Nov 07

Congo Attualità n. 200

INDICE:

1. VERSO LA FINE DELLE CONCERTAZIONI NAZIONALI

2. LA CONCLUSIONE DELLE CONCERTAZIONI

3. IL DISCORSO DEL PRESIDENTE DAVANTI AL PARLAMENTO

4. DOPO LE CONCERTAZIONI

 

1. VERSO LA FINE DELLE CONCERTAZIONI NAZIONALI

Il 29 settembre, i gruppi tematici su “buon governo, democrazia e riforme costituzionali” e su “Economia, settore produttivo e finanze pubbliche” hanno presentato i loro rapporti al Comitato di Presidenza delle concertazioni nazionali. Quelli relativi al “disarmo, smobilitazione, integrazione sociale o rimpatrio dei gruppi armati”, “conflitti comunitari, pace e riconciliazione nazionale” e “decentramento e rafforzamento dell’autorità dello Stato” li avevano già depositati nel corso della settimana.[1]

I partecipanti alle concertazioni nazionali si sono accordati sulla necessità di una gestione consensuale del potere ma, a causa di profonde divisioni, stentano a definirne le modalità. Alcuni chiedono la condivisione del potere. Altri, invece, si accontenterebbero di aprire anche solo un varco nelle sfere del potere. Un rappresentante della società civile, Robert Kabakela, ha affermato che si è constatato che la democrazia della maggioranza ha mostrato i suoi limiti. Si è detto che si deve adottare una democrazia consensuale ( … ), per evitare le frustrazioni che hanno portato all’attuale situazione, ha aggiunto. Alla domanda circa il concetto di democrazia consensuale, egli ha spiegato che si tratta di un modello in cui chi vince le elezioni ( … ) deve tener conto anche delle altre sensibilità espresse, per esempio, dall’opposizione e dalla società civile .. .. Anche queste ultime devono essere associate alla gestione della cosa pubblica, perché il Paese è anche loro, ha sottolineato.[2]

Il 1° ottobre, un membro del comitato di presidenza ha confermato che i cinque gruppi tematici delle concertazioni nazionali hanno concluso i loro lavori. Tale comitato ha cominciato a sintetizzare tutte le raccomandazioni emerse. L’Assemblea plenaria convaliderà e approverà il rapporto finale dei lavori.

 Una delle principali raccomandazioni del primo gruppo tematico su buon governo, democrazia e riforme istituzionali fa riferimento all’istituzione di un governo di ampia apertura. Secondo un rappresentante della maggioranza, non si tratterà di cambiare l’attuale architettura istituzionale, ma di aprirla ad altre forze politiche. Si tratterà, insomma, di una gestione consensuale.

Nel secondo gruppo, quello sull’economia, i partecipanti hanno raccomandato di porre fine al paradosso tra la tanto acclamata performance economica a livello generale, vantata dal governo Matata, e la miseria in cui vive la popolazione congolese.

Il terzo gruppo tematico sul disarmo raccomanda di cessare di “premiare” i membri dei gruppi armati e di non concedere alcuna amnistia chi si è reso colpevole di crimini. L’ideale è di combattere i gruppi armati e di mettere fine a tutte le loro pretese, rafforzando l’autorità dello Stato e l’esercito nazionale.

Il quarto gruppo, sui conflitti comunitari, ha raccomandato di rafforzare l’amministrazione e l’autorità locale tradizionale. I partecipanti hanno inoltre raccomandato di evitare l’ingiustizia sociale per consentire una pacifica convivenza tra i popoli.

Infine, il quinto gruppo, sul decentramento, ha raccomandato la suddivisione immediata delle province già nel 2014 e l’organizzazione delle elezioni per il rinnovo delle assemblee provinciali e del Senato.

Altri temi a lungo discussi in questo forum: la liberazione dei prigionieri politici e la riapertura dei mezzi di comunicazione chiusi dalle autorità. I partecipanti hanno respinto qualsiasi progetto di riforma della Costituzione, in particolare la revisione dell’articolo 220 che limita a due il numero dei mandati del Capo dello Stato. Ma l’opposizione è rimasta molto prudente. E per una buona ragione: queste proposte sono solo raccomandazioni e non hanno alcun carattere vincolante. Inoltre, non tutte queste raccomandazioni sono necessariamente incluse nel rapporto ufficiale, anche se sono il risultato di negoziati politici, come affermato, senza ulteriori dettagli, da alcuni partecipanti alle concertazioni nazionali.

