Presidente della Repubblica, nel suo discorso sopra citato, “chiede l’accelerazione dei negoziati all’interno della classe politica, in vista della designazione (…) di una figura di consenso per presiedere questa struttura”. È qui necessario ricordare il contenuto dell’accordo su questo argomento: “Il CNSA sarà presieduto dal Presidente del Consiglio dei Saggi del Raggruppamento”. Al fine di superare la situazione di stallo su questo punto, la mediazione della CENCO aveva proposto di conciliare la lettera e lo spirito dell’accordo, presentando la seguente formulazione: il Presidente del CNSA deve essere un membro del Raggruppamento ma deve essere oggetto di consenso.

– Su queste due questioni, e su quelle rimaste pendenti, la CENCO ritiene che uscire dal compromesso politico raggiunto tra la parti interessate violerebbe l’accordo della notte di San Silvestro. Poiché il consenso è stato la modalità del processo decisionale durante i negoziati politici, la CENCO incoraggia gli attori politici e sociali a far prova di maggiori sforzi e concessioni, al fine di raggiungere una soluzione completa e rapida alla crisi.

Infine, conviene sottolineare con forza che l’obiettivo dell’accordo del 31 dicembre 2016 è “l’organizzazione delle elezioni entro e non oltre dicembre 2017”, in vista di un’alternanza al potere democratica e pacifica».[1]

 

b. Le reazioni

 

Nella loro dichiarazione, i vescovi della CENCO sono stati molto chiari su chi, tra Félix Tshisekedi e Joseph Olengankoy, possa legittimamente rappresentare il Raggruppamento. Secondo loro, è Félix Tshisekedi. Il motivo è che Félix Tshisekedi è stato quello che ha guidato la delegazione del Raggruppamento nel corso delle negoziazioni del Centro interdiocesano. Secondo i vescovi, la sua leadership non è mai stata contestata, nemmeno da Joseph Olenga Nkoy, presidente delle Fonus. Logicamente, la sua lista non avrebbe dovuto essere presa in considerazione, sembra dire la CENCO.[2]

 

Il 21 aprile, il presidente di Envol, coordinatore anche di Alternanza per la Repubblica (AR) e membro del Raggruppamento dell’opposizione, Delly Sessanga, ha affermato che la dichiarazione dei Vescovi riflette la realtà dei fatti. Egli ha fatto notare che, per aver guidato le negoziazioni tra il Raggruppamento dell’Opposizione e i firmatari dell’accordo del 18 ottobre 2016, i vescovi cattolici hanno fatto una lettura corretta e imparziale sia dello spirito che della lettera del compromesso politico raggiunto il 31 dicembre 2016. Egli ha aggiunto che essi sono in grado di dare una corretta interpretazione dell’accordo del 31 dicembre 2016.

Egli ha condannato l’atteggiamento di alcuni “falchi” della maggioranza presidenziale che mettono in dubbio il principio della firma dell’annesso all’accordo, come condizione preliminare per l’applicazione di tale accordo. «L’accordo è stato concepito per essere applicato insieme al suo annesso. Come si può dire di volere rimanere fedeli all’accordo e, nello stesso tempo, dire che si può fare a meno del suo annesso? L’accordo è un tutto, non un kit da cui si possa prendere gli elementi che ci servono e sbarazzarci di quelli che ci vincolano», ha insistito Delly Sessanga.

Per il presidente di Envol, la nomina di Bruno Tshibala a Primo Ministro ha violato l’accordo del 31 dicembre, svincolando le istituzioni attuali dal compromesso politico negoziato e approvato da tutte le parti interessate. Il leader di AR ha accusato la maggioranza e la sua “autorità morale” di essere responsabili della persistenza della crisi politica attuale. In particolare, egli ha accusato la maggioranza di governo di voler a tutti i costi bay-passare il compromesso politico del 31 dicembre 2016 che impedisce al Capo dello Stato di candidarsi per un terzo mandato presidenziale e di modificare la Costituzione, sia per via referendaria che per via parlamentare. Per questo, egli ha esortato il popolo congolese a mobilitarsi per lo svolgimento delle elezioni presidenziali e legislative nazionali entro il mese di dicembre 2017.[3]

 

