Mag 05

Rapporto Mapping dell’Onu sui crimini in RdCongo: 2^ uscita

ALTO COMMISARIATO DELLE NAZIONI UNITE PER I DIRITTI DELL’UOMO
Repubblica Democratica del Congo, 1993-2003.

RAPPORTO DEL PROGETTO MAPPING SULLE PIÙ GRAVI VIOLAZIONI DEI DIRITTI DELL’UOMO E DEL DIRITTO INTERNAZIONALE UMANITARIO COMMESSE TRA MARZO 1993 E GIUGNO 2003 SUL TERRITORIO DELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO.
Agosto 2010.

SOMMARIO:

SEZIONE I

CAPITOLO I:
MARZO 1993 – GIUGNO 1996: fallimento del processo di democratizzazione e crisi regionale.
A. Nord-Kivu

CAPITOLO II:
LUGLIO 1996 – LUGLIO 1998: prima guerra e regime dell’Alleanza delle Forze Democratiche per la Liberazione del Congo-Zaire (AFDL).
A. ATTACCHI CONTRO I CIVILI TUTSI E BANYAMULENGE
   1. Sud-Kivu 
   2. Kinshasa 
   3. Provincia Orientale

Da decenni, il crescente peso demografico e economico dei Banyarwanda (popolazioni di origine ruandese) era fonte di tensione con le altre comunità autoctone del Nord e Sud Kivu. Presenti in modo modesto fin da prima della suddivisione coloniale del 1885, i Banyarwanda erano diventati, in seguito a successive ondate migratorie, un’importante comunità dell’est dello Zaïre.

Il loro dinamismo e il sostegno di influenti membri a Kinshasa avevano loro permesso di acquistare un gran numero di terre e di capi di bestiame e di prendere il controllo di varie reti commerciali. Questa crescente ascendenza sul territorio era spesso mal vissuta dalle altre comunità autoctone che accusavano i Banyarwanda di rubare le loro terre con la complicità dello stato centrale e di violare i diritti ancestrali dei loro capi tradizionali. A partire dal luglio 1994, l’arrivo di 1,2 milioni di rifugiati hutu ruandesi, all’indomani del genocidio ruandese, ha ulteriormente destabilizzato le due province del Nord e Sud Kivu.

SEZIONE I.

INVENTARIO DELLE PIÙ GRAVI VIOLAZIONI DEI DIRITTI DELL’UOMO E DEL DIRITTO INTERNAZIONALE UMANITARIO COMMESSE SUL TERRITORIO DELLA RDC TRA MARZO 1993 E GIUGNO 2003.

127. Il periodo esaminato dal presente rapporto, dal marzo 1993 al giugno 2003, costituisce probabilmente uno dei capitoli più tragici della storia recente della RDC, addirittura dell’Africa tutta intera. Questi dieci anni sono, infatti, stati segnati da una serie di grandi crisi politiche, di guerre e di numerosi conflitti etnici e regionali che hanno provocato la morte di centinaia di migliaia, addirittura di milioni di persone. Rari sono stati i civili, congolesi e stranieri residenti sul territorio della RDC che abbiano potuto sfuggire a queste violenze e che non siano state vittime di massacri, di attentati alla loro integrità fisica, di stupri, di spostamenti forzati, di saccheggi, di distruzione dei loro beni o di violazioni dei loro diritti economici e sociali.

129. Il primo periodo, dal mese di marzo 1993 al mese di giugno 1996, tratta le violazioni commesse durante gli ultimi anni di potere del Presidente Joseph-Désiré Mobutu, contrassegnati dal fallimento del processo di democratizzazione e dalle devastatrici conseguenze del genocidio ruandese, in particolare nelle province del Nord-Kivu e del Sud-Kivu. Il secondo periodo, da luglio 1996 a luglio 1998, tratta le violazioni perpetrate durante la prima guerra e i primi quattordici mesi del regime del Presidente Laurent-Désiré Kabila. Il terzo periodo fa l’inventario delle violazioni commesse tra l’inizio della seconda guerra, nell’agosto 1998, e la morte del Presidente Kabila, nel gennaio 2001. Infine, l’ultimo periodo registra le violazioni perpetrate nel contesto di un progressivo cessate il fuoco lungo la linea del fronte e di un’accelerazione dei negoziati di pace, che hanno dato inizio, il 30 giugno 2003, al periodo di transizione.

CAPITOLO I.

MARZO 1993 – GIUGNO 1996: FALLIMENTO DEL PROCESSO DI DEMOCRATIZZAZIONE E CRISI REGIONALE

130. All’inizio degli anni 1990, su pressione della popolazione e dei finanziatori stranieri, il Presidente Mobutu è stato costretto a ristabilire il multipartitismo e a convocare una conferenza nazionale. Tuttavia, col passare dei mesi, egli è riuscito a destabilizzare i suoi oppositori e a mantenersi al potere, usando la violenza e la corruzione e manipolando gli antagonismi tribali e regionali.