Una volta approvate in assemblea plenaria, queste raccomandazioni saranno inoltrate al Capo dello Stato , che poi riferirà all’Assemblea Nazionale e al Senato riuniti in Congresso. Secondo l’ordinanza presidenziale sulla convocazione delle concertazioni, il monitorando dell’applicazione di queste conclusioni è affidato al Presidente della Repubblica, ai Presidenti del Senato e dell’Assemblea Nazionale e al capo del governo[3].

Governo di unità nazionale, di apertura o di ampia apertura?.

Un governo di unità nazionale implica il cambiamento obbligatorio del primo ministro, la condivisione dei posti ministeriali tra il potere e l’opposizione e, ovviamente, la scelta di un primo ministro appartenente all’opposizione. Questa formula si è sempre dimostrata favorevole all’opposizione. Al contrario, un governo di ampia apertura comporta il mantenimento del capo del governo o, almeno, il mantenimento del posto di primo ministro da parte della Maggioranza, con la condizione di incorporare un numero abbastanza rappresentativo di membri del’opposizione nella squadra di governo. Nel primo caso, la composizione del governo non dipenderebbe dall’iniziativa del solo capo dello Stato. Mentre nel secondo caso, egli mantiene la possibilità di decidere chi vuole integrare nel governo o no. La seconda formula non è affatto attraente per l’opposizione, perché la mette in una posizione di debolezza e non fa di essa un partner capace di imporre la sua visione.[4]

Il 3 e 4 ottobre, l’Assemblea plenaria ha convalidato le raccomandazioni dei cinque gruppi tematici. Tra la classe politica, le conclusioni presentate dai gruppi tematici sono valutate in modo diverso. Per Olivier Kamitatu, delegato della maggioranza, queste raccomandazioni sono il risultato di un buon lavoro destinato a mettere il Paese in carreggiata. Ma un deputato dell’opposizione, Jean Lucien Busa, ritiene che il lavoro dei partecipanti non abbia portato nulla di nuovo rispetto a ciò che già si sapeva a proposito della situazione.

Durante la presentazione delle loro conclusioni, i membri del gruppo tematico sul disarmo dei gruppi armati hanno particolarmente raccomandato di accelerare la ristrutturazione dell’esercito, della polizia e dei servizi di sicurezza.

I delegati del gruppo su buon governo, democrazia e riforme istituzionali hanno chiesto al Capo dello Stato di intervenire in favore dei prigionieri politici e hanno auspicato una “apertura politica”.

I membri del gruppo sull’Economia hanno raccomandato l’attuazione, da parte del governo, di una politica basata sul settore agro-industriale e sullo sviluppo. Secondo i membri di questo gruppo, la politica agroalimentare dovrebbe fissarsi come obiettivo quello di produrre a partire dalla base, per soddisfare le esigenze della nazione. Quella concentrata sullo sviluppo dovrà fondarsi sulla giustizia sociale, la ricostruzione delle infrastrutture di base e l’emergenza della classe media.

I delegati di questo gruppo raccomandano inoltre che l’economia congolese non sia più rivolta verso l’esterno, cioè che non dipenda più in gran parte dall’estero.

Hanno, inoltre, auspicato che si acceleri l’istituzione del Consiglio economico e sociale e il rafforzamento della trasparenza nella pubblica amministrazione e nell’aggiudicazione dei contratti di mercato. Particolare enfasi è stata posta anche sul miglioramento del trattamento dei funzionari dello Stato e sulla facilitazione per l’accesso al credito e alla micro-finanza.[5]

Il rapporto del gruppo tematico su “buon governo, democrazia e riforme istituzionali” ha suggerito l’abolizione delle restrizioni alla libertà imposte al presidente  nazionale dell’UDPS, Etienne Tshisekedi, e ha esortato il governo a seguire il dossier giudiziario di Jean Pierre Bemba, detenuto dal 2008 presso il centro penitenziario della Corte Penale internazionale (CPI) a L’Aia, nei Paesi Bassi. Il testo sollecita, nel quadro dell’abbassamento della tensione nella vita politica, la grazia presidenziale a favore dei detenuti Fernando Kutino, Diomi Ndongala, Palata, Mohindo, Firmin Yangambi, Kikunda e Jacques Chalupa.