Il 21 aprile, il portavoce del governo, Lambert Mende, ha affermato che la dichiarazione dei vescovi può essere qualificata come un punto di vista presa di un gruppo privato: «Si tratta di un normale esercizio dei diritti democratici da parte di un gruppo privato. Poiché i vescovi della CENCO hanno presentato, già da qualche tempo, le conclusioni della loro missione di mediazione a colui che gliel’aveva affidata, la CENCO non è più responsabile di alcuna missione istituzionale e ha assunto una nuova missione che essi stessi descrivono come profetica e che può essere considerata come un’iniziativa di un gruppo privato a favore della vita della nazione. Ne prendiamo semplicemente atto! Si tratta di un punto di vista di cui prendiamo atto. La dichiarazione della CENCO non ha alcun impatto sulla vita delle istituzioni, perché la CENCO non è più responsabile di alcuna missione di mediazione o di consulenza. Ora, il Presidente della Repubblica ha ripreso ad esercitare le sue prerogative sulla base dell’articolo 69 della Costituzione. La Chiesa cattolica è un gruppo privato e siamo uno stato laico. A un certo punto, il Capo dello Stato, che ha delle responsabilità costituzionali, aveva affidato alla CENCO una missione istituzionale puntuale. A un certo punto, essa ha constatato di aver adempiuto una parte di questa missione, senza però essere potuta arrivare ad un accordo conclusivo tra le varie parti. Ha quindi presentato un suo rapporto finale e il Presidente si è impegnato a risolvere la parte del problema che essa non è riuscita a risolvere. È ciò che conta per il paese. Per il resto, si tratta solo di punti di vista. In una società pluralista, ci sono più punti di vista. Non vedo il motivo per cui si debba considerare la dichiarazione della CENCO come un evento istituzionale. Non è istituzionale. Si tratta di un punto di vista privato».[4]

 

Il 22 aprile, reagendo alla dichiarazione dei vescovi cattolici, il Comitato Politico della Maggioranza Presidenziale (MP) ha raccomandato alla CENCO un atteggiamento di moderazione. Il portavoce della MP, Andre-Alain Atundu, ha dichiarato che, «piuttosto che indurre le Istituzioni dello Sato ad entrare in contesa con una struttura del resto privata, le cui dichiarazioni e decisioni non hanno alcuna autorità, né valore normativo, né forza vincolante, questo Comitato raccomanda alla CENCO un atteggiamento di moderazione e di lasciare a Cesare quel che è di Cesare, per evitare incresciose confusioni sulla laicità dello Stato nella RDCongo».

Ricordando che, in occasione della consegna del loro rapporto finale al presidente Joseph Kabila, i vescovi della CENCO avevano esortato il Capo dello Stato, nella sua qualità di garante della nazione, a trovare una soluzione adeguata al problema della nomina del Primo Ministro, la MP ha ritenuto che questa ultima presa di posizione dei Vescovi della CENCO sia un atto di concorrenza sleale nei confronti del Presidente della Repubblica. Secondo Andre-Alain Atundu, «l’atteggiamento istituzionale della CENCO in questa curiosa interpretazione della situazione politica del nostro paese appare come un atteggiamento concorrenziale e sleale nei confronti del Presidente della Repubblica, che ha agito con la necessaria diligenza, conformemente alle esigenze della sua coscienza repubblicana e agli imperativi del suo dovere costituzionale di garante della Nazione e del buon funzionamento delle istituzioni. Anche quest’ultima dichiarazione della CENCO non si distanzia affatto dalla logica furiosa delle sue precedenti dichiarazioni sulla situazione politica della RDCongo in generale e sulla posizione del presidente Joseph Kabila in particolare».[5]

 

Il 22 aprile, il presidente nazionale del Partito Laburista e presidente della Nuova Classe Politica e Sociale, Steve Mbikayi, ha affermato che, con questa dichiarazione, «la CENCO ha cessato di essere la chiesa in mezzo al villaggio e ha preso posizione a favore del Raggruppamento dell’Opposizione». Egli ha inoltre sottolineato che, «se vuole essere mediatrice, la CENCO non può indossare la maglia di una delle squadre avversarie».

Secondo Steve Mbikayi, la Conferenza Episcopale Nazionale del Congo non può dire che tal ala del Raggruppamento sia più legittima di un’altra: «le piattaforme politiche sono delle organizzazioni che, praticamente, non sono state legalizzate, perché non sono state registrate presso il Ministero degli Interni. Quindi, se ora ci sono due ali del Raggruppamento, su quale base si può dire che tal ala è più legittima rispetto all’altra, affinché possa presentare il primo ministro?».

Secondo Steve Mbikayi, «se un giorno si potesse arrivare a firmare l’annesso all’accordo, sarebbe necessario che ciò sia fatto con la mediazione di un organismo neutro, non della CENCO che ha dimostrato i suoi limiti».

Per quanto riguarda le priorità per l’attuazione dell’accordo del 31 dicembre, Steve Mbikayi ha affermato che, dopo la nomina del Primo Ministro, l’urgenza è la formazione di un nuovo governo di unità nazionale che dovrebbe procurare i mezzi per finanziare le attività della Commissione elettorale, in vista dell’organizzazione delle elezioni. A questo proposito, egli ricorda che il dialogo non è stato organizzato per la condivisione del potere, ma in vista di un accordo sull’organizzazione delle elezioni.[6]

 

Il 22 aprile, il Consiglio dei Delegati dell’Intesa Inter Provinciale (E.I.P), che rappresenta le comunità di base riunite in Associazioni socio culturali della RDCongo, dopo aver preso conoscenza della dichiarazione dei Vescovi cattolici afferma quanto segue:

«1. Le comunità di base constatano che, pur avendo in due occasioni ricevuto dal Capo dello Stato, Joseph Kabila, il mandato di raggiungere l’inclusività del dialogo politico congolese, dopo difficili negoziati, la CENCO ha messo fine ai lavori e consegnato le conclusioni parziali al capo dello Stato, denunciando l’egoismo della classe politica congolese a scapito dell’interesse generale … 3. Le comunità di base ricordano che non essendo la CENCO riuscita ad ottenere l’inclusività auspicata dal Capo dello Stato e non avendo raggiunto l’obiettivo della designazione del Primo Ministro e del presidente del Consiglio Nazionale di Supervisione dell’Accordo (CNSA), spettava quindi al Garante della nazione di prendere le proprie responsabilità, in conformità con la Costituzione. 4. Le comunità di base accolgono con favore la nomina costituzionale del Primo Ministro Bruno Tshibala Nzenze, proveniente dal Raggruppamento dell’Opposizione e attendono la formazione del governo di unità nazionale, affinché possa occuparsi della questione sociale e dell’organizzazione delle elezioni, due compiti principali assegnatigli dal Presidente della Repubblica.

  1. Le comunità di base si sono dette sorprese e amareggiate nel constatare che i Vescovi si sono, di fatto, eretti in Comitato di controllo e invocano ancora il coinvolgimento della comunità internazionale, mentre la loro missione di mediazione era prettamente congolese.
  2. Con ciò, la CENCO sembra mettere in causa gli sforzi fatti dal Presidente della Repubblica e enunciati nel suo discorso alla nazione davanti alle due camere del Parlamento riunite in Congresso. 7. Le comunità di base vorrebbero ricordare ai vescovi che la RDCongo è uno Stato laico e che, di conseguenza, l’implicazione nel processo socio-politico del Paese è un dovere civico per tutte le fasce sociali della nazione. Non ci si può permettere di incrementare nei Congolesi un certo sentimento di divisione.
  3. Le comunità di base invitano:

– Il Capo dello Stato, ad andare all’essenziale per costruire la pace e la coesione sociale nel nostro paese; – Il popolo congolese, a mettere la sua fiducia nel Capo dello Stato e ad assumere un atteggiamento moderato e il senso dell’unità nazionale, al fine di partecipare al processo politico intrapreso, in vista dell’organizzazione di elezioni credibili e pacifiche, come da tutti auspicato».[7]

 

Il 23 aprile, José Makila, presidente di Alleanza dei Laburisti per lo Sviluppo del lavoro (ATD) e vice primo ministro uscente responsabile dei trasporti, ha affermato che la dichiarazione dei vescovi della CENCO, secondo la quale la nomina del nuovo Primo Ministro Bruno Tshikapa “è una distorsione dell’accordo del 31 dicembre” è pura distrazione. Per giustificare il suo punto di vista, José Makila ha fatto notare che «il Capo dello Stato ha rispettato l’accordo, poiché il Primo Ministro nominato è membro del Raggruppamento e, addirittura, suo portavoce. Come organismo politico, il Raggruppamento non aveva che due responsabili: il Presidente del Comitato dei Saggi e il portavoce».[8]

 

Il 24 aprile, il Comitato Politico della Maggioranza Presidenziale (MP) si è insorto contro ciò che il suo portavoce ha definito come una deriva dei vescovi che hanno chiaramente dimostrato il loro orientamento.

La famiglia politica del Capo dello Stato ritiene che la Conferenza Episcopale Nazionale del Congo, prendendo posizione a favore di un determinato campo politico, si è squalificata da sola e non può più pretendere di incarnare l’indispensabile fiducia da parte di tutte le parti interessate.

La constatazione è ovvia. Secondo la MP, «la dichiarazione dei vescovi ha ripreso testualmente un’interpretazione errata di una delle parti che hanno partecipato alle negoziazioni del Centro interdiocesano, quella del Raggruppamento dell’Opposizione / ala di Limete».

Inoltre, la MP si rammarica del fatto che, intenzionalmente, la CENCO non faccia alcun accenno ai disaccordi emersi all’interno del Raggruppamento. Secondo Alain André Atundu Liongo, sono queste divisioni che costituiscono la vera causa che sta attualmente bloccando il processo di dialogo. Secondo la MP, è insostenibile che i vescovi tacciano, evitando di evocare il nocciolo del problema. Il Comitato politico della MP sostiene che la dichiarazione dei vescovi lascia trapelare la natura chiaramente di parte del loro approccio. Atundu Liongo sottolinea «il fatto che, in tale dichiarazione, non c’è alcuna osservazione critica nei confronti del Raggruppamento, ormai noto per essere alla base del fallimento della sua missione di mediazione».