131. A partire dal luglio 1994, l’arrivo di 1,2 milioni di rifugiati hutu ruandesi, all’indomani del genocidio dei Tutsi in Ruanda, ha destabilizzato ancor più la provincia del Nord-Kivu e inebolita quella del Sud-Kivu. Dal fatto della presenza, tra i rifugiati, di membri delle ex Forze Armate Ruandesi (chiamate in seguito ex-FAR) e delle milizie responsabili del genocidio (gli Interahamwe), e tenuto conto dell’alleanza che esisteva da anni tra l’ex regime ruandese e il Presidente Mobutu, la crisi umanitaria è rapidamente degenerata in una crisi, sul piano della diplomazia e della sicurezza, tra lo Zaire e le nuove autorità ruandesi.

132. Di fronte all’utilizzazione, da parte delle ex-FAR e degli Interahamwe, dei campi dei rifugiati come basi per condurre delle incursioni in Ruanda, le nuove autorità ruandesi hanno optato, a partire dal 1995, per una soluzione militare alla crisi. Con l’aiuto dell’Uganda e dei Tutsi del Nord-Kivu e del Sud-Kivu, esclusi dalla nazionalità zaïrese dal parlamento di transizione di Kinshasa, le autorità ruandesi hanno organizzato una ribellione in vista di neutralizzare gli ex-FAR e gli Interahamwe e di provocare un cambiamento di regime a Kinshasa.

 

A. NORD-KIVU

151. Da decenni, il crescente peso demografico e economico dei Banyarwanda era fonte di tensione con le altre comunità del Nord-Kivu (gli Hunde, i Nyanga, i Tembo, i Kumu e i Nande). Presenti in modo modesto fin da prima della suddivisione coloniale del 1885, i Banyarwanda erano diventati, in seguito ad onde migratorie successive, un’importante comunità della provincia.

Il loro dinamismo e il sostegno di membri influenti a Kinshasa avevano permesso loro di acquistare un gran numero di terre e di capi di bestiame e di prendere il controllo di varie reti commerciali importanti. Questa crescente ascendenza sulla provincia era spesso mal vissuta dalle altre comunità. Queste ultime accusavano particolarmente i Banyarwanda di rubare le loro terre con la complicità dello stato centrale e di violare i diritti ancestrali dei loro capi tradizionali. Il loro malcontento era attizzato dal fatto che molti Banyarwanda non erano arrivati in Zaire che all’inizio degli anni 1930 e che non avevano acquistato la nazionalità zaïrese che in virtù di una contestata legge del 5 gennaio 1972. Senza chiarificare la situazione, l’abrogazione di questa legge, da parte del Presidente Mobutu all’inizio degli anni 1980, aveva creato la confusione e rilanciato la polemica. In effetti, i Banyarwanda avevano potuto conservare la loro carta di identità zaïrese e i loro titoli fondiari. Ma le altre comunità li consideravano come dei rifugiati e degli immigrati, i cui titoli di proprietà erano senza valore rispetto ai diritti ancestrali detenuti dai nazionali.

152. All’inizio degli anni 1990, le comunità dette “autoctone” avevano cominciato a contestare sempre più apertamente i diritti politici e fondiari dei Banyarwanda.

Accusando le autorità provinciali, dominate dai Nande e dagli Hunde, di cercare di privarli dei loro diritti politici, alcuni membri della Associazione agricola dei Banyarwanda hutu (il MAGRIVI), si sono radicalizzati e hanno costituito dei piccoli gruppi armati.

A livello provinciale, il Governatore nande, Jean-Pierre Kalumbo, e il suo partito, il DCF/Nyamwisi, ha incoraggiato l’arruolamento dei giovani autoctoni nelle milizie di autodifesa tribale, lo Ngilima per i Nande e i Mayi-Mayi per gli Hunde e i Nyanga), per fare contrappeso ai miliziani del MAGRIVI. A partire dal 1992, i conflitti di ordine fondiario e gli omicidi a carattere ethnico-politico si sono moltiplicati e ogni comunità ha cominciato a vivere nella psicosi di un attacco proveniente dall’altra comunità.

153. Nel 1993, le popolazioni hunde e nyanga del territorio di Walikale credevano così all’imminenza di un attacco dei Banyarwanda hutu. Durante il mese di marzo 1993, il Governatore nande Jean-Pierre Kalumbo ha chiesto alle FAZ (Forze Armate Zairesi) di venire ad aiutare i Ngilima e le milizie nyanga e hunde per “sterminare i Banyarwanda “. Il 18 marzo, il Vice-governatore Bamwisho, originario del territorio di Walikale, si è recato nel villaggio di Ntoto, dove ha pronunciato un discorso incendiario contro i Banyarwanda.