Il gruppo raccomanda la liberazione delle persone illegalmente e irregolarmente detenute, senza alcun processo e da anni, nelle carceri di Ndolo e nelle caserme dell’ANR e dell’ex DEMIAP.

Il gruppo richiede al Governo di riaprire i mezzi di comunicazione chiusi, tra cui il canale RLTV e Canal Futur, propone il rafforzamento dell’indipendenza del CSAC e chiede che il Parlamento approvi il progetto della nuova legge sulla libertà di stampa che modificherebbe e rinnoverebbe la legge del 22 giugno 1996.

Il gruppo raccomanda, infine, di stanziare aiuti pubblici alla stampa, mediante l’inserimento di questa voce nel bilancio ordinario dello Stato, di avviare serie inchieste sugli omicidi di giornalisti, di procedere alla liberazione senza condizioni dei giornalisti detenuti illegalmente e di depenalizzare i reati di stampa.

Per quanto riguarda il governo di unità nazionale, tutti i gruppi tematici sono rimasi nell’ambiguità. Il gruppo su buon governo, democrazia e  riforma istituzionale ha parlato di un governo che dovrebbe essere vettore di coesione nazionale.

Il gruppo su conflitti comunitari ha raccomandato un’architettura governativa che rifletta le preoccupazioni e le sfide relative alla riconciliazione nazionale e alla coesione nazionale.
Il gruppo su decentramento e rafforzamento dell’autorità dello Stato ha raccomandato un compromesso politico per le istituzioni che hanno già superato i limiti del loro mandato.
Il gruppo su disarmo, smobilitazione e re inserzione-rimpatrio dei gruppi armati ha chiesto l’esclusione degli elementi stranieri dai servizi di sicurezza (esercito, polizia e servizi segreti).[6]

2. LA CONCLUSIONE DELLE CONCERTAZIONI

Il 5 ottobre, nell’assemblea plenaria di chiusura delle concertazioni, il coordinatore della Segreteria Tecnica, Bernard Mena, ha proceduto alla lettura della relazione finale dei lavori, prima della consegna ufficiale al Capo dello Stato da parte dei due presidenti delle due camere del parlamento e membri del comitato di presidenza delle concertazioni.

Bernard Mena ha ribadito che i delegati alle concertazioni nazionali hanno riaffermato «l’impegno di tutte le parti per consolidare la coesione nazionale e per salvaguardare il patto repubblicano, nel rigoroso rispetto della costituzione, in particolare nelle sue intangibili disposizioni relative al rispetto della forma repubblicana dello Stato, del principio del suffragio universale, della forma rappresentativa del governo, del numero e della durata del mandato del Presidente della Repubblica». Il rapporto contiene diverse raccomandazioni formulate all’attenzione del Presidente della Repubblica, tra cui:

  • il censimento e l’identificazione dei cittadini prima delle prossime elezioni;
  • il rigoroso rispetto della Costituzione;
  • l’assegnazione dei militari fuori delle loro province d’origine;
  • la lotta contro l’arricchimento illecito dei membri del governo;
  • la neutralizzazione dei gruppi armati nazionali e stranieri;
  • la promozione della cultura della pace e del buon governo;
  • la liberazione dei prigionieri politici;
  • l’attenzione al dossier del senatore ed ex vicepresidente Jean Pierre Bemba detenuto presso la CPI;
  • la riapertura dei mezzi di comunicazione chiusi.