A questo bisogna aggiungere il silenzio della CENCO sulla determinazione del Presidente Joseph Kabila per attuare l’accordo del 31 dicembre 2016 nella sua interezza. La MP ritiene che l’atteggiamento della CENCO rasenti la complicità e auspica che la CENCO rispetti “l’obbligo della riserva” che incombe alle confessioni religiose sui temi politici.[9]

 

Il 24 aprile, con un tono molto fermo, il Raggruppamento dell’Opposizione / ala Kasavubu ha denunciato la dichiarazione dei vescovi cattolici considerata come incendiaria. Il campo di Joseph Olengha Nkoy ritiene che la posizione della Chiesa cattolica sia chiaramente di parte e se ne dice sorpreso. Questa fazione dissidente del Raggruppamento ricorda che l’interlocutore del Capo dello Stato non è Félix Tshisekedi, ex capo della delegazione del Raggruppamento durante il dialogo del Centro interdiocesano, ma Joseph Olengha Nkoy, presidente del Comitato dei Saggi del Raggruppamento (ala Kasavubu). Il Raggruppamento / ala Kasavubu ritiene che la CENCO, chiesa in mezzo al villaggio, si sia piuttosto trasformata in un partito politico alleato di certe personalità con cui si è schierata. Inoltre, questo ramo del Raggruppamento afferma che l’obiettivo finale è l’organizzazione delle elezioni e grida a gran voce che il Primo Ministro Bruno Tshibala e il suo governo le organizzeranno di sicuro. Infine, Il Raggruppamento / ala Kasavubu chiede ai vescovi di rivedere la loro conflittuale posizione che rischia di far perdere tempo, prezioso per organizzazione delle elezioni.[10]

 

Il 24 aprile, i rappresentanti delle confessioni religiose, tra cui la Chiesa di Cristo in Congo, la comunità islamica, la Chiesa Kimbanghista, l’Esercito della Salvezza, la Chiesa del Risveglio, la Chiesa ortodossa e l’Unione delle Chiese indipendenti del Congo, hanno esortato tutti i partiti politici ad appoggiare il Primo Ministro nominato, Bruno Tshibala, per favorire la formazione di un governo di unità nazionale. In una dichiarazione congiunta, «i responsabili delle confessioni religiose invitano tutti gli attori politici e sociali a superare i propri interessi, per unirsi a Bruno Tshibala Nzenzhe, nominato primo ministro e capo del governo dal Capo dello Stato, dopo mesi di tergiversazioni della classe politica per formare un governo di unità nazionale incaricato di portare rapidamente il popolo congolese alle elezioni». I responsabili religiosi hanno inoltre sottolineato la necessità di concludere i lavori sull’annesso dell’accordo del 31 dicembre, ciò che permetterebbe la creazione dl Consiglio Nazionale di Supervisione dell’Accordo e del processo elettorale (CNSA).[11]

 

Il 25 aprile, presso la Fiera Internazionale di Kinshasa (Fikin), i partiti e le piattaforme politiche del Raggruppamento dell’Opposizione / ala Kasa-Vubu ha tenuto un comizio in appoggio al nuovo Primo Ministro Bruno Tshibala e per protestare contro la dichiarazione della CENCO. A questo comizio hanno partecipato anche centinaia di sostenitori dell’Unione per la Democrazia e il Progresso Sociale (UDPS).

Uno dei comunicatori di Bruno Tshibala, Patrick Mutombo, ha dichiarato che, «con una missione di salvezza delle anime, dunque ecclesiastica, la CENCO deve rimanere una chiesa in mezzo al villaggio». Secondo Gilbert Cibangu, rappresentante del primo ministro in questo evento, «le parole della CENCO insinuano una tendenziosità che potrebbe portare a un’implosione sociale mentre, dopo la nomina del primo ministro Bruno Tshibala, il nostro popolo si aspetta che si dia la priorità all’organizzazione delle elezioni e a un seppur minimo miglioramento delle condizioni sociali, per garantire la pace». Egli ha riaffermato l’impegno preso dal nuovo Primo Ministro Bruno Tshibala per «condurre il popolo verso l’organizzazione di elezioni credibili, democratiche, trasparenti e pacifiche, affinché il popolo congolese possa partecipare, in modo diretto e pacifico, alla prima alternanza democratica ai vertici dello Stato, cioè il passaggio delle consegne tra l’ex presidente e quello neo-eletto». Inoltre, egli ha chiesto alla popolazione congolese in generale e ai giovani in particolare, di «non seguire più i guastafeste che vogliono organizzare delle inutili “giornate città morte” e marce dette pacifiche, per degli interessi egoistici e per un cieco appoggio a un individuo o a un gruppo di individui».[12]

 

 

2. IL RAGGRUPPAMENTO DELL’OPPOSIZIONE TRA LA POLITICA DELL’ASTENSIONE E LE SCISSIONI INTERNE

 

a. Contatti con il Primo Ministro

 