E’ stato documentato il seguente incidente:

– Il 20 marzo 1993, elementi armati Mayi-Mayi, hunde e nyanga, hanno ucciso decine di contadini banyarwanda hutu al mercato di Ntoto, un villaggio localizzato tra i due territori di Walikale e di Masisi. Questi Mayi-Mayi hanno attaccato gli Hutu con fucili, armi bianche, frecce e lance. Il 21 marzo 1993, lo stesso gruppo Mayi-Mayi ha ucciso decine di Banyarwanda a Buoye, un villaggio vicino di quello di Ntoto. L’attacco ha avuto luogo mentre le vittime uscivano dalle chiese cattoliche e protestanti del villaggio. Numerosi Banyarwanda hutu sono annegati nel fiume Lowa, mentre tentavano di sfuggire agli assalitori.

154. A partire dal territorio di Walikale, le violenze si sono poi rapidamente estese ai territori di Masisie di Rutshuru. In questo contesto, il gruppo Mapping ha documentato i seguenti incidenti:

– Durante i mesi di marzo e aprile 1993, degli elementi armati Mayi-Mayi hunde hanno ucciso un numero indeterminato di civili hutu nel quartiere Kambule del villaggio di Katoyi, nel territorio di Masisi. Prima di lasciare Kambule, questi Mayi-Mayi hanno incendiato le case che appartenevano agli Hutu.

– Nell’aprile 1993, degli elementi armati hutu hanno ucciso una cinquantina di persone, per la maggior parte Hunde, nel villaggio di Ngingwe, situato nella collettività Bashali, al nord-est del territorio di Masisi.

– Il 22 luglio 1993, degli elementi armati hutu, appoggiati dalle FAZ, hanno ucciso almeno 48 persone, tra cui una maggioranza di Hunde, ma anche tre Hutu, nel villaggio e nei dintorni di Binza, situato a nord del territorio di Masisi. Le vittime sono state uccise con fucili o con machete e lance.

– Il 7 settembre 1993, dei miliziani hutu hanno ucciso almeno 38 sfollati hunde, tra cui donne e bambini, nel villaggio di Kibachiro, a livello della collina Karobe. Le vittime erano fuggite dal loro villaggio e si erano raggruppate a Kibachiro, a causa dell’insicurezza che regnava nel territorio.

155. E’ estremamente difficile determinare il numero totale di morti dei primi mesi del conflitto. Ogni comunità ha la sua propria versione dei fatti e la sua propria idea sul numero di vittime. Trattandosi del massacro di Ntoto, la cifra spesso avanzata è quella di 500 morti. Al livello provinciale, MSF stimava, nel 1995, da 6 000 a 15 000 persone morte tra marzo e maggio 1993, e 250 000 persone sfollate.

 

156. La situazione era molto fragile quando, tra il 14 e il 17 luglio 1994, sono arrivati nella provincia del Nord-Kivu oltre 700 000 rifugiati hutu ruandesi, una parte dello Stato Maggiore degli ex-FAR e numerosi miliziani Interahamwe responsabili del genocidio dei Tutsi.

 

157. La loro prolungata permanenza ha generato un sovrappiù di insicurezza e ravvivato, soprattutto nelle comunità in conflitto coi Banyarwanda, il timore di un dominio ruandese sulla regione. Gli elementi armati hutu del MAGRIVI si sono, infatti, molto rapidamente avvicinati agli ex-FAR/Interahamwe e hanno rinforzato la loro posizione di fronte ai Mayi-Mayi hunde e nyanga e allo Ngilima dei Nande.

158. Durante questo periodo, si è interrotta la solidarietà tra Banyarwanda hutu e Banyarwanda tutsi. Da vari anni, questa solidarietà era già stata messa alla prova, perché numerosi Banyarwanda tutsi erano partiti verso il Ruanda per combattere in seno al Fronte Patriottico Ruandese (FPR), mentre numerosi Banyarwanda hutu collaboravano con le forze di sicurezza del Presidente ruandese, Juvénal Habyarimana, per impedire che il FPR reclutasse combattenti in Zaire. Dopo il genocidio dei Tutsi in Ruanda e la presa del potere del FPR a Kigali, la rottura tra i due gruppi etnici fu totale. Tra luglio 1994 e marzo 1995, oltre 200 000 Tutsi hanno lasciato la provincia del Nord-Kivu e sono ritornati in Ruanda. Vari sono partiti volontariamente, per approfittare delle opportunità di possibilità di lavoro in seno all’esercito e all’amministrazione del nuovo regime ruandese. Altri sono fuggiti per la crescente ostilità dei Banyarwanda hutu, per gli attacchi degli ex-FAR/Interahamwe e per la ripresa della guerra etnica tra i Banyarwanda hutu e i Mayi-Mayi hunde e nyanga.