Nel suo discorso di chiusura, il Presidente Joseph Kabila si è impegnato a presentare la relazione finale dei lavori ai membri del Parlamento riunito in Congresso, nel più breve tempo possibile. Egli ha affermato che, in tale occasione, annuncerà importanti misure relative alle raccomandazioni contenute nella relazione finale. Joseph Kabila ha poi così riassunto il suo messaggio ai partecipanti: «Da un lato, avete dimostrato il vostro attaccamento al rispetto del quadro istituzionale che regge il nostro paese. D’altra parte, di fronte alle sfide attuali, ritenete che non si debba sacrificare gli imperativi della pacificazione e dello sviluppo del paese sull’altare dell’ortodossia democratica che vorrebbe che la maggioranza tenga la minoranza lontana dalla gestione della vita pubblica … Siate certi che vi ho ascoltato e vi ho capito».[7]

Il 5 ottobre, partiti politici, gruppi parlamentari e deputati nazionali dell’opposizione che non hanno partecipato alle concertazioni nazionali hanno pubblicato una dichiarazione secondo cui
1. Le concertazioni nazionali non hanno marcato alcun progresso reale rispetto alle aspettative politiche, economiche e sociali della popolazione congolese.

2. Le concertazioni nazionali sono state per il presidente Kabila l’occasione di identificare e costruire una sua nuova maggioranza presidenziale.

Pertanto, non si è fatta alcuna approfondita analisi delle cause della guerra nell’est del Paese, tra cui certe complicità interne. Nello stesso tempo, le concertazioni non hanno permesso di mettere in relazione l’appoggio della comunità internazionale, i negoziati di Kampala e un impegno interno credibile per risolvere definitivamente la crisi di sicurezza nell’est del paese.

3. La questione della legittimità del potere è stato superbamente evitata dalla nuova maggioranza presidenziale che non ha avuto il coraggio politico di incontrare il presidente Etienne Tshisekedi e di esigere la tenuta, il più preso possibile e in forma credibile, delle elezione dei deputati provinciali, al fine di rinnovare le Assemblee provinciali, il Senato e i governatori di provincia arrivati a fine mandato già nel 2012.

4. Per quanto riguarda il processo elettorale, le raccomandazioni emerse dalle concertazioni nazionali hanno lasciato via libera a possibili prolungazioni, a causa della mancanza di una chiara programmazione e di un preciso cronogramma che dovrebbero riflettere la volontà di porre fine alla incertezza politica e alla crisi di legittimità ora rafforzata.

5. Sul piano sociale, i partecipanti alle concertazioni sono rimasti muti e incapaci di fornire risposte concrete alle preoccupazioni dei Congolesi in materia di lavoro, sanità, educazione, livello minimo dei salari, potere d’acquisto delle famiglie e la povertà che colpisce il 71% della popolazione.
Da ciò che precede, i partiti politici, i gruppi parlamentari e i deputati nazionali dell’opposizione che hanno firmato la dichiarazione.

1. Non accettano la richiesta che i partecipanti alle concertazioni hanno rivolto alla CENI, affinché sposti le elezioni dei deputati provinciali, con il solo scopo di prolungare il mandato dei governatori provinciali e dei senatori e di dare al presidente Kabila la possibilità di un nuovo mandato.
2. Esigono che, attraverso un’urgente organizzazione delle elezioni dei deputati provinciali, del Senato e dei Governatori, sia risolta la crisi di legittimità del potere.

3. Constatano la mancanza di coesione nazionale, dato che non è stata risolta la questione politica del contenzioso elettorale tra il Presidente Tshisekedi e la nuova maggioranza presidenziale sorta dalle concertazioni nazionali.

4. Esigono che il presidente Kabila e la sua nuova maggioranza pongano definitivamente fine alla sofferenza del popolo congolese, vittima di una guerra i cui complici interni non sono ancora stati smascherati.
5. Mettono in guardia la nuova maggioranza contro ogni tentativo di golpe istituzionale che rimetta in questione  lem conquiste democratiche ottenute dal popolo congolese con tanti sacrifici.

Tra i firmatari: il gruppo parlamentare dell’UDPS e alleati, alcuni deputati nazionali tra cui Jean Lucien Busa, della CDR, Franck Diongo, dell’MLP, Jacques Masumbu, del RECO e altri deputati nazionali del gruppo parlamentare dell’UNC e alleati.[8]

L’8 ottobre, a Kinshasa, il capo della casa civile del Presidente Joseph Kabila, Theodore Mugalu, ha reso visita à Etienne Tshisekedi. Nulla è filtrato della loro riunione durata una mezz’ora circa, a porte chiuse.[9]