Il 16 aprile, il presidente del Comitato dei Saggi del Raggruppamento dell’Opposizione / ala Kasabuvu, Joseph Olengha Nkoy ha chiesto al Raggruppamento / ala Limete di unire gli sforzi nell’ambito del futuro governo, per potere affrontare con successo le sfide relative all’organizzazione delle elezioni, alla questione sociale e all’insicurezza. Il Presidente delle Forze Innovativi dell’Unione Sacra (FONUS) e presidente del Comitato dei Saggi di quest’ala del Raggruppamento, ha affermato che è necessario fare di tutto per affrontare queste sfide: «Basta con le dispute inutili e i dissensi. Lancio un appello ai miei fratelli del Raggruppamento, affinché quelli che stanno ancora esitando, ritornino sui loro passi».[13]

 

Il 19 aprile, alcuni esponenti del Raggruppamento / ala Félix Tshisekedi hanno incontrato, in tarda serata, il nuovo primo ministro Bruno Tshibala. Si tratterrebbe di Delly Sesanga, deputato nazionale, presidente di Envol e Presidente di Alternanza per la Repubblica (AR) , e di Jean-Pierre Lisanga Bonganga, membro della Coalizione degli Alleati di Etienne Tshisekedi (CAT). Prima di loro, Bruno Tshibala aveva ricevuto Vital Kamerhe, Ndeko Basile, Roger Lumbala e alcuni giovani che si sono presentati come membri dell’UDPS. Secondo alcune fonti, le discussioni tra Delly Sesanga e Bruno Tshibala si sono centrate sulla sua eventuale partecipazione al governo Tshibala. Per alcuni, se ci si poteva aspettare qualcosa di simile per Lisanga Bonganga, a causa del “suo carattere versatile” in seno all’opposizione, nessuno se lo sarebbe aspettato per Delly Sesanga, che si è spesso distinto per il suo carattere di uomo costante. È stato riferito che anch’egli sarebbe pronto a far parte dell’equipe di Bruno Tshibala, se le sue richieste fossero soddisfatte.[14]

 

Il 20 aprile, Delly Sesanga, ha smentito la notizia circa un suo incontro, nella notte dal 19 al 20 aprile, con il nuovo primo ministro, Bruno Tshibala.[15]

 

Il 20 aprile, un una fonte prossima al primo ministro Bruno Tshibala ha confermato le trattative “dietro le quinte” con il Raggruppamento / ala Félix Tshisekedi, in vista della sua integrazione nel prossimo governo. Secondo tale fonte, «si può già dire che vari esponenti di Limete [Raggruppamento dell’Opposizione / ala di Félix Tshisekedi] faranno parte del prossimo governo».

Il deputato Martin Fayulu smentisce, ribadendo che finora, il Raggruppamento di cui fa parte, non ha cambiato posizione su questo tema: «A livello di Raggruppamento dell’Opposizione, non si è preso alcuna decisione del genere. Si tratta semplicemente di voci di corridoio. Il Raggruppamento annuncia sempre le sue decisioni attraverso dei comunicati».[16]

 

Il 20 aprile, il primo ministro Bruno Tshibala ha incontrato il presidente del partito Congo Na Biso (NBC), Freddy Matungulu. Le due personalità hanno parlato della crisi economica e politica e sulla corretta attuazione dell’accordo del 31 dicembre.

Freddy Matungulu ha precisato di avere incontrato il primo ministro in qualità di esperto economico e non come membro del Raggruppamento dell’Opposizione: «Non ho parlato a nome del Raggruppamento, non essendone né il Presidente, né il portavoce. Sono stato ricevuto come cittadino congolese e ho espresso le mie idee soprattutto sulla situazione economica del Paese».

Il presidente di Congo Na Biso ha sottolineato che non si è affatto parlato di una sua eventuale partecipazione al prossimo governo: «Le consultazioni del Primo Ministro sono terminate da almeno due giorni e quest’incontro non può quindi essere collocato nell’ambito di queste consultazioni. Ne deriva che non era più possibile parlare di una qualsiasi mia partecipazione al nuovo governo».

Tuttavia, secondo il servizio di comunicazione del Primo Ministro, quest’incontro si è svolto nel contesto delle consultazioni avviate da Bruno Tshibala per formare la sua squadra di governo e Freddy Matungulu potrebbe occupare il posto di ministro del Bilancio che, secondo l’accordo del 31 dicembre, spetta al Raggruppamento dell’Opposizione.

Il presidente di Congo Na Biso aveva aderito al Raggruppamento dell’Opposizione guidato da Félix Tshisekedi. Ma all’inizio della scissione di questa piattaforma, egli si era schierato con il duo Olenga Nkoy – Tshibala. Ritornato al Raggruppamento / ala di Felix Tshisekedi, che contesta la nomina di Bruno Tshibala, qualche giorno fa Freddy Matungulu aveva sospeso il segretario generale del suo partito, Congo Na Biso, perché aveva manifestato la disponibilità del partito a partecipare al prossimo governo Tshibala, se richiesto.