 

159. Per la comunità tutsi di Goma, la situazione è diventata sempre più difficile a partire dalla seconda metà del 1994. I Tutsi residenti nel Nord-Kivu sono stati vittime di soprusi da parte delle altre comunità e, in certi casi, delle autorità. Spesso hanno perso il loro lavoro e sono diventati il bersaglio di minacce, di atti di intimidazione e di estorsione, di stupri e di saccheggi. In questo periodo, un numero indeterminato di Tutsi sarebbe stato maltrattato e ucciso o sarebbero scomparsi.

160. Nell’agosto 1995, nella speranza di riprendere il controllo della situazione e, probabilmente, di soddisfare, in una certa misura, anche le richieste delle autorità ruandesi, il Governo zaïrese ha deciso di espellere dei rifugiati hutu.

– Dal 19 al 23 agosto 1995, dei militari delle FAZ hanno rimpatriato, con la forza, varie migliaia di rifugiati ruandesi del campo di Mugunga, situato ad alcuni chilometri dalla città di Goma. I rifugiati sono stati condotti, con dei camion, fino alla frontiera e poi consegnati alle autorità ruandesi.

 

161. Criticata dalla comunità internazionale tutta intera, questa operazione si è conclusa con un fallimento. Infatti, convinti che, al loro ritorno in Ruanda, sarebbero stati uccisi, molti rifugiati hanno preferito fuggire dai campi e mescolarsi con la popolazione banyarwanda hutu delle campagne circostanti. Il loro arrivo in queste regioni ha provocato un’intensificazione della guerra intercomunitaria nel Masisi e Rutshuru.

In questo contesto, il gruppo Mapping ha documentato i seguenti incidenti:

– Il 17 novembre 1995, elementi armati hutu hanno ucciso una quarantina di Hunde, in un attacco contro il villaggio di Mutobo, nel territorio di Masisi. Il capo tradizionale Bandu Wabo fu tra il numero delle vittime.

– Il 9 dicembre 1995, elementi armati hunde hanno ucciso tra 26 e 30 Hutu e quattro militari delle FAZ, nel villaggio di Bikenge, nel territorio di Masisi. Questi Mayi-Mayi avrebbero voluto vendicare la morte del loro capo tradizionale Bandu Wabo.

162. Questi attacchi hanno provocato massacri e grandi spostamenti di popolazioni civili, ciò che ha avuto, come conseguenza, quella di creare nei territori del Masisi e del Rutshuru numerose zone etnicamente omogenee. In questo clima di crescente anarchia, le alcune migliaia di Tutsi ancora presenti nel Nord-Kivu sono diventati un facile bersaglio da parte dei diversi gruppi armati.

In questo contesto, il gruppo Mapping ha documentato i seguenti incidenti:

– Durante il primo semestre 1996, elementi delle forze di sicurezza zaïresi hanno espulso verso il Ruanda, con la forza, un numero indeterminato di Tutsi residenti nella città di Goma, nei territori di Rutshuru, Masisi e Lubero. Nello stesso periodo, le forze di sicurezza zaïresi hanno saccheggiato numerose case che appartenevano ai Tutsi e hanno requisito delle loro proprietà.

– Circa il 3 febbraio 1996, elementi armati Mayi-Mayi hunde hanno ucciso almeno 18 civili tutsi nella fattoria di Osso, situata a una quarantina di chilometri a nord-ovest di Goma, nel territorio di Masisi. Questi Mayi-Mayi hanno saccheggiato anche il bestiame e i beni trovati sul posto. Le vittime appartenevano a un gruppo di sfollati interni, composto di varie centinaia di Tutsi che

si erano installati sul sito alla fine dell’anno 1995.

– Il 4 marzo 1996, elementi armati hutu e degli ex-FAR/Interahamwe hanno ucciso una decina di Banyarwanda tutsi nel villaggio di Bukombo, del territorio di Rutshuru. Alcune vittime sono morte bruciate vive nell’incendio della loro casa. Altri sono stati uccisi con dei machete.

– Il 12 maggio 1996, elementi armati hutu hanno ucciso varie decine di sfollati hunde e tutsi nel monastero di Mokoto, situato nel nord-est del territorio di Masisi. All’inizio del mese di gennaio 1996, varie centinaia di sfollati hunde e tutsi che fuggivano dagli attacchi degli elementi armati banyarwanda hutu e degli ex-FAR/Interahamwe avevano trovato rifugio in quel monastero.

– Tra l’8 e l’11 giugno 1996, elementi armati hutu e degli ex-FAR/Interahamwe, provenienti dai campi di Katale e Mugunga, hanno ucciso decine di civili tutsi nei dintorni di Bunagana e Jomba, fra cui il capo dell’ufficio amministrativo di Chengerero, un villaggio localizzato a 10 chilometri da Bunagana. Il massacro avrebbe avuto luogo in rappresaglia all’attacco perpetrato dai militari ruandesi e ugandesi a Bunagana alcuni giorni prima. Avrebbe provocato la morte di almeno una ventina di civili banyarwanda hutu.