3. IL DISCORSO DEL PRESIDENTE DAVANTI AL PARLAMENTO

Il 23 ottobre , il Presidente della Repubblica, Joseph Kabila, si è presentato davanti alle due camere del Parlamento riunite in Congresso per annunciare le misure più importanti decise sulla base delle raccomandazioni formulate dai delegati alle concertazioni nazionali. Il Presidente ha ricordato che, «per quanto importanti siano le raccomandazioni formulate, la loro capacità di contribuire alla trasformazione della società dipende dalla loro attuazione. La sfida che ora si presenta alla comunità nazionale è la realizzazione di ciò che i delegati partecipanti alle concertazioni hanno proposto alla fine dei loro lavori. Siamo dunque chiamati, individualmente e collettivamente, a realizzare un profondo cambiamento. Si tratta di un cambiamento di atteggiamenti, di metodi e di comportamenti. Per porre fine ai conflitti in tutte le loro forme e per continuare la ricostruzione del paese, abbiamo quindi bisogno di più etica e di più senso del bene comune, abbiamo bisogno di più partecipazione e di più consenso, abbiamo bisogno di più solidarietà e di più coesione nazionale».

Il Capo dello Stato ha affermato che, «dato il numero e la diversità delle raccomandazioni, è necessario pianificare la loro realizzazione a breve, medio e lungo termine, a livello nazionale, provinciale e locale. A tal fine, abbiamo deciso di istituire, per un periodo iniziale di un anno, rinnovabile secondo le necessità, un comitato nazionale di controllo sulla realizzazione delle raccomandazioni emerse dalle concertazioni nazionali. Si tratta di un’equipe ristretta, ma rappresentativa delle cinque tematiche discusse durante le concertazioni nazionali e della diversità dei partecipanti a tale forum. Il comitato sarà posto sotto la stessa presidenza che ha guidato le concertazioni nazionali e, ogni anno, organizzerà un forum sulla coesione nazionale».

Secondo il presidente, «la violenza ricorrente, suscitata da gruppi armati che agiscono come braccio destro di alcune potenze straniere, è alla base di una grande tragedia umanitaria nei territori di Rutshuru e Nyiragongo nel Nord Kivu e dell’Ituri nella Provincia Orientale. È evidente che il sostegno esterno, di cui beneficiano questi gruppi armati, in violazione del diritto internazionale, procede da una strategia di destabilizzazione e di indebolimento delle istituzioni della Repubblica, al fine di privare il nostro paese di una parte del suo territorio e delle sue risorse naturali».
A proposito dei colloqui di Kampala tra il governo e il Movimento del 23 marzo (M23), il Presidente ha ammesso che «si stanno dilungando troppo, senza alcuna prospettiva immediata di conclusione, nonostante la buona fede del governo, il quale non può, tuttavia, transigere sulle condizioni dell’amnistia e sull’ineleggibilità alla reintegrazione nell’esercito nazionale per i recidivi. Il governo ha sempre creduto, e continuerà a farlo, nella possibilità di dialogo come un modo per risolvere la crisi. Non potrà più, tuttavia, continuare ad esporre i suoi compatrioti del Nord Kivu a dei bombardamenti indiscriminati e a vessazioni di ogni genere».

Circa la problematica dei gruppi armati nazionali e stranieri che ancora operano in territorio congolese, il capo dello Stato ha affermato che «questi gruppi, qualsiasi siano, non hanno altra scelta che di deporre le armi e arrendersi, o esserne costretti con la forza. E a tal fine, lavoreremo per la professionalizzazione dell’esercito, essendo la difesa del territorio nazionale e la sicurezza dei beni e delle persone prerogative sovrane dello Stato». A questo scopo, «la riforma del settore della sicurezza resta la priorità assoluta. Reclutamento di qualità, rigorosa disciplina, formazione e equipaggiamento conformi alle norme internazionali, organizzazione interna efficiente e compatibile con la natura repubblicana dell’esercito, assegnazione degli ufficiali e delle truppe secondo le esigenze operative e nel rigoroso rispetto del principio di rotazione su tutto il territorio del paese ne saranno i principi guida. Il governo dovrebbe stanziare il finanziamento necessario per tale riforma».