L’emorragia di esponenti dal Raggruppamento / Limete continua. Dopo Mubake e Kita, è Freddy Matungulu che sembra aver tagliato i ponti con Félix Tshisekedi e Moïse Katumbi, accettando di incontrarsi con un primo ministro che, secondo questi ultimi due, non è stato nominato conformemente all’Accordo della CENCO.[17]

 

Il 20 aprile, in un’intervista, il presidente di Impegno Cittadino per lo Sviluppo (Ecide) e nuovo portavoce del Raggruppamento / ala Félix Tshisekedi, Martin Fayulu, ha smentito l’appartenenza di Freddy Matungulu al Raggruppamento: «Non si è membri del Raggruppamento come individui. Si è membri del Raggruppamento per la struttura politica di cui si è membri e Freddy Matungulu è stato escluso dalla Dinamica dell’Opposizione, essa sì membro del Raggruppamento».

Inoltre, Martin Fayulu ha affermato che il governo che Bruno Tshibala formerà sarà illegittimo e che non porterà il popolo congolese alle elezioni: «Bruno Tshibala non avrà certo la benedizione della Comunità internazionale, dal momento che il suo governo sarà illegittimo. Bruno Tshibala non potrà riuscire a portare i Congolesi alle elezioni, perché è un semplice fantoccio nelle mani di altri. Il campo di Felix Tshisekedi non potrà mai concedere un qualsiasi tipo di legittimità al campo Olenghankoy, perché si è escluso dal Raggruppamento».

Per quanto riguarda le manifestazioni che il Raggruppamento / ala Tshisekedi aveva previsto dal 10 al 24 aprile, Martin Fayulu ha affermato che sono state sospese in seguito all’appello della comunità internazionale alla moderazione: «la Comunità internazionale ci ha chiesto di lasciarle un’altra opportunità, per tentare di ottenere l’applicazione dell’accordo del 31 dicembre in modo pacifico».

Martin Fayulu ha comunque promesso “nuove azioni” de Raggruppamento qualora “la situazione non cambiasse”.[18]

 

b. Contatti con una delegazione della SADC

 

Il 20 aprile, a Kinshasa, nell’ambito di una serie di consultazioni per aiutare la RDCongo a risolvere l’attuale crisi politica, una delegazione della Comunità dell’Africa Australe per lo Sviluppo (SADC) ha invitato i due rami del Raggruppamento dell’Opposizione presso l’Hotel Kempisky: il Raggruppamento / Limete guidato da Félix Tshisekedi e il Raggruppamento / Kasavubu guidato da Joseph Olenga Nkoy.

Ma la tensione tra il campo di Félix Tshisekedi e quello di Olenga Nkoy era ben evidente.

Secondo Félix Tshisekedi, l’essere stati invitati insieme all’altro campo, considerato illegittimo, è un fatto che rasenta l’insulto. Non è stato dunque possibile far sedere le due parti intorno allo stesso tavolo. Dal punto di vista del Raggruppamento / Limete, qualsiasi tipo di consultazione deve essere intrapreso in conformità con l’accordo del 31 dicembre. È per questo che si dovrebbe prendere in considerazione solo il Raggruppamento guidato da Félix Tshisekedi che è stato il capo della delegazione del Raggruppamento nei negoziati diretti svoltisi con la mediazione della CENCO.

I tentativi degli emissari della SADC per portare i due rami del Raggruppamento intorno allo stesso tavolo, non hanno avuto alcun esito positivo, anche se il campo di Olenga Nkoy non vi vedeva alcun problema. Alla fine, solo il Raggruppamento / ala Kasavubu, guidato da Joseph Olenga Nkoy, ha partecipato all’incontro con la delegazione della SADC. Per quanto riguarda l’ala di Limete, essa si è detta pronta ad incontrare la delegazione della SADC, ma solo se in conformità con l’accordo della CENCO. Essa si è infine incontrata con la delegazione della SADC nel tardo pomeriggio.[19]

 

Il 21 aprile, dopo l’incontro con dei rappresentanti della maggioranza presidenziale, la delegazione della SADC ha invitato le due delegazioni del Raggruppamento dell’opposizione: quella di Félix Tshisekedi e quella di Joseph Olenghankoy. E come ci si poteva aspettare, il Raggruppamento di Limete non ha affatto digerito questo invito congiunto. Mentre l’ala di Joseph Olenghankoy ha accettato l’incontro con la SADC, l’ala di Félix Tshisekedi ha annunciato che non vi avrebbe partecipato.