163. Di fronte alla crescente insicurezza nei territori di Masisi e Rutshuru, le FAZ hanno condotto, alla fine del 1995, varie operazioni contro i divers gruppi armati e milizie attive nella provincia del Nord-Kivu.

 

164. Nel marzo 1996, il Governo zaïrese ha inviato nel Masisi 800 militari della Divisione Speciale Presidenziale (DSP), degli agenti del Servizio di Azione e di Informazioni Militare (SARM) e delle unità para-commando del 312° battaglione.

Denominata “pace” (“Kimia”, in lingala), l’operazione ha permesso di riportare, sul territorio, una calma precaria, almeno per alcune settimane. Tuttavia, per mancanza di truppe e di un sufficiente appoggio logistico e finanziario, l’operazione non ha permesso di disarmare un numero sufficiente di miliziani. Peraltro, piuttosto che combattere i gruppi armati, alcune unità dell’operazione Kimia si sarebbero dedicate al saccheggio di mandrie e avrebbero offerto, dietro compenso, la loro protezione ai Tutsi che chiedevano di essere scortati fino a Goma o verso il Ruanda.

165. Nel maggio 1996, il Governo zaïrese ha lanciato l’operazione “Mbata” (“schiaffo” in lingala) per disarmare i Mayi-Mayi hunde e nyanga e la milizia Ngilima dei Nande. L’operazione si è tuttavia conclusa, di nuovo, con un fallimento, a causa della mancanza di motivazione delle unità impegnate, dell’ostilità della popolazione locale e della resistenza dei gruppi armati presi di mira. In questo contesto, il gruppo Mapping ha documentato i seguenti incidenti:

– Il 29 maggio 1996, dei militari delle FAZ hanno massacrato oltre 120 civili nel villaggio di Kibirizi, situato nella collettività Bwito del territorio di Rutshuru. Le FAZ hanno bombardato il villaggio con l’artiglieria e hanno incendiato molte case.

– Nel giugno 1996, dei militari delle FAZ hanno massacrato più di un centinaio di persone nel villaggio di Kanyabayonga del territorio di Lubero. La maggior parte delle vittime sono state uccise durante il bombardamento del villaggio con l’artiglieria e l’incendio doloso di centinaia di case. Kanyabayonga era considerato come uno dei feudi della milizia Ngilima e la maggior parte delle vittime erano degli elementi armati nande o dei civili sospettati di appoggiare il gruppo.

166. Per le ragioni già sopra menzionate, è impossibile stabilire il numero totale delle vittime dei massacri avvenuti tra luglio 1994 e giugno 1996 nel Nord-Kivu. Secondo certe stime, la guerra interetnica avrebbe provocato, nel 1995, la morte di circa mille persone e la fuga di altre 100 000. Nel giugno 1996, la provincia contava tra 100 000 e 250 000 sfollati. Si stimava che dal 1993, da 70 000 a 100 000 persone fossero morte a causa della guerra etnica nella provincia. E’ impossibile verificare queste cifre, a causa dell’assenza di statistiche affidabili

 

167. Durante questo periodo, le violenze nel Nord-Kivu hanno dato luogo anche a un gran numero di saccheggi. Scuole, ospedali e dispensari sono stati regolarmente presi di mira, in particolare nel territorio del Masisi. Questa guerra non ha risparmiato il bestiame, una delle principali ricchezze della provincia. In tre anni, l’80% del bestiame sarebbe stato saccheggiato, siprattutto dagli ex-FAR/Interahamwe e dagli elementi armati hutu del MAGRIVI, in collaborazione con certe unità delle FAZ.

 

CAPITOLO II.
LUGLIO 1996 – LUGLIO 1998: PRIMA GUERRA E REGIME DELL’AFDL

 

178. A partire dal mese di luglio 1996, elementi armati banyamulenge / tutsi che avevano lasciato lo Zaire, per seguire un addestramento militare nell’Esercito Patriottico Ruandese (APR) in Ruanda, e militari dell’APR hanno iniziato, via il Burundi, delle operazioni di infiltrazione nella provincia del Sud-Kivu e, attraverso l’Uganda, delle operazioni di destabilizzazione del Nord-Kivu. I primi scontri seri tra le FAZ e gli infiltrati hanno avuto luogo il 31 agosto 1996, presso Uvira, nella provincia del Sud-Kivu. Il 18 ottobre, il conflitto ha preso una svolta nuova con la creazione ufficiale, a Kigali, di un movimento armato, l’Alleanza delle Forze Democratiche per la Liberazione del Congo (AFDL) , che affermava di voler cacciare dal potere il Presidente Mobutu. Sotto copertura dell’AFDL, le cui truppe, l’armamento e la logistica erano forniti dal Ruanda, i militari dell’APR, dell’Uganda People’s Defence Force (UPDF) e delle Forze Armate Burundesi (FAB) sono entrati in massa in Zaire e hanno intrapreso la conquista delle province del Nord-Kivu e del Sud-Kivu e del distretto dell’Ituri .