Per rafforzare ulteriormente la disciplina nell’esercito e nella polizia, «l’ispettore generale provvedi ad intensificare le inchieste sugli ufficiali e sui militari sospettati di saccheggio delle risorse naturali, di malversazione degli stipendi, delle munizioni e delle attrezzature destinate alle forze armate. L’ispettore generale deve ugualmente, e senza alcuna indulgenza, aprire procedure giudiziarie contro coloro che sono sospettati di aver commesso crimini di guerra e crimini contro l’umanità, tra cui la violenza sessuale e il reclutamento di minorenni per scopi militari». Al fine di assicurarsene personalmente, egli stesso nominerà un «rappresentante personale del Capo dello Stato incaricato di promuovere la lotta contro la violenza sessuale e il reclutamento di minorenni».

Nell’ambito de programma per la stabilizzazione e la ricostruzione (STAREC) del Paese, si dovrà «procedere al rimpatrio dei rifugiati congolesi residenti nei paesi limitrofi, al ritorno degli sfollati interni nei loro luoghi di domicilio e al ritorno al loro Paese d’origine degli Mbororo e degli altri gruppi illegalmente presenti sul territorio nazionale congolese».

Per quanto riguarda la pace e la riconciliazione nazionale, il Capo dello Stato ha annunciato di aver firmato, in mattinata, un «decreto su misure di grazia» e ha «chiesto al governo, dopo la liberazione condizionata dei prigionieri civili, di procedere tempestivamente a quella dei prigionieri militari e di presentare in Parlamento il disegno di legge sull’amnistia».

Circa la riforma del sistema giudiziario, il Presidente ha dichiarato che «in questi ultimi decenni, il popolo congolese è stato vittima di molti crimini internazionali, perpetrati dagli insorti e dai loro alleati. Il popolo merita che giustizia gli sia fatta. Per questo, fatte salve le competenze della Corte Penale Internazionale, è opportuno istituire, nell’ambito delle giurisdizioni nazionali, dei tribunali specializzati nella repressione di tali crimini».

Circa la governance politica e istituzionale, Joseph Kabila ha chiesto «il rispetto, da parte di tutti, per  lo spirito e la lettera della Costituzione della Repubblica, come adottata con il referendum popolare del 2005». Per quanto riguarda le elezioni, egli «raccomanda alla commissione elettorale di presentare, il più presto possibile, in Parlamento, un calendario elettorale e di proseguire il ciclo elettorale con l’organizzazione delle elezioni locali, comunali, provinciali e senatoriali». Inoltre, egli ha «invitato le due Camere del Parlamento e il Governo di riflettere sulla modalità del sistema proporzionale e sulla possibilità di organizzare le elezioni provinciali a suffragio universale indiretto, al fine di ridurre al minimo il costo delle operazioni elettorali».

Oltre alla proposta di chiedere ai partiti politici di riservare alle donne almeno una quota del 30 % su ciascuna lista di candidati,  il Presidente ha esortato i legislatori a «prendere in considerazione anche la possibilità di aggiungere, in ogni circoscrizione elettorale di tre o più seggi, un seggio riservato solo alle donne». Per rendere più credibili le future elezioni, il presidente ha, in sintonia con le  raccomandazioni emesse dai delegati alle concertazioni, «raccomandato l’organizzazione di un censimento generale, tanto più che l’ultimo risale al 1984, quasi 30 anni fa. In seguito ad un’operazione di identificazione, tale censimento generale renderà possibile anche l’emissione di nuove carte d’identità per i Congolesi».

Per quanto si riferisce al Senato e alle Assemblee dei Deputati Provinciali, Il Capo dello Stato ha affermato che, «in conformità con la Costituzione, è necessario che restino in funzione fino all’effettiva installazione del nuovo Senato e delle nuove Assemblee Provinciali sorte da elezioni che dovranno essere organizzate entro un breve e ragionevole periodo di tempo».
Per quanto riguarda il governo, Il Presidente ha annunciato che, «nel contesto di una politica di apertura, sarà presto istituito un “governo di coesione nazionale“. Esso comprenderà dei rappresentanti sia della maggioranza che dell’opposizione e della società civile e avrà come missioni prioritarie il ristabilimento della pace e dell’autorità dello Stato su tutto il territorio del paese, il consolidamento della coesione nazionale, la prosecuzione della ricostruzione, l’appoggio al processo di decentramento e all’organizzazione delle elezioni e il miglioramento delle condizioni sociali del popolo».