«Ci siamo avvicinati all’Ambasciatore della Tanzania e gli abbiamo ricordato che la risoluzione 2348 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu richiede il rigoroso rispetto dell’accordo del 31 dicembre 2016. Ora quest’ultimo contiene la lista dei firmatari in cui appare un solo Raggruppamento, il cui unico capo delegazione era Félix Tshisekedi, dall’inizio fino alla fine dei lavori. Non possiamo quindi approvare quelle procedure di attuazione dell’accordo che fin dall’inizio lo violano aggiungendo delle componenti non firmatarie come, per esempio, un secondo Raggruppamento fabbricato da Kabila», ha spiegato Jean-Bertrand Ewanga, segretario generale dell’Alleanza per la Repubblica (AR). Secondo questo esponente del Raggruppamento che appoggia la candidatura di Moïse Katumbi, non era quindi possibile che il Raggruppamento / ala Limete accettasse di incontrare la delegazione della SADC insieme all’ala dei dissidenti. «All’Ambasciatore della Tanzania abbiamo detto che è per questo motivo che abbiamo respinto gli inviti di Kabila che violavano la lettera e lo spirito dell’accordo mediante la creazione di una componente che non esisteva nel testo firmato. Gli abbiamo quindi presentato le nostre scuse, perché non abbiamo ritenuto possibile essere ricevuti da Kabila che aveva convocato anche loro», ha egli aggiunto.[20]
Il 21 aprile, la delegazione della SADC ha ricevuto la delegazione del Raggruppamento / Corrente Tshisekedista guidata dal suo leader, Jean-Pierre Lisanga Bonganga. I colloqui si sono centrati sulla situazione politica del paese e sulle possibili vie d’uscita dalla crisi politica attuale.

In questa occasione, i ministri degli Esteri della SADC hanno voluto capire le ragioni che hanno provocato le recenti divisioni all’interno del Raggruppamento dell’opposizione. Secondo Jean-Pierre Lisanga Bonganga, essi si sono resi conto che oggi ci sono tre rami del Raggruppamento (il Raggruppamento Katumbista guidati da Félix Tshisekedi e Pierre Lumbi, il Raggruppamento Kasavubu guidato da Joseph Olenga Nkoyi, e il Raggruppamento Tshisekedista incarnato da Lisanga Bonganga stesso). Lisanga Bonganga ha spiegato agli emissari della regione dell’Africa australe che è la morte del loro leader carismatico, Etienne Tshisekedi, che ha provocato questa situazione. Inoltre, egli ha ricordato ai delegati della SADC che l’urgenza oggi è la firma dell’annesso all’accordo del 31 dicembre, il che permetterebbe una sua corretta attuazione. A questo proposito, egli ha loro annunciato di avere ufficialmente già chiesto al Capo dello Stato di impegnarsi personalmente, in qualità di garante della nazione, per facilitare la firma del citato annesso all’accordo in questione. Commentando l’incidente provocato, secondo lui, dall’ala Katumbista che, in un primo momento, aveva rifiutato l’incontro con la delegazione della SADC, accettato poi in un secondo momento, Lisanga Bonganga ha dichiarato di disapprovare un simile atteggiamento.[21]

 

Il 21 aprile, la coalizione guidata dal duo Félix Tshisekedi e Pierre Lumbi ha finalmente accettato incontrare i delegati della SADC nel tardo pomeriggio. «Siamo tra l’incudine e il martello», si è giustificato Martin Fayulu, presidente di Ecide e membro del Raggruppamento / ala Limete, che ha partecipato a questo incontro. «Da un lato la comunità internazionale ci chiede di lasciargli una possibilità per tentare di ottenere l’attuazione dell’accordo in modo pacifico; dall’altro, la popolazione che è stanca … si tratta di una situazione molto delicata», egli spiega.[22]

 

Secondo uno dei comunicatori del Raggruppamento / ala Limete, Christophe Lutundula, i ministri degli Esteri della delegazione della SADC hanno detto di aver capito che c’è un solo Raggruppamento, il cui responsabile è Félix Tshisekedi. Oltre all’ottenimento di questo riconoscimento, Christophe Lutundula ha lasciato intendere che, durante questo incontro, la delegazione del Raggruppamento / ala Limete ha sottolineato la necessità di una piena applicazione dell’accordo del 31 dicembre 2016. «Non si può applicare l’accordo selezionando solo quegli aspetti che fanno comodo al Presidente Kabila e ai suoi sostenitori», ha egli sottolineato. Christophe Lutundula ha affermato di aver constatato una convergenza di vedute tra il Raggruppamento / ala Limete e la SADC per quanto riguarda l’organizzazione delle elezioni nel 2017: «La delegazione della SADC ci ha assicurato che non sarà possibile accettare un qualsiasi rinvio delle elezioni. Esse dovranno aver luogo come concordato nell’accordo».[23]

 

c. Alcune dimissioni

 

Il 20 aprile, il presidente della Lega giovanile del partito Envol del deputato Delly Sesanga, José Kadima, ha annunciato di essersi dimesso dalle sue funzioni all’inizio di questa settimana. Farebbe parte dell’equipe della comunicazione del nuovo Primo ministro Bruno Tshibala. José Kadima ha guidato, per un certo periodo, il settore giovani del Raggruppamento a nome del suo partito, il cui presidente, Delly Sesanga, appoggia la candidatura di Moïse Katumbi per le prossime elezioni presidenziali.[24]

 

Laurent Otshumbe si è dimesso dalle sue funzioni di presidente della Lega giovanile di Impegno per la Cittadinanza e lo Sviluppo (Ecide), partito politico di Martin Fayulu, deputato nazionale. Egli ha dichiarato di essersi dimesso a causa di ciò che egli denomina “presa in ostaggio del partito e del Raggruppamento / ala Felix Tshisekedi da parte del campo di Moïse Katumbi”.