179. Durante questa conquista folgorante, gli elementi dell’AFDL, dell’APR e delle FAB hanno attaccato e distrutto tutti i campi dei rifugiati hutu ruandesi e burundesi installati nelle vicinanze di Uvira, di Bukavu e di Goma. Varie centinaia di migliaia di rifugiati ruandesi sono ritornati in Ruanda, ma altre centinaia di migliaia di rifugiati e gli ex-FAR/Interahamwe, sono fuggiti in direzione dei territori di Walikale (Nord-Kivu) e di Shabunda (Sud-Kivu). Durante parecchi mesi, i militari dell’AFDL/APR si sono lanciati al loro inseguimento, distruggendo sistematicamente i campi di fortuna dei rifugiati ed ostacolando tutti quelli che venivano in loro aiuto.

180. A partire da dicembre 1996, il Governo di Kinshasa ha tentato di condurre una controffensiva a partire da Kisangani e da Kindu, con l’aiuto degli ex-FAR/Interahamwe. La riorganizzazione dell’esercito zaïrese, già in sfacelo. si è rivelata tuttavia impossibile.

Rinforzate, a partire da febbraio 1997, dai militari katangesi che, in contrasto con il Presidente Mobutu, avevano combattuto nell’esercito governativo angolano (le ex-tigri) sin dagli anni 1970, e da giovani associati alle forze e gruppi armati (EAFGA), chiamati comunemente “Kadogo” (i piccoli in swahili), reclutati durante le successive conquiste, le truppe dell’AFDL/APR/UPDF sono riuscite a prendere il controllo di Kisangani il 15 marzo 1997 e di Mbuji Mayi e Lubumbashi all’inizio del mese di aprile. Dopo la caduta di Kenge, nel Bandundu, le truppe dell’AFDL/APR e i loro alleati sono arrivate alle porte della capitale Kinshasa e il Presidente Mobutu ha dovuto lasciare il potere. Il 17 maggio 1997, le truppe dell’AFDL/APR sono entrate in Kinshasa e il 25 maggio, il Presidente dell’AFDL, Laurent-Désiré Kabila, si è autoproclamato Presidente della Repubblica, cambiando il nome del paese in “Repubblica Democratica del Congo”.

In alcuni mesi, tuttavia, le misure autoritarie prese dal Presidente Kabila, la rimessa in causa dei contratti firmati con molte imprese straniere e il rifiuto di cooperare con il gruppo speciale inviato dalla Segreteria dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, per indagare sui massacri dei rifugiati nell’est congolese, hanno fatto perdere al nuovo regime i suoi principali sostegni sul piano internazionale.

 

A. ATTACCHI CONTRO I CIVILI TUTSI E BANYAMULENGE

1. Sud-Kivu

181. Dagli anni 1980, la questione della nazionalità dei Tutsi residenti nel Sud-Kivu era, come quella dei Banyarwanda nel Nord-Kivu, un argomento di polemica. La maggior parte dei Tutsi del Sud-Kivu affermavano essere dei Zaïresi banyamulenge , cioè dei discendenti di Tutsi del Ruanda e del Burundi installati negli Altopiani dei territori di Uvira e di Fizi, già prima della suddivisione coloniale del 1885. Le altre comunità consideravano, al contrario, che la maggior parte dei Tutsi residenti nel Sud-Kivu fossero dei rifugiati politici o degli immigrati economici, arrivati durante il XX° secolo e contestavano loro il diritto alla nazionalità zaïrese. La decisione, presa nel 1981 dal Presidente Mobutu, di abrogare la legge del 1972, con la quale aveva accordato, in modo collettivo, la nazionalità zaïrese alle popolazioni originarie del Ruanda e del Burundi presenti sul territorio zaïrese prima dell’1 gennaio 1950, aveva rinforzato la posizione delle comunità dette “autoctone “. Da allora, infatti, il sospetto sulla nazionalità reale dei Tutsi del Sud-Kivu era diventato generale e nessun deputato tutsi non aveva più potuto essere eletto nella provincia.