Per quanto riguarda la problematica della nazionalità, aspettando che si arrivi a un consenso nazionale su questo tema, il Presidente ha «chiesto al governo di fare ogni sforzo possibile per fornire facilitazioni consolari ai connazionali che hanno acquisito un’altra nazionalità».
Per quanto riguarda il decentramento e il rafforzamento dell’autorità dello Stato, egli ha annunciato «la graduale istituzione delle nuove province e il trasferimento delle competenze, delle funzioni e delle risorse, in conformità con la Costituzione. È questo uno dei motivi fondamentali per dare la priorità allo svolgimento delle elezioni locali».

In materia economica, secondo il Presidente, le seguenti sfide, tra altre, meritano di essere menzionate: il carattere estroverso dell’economia, la mancata corrispondenza tra l’evoluzione positiva degli indicatori macroeconomici e la vita quotidiana dei Congolesi, la difficoltà di accesso al credito, la necessità di razionalizzare il sistema fiscale, la lotta contro la corruzione, l’appropriazione indebita di fondi pubblici e lo spreco nella gestione delle entrate. Per rispondere a queste preoccupazioni, sembra essenziale integrare gli indicatori che misurano realisticamente il livello di vita del popolo , per stabilire l’equilibrio tra la stabilità del quadro macroeconomico e la vita quotidiana dei Congolesi, per non vanificare i sacrifici richiesti».

Egli raccomanda, quindi, di adottare, tra altre, le seguenti misure: «organizzare un forum speciale per gli agricoltori, procedere alla riforma del sistema fiscale, continuare il programma di certificazione delle risorse minerarie, forestali, ittiche e idrocarburi, accelerare la creazione del Consiglio economico e sociale, procedere al pagamento del debito interno, creare nuovi posti di lavoro per le piccole e medie imprese, finalizzare la legge sul Fondo nazionale di Perequazione».

A questo proposito, ha aggiunto che, «nonostante gli sforzi intrapresi per lo sviluppo, l’economia nazionale non potrà crescere se c’è un clima di corruzione, di appropriazione indebita di fondi pubblici, di sprechi nella gestione delle entrate e di arricchimento personale illecito. Per lottare contro questi aspetti negativi dell’economia, egli ha annunciato che procederà alla «nomina di un consigliere speciale del Capo dello Stato con il compito di risolvere questo tipo di problemi.

Il suo compito principale sarà quello di garantire il monitoraggio dell’evoluzione dei patrimoni, dei casi di appropriazione indebita, di corruzione e di arricchimento illecito da parte dei politici nazionali e provinciali, dei funzionari della Pubblica Amministrazione e dei dirigenti delle pubbliche imprese». A tal fine, ha incaricato il Governo di presentare al Parlamento un “progetto di legge sull’estensione, a tutti i funzionari pubblici, dell’obbligo di dichiarare il proprio patrimonio».
Infine, il Capo dello Stato si è impegnato a garantire «la rigorosa applicazione di tutte le altre raccomandazioni formulate dai delegati alle concertazioni nazionali per quanto riguarda, in particolare, la diplomazia, le infrastrutture di base, l’ambiente, l’acqua, l’elettricità, l’istruzione, la sanità, la ricerca scientifica, la cultura, lo sport e la gioventù».[10]