«Mi sono dimesso prima di tutto per motivi personali. Il nostro partito è membro della Dinamica dell’opposizione e membro anche del Raggruppamento. Dal momento che gli orientamenti che oggi guidano l’azione politica del Raggruppamento sembrano contrari alle mie convinzioni personali, ho deciso di ritirarmi, per essere coerente con le mie convinzioni personali», ha egli affermato.

«Non mi sono dimesso per far parte del governo, mi sono dimesso perché penso che siamo tenuti in ostaggio da quegli stessi “Kabilisti” contro cui stiamo combattendo. Mettiamo in discussione la ristrutturazione del Raggruppamento, perché non era opportuna. Era piuttosto necessario concentrarci sul cambiamento politico. Concedere oggi la Presidenza del Comitato dei Saggi del Raggruppamento a Pierre Lumbi non mi rende affatto felice. Inoltre, nei prossimi giorni, se il Raggruppamento non fa attenzione, altri giovani se ne andranno e le cose saranno più gravi ancora», ha dichiarato Laurent Otshumbe, aggiungendo inoltre che la scelta di Pierre Lumbi come presidente del Comitato dei Saggi del Raggruppamento “fa arrabbiare” molti membri. Secondo alcune fonti, vari altri giovani del Raggruppamento starebbero trattando con il nuovo primo ministro, per una loro possibile partecipazione al governo.[25]

 

Il 21 aprile, Sam Kabongo, Vice Segretario Nazionale di ENVOL, il partito di Delly Sessanga, ha annunciato di essersi dimesso dalle sue funzioni. Egli ha aggiunto di aver lasciato il partito di Delly Sesanga per contestare, senza fornire ulteriori dettagli, l’attuale linea del partito e le sue posizioni di fronte alle recenti questioni. Sam Kabongo ha tuttavia affermato di appoggiare la ristrutturazione ultimamente effettuata all’interno del Raggruppamento: «sono favorevole a questa ristrutturazione, il problema è a livello del mio partito».[26]

[1] Cf La Prospérité – Kinshasa, 23.04.’17 http://www.laprosperiteonline.net/affi_article.php?id=13536

La Tempête des Tropiques – 7sur.cd, 24.04.’17 http://7sur7.cd/new/2017/04/apres-tout-ce-qui-a-ete-dit-sur-lirrespect-de-laccord-la-cenco-provoque-des-vagues-a-la-nouvelle-majorite/

[2] Cf Alphonse Muderhwa – 7sur7.cd, 21.04.’17

[3] Cf Eric Wemba – Le Phare – Kinshasa, 24.04.’17

[4] Cf Stanys Bujakera – Actualité.cd, 21.04.’17

[5] Cf Radio Okapi, 22.04.’17

[6] Cf Kevin Inana – La Prosperité, via congosynthèse.com, 24.04.’17

[7] Cf Forum des As – Kinshasa, 24,04,’17   http://www.forumdesas.org/spip.php?article11310

[8] Cf Radio Okapi, 23.04.’17

[9] Cf Alphonse Muderhwa – 7sur7.cd, 24.04.’17

[10] Cf Alphonse Muderhwa – 7sur7.cd, 24.04.’17

[11] Cf Will Cleas Nlemvo – Actualité.cd, 25.04.’17

[12] Cf Stanys Bujakera – Actualité.cd, 25.04.’17; Politico.cd, 25.04.’17

[13] Cf Alphonse Muderhwa – 7sur7.cd, 17.04.’17

[14] Cf Jeff Kaleb Hobiang – 7sur7.cd, 20.04.’17

[15] Cf Stanys Bujakera – Actualité.cd, 20.04.’17

[16] Cf Politico.cd, 20.04.’17

[17] Cf Radio Okapi, 20.04.’17; Stanys Bujakera – Actualité.cd, 20.04.’17; Zabulon Kafubu – 7sur7.cd, 20.04.’17

[18] Cf Rachel Kitsita – Actualité.cd, 21.04.’17

[19] Cf Élysée Odia – 7sur7.cd, 20.04.’17

[20] Cf Politico.cd, 21.04.’17

[21] Cf Alphonse Muderhwa – 7sur7.cd, 22.04.’17

[22] Cf Politico.cd, 21.04.’17

[23] Cf Politico.cd, 24.04.’17

[24] Cf Stanys Bujakera – Actualité.cd, 20.04.’17

[25] Cf Stanys Bujakera Tshiamala et Prisca Gangu (Stagiaire IFASIC) – Actualité.cd, 20.04.’17

[26] Cf Stanys Bujakera – Actualité.cd, 21.04.’17