182. A partire dal 1993, tuttavia, l’arrivo nella provincia dei rifugiati e dei gruppi armati hutu burundesi e ruandesi e l’integrazione, dopo luglio 1994, di numerosi Banyamulenge e Tutsi del Sud-Kivu nell’esercito e nell’amministrazione del nuovo regime ruandese , hanno avuto per effetto quello di attizzare il sentimento anti-banyamulenge e anti-tutsi in numerosi abitanti del Sud-Kivu. Accusati di essere degli agenti dei governi ruandese o burundese, numerosi Tutsi stranieri, ma anche dei Banyamulenge, hanno perso il loro lavoro e hanno subito discriminazioni e minacce. Il 28 aprile 1995, il parlamento di transizione (HCR-PT) di Kinshasa ha respinto ufficialmente ogni pretesa dei Banyamulenge alla nazionalità zaïrese e ha raccomandato al Governo di rimpatriarli in Ruanda o in Burundi, allo stesso titolo che i rifugiati hutu e gli immigrati tutsi. Durante i mesi seguenti, l’amministrazione provinciale ha confiscato numerose proprietà appartenenti ai Banyamulenge.

183. In una nota resa pubblica il 19 ottobre 1995, le autorità del territorio di Uvira hanno affermato che, in Zaire, l’etnia banyamulenge era sconosciuta e che, eccetto una decina di famiglie, tutti i Tutsi residenti nel Sud-Kivu erano quindi degli stranieri. Di fronte a questa situazione, un numero crescente di giovani Tutsi e di Banyamulenge è partito per il Ruanda, per seguire una formazione militare nell’APR. Alcuni sono poi ritornati in Zaire e hanno creato una milizia di autodifesa sugli Alti e Medi Altopiani di Mitumba. Altri sono rimasti in Ruanda, per partecipare alla creazione di una ribellione banyamulenge per aiutare l’APR a neutralizzare gli ex-FAR/Interahamwe e per permettere ai Tutsi del Sud-Kivu e del Nord-Kivu di ottenere il riconoscimento della loro nazionalità zaïrese da parte di un nuovo regime a Kinshasa.

 

184. A partire dal luglio 1996, con l’inizio delle operazioni di infiltrazione degli elementi armati banyamulenge/tutsi nel Sud-Kivu, la situazione dei civili banyamulenge e tutsi in generale è diventata estremamente precaria. Dopo che le FAZ abbiano intercettato, il 31 agosto 1996, dei militari ruandesi nella zona di Kiringye, a 60 chilometri a nord di Uvira, il Commissario di zona, Shweka Mutabazi, ha chiesto ai giovani locali di arruolarsi nelle milizie combattenti e ha dato ordine alle FAZ di arrestare tutti i Banyamulenge e i Tutsi residenti nel territorio di Uvira. Varie centinaia di Banyamulenge furono uccisi.

In questo contesto, il gruppo Mapping ha documentato i seguenti incidenti:

– Il 9 settembre, mentre la popolazione di Uvira manifestava per chiedere la partenza dei Tutsi dallo Zaire, delle FAZ hanno arrestato un numero indeterminato di Tutsi/Banyamulenge e saccheggiato vari edifici, tra cui dei locali religiosi e gli uffici delle ONG locali dirette da Banyamulenge.

– Il 17 settembre 1996, degli elementi armati bembe hanno ucciso, con l’aiuto delle FAZ, un numero indeterminato di civili banyamulenge nel villaggio di Kabela, nel territorio di Fizi. Sono stati uccisi solo gli uomini. Tuttavia, sebbene risparmiate, le donne sono state, per la maggior parte, vittime di stupri.

– Circa il 23 settembre, delle FAZ hanno ucciso almeno una quindicina di Banyamulenge/Tutsi nei pressi del posto di frontiera di Kamanyola. Le vittime erano accusate di fare parte di un gruppo di elementi armati banyamulenge/tutsi infiltrati sul territorio zaïrese.

– Nel settembre 1996, degli elementi armati bembe hanno ucciso un numero indeterminato di Banyamulenge, nelle vicinanze del villaggio di Lubonja, nel settore di Nganja del territorio di Fizi. Le vittime erano, per la maggior parte, delle donne che avevano lasciato Nganja per recarsi a Minembwe. Nello stesso luogo e in circostanze similari sono stati uccisi anche due pastori.

185. Nel territorio di Fizi, di fronte al rischio di scontri, sui Medi e Altopiani di Mitumba, tra le FAZ e gli elementi armati banyamulenge/tutsi, varie centinaia dei civili banyamulenge hanno abbandonato il villaggio di Bibokoboko e i suoi dintorni, per rifugiarsi a Baraka e a Lueba. Mettendosi sotto la protezione delle FAZ, questi civili speravano di non essere confusi coi gruppi infiltrati. Nonostante ciò, in questo contesto, il gruppo Mapping ha documentato i seguenti incidenti:

– Il 26 settembre 1996, con l’aiuto delle FAZ, elementi armati bembe hanno ucciso circa 300 civili banyamulenge, nella località di Baraka del territorio di Fizi. Le vittime, tra cui donne e bambini, sono state uccise, per la maggior parte, all’arma bianca. Numerose donne, tra cui delle minorenni, sono state violate collettivamente, prima di essere uccise. I massacri sono stati compiuti in presenza della popolazione che non ha reagito. Le vittime venivano dai villaggi di Bibokoboko, negli Alti e Medi Altopiani. I loro corpi sono stati sepolti in una fossa comune a Baraka.