4. DOPO LE CONCERTAZIONI

Il 15 ottobre, il capo dello Stato, Joseph Kabila, ha promulgato la legge sull’organizzazione e il funzionamento della Corte Costituzionale. Questa legge era stata approvata dall’Assemblea Nazionale e dal Senato alla fine di ottobre 2010. La Corte Costituzionale è responsabile del controllo sulla costituzionalità delle leggi e degli atti aventi forza di legge. Essa ha anche la competenza di dirimere i contenziosi delle elezioni presidenziali e legislative e del referendum. Prevista dalla Costituzione del 2006, questa Corte non era ancora stata istituita. Finora, era la Corte Suprema di Giustizia che fungeva da Corte Costituzionale. La Corte Costituzionale è l’unica che può giudicare il Capo dello Stato e il primo ministro, come previsto dalla Costituzione. Essa sarà composta di nove membri nominati per un mandato di 9 anni non rinnovabili. Tre membri sono nominati dal Capo dello Stato, altri tre dal Congresso (Assemblea Nazionale e Senato) e gli ultimi tre dal Consiglio superiore della magistratura. Il presidente della Corte sarà eletto dagli altri membri per un mandato di tre anni, rinnovabile una sola volta. La legge emanata crea anche un pubblico ministero presso la Corte Costituzionale. La promulgazione di questa legge è conforme alla Costituzione  del 2006 che prevede, inoltre, un ordine di giurisdizioni giudiziarie composto da corti e tribunali civili e militari posti sotto il controllo della Corte di Cassazione e un ordine di giurisdizioni amministrative composto dal Consiglio di Stato e dalle Corti e Tribunali amministrativi. Queste ultime due giurisdizioni non esistono ancora.[11]

Il 23 ottobre, Joseph Kabila ha firmato un decreto su misure di grazia per i prigionieri. Pubblicato in serata sulle onde della televisione nazionale, il decreto prevede la commutazione della pena di morte in quella del carcere a vita, la riduzione del carcere a vita a 20 anni di carcere. Esso non è applicabile alle persone condannate per omicidio, attentato contro la sicurezza dello Stato e rapina a mano armata. Nella stessa ottica, i condannati da cinque a vent’anni di carcere potranno beneficiare di una riduzione di cinque anni. I condannati da 3 a 5 anni otterranno una riduzione di tre anni. Le persone condannate a tre anni di carcere otterranno semplicemente uno sconto delle loro pene restanti uguale o inferiore a tre anni. Queste misure non saranno applicabili a persone condannate ma in fuga, a persone condannate per tentativi e/o reati di violenza sessuale, corruzione, concussione, appropriazione indebita di fondi pubblici, omicidio, minacce alla sicurezza dello Stato, rapina a mano armata, detenzione illegale e ogni altro reato contro la sicurezza dello Stato.[12]

Il 24 ottobre, in una lettera inviata ai membri del governo, il primo ministro congolese, Matata Ponyo, ha loro chiesto di seguire gli affari di ordinaria amministrazione fino alla formazione del prossimo governo. Il capo del governo ha precisato che si tratta di rispettare le decisioni prese dalla “Alta Gerarchia” e presentate nel suo discorso ad entrambe le Camere del Parlamento riunite in seduta comune il 23 ottobre. Nella sua corrispondenza, contrassegnata “urgente”, il premier invita tutti i membri del governo a dar prova di patriottismo, “mantenendo lo stesso ritmo di lavoro e portando a termine le attività già programmate nelle loro rispettive lettere di missione”. Matata Mponyo ha anche annunciato alcune misure particolari. I membri del governo e i membri delle loro segreterie non possono effettuare missioni all’estero, “salvo casi particolari da esaminare caso per caso”. Il Primo Ministro vieta anche l’effettuazione di nuovi impegni finanziari, di nuovi appalti e la firma di nuovi contratti. Sono inoltre vietate nuove assunzioni, nomine, promozioni e movimenti di personale. Stessa cosa per atti di cessione, trasferimento e alienazione dei beni dello Stato.
Infine, il primo ministro ha chiesto ai membri del suo governo di preparare i rapporti dell’attività svolta, al fine di preparare il passaggio di consegna.[13]



[1] Cf L’Avenir – Kinshasa, 30.09.’13

[2] Cf AFP – Kinshasa, 30/09/2013 (via mediacongo.net)

[3] Cf Radio Okapi, 01.10.’13 ; RFI, 01.10.’13

[4] Cf Le Palmarès – Kinhasa, 03.10.’13

 

[5] Cf Radio Okapi, 04.10.’13

[6] Cf Eric Wemba – Le Phare – Kinshasa, 04.10.’13

[7] Cf Radio Okapi, 05.10.’13

[9] Cf Radio Okapi, 09.10.’13

[11] Cf Radio Okapi, 16.10.’13

[12] Cf Radio Okapi, 24.10.’13

[13] Cf Radio Okapi, 26.10.’13