– Il 29 settembre 1996, con l’aiuto delle FAZ, elementi armati bembe ha ucciso 152 civili banyamulenge, tra cui un gran numero di bambini e donne, nel villaggio di Lueba, situato a 78 chilometri a sud di Uvira, nel territorio di Fizi. Certe vittime sono state uccise con dei machete. Altri sono stati bruciati vivi in una casa incendiata con una granata. Numerose donne, tra cui delle minorenni, sono stati vittime di stupri collettivi.

– Nella notte dal 29 al 30 settembre 1996, elementi armati bembe hanno ucciso un centinaio circa di civili banyamulenge, nei dintorni del villaggio di Mboko. Le vittime erano, per la maggior parte, dei superstiti dei massacri di Lueba, che i miliziani avevano portato via, per espellerli verso il Ruanda. Le donne e i bambini del gruppo hanno potuto raggiungere il Ruanda, ma gli uomini sono stati incatenati e poi gettati nel lago Tanganyika. I miliziani hanno provvisoriamente risparmiato quindici uomini, che sono stati mantenuti in un campo nei pressi di Mboko. Tuttavia, davanti a dei testimoni, i miliziani hanno dichiarato che questi quindici uomini sarebbero poi stati bruciati. Da allora, i quindici uomini sono scomparsi.

– Circa il 2 ottobre 1996, giovani locali e membri delle FAZ hanno ucciso quindici Banyamulenge nel villaggio di Sange, del territorio di Uvira. Le vittime vivevano, per la maggior parte, nei quartieri di Kinanira e Kajembo e avevano trovato rifugio nella casa del capo della cittadina. I giovani e i militari sono venuti a cercarli nella casa del capo, con il pretesto di scortarli fino in Ruanda, ma li hanno uccisi lungo la strada.

186. Il 6 ottobre 1996, elementi armati banyamulenge/tutsi avrebbero ucciso a Lemera, nel territorio di Uvira, più di una trentina di persone, fra cui dei civili e dei militari che ricevevano assistenza presso l’ospedale locale. Davanti all’emozione suscitata da questo massacro, l’8 ottobre, il Vice-governatore del Sud-Kivu, Lwabanji Lwasi, ha dato una settimana di tempo ai Tutsi/Banyamulenge, per lasciare definitivamente la provincia, sotto pena di essere considerati e trattati come elementi armati infiltrati. Il 10 ottobre, il Ruanda ha chiesto a tutti gli adulti banyamulenge di sesso maschile di restare in Zaire e di combattere per il rispetto dei loro diritti. Simultaneamente, il Governatore del Sud-Kivu, il pastore Kyembwa Walumona, ha chiesto a tutti i giovani della provincia di arruolarsi nelle milizie, per appoggiare le FAZ. In questo contesto, il gruppo Mapping ha documentato i seguenti incidenti:

– Il 10 ottobre 1996, militari delle FAZ hanno ucciso varie centinaia di Banyamulenge, fra cui donne e bambini, nella città di Bukavu. I massacri si sono svolti principalmente nel quartiere Panzi e a livello del sito della Società Nazionale delle Ferrovie Zaïresi (SNCZ), attualmente zona portuaria. In questa occasione, sono stati uccisi anche molti familiari dei militari tutsi in servizio nelle FAZ e sospettati di tradimento. Le vittime sono state uccise con armi da fuoco o con dei machete.

 

187. L’11 ottobre 1996, il capo di Stato Maggiore generale delle FAZ, il generale Eluki Monga Aundu, ha accusato ufficialmente i Banyamulenge di attaccare il paese con l’aiuto del Ruanda, dell’Uganda e del Burundi. Il 18 ottobre, elementi armati banyamulenge/tutsi hanno lanciato un attacco su Kiliba, subito rivendicato dall’Alleanza delle Forze Democratiche per la Liberazione del Congo (AFDL).

 

2. Kinshasa

189. In seguito allo scoppio della guerra nei Kivu, la popolazione di Kinshasa si è mostrata sempre più ostile verso i Ruandesi e le popolazioni di origine ruandese, particolarmente verso i Tutsi, sistematicamente accusati di essere conniventi con l’AFDL/APR.

 

3. Provincia Orientale

190. In seguito allo scoppio della prima guerra e all’avanzata delle truppe dell’AFDL/APR attraverso la Provincia Orientale, i servizi di sicurezza zaïresi e la popolazione di Kisangani hanno adottato un comportamento sempre più ostile verso i Ruandesi e le popolazioni di origine ruandese, particolarmente i Tutsi, sistematicamente accusati di essere complici dell’AFDL/APR.